venerdì 24 settembre 2021

Per una rivoluzione della cura: manifestazione nazionale delle donne a Roma

25 settembre 2021: la prima grande manifestazione nazionale delle donne dopo la pandemia partirà alle h. 14 da piazza del Popolo a Roma, con la parola d’ordine Tull Quadze che in lingua pashtun significa tutte le donne. 

Promossa dall’Assemblea della Magnolia che, sull’onda dei problemi sollevati dalla pandemia e dalla crisi climatica, alla Casa internazionale delle donne di Roma ha visto la partecipazione di molte iniziative e luoghi delle donne, gruppi, associazioni e donne singole, la manifestazione chiama a un cambio di paradigma: a una rivoluzione della cura necessaria e urgente, che soppianti la mentalità della distruzione. A questo proposito vi segnaliamo anche il manifesto per una società della cura, perfettamente in linea con questi obiettivi. Le donne, in linea con le indicazioni del Women’s Forum, chiedono che tutte le risorse del Pnrr siano rivolte a sanare la distruzione del pianeta e le sue ingiustizie, così come tutte le nuove leggi; chiedono di non replicare le scelte di predazione che ci hanno condotto fino qui; basta armi, energie fossili, carne: occorre investire in Natura, welfare, lavoro, equità e uguaglianza. Richiama inoltre l’attenzione sull’arretramento della condizione delle donne nel mondo e alla necessità ora prioritaria di non lasciare sole le donne afghane

martedì 21 settembre 2021

7 femminicidi in 7 giorni e i commenti di Palombelli: esposto delle giornaliste all'Ordine professionale

Le giornaliste rivolgono all'OdG il seguente esposto"A volte è lecito anche domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa, oppure se c'è stato un comportamento esasperante e aggressivo dell'altra parte”. Queste parole, pronunciate dalla giornalista Barbara Palombelli durante la puntata di 'Forum' del 16 settembre 2021, su Canale 5 e Rete 4, rappresentano una narrazione degli ultimi sette femminicidi tremenda, vergognosa e pericolosa, in palese violazione dell'articolo 5 bis del testo unico deontologico e del Manifesto di Venezia



Insinuare il dubbio che una donna uccisa dal partner, ex partner, o dal vicino di casa, se la sia in qualche modo cercata, è una affermazione di assoluta gravità che ignora le regole professionali: la vittima viene così uccisa una seconda volta, adducendo attenuanti e motivazioni a favore del carnefice. 

Espressioni e atteggiamenti che testimoniano la totale assenza di una cultura di parità e di rispetto nei confronti di madri, mogli, figlie uccise in quanto donne. Non c'è, neppure nei codici penali, la giustificazione degli uomini “obnubilati”, in preda a raptus: ci sono donne che non hanno istigato la violenza, l'hanno subita e per questo sono morte.

Le Commissioni pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell'Usigrai e del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e delle giornaliste e l'associazione Giulia Giornaliste, che hanno tra le finalità anche di vigilare e garantire che l'informazione dia una corretta rappresentazione dell'immagine femminile, libera da stereotipi, improntata al rispetto della dignità delle donne, chiedono a codesto Consiglio regionale che si apra un procedimento disciplinare nei confronti di Barbara Palombelli, giornalista professionista e conduttrice di 'Forum'.




domenica 19 settembre 2021

Mi chiamo Tiziana Scalco: care donne, perché vi chiedo di votarmi

di Tiziana Scalco • Care amiche, mi rivolgo a quelle di voi che a Milano si recheranno presto a votare: perché chiedo il vostro voto e voglio spiegarvi perché votarmi. Mi chiamo Tiziana Scalco, sono di famiglia veneta e milanese di adozione.

Mi candido perché credo fermamente che la presenza delle donne in politica possa invertire la rotta che ci ha portato a una politica maschile prevaricante, che parla un linguaggio maschile, ha un pensiero maschile, una progettualità sociale e territoriale maschile.

Da sempre faccio politica impegnandomi sui diritti del lavoro e delle donne; per 35 anni nella Cgil come sindacalista, per 8 anni come segretaria confederale in Camera del Lavoro a Milano. Da quest’anno la pensione: ora è per me naturale dare continuità alla mia esperienza mettendo le mie idee e il mio impegno al servizio della comunità milanese. Per questo mi sono candidata in consiglio comunale per le amministrative di Milano del 3-4 ottobre 2021, nella lista del Partito Democratico.

