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domenica 10 aprile 2022

Diplomazia del Papa e convergenza fattiva fra organizzazioni umanitarie e di pace: ci si può sperare?

Mercoledì 6 aprile, esponendo questa bandiera proveniente dalla guerra, proprio dalla città martoriata di Bucha, Papa Francesco aggiungeva alle sue precedenti un'altra importante dichiarazione: “dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace ma purtroppo non impariamo, è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. 

E, nell’attuale guerra in Ucraina assistiamo all’impotenza della Organizzazione delle Nazioni Unite (…) La logica dominante (della geopolitica, ndr) resta quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, o influenza ideologica o influenza militare”.

Scrive Marina Calloni, in un accurato articolo su La Svolta, che “la connessione tra volontà di potenza, economica, ideologica e militare ha di fatto sempre rappresentato il principale volano e quel denotare che fa da miccia a ogni guerra, che si protrae attraverso le generazioni con odi perduranti nel tempo (…) Le parole del Papa non possono essere dunque intese solo come semplici messaggi spirituali ma come chiari messaggi politici di tipo pragmatico, rivolti tanto al crudele cinismo degli Stati nazionali, quanto all’impotenza dell’organismo sovranazionale per eccellenza: l’Organizzazione della Nazioni Unite. La stessa Santa Sede fa parte dell’ONU dal 1964 come “Osservatore Permanente di Stato non membro”, ruolo che le permette di esercitare una certa influenza su documenti in discussione, partecipare a conferenze mondiali, collaborare – con anche numerose criticità - con gli altri Stati membri”.

Cosa significa dunque la critica del Papa all’ONU? Fondato nel 1945 per rafforzare la pace universale dopo le atrocità della seconda guerra mondiale, l’ ONU ha il fine di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”; “sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli”; “conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale culturale o umanitario”. 

Ma, osserva sempre Calloni, nella crisi in corso pare che nessuno di questi principi sia rispettato. L’ONU riconosce altresì il principio della sovranità e integrità territoriale, quindi può costituzionalmente ammettere un solo tipo di guerra armata: quella di difesa se aggrediti; la guerra in Ucraina è quindi evidentemente illegale in quanto guerra d’aggressione, e come tale potrà dare origine a commissioni per il riconoscimento di eventuali crimini di guerra e genocidi. 

Ancor oggi non si può fare a meno del ruolo dell’ONU, senza il quale le relazioni internazionali sarebbero ancora più problematiche; ma un organismo inter-governativo che dovrebbe decidere sanzioni contro uno dei suoi membri (la Federazione Russia), il quale però dispone del diritto di veto, presenta limiti insanabili nella sua stessa conformazione. I molti tentativi di riformarla finora non hanno avuto successi significativi; ora una vera riforma sarà forse possibile solo se la Russia uscirà sconfitta dalla guerra contro l’Ucraina. Dal suo canto, l’attuale Unione Europea non dispone ancora di una coesa unità politica né di una politica di sicurezza comune, quindi manca di vero potere negoziale.

L’attuale crisi bellica mette dunque in luce le grave carenze delle diplomazie, dimostratesi incapaci di prevenire l’annunciato allargamento di una guerra già iniziata nel 2014. Le diplomazie sovranazionali (dall’ONU alla UE) e nazionali stanno a guardare o si muovono in ordine sparso, per non parlare dei terreni su cui si muovono (dal territorio della Bielorussia filo-putiniana alla Turchia), in stallo per veti incrociati, mentre il prezzo in termini di sangue e distruzioni è altissimo. Intanto la cultura politica democratica arretra, l’opinione pubblica si polarizza, i sistemi autoritari e coercitivi si rafforzano.

In questo deflagrare di disordine mondiale si attende il terzo assente (come lo chiamava Bobbio): quel potere «terzo» super-partes capace di affrontare i conflitti in nome della pace; ma questo ancora non si vede.

In tutto ciò, Calloni si chiede: quale sfera di influenza potrebbe esercitare la diplomazia del Papa nella direzione di sviluppare piani per la pace? Nell’ambito della diplomazia a vari livelli propria al Vaticano (spirituale, inter-religiosa, umanitaria e politica) il Papa potrebbe contribuire a una pratica trasversale e integrata, ove il piano formale interagisce con la molteplicità di reti informali, capaci di sviluppare un’azione comune assieme ad altri soggetti istituzionali, interessati alla tregua e alla cessazione della guerra, prospettando possibili vie per una ricostruzione materiale e morale, prevenendo conflitti bellici, a fronte di nuovi appetiti politico-economico-militari.  

Si, siamo in molti a credere che, pur nella difficile relazione con un Patriarca russo gravemente compromesso con la politica di Putin, in questa fase delicatissima il Papa potrebbe avere un ruolo cruciale. In questo quadro, a corollario e in risonanza con gli sforzi del Papa, il sorgere di un organismo che possa radunare e sincronizzare gli sforzi delle più importanti associazioni e organizzazioni umanitarie e di pace, ambientaliste ed ecofemministe, potrebbe creare un flusso di corrispondenza capace di dare forza alle sue azioni, di creare un afflato della società civile che ora, smarrita di fronte a ciò che sta accadendo, continua a profondere in mille rivoli i suoi contributi, ma si sente impotente.

Dalla Comunità di Sant’Egidio a Emergency, da Greenpeace, FFF, Extinction Rebellion a Unipace e Runipace, da Aidos alle Case delle donne, solo per citarne alcune, da tutti gli enti che rientrano nell’AOI a mille altri ancora, le organizzazioni di cui si potrebbe cercare di catalizzare le risorse sono moltissime, e potenzialmente dall’enorme capacità di impatto comunicativo e mentale. Ingenue? forse; ma la situazione è abbastanza grave perché le dirigenze di tutte queste organizzazioni inizino almeno a considerare l'ipotesi di unirsi, coordinarsi, pensare ed agire in concerto?

Come anche si auspica > QUI, parlando di cambiare metodo, invertire la rotta.

#disertareilpatriarcato, è l'invito di Laura Cima: per una visione nuova capace di salvarci dal disastro in cui stiamo cadendo; anche tanti uomini finalmente cominciano a farlo. Paradossalmente, è forse ora di mirare a questa meta proprio appellandosi a papa Francesco, colui che oggi guida con inedito coraggio quella che fu (e nella sua struttura, resta) fra le istituzioni più patriarcali della Storia. 

domenica 27 marzo 2022

Quaresima 2022: la Via Crucis che snoda testimonianze ed esempi di vera pace in un anno di guerra

In quest'anno tragico di guerra, in cui il Papa sembra voce che chiama nel deserto mentre chiama per strade veramente di mediazione e di pace, il periodo penitenziale della Quaresima, che precede la Pasqua (e molto importante per tutti i cristiani), ha assunto un significato e un peso molto particolari. A maggior ragione colpisce come viene presentata e come si snoda La Via Crucis per la Quaresima 2022 voce dei martiri, eco del Verbo, introdotta con queste parole: È tempo di ripensare ad una Chiesa che si faccia madre, grembo, famiglia accogliente, generatrice di vita e che si faccia sorella e discepola che ascolti e includa tutta l’umanità, che denunci qualsiasi abuso e ingiustizia e si spogli di tutto il superfluo per continuare a camminare per le strade del mondo.

E colpiscono, come un messaggio duro e diretto, i nomi molto evocativi scelti come testimoni ed esempi da abbinare alle 15 stazioni della Via Crucis: tutti di attivisti per i diritti umani e delle donne. Nomi che testimoniano del perseverare di questo Papa nella direzione veramente evangelica scelta: distante dal ruolo di garante del potere avuto tante volte dalla chiesa (e non solo nel passato), la sua chiesa sceglie il servizio e la Pace.

Questi nomi si snodano, infatti, come un percorso di ispirazione per chiunque getti uno sguardo alle vite di queste persone, al loro coraggio, ai prezzi da loro pagati in termini di persecuzioni e arresti, e anche assassinio. Sono quelli dell’attivista femminista Marielle Franco; dei giornalisti Nobel per la Pace Maria Ressa e Dmitry Muratov; del volontario per i bambini di strada Andrea Caschetto; dei volontari per i profughi sulla rotta balcanica Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi; della giovane infermiera Alessia Bonari, divenuta simbolo della lotta al Covid; della missionaria attivista contro la tratta Suor Gabriella Bottani; dell'avvocata per i diritti umani iraniana Nasrin Sotoudeh; di Carola Rackete, ambientalista e comandante della Sea-Watch; dell'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, attivista per i migranti; di Greta Thunberg, attivista ambientalista fondatrice di Fridays for Future; del prete messicano Alejandro Solalinde, attivista per i diritti umani e per i migranti che cercano di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti; dell'attivista pakistana Malala Yousafzai, nobel per la Pace impegnata per i diritti delle bambine e per l’istruzione; di Nicolò Govoni, attivista per i diritti umani e fondatore di numerosi centri di istruzione per bambini in paesi poveri; dell'artista afgana Shamsia Hassani, attivista per i diritti delle donne; e di Gino Strada, fondatore, con Teresa Sarti, di Emergency.

Ed evocativa anche l'immagine scelta dai padri comboniani:



Qui > il testo completo della Via Crucis 2022 e commenti. Di seguito ne pubblichiamo un estratto sintetico (senza il commento; ricordiamo anche che all'inizio di ogni stazione si ripete la preghiera: "Ti adoriamo o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo"):


 

1^ stazione: Gesù è condannato a morte 

Una luce è sorta  / dal Vangelo secondo Luca (lc 23, 20-24) 

Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. 

Christus vivit, 23 • Il Signore «emise lo spirito» (Mt 27,50) su una croce quando aveva poco più di trent’anni (cfr Lc 3,23). (...)

 

MARIELLE FRANCO DA SILVA, attivista eco-femminista brasiliana (perseguitata e assassinata, ndr)

L’impegno di Marielle per la giustizia in Brasile era sofferto, quotidiano, collettivo, illimitato e legittimo, il che ha fatto di lei un personaggio politico creduto. Il suo assassinio è stato uno strappo definitivo alla democrazia, l’ultimo gradino dell’orrore prima dell’abisso in cui è caduto il Paese, poi devastato dalla pandemia che ha portato alla morte oltre 600 mila persone per l’irresponsabilità dei suoi governanti. Un Brasile soffocato anche dalla povertà che si è triplicata negli ultimi mesi. 

 

2^ stazione: Gesù è caricato della croce 

Aggràppati a lui / dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 8-12) 

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro. 

Christus vivit, 119 • Quel Cristo che ci ha salvato sulla croce, con lo stesso potere del totale dono di sé continua a (...) 

 

MARIA RESSA e DMITRY MURATOV, Nobel per la pace 2021 

I due giornalisti - 58 e 60 - hanno salvaguardato la libertà d'espressione e si sono battuti per raccontare le ingiustizie e le violenze che si verificano da anni nelle Filippine e in Russia. Ressa ha fornito uno spaccato critico sull'operato del presidente filippino Rodrigo Duterte; Muratov, da caporedattore di Novaja Gazeta, ha realizzato contenuti su una vasta serie di argomenti: dalla corruzione alla violenza della polizia, fino alle frodi elettorali. 


3^ stazione: Gesù cade la prima volta  

Troppo difficile andare avanti  / dal Vangelo secondo Luca (lc 22, 39-42) 

Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». 

Christus vivit, 77 • A volte il dolore di alcuni giovani è lacerante; è un dolore che non si può esprimere a parole, che (...)

 

ANDREA CASCHETTO, ambasciatore del sorriso 

Il progetto di Andrea Caschetto è stato giocare con i bambini orfani del mondo e portare loro un sorriso; ha preso zaino, naso rosso da clown, palloncini, fogli di carta, pennarelli, matite ed è partito con un budget ridottissimo, come bussola il suo cuore; benché dopo un'operazione per tumore alla testa gli avessero raccomandato vita sedentaria e tranquilla. L’hanno chiamato “Ambasciatore del sorriso”, lo è per le migliaia di bambini che ha fatto giocare, suonare, ballare, ridere negli orfanatrofi dei paesi più poveri del mondo, viaggiando tra Asia, Africa e America Latina con mezzi di fortuna, mangiando e dormendo quando e dove possibile, scontrandosi con realtà dure e dolorose a rischio della sua stessa vita. 


 

4^ stazione: Gesù incontra sua madre  

Avere a cuore i legami familiari / Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11, 27-28) 

Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». 

Christus Vivit, 262 • Il Sinodo ha sottolineato che (...)

 

LORENA FORNASIR e GIAN ANDREA FRANCHI: curare i piedi dei migranti (messi sotto accusa, ndr)

Gian Andrea Franchi, docente di filosofia in pensione, 84 anni, e la moglie Lorena Fornasir, psicoterapeuta, 67 anni, hanno dato vita all’associazione Linea d’Ombra, diventata a Trieste punto di riferimento nell’accoglienza ai profughi che percorrono la “rotta balcanica” e arrivano stremati in Italia dopo aver camminato per settimane. Gli agenti della Digos e dell’antiterrorismo hanno suonato alle 5 del mattino nella casa di Franchi e Fornasir, che è anche sede dell’associazione. Sono finiti sotto l’attenzione degli inquirenti per aver ospitato migranti in transito. 


5^ stazione: Gesù è aiutato da Simone di Cirene  

Sacrificio, generosità e dedizione / dal Vangelo secondo Luca (lc 23,26)

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. 

Christus vivit, 273 • Quando uno scopre che Dio lo chiama a qualcosa (...)

 

ALESSIA BONARI: tenacia contro il COVID 

Alessia Bonari, giovane infermiera di Grosseto, è diventata simbolo della lotta al Covid dopo aver condiviso una foto che la ritrae con i segni della mascherina dopo un lungo turno: “Ho paura e sono stanca, i dispositivi fanno male e per sei ore non posso bere né andare in bagno. Ma continuerò a prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro”. 


6^ stazione: la Veronica asciuga il volto di Gesù  

Chi non sa piangere non è madre / dal Vangelo secondo Luca (lc 10,36-37)

Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così». 

Christus vivit, 75 - 76 • Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani (...) 

 

GABRIELLA BOTTANI: in rete contro la tratta 

Suor Gabriella Bottani, attualmente coordinatrice internazionale dell’Organizzazione Talita Kum, è una missionaria comboniana impegnata da anni nella lotta contro la tratta degli esseri umani. Quando ha iniziato a lavorare in Brasile contro la tratta, ha compreso l’importanza di realizzare azioni concrete sul territorio per l’assistenza dei sopravvissuti, delle comunità e delle famiglie di chi ha sofferto la violenza della tratta. 


7^ stazione: Gesù cade la seconda volta  

Le ferite delle sconfitte / dal Vangelo secondo Luca (lc 6, 22-23) 

Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. 

Christus vivit, 83 • Nei giovani troviamo anche, impressi nell’anima, i colpi ricevuti, i fallimenti, i ricordi tristi (...)

 

NASRIN SOTOUDEH: una vita per i diritti umani (perseguitata e condannata, ndr)

Nasrin Sotoudeh, avvocata che difende con coraggio e senza mai tirarsi indietro i diritti umani in Iran. Nella sua lunga e ammirevole carriera ha difeso i suoi assistiti dalla pena di morte e si è spesa per i diritti dei minori. Di recente ha sfidato le norme che obbligano le ragazze dopo i 9 anni a indossare il velo e che prevedono pene umilianti e ingiuste, quali carcere o frustate. Nasrin è stata condannata a 38 anni e 148 frustate dopo due processi ingiusti per aver difeso la scelta delle donne e delle ragazze di indossare o meno il velo. Dovrà scontare 17 anni in carcere ma, anche in prigione, non smette di lottare contro le ingiustizie. 


8^ stazione: Gesù incontra le pie donne  

Sentiamo efficace la carezza di dio / dal Vangelo secondo Luca (lc 23,27-31) 

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». 

Christus vivit, 217 • Fare “casa” in definitiva «è fare famiglia, imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici o funzionali (...)

 

CAROLA RACKETE: attivista della solidarietà; (messa sotto accusa, ndr) 

Carola Rackete, ambientalista tedesca, attivista e comandante di nave per l'organizzazione di ricerca e soccorso Sea-Watch, è diventata nota a livello internazionale quando nel 2019, al comando della nave Sea-Watch 3, decise di forzare la chiusura del porto di Lampedusa e fu arrestata con l'accusa di resistenza a una nave da guerra e tentato naufragio. A bordo aveva 42 migranti. L’inchiesta è stata archiviata dalla Procura di Agrigento che le ha riconosciuto di aver agito per stato di necessità. 


9^ stazione: Gesù cade la terza volta 

Ti adoriamo o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo 

La frattura delle migrazioni / dal Vangelo secondo Luca (lc 9, 46-48) 

Frattanto sorse una discussione tra loro, chi di essi fosse il più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un fanciullo, se lo mise vicino e disse: «Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande». 

Christus vivit, 93 • «I giovani che migrano sperimentano la separazione dal proprio contesto di origine e (...)

 

MIMMO LUCANO: audacia nell’ospitalità e accoglienza; (messo sotto accusa e condannato, ndr)

Mimmo Lucano, politico e attivista italiano, tre volte sindaco di Riace, è divenuto celebre per il suo approccio nella gestione dei rifugiati e immigrati in genere nel contesto della crisi europea dei migranti. Circa 450 tra rifugiati e immigrati si sono stabiliti nel piccolo comune ionico accanto ai suoi 1800 abitanti. Nel settembre 2021 è stato condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi di reclusione, poiché il suo modello di accoglienza è stato ritenuto un reato. 


10^ stazione: Gesù è spogliato delle vesti 

Ti adoriamo o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo 

Protagonisti del cambiamento / dal Vangelo secondo Luca (lc 23, 34)

Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. 

Christus vivit, 174 • Voglio incoraggiarti ad assumere questo impegno perché so che «il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un mondo migliore (...)

 

GRETA THUNBERG: cura della Casa Comune 

Greta Thunberg, 19 anni, attivista svedese diventata famosa, fin dai suoi 16 anni, per il suo sciopero a oltranza contro il cambiamento climatico. È fondatrice del movimento internazionale Fridays for Future a cui partecipano ragazze, ragazzi, giovani e adulti che desiderano un mondo più sostenibile. 


11^ stazione: Gesù è crocifisso  

Strumenti per la salvezza dell’umanità / dal Vangelo secondo Luca (lc 23, 33. 47) 

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest'uomo era giusto». 

Christus vivit, 178 • Non ci si può aspettare che la missione sia facile e comoda (...)

 

ALEJANDRO SOLALINDE: difesa dei migranti centroamericani 

Alejandro Solalinde, prete cattolico messicano, difensore dei diritti umani, coordinatore del Ministero della Mobilità Umana del Pacifico meridionale del Vescovado messicano e direttore di Hermanos en el Camino, rifugio per i migranti centroamericani che cercano di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti, che li sottrae al racket dei narcos; è diventato punto di riferimento per i migranti che, ogni giorno, cercano di attraversare la frontiera, vittime di sequestri, commercio di organi e violenze di ogni genere. 


12^ stazione: Gesù muore sulla croce 

Una storia d’amore, una storia di vita / dal Vangelo secondo Luca (lc 23, 44-46) 

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. (Pausa prolungata di silenzio). Christus vivit, 252 • Perché «la vita che Gesù ci dona è una storia d’amore (...)

 

MALALA YOUSAFZAI: diritto all’istruzione (sopravvissuta ad attentato per ucciderla, ndr)

Malala Yousafzai, attivista e blogger pakistana. È la più giovane Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione delle donne della città di Mingora, bandito da un editto dei talebani. 


13^ stazione: Gesù è deposto dalla croce  

Verso una vita migliore / dal Vangelo secondo Luca (23, 50-52) 

Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 

Christus vivit, 138  • L’amore di Dio e il nostro rapporto con Cristo vivo non ci impediscono di sognare (´...)

 

NICOLÒ GOVONI: per i bambini soli e profughi 

Nicolò Govoni, classe 1993, scrittore e attivista per i diritti umani, originario di Cremona. A 20 anni inizia la sua prima missione di volontariato nell’orfanotrofio di un piccolo villaggio dell’India, dove resta per quattro anni, durante i quali si laurea in Giornalismo. Successivamente si sposta in un campo profughi a Samos, in Grecia. Qui nel 2018, insieme ad altre due volontarie sul campo, Giulia Cicoli e Sarah Ruzek, e a sette soci fondatori in Italia, fonda la Onlus Still I Rise e apre la prima scuola per bambini e adolescenti profughi dell’isola. Sul finire del 2019 nel 2020 Still I Rise si espande: aprono Beraber a Gaziantep (Turchia), centro che diventerà la prima Scuola Internazionale per minori profughi e svantaggiati del mondo, e il centro Ma’an nella città di Al Dana, in Siria. Oggi Nicolò dirige Still I Rise in 6 Paesi dando lavoro a circa cinquanta persone nel mondo, e si sta dedicando all’avvio di una nuova scuola per bambini profughi e svantaggiati a Nairobi, in Kenya. 


14^ stazione: Gesù è posto nel sepolcro 

Che il bene venga comunicato / dal Vangelo secondo Luca (lc 23, 53-56) 

Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto. 

Christus vivit, 239 – 241 • Voglio ricordare che non è necessario fare un lungo percorso perché i giovani (...). 

 

SHAMSIA HASSANI: artista afghana per i diritti delle donne 

Con le sue immagini delicate Shamsia Hassani, classe 1988, prima street artist afgana, racconta il dramma dell’Afghanistan e in particolare l’oppressione delle donne, attaccando frontalmente i talebani. Parlando del suo lavoro in una intervista Shamsia dice: “Voglio colorare i brutti ricordi della guerra e se li coloro allora cancello la guerra dalla mente delle persone. Voglio rendere l’Afghanistan famoso per la sua arte, non per la sua guerra”. 


15^ stazione: Gesù vince la morte 

Riempìti dalla sua presenza invisibile / dal Vangelo secondo Luca (lc 24, 1-6) 

ll primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto». 

Christus vivit, 124-125 • Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio (...)

 

GINO STRADA: medico e attivista per la pace

“I pazienti vengono sempre prima di tutto”: il senso di giustizia, la lucidità, il rigore, la capacità di visione: erano queste le cose che si notavano subito in Gino. Nel 1994 Gino Strada con la moglie Teresa, e alcuni colleghi e amici, fondano Emergency, Associazione indipendente e neutrale che ha salvato e continua a salvare milioni di persone nel mondo, nata per portare cure medico-chirurgiche alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Gino ha scelto da che parte stare: dalla parte degli impoveriti, delle vittime di guerra, degli oppressi, lottando ogni giorno perché i diritti siano di tutte e di tutti. 




 



sabato 13 ottobre 2018

Aborto, sicari, civiltà. Una riflessione di Luisa Muraro sulle ultime, controverse, parole del Papa

Non stupisce, ovviamente, che un religioso debba fermamente respingere il concetto stesso di aborto; ma ultimamente il Papa ha detto parole che sono state interpretate come un durissimo attacco alla regolamentazione dell'aborto, nonché offensive per i pochi che resistono nel tentare di far rispettare una legge dello Stato sempre più attaccata e isolata, mentre le donne rischiano di ricadere nel risucchio dagli orrori dell'aborto clandestino.


Un bel dilemma, quello dell'aborto, qualcosa che chi ha una vera coscienza non può risolvere con la semplificazione moralista. Né con i giudizi con l'accetta. E qui la faccenda, riguardando la capacità riproduttiva stessa e la autodeterminazione delle donne, è ancora più complessa, e sempre in modo molto attento occorrerebbe rifletterci sopra. E' uscito ieri, sulla Libreria delle donne, un commento di Luisa Muraro; lo sottoponiamo dunque anche alla vostra riflessione. Scrive la Muraro:
Il Papa insegna regolarmente il catechismo cattolico e lo fa con tutta la libertà e l’autorità che vanno riconosciute ad ogni insegnante. Anche lui, come gli altri e le altre che lo fanno, lo fa più o meno bene. Arrivato al quinto comandamento, Non uccidere, il papa ha parlato del valore della vita e ha detto: la vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno.
Subito dopo si è messo a parlare del problema dell’aborto.
Il problema dell’aborto esiste, le donne lo sanno. Ma era questo il momento e il modo giusto per parlarne?
Le parole usate dal papa suggeriscono una parziale giustificazione della sua scelta. Ha detto: «Non si può sopprimere una vita per risolvere un problema». Forse non sta parlando dell’aborto in generale ma di un ulteriore problema che si sta ponendo ai nostri giorni. Sta diventando possibile tracciare il DNA del feto con l’analisi del sangue materno, e diagnosticare così la possibilità di futuri problemi di salute nella creatura nascente. In caso di diagnosi infausta, la futura madre (e non lei soltanto) si troverebbe in una drammatica situazione.
Apro una parentesi: chiamo futura madre la donna che, trovandosi incinta, ha detto sì, ci sto. E così, con la sua accettazione, il progetto di vita che è l’embrione si è convertito in un progetto di vita umana. La dottrina cattolica non fa questa distinzione, che invece è di primaria importanza e che io mi autorizzo, in ipotesi, ad attribuire al papa.
Domanda: quando il papa dice «Non si può sopprimere una vita per risolvere un problema», si rivolge alla futura madre per convincerla a restare fedele alla sua iniziale accettazione nonostante una diagnosi infausta? Risposta: sì e no.
Se fosse semplicemente sì, sarebbe come non avere idea del vissuto di una donna che si scopre incinta di una creatura (la sua creatura!) che è più o meno gravemente malata. Sarebbe metterla in croce, cosa che la morale sessuale cattolica ha già fatto in un passato che speriamo sia veramente passato. Sarebbe, insomma, una risposta non umana né cristiana.
Sì e no, ho detto. Le parole citate sono rivolte alle donne, ma non alla singola lasciata sola e neanche lasciata sola con la sua dottoressa per tentare una decisione che fatalmente andrà sul piano inclinato della salvezza personale, a meno di un’impennata eroica che io non raccomando a nessuna. Le parole sono rivolte a una donna inserita in una civiltà degna di questo nome, dove le possibilità offerte dalla conoscenza non sono comandate dal profitto e dal successo ma hanno il tempo di maturarsi nella ricerca del meglio per sé e gli altri, mai l’uno senza gli altri.
Uno scienziato francese, impegnato in queste ricerche, ha detto: siamo premuti dagli investimenti privati in cerca di profitti; questa, che si annunciava una promettente rivoluzione scientifica, sta mutandosi in una rivoluzione sociale che va troppo in fretta (fonte: Le monde, Science & Médecine, 26 settembre 2018). 


Accade così che le persone singole siano prematuramente caricate di scelte funzionali non al bene comune dei più, ma al profitto dei meno. Penso in primo luogo alle donne, perché si tratta, ancora una volta, di loro e del potere di dare la vita
Esattamente questo, infatti, è capitato con la PMA, la procreazione medicalmente assistita, che ha fatto da strumento per il business della cosiddetta GPA, come ho scritto sul Sottosopra intitolato Cambio di civiltà, punti di vista e di domanda, al seguito degli studi di Laura Corradi e di tante altre femministe.
Se la mia lettura si avvicina al vero, nel catechismo del papa non c’è stato un brusco passaggio dalla critica dell’ordine, anzi disordine dell’economia globale, al problema dell’aborto; non c’è stato l’uso pretestuoso della sofferenza dei molti per una condanna dell’aborto, come tanti giornali hanno inteso in buona o cattiva fede. L’insegnamento del Non uccidere riguarda anche l’aborto, sì, ma solo per dire che per essere buoni ci vuole una civiltà e che, oggi, questa necessaria civiltà della convivenza sta venendo meno.

sabato 27 giugno 2015

Papa Francesco manda in porto un'intesa storica: il Vaticano riconosce lo Stato della Palestina

Ieri nel mondo è stata una giornata densa di eventi epocali. Da un lato il riconoscimento del matrimonio omosessuale in tutti i 50 stati USA, dall'altro attentati ovunque, con cui l'immondizia dell'Isis ha ancor più imbrattato il mondo di sangue. Ma fra le varie cose anche un (altro) fatto di portata storica, suscettibile di cambiare gli equilibri mondiali: il Vaticano ha infatti firmato l'accordo di riconoscimento dello Stato Palestinese (qui il testo del comunicato congiunto).
E' del 15 febbraio 2000 l’Accordo Base firmato tra la Santa Sede e l’OLP; dopo 15 anni, un mese fa un abbraccio tra Papa Francesco e Abu Mazen faceva da preludio all'intesa di ieri, 26 giugno 2015: un accordo scaturito da faticosi negoziati bilaterali, condotti per lunghi anni.

Il ministro degli esteri vaticano (monsignor Gallagher) si augura che questo passo “possa costituire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese, che provoca continue sofferenze ad entrambe le Parti. Spero anche che l’auspicata soluzione dei due Stati divenga realtà quanto prima. Il processo di pace può progredire solo tramite il negoziato diretto tra le Parti con il sostegno della comunità internazionale. Ciò richiede certamente decisioni coraggiose, ma anche sarà un grande contributo alla pace e alla stabilità della Regione (…). Nel contesto complesso del Medio Oriente, dove in alcuni Paesi i cristiani hanno sofferto persino la persecuzione, questo accordo offre un buon esempio di dialogo e di collaborazione e auspico che possa servire da modello per altri Paesi arabi e a maggioranza musulmana. Al riguardo voglio sottolineare la portata del capitolo dedicato alla libertà di religione e di coscienza”. La posizione storica della Chiesa, a favore della “soluzione dei due Stati” per la fine della questione israeliano-palestinese, è stata richiamata dai Papi nel 2009 e poi nel 2014: da Benedetto XVI nel suo viaggio in Israele e da Papa Francesco nel suo recente pellegrinaggio in Terra Santa. In questa occasione Papa Francesco si rivolse così ad Abu Mazen: “È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati a esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti”.
Il ministro degli Esteri palestinese, dal suo canto, definisce l'intesa un accordo storico reso possibile solo grazie "al sostegno e l’impegno personale del Presidente Abbas e alla benedizione di Papa Francesco verso i nostri sforzi al riguardo; un segno di riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e dignità in un proprio Stato indipendente libero dalle catene dell’occupazione. Esso appoggia anche la visione a favore della pace e della giustizia nella regione, conformemente con il diritto internazionale, sulla base di due Stati che vivono uno accanto all’altro in pace e sicurezza sulla base delle frontiere del 1967". Una descrizione (un tantino autocelebrativa) che non mette troppo l'accento sulla necessità della pace come unica strada; ma che fa anche una importante promessa: e cioè che la Palestina "si impegna a combattere l’estremismo e a promuovere la tolleranza, la libertà di coscienza e di religione e a salvaguardare nello stesso modo i diritti di tutti i suoi cittadini”.
Israele, però, esprime "forte delusione e rammarico". Il ministro degli esteri israeliano (Emmanuel Nahshon) ha così commentato: “Questo passo affrettato danneggia le prospettive di far avanzare un accordo di pace e nuoce agli sforzi internazionali per convincere l’Autorità palestinese a tornare ai negoziati diretti con Israele”. E una nota minacciosa risuona nel comunicato con cui l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede fa sapere che “Israele studierà l’accordo in dettaglio e le sue implicazioni per la futura cooperazione fra Israele e il Vaticano” - sorvolando sugli intensi sforzi di avvicinamento che il Vaticano sta facendo da anni anche verso Israele stesso e per l'amicizia fra ebrei e cristiani
Un'amicizia che deve includere tutti; e per chiudere la galleria degli abbracci, ricordiamo ad esempio che Peres, a questo messaggio, non si è sottratto.

Ma è questo: ha sempre prevalso la politica della paura (che professano con gran successo, allo stesso modo, gli estremisti islamici quanto quelli israeliani), che prevede che ogni passo verso la reciproca comprensione sia una trappola pericolosa da cui guardarsi.

Non così, però, per i tantissimi israeliani, ed ebrei in tutto il mondo, che - così come tantissimo palestinesi - guardano giustamente al dialogo e alla pace come alla sola via d'uscita possibile.
Crediamoci! SCEGLIERE LA PACE SI PUO'.

lunedì 25 maggio 2015

Francesco, un nome un programma. Ed è qui: nell'Enciclica Laudato si'

ARCHIVIO / DOCUMENTI Lettera Enciclica Laudato si' sulla cura della casa comune
1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata Terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente 

domenica 13 aprile 2014

La Chiesa è società in divenire

DOCUMENTI/ARCHIVIO Avrete senz'altro sentito parlare dell'indagine che, in 12 paesi su 5 continenti, ha raccolto le opinioni dei cattolici riguardo a contraccezione, divorzio, aborto, celibato, sacerdozio femminile, diritti gay. Ma avete visto il rapporto? Eccolo, lo trovate qui.

E qui, invece, trovate l'analisi dei dati, corredata da numerosi grafici esplicativi (da qui potrete scaricare i dati anche in excel). 

Quasi ovunque vince quel dissenso, rispetto alla dottrina ufficiale, che (anche in sinergia con la figura progressiva del nuovo Papa) fa sperare in una strada di vero rinnovamente di questa grande istituzione. Non sarebbe cosa da poco, bisognerebbe rendersi conto. Tanto ha fin qui frenato, la nostra religione (così come quasi tutte le altre), facendo più o meno ovunque i giochi del potere, e tanto potrebbe fare, invece, per agire all'incontrario. Teniamola d'occhio. Proprio da lì, dalla culla dei peggiori pantani di compromissioni, si potrebbero liberare energie davvero nuove e pulite, capaci di riossigenare le acque.
Là sotto, dove le acque sono più fonde, polle gettano nuove correnti.
Fra queste il movimento Noi siamo Chiesa, Qui la loro sezione dedicata alle donne e al pensiero femminile.

sabato 7 settembre 2013

No alla guerra in Siria. 7 settembre: anche meditazione e preghiera come strumenti di azione politica

A un convegno su "giustizia e pace nel tempo della crisi", riguardo a come evitare le guerre, Vandana Shiva ha dichiarato: "Bisogna cominciare dalle nostre menti. Dimenticare i paradigmi di guerra, che ci hanno insegnato fin da bambini, che mettono tutti in concorrenza gli uni con gli altri e cosa contro cosa. La cultura attuale insegna a star sempre pronti a difendersi in qualsiasi momento - e maggiormente in tempi di crisi".



Siamo liete che all'appello lanciato dal Papa Francesco per una giornata di digiuno e preghiera, che sollevi la consapevolezza del mondo e sostenga una soluzione diplomatica del conflitto siriano, abbiano aderito anche tante organizzazioni di donne, fra le quali Se Non Ora Quando Factory.
Come riguardo alla violenza di genere (e contro i bambini), per affrontare positivamente ogni tema politico è necessario prima di tutto cambiare mentalità e metodo.
Sul tema specifico di un'azione di preghiera planetaria possiamo qui ricordare la cosa che ancora tanti sottovalutano: non solo la validità della preghiera ha senso per chi ha fede (secondo Gandhi essa è addirittura la più efficace forma di azione politica), ma che la frequenza del pensiero sia in grado di cambiare il mondo è un fatto scientifico oramai appurato. Questo sia detto non solo sullo strumento che segna questa giornata; ma soprattutto riguardo alla necessità di far cadere pregiudizi calcificati per iniziare a pensare in maniera nuova. CambiareMentalitàMetodo.


Ricordando che politica ed economia (da cui discendono guerra o pace) sono alla fine la stessa, identica cosa, perché l'una determina l'altra, ed entrambe sono determinate dalla mentalità: entrambe sono prodotte dalla cultura e generano a loro volta altra cultura, in un circuito senza fine che, oggi, nella sua parte preminente è molto malato.
Va dunque interrotto - come si dice. Ma anche questa è una anacronistica illusione: un ciclo dinamico non si può interrompere. Più che "spezzarlo", serve invertire l'orientamento della sua spirale. 

Vi lasciamo dunque anche il resto delle considerazioni di Vandana - una meditazione di politica femminile utile per tutti, ma soprattutto per chiunque sia impegnato in politica:

"L'atteggiamento di prevenzione e difesa è sintomo di una violenza latente che può emergere nei modi e nei luoghi più imprevedibili. Per esempio, nel mio paese, l’India, si è lavorato moltissimo per almeno 10 anni per sviluppare l’agricoltura con nuove tecnologie per consentire una produzione più abbondante, un miglior livello di vita per i produttori e raccolti più abbondanti per sfamare la popolazione.
Queste nuove tecnologie, e il modo in cui sono state introdotte, hanno prodotto squilibri sociali e proteste che sono sfociate in reazioni locali e, in una escalation di violenza, hanno determinato l’omicidio di Indira Gandhi. Quindi, da un processo messo in atto con buoni propositi di crescita e di pace, è nato un processo di violenza. È cominciato con l’introduzione dei pesticidi in agricoltura, con gli OGM, con le reazioni di chi non accettava di cambiare le proprie consuetudini e con le pressioni dei gruppi economici che invece volevano imporre i loro prodotti. È’ cominciato un processo che, benché volesse essenzialmente portare benessere a popolazioni avvezze da sempre alla fame e ai disagi, è sfuggito di mano ed è diventato un’arma che ha portato alla morte. Morte per l’avvelenamento dei cibi irrorati da pesticidi, morte per gli innumerevoli suicidi dei contadini che hanno visto le loro terre diventare improduttive, e che si sono ammazzati per i troppi debiti che non avebbero mai potuto pagare. Sono tutte attività che si svolgono nei campi più disparati della produzione e che non possono essere definite vere armi da guerra, ma che realmente, con tutta la loro forza di distruzione di massa, possono creare danni ben più gravi e incontrollabili di una guerra dichiarata.
L’agricoltura, che dovrebbe essere un elemento portante di benessere, ormai è soggetta non solo alle intemperie climatiche ma soprattutto alle restrizioni imposte dalle multinazionali che regolano i prezzi, dalle leggi che incentivano o disincentivano le produzioni, dalla criminalità mafiosa che indirizza la scelta delle coltivazioni e si è trasformata in un’arma di guerra tanto, che nel mondo ci sono almeno 2 miliardi di persone che soffrono la fame o che si alimentano con Junk Food.
Un conflitto locale minore spesso viene preso a pretesto per essere trasformato in un conflitto nazionale, sociale, religioso, razziale o viene strumentalizzato per contrastare l’immigrazione.
La primavera araba cominciò casualmente con il ritiro di una permesso da venditore a un ambulante tunisino e da questo piccolo incidente, ha avuto inizio una rivoluzione, che era già nell’aria, ma che aveva bisogno di un pretesto per iniziare. In Egitto tutto è cominciato per l’aumento del prezzo del riso. Il prezzo del riso e del pane hanno causato un effetto domino che ha prodotto l’aumento dei prezzi di tutti alimentari, dei trasporti, delle case, ecc….
Anche in Siria è cominciato tutto con la protesta degli agricoltori che avevano subito danni a causa dei cambiamenti climatici. I poveri contadini, l’anello più debole della catena economica e i più vulnerabili in caso di calamità di qualsiasi genere, come il clima, sono quelli che soffrono sempre di più. Quindi in un certo senso la ribellione, degenerata fino alla guerra civile, con decine di migliaia di morti è stata scatenata per “colpa del maltempo“. La globalizzazione, attuata senza nessun controllo, non ha portato nessuno dei benefici promessi ma è finita con l’essere il fattore determinante di tutte le crisi che sono più catastrofiche delle guerre dichiarate.

Tornando al mio paese, l’India, la crescita del PIL è al 9% [la conferenza è del giugno 2012, ndr], quindi, leggendo i dati, sembrerebbe un paese in espansione dove il benessere è a portata di mano, sembrerebbe che a tutti vada bene. Ma non si guarda mai o non si racconta come vive la gente comune. 
Ad esempio, negli ultimi anni ci sono stati 250.000 suicidi tra gli agricoltori che non riuscivano più a raccogliere dai loro campi il necessario per sostenere se stessi e la propria famiglia.
Ad esempio, passa quasi inosservato che un bambino su due non è alimentato quanto basta a sviluppare completamente il proprio corpo e il proprio cervello: e la denutrizione è il primo passo che crea povertà ed infermità, ferma l’educazione e rende l’uomo schiavo di chi ha di più e che, per questo, può sfruttare il prossimo.
Bisogna poi chiedersi: ma è veramente così importante il consumismo?
Tutti i cibi che mangiamo e che compriamo in un supermercato devono essere incartati, ricoperti di una pellicola trasparente o di alluminio e spesso venduti in un contenitore di cartone o polistirolo. Tutto questo richiede lavoro e impiego di risorse della terra come petrolio, bauxite, carbone e alberi. Tutto questo lavoro e questo spreco di risorse naturali è permesso, anzi previsto, dalla legge e per questo motivo si continua a violare e distruggere, senza un reale bisogno, tutte le risorse del pianeta.

E dunque naturale e spontaneo che ci siano manifestazioni di protesta che chiedono di riflettere sulla reale utilità di certe leggi che autorizzano l’uso, anzi l’abuso indiscriminato delle risorse naturali. Ma proprio queste proteste costituiscono poi il pretesto per distruggere anche la democrazia perché, come si è visto in molti paesi contro le proteste di gente che tenta di difendere i propri diritti, i governi inviano le truppe e applicano leggi speciali, antiterrorismo.
C’è stato e continua ad esserci un utilizzo improprio del termine “Green Economy”, per cui diventa verde tutto ciò che non serve affatto all’economia, quello che l’economia la distrugge. Come stanno suggerendo i media riguardo al rapporto dell’uomo con l’ecologia, e come si cercherà di imporre anche alla prossima conferenza Rio+20: dove si tenterà nuovamente di far credere che la privatizzazione di tutte le risorse ambientali (inclusi l’acqua, gli alberi e la possibilità di respirare aria pura) sia l’unica strada per proteggere veramente la natura.
È questa la vera guerra di oggi: è la guerra contro la gente e contro il pianeta. Dopo secoli di lotta i movimenti democratici erano riusciti a tenere separato il potere economico da quello politico, ma questo lungo processo è stato spazzato via e distrutto dalla globalizzazione: e così gli Stati sono diventati come delle aziende, delle corporation.
Uno Stato che voglia far quadrare i conti senza curarsi di come vivono i suoi cittadini, come una qualsiasi azienda, non tiene conto che le finalità di uno Stato non sono le stesse di una impresa commerciale.
Se non interverranno drastici cambi di rotta, imposti dalle proteste popolari o da chi rappresenta i veri interessi delle popolazioni, quando sarà terminata l’emergenza di queste crisi il modello economico sarà già abbastanza cambiato e radicato, che sembrerà naturale la trasformazione degli attuali Stati democratici in nuove forme di Stati militari che potranno agire legalmente contro le minoranze che tenteranno di opporsi alle scelte di governi-azienda. Nessuno si potrà ribellare per la ridotta libertà dei cittadini, come previsto dalle leggi approvate dal governo per fermare chiunque agisca per ostacolare il profitto delle grandi organizzazioni multinazionali.
Fra i metodi per rendere l’uomo meno dipendente da questi sistemi sempre più coercitivi (dei governi che impongono i compiti assegnati dai reali detentori del vero potere - quello economico-finanziario) c'è il riavvicinare l’uomo alla terra, stringendo nuovamente quel vincolo che in passato lo legava alle sue radici, che gli ha permesso di procurarsi direttamente gli alimenti con cui sfamarsi, di restare connesso al proprio territorio e ai suoi simili con cui ha costituito la società.
È così che io intendo si possa costruire la pace. Con la difesa dei beni comuni e delle comunità locali, orientandoci tutti verso una pace che sia dentro di noi e sia reciproca, non solo con il prossimo ma anche con la natura.
In questi tempi di crisi globale abbiamo una grande opportunità per ridisegnare un futuro differente, senza sprechi, con più rispetto e con una nuova speranza. Ma è un treno che non possiamo perdere.