sabato 6 novembre 2021

Ma che belle le armi. Il trend delle sparatorie e l’hi-tech italiano nei nuovi fucili per gli Usa

Se c’è una cosa di cui dobbiamo ringraziare Salvini è che, in seguito all’approvazione della legge ridicolmente riferita alla legittima difesa da lui voluta, in Italia cresce allegramente il rischio di crepare a causa di una pallottola in testa. Non per niente, nei 12 mesi successivi all’introduzione della nuova normativa (e nonostante fossimo in piena pandemia), si è scatenata la corsa all’ottenimento di licenze e all’acquisto di armi.

I censimenti sulle armi non sono attendibili, in quanto (anche qui assurdamente) si aderisce in maniera volontaria, quindi conferisce dati solo il 10% dei detentori. Secondo i dati forniti dalla Polizia di Stato, comunque, nel 2020 le licenze hanno avuto un balzo in avanti addirittura del 10% rispetto al 2019, anno in cui si era verificata invece una certa diminuzione.  


E oggi, secondo la normativa italiana, una volta ottenuta la licenza non è che si possa ottenere di tenere con sé un’arma, e in caso di volerne acquistare due si debba fare alcuna richiesta a nessuno. Macché: si può liberamente possedere e tenere nella propria casa (e quindi anche potenzialmente distribuire a chi ci pare) un vero e proprio arsenale da paura: 3 armi da sparo + 6 armi ad uso sportivo + un numero illimitato di fucili e carabine + 8 armi “antiche o artistiche”, oltre a munizioni e polvere da sparo. 

Come nota il Censis, considerando che ogni famiglia italiana conta in media 2,3 individui, oggi in Italia ci sono circa 4,5 milioni persone, di cui oltre 700.000 minori, che vivono con un’arma a portata di mano “con cui (per gioco, per sbaglio, rancore o follia) potrebbero essere indotti a sparare e ad uccidere. E numerosi fatti di cronaca dimostrano come avere un’arma in casa rappresenti una formidabile tentazione di usarla, e che molti assassini sono legali detentori di armi. Perciò è fondamentale subordinare la disponibilità di un’arma a un addestramento adeguato nonché alla valutazione, ripetuta nel tempo, delle condizioni psicofisiche del possessore”. E questo si fa? No.



Non si fanno adeguati controlli sui legali detentori di armi di ogni tipo, non si fa prevenzione contro la violenza, tantomeno si incentiva qualunque educazione nelle scuole a coltivare un equilibrio nelle relazioni e il rispetto per il vivente. 

Ieri Repubblica ci informava gongolando che l’eccellenza italiana delle armi potrebbe accaparrarsi un succulento appalto per la fornitura di fucili d’assalto per l’esercito USA. Benché con ritorni economici nulli per l’Italia, un affare da almeno 5miliardi di dollari: in buona parte per una produzione che avverrebbe negli Stati Uniti e beninteso tutti per una azienda privata che esporta morte nel mondo, mica in qualche modo a beneficio pubblico (e comunque, anche se lo fosse? Soldi sporchi di sangue).

Appalto che se venisse confermato viene spacciato come evento dagli interessanti risvolti geopolitici per l’Italia: svolta epocale per almeno tre motivi: la dimensione dell'affare, la rivoluzione strategica che porterà sui campi di battaglia e il banco di prova per la disponibilità dell'amministrazione Biden verso l'Italia guidata da Mario Draghi.

Segnaliamo come più pertinente quanto commenta Stefania Maurizi, autrice di "Il Potere Segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks”: dopo l'11 settembre, in un clima di *distrazione* generale l'Italia è stata trasformata nella piattaforma di lancio delle guerre USA. Solo grazie ai cablo della diplomazia USA rivelati da Wikileaks mi è stato possibile capire l'ampiezza e la profondità di questa trasformazione, ma la più grande truffa è presentare il militarismo assassino che ha distrutto nazioni come l'Iraq, l'Afghanistan, la Siria, la Libia, in un vantaggio per il "sistema Paese": il contratto Beretta venduto come qualcosa che sarebbe nell'interesse degli italiani.



Per maggiori informazioni sugli assassini perpetrati con armi da fuoco legali in Italia:

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2021

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2019

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2018

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2017

Per chi avesse voglia di andare a vedersi le tipologie di omicidi, molto interessante notare l'incidenza dei femminicidi (logica conseguenza dell'armare il boia domestico) e dei cosiddetti "incidenti di caccia" (logica conseguenza del considerare uno "sport" il divertimento psicopatico di uccidere animali indifesi e per definizione innocenti): tutti assassini che si potrebbero prevenire con delle leggi a tutela della vita anziché dei pistoleri.


 

mercoledì 3 novembre 2021

Il diritto all'informazione ambientale: l'allarme di oltre 60 giornalisti e di Reporters sans Frontières

L'emergenza ambientale è anche una gravissima emergenza dell'informazione: fatto che venne già denunciato congiuntamente da redazioni quali quelle di Covering Climate Now, Scientific American, Columbia Journalism Review, The Nation, The Guardian (il quale lo sottolinea anche in modo permanente], Noticias Telemundo, Al Jazeera English, The Asahi Shimbun e, in Italia, anche de La Repubblica; e poi da molte altre.

Emergenza a cui venne dedicato anche il seminario e l'appello alla RAI di cui si parla qui: Cos'è successo il 29 maggio 2020?

