sabato 6 marzo 2021

Lui la chiama direttrice, essendo una donna; lei lo corregge con "direttore"

In risposta a quanto accaduto ieri sul palco di Sanremo, una riflessione di Gianna Fratta, Direttrice d’orchestra. Commenta Fratta: "La mia professione ha un nome ed è direttore": ecco, ancora, come inanellare parole in una frase in grado di ignorare contemporaneamente grammatica, lingua, processi, percorsi di decenni



Ecco come distruggere in un secondo, davanti a milioni di italiani, il cammino lungo e spesso tortuoso di migliaia di donne. Su Rai Uno si veicola, in diretta, in prima serata, un messaggio pericoloso e diseducativo nella forma e nei contenuti, davanti a milioni di ragazze e ragazzi. Già li sento i vari "i problemi sono ben altri", "pensate ai contenuti", "le lotte non sono queste", "ministra è cacofonico", "il ruolo non ha sesso". Ci combatto da una vita e grazie alle mie lotte di direttrice d'orchestra e alle lotte di tutte quelle prima di me, la signora di ieri può stare su un podio; cosa impensabile fino a qualche decennio fa.

Ma torniamo alla nostra lingua, a come, se ce ne fosse bisogno, può essere modificata per come si modifica la realtà, a come può diventare strumento di emancipazione, di cambiamento, di parità. 

Riflettevo, ad esempio, sul fatto che nessuna sarta si sognerebbe di dire “scusi, mi chiami sarto, lo preferisco”, mentre ancora esistono avvocate, direttrici d’orchestra, ministre che rivendicano il cosiddetto “maschile professionale”, retaggio di una sottocultura che degrada il femminile

Non è che siamo più autorevoli, credibili, competenti se ci facciamo chiamare col maschile, siamo solo meno consapevoli, dunque più insicure. Strano, poi, che più il lavoro è figo, altolocato, più numerose sono le donne dei no, scusi, preferisco ministro, prego, mi chiami ingegnere, per cortesia, direttore, per carità, avvocato.

Non è una rivendicazione femminista la mia, forse è una questione di politica di genere, ma soprattutto è una questione di consapevolezza. Non è una polemica o una battaglia sessista, tanto meno una recriminazione; è l'italiano, è la nostra lingua e come va usata, come, eventualmente può essere anche modificata con i cambiamenti sociali (ma non è questo il caso, perché il femminile di direttore c’è e può e deve usarsi)... I tempi sono maturi, anzi marci! Non sentiamoci più fighe a farci chiamare avvocato o direttore, che rischiamo solo di passare per persone che hanno bisogno di sentirsi “maschi” per essere considerate brave, nel migliore dei casi; per ignoranti, nel peggiore. E con noi chi ci asseconda. 

Il cambiamento parte da noi! Dalle donne e dagli uomini capaci di cambiare il mondo. Dalle direttrici e maestre d’orchestra che sanno di esserlo! Da chi non vuole lasciare il pianeta che ha trovato, ma cambiarlo in un mondo migliore e più giusto per tutti. Un mondo in cui la parità viene anelata ad ogni livello, in ogni modo, con ogni mezzo e il combattimento alle disuguaglianze, intolleranze, discriminazioni altrettanto.


Grazie a Gianna Fratta per aver detto a caldo, con questa importante riflessione, quello che in tante sentivamo il bisogno di dire.  

sabato 20 febbraio 2021

Transizione ecologica integrale, non greenwashing: Laudato sii' scrive a Mario Draghi

Transizione ecologica integrale, non greenwashing e (ancora) finanza patriarcale. Ci uniamo con forza alla richiesta di attenzione, su questo punto, sollecitata da associazione Laudato sii’: che si rivolge direttamente a Mario Draghi invocando una vera svolta coraggiosa per la conversione ecologica.



Anche Confindustria lancia continui messaggi a Draghi: gli industriali sono in attesa di capire se il Ministero della Transizione ecologica sarà guidato da persona sensibile ai temi dello sviluppo industriale e infrastrutturale. Ma anche no: è finalmente il momento di fare il contrario - o meglio entrambe le cose. Bisogna capire se finalmente i temi dello sviluppo industriale e infrastrutturale saranno declinati in modo sensibile alla necessità irrimandabile di vera conversione ecologica; perché ormai è questione di sopravvivenza. E l’alternativa, cara Confindustria, è povertà e crisi ancora più nera: questo non lo diciamo solo noi, ma gli analisti di Morgan Stanley. E allora, qual è il piano?

Serve una società della cura perché sopravvivenza al disastro climatico e ricostituzione dell’ambiente, equità di genere, tutela dei minori ed educazione, migrazione e accoglienza, pace e diritto al lavoro, cura delle città e del vivente: tutte queste cose sono indissolubilmente connesse. Non ci sarà transizione, non ci sarà avanzamento se la capacità di comprendere questa complessità e darle soluzione non sarà parte di un vero programma di governo

Ecco la lettera integrale (i grassetti e link aggiunti sono nostri), che invitiamo tutte e tutti a diffondere e a sostenere:

Illustrissimo Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi; abbiamo ascoltato con attenzione e speranza le sue dichiarazioni sulla vocazione ambientalista del nuovo esecutivo e sull’istituzione di un Ministero per la Transizione ecologica. Il suo governo è segnato da un compito storico: mettere a frutto il poco tempo che ci rimane prima che la crisi climatica raggiunga il punto di irreversibilità (tipping point), con il suo corredo di crisi ambientale, pandemica e sociale. Mettere in salvo l’ecosistema che ci ospita, la coesione della nostra comunità, la nostra cultura di solidarietà e democrazia è la sfida a cui diamo il nome, insieme a papa Francesco, di «conversione ecologica».

L’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune ci insegna che non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale e che la nostra casa comune, insieme alle specie che la abitano – di cui noi esseri umani facciamo parte a pieno titolo – viene velocemente trasformata in merce da una «cultura dello scarto» che vede il profitto come fine ultimo. 

Il diffondersi della pandemia, le immagini delle fosse comuni nei diversi continenti, l’iniqua possibilità di accesso alle cure, ai farmaci e ai vaccini, non hanno fatto che mostrare le estreme implicazioni di questo dato di fatto. Abbiamo apprezzato le vive parole di cordoglio con cui Lei ha iniziato il suo intervento in Senato, strappando l’indifferenza che sembra aver avvolto il discorso sulla tutela della salute pubblica: che deve venire prima dei profitti privati.

Nel suo discorso ha espresso con estrema chiarezza quanto pandemie, riscaldamento climatico e perdita degli ecosistemi siano strettamente connessi e quanto la salute delle persone non possa essere slegata da quella del Pianeta. Tuttavia nelle bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è finora mancata, secondo noi, la coscienza del nostro stesso essere natura e dell’alienazione che comporta la perdita della radice profonda che ci collega al vivente, ridotto a semplice oggetto d’uso. Questa assenza paradossale fa temere che, ancora una volta, si tenda a portare la cura del Pianeta nell’ambito delle soluzioni suggerite da un superomismo tecnocratico, incapace di accogliere e accettare il senso del limite, la finitezza delle risorse, il sufficit.

Lo sviluppo di cui abbiamo bisogno per salvarci non è quello dei mercati, dei consumi, dei dividendi azionari né di una tecnologia che esclude i più fragili e bisognosi, ma è quello della cultura, dell’umanità, dell’equa distribuzione di bellezza e ricchezza che il nostro pianeta elargisce a tutti come beni comuni. Il respiro benefico che verrebbe dal fermare un modello di sviluppo predatorio e feroce non sarebbe una rinuncia al benessere (non usiamo la parola “crescita” che, al pari della parola “progresso”, andrebbe profondamente risignificata), all’economia e al lavoro, né alla straordinarietà delle acquisizioni tecnologiche e digitali, ma porterebbe queste dimensioni nell’ambito della cura risanando la perdita di consapevolezza del nostro essere costituito dagli stessi elementi del Pianeta, aria, acqua, che non possono essere quotati in Borsa.

«La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio», scrive il Papa nell’enciclica. L’«ecologia integrale» non è solo una risposta alla crisi ecologica; è una profonda mutazione nel nostro rapporto con il mondo, che ci impone di pensare la fine della pretesa di un dominio antropocentrico. Per questo le chiediamo di non accontentarsi di riforme che si qualificano come “verdi” senza toccare l’impianto economico e finanziario che alimenta la crisi climatica e allo stesso tempo impedisce attivamente di prendere i provvedimenti necessari per evitarla.

«Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi – scrive ancora papa Francesco nella Laudato si’ – cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo». Per questo le chiediamo di impegnarsi in una transizione energetica che vada oltre l’attuale transizione nazionale alla sostenibilità che continua a puntare sulla combustione del gas e ad ammantare di concetti “green” (rinnovabili, smart grid) vecchie strategie palesemente inadeguate. Transizione energetica significa un rapido abbandono dei combustibili fossili e la sostituzione con energie rinnovabili rafforzate da idrogeno verde e stoccaggi, con interventi infrastrutturali sulle reti elettriche, come d’altra parte impone l’Unione Europea. [Per non parlare dell'urgenza di agire su quelle fonti di CO2 sempre trascurate benché in testa alle classifiche, ndr]. E conversione ecologica significa pensare alla destinazione universale dei beni comuni, assicurando a ogni persona pari diritti nella cura, nella dignità e nel reddito, nell’accesso all’istruzione e alla cultura, nell’accoglienza e nella possibilità di migrare senza mettere in gioco la vita, nel diritto alla natura e alla bellezza, oggi soffocato da periferie e ambienti invivibili.

Auspichiamo un governo capace di una svolta politica e culturale che non copra gli interessi di quelle stesse lobby economiche che hanno contribuito a determinare la distruzione di gran parte dell’ecosistema del nostro Paese e a esportare tale distruzione in altri Paesi fornitori di materie prime o destinatari dei nostri rifiuti.

Presidente Draghi, ci auguriamo che il suo Governo non si limiterà ad assicurare all’Italia i fondi per un percorso, pur vitale, di ripresa e resilienza ma avrà la visione e il coraggio di guardare alla cura della Casa comune – usando quest’ultima, forse irripetibile possibilità di ricostruire comunità tra umani, viventi e biosfera. Anche nel nostro bellissimo Paese – ferito da ecomafie, incuria, dissesto idrogeologico, produzione di rifiuti, spreco, cementificazione, erosione dei suoli, perdita di biodiversità; sfigurato dall’alienazione, soprattutto per i bambini, dal semplice rapporto con una pianta, con un bosco, con gli animali selvatici, con un tramonto, circoscritto ormai per molti solo alle gite scolastiche o alla possibilità di vacanza. 

Un Paese privo di edifici resilienti alle ondate di calore, dove agli anziani poveri, in estate, le autorità suggeriscono di proteggersi nei centri commerciali dotati di aria condizionata. Dove, nella gestione della pandemia, si sono troppo spesso anteposti interessi privati e profitti alla tutela della salute pubblica, e si è giunti a stilare protocolli di selezione all’accesso alle terapie intensive in caso di sovraffollamento, descrivendo come sacrificabili persone «anziane, fragili o con comorbilità severa».

Sarà necessaria un’opera di ascolto e di cura, che investa la politica, le istituzioni, il mondo del lavoro, l’educazione e la comunicazione, e quel Terzo settore e quel mondo del volontariato che lei ha evocato nel suo discorso. L’enciclica Laudato si’ ci dice che tutto è connesso – lotta per il clima, difesa dell’ambiente e della biodiversità, migrazione, pace, diritto al lavoro, contrasto della povertà, accoglienza, rispetto di genere, tutela dei minori, cura delle città e del vivente – al punto che «niente di questo mondo ci risulta indifferente». 

Speriamo che questa consapevolezza possa diventare un vero programma di governo. 

Con i più sinceri auguri di buon lavoro.

Mario Agostinelli, don Virginio Colmegna, Emilio Molinari, Daniela Padoan, Simona Sambati, Guido Viale per Associazione Laudato si’ Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale




sabato 13 febbraio 2021

Invito al Generation Equality Forum 2021: per lanciare un programma di azioni concrete sui diritti delle donne

Cos’è il Generation Equality Forum 2021? un evento globale, e primo vertice diplomatico dalla Conferenza di Pechino del 1995, organizzato da UN Women per promuovere i diritti delle donne.

Si svolgerà quest’anno in due fasi: in videoconferenza dal 29 al 31 marzo a Città del Messico e in giugno a Parigi (in modalità ibrida).

Lo scopo del forum è fare il punto sugli ultimi 25 anni in tema di diritti delle donne e parità, che avanzano troppo lentamente e, soprattutto, sono costantemente sotto attacco in tutti gli ambiti: politico, economico, sessuale e riproduttivo, sociale e sanitario, e di dare nuovo impulso al loro avanzamento.  

Il Forum si propone quindi di generare una tabella di marcia basata su un programma di azioni concrete, da avviare a Parigi nel giugno 2021 e da implementare nell’arco di cinque o dieci anni. Al di là degli strumenti legali promossi per tutelare i diritti delle donne (dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, alla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, alla Dichiarazione di Pechino e la sua Piattaforma d'azione) mancano ancora adeguati mezzi di azione per attuare tali diritti, che garantiti in teoria ma non in pratica restano troppo spesso sulla carta.


Il Forum individua quindi 6 temi prioritari: 

lotta alla violenza di genere 

diritti e giustizia economica 

ruolo delle donne nella lotta contro il riscaldamento globale

ruolo delle donne nella tecnologia e nell'innovazione

diritti sessuali e riproduttivi e salute

movimenti e leadership femministi

Sui quali creare altrettante “coalizioni d'azione”. Se nel vostro ambito di attivismo o di interesse professionale o politico siete interessate ad esprimervi e a partecipare al dibattito potete farlo, iscrivendovi e interagendo con il gruppo (o i gruppi) di discussione che preferite.

Ci auguriamo porteremo in tante competenze e idee, perché questo Forum può essere una importante opportunità di partecipazione per noi donne e per dare impulso affinché il Consiglio d'Europa acceleri il processo di universalizzazione della Convenzione di Istanbul, a dieci anni dalla sua firma, proprio nel maggio 2021. 

A vent'anni dalla risoluzione 1325 delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza, sottolineiamo che sarebbe bene fare emergere anche questo tema e la sua profonda connessione con il “ruolo delle donne nella lotta contro il riscaldamento globale”.


Per partecipare iscrivetevi e iniziate, semplicemente attraverso questo link: Speak up for Gender Equality 



lunedì 30 novembre 2020

Next Generation EU e rispetto del 50e50 nelle nomine: Noiretedonne scrive a Conte

Rimandando anche alle indicazioni per un equilibrio di genere nelle nomine pubbliche, tema cruciale continuamente disatteso, riportiamo di seguito la nota con cui Noi Rete Donne si è rivolta direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte:

Gentilissimo Presidente,

nelle prossime settimane si definirà il piano di ripresa e resilienza collegato al Next Generation EU. In queste ore ore la stampa e i media stanno riportando la notizia della possibile della costituzione di un organo esecutivo e di una task force. Abbiamo avuto modo di apprezzare, in molte occasioni, le sue parole in merito all’importanza della presenza delle donne nei luoghi decisionali e al valore strategico che le donne rappresentano nella fase della ripresa.

[in proposito riportiamo anche le parole del Presidente Conte pronunciate in occasione della giornata contro la violenza, ndr] :



Noi Rete Donne ha l’obiettivo di garantire il principio di uguaglianza e rappresentanza paritaria in tutte le sedi decisionali, anche nelle nomine pubbliche sia governative che parlamentari.

In tal senso abbiamo predisposto una proposta per una legge che risolva il problema strutturale della disparità di genere, anche assicurando il riequilibrio in tutte le nomine e designazioni pubbliche. 

In questa situazione straordinaria, in attesa di dar corso al provvedimento legislativo da noi auspicato, le chiediamo di rispettare nelle designazioni e nelle nomine per definire e gestire il piano di ripresa e resilienza, l’equilibrio di genere nominando 50% di donne e 50% di uomini.

È proprio l’eccezionalità e la serietà della situazione che richiedono un’assunzione condivisa delle responsabilità.


29 Novembre 2020, 

per Noi Rete Donne: Marisa Rodano, Daniela Carlà, Laura Onofri Grisetti, Giovanna Martelli




martedì 13 ottobre 2020

Non considerare i rischi del riscaldamento globale significa accogliere la fake news più mostruosa, la peggior menzogna di questo periodo pieno di menzogne

di Pietro Omodeo Sr • Una settimana fa ho ricevuto due pubblicazioni interessanti per il problema del riscaldamento globale.




La prima è uno studio diretto da Sandro Lovari, etologo di reputazione internazionale, riguardante le popolazioni dei grandi erbivori di montagna. In quelle venti pagine, apparse sulla rivista Climatic Change, si riferisce che questi animali usano trasferirsi in vista della fine della gravidanza e del periodo di allattamento su verdi pascoli ricchi di principi nutritivi utili per quelle delicate funzioni. Sennonché le modifiche dei ritmi stagionali fanno sì che quando oggi essi raggiungono quei pascoli trovino il foraggio ormai secco, non adatto a quel periodo riproduttivo, sicché la mortalità neonatale cresce e si nota un decremento demografico che mette a rischio le popolazioni.

Insomma, un elemento in più da mettere in rapporto col riscaldamento globale.

Nel suo libro "È l’uomo a rischio, non la Terra"Sandra Casellato, studiosa di Idrobiologia, ha esordito occupandosi della salute del Lago di Garda, non tanto quando è affollato di turisti ma quando è freddo, molto turbolento e pericoloso. Questo testo, 50 anni dopo, entra a fondo nel problema del riscaldamento globale informando il lettore sui rischi che esso comporta. Il libro è piccolo, ma congegnato in modo da istruire, pacatamente, il lettore che non se ne può staccare e impara, anche se esperto nel campo dell’ecologia, molte nuove cose. Sandra Casellato riesce in una settantina di pagine a toccare problemi, anche astrusi, come quello che riguarda la tesi di James Lovelock. Questo ricercatore inglese pretende infatti che l’ecosistema del nostro pianeta sia dotato di autocontrollo grazie al quale corregge più o meno prontamente se in qualche parte si generano squilibri: prima o poi li corregge. Lovelock ha ottenuto credito presso Lynn Margulis, una botanica che ha autentici meriti nel campo della biologia teorica. Sandra Casellato sa cogliere prontamente i lati deboli della tesi e se ne sbarazza per proseguire nella sua esposizione concludendo, in armonia con Greta Thunberg, che l’attuale generazione di uomini politici non ha il diritto di gestire i destini delle generazioni future come a loro piace, ma ha il dovere di decidere per il bene delle generazioni future che a loro volta dovranno fare altrettanto.

Queste due donne non proclamano a vuoto rischi inesistenti. Reclamano perché ‘i grandi’ della Terra non tentano in alcun modo di riparare a danni che sono sotto gli occhi di tutti.

Mentre leggevo queste opere la televisione ci informava sulla devastazione causata dal maltempo in Piemonte, Liguria e Provenza e sullo sconvolgimento della viabilità causato dal crollo di ponti e dalla rovina di lunghi tratti di strade. In Internet si commentava con angoscia l’enorme strage di un miliardo di uccelli migratori nel New Mexico in fiamme, accompagnata assurdamente da una brusca caduta della temperatura ambientale di una ventina di gradi.

[aggiungiamo la macchia tossica lunga 40 chilometri comparsa in Kamtchatca nella Russia orientale, che da giorni sta causando morie di animali; ma sempre nuovi disastri sono in corso, di cui spesso non  veniamo a sapere nulla, ndr].

Su un altro canale televisivo una giornalista molto amata accusava i dirigenti della Cina del ritardo di un mese e mezzo con cui hanno dato l’allarme sulla possibilità di una pandemia da coronavirus, colpa grave da aggiungere a tante altre secondo Donald Trump, ansioso di rinnovare la guerra fredda a danno di quel grande paese.

Deve esser chiaro che colpa molto più grave è quella di non aver ascoltato il parere degli specialisti e la voce e la preghiera di Papa Francesco sul danno che la politica economica dei paesi industrializzati sta causando, mettendo in grave pericolo il futuro dell'umanità.

Rifiutarsi di considerare i rischi derivanti dal riscaldamento globale equivale allo schierarsi con coloro che sostengono che il SARS-CoV-2 non esiste, non rappresenta un pericolo. Significa schierarsi con coloro che pretendono che la Terra sia piatta, significa accogliere la più mostruosa fake news che sia stata divulgata, la peggior menzogna di questo periodo tanto ricco di menzogne. 

Non è solo tradire la verità, è anche il tradimento delle nuove generazioni che rivendicano il sacrosanto diritto di avere un futuro. 

È vigliaccheria. 

Pietro Omodeo Sr, 13 ottobre 2020






giovedì 10 settembre 2020

Lettera agli sponsor del Festival della Bellezza #tuttimaschi

Gentilissimi,

Noi Rete Donne, network fra numerose competenze femminili in posizioni autorevoli nelle istituzioni e nel giornalismo, operante da vari decenni sui temi del riequilibrio dei generi, desidera riflettere con Voi riguardo all’evento finanziato dalla Vostra Azienda, che costituisce la rappresentazione deteriore e non etica del tema che si propone di scandagliare e discutere nelle sue diverse declinazioni.



Il Festival della Bellezza, che è in corso a Verona, e che vanta il Vostro sostegno concreto e dovizioso, sta inanellando pessime figure sotto il profilo comunicativo ed educativo, soprattutto, in virtù della sua struttura maschiocentrica (fra i relatori annovera un’unica donna; l’altra, in quanto pianista, ha il ruolo di accompagnatrice), dà un’immagine falsata e parziale della realtà, della società, del mondo (e anche della Vostra clientela, che, siamo certe, si compone di uomini e di donne), rischiando di riflettere l’ombra lunga della sua distorsiva interpretazione anche su chi lo sostiene e finanzia.

Già alcuni incidenti di percorso avvalorano il nostro profondo sconcerto al riguardo, creando quello che a Padova si suole definire: “Peso el tacon del buso”.

L’alibi risibile che numerose donne autorevoli e titolate, interpellate per mantenere un equilibrio di genere, abbiano declinato l’invito, non regge: guarda caso, si trattava di personalità straniere che, in piena pandemia, avrebbero potuto trovare difficoltà a spostarsi. I nomi dei partecipanti di genere maschile, tutti italiani, naturalmente, erano tutti disponibili, secondo i cachet coperti dagli sponsor.

Ci chiediamo:

possibile che fra tutte le italiane, protagoniste della cultura e dello spettacolo, non ce ne fosse nessuna all’altezza, per fama e pensiero, di uno di questi signori presenti nel programma?

Per loro, e i loro onorari non certo convenienti, il costo è sostenuto dagli sponsor, mentre sul pagamento dei diritti di un’artista si risparmia, acquisendo sul web [e utilizzandola senza averne diritto, ndr] l’immagine utilizzata nella locandina?

Oltretutto, si tratta dell’immagine di una ragazzina, che poco si coniuga col tema di Eros e bellezza (a meno che non si voglia elevare un inno alla pedofilia), come ha fatto notare la stessa autrice, Maggie Taylor, che solo ora è venuta a conoscenza dell’abuso sul copyright, in atto da più edizioni.

Gli organizzatori stanno costruendo un muro di gomma, celandosi dietro favolette fantasiose per giustificare la propria superficialità scientifica:

la violazione del copyright di una artista straniera, che ha giustamente fatto sentire le proprie ragioni; un programma, come Vi abbiamo già sottolineato, del tutto squilibrato, dove l’approccio alla bellezza e all’Eros, è univoco;

una pregiudiziale dell’ipse dixit che toglie autorevolezza all’evento, trasformandolo in una kermesse circense.

Vi invitiamo, pertanto, visto il Vostro ruolo e le Vostre competenze, a voler intervenire nei confronti dell’organizzazione dell’evento, affinché il Festival abbia una struttura binaria tale da non oscurare il pensiero femminile in materia, dandogli eguale dignità rispetto a quello maschile.

Nella speranza di un’auspicata risposta e di facta concludentia, vogliate gradire i sensi della più viva stima.

Noi Rete di Donne

Marisa Rodano, Daniela Carlà, Annamaria Barbato Ricci, Donatella Caione, Sabrina Cicin Marzetti 


La lettera è stata inviata ai Sigg:

Presidente della BCC Cerea Banca, Luca Paolo Mastena

Vice Presidente Vicario, Renzo Manfrè

Vice Presidente, Luca Bezzetto

e inoltre a:

Cattolica Assicurazioni; Athesis gr.editoriale; Centro Porsche Verona; AGSM Verona; Newchem; DAS difesa legale; Zanolli srl; BCC Cerea Banca; Phoenix Group; Vagheggi SpA; Az.agricola Bulgarini; Assigeco Srl; Terranostra Ass. provinciale Agrituristica; Ass. Culturale VIemozioneRETE

e ai Patrocini: ESU Verona, Consiglio notarile Verona

domenica 30 agosto 2020

Non una resa dei conti al femminile, bensì una resurrezione dell'etica

di Annamaria Barbato Ricci* • A bocce ferme, dopo le dimissioni di Giulio Leonardo Ferrara da ruoli che un pregiudicato non avrebbe potuto ricoprire ab origine dopo la condanna passata in giudicato, è il momento della riflessione. 

Ci sarebbe sembrato disattendere le conseguenze della sentenza alla pena di due anni e sei mesi per violenza e abuso di posizione di soggezione comminatagli e confermatagli, se lo avessimo lasciato rimanere sulla sua poltrona, pascendosi della propria sostanziale immunità. E abbiamo considerato un dovere civico del nostro giornale indignarci e dare voce all’indignazione, raccolta anche con una petizione ai vertici istituzionali, promossa dal rassemblement femminile “Dalla Stessa Parte”. Ha raccolto le firme di uomini e donne, perché questa non è stata una resa dei conti al femminile, bensì la resurrezione dell’etica, sui luoghi di lavoro pubblici e privati. E l’etica non ha sesso. O ce l’hai o non ce l’hai: la lettera di dimissioni di Ferrara è l’icona di una mentalità padronale priva di etica di un reo riconosciuto in ben tre aule di Tribunale (fra cui la Suprema Corte di Cassazione) che addebita il proprio passo indietro non a questioni di opportunità e di coscienza (ma va’!), bensì ad una ‘violenta’ (lapsus freudiano?) campagna stampa. 

Certo, ne uccide più la penna (o il pc) che la spada.
Il nostro intento, però, non era di uccidere proprio nessuno, sia pure metaforicamente, macchiandogli l’immacolata reputazione, ma di impedire che si accreditasse a un manager moralmente indegno una sostanziale impunità - non ha patito certo l’esecuzione della pena. 
Nessuna conseguenza visibile per lui, qualora la vicenda non fosse stata portata alla luce, se non la traccia sulla sua fedina penale: il che gli consentiva di godere degli eguali privilegi di un omologo dalla morale specchiata. Non enfasi giustizialista, ma operazione verità; non campagna mediatica volta a denigrare immeritatamente, ma ristabilimento della autenticità dei fatti.
Da parte mia, un pensiero sovrastava tutti, mentre pestavo indignata la tastiera del pc: riflettevo sulla sofferenza profonda della parte offesa che, immagino, abbia affrontato un calvario nato dal momento della violenza traumaticamente subita e dipanatosi in tre sedi giudiziarie, con il dolore e l’umiliazione delle domande inquisitorie per stabilire se ‘davvero’ fosse stata oggetto di violenza. 
Un’angoscia reiterata, da sbranare l’anima. E il peso, il terrore di continuare a lavorare in una situazione in cui l’orco era il dominus; e l’habitat sociale e lavorativo che non sempre è benevolo e può non crederti e trinciare istantanee sentenze inappellabili (mentre chi ti ha causato il vulnus può ricorrere a tre gradi di giudizio). E gli incubi, le lacrime, e il meccanismo di autocolpevolizzazione che spontaneamente sorge ed è spesso indomabile. 
Della vittima nessuno ha parlato, io per prima. Di colei riguardo alla quale si può parlare realmente di violenza. E voglio farne ammenda, esprimendo considerazione e solidarietà. 
Signori, tutti in piedi. Onore a una donna che è andata fino in fondo, senza recedere, senza farsi sconfiggere da paure, violenze morali estranee, diventando un simbolo per tutte le altre che non hanno avuto la sua forza d’animo, il suo coraggio. 
Un esempio per quelle che hanno taciuto e lo sprone a non farlo mai più. Perché è lei stessa testimonianza che la giustizia vince sempre, se la facciamo vincere
[Annamaria Barbato Ricci* su Il Quotidiano del Sud del 30/8/2020]
*già capo ufficio stampa della Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri