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lunedì 25 maggio 2015

Francesco, un nome un programma. Ed è qui: nell'Enciclica Laudato si'

ARCHIVIO / DOCUMENTI Lettera Enciclica Laudato si' sulla cura della casa comune
1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata Terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente 

giovedì 20 novembre 2014

Sia un 25 novembre contro la cultura dello stupro: delle donne e del Pianeta

Nella Giornata Internazionale per i diritti dell'Infanzia ricordiamo che ai nostri bambini e alle nostre bambine stiamo togliendo il futuro. E che, senza aspettare il gravissimo ultimo allarme dell'ONU, da tempo in tutto il mondo le donne stanno battagliando per impegni sul clima; perché, come ha detto Winnie Byanyima bacchettando il #G20: i potenti della terra non possono più permettersi di ignorare che le 2 maggiori sfide del nostro tempo sono la disparità di genere e il cambio climatico
E non possiamo permettercelo neanche noi. Si aggiunga che - benché molti stentino a coglierla - esiste una stretta connessione fra la violenza contro le donne, e quella contro il Pianeta: e sta nella cultura che sottende alla sopraffazione. 
Per questo si tratta di 2 sfide strettamente collegate: e questo 25 novembre è ora di dirlo.
E' ora di riconoscere, e di dire, che la cultura dello stupro delle donne e la cultura dello stupro del Pianeta sono la  stessa cosa.
E che, se i Governi non raccolgono l'allarme più grave di sempre appena lanciato dall'ONU, possiamo farlo noi, le donne
Già un anno fa l'IWECI (International Women's Earth and Climate Summit) approvò una Dichiarazione (che  fu integralmente recitata in italiano anche in questo video). Una chiamata che, a solo un anno di tempo, appare alquanto profetica. E che è anche preziosa per capire: non si tratta di slogan, ma di una denuncia circostanziata e di un programma di proposte concrete: uno strumento utile di vera informazione a cui rimandiamo. Donne: facciamo di più?
#25novDonnePianeta
#25novWomen4Planet 
Noi donne possiamo fare la differenza; e possiamo cominciare a farla mettendo a tema, per il 25 novembre, anche la connessione che esiste fra violenza contro le donne, e violenza contro il Pianeta.
Ad alcun* il tema sembrerà tirato per i capelli.. ma così non è; un tema complesso va approfondito. Lo ha fatto per noi, esattamente un mese fa, Jody Williams (Nobel par la Pace nel 1997), parlando al Women Leading Solutions on the Frontlines of Climate Change


#noViolenzadonne
#noViolenzaPianeta
#nonesistePianetaB

Riconosciamo cosa nasconde la cultura dello stupro nel suo senso più pieno, così come ben sintetizzato da Vandana Shiva: ho più volte sostenuto che lo stupro della Terra e lo stupro delle donna sono intimamente connessi - sia metaforicamente, nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente: nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle donne. (esiste) connessione tra lo sviluppo di politiche economiche violente ed inique, e l'aumento di crimini contro le donne. (…) L'idea di una crescita illimitata in un mondo limitato può mantenersi solo attraverso il furto delle risorse del debole da parte del potente. E il furto di risorse, essenziale per la crescita, crea una cultura dello stupro: lo stupro della terra, delle economie locali autosostenibili, lo stupro delle donne. (…) dobbiamo cambiare il paradigma dominante: porre fine alla violenza contro le donne significa anche superare l'economia violenta a favore di economie pacifiche e non violente, capaci di rispettare le donne e il Pianeta.
Basta mettere la testa sotto alla sabbia. Basta con la politica degli struzzi.

venerdì 7 novembre 2014

Rosa Shocking. Violenza, stereotipi... e altre questioni del genere

Rosa Shocking: è l'eloquente titolo dell'ultimo Report su violenza e stereotipi di WeWorld (già nota ome Intervita) che sarà presentato alla Camera dei Deputati martedì 18 novembre.