Milano è una città cui devo molto, fin da quando mi accolse nel trasferimento dall’ufficio vertenze legali della Cgil di Varese a quello dell’allora FILCEA CGIL di Milano; sono seguiti 25 anni straordinari, che mi hanno consentito di maturare professionalmente e personalmente, lavorando a contatto con le associazioni milanesi, università, istituzioni.  

Nei primi anni Duemila ho visto nascere a Milano le prime reti istituzionali antiviolenza, con la presenza anche del sindacato al tavolo delle associazioni femminili storiche che da sempre si occupavano di diritti femminili, di violenza maschile, prostituzione, stereotipi sessisti nella pubblicità e nei media. Sempre a Milano, con i tre sindacati e Caritas, ho fatto parte del Forum sulla prostituzione che ha avviato un dibattito cittadino su questi temi così sensibili e complessi. Abbiamo portato avanti un concetto di civiltà che mette la prostituzione in contraddizione stessa al diritto delle donne a una propria libera sessualità, contro l’idea che la prostituzione possa realmente essere una libera scelta o, ancor peggio, un lavoro da normare come libera professione. Su questo tema c’è stato molto dibattito e a seguire ho invitato associazioni e professioniste a lavorare a una proposta di legge che, a partire dalla regolamentazione della pubblicità sessista, fosse anche propedeutico a rivendicare un ruolo della donna nella società libera dagli stereotipi.

L'azione decisiva di Se Non Ora Quando è partita da Milano e io con le mie compagne del sindacato e le tante donne che si attivarono, a Milano siamo state perno di questa battaglia, che ha portato a tanti risultati anche se poi, a livello nazionale, ha perso tanto del suo potenziale. Potrei citare molte altre battaglie al fianco delle donne in ogni ambito, da quello per l'occupazione femminile alla disparità di salario e di percorso di carriera, dalle molestie sessuali e il mobbing subiti dalle donne nei luoghi di lavoro. Credo fermamente che il talento e la sensibilità delle donne, la loro affermazione nel lavoro pubblico e privato possa cambiare le sorti del nostro pianeta, dove non solo bisogna ancora lavorare tanto sui diritti civili, ma anche per scelte ambientali realmente lungimiranti, rispettose della salute delle persone e del pianeta. Una responsabilità sociale alla quale siamo chiamati tutti e tutte! E rispetto alla quale proprio le donne possono fare la differenza.

Basti vedere come ancora non si interviene sull’orrore della filiera degli allevamenti intensivi, che non solo infieriscono sugli animali ma sullo stesso equilibrio basilare del pianeta. C’è un processo di riqualificazione che parte dall’alimentazione animale e umana, dalla cura del verde alle scelte urbanistiche e dei trasporti, dalla cura dell’acqua e dell’aria, i cui temi devono essere messi in agenda più incisivamente e subito nei programmi politici nazionali e in quelli dell’amministrazione comunale di Milano, perché è da questa città che possiamo ripartire per uno sviluppo veramente sostenibile.

Milano è sempre stata pioniera di tante scelte di civiltà e di sviluppo che hanno fatto da faro per tutto il Paese e può esserlo ancora. 

Mi candido perché le donne sono il futuro di questo pianeta maltrattato, perché possono essere il motore vero del cambiamento e Milano può lanciare temi forti come questi, è la Città che può fare la differenza anche dal punto di vista internazionale. La forza delle donne e il loro impegno vanno messi ancor più in rete e rafforzati per cambiare davvero il paradigma maschile cui siamo soggetti e con il quale siamo governati. Lo stesso PNRR, pur con qualche tratto di novità rispetto alle politiche di equità uomo donna, non riesce ancora ad essere incisivo come dovrebbe. 

La politica ha bisogno delle donne e votare donna può fare la vera differenza

Care amiche, inutile vi dica come votare donna sia fondamentale per portare avanti temi di civiltà e per scelte coraggiose e concrete per la sostenibilità sociale e ambientale. Vi dico che se mi voterete mi impegnerò con tutta me stessa per non deludervi.

Tiziana Scalco

Candidata in consiglio comunale a Milano, elezioni 3 – 4 ottobre 2021 Scheda blu

  




sabato 18 settembre 2021

Milano città della parità: un manifesto

Venerdì 17 settembre, alla Casa della Cultura di Milano, è stato presentato il manifesto “Milano città della parità”: l'iniziativa si rivolge all sindaco, all’amministrazione, alle cittadine  e ai cittadini proponendo una serie di punti programmatici per accelerare il percorso della città verso la parità di genere.



