domenica 22 marzo 2020

Coronavirus e altre malattie del Pianeta: qual è il piano?

Prima di tutto grazie al Governo per aver chiuso tutto quello che si poteva chiudere. Ora però chiediamocelo: qual è il piano? #iostoacasa è la misura imprescindibile di sopravvivenza ora da osservare tassativamente, la prima difesa. Ma poi? qual è il piano?


Dopo il lutto e i terremoti economici, i sopravvissuti usciranno dalle quarantene e cercheranno di ricostruire una normalità. Ma già lo sappiamo, che sarà solo una breve tregua: perché un nuovo virus sostituirà il precedente e si dovrà ricominciare da capo. Lo sappiamo vero?
No, non lo sa nessuno, perché di questo non si parla. Eppure c’è ormai una immensa letteratura che spiega come il ripetersi di epidemie spaventose è nato e si perpetua proprio dal modo mostruoso in cui trattiamo gli animali (quelli selvatici e quelli negli allevamenti “da carne”) e con cui devastiamo gli ecosistemi.
Stiamo parlando di flagelli ben noti, a partire dall’HIV (o AIDS) e dall’encefalopatia spongiforme bovina (o “morbo della mucca pazza”) comparsi negli anni Ottanta, fino alle epidemie che negli anni Duemila si susseguono sempre più gravi: dalla Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) alla peste suina e all’influenza aviaria, dalla Mers (Sindrome respiratoria del Medio Oriente) alla WNF (West Nile Fever), dall’Ebola fino al Covid-19 che ormai è pandemia. Questo susseguirsi di orrende malattie è, sempre, una conseguenza della eccessiva pressione umana sull’ambiente e sugli animali [per capirci qualcosa senza troppa fatica, suggeriamo la lettura di alcuni articoli a cui rimandiamo sotto].
In conclusione, proprio in questo momento in cui ci lamentiamo di inazione forzata, ci sarebbe una attività frenetica da fare, e che dobbiamo fare proprio adesso, non solo perché in quarantena forzata abbiamo il tempo di farlo, ma anche perché è precisamente questo il momento giusto per farlo, senza più aspettare: è il momento di cercare di indagare le soluzioni preventive al ritornare (altrimenti inevitabile) delle malattie planetarie, e di diffondere questa discussione il più possibile.
Su questo, almeno noi donne, dovremmo attivarci e stimolare azioni, proprio e anche come donne, perché la sfida è qui; in questi argomenti.
Se attraversiamo questa tempesta solo a testa bassa, rassegnate a tornare nello stesso sistema di valori che l’ha causata, se non approfittiamo subito per spingere il mondo a guardare verso il vero problema che è alla base di tutto, che passi avanti possiamo sperare?
Se restiamo inerti, su questi temi, diventeremo solo complici. Ed è meglio che guardiamo fin d’ora a un fatto reale: se non ci muoviamo decisamente, ora, per alzare questo tipo di consapevolezza e di informazione, si rischia che resterà un solo cambiamento, per i sopravvissuti: la militarizzazione.
E già che ci siamo, approfittiamo per rivolgere un appello a chi gestisce il servizio di informazione pubblico: bisogna elevare il livello dei programmi ovunque!
L’Italia intera è chiusa in casa, incollata tutto il giorno davanti alla tv, e cosa trova? Ore e ore di “informazione” sul coronavirus, ripetitiva e sempre uguale, film obsoleti, bei documentari ripescati dagli archivi e i soliti programmi idioti. Nemmeno una parola sui corto circuiti ambientali che hanno portato a questa catastrofe e sulle miriadi di soluzioni e invenzioni da conoscere e sulle quali riflettere. [PS / aggiornamento del 30 marzo: in realtà poi Rai3 ha trasmesso, a fine marzo, 3 interessantissime inchieste: vedi aggiornamento sotto; ndr]
Eppure ci sono bellissimi film e documentari informativi, appassionanti e ispiranti, su questi temi, e anche capaci di elevare la nostra capacità di tenerci in salute e di avere cura del mondo. Ma sulle nostre tv niente, come se non esistessero.
Eppure le quarantene di questi giorni ci danno un’occasione mai vista prima: uno share altissimo che potrebbe essere usato per elevare il livello medio di coscienza, attraverso una vera informazione, che sia di tipo formativo ed educativo, volta a elevare la capacità di cura verso il Pianeta, o ad aumentare la consapevolezza sugli effetti di certi pilastri dell’economia, come gli allevamenti intensivi. E quindi a ridurre certi consumi, e a chiedere conversioni industriali [processo non impossibile.. tanto che in Svizzera, ad esempio, è già molto avanzato]. 
Non perdiamo l’occasione che questa catastrofe ci dà: di ripensare il mondo. Di rifondarlo.