Titolo mutuato da un evento del 2013, contro la violenza, per il quale fu scelto da UDI Monteverde e Movimento Artisti Arte Per. Un'ottima scelta: perché per una volta il "rosa shocking" non è riferito a vacui stereotipi, ma evoca efficacemente scioccanti realtà.
In occasione della presentazione avrà luogo anche un dibattito con i media, sulle problematiche legate alla comunicazione su questo tema. 
Parteciperanno la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e il Premier Matteo Renzi; il quale - ricordiamo - ha tenuto per sé la Delega alle Pari Opportunità (limitandosi a nominare una consigliera).
Interverranno inoltre Marco Chiesara (Presidente WeWorld Intervita Onlus); Nando Pagnoncelli (Ipsos); Massimo Guastini (Presidente ADCI - Direttore Creativo&Partner cOOkies) e Stefano Piziali (Responsabile Advocacy WeWorld Intervita Onlus); Valeria Fedeli (Vice Presidente Senato) ed Ermenegilda Siniscalchi (Capodipartimento per le politiche con la Famiglia).
I Media invitati per il Dibatto saranno rappresentati da:
Maria Bollini - Presidente del Comitato per le Pari Opportunità della Rai
Urbano Cairo - Presidente Cairo Editore
Fedele Confalonieri - Presidente Mediaset
Alberto Contri - Presidente Pubblicità Progresso
Diamante D'Alessio - Direttrice IO Donna
Luca Dini - Direttore Vanity Fair
Barbara Stefanelli - Vice Direttrice Il Corriere della Sera
Rosa Urso - Production's Supervisor Endemol Italia
Andrea Zappia - Amministratore Delegato Sky
Modera: Luisa Betti
Per accreditarsi scrivere a comunicazione@intervita.it  
Martedì 18 novembre ore 10.00, Camera dei Deputati, Sala della Regina; Piazza Montecitorio, Roma (accesso consentito solo in orario e fino a esaurimento posti; Si ricorda che, nei palazzi della Camera, per gli uomini è d'obbligo la giacca.)

WeWorld Intervita è una Ong attiva in Italia e nel Sud del Mondo; si occupa di diritti dei bambini e delle donne e stila rapporti sulla violenza e gli stereotipi di genere

lunedì 20 ottobre 2014

Ministero Pari Opportunita, la risposta di Renzi alle donne: una bella porta in faccia. Ma da dietro quella porta non ci spostiamo

Esattamente 6 mesi fa, il 18 febbraio, le donne, per iniziativa dell'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, hanno scritto una lettera all'allora neo-primoministro Renzi.
In tante abbiamo poi atteso pazientemente - ma sapete, il Primo Ministro ha sempre da fare; dunque abbiamo aspettato, benché sollecitando risposte. Un richiamo in una nuova lettera, ai primi di luglio…. Ed ecco che, il 3 ottobre, una risposta è arrivata; indiretta, beninteso: attraverso una nomina. Ed eccola, in buona sostanza, la risposta implicita in questa nomina: 
 • NO, il Ministero alle Pari Opportunità non lo facciamo.
 • NO, e quale delegata? nemmeno quella: la delega alle Pari Opportunità me la tengo io. 
 • SI, alle donne ci penso, certo che ci penso: nomino un consigliere che mi consiglierà. 
 • Il consigliere riferirà del proprio operato direttamente a ME. 
 • Consigliera, dite…? SI, è una donna.
 • Ah si; un ultimo dettaglio: l’incarico verrà svolto a titolo gratuito. 
E chi è la designata? certamente, una donna: la deputata del PD Giovanna Martelli. Una donna, sul cui valore non vogliamo discutere; anche se un po' salta agli occhi quel suo essere figura di partito:  come ci informa la Gazzetta di Mantovaex-assessora comunale nell’Alto Mantovano, figura emergente del Pd locale, rappresenta uno dei volti più noti dell’area renziana del partito mantovano.
In effetti il suo commento di esordio è più in linea con questo profilo, che con l'appartenenza di genere: esprimendo soddisfazione per il nuovo incarico, la consigliera commenta: «Sono pronta a mettermi al lavoro anche su questo fronte. Ovviamente sono felice della fiducia che il presidente del consiglio dimostra nei miei confronti. Ritengo che questo atto dia valore all’intero Partito democratico mantovano. Cercherò, in tutti i modi, di mettere a disposizione della nostra comunità l’opportunità che mi è stata offerta di lavorare al servizio delle pari opportunità».
Si, è vero, "tante donne" nel governo. Ma, da Renzi, di strumenti per tutte le donne, come un vero Ministero, nemmeno l'ombra. E del prezioso metodo della (ahimé) ex-Ministra Josefa Idem nessuna traccia. 
La nuova Consigliera per le PO farà il proprio debutto ufficiale a Roma il 23 e 24 ottobre: coordinando una delle sessioni della conferenza  "Gender Equality in Europe: Unfinished Business?"; ecco qui il programma completo dei lavori. Evento cui (in assenza di una Ministra per le pari opportunità) le donne italiane saranno rappresentate da 2 uomini: i sottosegretari Scalfarotto e Del Rio. Il primo presente in qualità di moderatore della tavola rotonda sul futuro dell'eguaglianza di genere; il secondo, incaricato di chiudere i lavori.
Che dire… forse che più unfinished business di così c'è solo lo zero assoluto.

mercoledì 2 luglio 2014

Matteo Renzi, rispondi alle donne: vogliamo una Ministra per la Pari Opportunità

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Egregio Presidente,
l’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie 55 associazioni, gruppi e reti femminili e ha per scopo la promozione della parità di genere nelle Istituzioni,  e  che ha, già in passato, espresso apprezzamento per la presenza di un numero paritario di Ministre e Ministri, e di alte funzionarie ed esperte a posti di comando, si augura che tale presenza  sia il primo segnale di un cambiamento di passo sulle questioni di genere nel nostro Paese, che appare in ritardo rispetto ai maggiori paesi europei, come appare, solo per fare un esempio, dalla percentuale di donne presenti nel mondo del lavoro (47%).

Alla luce delle discriminazioni che ancora colpiscono le donne italiane, auspichiamo, come già più volte richiesto sia dall’Accordo sia da altre associazione e con interrogazioni parlamentari, che la delega alle politiche di Parità e delle Pari Opportunità venga  attribuita al più presto a una Ministra. Precisando che la Ministra dovrebbe svolgere un’azione di coordinamento per il “mainstreaming” della politica di genere in tutti i dicasteri del Governo.
La nostra richiesta è motivata anche dal fatto che l’Italia assumerà tra pochi giorni la Presidenza europea per il prossimo Semestre e in particolare per l’appuntamento del 23 ottobre durante il quale l’EIGE presenterà il suo rapporto sullo stato delle questioni di genere nell’Unione europea. In questo incontro, presieduto dall’Italia (e a lato del quale la società civile vorrebbe organizzare un evento di rilievo), pensiamo che la presenza di una Ministra sia necessaria, sia come segnale della volontà di garantire l’effettiva applicazione delle raccomandazioni europee in Italia, sia. per assicurare che l’incontro si svolga, come merita il tema della parità e delle pari opportunità, a livello politico,  con le Ministre degli altri paesi, e non solo a livello tecnico,.
Saremmo liete di poterla incontrare per presentarle il nostro Accordo, che presumiamo abbia svolto un ruolo non secondario nel cambiamento di approccio sulle questioni di genere nel nostro Paese.  
In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgiamo i nostri migliori saluti
Per l'Accordo, Daniela Carlà e Marisa Rodano

lunedì 16 giugno 2014

Presunto bambinicidio-suicidio di madre folle: l'assassino (anche stavolta) è il marito, indiziato anche lo Stato

Che le prime ipotesi, per 3 persone "trovate sgozzate in un bagno di sangue, arma del delitto sparita", potessero includere quella di "omicidio-suicido", cioè di un atto di follia della giovane madre morta, ha lasciato basiti, crediamo, chiunque. 
No, non era una madre pazza e ingegnosa che, dopo aver sgozzato se stessa e i bambini, ha pure nascosto bene il coltello: era l'ennesimo marito affettuoso che, semplicemente, ha programmato la strage e organizzato una messinscena. Altrettanto lascia basiti il fatto che, ad oggi, dopo il proditorio siluramento della ex-minisrra Idem e del suo metodo stroncato sul nascere, questo Paese ancora non abbia nemmeno l'ombra di un Ministero delle Pari Opportunità, né di qualunque strategia in merito alla violenza contro le donne e domestica. Ecco perché, anziché raccontare dettagli più o meno scabrosi, sulla immane tragedia dell'ennesimo femminicidio-femicidio plurimo per mano dell'ennesimo marito affettuoso, pensiamo utile diffondere la lettera di Telefono Rosa (che si aggiunge a molte altre precedenti) all'attuale Presidente del Consiglio:
Illustre Presidente del Consiglio Matteo Renzi
L'ennesima terribile tragedia ci spinge nuovamente a scriverLe.
Abbiamo cercato, nei mesi scorsi, di dirLe che la piaga della violenza sulle donne è un problema gravissimo in Italia. Abbiamo cercato di dirLe che non avere un Ministro che si occupi di dirigere politicamente e operativamente il Dipartimento per le Pari Opportunità e non avere neanche un Sottosegretario con le opportune deleghe, è un gravissimo danno all'efficacia della lotta alla violenza sulle donne che, centinaia di Associazioni, affrontano quotidianamente ed è sicuramente un gravissimo segnale di "scarsa attenzione".
Non abbiamo avuto risposte da Lei, né abbiamo avuto il piacere di incontrarLa, forse – come troppo spesso ci siamo sentite dire: il tema della violenza sulle donne (quasi sempre domestica) e, quella della violenza sui figli delle donne vittime, non è un'emergenza, né tantomeno un problema sociale.
Oggi, Presidente Renzi, noi e tutta l'Italia piangiamo l'ennesima morte assurda di due poveri piccoli innocenti e della loro madre.
Noi tutti siamo senza parole davanti al ripetitivo copione di orrore  e crudeltà,
nessuno ha potuto arginare la tragedia di queste vittime.
Ma è certo che non è vero che non si poteva fare nulla. Non è vero che queste morti innocenti non si possono evitare.
Noi abbiamo salvato, come molti altri centri anti violenza, centinaia di donne e bambini che senza il nostro aiuto, oggi non sarebbero più in vita.
Ma siamo allo stremo e continuiamo a ripeterlo inascoltate. Il lavoro della “task force” della ex Ministra Idem e della Sottosegretaria Guerra è stato bloccato, risorse economiche ridotte e incerte,nessuna strategia nazionale condivisa con chi il lavoro lo svolge ogni giorno senza fini di lucro.
Esistono delle responsabilità alle morti terribili e alla violenza che anche se si sopravvive, distrugge per sempre le vite delle donne e dei bambini.
Noi esigiamo che Lei dia delle risposte vere, politiche, formali e sostanziali a questo problema, a maggior ragione per il ruolo che a breve avremo in Europa
Roma, 16 giugno 2014

mercoledì 14 maggio 2014

#Expo2015: imparare e cambiare, non tirare dritto

Scrive oggi l’Unità che Matteo Renzi respinge gli attacchi concentrici sull'Expo e ribadisce con forza la sua centralità: «Non ci lasceremo rubare il futuro dai ladri [ma, pare, glielo abbiamo già lasciato fare, ndr] Chi ruba va fermato ma non si fermano le opere, si fermano i ladri. Sono qui [in riunione nella sede dell'Expo, con Raffaele Cantone pres. Autorità Anticorruzione, ndr] per dire che il governo farà la sua parte. Non bisogna mollare, bisogna vincere la sfida dell'Expo, che deve diventare fiore all'occhiello del Paese, perché se ci tiriamo indietro non saremmo più coerenti con i nostri valori. Milano è un punto di riferimento per l'intero Paese, grazie a tutti coloro che non mollano e ci credono. L'Expo è una strepitosa opportunità». Ma forse no - forse c'è qualcosa da approfondire meglio.
Come scrive invece Beltrami Gadola, autorevole voce della vita sociale e politica milanese: “No, non si può dire 'the show must go on' e tirare diritto”. 
E perché non si possono arginare arginare così facilmente “gli attacchi concentrici sull'Expo”? perché quanto emerso dalle indagini era chiaro a molti e da tempo, trattati come sempre da Cassandre iettatrici. Per questo ha ragione Beltrami Gadola a dire che Renzi non può minimizzare e, scendendo la scala gerarchica della politica, non lo può fare nessuno: perché i cani abbaiavano (da tanto) e speravano di non abbaiare alla luna.

E perché:
"chi accetta il potere lo sa che non è una sine cura: le difficoltà sono il suo pane quotidiano. Nessuno può dire: ci sono ovunque mele marce… ne abbiamo abbastanza di questo repertorio buono per ogni scandalo. Né si può dire che quel che è saltato fuori lo si debba ai controlli milanesi: è una vicenda che viene da lontano come ricaduta di altre indagini: i controlli milanesi riguardavano le infiltrazioni mafiose ma per gli ultimi arresti si tratta di associazione a delinquere mafia free - e che poi questa delinquenza sia la pronuba della mafia lo abbiamo detto da sempre".
In un Paese normale il presidente della società Expo spa darebbe le dimissioni. 
Non così la presidente Diana Bracco, che raccoglie le parole di Renzi; eppure - come osserva Gadola, anche se estraneo ai fatti, chi accetta simili cariche ha gravi responsabilità non solo onori: in questi frangenti, scusandosi dovrebbe lasciare la scena - e: ..a seguire si accodino tutti quelli che avevano e lasciavano intendere di avere qualche potere decisionale nella macchina infernale che si è rivelata essere Expo. 
L'editoriale di Gadola è molto amaro, ma la sua amarezza è la stessa di tutti quelli che aspettano invano segnali forti per un modo di fare politica e impresa radicalmente diverso in quanto in grado di respingere il parassitismo della corruzione, che pesa per 60miliatdi di euro - e vale dunque tutta la nostra povertà. Ecco perché qui lo richiamiamo con tutte le sue riflessioni:
"E delle imprese che sono lì a fare lavori acquisiti con l’imbroglio cosa ne vogliamo fare? Un buffetto sulla guancia? Un piccolo rimpasto in consiglio di amministrazione tanto per mostrare facce nuove? Ma in quelle aziende le cattive abitudini normalmente scendono per i rami il che equivale a dire pessimi lavori.
Veniamo ai cani che abbaiano (inutilmente) alla luna, che per definizione non reagisce. Da tempo su queste colonne si denunciavano condizioni generali inaccettabili, a cominciare dall’articolo di Emilio Battisti, del 26 marzo 2009, “Expo cavallo di Troia della ‘ndrangheta“. Siamo spesso tornati alla carica anche dicendo che, indipendentemente da Expo, la legislazione sui lavori pubblici è un colabrodo e che malgrado l’aspetto di un’architettura legislativa articolata e pignola lascia varchi aperti alle più spudorate manipolazioni, in particolare quando si decide dell’assegnazione dei lavori secondo la formula della “offerta economicamente più vantaggiosa” (per chi?). Solo gli sciocchi ritenevano questo essere il rimedio contro la corruzione che si nascondeva dietro le offerte al massimo ribasso. Potete starne certi, se la cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa non fosse stata il varco perfetto per le manipolazioni più spudorate con i suoi criteri discrezionali, si sarebbe fatto in modo di non poterla utilizzare, invece è piaciuta a tutti: bipartisan.
Ma prima ancora bisogna che i lettori sappiano che la tecnica è anche quella di bandire gare con un capitolato fatto come un vestitino su misura per qualcuno, magari cercando di ridurre al minimo consentito dalla legge il tempo per studiare un’offerta, tempo spesso chiaramente insufficiente. Ma “qualcuno” sa tutto da molto prima e non viene colto “impreparato”. Non vorrei dover qui fare il manuale del perfetto manipolatore ma quello che è successo, e le intercettazioni ne sono la conferma, lo avevamo detto per tempo. I rimedi? C’erano nella stessa legislazione se la si fosse applicata come forse immaginava il legislatore, che però non conosceva fino in fondo tutte le trappole che evidentemente la lobby dei disonesti aveva teso: troppi varchi aperti.
E allora? Stiamo aspettando per vedere se dal cilindro esce un coniglio (con le manette) o qualcosa di buono. Per il futuro immediato si potrebbe cominciare col far approvare i bandi e i capitolati dalle associazioni di categoria interessate che, forse pensando a evitare favori ora a questo ora a quello, farebbero l’interesse dell’insieme dei loro associati e contemporaneamente del bene comune. Una rivincita della mano invisibile? 
E poi rimettiamo mano all’intera legislazione sugli appalti e non solo in edilizia. A quando?

giovedì 12 dicembre 2013

Dopo le primarie Pd, lettera a Matteo Renzi

Caro Matteo Renzi, 
lei ha vinto le primarie, è il nuovo segretario PD. Ha promesso di far cambiare verso all'Italia. In molti e in molte le hanno creduto. Ha iniziato nominando alla segreteria del partito 7 donne. Buon inizio! Ma il verso va cambiato in profondità

Le donne, la loro vita, la loro forza, sono una realtà sommersa che non può più essere né ignorata, né usata come vessillo. Le donne sono andate avanti in questi anni, spesso nel silenzio della politica, come giocoliere, affrontando una vita a più piani che hanno cercato di tenere insieme da funambole, completamente sole: lavoro, figli, cura.
Per cambiare davvero verso, vorremmo dirle che occorre partire dalla loro realtà e dalla loro vita materiale. Occorre far entrare il corpo e la differenza delle donne nella piena cittadinanza e nel mondo del lavoro. Occorre far entrare, in questo modo, l'Italia fra le grandi democrazie europee.
Il paese che noi vogliamo mette al centro i talenti, le competenze, le energie delle donne. E per farlo parte dalle proposte che “Se Non Ora Quando?” ha fatto alla politica tutta, a partire dalla grande manifestazione del 13 febbraio del 2011. 
Tra queste, alcune ci stanno molto a cuore.
Vogliamo che sia data priorità al problema della precarietà del lavoro, che ottunde l'orizzonte esistenziale di milioni di giovani e si abbatte con una specificità tutta particolare sulle giovani donne. Una donna incinta con un contratto a progetto può perdere il lavoro, e qualunque tutela, da un giorno all'altro, senza preavviso. Come può anche solo immaginare di progettare una maternità? 
• Vogliamo che ogni giovane donna possa invece scegliere se e quando divenire madre, che la tutela della maternità sia estesa a tutte le donne, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro. Crediamo che questo paese, se lo si decide, saprà trovare le risorse per corrispondere un assegno di maternità universale, a carico della fiscalità generale, per 5 mesi, a tutte le nuove madri.
• Ma vogliamo anche che sia chiaro che i figli si fanno quasi sempre in due. Crediamo che la strada dei congedi di paternità sia stata percorsa per un tratto troppo breve, e che si debba andare molto più avanti. Inoltre, nel paese che sogniamo ognuno pulisce dove ha sporcato: la divisione del lavoro domestico deve diventare paritaria. Per fare questo serve la lotta agli stereotipi di genere ma serve anche un mondo del lavoro ripensato oltre i ruoli tradizionali dei due sessi.
•  Vogliamo che il contrasto della violenza di genere non si fermi alle misure di pubblica sicurezza ma scavi a fondo nelle sue radici. Questo significa anche contrastare le rappresentazioni degradanti delle donne nei media, e insieme la loro cancellazione dalla storia e dalla cultura del nostro paese. Vogliamo cambiare verso partendo dal riconoscimento e dal racconto della forza, dell'autonomia e della libertà delle donne. Prevenire la violenza contro le donne non sarà possibile se non si trasmette loro autostima, e pensiamo in particolare alle ragazze.
• Vogliamo che l'educazione, su cui lei ha speso molte parole nel suo discorso della vittoria, sia posta davvero al centro di un progetto di risanamento del paese. Cominciamo dai programmi scolastici, che descrivono un mondo creato e gestito da uomini, in cui le donne stanno a guardare. Le poetesse, le storiche, le scienziate, le filosofe che hanno fatto la storia di ieri e di oggi, sono un perno essenziale nel progresso dell'umanità. Pretendiamo che trovino cittadinanza nella scuola italiana, che le ragazze possano rispecchiarsi in loro, e i ragazzi arricchirsi e non avere paura, attraverso la loro conoscenza, della differenza e della forza delle donne.
Infine, abbiamo scritto qualche mese fa al segretario uscente Epifani per dire che siamo stanche di timidezze e tentennamenti sulla piena applicazione della legge 194. È ora che almeno il centrosinistra metta mano seriamente a quella che è ormai un'emergenza: la mancata applicazione di una legge dello Stato che, come mostrano i dati, dal 1978 a oggi ha fatto diminuire drasticamente il numero degli aborti, oltre ad aver tutelato la salute delle donne e il loro diritto all'autodeterminazione.

Pensare una riforma del lavoro e un welfare a misura di donna, di donna e non della famiglia, cambiare il verso della vita delle donne, cambiarne il racconto, fare dell'Italia un paese per donne: è questo il primo passo per fare cambiare verso a questo paese. 
Sogniamo un paese in cui nessuna giovane lavoratrice debba dire:“Per fortuna non ho figli, in cui nessuna donna si debba sentir dire“Se vuoi fare carriera non dovevi fare figli”, come ci hanno raccontato in molte nella video inchiesta partecipata che abbiamo realizzato un anno fa e che ci permettiamo di inviarle, come augurio, incoraggiamento e forse fonte di ispirazione e di conoscenza, seppure parziale, del nostro paese. Perché le donne sono il paese. 
Buon lavoro!

domenica 8 dicembre 2013

Attacchi alle giornaliste, primarie del PD e difesa della #legge194

Giorni fa Politica femminile Lombardia aveva riportato la lettera di una nota giornalista colpita da parole come pietre per avere messo in luce la pericolosità, per la legge 194, di operazioni come i "cimiteri dei feti". Non ci sembra che in molti si siano espressi contro quel vergognoso articolo (per inciso, dello stesso "giornale" che crede che Mandela sia stato paladino, anzi padre! dell'apartheid).
Inaspettatamente lo fa oggi Laura Puppato, partendo proprio dalla necessità di difendere la legge (e in diretta relazione con la sua scelta di voto alle primarie). E per giunta lo fa postando sul suo profilo facebook una foto autoironica mentre al supermercato gira con il candidato nel carrello: per una volta il "prodotto uomo" lo compra una donna. Ma ci piace in questa foto anche la chiara allusione alla condizione dell'essere donna (con tutto il peso di ruoli e stereotipi che questo comporta), prima ancora che politica
Ecco il suo post:
Continuando a rimandare per mancanza di tempo, per ironia della sorte mi trovo a scrivere questo post nel giorno stesso delle primarie e proprio nel giorno dell’Immacolata: il che, per una credente come me, è un bel paradosso. Paradossale (ma solo per chi non sa o non vuol sapere) quanto dire: io sono contro l’aborto, per questo difendo la legge 194. Paradossale quanto il dover constatare che una buona legge sulla maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, quale è la legge 194, sia stata capace di dimezzare in 30 anni il ricorso agli aborti. I dati parlano chiaro.
Ma, ahimé - trovo inaccettabile che questo possa venire presentato come un “effetto positivo dell’obiezione di coscienza”, come ha adombrato Beatrice Lorenzin presentando la relazione del Ministero della Salute. No, mi dispiace, io non ci sto. 
Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo sento il dovere di difendere una legge che per lungo tempo ci ha difeso dal vero dilagare degli aborti, per giunta in condizioni pericolose e drammatiche per le donne. Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo in giugno ho presentato in Senato una mozione per chiedere garanzie in difesa della 194 e per il contenimento dell’obiezione di coscienza: senza mettere minimamente in discussione il diritto a obiettare, ma attivando strumenti perché la legge non muoia. Spiegando che la paralisi per obiezione di coscienza rende “sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge 194, [si verificano] aborti drammaticamente tardivi, [.. e] le donne si ritrovano a dover migrare da una regione all'altra o addirittura all'estero, mentre […] riemerge l'aborto clandestino con il malaffare collegato. Dato raccapricciante [..] confermato dalle scoperte di ambulatori fuorilegge: 188 i procedimenti penali aperti solo nel 2012, spesso contro insospettabili studi medici. Strutture controllate in numero crescente dalla delinquenza organizzata: l'ultima [..], gestita a Padova dalla mafia cinese. Traendo profitto dalla mancata applicazione della legge, si imbastiscono dunque affari lucrativi illegali che alimentano a loro volta altri illeciti [..] come lo spaccio di farmaci abortivi [..] con modalità pericolose e fuori controllo”.   Ed essendo contro queste tremende conseguenze dalla clandestinizzazione, mi schiero contro operazioni ideologiche come la promozione di “cimiteri degli angeliil cui scopo propagandistico risulta evidente considerato che la sepoltura cristiana dei feti è già garantita da una legge nazionale. Uno scopo propagandistico che prelude a tentativi di abbattere, magari con un referendum, un’ottima legge già da molti anni sotto gravissimo attacco
E anche per questo ho scelto di sostenere alle primarie Civati, che sui temi cari alle donne non è mai stato ambiguo. 
E per tutto quanto sopra, infine, difendo le donne impegnate su questi temi, incluse giornaliste come Marina Terragni e Lidia Ravera che sono state ignobilmente attaccate, da certa stampa di destra, addirittura con epiteti che sono un insulto all’intelligenza, come “nazifemministe che manganellano le donne”. No, cari signori, la morale è una cosa e il moralismo un’altra; e le manganellate a noi donne arrivano da altre mani, ad esempio da giornalisti come voi. (Laura Puppato, 8 dicembre 2013) Fonte: il Fatto Quotidiano


domenica 14 aprile 2013

La visione di Vandana Shiva contro quella dei finanzieri: intervista a Laura Puppato

Dopo il "confronto" (ribadiamo! fra figure di caratura impari..) fra Vandana Shiva e uno dei finanzieri sostenitori di Matteo Renzi (tema su cui vi abbiamo dato conto a QUESTO POST), abbiamo chiesto un parere a Laura Puppato, che insieme a Renzi e a Bersani si era presentata alle Primarie del Centrosinistra con proposte piuttosto caratterizzanti, e con lo slogan per una nuova idea di mondo.
Ecco cosa ci ha detto.

mercoledì 6 marzo 2013

Guardando Ballarò: scrive Caterina Della Torre

Ieri sera (5/3/2013) da Ballarò erano ospiti in studio Laura Puppato, Maurizio Pallante e Maurizio Lupi. 
Mondi politici e di vita a confronto. Poi arrivò Renzi con la sua ‘’non chalance’’ di chi sa perdere.
Nuovi e vecchi volti in TV. Una miscellanea quasi ‘’tranquilla’’ quindi ieri sera. Se non fosse che si è parlato in lungo ed in largo del Movimento a 5 stelle e di quello che ‘forse’’ farà nei prossimi giorni. Argomento che getta tutti in ansia perché le rivoluzioni non sono mai indolori.
Dobbiamo ammettere che lo sbarco di così tante novità nella politica italiana ci sta sbilanciando. Ma forse era ora. Come era ora che le donne avessero più voce in capitolo. Perché cose da dire ne hanno. E da fare anche, ma finora a causa della cooptazione dei partiti erano rimaste nell’ombra. Ed ora, grazie all’entrata massiccia del gentil sesso, con il M5S e con il PD che ha svecchiato e ringiovanito le sue file, forse qualcosa cambierà.
Ma quello che mi domando è: cambierà veramente? E sarà utile al paese?
Sentire Laura Puppato ieri sera mi ha rassicurato. Con il suo gentile ed aperto sorriso sembrava quasi regalare allo spettatore le soluzioni economiche che lei, senatrice, persegue e può dire di aver realizzato: a Montebelluna di cui è stata Sindaco con successo, per due mandati.
Contrapposta a Lupi poi, sembrava un agnello di fronte al ‘’lupo’’ cattivo (scusate il gioco linguistico). Ma ha saputo perfettamente rintuzzare gli attacchi del senatore pidiellino. Una Laura diversa dalla prima che aveva esordito sugli schermi di Ballarò, durante le primarie del PD.
Una Laura che ha conquistato il suo posto e che sono sicura porterà avanti le sue lotte anche per noi.
Seguiamola.
Caterina Della Torre, 6 marzo 2013