Questo il testo del manifesto:

Milano, città della parità 

Premessa

La drammatica esperienza della pandemia ha procurato all’intero Paese e alla nostra comunità ferite profonde. All’enorme numero di morti sofferti dalla nostra Regione, si sommano le paure e il disagio sociale di chi vive sulla propria pelle crisi economica e incertezza del futuro. 

Nonostante sia ormai dimostrato come l’occupazione femminile produca benessere per l’intera società l’Italia, ben prima della crisi sanitaria, registrava un consistente gap salariale e occupazionale tra generi e anche un tasso di lavoro femminile sensibilmente inferiore rispetto al resto d’Europa, ma è oggi più che mai indispensabile che anche le donne siano motore pulsante della ricostruzione del nostro Paese, pur partendo da condizioni decisamente svantaggiate rispetto agli uomini. 

In più, mentre le donne italiane sono in prima linea negli ospedali, nei negozi, nelle case, alle prese con i figli in didattica a distanza tentando di conciliare situazioni molto spesso inconciliabili, covid, lockdown e restrizioni sociali hanno colpito come un’ulteriore mannaia ambiti lavorativi storicamente femminili, spesso precari, collegati ai servizi alla persona, al commercio, al turismo e alla ristorazione. 

Il crollo dell’occupazione ha interessato 3 lavoratrici ogni 4 posti di lavoro persi, a dimostrazione di come le conseguenze economiche della crisi abbiano esacerbato le diseguaglianze sociali a partire proprio dal divario di genere. 

La gravità della situazione sanitaria, accrescendo la vulnerabilità personale e collettiva ha inoltre reso ancor più palese il valore sociale del lavoro di cura, da sempre associato alle figure femminili e tradizionalmente considerato questione privata. Riconoscerlo per contro come questione pubblica e politica in senso proprio, oltre che centrale sotto il profilo economico, appare fondamentale per il raggiungimento di una società paritaria e realmente democratica. 

L’Italia è anche il Paese europeo dove più sono marcate le differenze in politica e nelle istituzioni tra uomini e donne, le quali, pur essendo oltre metà della popolazione, hanno ancora troppi pochi incarichi rappresentativi sul territorio nazionale. 

Appare invece sempre più chiaro che il potere della responsabilità – inteso come capacità di farsi carico dei bisogni collettivi e di trovare soluzioni efficaci – debba venire distribuito equamente tra i generi per non attingere ai talenti di solo una parte dell’umanità ed essere tutti insieme protagonisti di una politica paritaria, riformista, europeista ed ecologista. 

La pandemia ha reso, infatti, ancora più evidente come l’unica direzione possibile per la salvezza dell’umanità sia quella di uno sviluppo sostenibile e inclusivo e la necessità di battersi insieme per un’ idea di giustizia intergenerazionale. 

L’attuale situazione mondiale sta colpendo duramente dal punto di vista sanitario ed economico anche la città di Milano dove certamente gli indicatori occupazionali femminili erano migliori rispetto ad altre aree del Paese, ma dove pure si sono rese più evidenti lacune e criticità nei riguardi delle donne. Infatti, se da un lato la massiccia presenza femminile nel tessuto lavorativo milanese ha contribuito negli anni al successo della città, è anche vero che il prezzo personale e sociale che le sue cittadine hanno pagato e pagano è ancora troppo alto. 

Per questo molte donne e uomini del mondo delle professioni, della ricerca e della cultura, del terzo settore, delle aziende, delle istituzioni, del sindacato e dei partiti che ritengono che dalla crisi si possa uscire diversi e più forti solo uscendone insieme, chiedono che Milano diventi un laboratorio per la parità e operi in base a criteri di giustizia sociale e intergenerazionale, di competenze, di cura e di responsabilità politica. 


È necessario che chi governerà la Città negli anni a venire ponga al centro della propria azione le politiche di genere intervenendo anche con azioni riparative per far decollare l’occupazione femminile e per creare reali pari opportunità tra donne e uomini. 

È necessario che le donne abbiano la stessa rappresentanza e forza decisionale degli uomini nella società e in politica. 

È necessario fare ancora di più per contrastare una cultura discriminatoria che limita il dispiegarsi delle energie femminili e continua a prevaricare le donne fino ai reiterati, insopportabili casi di violenza domestica e ai femminicidi. 