In occasione della COP26 oltre 60 giornalisti specializzati in questioni ambientali, provenienti da 34 diversi paesi in tutto il mondo, di tutti i profili e sensibilità, da tutti i tipi di media, hanno firmato con Reporters sans Frontières un nuovo allarme e un appello ai governi, per alcuni aspetti senza precedenti, intitolato Emergenza climatica, emergenza dell'informazione


Sono donne e uomini esperti e informati di questioni ecologiche o più generali, o che affrontano questi temi nell’emergere di notizie sempre più preoccupanti; e denunciano gli ostacoli che limitano il diritto di informare su questioni più che mai cruciali per tutta l’umanità.

Invitano inoltre gli Stati a riconoscere formalmente che il diritto all'informazione su tali questioni riguarda il diritto stesso a un ambiente sano e alla salute.


Tra i firmatari Gaëlle Borgia, del Madagascar, co-vincitrice del Premio Pulitzer 2020, la francese Morgan Large, specialista nel settore agroalimentare, la russa Grigory Pasko (Premio RSF e Premio Sakharov 2002), l'indiana Soulik Dutta, esperta di questioni energetiche e di pianificazione territoriale, il sudafricano Khadija Sharife, giornalista investigativo sui crimini ambientali, il giornalista indipendente Lucien Kosha che lavora sui minerali nella RDC... La maggior parte ha siglato il testo individualmente, ma le redazioni del palestinese Afaq Environmental Magazine e quella del francese Reporterre hanno insistito per firmare collettivamente.

Punto cruciale di questo appello è il diritto all'informazione sui temi ambientali, dal 1992 posto come principio al Rio Earth Summit ma che ancora non viene rispettato. I firmatari ricordano le difficoltà di ottenere informazioni scientifiche e dati sull'ambiente quando questi sono di interesse generale, e quando le loro indagini possono portare a cambiamenti comportamentali utili a combattere la minaccia senza precedenti del riscaldamento globale. 

A quasi 30 anni dalla dichiarazione del Vertice delle Nazioni Unite per la Terra di Rio nel 1992, il diritto di informare sui temi ambientali che esso proclamava deve finalmente concretizzarsi, essere applicato e rispettato senza alcuna eccezione, sottolinea il segretario generale di RSF, Christophe Deloire: in un momento di emergenza climatica è anche emergenza informativa. Informare sull'ambiente è diventato vitale.

Dieci giornalisti uccisi negli ultimi 5 anni - e almeno 21 in 20 anni per aver indagato sui delicati temi dell'ambiente:.. e molti di più sono gli attivisti ambientali assassinati per essere messi a tacere: 212 solo nel 2019 e 227 nel 2020. Rilevando i pericoli legati alla copertura di queste notizie in diverse regioni del mondo, RSF e i firmatari chiedono anche la concreta attuazione del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti.


L’appello • Emergenza climatica, emergenza informativa!

Diventa fondamentale far valere il diritto all'informazione in materia ambientale.

Noi, giornalisti specializzati in questioni ambientali e climatiche di tutti i continenti, lanciamo con Reporters Without Borders (RSF) un solenne appello agli Stati partecipanti alla 26a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow. 

Nella dichiarazione del "Vertice della Terra delle Nazioni Unite" del 1992 a Rio, al punto 10 si legge: "ogni individuo dovrebbe avere un accesso adeguato alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche". 

Si, ogni individuo ha il diritto di accedere alle informazioni sulla propria situazione ambientale; ma quasi tre decenni dopo questo principio purtroppo non è ancora realtà.

In molti paesi è estremamente difficile, se non impossibile, ottenere informazioni e dati scientifici sull'ambiente e sulle relative politiche pubbliche, benché queste siano di interesse pubblico e generale. Anche l'accesso a molte strutture e/o territori è per noi troppo sistematicamente vietato. Alcuni di noi sono oggetto di procedimenti legali abusivi, subiscono minacce, intimidazioni e persino aggressioni, quando non vengono addirittura eliminati fisicamente.

Per aver indagato sulle questioni delicate dell'estrazione illegale, della deforestazione, dell'accaparramento di terre e dell'inquinamento industriale, almeno 21 dei nostri colleghi sono stati uccisi negli ultimi dieci anni in tutto il mondo, quasi altri 30 sono stati gettati in prigione. E il 75% degli incidenti è stato registrato dopo la firma dell'Accordo di Parigi, alla fine del 2015. Come l'ambiente e il clima che difendiamo, la nostra situazione si sta deteriorando pericolosamente. Oggi vogliamo denunciare le barriere che limitano il nostro diritto di informare su questi temi cruciali per l'intera umanità.

Gli Stati devono urgentemente tener conto del ruolo svolto dalla stampa nella difesa dell'ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici. I nostri sondaggi mettono in guardia dai crescenti pericoli che affliggono il nostro pianeta comune e aiutano a incoraggiare gli attori interessati a cambiare il loro comportamento. Le popolazioni adeguatamente informate possono anche combattere meglio questa minaccia climatica senza precedenti nella storia dell'umanità, i governi possono meglio assumersi le loro responsabilità.

Chiediamo agli Stati di riconoscere ufficialmente che il diritto all'informazione è inerente al diritto a un ambiente sano e al diritto alla salute. Per porre fine alle crescenti minacce ai più vulnerabili tra noi, chiediamo anche l'attuazione concreta del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti. In linea con la risoluzione 2222 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata nel 2015, invitiamo gli Stati a responsabilizzare i propri sistemi giudiziari nazionali per combattere la persistente impunità per i crimini contro i giornalisti ambientali.

Per gli Stati o le società deve essere applicato anche un obbligo di trasparenza. L'interesse comune deve prevalere sugli interessi economici e sovrani. Abbiamo un solo pianeta. La mobilitazione di tutti per consentirci di esercitare il nostro diritto all'informazione in buone condizioni è fondamentale.


firmatari 


1    Özer Akdemir, Turquie

2    Arlis Alikaj, Albanie

3    Melis Alphan, Turquie

4    Enkhzaya Baasanjav, Mongolie

5    Nathalie Bertrams, Allemagne

6    Gaëlle Borgia, Madagascar

7    Martin Boudot, France

8    Kátia Brasil, Brésil

9    Eliane Brum, Brésil

10  Marcelo Canellas, Brésil

11  Andrei Ciurcanu, Roumanie

12  Lilia Curchi, Moldavie

13  Angelina Davydova, Russie

14  Sheila Debonis, États-Unis

15  Vanina Delmas, France

16  Soulik Dutta, Inde

17  Thomas Fischermann, Allemagne

18  Emmanuel Gagnier, France

19  Atokhon Ganiev, Tajikistan

20  Ingrid Gercama, Pays-Bas

21  John Grobler, Namibie

22  Amina Jabloun, Tunisie

23  Burcu Karakas, Turquie

24  Guido Koppes, Pays-Bas

25  Lucien Kosha, Rd Congo

26  Margaux  Lacroux, France

27  Morgan Large,  France

28  Nelly Luna, Pérou

29  Lazaro Mabunda, Mozambique

30  Fiona Macleod, Afrique Du Sud

31  Konstantina Maltepioti, Grèce

32  Eduardo Militao  Brésil

33  Sayana Mongush,Russie

34  Gela Mtivlishvili, Géorgie

35  Zuza Nazaruk, Pays-Bas

36  Alex Nedea, Roumanie

37  Vadim Nee, Kazakhstan

38  Alexandre Nhampossa, Mozambique

39  Mariam Nikuradze, Géorgie

40  Anne Sophie Novel, France

41  Elena Novikova, Kazakhstan

42  Hazal Ocak, Turquie

43  Marie Parvex, Suisse

44  Grigory Pasko, Russie (En Exil)

45  Anastasia Pavlenko  Ouzbékistan

46  Tansu Piskin, Turquie

47  Guillaume Pitron, France

48  David Quintana, Nicaragua

49  Anna Bianca Roach, États-Unis

50  Sofia Rusova, Russie

51  Leonardo Sakamoto  Brésil

52  Hélène Servel, France

53  Khadija Sharife, Afrique Du Sud

54  Khaled Sulaiman, Canada/Irak

55  Pinar Tarcan, Turquie

56  André Trigueiro, Brésil

57  Tomasz Ulanowski, Pologne

58  Estacio Valoi, Mozambique

59  Jonathan Watts, Royaume-Uni

60  Tehmine Yenoqyan, Arménie

61  Ning Yen, Taiwan

62  La Rédaction de Afaq Environmental Magazine - Maan Development Center  Palestine
63  La Rédaction de Reporterre  France 

venerdì 24 settembre 2021

Per una rivoluzione della cura: manifestazione nazionale delle donne a Roma

25 settembre 2021: la prima grande manifestazione nazionale delle donne dopo la pandemia partirà alle h. 14 da piazza del Popolo a Roma, con la parola d’ordine Tull Quadze che in lingua pashtun significa tutte le donne. 

Promossa dall’Assemblea della Magnolia che, sull’onda dei problemi sollevati dalla pandemia e dalla crisi climatica, alla Casa internazionale delle donne di Roma ha visto la partecipazione di molte iniziative e luoghi delle donne, gruppi, associazioni e donne singole, la manifestazione chiama a un cambio di paradigma: a una rivoluzione della cura necessaria e urgente, che soppianti la mentalità della distruzione. A questo proposito vi segnaliamo anche il manifesto per una società della cura, perfettamente in linea con questi obiettivi. Le donne, in linea con le indicazioni del Women’s Forum, chiedono che tutte le risorse del Pnrr siano rivolte a sanare la distruzione del pianeta e le sue ingiustizie, così come tutte le nuove leggi; chiedono di non replicare le scelte di predazione che ci hanno condotto fino qui; basta armi, energie fossili, carne: occorre investire in Natura, welfare, lavoro, equità e uguaglianza. Richiama inoltre l’attenzione sull’arretramento della condizione delle donne nel mondo e alla necessità ora prioritaria di non lasciare sole le donne afghane

martedì 21 settembre 2021

7 femminicidi in 7 giorni e i commenti di Palombelli: esposto delle giornaliste all'Ordine professionale

Le giornaliste rivolgono all'OdG il seguente esposto"A volte è lecito anche domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa, oppure se c'è stato un comportamento esasperante e aggressivo dell'altra parte”. Queste parole, pronunciate dalla giornalista Barbara Palombelli durante la puntata di 'Forum' del 16 settembre 2021, su Canale 5 e Rete 4, rappresentano una narrazione degli ultimi sette femminicidi tremenda, vergognosa e pericolosa, in palese violazione dell'articolo 5 bis del testo unico deontologico e del Manifesto di Venezia



Insinuare il dubbio che una donna uccisa dal partner, ex partner, o dal vicino di casa, se la sia in qualche modo cercata, è una affermazione di assoluta gravità che ignora le regole professionali: la vittima viene così uccisa una seconda volta, adducendo attenuanti e motivazioni a favore del carnefice. 

