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sabato 8 marzo 2014

Pronunciamento europeo: l'Italia dovrà dare applicazione alla Legge 194

Mentre il nostro Parlamento ci sta preparando un amaro #8marzo in materia di democrazia paritaria, proprio nel giorno di questa ricorrenza l'Europa porta alle donne italiane una vittoria storica su un altro tema di grandissima importanza. Il Comitato Europeo per i  Diritti Sociali ha infatti condannato l'Italia in merito alla mancata applicazione delle Legge 194. L'avvocata costituzionalista Marilisa D'amico, che ha condotto l'azione, spiega qui cosa è avvenuto:
 

Da oggi tutte le Regioni non avranno più scuse e dovranno correre ai ripari, dotandosi di strumenti che riequilibrino la presenza di medici obiettori e non obiettori. Un passo fondamentale per porre fine ai gravi ritardi che stanno riportando le pratiche clandestine a drammatici livelli, con tutte le loro nefaste conseguenze. Un grande grazie alle avvocate Marilisa D'Amico e Benedetta Liberali, che hanno ottenuto il pronunciamento, in seguito al reclamo mosso da IPPF EN, su richiesta della Laiga, associazione italiana dei medici non obiettori. 
Un grazie anche alle amiche di associazione DonneinQuota per aver organizzato l'intervista.

giovedì 12 dicembre 2013

Dopo le primarie Pd, lettera a Matteo Renzi

Caro Matteo Renzi, 
lei ha vinto le primarie, è il nuovo segretario PD. Ha promesso di far cambiare verso all'Italia. In molti e in molte le hanno creduto. Ha iniziato nominando alla segreteria del partito 7 donne. Buon inizio! Ma il verso va cambiato in profondità

Le donne, la loro vita, la loro forza, sono una realtà sommersa che non può più essere né ignorata, né usata come vessillo. Le donne sono andate avanti in questi anni, spesso nel silenzio della politica, come giocoliere, affrontando una vita a più piani che hanno cercato di tenere insieme da funambole, completamente sole: lavoro, figli, cura.
Per cambiare davvero verso, vorremmo dirle che occorre partire dalla loro realtà e dalla loro vita materiale. Occorre far entrare il corpo e la differenza delle donne nella piena cittadinanza e nel mondo del lavoro. Occorre far entrare, in questo modo, l'Italia fra le grandi democrazie europee.
Il paese che noi vogliamo mette al centro i talenti, le competenze, le energie delle donne. E per farlo parte dalle proposte che “Se Non Ora Quando?” ha fatto alla politica tutta, a partire dalla grande manifestazione del 13 febbraio del 2011. 
Tra queste, alcune ci stanno molto a cuore.
Vogliamo che sia data priorità al problema della precarietà del lavoro, che ottunde l'orizzonte esistenziale di milioni di giovani e si abbatte con una specificità tutta particolare sulle giovani donne. Una donna incinta con un contratto a progetto può perdere il lavoro, e qualunque tutela, da un giorno all'altro, senza preavviso. Come può anche solo immaginare di progettare una maternità? 
• Vogliamo che ogni giovane donna possa invece scegliere se e quando divenire madre, che la tutela della maternità sia estesa a tutte le donne, indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro. Crediamo che questo paese, se lo si decide, saprà trovare le risorse per corrispondere un assegno di maternità universale, a carico della fiscalità generale, per 5 mesi, a tutte le nuove madri.
• Ma vogliamo anche che sia chiaro che i figli si fanno quasi sempre in due. Crediamo che la strada dei congedi di paternità sia stata percorsa per un tratto troppo breve, e che si debba andare molto più avanti. Inoltre, nel paese che sogniamo ognuno pulisce dove ha sporcato: la divisione del lavoro domestico deve diventare paritaria. Per fare questo serve la lotta agli stereotipi di genere ma serve anche un mondo del lavoro ripensato oltre i ruoli tradizionali dei due sessi.
•  Vogliamo che il contrasto della violenza di genere non si fermi alle misure di pubblica sicurezza ma scavi a fondo nelle sue radici. Questo significa anche contrastare le rappresentazioni degradanti delle donne nei media, e insieme la loro cancellazione dalla storia e dalla cultura del nostro paese. Vogliamo cambiare verso partendo dal riconoscimento e dal racconto della forza, dell'autonomia e della libertà delle donne. Prevenire la violenza contro le donne non sarà possibile se non si trasmette loro autostima, e pensiamo in particolare alle ragazze.
• Vogliamo che l'educazione, su cui lei ha speso molte parole nel suo discorso della vittoria, sia posta davvero al centro di un progetto di risanamento del paese. Cominciamo dai programmi scolastici, che descrivono un mondo creato e gestito da uomini, in cui le donne stanno a guardare. Le poetesse, le storiche, le scienziate, le filosofe che hanno fatto la storia di ieri e di oggi, sono un perno essenziale nel progresso dell'umanità. Pretendiamo che trovino cittadinanza nella scuola italiana, che le ragazze possano rispecchiarsi in loro, e i ragazzi arricchirsi e non avere paura, attraverso la loro conoscenza, della differenza e della forza delle donne.
Infine, abbiamo scritto qualche mese fa al segretario uscente Epifani per dire che siamo stanche di timidezze e tentennamenti sulla piena applicazione della legge 194. È ora che almeno il centrosinistra metta mano seriamente a quella che è ormai un'emergenza: la mancata applicazione di una legge dello Stato che, come mostrano i dati, dal 1978 a oggi ha fatto diminuire drasticamente il numero degli aborti, oltre ad aver tutelato la salute delle donne e il loro diritto all'autodeterminazione.

Pensare una riforma del lavoro e un welfare a misura di donna, di donna e non della famiglia, cambiare il verso della vita delle donne, cambiarne il racconto, fare dell'Italia un paese per donne: è questo il primo passo per fare cambiare verso a questo paese. 
Sogniamo un paese in cui nessuna giovane lavoratrice debba dire:“Per fortuna non ho figli, in cui nessuna donna si debba sentir dire“Se vuoi fare carriera non dovevi fare figli”, come ci hanno raccontato in molte nella video inchiesta partecipata che abbiamo realizzato un anno fa e che ci permettiamo di inviarle, come augurio, incoraggiamento e forse fonte di ispirazione e di conoscenza, seppure parziale, del nostro paese. Perché le donne sono il paese. 
Buon lavoro!

venerdì 7 giugno 2013

Contro l'inesorabile processo di vanificazione della Legge 194: Laura Puppato presenta mozione al Senato, sottoscritta da diversi partiti

6 giugno 2013 La mozione al Senato, si rifà all'ultima relazione sullo stato di attuazione della 194,  come già quella precedente presentata da SEL alla Camera, ed è proposta da Laura Puppato e firmata da senatori di diversi partiti.
IL SENATO, PREMESSO CHE:

• l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) presentata al Parlamento dal Ministro della salute il 9 ottobre 2012) riporta – tra le altre informazioni - i dati definitivi sull’obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personalenon medico nel 2010;

• i dati che emergono sono molto preoccupanti e pongono una seria riflessione sulla garanzia e sulla qualità del servizio per l'interruzione della gravidanza disciplinata dalla legge n. 194 del 1978. Dalla Relazione delMinistro Balduzzi, infatti, si evince che in Italia ben il 69,3% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore di coscienza. 
In pratica quasi sette medici ginecologi sudieci sono obiettori, in una tendenza cheappare inoltre in continua crescita. 
Se si analizzano i dati su baseterritoriale troviamo che, ad eccezione della Valle d’Aosta (dove i ginecologi obiettori sono solamente il 16,7%), le percentuali regionali non scendono mai al di sotto del 51,5%. I dati medi aggregati per Nord, Centro, Sud e Isole indicano percentuali di ginecologi obiettori di coscienza pari rispettivamente al 65,4%; 68,7%; 76,9%; 71,3%. 
In particolare le Regioni dove l’obiezione è più alta sono le seguenti: Lazio 91%, Puglia 89%,Molise 85.7%, Campania 83.9%, Alto Adige 81.3% e Sicilia 80.6%;

• recentemente l’associazione LAIGA (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’Applicazione della legge194), dopo un monitoraggio sullo stato di applicazione della legge n. 194, ha denunciato uno scollamento fra i dati ufficiali contenuti nella relazione al Parlamento del precedente Ministro della salute e i dati reali raccolti dall’associazione stessa. 
Inparticolare, nella regione Lazio, in ben 10 strutture pubbliche su 31 non è nemmeno più possibile accedere alleinterruzioni di gravidanza. La stessa associazione ha evidenziato inoltre ilrischio reale che nell’arco dei prossimi 5 anni, resti operativo un numero dimedici non obiettori non superiore a 150 per tutto il territorio nazionale;

• i pochi medici non obiettori rischiano di vivere oggi una specie di segregazione professionale, inquanto costretti a fare in prevalenza aborti rispetto ad altri interventi in sala operatoria;

• nell’ottobre 2012 la Ong International planned federationeuropean network, con il supporto dell’associazione LAIGA, ha presentatouna denuncia contro l’Italia al Comitato europeo dei diritti sociali delConsiglio d’Europa, ritenendo la legge n. 194 del 1978  non in grado di garantire il diritto all’interruzione della gravidanza, e quindi il diritto delle donne alla salute ed a non essere discriminate. Tale ricorso è stato ritenuto ricevibile;

• molte strutture ospedaliere, per garantire l’applicazionedella legge, ricorrono a specialisti esterni convenzionati con il sistemasanitario ed assunti esclusivamente per le interruzioni di gravidanza (medici SUMAI), o a medici “a gettone”, con un significativo aggravio di costi per il Sistema Sanitario Nazionale;

• a livello nazionale, la principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori di coscienza è quella di rendere sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge n. 194, con effetti gravemente negativi sulla funzionalità dei varienti ospedalieri (e quindi del sistema sanitario nazionale) che si riflettonosulle donne che devono ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (eche spesso si traducono in aborti drammaticamente tardivi, a causa dei lunghi tempi di attesa);

• a fronte di questo stato “di emergenza” le donne siritrovano spesso a dover migrare da una regione all'altra o addiritturaall’estero, mentre (soprattutto tra le immigrate), ritorna a emergere il ricorso all'aborto clandestino (con il malaffare che vi è collegato), una piaga che solo la corretta applicazione della n. 194 aveva debellato;

• questo dato raccapricciante è confermato da azioni delle Forze dell’Ordine che hanno portato addirittura alla scoperta di cliniche e ambulatori fuorilegge. Sono 188 i procedimenti penali aperti solo nel 2012 per violazione della legge n. 194, spesso contro insospettabili professionisti che agivano nei loro studi medici. Ma queste strutture sono controllate in numero crescente anche dalla delinquenza organizzata: l’ultima, smantellata dalla Guardia di Finanza solo poche settimane fa, era gestita a Padova dalla mafia cinese, e incassava circa 4.000 euro al giorno. 
Dunque, traendo profitto dalla non applicazione della legge, si imbastiscono illegalmente affari lucrativi che alimentano a loro volta altri illeciti: agli interventi illegali si aggiunge, ad esempio, il fenomeno dello spaccio di farmaci abortivi, poi somministrati con modalità pericolose e fuori controllo. Sono numerosi, ad esempio, i casi di ragazzine e donne straniere che cercano di indursi l’aborto assumendo dosi massicce di un farmaco per l’ulcera a base di “misoprostolo”, e che viene spacciato a tale scopo da bande sudamericane che lo fanno arrivare nel porto di  Genova dagli Stati Uniti (10 pillole per 100 € al mercato nero, meno della metà se si compra su Internet);

CONSIDERATO CHE:

•  l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza, disciplinato dall’articolo 9 della legge n. 194 del 1978,  da parte del personale sanitario in relazioneall’interruzione volontaria di gravidanza, riveste particolare importanza per le sue ricadute socio-sanitarie sulle donne e per i suoi effetti sulla stessa funzionalità del servizio sanitario nazionale;

•  l'articolo 9 prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano “tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8” ed inoltre che in tale contesto “ La Regione ne controlla e garantisce l’attuazioneanche attraverso la mobilità del personale”;

•  la legge n. 194 oltrea prevedere la tutela di scelte individuali prevede anche delle responsabilità pubbliche. L’obiezione di coscienza è infatti un diritto della persona ma non della struttura, che ha anzi l’obbligo di erogare le prestazioni sanitarie garantite dalla legge;

•  il diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza, dovrebbero poter convivere affinché nessun soggetto veda negata la propria libertà;

•  risulta necessario valorizzare e ridare piena centralità ai Consultori, quale servizio per la rete di sostegno alle donne e quali servizi primari di prevenzione e di controllo del fenomeno abortivo, e attuare una effettiva integrazione fra i consultori e i centri incui si effettua l’interruzione volontaria della gravidanza. Come conferma anche l’ultima Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della n. 194 del 1978,“ nel tempo i Consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, potenziati né adeguatamente valorizzati. In diversi casi l’interesse intorno al loro operato è stato scarso ed ha avuto come conseguenza il mancato adeguamento delle risorse, della rete di servizi, degli organici, delle sedi”;

CONSIDERATO ALTRESI CHE:

•  la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo agli articoli 3, 18 e 25 contempla la libertà,il diritto alle cure mediche ed alla libertà di coscienza”;

•  la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, all’articolo 12, prevede che gli Stati parte sono tenuti a prendere “tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nel campo delle cure sanitarie al fine di assicurare loro, in condizione di parità con gli uomini, i mezzi per accedere ai servizi sanitari, compresi quelli che si riferiscono alla pianificazione familiare”;
                                                                                       
IMPEGNA IL GOVERNO:

a garantire il rispetto e la piena applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto ilterritorio nazionale nel riconoscimento della libera scelta e del diritto allasalute delle donne;

a garantire unriequilibrio del personale medico e infermieristico, come peraltro previsto all'articolo 9 della legge n. 194 attraverso la mobilità del personale, nell'ambito di livelli minimi e di una programmazione regionale, che preveda almeno il 50 per cento di personale non obiettore;

a valorizzare eridare piena centralità ai Consultori familiari, quale servizio fondamentale per attuare vere politiche di prevenzione nonché servizio essenziale per l’attivazione del percorso per l’interruzione volontaria della gravidanza;

ad attivarsi perchél’IVG farmacologica sia proposta come opzione alle donne, che, entro i limiti di età gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere quale percorso intraprendere;

a promuovere la conoscenza dei diritti in tema di contraccezione di emergenza, anche tramite adeguate azioni informative sull’esclusione del diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti;

a prevedere azioni di prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza mediante attività di educazione alla tutela della salute e di informazione sulla contraccezione nelle scuole di ogni ordine e grado.

PARLAMENTARI FIRMATARI
Laura Puppato (Pd), Stefano Esposito (Pd), Laura Cantini (Pd), Lucio Barani (Gal), Valeria Fedeli (Pd), Patrizia Manassero (Pd), Lucrezia Ricchiuti (Pd), Maria Spilabotte (Pd), Francesca Puglisi (Pd), Camilla Fabbri (Pd), Donella Mattesini (Pd), NicolettaFavero (Pd), Stefania Pezzopane (Pd), Sergio Lo Giudice (Pd), Miguel Gotor (Pd), Isabella De Monte (Pd), Nerina Dirindin (Pd), Donatella Albano (Pd), Monica Cirinnà (Pd), Giorgio Pagliari (Pd), Loredana De Pretis (Sel, Felice Casson (Pd), Paola De Pin (M5s), Adele Gambaro (M5s), Mario Morgoni (Pd), Elena Ferrara (Pd), Cristina DePietro (M5s), Magda Zanoni (Pd)

Contro l'inesorabile processo di vanificazione della Legge 194: 36 parlamentari di SEL presentano mozione alla Camera

21 maggio 2013 La mozione è proposta da Gennaro Migliore e Marisa Nicchi: alla vigilia del 35esimo anniversario dell'approvazione della Legge 194. "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Sullo stesso tema vedi anche mozione presentata in Senato.

LA CAMERA, PREMESSO CHE:

nel nostro Paese, in ambito medico sanitario il diritto all’obiezione di coscienza è espressamente codificato e disciplinato per legge riguardo: all’interruzione della gravidanza, laddove l’obiezione è riconosciuta dall’articolo 9 della legge 194/1978; alla sperimentazione animale, dove l’obiezione di coscienza è disciplinata dalla legge n. 413/1993; alla procreazione medicalmente assistita, dove l’obiezione di coscienza viene prevista e disciplinata dall’articolo 16 della legge 40/2004;

l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza riveste particolare importanza, per le sue ricadute socio-sanitarie sulle donne, e sulla stessa funzionalità del servizio sanitario nazionale;

l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/1978 presentata al Parlamento dal Ministro della Salute il 9 ottobre 2012 riporta – tra l’altro - i dati definitivi sull’obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personale non medico nel 2010. I dati che emergono sono molto eloquenti e impongono ancora una volta, e con forza, una seria riflessione sulla garanzia e la qualità del servizio per l'interruzione della gravidanza disciplinata dalla legge 194/1978;

la Relazione ci dice che in Italia ben il 69,3% dei ginecologi, del servizio pubblico è obiettore di coscienza. In pratica quasi sette medici ginecologi su dieci è obiettore. Se si analizzano i dati su base territoriale, troviamo che, ad eccezione della Valle d’Aosta, dove i ginecologi obiettori sono solamente il 16,7%, le percentuali regionali non scendono mai al di sotto del 51,5%. I dati medi aggregati per Nord, Centro, Sud e Isole indicano percentuali di ginecologi obiettori di coscienza pari rispettivamente al 65,4%; 68,7%; 76,9%; 71,3%. Il maggior numero di ginecologi obiettori si trova al Sud, con la punta più alta in Molise, dove si raggiunge l’85%;

i dati della Relazione al Parlamento in realtà non riescono a fotografare lo stato reale della sua applicazione sul territorio nazionale, che risulta ben più grave di quella riferita dal ministro;

ricordiamo, in tal senso, i dati resi noti da LAIGA (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’Applicazione della legge 194) il 14 giugno 2012, e risultanti da un attento monitoraggio dello stato di attuazione della legge nella Regione Lazio dai quali emerge una situazione reale ben più grave di quanto riportato nella relazione del Ministro: nel Lazio in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi che invocano una obiezione “di struttura” e le cliniche accreditate, la maggior parte delle quali ignora semplicemente il problema) non si eseguono interruzioni di gravidanza. Nella medesima regione ha posto obiezione di coscienza il 91,3% dei ginecologi ospedalieri. In 3 Province su 5 (Frosinone, Rieti, Viterbo) non è possibile eseguire aborti terapeutici, il che costringe le donne alla triste migrazione verso i pochi centri della capitale, sempre più congestionati, o in altre regioni, o all’estero;

molte strutture ospedaliere, per garantire l’applicazione della legge, ricorrono a specialisti esterni convenzionati con il sistema sanitario ed assunti esclusivamente per le interruzioni di gravidanza (medici SUMAI), o a medici “a gettone”, con un significativo aggravio per il Sistema Sanitario Nazionale;

a livello nazionale, la principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori di coscienza è quella di rendere sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge 194/78, con effetti negativi sia per la funzionalità dei vari enti ospedalieri e quindi del sistema sanitario nazionale, sia per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza;

la drammaticità dello stato di applicazione della legge comporta l’allungamento dei tempi di attesa, con maggiori rischi per la salute delle donne e maggiori rischi professionali per i pochi non obiettori, costretti loro malgrado ad una cattiva pratica clinica;

a fronte di questo stato “di emergenza” le donne devono spesso migrare da una regione all'altra o addirittura all’estero, e, sopratutto tra le immigrate, risulta necessario il ricorso all'aborto clandestino;

il diritto all’obiezione di coscienza in materia di aborto per il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie, è sancito dall’articolo 9 della suddetta legge 194/78, che allo stesso tempo prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano “tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e gli interventi di interruzione della gravidanza. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”;

la legge 194 prevede quindi scelte individuali e responsabilità pubbliche. L’obiezione di coscienza è infatti un diritto della persona ma non della struttura;

al personale sanitario viene garantito di poter sollevare l’obiezione di coscienza. Ma quel che è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, che ha anzi l’obbligo di garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie;

i dati suindicati sulle percentuali molto elevate di obiettori, comportano oltre che evidenti ricadute negative sulla stessa effettiva attuazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e quindi sulle donne che rivendicano l’inviolabile libera scelta a farne ricorso, anche conseguenze oggettivamente pesanti sui sempre più pochi medici non obiettori, che spesso si ritrovano relegati a occuparsi quasi esclusivamente di interruzioni di gravidanza con il rischio più che concreto di una dequalificazione professionale, e conseguenti effetti penalizzanti sulle loro stesse possibilità di carriera;

il diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza dovrebbero poter convivere affinché nessun soggetto veda negata la propria libertà. Di fatto, tale ipotesi, trova estrema difficoltà nel realizzarsi per i numeri esorbitanti dei medici obiettori che spesso si rifiutano anche  di segnalare alle pazienti un medico non obiettore o un’altra struttura sanitaria autorizzata alla IVG;

dal 2009 l’AIFA ha autorizzato l’immissione in commercio del mifepristone, o Ru486, per l’IVG farmacologica, nel rispetto dei precetti normativi previsti dall’art.8 della legge 194/78; tale articolo prevede che l’IVG possa essere praticata in ospedali pubblici generali e specializzati, e “case di cura autorizzate e presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati”. L’art.8 non precisa il regime in cui deve essere praticata l’IVG farmacologica (ricovero ordinario, DH, prestazione ambulatoriale). Il Ministro della Salute, in data 24 novembre 2010, ha chiesto in proposito il parere del Consiglio Superiore di Sanità; il Consiglio Superiore di Sanità, nella seduta del 18 marzo, ha individuato il ricovero ordinario come il regime più idoneo per l’IVG farmacologica;

i dati riportati dalla letteratura internazionale, nonché i dati della Regione Emilia Romagna che ha adottato il regime di day hospital, non confermano la scelta e le raccomandazioni del Consiglio Superiore di Sanità; gli stessi dati del Ministero della salute sull’IVG medica ci dicono che dal 2005 al 2011 circa 15mila donne hanno scelto il metodo farmacologico, e che il 76% delle pazienti ha scelto la dimissione volontaria dopo la somministrazione del mifepristone, senza che vi siano state complicazioni maggiori rispetto alle donne che sono state ricoverate fino all’espulsione;

risulta improrogabile la necessità di valorizzare e ridare piena centralità ai Consultori, quale servizio per la rete di sostegno alla sessualità libera e alla procreazione responsabile. Come conferma anche l’ultima Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della 194/78, "nel tempo i Consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, potenziati né adeguatamente valorizzati. In diversi casi l’interesse intorno al loro operato è stato scarso ed ha avuto come conseguenza il mancato adeguamento delle risorse, della rete di servizi, degli organici, delle sedi";

IMPEGNA IL GOVERNO:

a garantire il rispetto e la piena applicazione della legge 194/78 su tutto il territorio nazionale nel pieno riconoscimento della libera scelta e del diritto alla salute delle donne, assumendo tutte le iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, finalizzate all’assunzione di personale non obiettore al fine di garantire il servizio di IVG;

ad attivarsi nell’ambito delle proprie prerogative, al fine di assicurare, come prevede la legge, il reale ed efficiente espletamento da parte di tutti gli enti ospedalieri e delle strutture private accreditate, delle procedure e gli interventi di interruzione della gravidanza chirurgica e farmacologica;

ad obbligare ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio) ad applicare la legge. Solo a fronte di questo impegno può essere concesso l’accreditamento;
ad attivarsi perché l’IVG farmacologica sia offerta come opzione a tutte le donne, che, entro i limiti di età gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere;

ad attivarsi perché l’IVG medica possa essere praticata in regime di day hospital, che non comporta, come evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale e dalla stessa relazione del Ministero della Salute, maggiori rischi per la salute, e che costa meno. L’IVG farmacologica viene da tempo praticata in regime ambulatoriale o di day hospital negli altri paesi europei e nella stessa regione Emilia Romagna.;

ad assumere ogni iniziativa di competenza, affinché la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano presìdi con oltre il 30 per cento di obiettori di coscienza, anche attraverso un controllo più stringente sull’attuazione da parte delle regioni delle previste procedure di mobilità del personale sanitario;

a prevedere la possibilità che il requisito della non obiezione sia introdotto per chi deve essere assunto o trasferito in presìdi, fissando la percentuale di personale sanitario non obiettore al fine di garantire la piena applicazione della legge 194/’78;

a prevedere che il requisito della non obiezione sia condizione all'espletamento delle funzioni apicali nelle strutture di ostetricia e ginecologia dei presidi ospedalieri;

a prevedere – anche ai fini di una maggiore trasparenza nel rapporto tra cittadini e medici di base - che i medici di famiglia siano tenuti a comunicare agli Ordini provinciali dei medici chirurghi e odontoiatri ai quali sono iscritti, se intendono esercitare il loro diritto all’obiezione di coscienza. Di dette comunicazioni, i suddetti Ordini devono ricavare un apposito elenco pubblico;

a valorizzare e ridare piena centralità ai Consultori familiari, quale servizio fondamentale nell’attivare la rete di sostegno per la sessualità libera e la procreazione responsabile, nonché strutture essenziali per l'attivazione del percorso per l'interruzione volontaria di gravidanza;

a confermare e diffondere la conoscenza dei diritti in tema di contraccezione di emergenza, anche tramite adeguate azioni informative sull’esclusione del diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti.

I FIRMATARI
Gennaro Migliore; Marisa Nicchi; Ileana Piazzoni; Ferdinando Aiello; Giorgio Airaudo; Sergio Boccadutri; Franco Bordo; Celeste Costantino; Titti Di Salvo; Donatella Duranti; Daniele Farina; Claudio Fava; Francesco Ferrara; Nicol Fratoiannia; Giancarlo Giordano; Florrian Kronbichler; Luigi Lacquaniti; Fabio Lavagno; Giulio Marcon; Toni Matarrelli; Gianni Melilla; Martina Nardi Martina; Giovanni Paglia; Erasmo Palazzotto; Annalisa Pannarale; Serena Pellegrino; Nazzareno Pilozzi; Michele Piras; Antonio Placido; Stefano Quaranta; Michele Ragosta; Lara Ricciatti; Angelo Sannicandro; Arturo Scotto; Alessandro Zan; Filiberto Zaratti.