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mercoledì 31 luglio 2013

Giudici costituzionali: 15 membri, 1 sola donna. Il che appare come un rapporto incostituzionale.

Chi sono i Giudici della Corte Costituzionale attualmente in carica? 
Ecco l'elenco: prof. Franco Gallo • prof. Gaetano Silvestri, eletto nel 2005 : prof. Luigi Mazzella, eletto nel 2005 • prof. Sabino Cassese. • prof. Giuseppe Tesauro • Nominato nel 2005 • dott. Paolo Maria Napolitano. Nominato nel 2006; avv. Giuseppe Frigo. Nominato nel 2008 • dott. Alessandro Criscuolo. Nominato nel 2008 • prof. Paolo Grossi. Nominato nel 2009 • dott. Giorgio Lattanzi. Nominato nel 2010 • dott. Aldo Carosi. Nominato nel 2011 • prof. Marta Cartabia. Nominata nel 2011 • prof. Sergio Mattarella. Nominato nel 2011 • Mario Rosario Morelli. Nominato nel 2011 • dott. Giancarlo Coraggio. Nominato nel 2013.
Notate anche voi quello che notiamo noi? il genere femminile vi è rappresentato per meno delll'8%:
• in aperto contrasto con il dettato costituzionale stesso,
• e in stridente violazione dell'impegno assunto dalla Repubblica, proprio in sede costituzionale, a promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini.
E la cosa interessante è che, riguardo all'elenco dei giudici costituzionali precedenti (le cui cariche sono ora cessate), la percentuale scendeva addirittura al 3% e rotti (28 giudici maschi contro 1 sola giudice donna). Ed ecco una domanda che viene in mente solo alle donne: come è possibile che simili consessi maschili possano, nel loro ambito, promuovere la parità di genere? Non è continuando a nominare sempre e solo figure maschili che si potrà uscire da questo grottesco squilibrio. 
Ci auguriamo dunque che il Presidente vorrà tenere conto dell'educato "appello" dell'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che trovate di seguito: ma non per comprensiva gentilezza, quanto perché operare in questa direzione rientra in un preciso dovere costituzionale, ad oggi ancora disatteso.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Illustre Presidente,
nel prossimo mese di settembre dovrà essere nominato un nuovo Giudice Costituzionale per la scadenza naturale di un mandato.
Poiché attualmente la Corte Costituzionale vede la presenza di una sola Giudice, sottoponiamo alla Sua attenzione l’opportunità di nominare un’altra donna per rivestire tale ruolo.

Le rivolgiamo questo caldo invito poiché riteniamo non giustificabile l’attuale esigua presenza femminile, anche in considerazione della possibilità di individuare agevolmente tra le donne competenze adeguate.

Come Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria - ricorderà che abbiamo avuto l’onore di essere state da Lei ricevute nell’aprile 2012 - da anni stiamo sostenendo a tutti i livelli e nelle varie circostanze la necessità di incrementare le presenze femminili nei luoghi della rappresentanza politica e istituzionale del nostro Paese. 

L’intento delle 55 Associazioni che hanno sottoscritto l’Accordo è quello di colmare il divario - ormai insostenibile e ingiustificabile - tra le competenze delle donne italiane e la loro presenza sulla scena pubblica.
         
Contiamo dunque sulla Sua sensibilità e sui richiami da Lei più volte esplicitati circa la necessità di dare valore alle donne italiane anche allo scopo di sostanziare la nostra democrazia e rinvigorirne la presenza a tutti i livelli pubblici.

Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, 31 luglio 2013

giovedì 18 aprile 2013

Gabriella Luccioli non sarà Primo Presidente di Cassazione: l'ennesima delusione

E' per tutte le donne una sconfitta, e l'ennesima delusione, apprendere che la candidatura di Gabriella Luccioli a Primo Presidente della Corte di Cassazione è stata prontamente sacrificata. In vista della scadenza del mandato di Ernesto Lupo, a 50 anni dalla legge n. 66/1963 che aboliva l'ignobile divieto di accesso delle donne alla magistratura, fra gli 8 candidati alla prossima elezione figurava per la prima volta anche una donna. Una donna dall'indiscusso profilo professionale, che aveva tutti i titoli per ricoprire l’incarico. Protagonista di alcune sentenze note e altre meno note: dalla sentenza Englaro a quella (molto impropriamente) definita come "apertura ai figli nelle coppie gay", a quella che ha recentemente ristabilito l'ordine nella più brutta storia recente di bambini contesi. 
Una candidatura femminile di valore che era finalmente l’occasione - come giustamente sottolineava una lettera di donne rivolta al Presidente della Repubblica lo scorso 8 marzo, per dare concretezza al processo da tempo in atto nella società civile e nelle istituzioni democratiche per la piena realizzazione della parità tra donne e uomini - che costituisce principio fondamentale della Unione europea; e per assicurare ai livelli più alti della giurisdizione l’apporto culturale e il sapere giuridico delle donne e per rispondere alle diffuse aspettative di cambiamento espresse dalla società civile. 
Ma purtroppo anche un'altra lettera è arrivata a Napolitano - dei più autorevoli maschi Gasparri e Giovanardi. E non sarà certamente una questione di lettere... ma di pressioni forse si. E fatto sta che questa candidatura era una straordinaria e preziosa opportunità, e anche questa volta l'abbiamo persa. 
Non c'è niente da fare! di cambiamento.. tutti ne parlano, ma nessuno lo fa.
Quali i nomi in lizza, invece? Su tutti Giorgio Santacroce. E vediamo su quest'ultimo cosa scrive Liana Milella:
Venerdì appena passato è corso un brivido al Csm nel leggere l'intervista a Repubblica di Berlusconi. Laddove parla della Suprema corte e dice: «Alla fine ci sono gli integerrimi giudici della Cassazione che mi hanno sempre assolto. Un giudice a Berlino l'ho sempre trovato». All'improvviso, sulla nomina del primo presidente della Corte che il Csm deve fare entro i primi giorni di maggio, s'è acceso un potente riflettore.
C'è chi si è chiesto se le parole di Berlusconi, che deve fare i conti con l'esito di ben tre processi, fossero un caso o un segnale ben preciso visto che, neanche a farlo apposta, la prossima settimana sarà decisiva per il primo voto. È vero che avviene in commissione e poi ci sarà il plenum, ma quel passaggio conta molto e lì ecco che spunta, come probabile vincitore, giusto un magistrato che nel suo passato conta una frequentazione, documentata nei processi Sme e Imi-Sir, con Cesare Previti. È Giorgio Santacroce, attuale presidente della Corte d'appello di Roma, sponsorizzato da Unicost, da Magistratura indipendente, dai laici del centrodestra. Lui, un penalista, batterebbe due civilisti, Gabriella Luccioli, nota per la sentenza Englaro, che avrebbe potuto essere la prima donna per una poltrona che conta quanto un ministero, e Luigi Rovelli, esperto di diritto commerciale, in buoni rapporti con il cardinal Bagnasco. 
Ernesto Lupo lascia il 13 maggio. Per quella data il nuovo presidente va nominato. Non c'è molto tempo. 
E dopo le parole di Berlusconi una corsa già complicata è diventata tutta in salita. Perché è ovvio che la dote di un primo presidente dev'essere l'adamantina trasparenza nella vita e nella carriera. In quella di Santacroce si staglia l'ombra di Previti. 
Per carità, come vedremo dalle carte, nessun addebito, solo quello che Santacroce stesso, nell'aula del processo Sme, ha ammesso il 18 marzo del 2001, quando a interrogarlo, alle 15 e 15, fu il pm Ilda Boccassini. «Lei conosce Previti?» chiede. Lui risponde: «Sì». E precisa: «L'ho visto pochissime volte, è un avvocato e l'ho conosciuto in questa veste, ma non ho mai avuto cause in comune». 
Bisogna ricordarli quei processi Sme e Imi-Sir. Scaturiti dalle rivelazioni di Stefania Ariosto, l'ex fidanzata di Vittorio Dotti, che rivelò la rete delle assidue frequentazioni tra l'allora braccio destro di Berlusconi, nonché ex ministro della Difesa, e i magistrati del Porto delle nebbie. Squillante, Verde, Sammarco, Izzo, Vinci, Napolitano, Priore, Marvasi. Il famoso gruppo che a spese di Previti nell'88 andò a Washington per la kermesse della Niaf. In udienza Santacroce precisa. «A Gherardo Colombo ho detto che non ricordo esattamente quando ho conosciuto Previti. Io avevo un complesso musicale, ho sempre pensato di averlo conosciuto in una di quelle occasioni con la moglie». Poi, con voce sottile: «L'ho visto tre o quattro volte in tutta la mia vita». Chiede Boccassini: «È stato a casa di Previti?». Risposta: «Ho preso parte a una cena nello studio di via Cicerone». Lei incalza: «C'erano altri?». Lui, vago: «Credo di sì, uno o due, ma non ricordo chi erano». 
Il resto della deposizione riguarda il suo rapporto con la Niaf. Conosce «da ragazzo» il vice presidente Franco Nicotra, che invita le toghe segnalate da Previti e per cui lui paga viaggio e soggiorno. 
Santacroce no, è a spese di Niaf. Va in Usa dall'83 per conferenze sul terrorismo. «Le spese di viaggio erano addebitate a lei o erano fifty fifty?» chiede Boccassini. Lui: «Non potevo certo andare a spese mie per fare una conferenza».
Certo non si può ridurre a questo il ritratto di Santacroce, l'alto magistrato che ha fatto pulizia nella sezione fallimentare di Roma e che il 26 gennaio, aprendo l'anno giudiziario, ha tuonato contro «i magistrati che si propongono di redimere il mondo, quelli convinti che la spada della giustizia sia sempre senza fodero, pronta a colpire o a raddrizzare le schiene ».
Sono i giorni di Ingroia candidato e Santacroce dice: «Questi magistrati parlano molto di sé anche fuori delle aule giudiziarie, senza rendersi conto che per dimostrare quell'imparzialità che è la nostra sola divisa, non bastano frasi a effetto». 
Ma neppure andare a casa di Previti, la cui storia giudiziaria tutti conosciamo, è un buon viatico per sedersi sulla poltrona del magistrato più alto in grado d'Italia. Su questo, con preoccupazione, s'interrogano in queste ore al Csm.