martedì 7 luglio 2020

8 luglio 2020, assemblea nazionale delle donne

Domani, 8 luglio, avrà luogo un’assemblea nazionale delle donne presso la Casa Internazionale delle donne di Roma, che sarà possibile seguire in diretta Facebook dalla pagina fb della Casa. Qui l’evento. L’ordine del giorno, dal titolo oggi è l’ora della forza e dell’unità delle donne, fa riferimento all’esigenza che tutte sentiamo di confrontarci e coordinarci, in un momento storico di svolte e di decisioni importanti da prendere in relazione all’emergenza sanitaria, e agli investimenti da fare.


Dopo la retorica sulle eroine distrutte dalla fatica nei nostri ospedali pubblici falcidiati dai tagli, scrive l’invito all’assemblea, le donne sembrano essere state dimenticate. Le uniche cose che le riguardano di cui si discute in questa difficile estate sono la possibile riduzione dell’offerta di istruzione pubblica, la diminuzione degli orari dei servizi per l’infanzia, la ulteriore precarizzazione del lavoro, la generalizzazione senza limite dei contratti a termine, l’aumento del lavoro da casa, per ora senza regole e senza limiti.
Si è detto che non si deve tornare alla normalità perché la normalità era il problema, ma per le donne non solo si rischia di tornare alla normalità, ma persino di tornare indietro.
Non possiamo lasciare milioni di donne senza parola.Tante donne stanno reagendo. Denunciano, si mobilitano, costruiscono proposte e punti di vista, chiedono coerenza e pensieri lunghi rispetto alle evidenze che il covid19 ha illuminato come irrinunciabili e che erano state nel tempo rimosse: la centralità della sanità e della scuola pubblica, l’ambito ineludibile della riproduzione sociale, il ruolo insostituibile dello Stato per garantire diritti e anche sviluppo, l’importanza della difesa dell’ambiente contro la follia delle ricette neoliberiste, soprattutto la necessità di rimettere al centro di ogni idea di cambiamento la categoria del genere. Se ci mettiamo insieme possiamo fare la differenza. Possiamo far sì che quello che la pandemia ci ha rivelato e insegnato sulle ingiustizie della nostra vita, non venga dimenticato, coperto dalla paura della crisi economica e dalla voce roboante dei potenti. Possiamo cambiare, segnare le scelte future che l’Italia deve compiere. Dobbiamo. Per questo ci dobbiamo essere e ci dobbiamo essere insieme. In tante, tantissime, oltre le nostre differenze. Non si tratta certo di rimuoverle, perché sappiamo che il movimento delle donne è stato sempre plurale e così continua a essere. Ma le differenze non possono diventare approcci identitari escludenti, spazi spezzettati di consapevolezza e di pratiche, che rischiano di soffocare le attese di tante, di tutte le altre.
Serve oggi ripartire dalla forza necessaria delle donne, serve costruire l’unità delle donne. Unità e non unanimismo, unità e differenze, unità e responsabilità, di ognuna e di tutte.
La Casa Internazionale delle donne - proprio perché non è un movimento ma un luogo e perché questo luogo è percepito e anche riconosciuto come luogo simbolico del femminismo, proprio perché ha inscritto nella sua storia il valore delle lotte e delle conquiste delle donne e l’irrinunciabile pratica dell’ascolto e della relazione tra donne nella pluralità delle loro voci - si candida a proporre a ognuna e a tutte di incontrarci, di vederci, tutte insieme
Invitiamo tutte a partecipare, augurandoci che da questa assemblea nascerà il progetto di un Coordinamento nazionale del movimento delle donne che possa offrire uno strumento, pur nelle differenze, di confronto e di espressione. Un'altra importante occasione di confronto sarà, sempre alla Casa Internazionale delle Donne, la riunione (prevista per il 27 luglio) sul progetto #dallastessaparte. Che, nella sua lettera di invito, scrive: dovremo costruire anche un'onda lunga che raccolga i pensieri per cambiare i paradigmi, il sistema di valori con cui è stato governato questo mondo. Dobbiamo costruire una nuova civiltà che parta dalla consapevolezza del nostro essere soggetti fragili ed interconnessi gli uni agli altri, le une alle altre.