Espressioni e atteggiamenti che testimoniano la totale assenza di una cultura di parità e di rispetto nei confronti di madri, mogli, figlie uccise in quanto donne. Non c'è, neppure nei codici penali, la giustificazione degli uomini “obnubilati”, in preda a raptus: ci sono donne che non hanno istigato la violenza, l'hanno subita e per questo sono morte.

Le Commissioni pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell'Usigrai e del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e delle giornaliste e l'associazione Giulia Giornaliste, che hanno tra le finalità anche di vigilare e garantire che l'informazione dia una corretta rappresentazione dell'immagine femminile, libera da stereotipi, improntata al rispetto della dignità delle donne, chiedono a codesto Consiglio regionale che si apra un procedimento disciplinare nei confronti di Barbara Palombelli, giornalista professionista e conduttrice di 'Forum'.




domenica 19 settembre 2021

Mi chiamo Tiziana Scalco: care donne, perché vi chiedo di votarmi

di Tiziana Scalco • Care amiche, mi rivolgo a quelle di voi che a Milano si recheranno presto a votare: perché chiedo il vostro voto e voglio spiegarvi perché votarmi. Mi chiamo Tiziana Scalco, sono di famiglia veneta e milanese di adozione.

Mi candido perché credo fermamente che la presenza delle donne in politica possa invertire la rotta che ci ha portato a una politica maschile prevaricante, che parla un linguaggio maschile, ha un pensiero maschile, una progettualità sociale e territoriale maschile.

Da sempre faccio politica impegnandomi sui diritti del lavoro e delle donne; per 35 anni nella Cgil come sindacalista, per 8 anni come segretaria confederale in Camera del Lavoro a Milano. Da quest’anno la pensione: ora è per me naturale dare continuità alla mia esperienza mettendo le mie idee e il mio impegno al servizio della comunità milanese. Per questo mi sono candidata in consiglio comunale per le amministrative di Milano del 3-4 ottobre 2021, nella lista del Partito Democratico.

Milano è una città cui devo molto, fin da quando mi accolse nel trasferimento dall’ufficio vertenze legali della Cgil di Varese a quello dell’allora FILCEA CGIL di Milano; sono seguiti 25 anni straordinari, che mi hanno consentito di maturare professionalmente e personalmente, lavorando a contatto con le associazioni milanesi, università, istituzioni.  

Nei primi anni Duemila ho visto nascere a Milano le prime reti istituzionali antiviolenza, con la presenza anche del sindacato al tavolo delle associazioni femminili storiche che da sempre si occupavano di diritti femminili, di violenza maschile, prostituzione, stereotipi sessisti nella pubblicità e nei media. Sempre a Milano, con i tre sindacati e Caritas, ho fatto parte del Forum sulla prostituzione che ha avviato un dibattito cittadino su questi temi così sensibili e complessi. Abbiamo portato avanti un concetto di civiltà che mette la prostituzione in contraddizione stessa al diritto delle donne a una propria libera sessualità, contro l’idea che la prostituzione possa realmente essere una libera scelta o, ancor peggio, un lavoro da normare come libera professione. Su questo tema c’è stato molto dibattito e a seguire ho invitato associazioni e professioniste a lavorare a una proposta di legge che, a partire dalla regolamentazione della pubblicità sessista, fosse anche propedeutico a rivendicare un ruolo della donna nella società libera dagli stereotipi.

L'azione decisiva di Se Non Ora Quando è partita da Milano e io con le mie compagne del sindacato e le tante donne che si attivarono, a Milano siamo state perno di questa battaglia, che ha portato a tanti risultati anche se poi, a livello nazionale, ha perso tanto del suo potenziale. Potrei citare molte altre battaglie al fianco delle donne in ogni ambito, da quello per l'occupazione femminile alla disparità di salario e di percorso di carriera, dalle molestie sessuali e il mobbing subiti dalle donne nei luoghi di lavoro. Credo fermamente che il talento e la sensibilità delle donne, la loro affermazione nel lavoro pubblico e privato possa cambiare le sorti del nostro pianeta, dove non solo bisogna ancora lavorare tanto sui diritti civili, ma anche per scelte ambientali realmente lungimiranti, rispettose della salute delle persone e del pianeta. Una responsabilità sociale alla quale siamo chiamati tutti e tutte! E rispetto alla quale proprio le donne possono fare la differenza.

Basti vedere come ancora non si interviene sull’orrore della filiera degli allevamenti intensivi, che non solo infieriscono sugli animali ma sullo stesso equilibrio basilare del pianeta. C’è un processo di riqualificazione che parte dall’alimentazione animale e umana, dalla cura del verde alle scelte urbanistiche e dei trasporti, dalla cura dell’acqua e dell’aria, i cui temi devono essere messi in agenda più incisivamente e subito nei programmi politici nazionali e in quelli dell’amministrazione comunale di Milano, perché è da questa città che possiamo ripartire per uno sviluppo veramente sostenibile.

Milano è sempre stata pioniera di tante scelte di civiltà e di sviluppo che hanno fatto da faro per tutto il Paese e può esserlo ancora. 

Mi candido perché le donne sono il futuro di questo pianeta maltrattato, perché possono essere il motore vero del cambiamento e Milano può lanciare temi forti come questi, è la Città che può fare la differenza anche dal punto di vista internazionale. La forza delle donne e il loro impegno vanno messi ancor più in rete e rafforzati per cambiare davvero il paradigma maschile cui siamo soggetti e con il quale siamo governati. Lo stesso PNRR, pur con qualche tratto di novità rispetto alle politiche di equità uomo donna, non riesce ancora ad essere incisivo come dovrebbe. 

La politica ha bisogno delle donne e votare donna può fare la vera differenza

Care amiche, inutile vi dica come votare donna sia fondamentale per portare avanti temi di civiltà e per scelte coraggiose e concrete per la sostenibilità sociale e ambientale. Vi dico che se mi voterete mi impegnerò con tutta me stessa per non deludervi.

Tiziana Scalco

Candidata in consiglio comunale a Milano, elezioni 3 – 4 ottobre 2021 Scheda blu

  




sabato 18 settembre 2021

Milano città della parità: un manifesto

Venerdì 17 settembre, alla Casa della Cultura di Milano, è stato presentato il manifesto “Milano città della parità”: l'iniziativa si rivolge all sindaco, all’amministrazione, alle cittadine  e ai cittadini proponendo una serie di punti programmatici per accelerare il percorso della città verso la parità di genere.



Questo il testo del manifesto:

Milano, città della parità 

Premessa

La drammatica esperienza della pandemia ha procurato all’intero Paese e alla nostra comunità ferite profonde. All’enorme numero di morti sofferti dalla nostra Regione, si sommano le paure e il disagio sociale di chi vive sulla propria pelle crisi economica e incertezza del futuro. 

Nonostante sia ormai dimostrato come l’occupazione femminile produca benessere per l’intera società l’Italia, ben prima della crisi sanitaria, registrava un consistente gap salariale e occupazionale tra generi e anche un tasso di lavoro femminile sensibilmente inferiore rispetto al resto d’Europa, ma è oggi più che mai indispensabile che anche le donne siano motore pulsante della ricostruzione del nostro Paese, pur partendo da condizioni decisamente svantaggiate rispetto agli uomini. 

In più, mentre le donne italiane sono in prima linea negli ospedali, nei negozi, nelle case, alle prese con i figli in didattica a distanza tentando di conciliare situazioni molto spesso inconciliabili, covid, lockdown e restrizioni sociali hanno colpito come un’ulteriore mannaia ambiti lavorativi storicamente femminili, spesso precari, collegati ai servizi alla persona, al commercio, al turismo e alla ristorazione. 

Il crollo dell’occupazione ha interessato 3 lavoratrici ogni 4 posti di lavoro persi, a dimostrazione di come le conseguenze economiche della crisi abbiano esacerbato le diseguaglianze sociali a partire proprio dal divario di genere. 

La gravità della situazione sanitaria, accrescendo la vulnerabilità personale e collettiva ha inoltre reso ancor più palese il valore sociale del lavoro di cura, da sempre associato alle figure femminili e tradizionalmente considerato questione privata. Riconoscerlo per contro come questione pubblica e politica in senso proprio, oltre che centrale sotto il profilo economico, appare fondamentale per il raggiungimento di una società paritaria e realmente democratica. 

L’Italia è anche il Paese europeo dove più sono marcate le differenze in politica e nelle istituzioni tra uomini e donne, le quali, pur essendo oltre metà della popolazione, hanno ancora troppi pochi incarichi rappresentativi sul territorio nazionale. 

Appare invece sempre più chiaro che il potere della responsabilità – inteso come capacità di farsi carico dei bisogni collettivi e di trovare soluzioni efficaci – debba venire distribuito equamente tra i generi per non attingere ai talenti di solo una parte dell’umanità ed essere tutti insieme protagonisti di una politica paritaria, riformista, europeista ed ecologista. 

La pandemia ha reso, infatti, ancora più evidente come l’unica direzione possibile per la salvezza dell’umanità sia quella di uno sviluppo sostenibile e inclusivo e la necessità di battersi insieme per un’ idea di giustizia intergenerazionale. 

L’attuale situazione mondiale sta colpendo duramente dal punto di vista sanitario ed economico anche la città di Milano dove certamente gli indicatori occupazionali femminili erano migliori rispetto ad altre aree del Paese, ma dove pure si sono rese più evidenti lacune e criticità nei riguardi delle donne. Infatti, se da un lato la massiccia presenza femminile nel tessuto lavorativo milanese ha contribuito negli anni al successo della città, è anche vero che il prezzo personale e sociale che le sue cittadine hanno pagato e pagano è ancora troppo alto. 

Per questo molte donne e uomini del mondo delle professioni, della ricerca e della cultura, del terzo settore, delle aziende, delle istituzioni, del sindacato e dei partiti che ritengono che dalla crisi si possa uscire diversi e più forti solo uscendone insieme, chiedono che Milano diventi un laboratorio per la parità e operi in base a criteri di giustizia sociale e intergenerazionale, di competenze, di cura e di responsabilità politica. 


È necessario che chi governerà la Città negli anni a venire ponga al centro della propria azione le politiche di genere intervenendo anche con azioni riparative per far decollare l’occupazione femminile e per creare reali pari opportunità tra donne e uomini. 

È necessario che le donne abbiano la stessa rappresentanza e forza decisionale degli uomini nella società e in politica. 

È necessario fare ancora di più per contrastare una cultura discriminatoria che limita il dispiegarsi delle energie femminili e continua a prevaricare le donne fino ai reiterati, insopportabili casi di violenza domestica e ai femminicidi. 

È necessario creare nuove condizioni anche potenziando i servizi a favore delle famiglie per far sì che le energie e le competenze delle donne possano essere utilizzate al meglio senza che questo leda la loro autonomia o rinuncino alla maternità che riteniamo debba essere considerata come un valore al contempo personale e sociale.
Nel ripensare al suo modello di sviluppo in chiave di sostenibilità ambientale e sociale, la città non potrà prescindere dalle energie e dalle competenze femminili perché anche dai talenti delle donne dovrà giungere una spinta fortissima alla ricostruzione di Milano che, per quello che rappresenta a livello nazionale e internazionale, potrà certamente influenzare l’intero Paese. 


Proposte 

• 1. Istituzione di un Assessorato alle Pari opportunità di genere con portafogli, struttura e personale adeguati, che si interfacci e lavori in Giunta trasversalmente con tutti gli altri assessorati. 

• 2. Garanzia dell'equilibrio di genere, già prevista a livello statutario e regolamentare, anche nella nomina nelle posizioni apicali degli enti, aziende, istituzioni e società partecipate; rispetto di un equilibrio sostanziale anche nella composizione delle Giunte, bilanciando tra i due generi gli incarichi di maggior peso politico. 

• 3. Adozione sistematica dello strumento del bilancio di genere per inserire una prospettiva paritaria nei diversi momenti della programmazione politica e di spesa, attuazione e valutazione delle scelte di bilancio. 

• 4. Potenziamento dei servizi per la salute e dei presidi territoriali con servizi di prossimità per le donne, al fine di garantire la piena applicazione delle leggi vigenti in materia di sanità pubblica, capaci di rispondere ai bisogni della salute psico-fisica delle cittadine e dei cittadini, anche con disabilità. 

• 5. Implementazione dei servizi di welfare per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro volti a favorire, attraverso una loro riorganizzazione capillare, anche la condivisione famigliare della cura e l’investimento sull’occupazione femminile. 

• 6. Potenziamento dei luoghi di co-working, coerentemente con il ripensamento degli orari e della mobilità, in un ottica flessibile e sostenibile del lavoro, per la riqualificazione di tutti i quartieri, soprattutto quelli periferici, secondo la condivisa visione della “città a 15 minuti”. 

• 7. Collaborazione costante e sostegno continuativo ai centri antiviolenza e alle case rifugio, con il potenziamento dell’attività di rete tra presidi sociali e territoriali e cooperazione tra istituzioni. 

• 8. Incentivazione di iniziative culturali e educative per contrastare gli stereotipi e formare alla parità di genere, partendo dalle scuole dell’infanzia, ma anche rivolte alla cittadinanza: rafforzamento dell’empowerment femminile, attenzione alle materie STEM, contrasto deciso e strutturato alle pubblicità sessiste e discriminatorie, attenzione al principio paritario nei panel e negli eventi pubblici del Comune e delle partecipate. 

Per raggiungere questi obiettivi, è strategico l’avvio di una collaborazione costante fra l’Amministrazione comunale, il Sistema scolastico pubblico e privato e le Università. 

• 9. Istituzione di un Osservatorio indipendente che collabori con Università e Istituti di ricerca, per la raccolta dei dati necessari a definire politiche mirate, per monitorare le azioni programmate dall’Amministrazione e per verificarne le ricadute sulla popolazione femminile, come richiesto dall’Unione Europea. 


Le firme delle promotrici e dei promotori (in ordine alfabetico):

Marilena Adamo, Politica, già Senatrice della Repubblica; 

Edoardo Bai, Medico del Lavoro, Comitato Scientifico Legambiente; 

Giovanni Baule

Ilaria Bonacossa, Gallerista D’Arte e Direttrice di Artissima; 

Valeria Bucchetti, visual designer, docente di Design della comunicazione, Politecnico di Milano; 

Ferruccio Capelli, Direttore della Casa della Cultura di Milano; 

Lorella Carimali, docente di Liceo Matematica e Fisica, Scrittrice; 

Alba Chiavassa, Magistrata; 

Marco Coldani, Presidente Associazione Italiana Commercio Chimico e Vicepresidente Unione ConfCommercio di Milano, Lodi e Monza Brianza; 

Roberto Cornelli, docente di Criminologia, Università Milano Bicocca; 

Lella Costa, Attrice e Scrittrice; 

Elisabetta Daniele, Imprenditrice; 

Carla Facchini, docente di Sociologia della famiglia, Università Milano Bicocca, Presidente Associazione Nestore; 

Alessandra Faiella, Attrice, Scrittrice, Formatrice; 

Renata Ferri, giornalista e photoeditor; 

Mario Furlan, docente Universitario di Motivazione e Crescita personale, Scrittore , Fondatore dei City Angels; 

Laura Hoesch, Avvocata di Famiglia; 

Cristina Jucker, giornalista, vicepresidente Movimento Milano Civica, 

Alessandra Kustermann, Ginecologa; 

Gad Lerner, giornalista e scrittore; 

Lia Lombardi, docente di Sociologia, Università degli Studi di Milano; 

Marta Maria Marangoni, Attrice, Cantante, Regista, Presidente APS Minima Theatralia; 

Luisa Mariani, Psicologa, docente di Psicoterapia dell’adolescenza; 

Donatella Martini, Presidente di DonneinQuota; 

Donatella Massimilla, Drammaturga, Fondatrice di Cetec (Centro Europeo Teatro e Carcere); 

Enzo Mingione, docente Sociologia Economica, Università Milano Bicocca; 

Silvia Penati, docente di Fisica teorica e Metodi Matematici Università Bicocca; 

Cinzia Poli, autrice radiofonica; 

Annalisa Rosiello, Avvocata del Lavoro, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano; 

Alice Sophie Sarcinelli, Antropologa, Presidente Associazione Blimunde; 

Marina Senesi, attrice-autrice teatrale e radiofonica; 

Tiziana Scalco, Sindacalista; 

Paolo Scotti, Impresario teatrale; 

Cinzia Spanò, Attrice, Fondatrice del collettivo Amleta;

Maria Cristina Treu, docente di Urbanistica, Politecnico di Milano; 

Lucia Vasini, Attrice e Comica; 

Giovanni Zaccherini, Giornalista, Pubblicista, Scrittore;

Francesca Zajczyk, docente di Sociologia Urbana, Università Milano Bicocca;

Francesca Zanasi Gabrielli Panza, Editor e Giornalista   


#iosottoscrivomilanoxlaparita 

per aderire potete scrivere a: info@donneinquota.org




mercoledì 15 settembre 2021

Riconoscere gli animali come soggetti, non oggetti: per una riforma del codice civile

La Task Force Animalista, un nutrito gruppo di pressione per il rispetto degli animali, invita tutte le persone sensibili a questo tema a manifestare sabato 18 settembre, in nove città italiane, in favore della modifica della nostra legislazione in senso animalista. 
L'appuntamento invita ad unirsi in presenza, in tutta Italia, per sostenere la richiesta di Riforma del Codice Civile, Libro Terzo sulla Proprietà e Libro Primo sulla Persona e la Famiglia, in chiave ambientalista: dando riconoscimento a tutti gli animali dello status di esseri senzienti, esseri viventi quali sono, in grado di provare gioia, dolore, emozioni, affezioni; riconoscendo inoltre gli animali d’affezione come soggetti giuridici parti integranti delle nostre famiglie, compresi quelli da cortile a cui siamo affezionati. Con una riforma che attualizzi un codice oggi non etico, quindi non civile, si chiedono pene adeguate per chi maltratta esseri indifesi e azioni concrete come spese veterinarie mutuabili.




In alcune piazze del 18 settembre sarà anche possibile firmare per il Referendum Aboliamo la Caccia

Notevole che, facendo cadere le reciproche rivalità in nome dell’amore per gli animali, alla manifestazione di Milano abbiano aderito (promettendo la loro presenza) membri dei più vari partiti: da Francesco Fortinguerra dei Verdi, e Carlo Monguzzi passato a Europa Verde dopo tanta militanza ambientalista nel Pd, a Luigi Piccirillo dei Cinque Stelle a Gabriele Luigi Abbiati e all’avv. Gianluca Lanza della Lega, all’Avv. Mauro Festa leader del Partito Gay LGBT.

Lo status di esseri senzienti, aventi soggettività, viene riconosciuto agli animali dal Trattato Europeo di Lisbona (art.13 TFUE), a cui hanno aderito molti paesi europei; ma in Italia siamo ancora in attesa di una riforma legislativa che consenta di ridurre più efficacemente le crudeltà. 

Nel frattempo sono infinite le sofferenze degli animali, a causa di sfruttamento e maltrattamenti impuniti, tratta, randagismo, allevamenti intensivi, vivisezione, spese veterinarie impossibili da sostenere per molte famiglie, canili lager e colonie feline abbandonate, caccia e bracconaggio.

I fondi per la prevenzione, la sterilizzazione degli animali sul territorio nazionale, la cura, finiscono nelle tasche di molti Comuni e Regioni senza produrre azioni concrete.

In nome del principio “senza etica ed empatia non c’è civiltà”, è nata dunque la Task Force Animalista, associazione culturale presieduta dalla filosofa della scienza Carolina Sala, che si dedica alla parte legislativa della tutela degli animali e dell’ambiente con l’aiuto degli avvocati Daniela Russo e Nicola Tamola del Foro di Milano. 

La Task Force Animalista coinvolge molti enti già attivi su questi temi: il Partito Animalista Italiano, il Coordinamento Animalista, Gaia Animali e Ambiente di Edgar Meyer accompagnata dall’Avv. Tiziano Buzzolani, Alpha Educatori di Strada ODV, Animalisti Italiani, Animalisti Genovesi, Oipa Genova, Origine Animale, Fronte Animalista, Associazione Zampette Felici, Meta Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente, AVI Associazione OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, AVI Associazione Vegani Internazionale, Animalisti ETS, Iene Vegane, Associazione CA.TE.RI.NA, Associazione Culturale Varese, LAV Milano, LAC Padova, Parma Etica Festival, Oipa Parma, F.I.B.A – Federazione Italiana Benessere Animale di Gianluca Comazzi, LAV Roma, Confconsumatori Varese e Provincia, Anpana Sez. Territoriale di Milano, LEAL Lega Antivivisezionista, Horse Angels.

Tra i testimonial ci sono Donatella Rettore, Massimo Wertmuller, Edoardo Stoppa, supportati da RadioVeg.it e cittadini che organizzano presidi, come avv. Camilla Cusumano a Padova, e Domenico Chiericozzi (Editore di guidacitta4zampe.it) a Rimini.

Questi gli appuntamenti organizzati:


Lombardia

                Milano manifestazione c/o Palazzo di Giustizia

                L. go Biagi / P.zza San Babila;

                Varese SIT-IN c/o Piazza Carducci

Veneto: Padova presidio c/o Piazza Antenore

Liguria: Genova presidio Via XX Settembre

                /Via Porta d’Archi;

                La Spezia presidio c/o Piazza Beverini

Emilia Romagna: Parma presidio Piazza della Pace;

                Forlì presidio c/o Piazza Saffi;

                Rimini SIT-IN Bagno 81 Rimini Dog No Problem

Toscana: Firenze presidio Piazza della Repubblica

Lazio: Roma presidio c/o Piazza del Popolo

Calabria: Lamezia Terme presidio Corso Numistrano

Campania: Cava De’Tirreni manifestazione 

                Corso Mazzini / Corso Umberto I /Piazza Abbro

Sicilia: Catania presidio Via Etnea ang.o Via Prefettura; 

                Messina presidio Piazza Cairoli


Per altre informazioni e aggiornamenti contattare l'evento facebook.

lunedì 16 agosto 2021

Servono immediati corridoi umanitari per le donne afghane. L'appello della giudice afghana Tayeba Parsa

Il 14 agosto la giovane giudice afghana Tayeba Parsa, anche a nome dell'Associazione delle donne giudici dell'Afghanistan, aveva lanciato un nuovo disperato appello. Fra le altre cose ha dichiarato: “Sapete, i talebani vogliono vendetta e sappiamo che prendono di mira per primi i militari e la magistratura; e le donne. 


Diversi di loro li abbiamo processati e condannati, ma le donne che lavorano e occupano un ruolo di potere nella società sono già bersagli naturali per i talebani, che si rifiutano di concedere qualunque diritto alle donne. E non appena conquistano un'area aprono la prigione e liberano i loro sostenitori. Noi donne giudici siamo molto preoccupate. Sappiamo che la nostra vita è in grave pericolo; io, essendo giudice nella sezione commerciale della Corte d'appello di Kabul, ho perseguito molti uomini d'affari potenti e senza scrupoli negli ultimi anni, uomini che molto spesso hanno stretti legami con i talebani; ho condannato membri della mafia e talebani. Negli ultimi 20 anni abbiamo potuto sperimentare la democrazia, lo stato di diritto e lo sviluppo dei diritti delle donne, ma perderemo tutti questi progressi. Torneremo indietro di 100 anni. Noi amiamo il nostro lavoro e il nostro paese, ed è terribile che il solo modo di salvarsi sia cercare di fuggire; cosa anche molto difficile, specie per i magistrati. Molti paesi hanno chiuso le loro ambasciate ed è estremamente difficile ottenere i documenti necessari. Ma se vogliamo vivere, non c'è altro modo: se rimaniamo qui saremo imprigionate o moriremo”. 

Attualmente ci sono circa 250 giudici donne nel paese, le quali rappresentano solo l'11% della professione; tutte sono regolarmente oggetto di intimidazioni e aggressioni, due di loro sono state giustiziate già a gennaio. La maggior parte di loro si concentra a Kabul e con certezza, con l’arrivo dei talebani, la loro sorte è segnata. Tayeba Parsa è ancora più a rischio in quanto appartiene alla minoranza hazara, storicamente perseguitata dai talebani.

Le donne giudice afghane hanno chiesto aiuto all'Associazione internazionale delle donne giudici (IAWJ), che rappresenta più di 6.500 giudici in oltre 100 paesi. Mona Lynch, direttrice regionale di IAWJ per il Nord America, ha risposto garantendo il suo impegno: “queste donne coraggiose, ha detto, in questi 20 anni hanno lottato per uno stato di diritto e un governo stabile in Afghanistan, sempre minacciate per il loro lavoro; ora hanno bisogno di aiuto e noi saremo la loro voce”. L’Associazione ha esortato le parti coinvolte nei negoziati di pace a garantire i diritti delle donne e delle bambine, e in particolare delle magistrate, che si trovano in pericolo estremo. Chiede inoltre ai governi di includere le donne giudici afgane e le loro famiglie nelle misure speciali concesse a interpreti, giornalisti e altro personale che ha fornito servizi essenziali alle forze militari straniere in Afghanistan. Sollecita infine che le donne giudice vengano incluse tra i gruppi prioritari selezionati dal governo canadese, che ha annunciato di voler accogliere 20.000 rifugiati afgani.

Ma Tayeba Parsa ha sollecitato invano aiuto perché la comunità internazionale intervenisse subito per fermare l'avanzata dei talebani e la caduta del governo afghano, e per avere soccorso perché lei e le sue colleghe potessero fuggire in tempo dal Paese.

Ora Kabul è caduta, il terrore si è abbattuto sulla città; che sarà di loro?

Come ha dichiarato Qorbanali Esmaeli, presidente dell'Associazione culturale degli afghani in Italia, "la città è preda di un terrore indescrivibile. La cosa più preoccupante, più assurda ed atroce è che le donne e le bambine sono considerate bottino di guerra. Ho due sorelle e diverse nipoti, temo per loro e per tutte le ragazze". 



Firmiamo la petizione per corridoi umanitari destinati in particolare alle donne afghane: la trovate a questo link. Ci auguriamo anche che al più presto i governi prendano provvedimenti urgenti per l’accoglienza di coloro che fuggono davanti a questo orrore: non parcheggi di “clandestini”, ma progetti seri di ospitalità, integrazione e futuro.