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domenica 30 agosto 2015

Sul settembre caldo delle riforme: i lavori in Senato

di Aspettare Stanca • Stanno per riprendere i lavori parlamentari. Le Commissioni torneranno a riunirsi a partire da martedì 1 settembre. Il disegno di legge 1429-B (revisione della Parte II della Costituzione, al quale sono stati presentati 513.450 emendamenti!) è all’esame della Commissione Affari CostituzionaliIl disegno di legge 14 e connessi (Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, relatrice Cirinnà) è all’esame della Commissione Giustizia, convocata per il 2 settembre.

L’Assemblea di Palazzo Madama torna a riunirsi martedì 8 settembre, alle 17. All’ordine del giorno la discussione del ddl n. 1556, recante disposizioni volte a garantire la parità della rappresentanza di genere nei consigli regionali.

• Riforma costituzionale in terza lettura al Senato
Aspettando l’8 settembre (data d’inizio dei lavori in Aula al Senato), in questi giorni la riforma costituzionale è agli onori della cronaca, con conseguente massicia presenza in TV di premier, ministra per le riforme, ecc.
Grande incertezza sulle strategie del Governo per evitare un flop e raccogliere i necessari voti favorevoli dopo aver superato la valanga di emendamenti presentati in Prima Commissione. L’alternativa all’ipotesi di portare il DDL costituzionale direttamente in Aula, per avvalersi del cosiddetto “Canguro” in modo da neutralizzare l’ostruzionismo, è stata avanzata dal presidente del Senato alla Festa dell’Unità di Milano: necessaria, a suo parere, una soluzione politica, in particolare sulla formulazione dell’articolo 2 delle riforma, riguardante la non eleggibilità del nuovo organismo. Pietro Grasso, a proposito dei contenuti tecnici delle modifiche ha sottolineato che «non sarà più il Presidente del Senato a fare le veci del Capo dello Stato, ma quello della Camera»Per ulteriori approfondimenti rimandiamo al resoconto dell’ultima seduta in Prima Commissione, del 5 agosto, e a Norme di garanzia di genere nelle leggi regionali elettorali.

• Democrazia paritaria
A conferma del costante oscuramento che caratterizza le questioni della parità donna/uomo, arriva in sordina la discussione del Disegno di legge di Pina Maturani (PD), Ddl n. 1556Equilibrio nella rappresentanza nei Consigli regionali, che sarà in Aula al Senato al primo giorno dei lavori (la presentazione degli emendamenti è possibile fino alle h. 13 del 7 settembre; voto finale con la presenza del numero legale. Vedi anche: Nota breve del Servizio Studi “Consigli regionali: equilibrio della rappresentanza maschile e femminile). Un provvedimento che finalmente dovrebbe porre fine a comportamenti incostituzionali di buona parte dei Consigli regionali, probabilmente sdoganato proprio perché, in vista della probabile composizione del nuovo Senato, non era più possibile ignorare quanto la mancanza di democrazia paritaria nelle regioni si sarebbe ripercossa sull’assemblea nazionale. 
Situazione, questa, più volte denunciata dalle donne, che già durante l’iter della Legge 215 del 2012 avevano individuato come soluzione ottimale una legge nazionale, per rafforzare le iniziative delle donne parlamentari e per modificare almeno alcuni dei meccanismi che causano la scarsa presenza femminile nelle assemblee elettive. A questo proposito riportiamo anche il resoconto dell’incontro con la ministra Boschi, del 25 luglio 2015, con l’Accordo di Azione comune per la Democrazia Paritaria.

• Unioni civili
E' invece all’attenzione mediatica, grazie anche agli interventi a gamba tesa della Conferenza Episcopale Italiana, il testo unificato Cirinnà, che dovrebbe introdurre in Italia le Unioni civili, che sarà all’esame della Commissione Giustizia convocata per mercoledì 2 settembre. 
Le ultime novità in un pezzo su Huffington Post il cui titolo, come spesso avviene sulla stampa, non rispecchia i contenuti.

giovedì 29 gennaio 2015

Verso il 50e50: al Senato la democrazia paritaria fa un passo in avanti con il nuovo Italicum

Non entriamo nel merito della legge nel suo complesso, ma una cosa bisogna ammetterla: l'Italicum non è più (solo) a misura del maschio italico

Con le nuove misure (che in buona parte hanno accolto le proposte di Valeria Fedeli) donne e uomini,  nelle liste, affronteranno la competizione elettorale quasi alla pari. La nuova legge elettorale votata al Senato ha infatti profondamente riscritto il testo originario dell’Italicum.  
Le liste saranno formato al 50% da candidate e candidati che si alterneranno nell’ordine di una a uno o viceversa, pena l’esclusione della lista. Il corpo elettorale potrà esprimere oltre al voto per la lista anche le preferenze col doppio voto di genere. Chi esprimerà la preferenza per una donna potrà usare la seconda solo per  un uomo o l'inverso. Sarà bloccato ed eletto senza preferenza solo la o il capolista. Nella scelta che ciascun partito farà nell’indicare le/i capilista nessun genere potrà essere rappresentato oltre il 60%. Questo spiega il “quasi alla pari” che ho usato. E’ infatti mancato il coraggio, la volontà politica e la coerenza del 50e50 dimostrata invece con le liste, l’alternanza dei candidati e la doppia preferenza di genere.
E’ comunque un importante e positivo passo in avanti rispetto al testo varato dalla Camera, dove gli emendamenti per la parità presentate dalle deputate di quasi tutti gli schieramenti politici erano stati bocciati con il voto segreto. Richieste che le deputate prima e le senatrici dopo hanno fatto proprie grazie ad un prezioso raccordo e battaglia comune con le donne di associazioni, movimenti e gruppi. Prima fra tutte l’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie oltre 50 associazioni, gruppi e reti di donne e che si prefigge l’eguaglianza della presenza delle donne nelle istituzioni .
Le senatrici, determinate e agguerrite come erano state le deputate, sono stavolta riuscite a fare breccia nella maggioranza. L’emendamento (prime firmatarie Valeria Fedeli e Monica Cirinnà), appoggiato in modo trasversale dalle senatrici, è stato in parte recepito nel maxi emendamento presentato dalla maggioranza (prima firmataria Anna Finocchiaro) che ha ottenuto il sì dell’Aula. I fan del termine quote, possono dire, con qualche fondamento, che le attuale quote celesti del 70% in parlamento, hanno ricevuto un colpo.
Insomma il sistema elettorale proporzionale-maggioritario e con le preferenze uscito dal Senato è profondamente diverso da quello votato a marzo dalla Camera. Non solo per quel che riguarda la Democrazia paritaria. Come spiega la giornalista Angela Bianchi nel servizio di Rai Parlamento, queste le principali novità: 
La soglia di ingresso dei partiti a Montecitorio è scesa dall'8 al 3%. Così la percentuale che assegna il premio di maggioranza (340 seggi su 630) che passa dal 37 al 40%. Altrimenti c'è il ballottaggio tra le prime due liste, e non più tra le coalizioni come previsto nella prima versione. I collegi saranno 100, nei quali ciascun partito presenta una lista di 6/7 nomi. Punto di polemica è stato il capolista bloccato, nominato dal partito, mentre gli altri verranno eletti con le preferenze. L'elettore potrà esprimerne massimo due, e alternate per sesso. Se non sarà rispettata questa regola, la seconda preferenza verrà annullata. Ogni capolista potrà candidarsi in 10 collegi. E ogni partito non potrà candidare più del 60% dei capolista dello stesso sesso. Anche la scheda elettorale verrà modificata. Così come, alle elezioni, insieme al simbolo dovrà essere depositato anche lo statuto del partito. Per la prima volta sarà consentito il voto agli italiani temporaneamente, almeno da tre mesi, all'estero per motivi di studio, di cura, di lavoro. L'entrata in vigore della legge, la cosiddetta clausola di salvaguardia, è prevista il 1 luglio del 2016.
Cinzia Romano

lunedì 17 novembre 2014

Il 3 dicembre un seminario a Roma: invito agli Organismi e alle Consigliere di parità

L'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria invita gli Organismi e le Consigliere di parità al seminario Democrazia paritaria e pari opportunità: norme, esperienza e confronto con Paesi Europei che si svolgerà a Roma il 3 dicembre 2014, dalle ore 15,00 alle ore 17.30 presso la sala del Parlamento Europeo (via IV Novembre n. 149)

Partecipate! per adesioni e informazioni scrivere a: danielacarla2@gmail.com • morronir@libero.it 

L'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria raccoglie oltre 50 associazioni e gruppi di donne  impegnate nelle istituzioni, nelle associazioni femminili, nei partiti, nei sindacati, nella società civile, in un coordinamento che si prefigge di realizzare la  partecipazione paritaria delle donne alla gestione della Cosa Pubblica nei luoghi decisionali, nelle istituzioni e nelle assemblee elettive di tutti i livelli, esercitando un'azione di pressione al fine di ottenere l'introduzione nella legislazione di norme di garanzia per una rappresentanza di genere paritaria.  

lunedì 4 agosto 2014

Riforme costituzionali e democrazia paritaria: passa un emendamento cruciale

Quasi inosservato dalla stampa, e poco richiamato perfino dai siti femminili, è stato approvato un emendamento che rafforza quel principio di parità nella rappresentanza tra donne e uomini, già espresso negli artt. 3 e 51 della Costituzione. L'emendamento (prima firmataria Valeria Fedeli, parlamentare Pd e vicepresidente del Senato) sancisce che le modalità di composizione del Parlamento promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.
Ed essendo ad oggi quei 2 articoli alquanto disattesi, non è un risultato da poco, per la democrazia. Che, se non è paritaria, non è democrazia
Sia con il voto alla Camera sulla legge elettorale che ora con l'esame al Senato della Riforma Costituzionale, "democrazia" è la parola che maggiormente ricorre. Termine che ognuno, a ragione, interpreta come vuole. Democrazia è - fra le altre cose: non avere soglie di sbarramento; avere le preferenze;  avere un Senato eletto dai cittadini; avere la possibilità di presentarsi in più collegi o circoscrizioni elettorali; è, addirittura, avere una doppia lettura solo per le leggi di natura etica. La normale dialettica tra maggioranza e opposizione offre versioni fantasiose e spesso di comodo, della cosiddetta democrazia. Ne fa un vessillo da usare anche come clava nella lotta tra i partiti e all'interno dei partiti stessi. Soprattutto in queste giornate di voto sulla riforma costituzionale. Ormai sappiamo tutto su emendamenti e canguro! Ci è toccato pure vedere sventolare cartelli, da membri della commissione cultura, con su scritto "qual'è" (sic!).
Non entro qui nel merito della riforma come della legge elettorale, su cui ciascuna ha proprie opinioni. Una stravaganza va però sottolineata: l'emendamento di cui sopra è stato approvato nell'indifferenza (o distrazione?) dei media e dei tanti campioni della "democrazia è…". Eppure sancisce qualcosa (specie per la storia italiana), di niente affatto secondario: le modalità di composizione del Parlamento promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza
In realtà il suo testo originario era anche più netto: affermava infatti che le modalità di composizione del Parlamento promuovono la parità nella rappresentanza dei generi. Troppo, per i relatori, che hanno chiesto una modifica. 
La mediazione trovata è stata approvata a larghissima maggioranza. E personalmente ritengo sia una mediazione accettabile. Mentre i paladini della politica monosex al maschile si dovrebbero forse preoccupare.
Già, per loro c'è poco da scherzare: perché se il termine paritario evoca subito il temuto 50e50, difficile comunque che la "bilancia" della rappresentanza parlamentare si possa ritenere in equilibrio con un 60e40 o, peggio, con un 70e30. Se l'equilibrio non è un'opinione…
In sostanza, cosa comporterà, dunque,  questo emendamento sulla riforma del Senato e  sulla legge elettorale il cui iter è per ora fermo al Senato?
Intanto si parla di Parlamento: quindi anche il nuovo Senato, magari non elettivo ma formato da rappresentanti di Regione e Comuni, non potrà essere monosex. Eventualità finora nient'affatto remota: vista la dose pediatrica di donne oggi presenti nelle assemblee di Regioni e Comuni. E ora, proprio grazie a questo emendamento, anche le Regioni che hanno bocciato la doppia preferenza di genere (ad esempio Puglia, Calabria, Sardegna, Abruzzo e ultima la Liguria), si ritrovano con leggi elettorali incostituzionali - e come minimo dovranno rivedere le norme, per evitare che nel nuovo Senato finiscano proprio e solo le poche elette. Per non parlare dei nuovi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che, se già hanno fatto bocciare giunte comunali e regionali ostaggi delle "quote celesti", col solo art. 51 della Costituzione e poi con le nuove leggi elettorali dei Comuni, potranno ora puntare anche su questa norma.
Anche l'Italicum, nella formulazione votata e licenziata dalla Camera, ora non sta più in piedi. Mica basta candidare il 50% delle donne, per poi lasciarle a casa grazie alle liste bloccate. Dove magari i capilista sono tutti uomini o si alternano nei collegi 2 uomini e una donna, con la certezza che non sarà eletta. Grazie a questo emendamento, in Parlamento ci dovrà appunto essere equilibrio tra  le elette e gli eletti, mica solo tra candidate e candidati.
Una modifica Costituzionale per me non di poco conto (benché di per sé confermi la Costituzione). Forse perché, nella mia idea di democrazia, le donne  ci devono essere. In tutti i luoghi in cui si decide, per tutti e anche per noi.
Cinzia Romano

sabato 1 marzo 2014

Una proposta di discussione dopo le polemiche sulle donne al Governo

E’ abbastanza impressionante la molteplicità di giudizi malevoli, quando non addirittura insultanti (e, purtroppo, non pochi commenti volgari) apparsi su media, organi di stampa e network a proposito del 50% di donne nel Governo Renzi.
Si adopera talora un linguaggio che fa concorrenza a quello delle peggiori e più degradate tifoserie calcistiche [storia che si ripete, ndr].

Quando va bene, c’è un’inondazione di elementi biografici e di curricola delle donne ministre, ma non degli uomini ministri.
Non mancano tuttavia anche argomentazioni provenienti da fonti che sul tema hanno ragionato, le quali meritano una risposta.
Sono dunque necessarie alcune precisazioni.
L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha ritenuto che le donne, con la loro capacità di iniziativa e di cura, competenza e intelligenza, attenzione e cultura siano un soggetto decisivo per un’azione diretta a salvare l’Italia dal degrado e ad avviarne una rinascita, ma ha constatato che le donne sono quotidianamente colpite nei loro diritti e nelle libertà, che su di esse viene scaricato il costo maggiore della crisi e che si continua a estrometterle dai luoghi delle decisioni.
Per questi motivi l’Accordo persegue l’obiettivo di realizzare la partecipazione paritaria delle donne alla gestione della Cosa Pubblica nei luoghi decisionali, nelle istituzioni pubbliche e nelle assemblee elettive di tutti i livelli.

La richiesta di modificare la proposta di legge elettorale denominata Italicum (a prescindere dal giudizio che le singole associazioni hanno espresso in merito a tale sistema elettorale) non è finalizzata a “conquistare qualche posto in più per le donne”. La richiesta è parte dell’azione diretta a combattere la discriminazione fondata sul sesso, perché la democrazia non è compiuta, anzi non é una vera democrazia, se non è paritaria e non escludente. 
E da una democrazia paritaria siamo ben lontani. Basti pensare ai recenti risultati delle elezioni in Basilicata oppure al fatto che in Sardegna una legge elettorale intrinsecamente antidemocratica ha ridotto il numero delle presenze femminili nell’assemblea regionale, escludendo persino una donna, nota scrittrice, che aveva raccolto il 10% dei consensi.
Sotto questo profilo un Consiglio dei Ministri composto per metà di ministre donne è un segnale  per il paese. Questa constatazione non significa un giudizio positivo sul Governo Renzi né sulla qualità delle singole donne chiamate a farne parte: ogni associazione, movimento o rete femminile aderente all’Accordo ha in proposito la propria opinione e si tratta sicuramente di opinioni diverse e talora opposte.
Purtroppo, a offuscare la novità del 50 e 50 sono giunte le nomine dei viceministri e sottosegretari in prevalenza maschi. Il Governo così nell’insieme ha solo il 27% di donne. Poche le discussioni su come sono vestiti gli uomini e sulla loro competenza,  tante le preoccupazioni in noi! [e sulle donne, ndr].
L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria è consapevole che non tutte le donne sono migliori degli uomini: ci sono donne capaci e donne inette, donne dedite al bene comune e donne che pensano solo alla carriera, donne che si considerano rappresentanti di altre donne e donne che si omologano ai modelli maschili, donne generose e donne avide e autoreferenziali. E non si può escludere che anche fra le donne che ricoprono cariche istituzionali esistano queste diverse tipologie. Ma questo non significa che, invece, tutti gli uomini siano capaci e disinteressati. 
L’Accordo perciò ritiene inaccettabile che si faccia l’esame del sangue soltanto alle ministre donne, e si chiede perché non si faccia altrettanto per i ministri uomini. E’ sconcertante che ci si sbracci a cercare “il pelo nell’uovo” soltanto quando a occupare un posto di responsabilità è una donna. Non può non ingenerarsi il sospetto che gli uomini facciano blocco contro il pericolo della concorrenza, che cioè l’apertura di spazi alle donne appaia loro incompatibile con l’esercizio del loro potere e con la tensione alla sua conservazione
Vogliamo discuterne? 
Per Noi Rete Donne, da Daniela Carlà, Marisa Rodano e Roberta Morroni
Alle associazioni e ai gruppi aderenti all’Accordo, Roma, 1 marzo 2014

giovedì 20 febbraio 2014

Perché un accordo per la democrazia paritaria, cosa vogliamo, come lo vogliamo

Noi promotrici del presente Accordo siamo consapevoli della estrema gravità della crisi economica, sociale e culturale e politica in cui versa l’Italia, dei pericoli per lo stesso sistema democratico, della complessità dei problemi da affrontare. 
Vediamo che le donne sono quotidianamente colpite nei loro diritti e nelle libertà, che su di esse viene scaricato il costo maggiore della crisi e che si continua ad estrometterle dai luoghi delle decisioni.
Nella storia della Repubblica le donne si sono rivelate meno coinvolte nelle pratiche di scambio e di corruzione sempre più diffuse e, nell’ultima fase, sono state vittime di pratiche offensive della dignità femminile.
Affermiamo che le donne italiane non sono più disposte a subire passivamente questo attacco alle loro condizioni di vita e di lavoro e ad accettare ulteriormente la loro marginalità nella vita della nazione: lo dimostra la ricchezza delle iniziative proposte e realizzate dalle donne per il lavoro, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la difesa della loro immagine, per il contrasto della violenza, così come lo dimostra l’adesione di milioni di donne all’appello di Se non ora quando e la partecipazione senza precedenti alla manifestazione del 13 febbraio.
Le donne, con la loro capacità di iniziativa e di cura, competenza e intelligenza, attenzione e cultura sono un soggetto decisivo per un’azione diretta a salvare l’Italia dal degrado e ad avviarne una rinascita.
Oggi, più che mai, è urgente e necessario realizzare la  partecipazione paritaria delle donne alla gestione della Cosa Pubblica nei luoghi decisionali, nelle istituzioni pubbliche e nelle assemblee elettive di tutti i livelli.
Siamo convinte che, per raggiungere tale scopo occorre un’azione comune e congiunta di tutte le forze femminili organizzate della società civile.
Da anni si sono avanzate numerose proposte e susseguite, purtroppo senza grandi risultati, campagne per la parità di genere nelle assemblee elettive, quali la proposta di legge di iniziativa popolare dell’UDI concernente “Norme di democrazia paritaria” (50e50 ovunque si decide); le iniziative del “Laboratorio 50&50” dell’AFFI, di “Aspettare Stanca”, della “Lobby Europea delle Donne”, nonché  quelle a suo tempo assunte dalle Commissioni Nazionali di parità. 
Premesso che nessun sistema elettorale di per sé garantisce alle donne pari opportunità, reputiamo che nel documento predisposto da Noi rete donne per regole elettorali women friendly (nel quale si sostiene che, quali che siano i metodi elettorali adottati, occorrano norme di garanzia per la presenza delle donne nelle liste e per assicurare parità di opportunità per essere elette), così come nel documento AFFI sui rimborsi elettorali, sono contenuti ragionevoli e opportuni suggerimenti.
La questione delle leggi elettorali sta assumendo, in questo momento, particolare urgenza nell’agenda politica.
Riteniamo perciò necessario esercitare un’azione di pressione sulle Commissioni parlamentari incaricate di esaminare le numerose proposte di riforma delle leggi elettorali presentate al Parlamento, perché, in coerenza con gli articoli 3 e 51 della Costituzione, nonché dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea, relativi alla promozione della donna nei ruoli decisionali, e nelle successive determinazioni (nella fattispecie il punto 3 del Charter per le donne del Presidente della Commissione Barroso (5/3/2010) e il punto 3 della strategia per l’uguaglianza 2010-2015) e al fine di garantire condizioni generali di una democrazia partecipata, vengano introdotte nella legislazione norme di garanzia per una rappresentanza  di genere paritaria e siano previste sanzioni in caso di loro mancato rispetto nonché autorità capaci di emanarle.
Tuttavia, pur in uno scenario di profonda crisi come quello attuale, non è scontata una modifica in tempi brevi delle leggi elettorali: sono in calendario consultazioni amministrative e non si può escludere il voto per la rielezione del Parlamento con la legge vigente anche prima della scadenza della Legislatura o invece la consultazione per il referendum, rinviando così nel tempo eventuali nuove norme elettorali.
Siamo perciò fermamente convinte che sia determinante un cambiamento dei comportamenti delle forze politiche e, a tal fine, riteniamo indispensabile esercitare una pressione nei loro confronti perché assumano il principio della parità di sesso nelle candidature e adottino metodi di scelta delle candidature che coinvolgano la società civile; che tengano conto dei curricoli e dei requisiti delle candidate e dei candidati, delle competenze, dei rapporti con il territorio; che realizzino, quando previste, e quando i contesti garantiscano di poterle effettuare nella trasparenza, nel rispetto degli elettori e elettrici e delle pari opportunità dei candidati, nella garanzia delle norme, elezioni primarie aperte e regolate.
Auspichiamo che si arrivi a una legge che regoli il sistema dei partiti secondo l’articolo 49 della Costituzione, prevedendo anche norme per la parità di genere negli organi politici, in particolare quelli incaricati della selezione delle candidature.


Noi Rete Donne Affi - Associazione Federata Femminista Internazionale; Se Non Ora Quando; Agi (Ass. Giuriste Italiane – Sez. Romana); Aidos; Ande Aspettare Stanca; Associazione Alma Cappiello; Associazione Bloomsbury Associazione Donne Banca d’Italia; Assolei; Centro Italiano Femminile; Commissione Diritti e Pari Opportunità; Ass.se Stampa Romana; Consigliera Nazionale Parità; Consulta Donne di Colleferro; Coordinamento Italiano Lobby Europea delle Donne; Coordinamento Nazionale Donne Anpi; Corrente Rosa; Crasform Onlus; Dols Donne Online; Donne che si sono stese sui Libri e non sui letti dei potenti; Donne e Informazione; Donne InQuota; Donne In Rete per la Rivoluzione Gentile; Donne per Milano; Donne Ultraviolette; Fidapa; Fondazione Adkins Chiti – Donne in Musica; Fondazione Nilde Iotti; Gio Osservatorio Studi di Genere, Parità e Pari Opportunità; Giulia Giornaliste Unite Libere Autonome; Il Corpo Delle Donne; Il Paese Delle Donne; Ingenere; Laboratorio Politico Torino; La Metà di Tutto; Le Nostre Figlie non sono in vendita; Libera Donna; Libere Tutte - Firenze; Lucy e le Altre; Marea; Maude Movimento Lavoratrici dello Spettacolo; Movimento Italiano Donne per La Democrazia Paritaria; Noid Telecom; Noi Donne; Noidonne 2005; Parimerito; Pari o Dispare; Professional Women’s Association; Rete Armida; Rete per la Parità;  Solidea; Tavola delle Donne Sulla Violenza e Sicurezza Città Di Bologna; TutteperItalia; Udi Unione Donne Italiane; UnaTalks,  Usciamo dal Silenzio; Women In The City
Per info e contatti: Rif. Daniela Carlà • Roberta Morroni 

lunedì 10 febbraio 2014

A tutte le parlamentari in vista delle votazioni sulla legge elettorale

Gentile Onorevole,
a nome e per conto dell'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria vogliamo esprimere la nostra soddisfazione per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale sulla parità di genere, sottoscritti dalle parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici.
Cogliamo ora l'occasione per tornare a sottolineare quanto riteniamo sia fondamentale la più ampia condivisione possibile per ottenere la corretta alternanza di genere nelle liste elettorali e il reale 50% e 50% nei capilista
Ci rivolgiamo a tutte le parlamentari, e anche ai parlamentari di buona volontà, perché appoggino e votino gli emendamenti presentati. Sarebbe auspicabile il voto palese per permettere a ciascuno di assumersi pubblicamente la responsabilità della sua scelta.
per l'Accordo di Azione Comune,
Daniela Carlà,  Marisa Rodano, Roberta Morroni



NB • in data da destinarsi si terrà la conferenza stampa delle parlamentari firmatarie degli emendamenti per la democrazia paritaria. Per informazioni: danielacarla2@gmail.com


domenica 9 febbraio 2014

#italicum e voto segreto. Questione maschile o della debolezza maschile

Forza o debolezza, coraggio o codardia, comportamenti limpidi o opachi. Tutto questo si misurerà alla Camera quando riprenderà ed entrerà nel vivo l’esame della nuova legge elettorale. Comunque la si pensi sull’Italicum, non c’è dubbio che finora le donne, dentro e fuori il Parlamento, hanno detto parole chiare sulla necessità di garantire eguale presenza di donne e uomini nelle liste
E le parlamentari hanno dato il via a buone pratiche di rapporti e relazioni fra loro, anche se appartenenti a schieramenti diversi, con differenti idee sull’Italicum. Si sono presentate insieme in conferenza stampa e insieme hanno presentato emendamenti e sempre insieme chiedono ora che il voto sui vari emendamenti sia palese. Hanno dato, comunque la si pensi, una immagine di forza, di coraggio, di parole e comportamenti limpidi. Sapranno gli uomini fare altrettantoFinora li abbiamo visti traccheggiare, balbettare, chiedere di potersi candidare in più collegi, abbassare le soglie di sbarramento, chiedere quorum particolari per salvare la Lega. Insomma, una gran paura di dover tornare a casa per mancanza di consensi, elettori e collegi ad hoc.

sabato 8 febbraio 2014

Imbarazzo #Italicum: non si nasconda la vergogna sotto al voto segreto

Risparmiamo il fiato, e sull'argomento della nuova legge elettorale vi rimandiamo a ottimi pezzi: dalla lettera aperta di Paola Concia alle considerazioni di Marina Terragni nonché a quelle (di segno diverso) di Pina Nuzzo - che si concordi o meno. Ricordiamo pure (su aspetti che vanno oltre la democrazia paritaria) le opposizioni dei costituzionalisti contro quello che hanno già ribattezzato indignati Porcellum Italicum. Questo post non intende prendere posizione su questo, una sola cosa diciamo qui ai politici: basta trincerare le vostre decisioni impresentabili dietro al voto segreto. Strumento nato con ben altro (e più nobile) scopo che truffare elettrici ed elettori nascondendo loro le proprie esecrabili decisioni. Uno strumento che, nello specifico, è ormai una spranga usata abitualmente contro le donne.
Si, siamo arrabbiate. E sull' #Italicum potremmo riassumere le ragioni in due semplici punti: 
1. la nuova legge elettorale non ci entusiasma. E va bè. All'arroganza di un sistema politico che perpetua se stesso contro ogni logica e dignità siamo abituate. 
2. non possiamo accettare che chi l'approverà non abbia nemmeno il coraggio delle proprie scelte. Qualunque sia il contributo più o meno attivo alla forma finale che la legge prenderà, ciascuno lo mostri pubblicamente.
Nello specifico delle esperienze regionali, con il voto segreto hanno già affossato fin troppe leggi per l'eleggibilità (anche) delle donne: dalla Sicilia all'Abruzzo, dalla Puglia alla Sardegna. Una vergogna di cui fra i politici maschi non si vergogna nessuno: stiamo tranquille che tranquillamente continueranno a reiterarla se non interverranno le donne. 
Martedi 11 febbraio riparte la discussione in aula e ci aspettiamo che le parlamentari, tutte, prendano in mano la situazione almeno sull'elementare (quanto svillaneggiata) questione della democrazia paritaria, e almeno esigendo il voto palese sugli emendamenti che riguardano l’alternanza uomo-donna e il 50% di donne capilista nelle liste elettorali.
Se volete partecipare alla campagna #iocisono promossa da Snoq, qui la pagina per aderire






martedì 28 gennaio 2014

L'Italicum è un nuovo Porcellum - se non peggio: ecco perché i giuristi dicono no

Sulla nuova (e machista) legge elettorale "Italicum" le donne sono state chiare: così non va bene a partire dal mancato rispetto per la democrazia paritaria - tanto da promuovere, su questo punto, una petizione dedicata. Ma la democrazia, secondo la sentenza dei giuristi che l'hanno attentamente studiato, si perde anche per altre ragioni. E alla base di tutto - come sempre - vediamo una mancanza di trasparenza che fa emergere l'eterno problema del metodo (un metodo che non è democratico). Ecco comunque il comunicato dei più esimi giuristi costituzionalisti, fra i quali Lorenza Carlassare: 
La proposta di riforma elettorale depositata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto “Porcellum”. Presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale, la n° 1 del 2014.
Questi vizi, afferma la sentenza, erano essenzialmente 2:
• 1. Il primo consisteva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica determinata, in contrasto con gli articoli 1, 3 - [art. 3 che, lo ricordiamo, investe anche il tema della democrazia paritaria; insieme all'art. 51, che ci piace anch'esso ricordare qui, ndr], 48 e 67 della Costituzione, dall’enorme premio di maggioranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa. La proposta di riforma introduce una soglia minima, ma stabilendola nella misura del 35% dei votanti e attribuendo alla lista che la raggiunge il premio del 53% dei seggi rende insopportabilmente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del principio di rappresentanza lamentata dalla Corte: il voto del 35% degli elettori, traducendosi nel 53% dei seggi, verrebbe infatti a valere più del doppio del voto del restante 65% degli elettori determinando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” e compromettendo la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”. Senza contare che, in presenza di tre schieramenti politici ciascuno dei quali può raggiungere la soglia del 35%, le elezioni si trasformerebbero in una roulette.
2. Il secondo profilo di illegittimità della vecchia legge consisteva nella mancata previsione delle preferenze, la quale, afferma la sentenza, rendeva il voto “sostanzialmente indiretto” e privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”. Questo medesimo vizio è presente anche nell’attuale proposta di riforma, nella quale parimenti sono escluse le preferenze, pur prevedendosi liste assai più corte. La designazione dei rappresentanti è perciò nuovamente riconsegnata alle segreterie dei partiti. Viene così ripristinato lo scandalo del “Parlamento di nominati”; e poiché le nomine, ove non avvengano attraverso consultazioni primarie imposte a tutti e tassativamente regolate dalla legge, saranno decise dai vertici dei partiti, le elezioni rischieranno di trasformarsi in una competizione tra capi e infine nell’investitura popolare del capo vincente.

C’è poi un altro fattore che aggrava i due vizi suddetti, compromettendo ulteriormente l’uguaglianza del voto e la rappresentatività del sistema politico, ben più di quanto non faccia la stessa legge appena dichiarata incostituzionale. La proposta di riforma prevede un innalzamento a più del doppio delle soglie di sbarramento: mentre la vecchia legge, per questa parte tuttora in vigore, richiede per l’accesso alla rappresentanza parlamentare almeno il 2% alle liste coalizzate e almeno il 4% a quelle non coalizzate, l’attuale proposta richiede il 5% alle liste coalizzate, l’8% alle liste non coalizzate e il 12% alle coalizioni. 
Tutto questo comporterà la probabile scomparsa dal Parlamento di tutte le forze minori, di centro, di sinistra e di destra e la rappresentanza delle sole tre forze maggiori affidata a gruppi parlamentari composti interamente da persone fedeli ai loro capi.

Insomma questa proposta di riforma consiste in una riedizione del porcellum, che da essa è sotto taluni aspetti – la fissazione di una quota minima per il premio di maggioranza e le liste corte – migliorato, ma sotto altri – le soglie di sbarramento, enormemente più alte – peggiorato. 
L’abilità del segretario del Partito democratico è consistita, in breve, nell’essere riuscito a far accettare alla destra più o meno la vecchia legge elettorale da essa stessa varata nel 2005 e oggi dichiarata incostituzionale.
Di fronte all’incredibile pervicacia con cui il sistema politico sta tentando di riprodurre con poche varianti lo stesso sistema elettorale che la Corte ha appena annullato perché in contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa, i sottoscritti esprimono il loro sconcerto e la loro protesta. Contro la pretesa che l’accordo da cui è nata la proposta non sia emendabile in Parlamento, ricordano il divieto del mandato imperativo stabilito dall’art. 67 della Costituzione e la responsabilità politica che, su una questione decisiva per il futuro della nostra democrazia, ciascun parlamentare si assumerà con il voto. E segnalano la concreta possibilità – nella speranza che una simile prospettiva possa ricondurre alla ragione le maggiori forze politiche – che una simile riedizione palesemente illegittima della vecchia legge possa provocare in tempi più o meno lunghi una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Corte costituzionale e, ancor prima, un rinvio della legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica onde sollecitare, in base all’art. 74 Cost., una nuova deliberazione, con un messaggio motivato dai medesimi vizi contestati al Porcellum dalla sentenza della Corte costituzionale. Con conseguente, ulteriore discredito del nostro già screditato ceto politico.
Roma, 25 gennaio 2014


Gaetano Azzariti, Mauro Barberis, Michelangelo Bovero, Ernesto Bettinelli, Francesco Bilancia, Lorenza Carlassare, Paolo Caretti, Giovanni Cocco, Claudio De Fiores, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Angela Musumeci, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Nadia Urbinati, Luigi Ventura, Massimo Villone, Ermanno Vitale.
Pietro Adami, Felice Besostri, Anna Falcone, Giovanni Incorvati, Raniero La Valle, Roberto La Macchia, Domenico Gallo, Fabio Marcelli, Valentina Pazè, Paolo Solimeno.
Inviare adesioni a questa mail.

E questo lo aggiungiamo noi, ndr:

venerdì 24 gennaio 2014

Valeria Fedeli: l'alleanza delle donne per cambiare l'#Italicum

Legge elettorale: Senatrici, Testo Italicum non garantisce rappresentanza di genere 
Rilancio ancora sul cambiamento della bozza dell’Italicum, di cui parlo anche su Donneuropa.

E di seguito vi riporto tutte le dichiarazioni di ieri, a partire da quella che ha aperto il dibattito firmata insieme alle colleghe Mussolini e Bianconi.

Legge elettorale: Senatrici, “Testo Italicum non garantisce rappresentanza di genere” 
“Il testo base di legge elettorale presentato nella serata di ieri, è del tutto deludente per quel che riguarda la rappresentanza di genere. Non viene, infatti, salvaguardato il principio antidiscriminatorio previsto dagli art.3 e 51 della Costituzione, articoli che sanciscono la pari dignità sociale dei cittadini e condizioni di eguaglianza nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Niente di tutto questo lo ritroviamo nel testo base del cosiddetto “Italicum”. Nonostante l’elemento positivo introdotto all’art.1, comma 9, ovvero l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità, la stravagante alternanza dei generi due a due maschera in realtà un ritorno al passato cancellando di fatto l’ unico elemento capace, come è noto, di garantire una reale rappresentanza.”
“Stando così le cose, per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica è necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza nei capilista. Immaginiamo, infatti, che andando a votare con questa legge risulteranno eletti soltanto i primi due nomi in lista, se non addirittura solo il primo. Insomma, quella presentata ieri è una formula del tutto inadatta con la quale rischiamo di perdere l’occasione di un cambiamento profondo: una democrazia realmente paritaria attraverso una legge elettorale che garantisca l’equità di genere”.
Sen. Valeria Fedeli (Pd)
Sen. Alessandra Mussolini (Fi)
Sen. Laura Bianconi (Ncd)

Legge elettorale: Fedeli (Pd), “Rappresentanza di genere, gli uomini sono pronti alla sfida?” 
“Il testo base dell’Italicum non rispetta affatto la rappresentanza di genere come invece si è voluto far intendere. In esso infatti è sì prevista la parità tra donne e uomini nelle liste, ma non c’è nessun avanzamento rispetto alle garanzie di una parità sostanziale tra numero di elette ed eletti, nei fatti prefigurando ancora lo scenario di un Parlamento con forti discriminazione di genere.”

martedì 21 gennaio 2014

La nuova legge elettorale e la vera democrazia. Le donne fanno presente. Per l'ennesima volta

Riunite sotto l'Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, sono oltre 50 le associazioni che, in Italia, da anni si battono perché siano introdotte nelle disposizioni elettorali norme di garanzia che diano visibilità alle donne e consentano la loro elezione. 
Oggi, mentre tanto si discute di legge elettorale, le donne politiche hanno promosso una conferenza stapa sulla nuova legge elettorale e le donne.  
Qui il video integrale dell'incontro:


Le richieste delle donne, come cittadine ed elettrici, sono così riassunte dal comunicato di Se non ora quando
le donne chiedono, anzi esigono, che nella nuova legge elettorale siano indicate "precise azioni per assicurare, quale che sia il sistema prescelto, norme che garantiscano una presenza paritaria fra i sessi.
Siamo preoccupate per le modalità e i toni con cui si sta affrontando il tema della riforma della legge elettorale. Ci pare che la discussione sia più incentrata sui vantaggi che le singole forze politiche trarrebbero nell'immediato dall'adozione di questo o quel sistema elettorale, più che sul reale interesse per il bene comune del Paese e sulla determinazione di scrivere regole che restituiscano ai cittadini e alle cittadine un vero potere di scelta. Manca l'ascolto e prova ne sia il fatto che continua a esserci scarsa attenzione al tema della democrazia paritaria da parte di quasi tutte le forze politiche.
Se nel nuovo Parlamento ci sono più donne tra gli eletti, ciò non è avvenuto grazie alla legge, ma semmai malgrado essa: solo per le scelte di alcune formazioni politiche di scegliere le candidature attraverso elezioni primarie, con l'uso della doppia preferenza o designazioni online. 
La presenza di un maggior numero di elette ha influito sull'agenda del Parlamento e ha accresciuto l'attenzione sui problemi drammatici di cui oggi sono vittime le donne nel nostro paese: disoccupazione, precarietà, disparità salariale, licenziamenti per matrimonio o maternità, mancanza di servizi per la famiglia, violenza e femminicidio, ogni genere di distorsione degradante dell'immagine femminile. Anche per questo è indispensabile assicurare la presenza paritaria delle donne in Parlamento. Chiediamo a tutte le forze politiche un'assunzione di responsabilità per rendere finalmente compiuto il nostro sistema rappresentativo. Si tratta di una emergenza democratica: e come tale va trattata. In caso contrario sarà una sconfitta che non pagheranno solo le donne, ma tutto il Paese.
Ci sembra tutto molto chiaro. Saremo ascoltate? Quante volte le donne dovranno riunirsi e lanciare appelli che vengono poi abilmente dribblati? Una vera partecipazione politica delle donne deve essere al centro dell'attenzione di tutte e di tutti; fino a quando questo non avverrà la strada resterà sempre in salita. 
Ma in troppi continuano ignorare l'insegnamento di Einstein: non si può risolvere alcun problema utilizzando lo stesso modo di pensare che lo ha causato. E se continuiamo a subire sempre gli stessi ritriti schemi mentali, non chiediamoci poi perché il paese continua ad arrancare di fallimento in fallimento.
A cambiare le cose, noi, continueremo a provarci.

lunedì 2 dicembre 2013

Se non è paritaria che democrazia è?

C'è poco da girarci intorno: se non è #paritaria non è democrazia. Dunque è ora di andare a fondo dei problemi che impediscono a questo paese una piena partecipazione delle donne, a partire da quelli legati alle leggi elettorali. 
L'Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha organizzato per martedì 3 dicembre, a Roma, un importante incontro pubblico sulle riforme delle leggi elettorali: presso la sede del Parlamento Europeo (via IV Novembre n. 149). Fra i vari interventi quello di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato.
Per info e contatti: Daniela Carlà e Roberta Morroni

mercoledì 31 luglio 2013

Giudici costituzionali: 15 membri, 1 sola donna. Il che appare come un rapporto incostituzionale.

Chi sono i Giudici della Corte Costituzionale attualmente in carica? 
Ecco l'elenco: prof. Franco Gallo • prof. Gaetano Silvestri, eletto nel 2005 : prof. Luigi Mazzella, eletto nel 2005 • prof. Sabino Cassese.  prof. Giuseppe Tesauro • Nominato nel 2005 • dott. Paolo Maria Napolitano. Nominato nel 2006; avv. Giuseppe Frigo. Nominato nel 2008 • dott. Alessandro Criscuolo. Nominato nel 2008 • prof. Paolo Grossi. Nominato nel 2009 • dott. Giorgio Lattanzi. Nominato nel 2010 • dott. Aldo Carosi. Nominato nel 2011 • prof. Marta Cartabia. Nominata nel 2011 • prof. Sergio Mattarella. Nominato nel 2011 • Mario Rosario Morelli. Nominato nel 2011 • dott. Giancarlo Coraggio. Nominato nel 2013.
Notate anche voi quello che notiamo noi? il genere femminile vi è rappresentato per meno delll'8%:
• in aperto contrasto con il dettato costituzionale stesso,
• e in stridente violazione dell'impegno assunto dalla Repubblica, proprio in sede costituzionale, a promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini.
E la cosa interessante è che, riguardo all'elenco dei giudici costituzionali precedenti (le cui cariche sono ora cessate), la percentuale scendeva addirittura al 3% e rotti (28 giudici maschi contro 1 sola giudice donna). Ed ecco una domanda che viene in mente solo alle donne: come è possibile che simili consessi maschili possano, nel loro ambito, promuovere la parità di genere? Non è continuando a nominare sempre e solo figure maschili che si potrà uscire da questo grottesco squilibrio. 
Ci auguriamo dunque che il Presidente vorrà tenere conto dell'educato "appello" dell'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che trovate di seguito: ma non per comprensiva gentilezza, quanto perché operare in questa direzione rientra in un preciso dovere costituzionale, ad oggi ancora disatteso.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Illustre Presidente,
nel prossimo mese di settembre dovrà essere nominato un nuovo Giudice Costituzionale per la scadenza naturale di un mandato.
Poiché attualmente la Corte Costituzionale vede la presenza di una sola Giudice, sottoponiamo alla Sua attenzione l’opportunità di nominare un’altra donna per rivestire tale ruolo.

Le rivolgiamo questo caldo invito poiché riteniamo non giustificabile l’attuale esigua presenza femminile, anche in considerazione della possibilità di individuare agevolmente tra le donne competenze adeguate.

Come Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria - ricorderà che abbiamo avuto l’onore di essere state da Lei ricevute nell’aprile 2012 - da anni stiamo sostenendo a tutti i livelli e nelle varie circostanze la necessità di incrementare le presenze femminili nei luoghi della rappresentanza politica e istituzionale del nostro Paese. 

L’intento delle 55 Associazioni che hanno sottoscritto l’Accordo è quello di colmare il divario - ormai insostenibile e ingiustificabile - tra le competenze delle donne italiane e la loro presenza sulla scena pubblica.
         
Contiamo dunque sulla Sua sensibilità e sui richiami da Lei più volte esplicitati circa la necessità di dare valore alle donne italiane anche allo scopo di sostanziare la nostra democrazia e rinvigorirne la presenza a tutti i livelli pubblici.

Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, 31 luglio 2013