È necessario creare nuove condizioni anche potenziando i servizi a favore delle famiglie per far sì che le energie e le competenze delle donne possano essere utilizzate al meglio senza che questo leda la loro autonomia o rinuncino alla maternità che riteniamo debba essere considerata come un valore al contempo personale e sociale.
Nel ripensare al suo modello di sviluppo in chiave di sostenibilità ambientale e sociale, la città non potrà prescindere dalle energie e dalle competenze femminili perché anche dai talenti delle donne dovrà giungere una spinta fortissima alla ricostruzione di Milano che, per quello che rappresenta a livello nazionale e internazionale, potrà certamente influenzare l’intero Paese. 


Proposte 

• 1. Istituzione di un Assessorato alle Pari opportunità di genere con portafogli, struttura e personale adeguati, che si interfacci e lavori in Giunta trasversalmente con tutti gli altri assessorati. 

• 2. Garanzia dell'equilibrio di genere, già prevista a livello statutario e regolamentare, anche nella nomina nelle posizioni apicali degli enti, aziende, istituzioni e società partecipate; rispetto di un equilibrio sostanziale anche nella composizione delle Giunte, bilanciando tra i due generi gli incarichi di maggior peso politico. 

• 3. Adozione sistematica dello strumento del bilancio di genere per inserire una prospettiva paritaria nei diversi momenti della programmazione politica e di spesa, attuazione e valutazione delle scelte di bilancio. 

• 4. Potenziamento dei servizi per la salute e dei presidi territoriali con servizi di prossimità per le donne, al fine di garantire la piena applicazione delle leggi vigenti in materia di sanità pubblica, capaci di rispondere ai bisogni della salute psico-fisica delle cittadine e dei cittadini, anche con disabilità. 

• 5. Implementazione dei servizi di welfare per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro volti a favorire, attraverso una loro riorganizzazione capillare, anche la condivisione famigliare della cura e l’investimento sull’occupazione femminile. 

• 6. Potenziamento dei luoghi di co-working, coerentemente con il ripensamento degli orari e della mobilità, in un ottica flessibile e sostenibile del lavoro, per la riqualificazione di tutti i quartieri, soprattutto quelli periferici, secondo la condivisa visione della “città a 15 minuti”. 

• 7. Collaborazione costante e sostegno continuativo ai centri antiviolenza e alle case rifugio, con il potenziamento dell’attività di rete tra presidi sociali e territoriali e cooperazione tra istituzioni. 

• 8. Incentivazione di iniziative culturali e educative per contrastare gli stereotipi e formare alla parità di genere, partendo dalle scuole dell’infanzia, ma anche rivolte alla cittadinanza: rafforzamento dell’empowerment femminile, attenzione alle materie STEM, contrasto deciso e strutturato alle pubblicità sessiste e discriminatorie, attenzione al principio paritario nei panel e negli eventi pubblici del Comune e delle partecipate. 

Per raggiungere questi obiettivi, è strategico l’avvio di una collaborazione costante fra l’Amministrazione comunale, il Sistema scolastico pubblico e privato e le Università. 

• 9. Istituzione di un Osservatorio indipendente che collabori con Università e Istituti di ricerca, per la raccolta dei dati necessari a definire politiche mirate, per monitorare le azioni programmate dall’Amministrazione e per verificarne le ricadute sulla popolazione femminile, come richiesto dall’Unione Europea. 


Le firme delle promotrici e dei promotori (in ordine alfabetico):

Marilena Adamo, Politica, già Senatrice della Repubblica; 

Edoardo Bai, Medico del Lavoro, Comitato Scientifico Legambiente; 

Giovanni Baule

Ilaria Bonacossa, Gallerista D’Arte e Direttrice di Artissima; 

Valeria Bucchetti, visual designer, docente di Design della comunicazione, Politecnico di Milano; 

Ferruccio Capelli, Direttore della Casa della Cultura di Milano; 

Lorella Carimali, docente di Liceo Matematica e Fisica, Scrittrice; 

Alba Chiavassa, Magistrata; 

Marco Coldani, Presidente Associazione Italiana Commercio Chimico e Vicepresidente Unione ConfCommercio di Milano, Lodi e Monza Brianza; 

Roberto Cornelli, docente di Criminologia, Università Milano Bicocca; 

Lella Costa, Attrice e Scrittrice; 

Elisabetta Daniele, Imprenditrice; 

Carla Facchini, docente di Sociologia della famiglia, Università Milano Bicocca, Presidente Associazione Nestore; 

Alessandra Faiella, Attrice, Scrittrice, Formatrice; 

Renata Ferri, giornalista e photoeditor; 

Mario Furlan, docente Universitario di Motivazione e Crescita personale, Scrittore , Fondatore dei City Angels; 