Siamo certe che in questi ambiti il movimento delle donne saprà individuare obiettivi comuni col metodo che storicamente appartiene a noi tutte: attraverso l’elaborazione di proposte ed eventuale condivisione di programmi. 
Al contrario di una “alleanza delle donne” recentemente annunciata: che in assenza di interlocuzione con il femminismo riconosciuto, ha lasciato molte di noi alquanto perplesse.

giovedì 2 luglio 2020

Rivoluzione delle soluzioni, ultima chiamata

Il 22 marzo scrivevamo, su questo blogdopo il lutto e i terremoti economici, i sopravvissuti usciranno dalle quarantene e cercheranno di ricostruire una normalità. Ma già lo sappiamo, che sarà solo una breve tregua: perché un nuovo virus sostituirà il precedente e si dovrà ricominciare da capo. Lo sappiamo vero? No, non lo sa nessuno, perché di questo non si parlaEcco, sta succedendo: e ora gli esperti stanno definendo il continuo emergere di nuovi virus come un vaso di Pandora; quale più efficace rappresentazione di una invasione inarrestabile di mali? 

L’ultimo virus appena scoperto (chiamato G4 EA H1N1) discende dal virus H1N1 della Spagnola, che fece strage nel 1919, e che era ricomparso modificato nella versione che ci ha colpiti nel 2009 : dopo essersi adattato all'uomo, dall’uomo è tornato nei maiali e da qui torna a colpire noi, in una nuova variante, descritta come “una sorta di Arlecchino genetico che ha in sé i virus suini H1N1 americano ed eurasiatico, mescolati con un frammento del virus degli uccelli e con un virus umano”. E insomma un nuovo virus contro cui, se dovesse raggiungerci, i vaccini già sviluppati sono impotenti.
Le “provette naturali” nelle quali questi e molti altri virus rimescolano il loro patrimonio genetico sono numerosi animali nelle foreste così come negli allevamenti; ma la vera causa della loro diffusione e della loro pericolosità siamo noi. Il fattore pericoloso, per se stesso e per gli altri esseri, è l’uomo.
Incubatore e diffusore è l’ insano sistema economico ed alimentare umano, lo stesso che produce surriscaldamento e inquinamento e l’avanzare inarrestabile della desertificazione, dell’estinzione delle specie e quindi della povertà. Tutto questa ha rapidamente portato il Pianeta al collasso, molto rapidamente, e la soluzione non un vaccino. La soluzione è sapere cosa succede, per davvero. La soluzione è cambiare radicalmente abitudini; da subito. La soluzione è che la politica acceleri un’azione che finora è stata ininfluente: serve una vera rivoluzione; la rivoluzione delle soluzioni.
Qualcosa che potrà essere realizzato solo se le donne riusciranno davvero a prendere voce e capacità decisionale su questo Pianeta, e troveranno la forza di respingere la cultura dello stupro. Ricominciamo dal 2013, da quello che scrivevamo proprio qui, 7 anni fa, ponendo all'attenzione le parole di Vandana Shiva: le riforme economiche basate sull'idea di una crescita illimitata in un mondo limitato possono mantenersi solo attraverso il furto delle risorse del debole da parte del potente. E il furto di risorse, essenziale per la “crescita”, crea una cultura dello stupro: lo stupro della terra, delle economie locali autosostenibili, lo stupro delle donne
Basta, non c'è più tempo; è ora di cambiare. Anche e soprattutto di questo discutiamo, mercoledì 8 luglio 2020, all'assemblea nazionale delle donne che avrà luogo alla Casa Internazionale delle donne di Roma, che potrà essere seguita anche in videoconferenza. A breve i link per collegarsi e partecipare.

lunedì 22 giugno 2020

Temperatura in Siberia fino a 38°C: il servizio pubblico informi subito sull'emergenza surriscaldamento

Il 18 giugno un gruppo di studiosi ha organizzato un webinar informativo urgente dal titolo: cosa è successo il 29 maggio? Qui si può seguire nella sua versione integrale:




Prendendo spunto dalla catastrofe in Siberia del 29 maggio, il webinar voleva avvisare che quel disastro petrolifero si deve all'accelerarsi dello scioglimento del permafrost, a causa delle temperature che per 3 mesi sono andate ininterrottamente in crescendo, raggiungendo picchi oltre le previsioni più nere. Nel frattempo, in quella che dovrebbe essere la zona più fredda della Terra, a causa del caldo si susseguono roghi e incendi.

