sabato 13 aprile 2024

Statua "dal latte materno veniamo": comunicato di Toponomastica Femminile

La proposta di installazione della statua di Vera Omodeo nella piazza Eleonora Duse a Milano scaturisce da un progetto più ampio sostenuto fin dall’inizio dalla nostra e da altre associazioni femminili. 







Toponomastica femminile ha deliberato di accompagnare l’iter con decisione del direttivo del 31 maggio 2023. Con decisione del direttivo del 26 luglio 2023 ha approvato poi la promozione di un progetto più ampio per l’adozione di una call for artists rivolta ad artiste (viventi o a famiglie di artiste non più in vita o a collezionisti), finalizzata a selezionare un preciso numero di donazioni di opere di donne da installare in diversi quartieri della città di Milano, riservandosi di proporre la stessa iniziativa anche ad altre città. A margine, con decisione del direttivo del 20 settembre 2023 Toponomastica femminile ha infine approvato la lista delle donne da proporre per essere inserite nel Famedio, fra le quali figurava quest’anno anche il nome dell’artista Vera Tiberto Omodeo Salè, in quanto a nostro parere figura di donna di rilievo per la sua storia e per aver eseguito il portale bronzeo della chiesa seicentesca Santa Maria della Vittoria a Milano. 

In seguito al recente dibattito, Toponomastica femminile ha apprezzato la posizione assunta dal sindaco di Milano Sala e dall’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. In particolare, riguardo all’assessore Sacchi (di cui conosciamo l’impegno già messo in atto negli ultimi anni per valorizzare sia l’arte delle donne sia l’incremento di figure femminili negli spazi pubblici), abbiamo valutato positivamente l’impegno assunto in consiglio comunale, in data 8/4/2024 relativo a voler trovare una collocazione pubblica adeguata alla statua di Vera Omodeo, nonché la sua favorevole accoglienza al progetto di una call rivolta alle artiste. 

Premesso quanto sopra, si apre qui la fase in cui valutare una collocazione adeguata. 

A proposito del contesto architettonico, e relativamente a piazza Duse, ci uniamo alle valutazioni positive già espresse da alcuni autorevoli storici e critici d’arte, fra i quali  Federico Giannini e Vittorio Sgarbi. Citiamo testualmente: 

una commissione tecnica dovrebbe produrre un parere squisitamente tecnico. Ogni altro tipo di valutazione, che finisce poi per fornire scontati pretesti per strumentalizzazioni (...) dovrebbe esulare dalle sue competenze. (..) un parere valuti l’opera in sé, la sua collocazione rispetto all’arte del periodo e rispetto agli artisti di riferimento per Vera Omodeo, le sue qualità formali, il suo posizionamento all’interno del percorso dell’artista, l’eventuale capacità di reggere la sistemazione nel contesto urbano (...) considerando che un monumento di queste proporzioni (...) e che s’inserisce nella tradizione del classicismo novecentista cui guardava Messina non andrebbe ad alterare, o peggio a deturpare, il contesto di piazza Duse, vale a dire il luogo pensato per accoglierla, una piazza silenziosa e   raccolta, che risale agli anni Trenta del Novecento (la scultura si può dire sia figlia, o forse nipote, di quell’epoca storica), e quindi non andrebbe a inficiare la compiutezza del contesto urbanistico”. (Federico Giannini

Vera Omodeo è una buona artista (...) e la valutazione deve essere estetica: ha i requisiti Vera Omodeo perché una sua scultura possa stare in piazza Duse? Ritengo di si. È un’artista degna (...) e sul piano contenutistico l’opera ha valore universale. (...) la scultura va messa in piazza Duse o concordando con la famiglia altro luogo ma non (..la bella idea di) clinica Mangiagalli o i giardini che circondano l’ospedale per salvare il fatto che non in molti la vedano, se non chi va alla Mangiagalli, e che stia all’aperto come vuole la famiglia. (Vittorio Sgarbi).


Riguardo, invece, alla prima valutazione resa dalla commissione per ragioni di “valori non condivisibili da tutti” e “urbanistiche”, ci trova concordi quanto scrive Urbanfile: "secondo noi e secondo molti altri si è trattato di uno strano rifiuto, perché l’opera, realizzata da una donna, raffigura un momento fondamentale dell’essere umano, che trascende ogni credo religioso, ogni ideologia politica. “La maternità, come espressione di amore e libertà, è un valore da celebrare”. L’allattamento è certamente, se non l’unica, una delle pochissime azioni che accomuna tutte, ma proprio tutte, le culture. Quale motivo in più per donare alla città un’altra rappresentazione dell’universo femminile, anche perché, come ormai è ben noto, a Milano di statue femminili ce ne sono ben poche. (...) a nostro avviso (piazza Duse è) proprio una piazza adeguata per un’opera come questa, delicata e umana, immersa nel giardinetto realizzato una quindicina d’anni fa al centro della piazza". 


Riteniamo ancora infatti che questa prima scelta, scaturita nell’ambito del nostro gruppo non casualmente ma da valutazioni di carattere estetico e simbolico, sia ancora la più adeguata. Ed elenchiamo qui brevemente le ragioni: 

- "dal latte materno veniamo" è un’opera che può ascriversi alla serie delle tante “Madonne del latte”, iconografia di figura femminile che risale all'Antico Egitto, epoca in cui erano diffusissime le immagini della dea Iside intenta ad allattare il figlio Horus; sono p oiseguite in età cristiana tante rappresentazioni iconografiche della "Madonna che allatta", da Ambrogio Lorenzetti, attraverso Orazio Gentileschi, Adriano Cecioni, a Mary Cassat, Picasso, Tamara de Lempicka, e il tema esprime l’amore universale, primigenio senza contenuti ideologici, religiosi o sessisti; 

- al contrario di ospedali o aree verdi nei pressi di ospedali, la piazzetta Duse è un luogo davvero pubblico, anche se poco frequentato in quanto privo di negozi;

- la piazza, nel cosiddetto "quadrilatero del silenzio" caratterizzato da piccole aree verdi, è molto raccolta e di dimensioni contenute. La statua, a grandezza naturale e non monumentale, qui non si perderebbe e, a sua volta, non determinerebbe nessun impatto invasivo; 

- non solo per dimensioni ma anche per tipologia, l’opera dialoga in modo equilibrato, e diremmo anche armoniosamente, con gli edifici circostanti, e in particolare con le sculture figurative che si affacciano dai due edifici di carattere eclettico ai numeri civici 1 e 4;

- la piazza è dedicata a una figura femminile realmente esistita che incarna in modo netto una sorta di resistenza attiva ai modelli patriarcali della donna relegata al mero ruolo di moglie e di madre. Una donna di forte personalità, che si è affermata attraverso il lavoro e la creatività. E infine una donna che (pur dichiarandosi a suo tempo “non femminista”), seppe manifestare nella sua vita la più intensa empatia e capacità di relazionarsi ad altre donne, attraverso amicizie, scambi intellettuali e creativi e anche rapporti amorosi. Questa resilienza femminile, di una donna reale, è il simbolico che, a nostro avviso, meglio dialoga con un contraltare rappresentato invece dall’archetipo femminile della potenza generatrice e del nutrire: non solo fisicamente, ma anche attraverso l’amore e la cura. 

Respingiamo invece ogni interpretazione per cui l’archetipo della donna, anche colta nell’atto di generare o di nutrire e accudire i propri figli, debba essere banalizzato e ridotto alla mera funzione di donna-moglie e madre, quindi implicitamente incapace, o non autorizzata dalla società e dal maschile, a svolgere qualunque altra funzione e ad affermarsi anche socialmente, artisticamente o scientificamente ai massimi livelli. 

Per questo chiediamo con forte convinzione che, per l’installazione dell’opera di Vera Omodeo nella città di Milano, prima di qualunque altra destinazione sia riconsiderata con criteri e processi più approfonditi e oggettivi, la proposta originaria della piazza Duse

Il Direttivo di Toponomastica femminile, Roma, 13 aprile 2024 


di seguito 2 articoli usciti sul Corriere della Sera e alcune foto di altre opere di Vera Omodeo











 

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