Laura Hoesch, Avvocata di Famiglia; 

Cristina Jucker, giornalista, vicepresidente Movimento Milano Civica, 

Alessandra Kustermann, Ginecologa; 

Gad Lerner, giornalista e scrittore; 

Lia Lombardi, docente di Sociologia, Università degli Studi di Milano; 

Marta Maria Marangoni, Attrice, Cantante, Regista, Presidente APS Minima Theatralia; 

Luisa Mariani, Psicologa, docente di Psicoterapia dell’adolescenza; 

Donatella Martini, Presidente di DonneinQuota; 

Donatella Massimilla, Drammaturga, Fondatrice di Cetec (Centro Europeo Teatro e Carcere); 

Enzo Mingione, docente Sociologia Economica, Università Milano Bicocca; 

Silvia Penati, docente di Fisica teorica e Metodi Matematici Università Bicocca; 

Cinzia Poli, autrice radiofonica; 

Annalisa Rosiello, Avvocata del Lavoro, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano; 

Alice Sophie Sarcinelli, Antropologa, Presidente Associazione Blimunde; 

Marina Senesi, attrice-autrice teatrale e radiofonica; 

Tiziana Scalco, Sindacalista; 

Paolo Scotti, Impresario teatrale; 

Cinzia Spanò, Attrice, Fondatrice del collettivo Amleta;

Maria Cristina Treu, docente di Urbanistica, Politecnico di Milano; 

Lucia Vasini, Attrice e Comica; 

Giovanni Zaccherini, Giornalista, Pubblicista, Scrittore;

Francesca Zajczyk, docente di Sociologia Urbana, Università Milano Bicocca;

Francesca Zanasi Gabrielli Panza, Editor e Giornalista   


#iosottoscrivomilanoxlaparita 

per aderire potete scrivere a: info@donneinquota.org




mercoledì 15 settembre 2021

Riconoscere gli animali come soggetti, non oggetti: per una riforma del codice civile

La Task Force Animalista, un nutrito gruppo di pressione per il rispetto degli animali, invita tutte le persone sensibili a questo tema a manifestare sabato 18 settembre, in nove città italiane, in favore della modifica della nostra legislazione in senso animalista. 
L'appuntamento invita ad unirsi in presenza, in tutta Italia, per sostenere la richiesta di Riforma del Codice Civile, Libro Terzo sulla Proprietà e Libro Primo sulla Persona e la Famiglia, in chiave ambientalista: dando riconoscimento a tutti gli animali dello status di esseri senzienti, esseri viventi quali sono, in grado di provare gioia, dolore, emozioni, affezioni; riconoscendo inoltre gli animali d’affezione come soggetti giuridici parti integranti delle nostre famiglie, compresi quelli da cortile a cui siamo affezionati. Con una riforma che attualizzi un codice oggi non etico, quindi non civile, si chiedono pene adeguate per chi maltratta esseri indifesi e azioni concrete come spese veterinarie mutuabili.




In alcune piazze del 18 settembre sarà anche possibile firmare per il Referendum Aboliamo la Caccia

Notevole che, facendo cadere le reciproche rivalità in nome dell’amore per gli animali, alla manifestazione di Milano abbiano aderito (promettendo la loro presenza) membri dei più vari partiti: da Francesco Fortinguerra dei Verdi, e Carlo Monguzzi passato a Europa Verde dopo tanta militanza ambientalista nel Pd, a Luigi Piccirillo dei Cinque Stelle a Gabriele Luigi Abbiati e all’avv. Gianluca Lanza della Lega, all’Avv. Mauro Festa leader del Partito Gay LGBT.

Lo status di esseri senzienti, aventi soggettività, viene riconosciuto agli animali dal Trattato Europeo di Lisbona (art.13 TFUE), a cui hanno aderito molti paesi europei; ma in Italia siamo ancora in attesa di una riforma legislativa che consenta di ridurre più efficacemente le crudeltà. 

Nel frattempo sono infinite le sofferenze degli animali, a causa di sfruttamento e maltrattamenti impuniti, tratta, randagismo, allevamenti intensivi, vivisezione, spese veterinarie impossibili da sostenere per molte famiglie, canili lager e colonie feline abbandonate, caccia e bracconaggio.

I fondi per la prevenzione, la sterilizzazione degli animali sul territorio nazionale, la cura, finiscono nelle tasche di molti Comuni e Regioni senza produrre azioni concrete.