Anche il rapporto ambientale ONU del 2019 metteva per l'ennesima volta in guardia sui gravi aumenti delle temperature invernali nell'Artico, il luogo ove il surriscaldamento può scatenare gli esiti più catastrofici proprio a causa dello scioglimento del permafrost. 
Ma questo seminario ha indicato il disastro del 29 maggio come potenziale “paziente1 nel default del Pianeta” anche per altre ragioni, in quanto la grave anomalia di calore potrebbe ora scatenare altri eventi simili in successione: sul permafrost siberiano, infatti, poggiano anche altre centinaia di strutture come quella già crollata. 
Solo due giorni dopo questo webinar, il 20 giugno, la temperatura in Siberia, che ormai in ampie zone era già sui 30-35°C, a Verkhoyansk è salita addirittura a 38°C. Un luogo ad alte escursioni termiche nel nord della Siberia, nella valle dello Yana, in cui, forse è meglio dirlo, le temperature possono scendere in inverno fino a -70°, mentre a luglio la media può attestarsi a +17°C. Normalmente. Ma è ancora giugno, e se siamo già a +38°C, non è normale affatto.


Questo precipitare di eventi non accade "in Siberia" ma qui, sull'organismo unico "pianeta" sovraffollato da noi umani, e ci riguarda molto da vicino qui e ora: in Italia. Avrà conseguenze dirette su tutti, e rapidamente; altrettanto rapidamente, quindi, serve una vera svolta nel servizio pubblico, che ha il dovere di mettere in primo piano l'emergenza climatica come un fatto che sta precipitando e alla cui soluzione tutti dobbiamo concorrere con urgenza.


Tocca ai legislatori prendere subito iniziative concrete e sempre più drastiche. Ma intanto, senza perdere tempo, il servizio pubblico deve agire esattamente come è già stato fatto per il Covid19: deve spiegare il pericolo che si sta correndo, deve dare il bollettino quotidiano delle temperature in Siberia e delle medie del pianeta, deve diramare informazioni precise sui comportamenti individuali urgenti da tenere per ridurre il surriscaldamento, subito.

Per maggiore informazione riportiamo di seguito anche alcuni estratti da quanto scritto ieri dal noto climatologo Luca Mercalli su Il Fatto quotidiano. Qui Mercalli, notando che, benché in Siberia si siano raggiunti i  38 gradi, e il solstizio d'estate non appaia da noi particolarmente caldo, spiega perché è proprio "il Mediterraneo l’hotspot più grave":

(...).  Assai colpito il Piemonte: lunedì 15 giugno in serata nubifragio di insolita violenza a Nord di Torino, 81 mm di pioggia e grandine a Venaria, di nuovo allagati gli edifici di San Mauro Torinese già evacuati l’8 giugno. Martedì sera 10 cm di grandine sulle strade di Suno (Novara), mercoledì pomeriggio allagamenti a Torino-Sud (in città per ora sono caduti 215 mm in giugno, il doppio del normale) e giovedì sera grandine come uova ha distrutto i frutteti del Saluzzese (Cuneo). Intensi rovesci con allagamenti anche nel Senese martedì, in Lucchesia mercoledì e nell’Udinese giovedì. Il Cnr-Isac comunica che maggio 2020 è stato “solo” il quindicesimo più caldo in due secoli in Italia (anomalia +1,1 °C), ma il periodo gennaio-maggio è da record nella serie dal 1800 (+1,3 °C) per la straordinaria persistenza di temperature sopra media. 
Il lockdown per il Covid-19 ha migliorato la qualità dell’aria, anche se per poche settimane. Lo indica un’indagine nel quadro del progetto “PrepAir” a cui hanno partecipato le Arpa di tutte le regioni padane. I modelli al calcolatore dicono che, a parità di condizioni meteo, rispetto a una situazione senza restrizioni al Nord Italia le concentrazioni di ossidi di azoto a fine marzo erano dimezzate, in quanto direttamente legate al traffico che si è ridotto anche dell’80% nel caso dei veicoli leggeri. 
Invece le polveri sottili sono calate meno (15-30%) perché vi contribuisce soprattutto il riscaldamento degli edifici, invariato. 
Ma è importante ricordare che alle polveri sottili contribuiscono anche gli allevamenti intensivi in modo determinante: pari a quello del traffico e superiore a quello dell'industria. Un apporto più che rilevante (noto da tempo), che è rimasto invariato anche durante il lockdown. Aggiungiamo anche che resta invariato, e cioè in crescita, il consumo di carne: con il relativo sistema produttivo che incide sul riscaldamento globale addirittura come seconda causa, dopo energia e riscaldamento. Causa importantissima che tuttavia viene inspiegabilmente ancora trascurata dalle azioni per il GreenNewDeal e nelle priorità di investimento. Al punto che gli allevamenti intensivi non vengono nemmeno citati nel documento dell'ASviS del 20 maggio 2020, "Per un pacchetto di investimenti a favore dello sviluppo sostenibile delle città e dei territori".  