Come dice Wwf Italia “serve un New deal for nature and people, che permetta di dimezzare la nostra impronta sulla terra. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare".
Si, bisogna cambiare tutto; e fra le prime cose da fare c’è mettere in discussione, finalmente,  l’olocausto degli animali e dell’habitat naturale, che è da considerare come prima causa di tutte queste malattie
Cominciamo da qui, nel suggerirvi alcuni video e film che riteniamo importante vedere, meditare, e far girare. Provate a cercarli, cliccando sui titoli seguenti:
•  What the health (film sull'impatto sanitario del consumo di carne e di prodotti caseari);
• The game changers (film sugli effetti sull'organismo di una alimentazione vegetariana: di grande interesse in particolare per atleti e per un pubblico maschile);
•  Forks over knives (film sul legame fra cibo e malattie);
•  Earthlings (film sulla mentalità specista e alternativa anti-specista);
•  Dominion (film sull'impatto di dolore degli allevamenti intensivi);
•  Cowspiracy (film sull'impatto ambientale degli allevamenti intensivi).
Sono quasi tutti con sottotitoli in italiano; provate a vederli: non ve ne pentirete.

Infine, ecco alcuni suggerimenti riguardo a interessanti articoli informativi:
e questo ci chiariva le idee in merito già dal 2017:
Qui già si ammoniva: "benché molti mercati di animali in Cina siano già stati chiusi o limitati, in seguito a focolai di SARS e altre malattie infettive, gli ultimi risultati dicono che il rischio è ancora presente; non dovremmo disturbare gli habitat della fauna selvatica e non immettere mai animali selvatici nei mercati. Rispettare la natura è il solo modo di tenersi lontani dai danni delle infezioni emergenti". Ma poi i mercati di animali selvatici sono stati riaperti e tutto è ricominciato come prima,  allevamenti intensivi inclusi.

NB / AGGIORNAMENTO del 30 marzo:
Nella settimana successiva a questo articolo, Rai3 ha trasmesso 3 interessantissime inchieste proprio sui coronavirus, e sul Covid-19; in gran parte dedicate anche alle loro origini legate ai comportamenti umani e all'industria alimentare. Suggeriamo caldamente di vederle a tutti quelli che se le sono perse; le trovate cliccando sui link che seguono:
• Indovina chi viene a cena / il virus è un boomerang 
  (puntata del 27 marzo 2020) 
Sapiens - un solo pianeta / I divoratori del pianeta
  (puntata del 28 marzo 2020)
Report / Il paziente zero (puntata del 30 marzo 2020)

Vi segnaliamo infine, e invitiamo a sostenere, 2 petizioni attive su Change



giovedì 12 marzo 2020

Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare

Anche da noi un grazie, per queste parole, alla poetessa Mariangela Gualtieri. Le dedichiamo, da qui, a tutte le persone che sotto la pressione del Coronavirus si sentono sole, spaventate e confuse. Specialmente a quelle che sono costrette a essere sole davvero; a quelle che si ritrovano separate e lontane dalle persone che amano.
Fate un respiro, fate fluire dentro di voi queste parole, come una verità che vi giunge insperata; da qualcuno che nell'universo vi vede, e vi vuole bene.
Chiudete gli occhi; ditevi che forse è vero: chissà che in tutta questa immensa prova, che costerà cara, non troveremo alla fine qualcosa di prezioso davvero.
Si, può essere difficile, difficilissimo.
Per tante persone l'orizzonte mentale, ora, è ingombrato solo da buio e paura; ma è proprio sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia, quello che serve. Serve comprendere, e convincersi, che la pazienza che ci terrà fermi a casa ci sta tenendo al sicuro, proteggerà la nostra salute fisica; lo farà davvero. Ma, in tutta questa lunga attesa per la guarigione, che fare? Di nuovo, serve sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia. Proprio nascosta in questa lunga quarantena forzata, in questo brutto buco dove non vorremmo stare, proprio lì potremo forse trovare la chiave per salvare noi stessi e il mondo. Provarci dipende da noi, proviamoci.







Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso / il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi. / Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare / e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme. / Rallentare la corsa. / Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano / che ci potesse bloccare.

E poiché questo / era desiderio tacito comune
come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato / il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete / e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto / di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare. / Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede. / E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni. / Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo / della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino / ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero. / Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo / se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato / l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge / che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo / tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene / a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi / che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola / ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa, / e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata / che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo, / tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare 
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano / sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie / la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta / di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata / la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste / stare lontani un metro.

Mariangela Gualtieri Nove marzo duemilaventi

lunedì 10 febbraio 2020

Corri in soccorso con amore. Che si parli di disuguaglianza di genere, di razzismo o specismo, è sempre lotta contro l'ingiustizia

Il testo integrale del discorso di Joaquin Phoenix agli Oscar • "Sono così pieno di gratitudine, ora. Non sento di essere migliore di nessuno dei miei colleghi nominati o di nessun altro in questa sala, perché condividiamo lo stesso amore - è l'amore per il cinema; una forma di espressione che mi ha dato la vita più straordinaria; non so dove sarei senza il cinema.
Ma penso che il dono più grande che è stato fatto a me, e a molti altri fra noi, sia l'opportunità di usare la nostra voce per chi voce non ne ha.

Ho pensato a lungo ad alcuni fra gli angoscianti problemi che ci troviamo ad affrontare collettivamente. Talvolta ci sentiamo, o veniamo indicati, come sostenitori di cause diverse fra loro; ma  io vedo affinità: penso che, sia che si parli di disuguaglianza di genere o di razzismo, di diritti queer o degli indigeni, oppure dei diritti degli animali, stiamo sempre parlando di lotta contro l'ingiustizia.
Stiamo parlando della lotta contro la credenza che un paese, un popolo, una razza, un genere, una specie, abbia il diritto di dominare, usare e controllare un altro impunemente.



Penso che ci siamo molto disconnessi dal mondo naturale. Molti di noi sono colpevoli di una visione del mondo egocentrica; crediamo di essere noi il centro dell'universo; andiamo nel mondo naturale e lo deprediamo delle sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e di sottrarle il suo bambino, anche se le sue grida di angoscia sono inequivocabili; e poi di prendere il suo latte, destinato al suo vitello, per metterlo nel nostro caffè e nei nostri cereali.
Temiamo l'idea di un cambiamento personale, perché pensiamo che dovremo sacrificare qualcosa; rinunciare a qualcosa. Ma gli esseri umani, al loro meglio, sono talmente creativi e inventivi, che possiamo creare, sviluppare e implementare sistemi di cambiamento che siano benefici per tutti gli esseri senzienti e per l'ambiente.
Sono stato un mascalzone per tutta la vita, sono stato egoista, a volte crudele e intrattabile; sono riconoscente che così tanti di voi in questa sala mi abbiano dato una seconda possibilità. Penso che questo succeda quando siamo al nostro meglio: quando ci sosteniamo a vicenda. Non quando ci cancelliamo l'un l'altro per i nostri errori passati, ma quando ci aiutiamo l'un l'altro a crescere, ci educhiamo a vicenda; ci guidiamo l'un l'altro verso la redenzione. A 17 anni, mio fratello [River] scrisse questo testo; e disse: "corri in soccorso con amore; e la pace seguirà".

Da parte nostra, e anche da parte di chi non la può dire, una sola parola: grazie, Joaquim Phoenix.
Oscar Love & Compassion.

giovedì 30 gennaio 2020

La risposta di Sanremo alle proteste delle donne? ZERO

Donne in Quota e Rete per la Parità hanno inviato alla Rai la lettera che riportiamo di seguito integralmente. In seguito alla lettera c'è stato anche un incontro in Rai, a Roma, a cui le 2 associazioni hanno portato le richieste di: 1. smentire le dichiarazioni sessiste di Amadeus; 2. riequilibrare i ruoli delle co-conduttrici; 3. garantire una più attenta valutazione degli ospiti invitati.

Le risposte della Rai sono state che nei fatti il Festival dimostrerà l'impegno per la diffusione di un'immagine non stereotipata delle donne e per il rispetto del  Contratto di servizio 2018-20.
Che la valorizzazione artistica delle co-conduttrici è già in atto.
Che l'azienda sta valutando le azioni più opportune in merito alla presenza del trapper (cioè il rapper che vomita testi femminicidi).
Le due Associazioni, da parte loro, si impegnano a monitorare con attenzione il Festival 2020 per verificare che le promesse vengano mantenute; scriveranno al MISE, all’AGCOM e alla Commissione parlamentare di vigilanza affinché, avvalendosi anche  della Commissione paritetica MISE RAI prevista dal Contratto, siano messe in atto le azioni di vigilanza e controllo nel rispetto dei  ruoli di competenza. Hanno infine presentato la petizione "Oltre Sanremo. RAI urgente la riforma per una libera opinione pubblica e fuori i partiti" e invitano tutte e tutti a sostenerla e a firmarla. Grazie a DonneinQuota e Rete per la Parità, per il loro impegno che sosteniamo con tutto il cuore.
Ma intanto la risposta della Rai sembra insufficiente. Quindi, in attesa di poter cambiare idea, il 70° Festival, al momento, resta il Festival del sessismo. 

Di seguito la lettera inviata, con richiesta di modifica delle norme che regolano il servizio pubblico radiotelevisivo e digitale:
Al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli
Alla Commissione parlamentare di vigilanza RAI, Presidente e componenti
Al Presidente AGCOM Angelo Marcello Cardani
e p.c. Alla Ministra alle Pari Opportunità e Famiglia Elena Bonetti
27 gennaio 2020
Come DonneinQuota e Rete per la Parità ci occupiamo da oltre un decennio del contrasto al sessismo nei media e in particolare nella televisione pubblica (grazie ai nostri contributi il Contratto di Servizio Pubblico Rai-Mise 2018-2022 è il più avanzato dal punto di vista di genere della storia della RAI) e seguiamo con spirito critico ma anche con atteggiamento di collaborazione, i destini del servizio pubblico radio televisivo e digitale perché siamo convinte che, i principi fondanti del nostro Stato "esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale" (sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 1993).
Viste le finalità associative, la nostra attenzione si concentra su questioni attinenti in particolare la par condicio di genere e l’immagine della donna e di conseguenza anche sulle norme che regolano la vigilanza e il controllo del servizio pubblico.
Con disappunto abbiamo dovuto constatare che nel caso del Festival non ha funzionato il ruolo della RAI (in particolare della Direzione di RAIUNO) e tantomeno sono scattati i meccanismi di tutela e controllo che fanno capo innanzitutto al Governo (MISE), al Parlamento (Commissione di vigilanza), all’apposita Autorità (AGCOM), ecc., per un totale addirittura di sedici organismi.
Da questa vicenda abbiamo dedotto l’urgenza della modifica delle norme che regolano il servizio pubblico radiotelevisivo e digitale e di affrontare alla radice il rapporto patologico tra questo e la politica, perciò chiediamo con fermezza, anche attraverso una petizione su Change.org, una riforma «improntata all’idea dell’indipendenza e del pluralismo», come recita il programma dell’attuale Governo, una riforma che ci auguriamo sia inserita anche nelle priorità che stanno per essere individuate dalla maggioranza.
Le idee ci sono: esistono vaste convergenze sulle proposte di Paolo Gentiloni, di Roberto Fico e su quella d’iniziativa popolare avanzata da Tana De Zulueta.
Se ci fosse la volontà politica, la riforma si potrebbe approvare in tempi rapidi. E ci auguriamo che l’occasione per iniziare l’iter necessario sia offerta proprio dalle polemiche di questi giorni relative al Festival di Sanremo 2020 e la spinta possa arrivare proprio dall’interno dell’Azienda, nel suo stesso interesse.
Ad agosto Amadeus annunciò un Festival che avrebbe unito tutti e tutte e ha mantenuto la promessa, purtroppo in negativo. Le sue scelte nel doppio ruolo di direttore artistico e di conduttore e le dichiarazioni sessiste usate nella Conferenza stampa, hanno suscitato innumerevoli reazioni, dalle richieste di eliminare un cantante dalla gara a quelle delle scuse per dichiarazioni sessiste e ancora altro, che hanno unito associazioni, sindacati, centri antiviolenza, singole persone, Qualcosa di simile si è visto nel movimento di opposizione al Disegno di legge S734 “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, primo firmatario il senatore Pillon.
Le nostre associazioni, con lettera del 17 gennaio (vedi allegato) - inviata alla Rai, alla Commissione parlamentare di vigilanza e alla Ministra alle Pari Opportunità e Famiglia, hanno chiesto, oltre ad una dichiarazione ufficiale della RAI a smentita e rettifica, che i ruoli di primo piano NON fossero affidati a soli uomini (Amadeus affiancato da Tiziano Ferro e Fiorello), le donne NON fossero semplicemente elementi di contorno. Inoltre, che le presenze di artisti venissero valutate attentamente.
La scorsa settimana siamo state ricevute dalla RAI in uno dei momenti più caldi, in cui ancora tutto sembrava possibile. A oggi sembra confermata la partecipazione del trapper alla gara e le sue dichiarazioni non hanno incluso chiare scuse su suoi testi violenti del passato. Poco si conosce sulle modifiche al ruolo delle co-conduttrici che si alterneranno nelle cinque serate né del ruolo e delle esternazioni del conduttore-direttore artistico (che sappiamo essere solito improvvisare) e dei due uomini che lo affiancheranno, almeno secondo quanto annunciato, in tutte le serate.
Continueremo a monitorare quanto sta accadendo in preparazione del Festival e a seguire dal 4 febbraio l’evento che comporta il maggior impegno dell’Azienda e riscontra il maggior seguito mediatico. Ma non ci fermeremo a questo.
DonneinQuota e Rete per la Parità • Donatella Martini e Rosanna Oliva
Per altre info e contatti: d.martini@donneinquota.org • cell. 3356161043

lunedì 20 gennaio 2020

Femminicidi a Sanremo: ora Festival della sub-cultura maschilista italiana

Vergognoso che partecipi a Sanremo un certo Junior Cally, rapper per ragazzini/e che infila nelle sue canzoni concetti come «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».


E ancora: «Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera»... «state buoni, a queste donne alzo minigonne»... «me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»... «ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»... «lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr] ... «lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»... «queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally» eccetera.

La RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Non è capace di farlo? quanto meno esigiamo che eviti di fomentarla dando spazio a simili contenuti.
Mail con questo testo stanno arrivando alla Commissione Rai della Camera. Facciamone arrivare ancora: scrivete a com_rai@camera.it  . 
Prima la gaffe sessista di Amadeus, che esalta in conferenza stampa i pregi che a quanto pare deve (ancora) avere la donna italica: 1. essere bellissima, 2. starsene "un passo indietro" al suo uomo per favorirne la carriera. Poi addirittura lo sdoganamento "artistico" del vomitatoio misogino di un cretino che per farsi notare bercia oscenità femminicide.
Scrive il Corriere che questo tizio ha spiegato "che bisogna distinguere tra opinioni personali (lui sarebbe infatti «contro il sessismo e contro la violenza sulle donne») ed espressioni artistiche". Ma non ci interessano le spiegazioni di un violento che si auto-definisce "artista" nascondendosi dietro un dito (medio), così come nasconde una faccia da pirla dietro maschere da pirla.
Ci interessano le scelte e le responsabilità di chi fa il servizio pubblico, che deve rispondere a noi contribuenti. A costoro diciamo: sistemate sto pasticcio per favore, ma seriamente.
Ma siccome non lo faranno, il passo dopo è solo #ioboicottoSanremo.

martedì 15 ottobre 2019

Le forze democratiche siriane curde spiegano perché sono costrette a considerare, e forse accettare, l'aiuto di Mosca e di Assad

«Il mondo ha sentito parlare per la prima volta di noi, le Forze Democratiche Siriane (SDF), solo nel caos della guerra civile del nostro paese. Di queste forze io sono il comandante in capo. Le Forze Democratiche Siriane contano 70mila soldati che dal 2015 (in realtà anche da prima: ma il 2015 è stato l'anno della storica vittoria di Kobane, città martire letteralmente rasa al suolo; ndr) combattono contro l’estremismo jihadista, contro l’odio etnico e l’oppressione delle donne. 


Sono diventate una forza di combattimento molto disciplinata e professionale. Non hanno mai sparato un solo proiettile verso la Turchia. I soldati e gli ufficiali americani, che ora ci conoscono bene, lodano sempre la nostra efficacia e abilità.
Ho sempre detto alle nostre forze: questa guerra è nostra! I terroristi jihadisti dello Stato islamico sono arrivati in Siria da tutto il mondo; siamo noi quelli che devono combatterli, perché hanno occupato le nostre terre, saccheggiato i nostri villaggi, ucciso i nostri bambini e ridotto in schiavitù le nostre donne.
Per salvare da questa grave minaccia il nostro popolo abbiamo perso 11.000 soldati e alcuni fra i nostri migliori combattenti e comandanti (e fra questi moltissime donne, ndr). Ho anche sempre istruito le nostre forze all’idea che gli americani e le altre forze alleate sono i nostri partner, e quindi dovremmo sempre assicurarci che non vengano danneggiati.
Tra l'illegalità della guerra, siamo sempre rimasti fedeli alla nostra etica e disciplina, a differenza di molti altri attori non statali. Abbiamo sconfitto Al Qaeda, sradicato lo Stato islamico e, allo stesso tempo, abbiamo costruito un sistema di buon governo basato sui governi locali, sul pluralismo e sulla diversità. Attraverso le autorità governative locali, abbiamo fornito servizi per arabi, curdi e cristiani siriaci
Abbiamo chiesto un'identità nazionale siriana pluralistica, inclusiva per tutti. È questa la nostra visione per il futuro politico della Siria: federalismo decentralizzato, nella libertà religiosa e nel rispetto delle differenze reciproche.
Le forze che comando sono ora dedicate alla protezione di un terzo della Siria contro l'invasione della Turchia e dei suoi mercenari jihadisti. L'area della Siria che difendiamo è stata un rifugio sicuro per i sopravvissuti ai genocidi e alle pulizie etniche commesse dalla Turchia contro curdi, siriaci, assiri e armeni negli ultimi due secoli.
Sono sotto la nostra responsabilità oltre 12.000 prigionieri terroristi dello Stato Islamico e sopportiamo il peso dei loro familiari radicalizzati. Proteggiamo anche questa parte della Siria dalle milizie iraniane.
Quando nessuno al mondo ci sosteneva, gli Stati Uniti ci hanno teso le mani. Ci siamo stretti la mano e abbiamo apprezzato il loro generoso supporto. E, su richiesta di Washington, abbiamo deciso di ritirare i nostri armamenti pesanti dal confine con la Turchia, di distruggere le nostre fortificazioni difensive e ritirare da quelle zone i nostri combattenti più esperti: perché, finché il governo degli Stati Uniti avesse mantenuto la sua parola con noi, la Turchia non ci avrebbe mai attaccato. Ma ora ci ritroviamo indifesi davanti alle lame turche (e su questo tradimento di Trump, anche tra le forze militari USA c'è chi si esprime indignato, come il generale Allen; ndr).
Il presidente Donald Trump promette da molto tempo di ritirare le truppe statunitensi. Comprendiamo e simpatizziamo: i padri vogliono vedere i loro bambini ridere fra le loro braccia, gli amanti vogliono sentire le voci dei loro partner sussurrare, tutti vogliono tornare a casa.
Del resto noi non chiediamo che i soldati americani combattano al nostro posto; sappiamo che gli Stati Uniti non sono la polizia del mondo. Ma vogliamo che gli Stati Uniti riconoscano l’importanza del loro ruolo nel raggiungimento di una soluzione politica per la Siria: siamo certi che Washington abbia sufficiente peso per mediare una pace sostenibile tra noi e la Turchia.
Noi crediamo nella democrazia come concetto chiave, ma alla luce dell'invasione della Turchia, e della minaccia esistenziale che questo attacco rappresenta per il nostro popolo, potremmo dover riconsiderare le nostre alleanze. Ora i russi e il regime siriano hanno avanzato proposte che potrebbero salvare la vita a milioni di persone che vivono sotto la nostra protezione. Sono promesse di cui non possiamo fidarci; ma, ad essere onesti, è difficile sapere di chi ci potremmo fidare.
È chiaro che la minaccia dello Stato islamico è ancora qui, con una rete di cellule dormienti in grado di scatenare un'insurrezione. Il gran numero di prigionieri del'Isis in un sistema carcerario inadeguato è come una bomba a orologeria che può esplodere in qualsiasi momento.
Sappiamo che dovremmo scendere a compromessi dolorosi con Mosca e Bashar al-Assad seguendo la strada di lavorare con loro. Ma se dobbiamo scegliere tra i compromessi e il genocidio della nostra gente, sicuramente sceglieremo la sua sopravvivenza.
La Siria ha due opzioni: una guerra sanguinaria, etnica e religiosa, se gli Stati Uniti lasciano senza raggiungere una soluzione politica, o un futuro sicuro e stabile - ma questo è possibile solo se gli Stati Uniti usano il loro potere e il loro peso per raggiungere un accordo prima di ritirarsi.
Il motivo per cui ci siamo alleati con gli USA è la nostra convinzione fondamentale nella democrazia. Siamo delusi e frustrati dall'attuale crisi. La nostra gente è sotto attacco e la sua sicurezza è la nostra prima preoccupazione. Rimangono due domande: come possiamo proteggere al meglio il nostro popolo? E gli Stati Uniti sono ancora i nostri alleati?».
Mazloum Abdi, generale delle forze democratiche siriane, a prevalente componente curda

Questa è la lettera con cui il generale delle SDF ha motivato di dover accettare l’aiuto della Russia e del presidente siriano Assad per fronteggiare l’invasione turca del nordest della Siria dove, lo scorso 9 ottobre, ha avuto inizio la sedicente ”Operazione fonte della pace” che altro non è che una criminale offensiva contro le forze curdo-siriane delle Ypg (Unità di protezione popolare), che da ormai 5 anni fronteggiano l'Isis con sacrifici immensi. 

sabato 12 ottobre 2019

Lettera aperta delle donne, dalla Siria del nord, alle donne di tutto il mondo

Le combattenti siriane lanciano un appello alle donne di tutto il mondo. Nelle stesse ore, l'Isis ha assassinato Havrin Khalaf, segretaria generale del Partito per il Futuro della Siria, giovane attivista, ingegnera, a capo di un movimento che era una speranza per tutto il mondo.
Come donne di diverse culture e fedi, provenienti dalle antiche terre della Mesopotamia, vi inviamo il nostro più caloroso saluto; e vi invitiamo a partecipare alle azioni per fermare la guerra di invasione della Turchia nella Siria e per superare il fascismo e il patriarcato in tutto il mondo! (in particolare l’invito, al momento della lettera, era per la Giornata mondiale d'azione del 12 ottobre, ndr). 

Vi scriviamo dal vivo della guerra nel nord est della Siria, imposta alla nostra terra dallo stato turco. Siamo sopravvvissute resistendo per 3 giorni ai bombardamenti dei caccia turchi e dei carri armati. Abbiamo visto le madri nei nostri quartieri prese di mira dai bombardamenti turchi quando escono di casa in cerca di pane per le loro famiglie. 

Abbiamo visto una granata NATO fare a pezzi la gamba di Sara, di 7 anni, e uccidere suo fratello Mohammed di 12 anni. Stiamo assistendo al bombardamento di quartieri e chiese cristiane, mentre le nostre sorelle e fratelli cristiani, i cui nonni sono sopravvissuti al genocidio nel 1915, sono ora assassinati dall'esercito del nuovo impero ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo visto che, con fondi ONU e UE, lo stato turco ha costruito un muro di confine di 620 km per rafforzare fisicamente la divisione del nostro paese e impedire a più rifugiati di cercare scampo in Europa. Ora, assistiamo al fatto che i carri armati stessi dello stato turco, i soldati e i gruppi killer jihadisti hanno rimosso parte del muro per invadere le nostre città e villaggi. 
Stiamo assistendo al modo in cui i quartieri, i villaggi, le scuole, gli ospedali e il patrimonio culturale di curdi, Ezidi, arabi, siriaci, armeni, ceceni, circassi, turkmeni e altre culture che vivono qui in comune, sono presi di mira da attacchi aerei e fuoco di artiglieria. Vediamo come migliaia di famiglie siano costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza nessun posto sicuro dove andare. Inoltre, vediamo i commandos killer dell'ISIS attaccare nuovamente città come Raqqa, che due anni fa era stata liberata dal regime terroristico dello Stato Islamico grazie alla lotta comune della nostra gente (e lo stesso avviene ora a Kobane, che nel 2015 era stata liberata dall'Isis grazie alle forze curde, ndr). Ancora una volta, vediamo gli attacchi militari congiunti dell'esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane

Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdoğan ha dichiarato la guerra, il 9 ottobre 2019.
Mentre l'operazione di pulizia etnica genocida della Turchia fa i primi passi, vediamo anche la coraggiosa resistenza di donne, uomini e giovani che alzano la voce in difesa della loro terra e della loro dignità. Per 3 giorni i combattenti delle forze democratiche siriane SDF, insieme a YPJ e YPG, hanno combattuto con successo in prima linea per prevenire l'invasione e i massacri della Turchia. Donne e persone di tutte le età fanno parte di tutti i campi di questa resistenza per difendere l'umanità, le conquiste e i valori della rivoluzione femminile nel Rojava. 


Come donne, siamo decise a combattere finché non raggiungeremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia. Per raggiungere il nostro obiettivo, facciamo affidamento sulla solidarietà internazionale e sulla lotta comune delle donne e di tutti coloro che amano la libertà.
Chiediamo di:
• fermare immediatamente l'invasione e l'occupazione della Turchia nella Siria settentrionale e orientale
• istituire una No-Fly-Zone per la protezione della vita delle persone nella Siria settentrionale e orientale
• prevenire ulteriori crimini di guerra e pulizia etnica da parte delle forze dell'esercito turco, dell'ISIS, di El Nusra e di altre organizzazioni killer jihadiste
• garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale
• interrompere il commercio di armi con la Turchia
• attuare sanzioni politiche ed economiche contro la Turchia
• adottare misure immediate per una soluzione politica della crisi in Siria con la rappresentanza e la partecipazione di tutte le diverse comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.