In nome del principio “senza etica ed empatia non c’è civiltà”, è nata dunque la Task Force Animalista, associazione culturale presieduta dalla filosofa della scienza Carolina Sala, che si dedica alla parte legislativa della tutela degli animali e dell’ambiente con l’aiuto degli avvocati Daniela Russo e Nicola Tamola del Foro di Milano. 

La Task Force Animalista coinvolge molti enti già attivi su questi temi: il Partito Animalista Italiano, il Coordinamento Animalista, Gaia Animali e Ambiente di Edgar Meyer accompagnata dall’Avv. Tiziano Buzzolani, Alpha Educatori di Strada ODV, Animalisti Italiani, Animalisti Genovesi, Oipa Genova, Origine Animale, Fronte Animalista, Associazione Zampette Felici, Meta Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente, AVI Associazione OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, AVI Associazione Vegani Internazionale, Animalisti ETS, Iene Vegane, Associazione CA.TE.RI.NA, Associazione Culturale Varese, LAV Milano, LAC Padova, Parma Etica Festival, Oipa Parma, F.I.B.A – Federazione Italiana Benessere Animale di Gianluca Comazzi, LAV Roma, Confconsumatori Varese e Provincia, Anpana Sez. Territoriale di Milano, LEAL Lega Antivivisezionista, Horse Angels.

Tra i testimonial ci sono Donatella Rettore, Massimo Wertmuller, Edoardo Stoppa, supportati da RadioVeg.it e cittadini che organizzano presidi, come avv. Camilla Cusumano a Padova, e Domenico Chiericozzi (Editore di guidacitta4zampe.it) a Rimini.

Questi gli appuntamenti organizzati:


Lombardia

                Milano manifestazione c/o Palazzo di Giustizia

                L. go Biagi / P.zza San Babila;

                Varese SIT-IN c/o Piazza Carducci

Veneto: Padova presidio c/o Piazza Antenore

Liguria: Genova presidio Via XX Settembre

                /Via Porta d’Archi;

                La Spezia presidio c/o Piazza Beverini

Emilia Romagna: Parma presidio Piazza della Pace;

                Forlì presidio c/o Piazza Saffi;

                Rimini SIT-IN Bagno 81 Rimini Dog No Problem

Toscana: Firenze presidio Piazza della Repubblica

Lazio: Roma presidio c/o Piazza del Popolo

Calabria: Lamezia Terme presidio Corso Numistrano

Campania: Cava De’Tirreni manifestazione 

                Corso Mazzini / Corso Umberto I /Piazza Abbro

Sicilia: Catania presidio Via Etnea ang.o Via Prefettura; 

                Messina presidio Piazza Cairoli


Per altre informazioni e aggiornamenti contattare l'evento facebook.

lunedì 16 agosto 2021

Servono immediati corridoi umanitari per le donne afghane. L'appello della giudice afghana Tayeba Parsa

Il 14 agosto la giovane giudice afghana Tayeba Parsa, anche a nome dell'Associazione delle donne giudici dell'Afghanistan, aveva lanciato un nuovo disperato appello. Fra le altre cose ha dichiarato: “Sapete, i talebani vogliono vendetta e sappiamo che prendono di mira per primi i militari e la magistratura; e le donne. 


Diversi di loro li abbiamo processati e condannati, ma le donne che lavorano e occupano un ruolo di potere nella società sono già bersagli naturali per i talebani, che si rifiutano di concedere qualunque diritto alle donne. E non appena conquistano un'area aprono la prigione e liberano i loro sostenitori. Noi donne giudici siamo molto preoccupate. Sappiamo che la nostra vita è in grave pericolo; io, essendo giudice nella sezione commerciale della Corte d'appello di Kabul, ho perseguito molti uomini d'affari potenti e senza scrupoli negli ultimi anni, uomini che molto spesso hanno stretti legami con i talebani; ho condannato membri della mafia e talebani. Negli ultimi 20 anni abbiamo potuto sperimentare la democrazia, lo stato di diritto e lo sviluppo dei diritti delle donne, ma perderemo tutti questi progressi. Torneremo indietro di 100 anni. Noi amiamo il nostro lavoro e il nostro paese, ed è terribile che il solo modo di salvarsi sia cercare di fuggire; cosa anche molto difficile, specie per i magistrati. Molti paesi hanno chiuso le loro ambasciate ed è estremamente difficile ottenere i documenti necessari. Ma se vogliamo vivere, non c'è altro modo: se rimaniamo qui saremo imprigionate o moriremo”. 