L'articolo di Mercalli fornisce poi i dati per comprendere come lo sconvolgimento stia colpendo tutte le aree del mondo, e conclude spiegando come proprio l'Italia, trovandosi nel Mediterraneo, si venga a trovare fra le zone del mondo più a rischio:
Il Mediterraneo è tra le zone al mondo che sono e saranno più colpite dai cambiamenti climatici, ed entro fine secolo le preziose piogge invernali potranno ridursi anche del 40% dalla Turchia al Nord Africa. Nell’articolo Why Is the Mediterranean a Climate Change Hot Spot? sul Journal of Climate, Alexandre Tuel e Elfatih Eltahir del Massachusetts Institute of Technology dimostrano come questa tendenza sia l’effetto di cambiamenti nella circolazione atmosferica e nella temperatura del mare a seguito del riscaldamento planetario, con sviluppo di alte pressioni più forti. Così, aree che già ora hanno una società e un’economia tra le più instabili del pianeta, diverranno ancora più povere e conflittuali per il tracollo dell’agricoltura.
Un rischio che, come si può comprendere, per l'Italia non è solo climatico, ma anche di grave intensificarsi di ondate migratorie, per l'avanzare del deserto e l'accentuarsi di povertà e fame da cui sempre più grandi masse di persone si troveranno a dover fuggire.

lunedì 8 giugno 2020

Delude la strategia Farm to Fork della UE riguardo agli allevamenti intensivi

Ancora una volta si è deciso di ignorare l’elefante nella stanza, ha dichiarato Sebastian Joy: cioè il devastante impatto ambientale della zootecnia industriale.
La strategia Farm to Fork è sviluppata nell'ambito del nuovo Green Deal della Commisione Europea, e quindi di investimenti per 100 miliardi da destinare alla transizione verde.
Ma quale transizione verde si potrà mai attuare trascurando azioni forti sulla più importante fra le fonti primarie di consumo di foreste e risorse, degrado sanitario, riscaldamento globale e inquinamento?
In realtà, anche la versione definitiva di Farm to Fork tocca in diversi punti le gravi problematiche relative sia alla produzione, sia al consumo di carne. Ma, riguardo alle azioni da intraprendere nella direzione della "sostenibilità", è stata una delusione: definita addirittura una inversione a U rispetto agli obiettivi che si prospettavano di riduzione degli impatti causati dagli allevamenti intensivi.
Vegconomist rivela che, in una prima versione, la Commissione includeva la proposta di interrompere la promozione della carne ponendo fine ai finanziamenti UE erogati a questo scopo; dichiarazione che però è scomparsa dalla versione definitiva. Concretamente, non è stato fissato alcun obiettivo di riduzione di carne e latticini, né di spostamento dei sussidi agricoli dall'agricoltura industriale animale alla vera agricoltura, cioè la produzione di colture vegetali; né si è pensato a una tassa sulla sostenibilità.
Quindi, nonostante la Commissione Europea riconosca l'impatto della zootecnia sull'ambiente e sulla salute pubblica, incredibilmente la strategia Farm to Fork delinea una tabella di marcia politica verso un sistema alimentare più sostenibile sottovalutando il più grave dei suoi impatti ambientali e di salute
Un orientamento che appare inadeguato, visto che il consumo regolare di carne è dimostratamente insostenibile; basti pensare al dato di questa ricerca pubblicata da Science per cui (rispetto alla totalità degli alimenti considerati nell’analisi), i cibi di origine animale, che forniscono il 18% delle calorie e il 37% delle proteine, causano da soli l'occupazione dell’83% dei terreni e quasi il 60% dei gas serra e dell’inquinamento di aria e acqua.



Insomma, ha ragione Joy ad affermare che questa omissione della Commissione: "è un duro colpo per tutti coloro che si augurano seriamente di instaurare un sistema alimentare sostenibile, perché se non affrontiamo la sovrapproduzione e il consumo eccessivo di prodotti di origine animale, non possiamo nemmeno iniziare a sperare di trasformare il sistema alimentare attuale. Gli obiettivi di riduzione della carne e dei prodotti lattiero-caseari sono essenziali perché la stessa politica alimentare della Commissione abbia successo. Senza di essi, il piano per rendere l'Europa neutrale in termini di emissioni di carbonio entro il 2050 è destinato a fallire. Si tratta di una grande occasione mancata, sollecitiamo quindi la Commissione a riconsiderare i suoi piani".






L'impatto della carne in 4 minuti:



Cowspiracy: tutto quello che non sai sull'impatto ambientale della carne:

domenica 7 giugno 2020

Dopo decenni di allarmi la rottura del permafrost

È curioso, ma non divertente, che nel 1972, con previsioni attraverso un modello computerizzato, il MIT avesse già stabilito che, in assenza di cambi di rotta, la scadenza per il punto di non ritorno fosse proprio il 2020. Previsione poi progressivamente confermata; vedi ad esempio nel 2012 Scientific American nell'articolo Apocalypse soon, o Le Scienze. Il tutto abbastanza spaventoso, visto che proprio in quest'anno, dopo incendi, pandemia, cavallette, il 29 maggio si è verificata anche una brusca spallata al permafrost, uno degli elementi più cruciali nell'equilibrio del pianeta, creando i presupposti per una catastrofe irreparabile.
In Italia solo alcuni quotidiani hanno riportato la notizia di un grave "incidente" in Siberia che avrebbe fatto arrabbiare Putin. 
Ma forse è meglio essere più precisi e dire che non è un incidente: è disastro climatico. Dal 1972 ad oggi siamo andati avanti imperterriti, assottigliando la spessa calotta protettiva dei ghiacci e minacciando il permafrost permanente. Qualche giorno fa, cioè proprio adesso, lo abbiamo anche bucato causando, con il crollo di una enorme cisterna che vi poggiava sopra, lo sversamento di decine di migliaia di tonnellate di petrolio nel sistema di fiumi della Siberia. Bisogna anche pensare che nell'Artico sono centinaia le strutture che poggiano sul suolo ghiacciato, per questo l'accelerarsi del suo scioglimento potrebbe causare altri crolli.
Ma a questi disastri e avvelenamenti si aggiunge un altro grave pericolo; visto che il permafrost, oltre a tenere intrappolata una quantità di CO2 che fuoriuscendo ci annienterebbe, può liberare virus e batteri ora dormienti, davvero letali.


Per molte ragioni dunque danneggiare il permafrost può causare lo sconvolgimento totale del Pianeta. Si tratta del peggior incubo (sia per ragioni di clima sia sanitarie), su cui climatologi e studiosi ambientali da anni lanciano allarmi. Ora che questo incubo si manifesta, la domanda, nuovamente, è sempre la stessa: ma come mai il problema di salvarsi non assurge ancora a priorità che deve surclassare qualunque altro argomento?
Non se ne parlava prima, quando il disastro era annunciato, né ora, che è conclamato.

Nella sconcertante latitanza dell'informazione e della politica, forse bisognerebbe lanciare almeno dei webinair informativi rivolti ai cittadini e alla stampa. In questo senso un primo passo è stato fatto programmando a breve un webinar urgente > QUI, a cui speriamo ne seguiranno altri.
Perché no: quello che è appena successo non è un fatto locale né un “incidente”, ma un disastro globale che va fermato, e per farlo non se ne può parlare solo nei circoli più ristretti degli studiosi (che a quanto pare sono ascoltati solo dalle Cassandre).
Il quadro climatico generale è (era) già di per sé abbastanza preoccupante. Ma ora, l'ulteriore indebolimento del permafrost, oltre ad aver causato uno dei più gravi incidenti petroliferi della storia, fa profilare il pericolo immediato di una ondata di tremende conseguenze a tutti i livelli. Si pensava di avere più tempo.. qualche decina d'anni ancora; ma le cose sembrano andare più in fretta del previsto.
Del resto, secondo gli studi genetici la comparsa dell’essere umano moderno risale a circa 200.000 anni fa, su un pianeta che ha oggi 4,6 miliardi di anni; e, se guardiamo all'organismo della Terra come se, in scala, fosse un essere di 46 anni, e l'umanità un microrganismo ospite, in proporzione, siamo comparsi su questo organismo da sole 4 ore. La nostra rivoluzione industriale è iniziata 1 minuto fa; e in questo solo minuto abbiamo distrutto oltre il 50% delle foreste del mondo; quindi in modo fulmineo abbiamo portato il nostro organismo ospite al collasso. Ci siamo comportati come una malattia, tanto più fulminante quanto meno ci poniamo domande. 


Per maggiore informazione, di seguito alcuni stralci da una nota della AFP che ieri (fornendo peraltro anche dati disponibili già da tempo), descriveva così la situazione climatica intorno al permafrost:
In Siberia, sede di gran parte del permafrost della Terra, nel mese scorso le temperature sono aumentate di 10 gradi Celsius rispetto alle medie annuali, mentre il mondo intero ha registrato il suo mese di maggio più caldo. La rete di monitoraggio del clima dell'Unione europea, il Copernicus Climate Change Service (o C3S), ha dichiarato che nel 2020 il mese di maggio è stato più caldo di 0,63 °C rispetto alle sue medie dal 1981 al 2010, con temperature sopra la media in diverse parti dell'Alaska, Europa, Nord America, Sud America, aree dell'Africa e dell'Antartide. La Siberia occidentale, in particolare, è stata insolitamente calda per diversi mesi consecutivi. Freja Vamborg (scienziata senior C3S) rivela che "le anomalie veramente grandi sono iniziate a gennaio e da allora questo segnale è stato piuttosto persistente".
(...) L'ondata di calore su regioni della Siberia e dell'Alaska provocherà un particolare allarme nelle zone già travolte l'anno scorso da enormi incendi boschivi alimentati da calore record e dove, come Copernicus avverte, gli "zombi" infuocati che bruciano sottoterra potrebbero riappiccare il fuoco.
Secondo la rete di monitoraggio, per tutto il periodo da marzo a maggio 2020 in Siberia le temperature "molto anomale" hanno raggiunto un innalzamento di quasi 10 °C oltre la media 1981-2010 nelle zone dei fiumi Ob e Yenisei, ove "è stato riportato uno scioglimento record del ghiaccio fluviale". Mentre in gran parte dell'Artico le temperature salivano ben oltre la media, la primavera è stata più fredda nel nord del Canada, in varie parti d'Europa, dai Balcani alla Scandinavia, in Australia, nell'Asia meridionale e negli Stati Uniti orientali.
Ma gli ultimi 12 mesi (da maggio 2019 a maggio 2020) sono stati il periodo più caldo mai registrato (...) come anche gli ultimi 5 anni sono stati i più caldi mai registrati, così come lo è stato tutto l'ultimo decennio.
In particolare nella regione artica le temperature medie sono aumentate di 2 gradi Celsius dalla metà dell'Ottocento, quasi il doppio della media globale. È questo che ha accelerato lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia (il cui spessore è normalmente di oltre 2 km), causando una perdita netta di 600 miliardi di tonnellate di massa di ghiaccio all'anno, pari a circa il 40% dell'innalzamento del livello del mare nel 2019. Il permafrost nelle foreste russe e canadesi contiene fino a 1,5 trilioni di tonnellate di anidride carbonica, cioè una quantità di CO2 pari a circa 40 volte le emissioni annuali attuali.

martedì 26 maggio 2020

COVID19. Medici da tutto il mondo ai capi del G20: fate investimenti per una vera salute; gli esperti sanitari e ambientali riferiscano sulle ripercussioni delle vostre scelte

Operatori sanitari e 350 associazioni in tutto il mondo, a cui fanno capo 40milioni di medici, si rivolgono ai leader del G20 con una lettera urgente (qui il link per sottoscriverla), invitando a porre davvero la salute pubblica al centro dei piani di ripresa economica del post-Covid19: è tempo che la voce della comunità medica sia ascoltata - dicono - sul tavolo ci sono trilioni di dollari da investire, che vanno gestiti senza ripetere gli stessi errori che ci hanno portato qui.
Destinatari: tutti i Capi di Stato del G20 (vedi elenco sotto); Presidente Ursula von der Leyen ; e per conoscenza: a tutti i consiglieri scientifici / medici / sanitari del G20
Gli operatori sanitar affrontano la gestione della pandemia di COVID-19 uniti in un approccio pragmatico e basato sulla scienza. Con lo stesso spirito, siamo anche uniti nel sostenere una vera guarigione da questa crisi - una #HealthyRecovery. 
Abbiamo visto in prima persona quanto possano essere fragili le comunità quando salute, sicurezza alimentare e libertà di lavoro sono interrotte da una minaccia comune. I livelli di questa tragedia in corso sono molti e amplificati da disuguaglianze e dagli investimenti insufficienti nei sistemi di sanità pubblica. Abbiamo assistito a morte, malattie e angoscia mentale a livelli mai visti da decenni.
Questi effetti avrebbero potuto essere parzialmente mitigati, o forse anche prevenuti, da adeguati investimenti in preparazione alla pandemia, sanità pubblica e gestione ambientale. Dobbiamo imparare da questi errori e tornare più forti, più sani e più resistenti.
Prima di COVID-19, l'inquinamento atmosferico stava già indebolendo i nostri corpi. Questo inquinamento (da traffico, uso inefficiente dell'energia residenziale, centrali elettriche a carbone, inceneritori e agricoltura intensiva) causa sette milioni di morti premature ogni anno aumentando sia rischi di sviluppo sia gravità di polmonite, broncopneumopatia cronica ostruttiva, carcinoma polmonare, malattie cardiache e ictus; determina inoltre esiti avversi in gravidanza come basso peso alla nascita e asma, mettendo ulteriormente a dura prova i nostri sistemi sanitari.
Una vera guarigione non consentirà più che l'inquinamento continui a contaminare l’aria che respiriamo e l'acqua che beviamo, e non permetterà che deforestazione e cambiamento climatico avanzino senza sosta, scatenando potenzialmente sempre nuove minacce per la salute su una popolazione vulnerabile.
In un'economia sana e nella società civile ci si prende cura dei più vulnerabili; i lavoratori hanno accesso a lavori ben retribuiti che non aggravano inquinamento e devastazione ambientale; le città danno la priorità a pedoni, ciclisti e trasporti pubblici; fiumi e cieli sono protetti e puliti. La natura è fiorente, i nostri corpi sono più resistenti alle malattie infettive e nessuno si riduce in povertà a causa dei costi sanitari.
Per raggiungere questa economia sana dobbiamo usare incentivi e disincentivi più intelligenti al servizio di una società più sana e più resiliente.
Se i governi apportassero importanti riforme agli attuali sussidi per i combustibili fossili, spostandone la maggior parte verso la produzione di energia rinnovabile e pulita, la nostra aria sarebbe più sana e le emissioni climatiche si ridurrebbero drasticamente, alimentando una ripresa economica che, da qui al 2050, darebbe uno stimolo ai guadagni globali del PIL per quasi 100 trilioni di dollari.
Quindi, mentre ponete attenzione alle risposte da dare per il post-COVID, chiediamo che i vostri responsabili e consiglieri medici e scientifici siano direttamente coinvolti nella concezione di tutti i pacchetti per la ripresa economica; che riferiscano sulle ripercussioni sulla salute pubblica a breve e a lungo termine che le azioni indicate possono avere, e che alla luce di queste diano il proprio timbro di approvazione.
Gli enormi investimenti che i vostri governi faranno nei prossimi mesi in settori chiave come assistenza sanitaria, trasporti, energia e agricoltura devono porre al centro la protezione e la promozione della salute; perché ciò che il mondo ha bisogno ora è un #HealthyRecovery. I tuoi piani di sviluppo devono essere una prescrizione proprio per questo.
Cordiali saluti,
[l'elenco di tutti i primi firmatari > a questo LINK ]
con l'adesione e sottoscrizione di: Global Climate and Health Alliance, Every Breath Matters e Organizzazione Mondiale della Sanità al servizio della comunità medica e sanitaria globale.
Di seguito la lettera originale in inglese:
In support of a #HealthyRecovery
Dear President Alberto Fernández, Prime Minister Scott Morrison, President Jair Bolsonaro, Prime Minister Justin Trudeau, President Xi Jinping, President Emmanuel Macron, Chancellor Angela Merkel, Prime Minister Narendra Modi, President Joko Widodo, Prime Minister Giuseppe Conte, Prime Minister Shinzo Abe, President Andrés Manuel López Obrador, President Vladimir Putin, King Salman bin Abdulaziz Al Saud, President Cyril Ramaphosa, President Jae-in Moon, President Recep Tayyip Erdoğan, Prime Minister Boris Johnson, President Donald Trump, President Charles Michel and President Ursula von der Leyen; (cc: G20 chief scientific / medical / health advisors)
Health professionals stand united in support of a pragmatic, science-based approach to managing the COVID-19 pandemic. In that same spirit, we also stand united in support of a #HealthyRecovery from this crisis.
We have witnessed first hand how fragile communities can be when their health, food security and freedom to work are interrupted by a common threat. The layers of this ongoing tragedy are many, and magnified by inequality and underinvestment in public health systems. We have witnessed death, disease and mental distress at levels not seen for decades.
These effects could have been partially mitigated, or possibly even prevented by adequate investments in pandemic preparedness, public health and environmental stewardship. We must learn from these mistakes and come back stronger, healthier and more resilient.
Before COVID-19, air pollution – primarily from traffic, inefficient residential energy use for cooking and heating, coal-fired power plants, the burning of solid waste, and agriculture practices – was already weakening our bodies. It  increases the risk of developing, and the severity of: pneumonia, chronic obstructive pulmonary disease, lung cancer, heart disease and strokes, leading to seven million premature deaths each year. Air pollution also causes adverse pregnancy outcomes like low birth weight and asthma, putting further strain on our health care systems.
A truly healthy recovery will not allow pollution to continue to cloud the air we breathe and the water we drink. It will not permit unabated climate change and deforestation, potentially unleashing new health threats upon vulnerable populations.
In a healthy economy and civil society the most vulnerable among us are looked after. Workers have access to well-paying jobs that do not exacerbate pollution or nature degradation; cities prioritise pedestrians, cyclists and public transport, and our rivers and skies are protected and clean. Nature is thriving, our bodies are more resilient to infectious diseases, and nobody is pushed into poverty because of healthcare costs.
To achieve that healthy economy, we must use smarter incentives and disincentives in the service of a healthier, more resilient society. If governments were to make major reforms to current fossil fuel subsidies, shifting the majority towards the production of clean renewable energy, our air would be cleaner and climate emissions massively reduced, powering an economic recovery that would spur global GDP gains of almost 100 trillion US dollars between now and 2050.
As you direct your attention to the post-COVID response, we ask that your acting chief medical officer and chief scientific advisor are directly involved in the production of all economic stimulus packages, report on the short- and long-term public health repercussions that these may have, and give their stamp of approval.
The enormous investments your governments will make over the coming months in key sectors like health care, transport, energy and agriculture must have health protection and promotion embedded at their core.
What the world needs now is a #HealthyRecovery. Your stimulus plans must be a prescription for just that.
Yours sincerely,
[the list of all the first signatories to this LINK ]