Attualmente ci sono circa 250 giudici donne nel paese, le quali rappresentano solo l'11% della professione; tutte sono regolarmente oggetto di intimidazioni e aggressioni, due di loro sono state giustiziate già a gennaio. La maggior parte di loro si concentra a Kabul e con certezza, con l’arrivo dei talebani, la loro sorte è segnata. Tayeba Parsa è ancora più a rischio in quanto appartiene alla minoranza hazara, storicamente perseguitata dai talebani.

Le donne giudice afghane hanno chiesto aiuto all'Associazione internazionale delle donne giudici (IAWJ), che rappresenta più di 6.500 giudici in oltre 100 paesi. Mona Lynch, direttrice regionale di IAWJ per il Nord America, ha risposto garantendo il suo impegno: “queste donne coraggiose, ha detto, in questi 20 anni hanno lottato per uno stato di diritto e un governo stabile in Afghanistan, sempre minacciate per il loro lavoro; ora hanno bisogno di aiuto e noi saremo la loro voce”. L’Associazione ha esortato le parti coinvolte nei negoziati di pace a garantire i diritti delle donne e delle bambine, e in particolare delle magistrate, che si trovano in pericolo estremo. Chiede inoltre ai governi di includere le donne giudici afgane e le loro famiglie nelle misure speciali concesse a interpreti, giornalisti e altro personale che ha fornito servizi essenziali alle forze militari straniere in Afghanistan. Sollecita infine che le donne giudice vengano incluse tra i gruppi prioritari selezionati dal governo canadese, che ha annunciato di voler accogliere 20.000 rifugiati afgani.

Ma Tayeba Parsa ha sollecitato invano aiuto perché la comunità internazionale intervenisse subito per fermare l'avanzata dei talebani e la caduta del governo afghano, e per avere soccorso perché lei e le sue colleghe potessero fuggire in tempo dal Paese.

Ora Kabul è caduta, il terrore si è abbattuto sulla città; che sarà di loro?

Come ha dichiarato Qorbanali Esmaeli, presidente dell'Associazione culturale degli afghani in Italia, "la città è preda di un terrore indescrivibile. La cosa più preoccupante, più assurda ed atroce è che le donne e le bambine sono considerate bottino di guerra. Ho due sorelle e diverse nipoti, temo per loro e per tutte le ragazze". 



Firmiamo la petizione per corridoi umanitari destinati in particolare alle donne afghane: la trovate a questo link. Ci auguriamo anche che al più presto i governi prendano provvedimenti urgenti per l’accoglienza di coloro che fuggono davanti a questo orrore: non parcheggi di “clandestini”, ma progetti seri di ospitalità, integrazione e futuro.





martedì 8 giugno 2021

Siamo tutte Saman

L’orribile assassinio di Saman lascia pietrificati, il cuore quasi si ferma nel vedere i filmati di padri e zii con la vanga in mano, nell’intuire le discussioni e la preparazione che ha preceduto un delitto che non può maturare in famiglia, da parte di chi dovrebbe amare e proteggere. 




È qualcosa che sembra possibile solo da parte di criminali incalliti ed estremi: mafiosi. Crimini estremi intesi per lo più a difendere quella cosa intoccabile: la Cosa nostra; la fonte e custode di quel potere che non è lecito mettere in discussione. 

In questo senso, letteralmente, “Cosa nostra” è anche la mentalità mafiosa del patriarcato che ancora in tutto il mondo offre comprensione esplicita agli uccisori di donne e ancora in troppi paesi (anche da noi fino a pochi anni fa) consente sconti surreali di pena o addirittura impunità per i femminicida. 

A ben vedere, di delitti così orribili ne vediamo in continuazione: fidanzate, mogli, figlie e bambini piccoli condannati a morte a sangue freddo per vendetta e spesso trucidati in modi raccapriccianti (fino a seppellire o bruciare vive) e tutto ciò avviene in un’indifferenza pressoché generale, perché per lo più la strage di donne viene vissuta come un effetto collaterale inevitabile dell’esistere, “come gli incidenti stradali”. Un'indifferenza che è anche delle istituzioni.

Improvvisamente, però, questo delitto evoca qualcosa anche in tutti quelli per cui il femminicidio non esiste e i loro sodali che il concetto di “femminicidio” addirittura lo irridono: e questi si svegliano perché il delitto non avviene in nome della "gelosia" o del raptus, ma della religione; anche se più precisamente qui è in nome dell'onorabilità familiare, in un ambito in cui la legge religiosa impone simili comportamenti come riparazioni di comportamenti vergognosi. 

Di fatto questo evento apre le porte ad altre forti emozioni, quelle del terrore delle orde islamiche; una paura che non si può liquidare nello stesso modo, irridendola.

Si, costoro fingono di non sapere che ogni anno, nella nostra civile culla cristiana, non solo ex compagni ma anche padri indegni premeditano, pianificano e attuano con ferocia inaudita esecuzioni di donne di famiglia; costoro in tutti questi casi gridano alla “pazzia” mentre se l’assassino è straniero accusano l’Islam, per criminalizzare gli stranieri (e chi cerca di risolvere i problemi della loro presenza). 

È un processo distorto, ma questa paura ha un fondamento, e la cosa che fa più paura è che non facciamo niente di veramente serio per affrontare questo problema

Qualcosa di serio non è certo criminalizzare, respingere e radicalizzare chi fugge con i suoi bagagli di dolori e di retaggi culturali.

Qualcosa di serio è un lavoro sociale e culturale serio; quello che in Occidente ha fatto ininterrottamente, ormai da un secolo, solo il movimento delle donne.

Si: è vero che oggi i paesi in cui le donne sono più in difficoltà sono quelli a guida religiosa, o filo-religiosa, di matrice islamica, paesi in cui i retaggi culturali agitati dai fanatici  creano anche vere e proprie prigioni mentali di massa. Questo non si può liquidare come irrilevante. 

E si, anche da noi fino a pochi anni fa, non dimentichiamolo mai: anche da noi (che abbiamo dedicato agli uccisori di donne fior di canzoni romantiche), uccidere donne era praticamente depenalizzato, lo stupro non era nemmeno reato contro la persona

Ma di questo non è lecito accusare (solo) le religioni con tutto il loro portato di oppressione: la capacità intimidatoria delle religioni è solo uno strumento (il più efficace!) usato dal patriarcato come arma pesante contro le donne. 

E qui una piccola parentesi: quando nel 2016 Sadiq Khan si candidò come sindaco di Londra, con quel nome spaventoso e la sua religione di origine sollevò un’ondata di timori, e poi la sua elezione fu vista come l’inizio dell’islamizzazione di Londra. Invece si è dimostrato un sindaco tollerante e veramente progressista, amministratore capace e capace di ridurre i conflitti e infatti, pur nel clima di litigiosità che continua a peggiorare, è stato rieletto un mese fa per un secondo mandato

Allora si può essere mussulmani e tolleranti? difensori dei diritti di tutte e di tutti? Si, si può. 

Ma allora: è la "religione" da criminalizzare e combattere, o l'integralismo e le barriere culturali che lo alimentano? 

Come dice Waris Dirie (che fuggita dalla Somalia dopo essere stata infibulata combatte da decenni per i diritti delle donne), le persone che fuggono da paesi estremamente arretrati e penalizzati, dove si subisce molta violenza, andrebbero accolte con ancor più cura, e non “lasciate in un angolo”. In quell'angolo dove, isolati e disprezzati, gruppi chiusi finiscono per perpetuare forme di cultura tribale e relativi riti cruenti contro le donne


 

Sono decenni che (come si preconizzavano i disastri climatici che si stanno puntualmente avverando), si preconizzano ondate inarrestabili di migrazioni, dovute appunto all’intensificarsi di guerre, dittature, povertà e, appunto, condizioni climatiche sempre più estreme. Questo fenomeno non si può chiudere fuori sbattendo porte, perché è come il fumo e l'acqua; continuerà a penetrare comunque, ovunque; come il fumo o l'acqua questa folla che preme alle porte di tutti i Paesi non la si può arrestare; la si può solo convogliare, tentare di darle una direzione e uno sbocco. 

L’unico modo serio di affrontarla è dare assistenza e guardare, con vera profondità e serietà, alle problematiche culturali e di pressione sociale che vi possono ribollire, lavorare per una crescita di consapevolezza e tolleranza, e nel farlo mettere al centro la dignità della donna

La donna imprigionata e oppressa da un islamismo ancora involuto o la donna vilipesa e massacrata da tutto il porno con cui crescono i nostri figli: per ognuna di noi il patriarcato ha una gabbia e una condanna; ma siamo sempre noi donne e chi tocca una tocca tutte e tutte siamo ogni donna violentata e uccisa. Siamo tutte le donne italiane, e tutte le donne straniere.

Oggi tutte siamo Saman.

E per concludere, riguardo a tutti i paladini (e paladine!) delle donne che si risvegliano solo quando gli assassini non sono italiani (accusando invariabilmente le femministe di presunta indifferenza), un promemoria: