Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query emergenza ambientale. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query emergenza ambientale. Ordina per data Mostra tutti i post

martedì 24 luglio 2018

Il mondo brucia. Dichiarare l'emergenza ambientale globale

Atene oggi brucia (domani sarà la California o l'Amazzonia!) perché il mondo brucia. Incendi dolosi, l'estremo calore fa il resto. Corruzione + riscaldamento globale: in fondo 2 facce della stessa medaglia. Svegliamoci: anche Atene va a fuoco non per caso: ma perché il pianeta nel suo insieme sta bruciando e annegando
A causa del riscaldamento globale brucia perfino il Polo Nord; brucia il nord del mondo dalla Svezia alla Lapponia. Ma solo l' 1% degli incendi è causato "dai fulmini": la causa di tutti gli altri è l'uomo. Come Cassandre che gridano nel deserto, gli ecologisti lo dichiarano da quando esiste la parola ecologia: non c'è più tempo. Bisogna agire subito. Agire drasticamente per proteggere il pianeta, contro la corruzione e contro i danni ambientali causati da corruzione e ignoranza.
Oggi tocca alla Grecia: già oltre 70 morti accertati fra le persone, ma se ne temono oltre cento; una catastrofe immane per perdita di animali e di foreste, interi borghi distrutti; ma tutto ciò non è un "disastro naturale".


Periodicamente da qui lo gridiamo; ad esempio lo avevamo dichiarato già in un post dedicato alle alluvioni - che sono l'altra faccia degli incendi. E in questo video del 2013 di chiamata urgente delle donne per il clima:

Poiché esiste uno Stato di Emergenza Climatica e Ambientale Planetario, se avessimo dei politici che, invece di fare zuffe per il proprio piccolo potere personale, sanno vedere e ascoltare, sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Ambientale globale.
E qui lo ripetiamo. Quando fin dagli anni Settanta chi sapeva vedere già iniziava ad avvertire cosa sarebbe successo, la replica più frequente era: si! a sentire gli ecologisti, fra 20 anni.. Poi venne il tormentone le stagioni non sono più quelle di una volta - anch'esso con sfumatura ironica, come fosse la solita cazzata assurta a neo-luogocomune. Ma in realtà, le "allarmiste" previsioni ecologiste erano molto ottimistiche: si sono avverate tutte, ma in peggio. Le ecologiste (si, donne in prima fila) e gli ecologisti sono ancora lì - ci sono sempre stati - ma nessuno li ascoltava allora e nessuno li ascolta adesso. Eppure l'Emergenza Climatica Planetaria non la stiamo inventando noi Cassandre, è un fatto accertato; e non solo perché dichiarato dall'Onu e anche dal Papa. E' chiara da tanto a chiunque capisca di territorio e, francamente, a ognuno che abbia un cervello. Dunque, se esiste una emergenza planetaria, ogni governante che abbia cervello dovrebbe dichiarare l'emergenza nazionale; e, tutti insieme, gli organismi internazionali dovrebbero dichiarare l'emergenza ambientale globale: questa è la priorità, il vero nemico; non le miriadi di pretesti trovati da tutti per far nuove guerre, contro la Terra e contro i poveracci.
E invece no; non vorremo mica allarmare le masse. Meglio trovare piccoli nemici contro cui è più facile convogliare la rabbia; meglio costruire muri.
Così quel che ci allarma più di tutto è l'irresponsabilità con cui, dove si decide, si continua a far finta di nulla, dedicandosi a zuffe infami. E là dove non si fa finta di nulla, e si lanciano allarmi, anche là si fa un doppio gioco.
Perciò da qui, siamo solo un sussurro che grida nel deserto, ma ancora noi lo chiediamo: serve dichiarare lo Stato di Emergenza Ambientale permanente, con tutto quello che ne consegue.
Cari politici, ma di quale crescita stiamo parlando? basta: smettete di promettere la luna, svendendo la Terra. 
Alla luna che promettete è ridicolo credere. Vogliamo invece la Terra: qui, e ora; la vogliamo perché non è nostra, ma degli esseri viventi presenti e futuri, dei nostri bambini e dei loro bambini.

domenica 4 ottobre 2015

I morti in Costa Azzurra e le Cassandre. Si deve dichiarare lo Stato di Emergenza Nazionale

Mentre dalla Costa Azzurra l'uragano va verso l'Italia, questa volta partiamo dalla fine.

Signori e signore, poiché esiste uno Stato di Emergenza Climatica e Ambientale Planetario, se avessimo un Presidente del Consiglio che sa vedere, e ascoltare, sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Ambientale Nazionale.

Ora i morti tracimati dalle piene non sono più in qualche lontana favela, né in qualche povero paese di poveri, liquidati di default in un trafiletto.

Ora i morti sono europei (anche) in località fiori all'occhiello dei rispettivi paesi. 


Quando alcuni iniziavano ad avvertire cosa sarebbe successo (la mamma di chi scrive era già fra quelli), la replica più frequente era: "si! a sentire gli ecologisti, fra 20 anni.." Poi venne il tormentone "le stagioni non sono più quelle di una volta" - anch'esso con sfumatura ironica, come fosse la solita cazzata (assurda) assurta a neo-luogocomune. Ma in realtà, le "allarmiste" previsioni ecologiste erano addirittura ottimistiche: si stanno avverando tutte, ma in peggio. Le ecologiste (qui si, donne in prima fila) e gli ecologisti sono ancora lì - ci sono sempre stati - ma nessuno li ascoltava allora e nessuno li ascolta adesso. Eppure l'Emergenza Climatica Planetaria non la stiamo inventando noi Cassandre, è un fatto assodato e dichiarato dall'Onu. E anche da Obama. E anche dal Papa. Ed è chiara da tanto a chiunque capisca di territorio e, francamente, a ognuno che abbia un cervello. Dunque, se esiste una emergenza planetaria, ogni governante che abbia cervello dovrebbe dichiarare l'emergenza nazionale.
Ma qui no; e secondo la politica dominante, ignorante e suicida, che impera quasi ovunque, no [e diciamo quasi ovunque, perché le eccezioni ci sono].
Macché; qui (e quasi ovunque) nessuna emergenza nazionale, non vorremo mica allarmare le masse eh.
Ma quel che ci allarma, in verità, è l'irresponsabilità con cui, dove si decide, si continua a far finta di nulla. Peggio: là dove non si fa finta di nulla, e si lanciano allarmi, anche là si fa un doppio gioco.
Per questo, in vista di Parigi 2015, occorre mobilitarsi. Informarsi e partecipare.
Signori e signore, poiché esiste uno Stato di Emergenza Planetario, se avessimo un Presidente del Consiglio responsabile sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Nazionale. Perciò da qui, voce che grida nel deserto, (ancora) noi lo chiediamo: vogliamo si dichiari lo Stato di Emergenza Ambientale, e un Piano Nazionale per l'Emergenza Climatica, con tutto quello che ne consegue.
In primis archiviazione di tutti i progetti suicidi (e ridicoli) a partire di quelli per bombe marine e trivellazione del mare. E poi leggi serie e decreti immediati volti a salvare il territorio, a ridurre emissioni e a valorizzare l'ambiente e dunque a incentivare il turismo. Leggi che porterebbero subito alla gente lavoro, e lavoro, e lavoro, e a tutti vera ricchezza.
Cari politici, ma di quale crescita stiamo parlando? basta: smettete di promettere la luna, svendendo la Terra. 
Tanto alla luna che promettete non crediamo. Vogliamo invece la Terra: qui, e ora; la vogliamo perché non è nostra, ma degli esseri viventi presenti e futuri, dei nostri bambini e dei loro bambini.
PS : qualcuno, quasi un anno fa, fece sul clima una interrogazione al Minsitro dell'Ambiente Galletti. Si, avete indovinato: la risposta, ad oggi, è il silenzio.

mercoledì 21 settembre 2016

22 settembre: con le guardiane della Terra in piazza! denunciamo l'assenza di politiche ambientali per la salute

Proprio il 22 settembre 2016, la data scelta dal governo per celebrare il maldestro Fertility Day su cui già molto si è detto, eventi di controinformazione e di protesta Fertility Fake denunceranno come l'impianto del Piano Nazionale per la Fertilità trascuri platealmente i veri contenuti da considerare quando si parla di fertilità, a partire dalla salute e dalle condizioni ambientali, oltre che da quelle sociali.

La denuncia del #FertilityFake non si limita a contestare, ma pone sul piatto i contenuti ineludibili, quelli su cui, appunto, il Fertility Day invece glissava. Le Guardiane della Terra sono donne al lavoro sulla salute delle donne e della Terra, e su welfare, reddito, equità di genere: siamo le donne che ovunque combattono per la giustizia climatica; siamo le donne che chiedono un Piano di Emergenza Nazionale (e internazionale) per l'ambiente; siamo le donne che aderiscono alla Campagna Nazionale Guardiane della Terra - la salute delle donne è il futuro del pianeta, lanciata da oltre 50 realtà associative tra comitati territoriali, organizzazioni ecologiste, società scientifiche e istituti di ricerca; e saremo in piazza, il 22 settembre e nei prossimi mesi (cliccate QUI per tenerVi in contatto e organizzare) con lo slogan #siamoinattesa. Come dice Marica Di Pierri, presidente del CDCA (Centro di documentazione sui conflitti ambientali): siamo in attesa! Non ancora di figli, ma ancora in attesa di bonifiche, reddito, welfare, asili nido, lavoro, diritti.

Sia il Manifesto per la Salute delle Donne lanciato dalla Ministra Lorenzin nella 1° Giornata Nazionale per la Salute delle Donne (celebrata lo scorso 22 aprile), sia l'infelice idea del Fertility Day testimoniano l'assenza di ogni attenzione per la prevenzione primaria, tesa all'eliminazione alla fonte delle cause delle malattie. Per questo le guardiane della Terra, denunciando il vuoto, nelle politiche ministeriali a tutela della salute femminile e riproduttiva, di ogni cenno alle tematiche ambientali, contrappongono un altro manifesto per la salute delle donne, chiedendo al governo, e alle istituzioni preposte, di cambiare rotta.


E' un'emergenza rivelata da una miriade di dati; quali l'80% in più di tumori al collo dell'utero a Taranto rispetto alla media di riferimento; aumento della abortività spontanea correlata a inquinamento atmosferico, PM10 e ozono; perdita di 13 milioni di punti di quoziente intellettivo in Europa a causa dell'esposizione del feto a pesticidi; perdita, tra il 2004 e il 2013, di ben 10 anni di vita in salute per le donne italiane (e di 7 per gli uomini).


Patrizia Gentilini è oncologa membro del Comitato Scientifico di ISDE Italia (Associazione medici per l'ambiente): La contaminazione ambientale è ormai un'emergenza nazionale che compromette non solo la salute riproduttiva ma anche la salute complessiva della popolazione e delle future generazioni. Se non interveniamo tempestivamente sulle cause delle malattie (come cancro, patologie ormonali, abortività spontanea, infertilità, autismo, diabete, obesità etc), se non si migliora la qualità dell'aria, dell'acqua e del cibo, riducendo  l'esposizione a veleni come metalli pesanti, diossina, pcb, particolato ultrafine, si rischia di condannare all'inefficacia ogni politica di salute pubblica.

Laura Greco è Presidente di A Sud, associazione per la cooperazione e il riequilibrio fra il Nord e il Sud del mondo: Mentre da un lato cresce l'attenzione della popolazione e delle comunità locali - a partire da quelle impattate - riguardo ai determinanti ambientali della salute, le politiche governative vanno in tutt'altra direzione e bonifiche e tutela ambientale sono fanalino di coda nella lista delle priorità di governo.

Marzia Caccioppoli, è presidente dell'associazione Noi Genitori di Tutti, che riunisce i genitori che hanno perso i propri figli per tumori connessi alla contaminazioni ambientale: La Terra dei Fuochi ha dimostrato che la contaminazione ambientale provoca malattie gravi, infertilità e patologie tumorali che colpiscono sempre di più i bambini. In Campania, regione con la popolazione più giovane d'Italia, i tagli alla sanità sono enormi. Non solo manca la prevenzione primaria, che è fondamentale, ma anche le possibilità di curarsi. E la Campania è solo la punta dell'iceberg dell'emergenza ambientale diffusa in tutto il paese.




Le mobilitazioni di piazza del 22 settembre 2016 non sono che le prime azioni di una campagna che intende promuovere azioni di pressione istituzionale e di visibilità, portando avanti proposte concrete come la chiusura di fonti contaminanti, bonifiche di territori inquinati, istituzione di meccanismi di partecipazione popolare alle politiche ambientali, riforma del sistema di monitoraggi ambientali e sanitari, al fine di renderli davvero terzi e efficaci. E' una #FertilityIdea permanente: contenuti per riempire il vuoto del #FertilityDay.

mercoledì 3 novembre 2021

Il diritto all'informazione ambientale: l'allarme di oltre 60 giornalisti e di Reporters sans Frontières

L'emergenza ambientale è anche una gravissima emergenza dell'informazione: fatto che venne già denunciato congiuntamente da redazioni quali quelle di Covering Climate Now, Scientific American, Columbia Journalism Review, The Nation, The Guardian (il quale lo sottolinea anche in modo permanente], Noticias Telemundo, Al Jazeera English, The Asahi Shimbun e, in Italia, anche de La Repubblica; e poi da molte altre.

Emergenza a cui venne dedicato anche il seminario e l'appello alla RAI di cui si parla qui: Cos'è successo il 29 maggio 2020?

In occasione della COP26 oltre 60 giornalisti specializzati in questioni ambientali, provenienti da 34 diversi paesi in tutto il mondo, di tutti i profili e sensibilità, da tutti i tipi di media, hanno firmato con Reporters sans Frontières un nuovo allarme e un appello ai governi, per alcuni aspetti senza precedenti, intitolato Emergenza climatica, emergenza dell'informazione


Sono donne e uomini esperti e informati di questioni ecologiche o più generali, o che affrontano questi temi nell’emergere di notizie sempre più preoccupanti; e denunciano gli ostacoli che limitano il diritto di informare su questioni più che mai cruciali per tutta l’umanità.

Invitano inoltre gli Stati a riconoscere formalmente che il diritto all'informazione su tali questioni riguarda il diritto stesso a un ambiente sano e alla salute.


Tra i firmatari Gaëlle Borgia, del Madagascar, co-vincitrice del Premio Pulitzer 2020, la francese Morgan Large, specialista nel settore agroalimentare, la russa Grigory Pasko (Premio RSF e Premio Sakharov 2002), l'indiana Soulik Dutta, esperta di questioni energetiche e di pianificazione territoriale, il sudafricano Khadija Sharife, giornalista investigativo sui crimini ambientali, il giornalista indipendente Lucien Kosha che lavora sui minerali nella RDC... La maggior parte ha siglato il testo individualmente, ma le redazioni del palestinese Afaq Environmental Magazine e quella del francese Reporterre hanno insistito per firmare collettivamente.

Punto cruciale di questo appello è il diritto all'informazione sui temi ambientali, dal 1992 posto come principio al Rio Earth Summit ma che ancora non viene rispettato. I firmatari ricordano le difficoltà di ottenere informazioni scientifiche e dati sull'ambiente quando questi sono di interesse generale, e quando le loro indagini possono portare a cambiamenti comportamentali utili a combattere la minaccia senza precedenti del riscaldamento globale. 

A quasi 30 anni dalla dichiarazione del Vertice delle Nazioni Unite per la Terra di Rio nel 1992, il diritto di informare sui temi ambientali che esso proclamava deve finalmente concretizzarsi, essere applicato e rispettato senza alcuna eccezione, sottolinea il segretario generale di RSF, Christophe Deloire: in un momento di emergenza climatica è anche emergenza informativa. Informare sull'ambiente è diventato vitale.

Dieci giornalisti uccisi negli ultimi 5 anni - e almeno 21 in 20 anni per aver indagato sui delicati temi dell'ambiente:.. e molti di più sono gli attivisti ambientali assassinati per essere messi a tacere: 212 solo nel 2019 e 227 nel 2020. Rilevando i pericoli legati alla copertura di queste notizie in diverse regioni del mondo, RSF e i firmatari chiedono anche la concreta attuazione del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti.


L’appello • Emergenza climatica, emergenza informativa!

Diventa fondamentale far valere il diritto all'informazione in materia ambientale.

Noi, giornalisti specializzati in questioni ambientali e climatiche di tutti i continenti, lanciamo con Reporters Without Borders (RSF) un solenne appello agli Stati partecipanti alla 26a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow. 

Nella dichiarazione del "Vertice della Terra delle Nazioni Unite" del 1992 a Rio, al punto 10 si legge: "ogni individuo dovrebbe avere un accesso adeguato alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche". 

Si, ogni individuo ha il diritto di accedere alle informazioni sulla propria situazione ambientale; ma quasi tre decenni dopo questo principio purtroppo non è ancora realtà.

In molti paesi è estremamente difficile, se non impossibile, ottenere informazioni e dati scientifici sull'ambiente e sulle relative politiche pubbliche, benché queste siano di interesse pubblico e generale. Anche l'accesso a molte strutture e/o territori è per noi troppo sistematicamente vietato. Alcuni di noi sono oggetto di procedimenti legali abusivi, subiscono minacce, intimidazioni e persino aggressioni, quando non vengono addirittura eliminati fisicamente.

Per aver indagato sulle questioni delicate dell'estrazione illegale, della deforestazione, dell'accaparramento di terre e dell'inquinamento industriale, almeno 21 dei nostri colleghi sono stati uccisi negli ultimi dieci anni in tutto il mondo, quasi altri 30 sono stati gettati in prigione. E il 75% degli incidenti è stato registrato dopo la firma dell'Accordo di Parigi, alla fine del 2015. Come l'ambiente e il clima che difendiamo, la nostra situazione si sta deteriorando pericolosamente. Oggi vogliamo denunciare le barriere che limitano il nostro diritto di informare su questi temi cruciali per l'intera umanità.

Gli Stati devono urgentemente tener conto del ruolo svolto dalla stampa nella difesa dell'ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici. I nostri sondaggi mettono in guardia dai crescenti pericoli che affliggono il nostro pianeta comune e aiutano a incoraggiare gli attori interessati a cambiare il loro comportamento. Le popolazioni adeguatamente informate possono anche combattere meglio questa minaccia climatica senza precedenti nella storia dell'umanità, i governi possono meglio assumersi le loro responsabilità.

Chiediamo agli Stati di riconoscere ufficialmente che il diritto all'informazione è inerente al diritto a un ambiente sano e al diritto alla salute. Per porre fine alle crescenti minacce ai più vulnerabili tra noi, chiediamo anche l'attuazione concreta del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti. In linea con la risoluzione 2222 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata nel 2015, invitiamo gli Stati a responsabilizzare i propri sistemi giudiziari nazionali per combattere la persistente impunità per i crimini contro i giornalisti ambientali.

Per gli Stati o le società deve essere applicato anche un obbligo di trasparenza. L'interesse comune deve prevalere sugli interessi economici e sovrani. Abbiamo un solo pianeta. La mobilitazione di tutti per consentirci di esercitare il nostro diritto all'informazione in buone condizioni è fondamentale.


firmatari 


1    Özer Akdemir, Turquie

2    Arlis Alikaj, Albanie

3    Melis Alphan, Turquie

4    Enkhzaya Baasanjav, Mongolie

5    Nathalie Bertrams, Allemagne

6    Gaëlle Borgia, Madagascar

7    Martin Boudot, France

8    Kátia Brasil, Brésil

9    Eliane Brum, Brésil

10  Marcelo Canellas, Brésil

11  Andrei Ciurcanu, Roumanie

12  Lilia Curchi, Moldavie

13  Angelina Davydova, Russie

14  Sheila Debonis, États-Unis

15  Vanina Delmas, France

16  Soulik Dutta, Inde

17  Thomas Fischermann, Allemagne

18  Emmanuel Gagnier, France

19  Atokhon Ganiev, Tajikistan

20  Ingrid Gercama, Pays-Bas

21  John Grobler, Namibie

22  Amina Jabloun, Tunisie

23  Burcu Karakas, Turquie

24  Guido Koppes, Pays-Bas

25  Lucien Kosha, Rd Congo

26  Margaux  Lacroux, France

27  Morgan Large,  France

28  Nelly Luna, Pérou

29  Lazaro Mabunda, Mozambique

30  Fiona Macleod, Afrique Du Sud

31  Konstantina Maltepioti, Grèce

32  Eduardo Militao  Brésil

33  Sayana Mongush,Russie

34  Gela Mtivlishvili, Géorgie

35  Zuza Nazaruk, Pays-Bas

36  Alex Nedea, Roumanie

37  Vadim Nee, Kazakhstan

38  Alexandre Nhampossa, Mozambique

39  Mariam Nikuradze, Géorgie

40  Anne Sophie Novel, France

41  Elena Novikova, Kazakhstan

42  Hazal Ocak, Turquie

43  Marie Parvex, Suisse

44  Grigory Pasko, Russie (En Exil)

45  Anastasia Pavlenko  Ouzbékistan

46  Tansu Piskin, Turquie

47  Guillaume Pitron, France

48  David Quintana, Nicaragua

49  Anna Bianca Roach, États-Unis

50  Sofia Rusova, Russie

51  Leonardo Sakamoto  Brésil

52  Hélène Servel, France

53  Khadija Sharife, Afrique Du Sud

54  Khaled Sulaiman, Canada/Irak

55  Pinar Tarcan, Turquie

56  André Trigueiro, Brésil

57  Tomasz Ulanowski, Pologne

58  Estacio Valoi, Mozambique

59  Jonathan Watts, Royaume-Uni

60  Tehmine Yenoqyan, Arménie

61  Ning Yen, Taiwan

62  La Rédaction de Afaq Environmental Magazine - Maan Development Center  Palestine
63  La Rédaction de Reporterre  France 

sabato 25 luglio 2020

#dallastessaparte, purché sia la parte del Pianeta

Lunedì 27 luglio 2020 [dopo la prima assemblea di cui abbiamo riferito QUI] le donne si ritrovano nuovamente (e virtualmente da tutta Italia) nel giardino della magnolia (ospitate dalla Casa Internazionale di Roma), per discutere della proposta battezzata con l'hashtag #dallastessaparte. Le organizzatrici invitano a discutere insieme di ciò che ci sta più a cuore e di quello che più ci preoccupa, di quello che vogliamo cambiare o mantenere; di lavoro, scuola, salute e ambiente o semplicemente di noi, seguendo la regola femminista di sempre: partire da sé. Perché esiste un nostro sapere che non è fatto solo di cognizioni e tecnica, ed è proprio questo che ci porterà a disegnare quel Paese che vogliamo.
Già: cosa vogliamo? noi vogliamo questo, vogliamo esserci e poter agire per questo:


Invitiamo tutte a esserci, a seguire, a contribuire. Per partecipare scrivete a:
adesionedallastessaparte@gmail.com



Si, però. Da subito mandiamo un invito: per favore, almeno noi donne, non mettiamo “l’ambiente” in elenco fra i vari argomenti, come fosse uno fra i tanti. Questo ci ricorda in modo grottesco di come noi stesse - la cosiddetta condizione femminile! siamo da sempre messe ai margini, in quel non detto per cui l’umanità è maschile, le donne altro non sono che una propaggine, un accessorio dell’uomo. Dalla notte dei tempi fino alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo (ove si mandò a morte colei che rispose con la Dichiarazione dei diritti della Donna), e ancora così fino a oggi.
No, dobbiamo ricordarlo: noi donne non siamo una umanità-B che chiede diritti per gentile concessione maschile in un mondo androcentrico, ma vogliamo stare al centro del progetto, esattamente come gli uomini.
Quindi dovremmo saper riconoscere l'analogia nell'arroganza con cui si guarda alla “questione ambientale”.
Avendo capito molto grossolanamente che tutta la povertà, tutta la malattia in cui ci troviamo, hanno a che vedere con esso tutti hanno in bocca l’ “ambiente”: ma nessun progetto politico lo mette al centro. Ancora si sorvola sul fatto che il grottesco antropocentrismo ignorante è proprio la precisa ragione per cui il mondo ci si sta polverizzando sotto ai piedi. Media e politici discettano di iniziative ambientali come qualcosa di "importante", e non essenziale. Qualcosa di collaterale: non di centrale, imprescindibile fulcro di tutto. Qualcosa che si può discutere a margine; mentre al centro resta l'anacronistico modello di una crescita infinita in un mondo finito, e che infatti ormai già collassa.
Quelli che ci vedono chiaro restano soli a premere dal basso, sono ragazzine con le trecce e scienziati inascoltati, bollati di profeti di sventura.
Vogliamo proporre un progetto politico a partire dal femminismo? Bene, allora almeno noi donne mettiamo al centro l’urgenza della sopravvivenza, che ora è al cuore di tutto. Qualunque progetto “femminista” che parta dai margini, e non dal centro del vero problema; che parta dalle conseguenze, e non dalle cause, è destinato a fallire, così come la politica maschile che ci ha portato qui. E qual è il vero problema? è la stessa cultura predatoria che sta alla base dell'economia iniqua, a sua volta giocata tramite la violenza contro il Pianeta e contro le donne - la cultura dello stupro.
Non si contano gli appelli che abbiamo lanciato da questo piccolo blog..: fin dalla domanda alla politica, nel 2013: ma di qual crescita stiamo parlando? alla chiamata urgente delle donne per il clima, nello stesso anno. Dalla richiesta di dichiarare l'emergenza ambientale nazionale nel 2015, fino all'appello, nel 2016, per vere politiche della salute; dalla richiesta di dichiarare l'emergenza ambientale globale nel 2018 al primo allarme, nel marzo scorso, per l'attenzione data ai "rimedi" solo a valle, nell'assenza di discussione sulle vere cause del Covid19.
Quanti post abbiamo fatto, su questo blog, sul problema delle cause del Covid e dunque dei veri rimedi? della necessità di andare a monte dei problemi? Eccoli: QUI ce n'è un repertorio.
Ecco perché crederemo a questo nuovo progetto (o a qualunque altro) solo se prometterà una battaglia durissima per l’ambiente e per le donne come elementi che non si possono disgiungere, e come fattori di garanzia per l’umanità intera.
#dallastessaparte? si, se sarà dalla parte del Pianeta.



lunedì 30 settembre 2019

Lettera aperta degli scienziati del clima agli studenti in lotta per il Pianeta

In risposta ai tanti fake, ai giornalisti, politici e agli haters che gridano addirittura al complotto, o alla presunta "mancanza di basi scientifiche" delle proteste per il clima #fridaysforfuture, e addirittura invitano saccentemente i ragazzi a tornare a scuola, rimandiamo alla lettera aperta del marzo scorso, rivolta agli studenti dagli scienziati del CNR e dell'Istituto di ricerca per la Protezione Idrogeologica. Di seguito il testo completo:
Cari studenti che state scioperando per il clima, 
noi scienziati e studiosi dei cambiamenti climatici e dell’ambiente vi offriamo tutto il nostro sostegno

Ci unisce il desiderio di studiare la realtà, e una delle realtà che oggi purtroppo emerge è la difficoltà per gli esseri umani a rimettersi in discussione: così si spiegano gli attacchi contro di voi e le accuse ingiuste, come quella di avere sporcato una piazza che avete lasciato pulitissima o di essere pupazzi nelle mani di adulti che vi userebbero - sono accuse che servono, a chi le inventa, ad evitare di prendere coscienza della crisi climatica in cui ci troviamo
E' un riflesso fin troppo umano; a nessuno fa piacere sapere che il nostro pianeta rischia di diventare inospitale, con un drammatico calo delle risorse a nostra disposizione. 
Ma non è moralmente accettabile che si neghi pubblicamente il dato scientifico, come ci è capitato di leggere in questi giorni. Possiamo affermare con certezza che se leggete di qualcuno che nega che i cambiamenti climatici dipendano dall’uomo, oppure che nega siano un grave pericolo, non sta parlando della realtà, ma della difficoltà ad accettarla
E il vostro, il nostro compito è di aiutare a diffondere questa importante consapevolezza. Perché sul clima non esistono nemici, solo interlocutori da persuadere alla realtà. 
Vi chiediamo allora di tentare assieme di persuadere la classe politica, di andare insieme ad incontrarla. 
Prima delle elezioni del 2018 ci siamo uniti in un comitato, “La Scienza al Voto”, per convincere tutte le forze politiche a fare del contesto ambientale in pericolo il centro di ogni altra politica – e abbiamo proposto un accordo di legislatura trasversale, ritenendo che molte azioni siano importanti ed urgenti qualunque sia l’appartenenza a partiti o movimenti: abbiamo in effetti incontrato alcune disponibilità, ma manca ancora una consapevolezza diffusa e di conseguenza un’azione adeguata. 
I politici non ci devono temere: la politica è l'arte di organizzare la vita sociale, e ai politici spetta il grandioso, storico compito di organizzare la transizione ecologica. 
A noi spetta di ricordare loro che ci sono però due elementi basilari da rispettare, cui peraltro l'Italia si è già obbligata aderendo all'Accordo di Parigi: 
-  una riduzione delle nostre emissioni molto maggiore di quella ad oggi prevista, indispensabile per limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C rispetto all'era preindustriale, e dunque le catastrofi più gravi (e naturalmente un efficace adattamento ai cambiamenti non più evitabili);
-  un impegno sostanziale verso i paesi più poveri, secondo il principio della giustizia climatica, poiché essi sono i meno responsabili e i più colpiti dalla manomissione del clima, e devono essere aiutati a svilupparsi rinunciando all'uso dei combustibili fossili - che a noi occidentali è invece stato permesso – come pure ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici, potenzialmente in grado di suscitare migrazioni epocali.
I politici potranno naturalmente essere stimolati da un'opinione pubblica consapevole della crisi climatica e delle sue soluzioni, e potranno a loro volta stimolare i cittadini a raggiungere questa consapevolezza – sostenuti da coloro che formano le coscienze e il pensiero collettivo, gli insegnanti e i giornalisti, cui spetta uno speciale dovere di raggiungere una consapevolezza in materia di manomissione del clima e di possibili soluzioni alla crisi. 
Cari studenti, la strada di fronte a noi è difficile, ma chiara. Vogliamo, se lo ritenete opportuno, percorrerla insieme? 

Antonello Pasini, fisico e climatologo, CNR (Coordinatore)
Carlo Barbante, chimico e climatologo, CNR e Universita Ca’ Foscari, Venezia
Leonardo Becchetti, economista, Universita di Tor Vergata, Roma
Alessandra Bonoli, ingegnere della transizione, Universita di Bologna
Carlo Cacciamani, fisico e meteorologo, Protezione Civile
Stefano Caserini, ingegnere ambientale, Politecnico di Milano
Claudio Cassardo, meteorologo e climatologo, Universita di Torino
Sergio Castellari, fisico e meteorologo, INGV
Andrea Filpa, urbanista, Universita di Roma Tre
Francesco Forastiere, epidemiologo, CNR
Fausto Guzzetti, geologo, CNR
Vittorio Marletto, fisico e agrometeorologo, ARPAE Emilia-Romagna e AIAM
Cinzia Perrino, biologa ed esperta di qualita dell'aria, CNR
Nicola Pirrone, ingegnere ed esperto di cambiamenti globali e inquinamento atmosferico, CNR Mario Motta, ingegnere dell'energia, Politecnico di Milano
Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale, Universita dell’Insubria
Federico Spanna, agrometeorologo, Regione Piemonte e AIAM
Stefano Tibaldi, fisico e meteorologo, CMCC
Francesca Ventura, fisico e agrometeorologo, Universita di Bologna e AIAM 

Gli attacchi alle mobilitazioni per il clima continuano senza posa: dalle dietrologie farneticanti di giornalisti rissosi e sempre schierati con la politica della paura, però contro le persone, e di politici a loro affini; perfino da isolate voci di scienziati in ritardo sulla Storia: a cui certo non appartiene Carlo Rubbia.. ma i suddetti giornalisti riescono anche, giocando sui titoli, a fargli dire il contrario di quello che lui effettivamente dice... e le persone superficiali rilanciano, senza aver capito niente. 
Preferiscono dar credito agli haters che diffondono tranquillamente foto false con cui si attribuiscono ai manifestanti comportamenti incivili
Ma cosa vi aspettavate, che quelli che per decenni non hanno fatto niente, nascondendo sotto il tappeto la realtà e inventando falsi nemici con cui mettere tutti contro tutti, si svegliassero di colpo? che comprendessero finalmente che diluvi e incendi trascineranno via anche loro? e smettessero quindi di rissare e arraffare?
Macché; continueranno a remare dalla parte sbagliata, come pirati che si infilzano, con lo scrigno sotto al braccio, mentre il galeone affonda. 
Da parte nostra cercheremo sempre di riparare la nave, salvando anche loro; ognuno faccia la sua parte; grazie Greta, grazie a tutti quelli che partecipano.
Nessuno è grato più di tutti noi, che gridiamo inascoltati da decenni [e qui ci sono solo alcuni fra gli esempi più recenti: Si deve dichiarare lo stato di emergenza nazionale (4 ottobre 2015) -  il mondo brucia. Dichiarare l'emergenza ambientale globale (24 luglio 2018) - ma di quale crescita stiamo parlando? - (3 febbraio 2013) - Chiamata urgente delle donne per il clima (11 ottobre 2013) eccetera.. ]; no, nessuno è più grato a questa ragazza, che con la sua straordinaria tenacia è riuscita a farsi udire, a far udire anche la nostra voce.

PS.. e a proposito delle pseudo-notizie  di certi giornali grondanti rabbia: secondo Libero  "500 scienziati" avrebbero scritto all'Onu, smentendo Greta e i dati sul surriscaldamento globale. E chi sarebbero? nessun link, nessun approfondimento, perché è meglio non approfondire. Si scoprirebbe che i presunti "studiosi", che contrappongono le loro certezze a quelle degli scienziati (veri) più autorevoli al mondo, (oltre a non essere affatto "500" ma solo poco più di una decina) altro non sono che personaggi al servizio delle compagnie petrolifere, capitanati da Guus Berkhout: uomo della Shell fondatore, appunto, di una organizzazione negazionista olandese nata proprio con lo scopo di diffondere campagne contro la riduzione delle emissioni. Complimenti a tutti: negazionisti e stampa anti-scientifica che si appella alla "scienza".

lunedì 18 maggio 2020

The Guardian: la disinformazione sulla crisi climatica è pericolosa. Noi non staremo zitti

Se voi sapeste che esiste un tema preciso che rimanda alle cause della pandemia attuale, e che è anche alla base di nuove pandemie prossime venture, non credete dovrebbe essere da mesi, tutti i giorni, sulle prime pagine di tutti i giornali, alle radio, e in Tv nei titoli di tutti i Tg e negli argomenti di tutti i talkshow? ovunque si discute di Coronavirus? Non credete dovrebbe essere ogni giorno oggetto di indagine da parte dei media, e al centro delle domande a politici ed esperti? Si. Logico.
Bè, questo tema esiste; eppure è assente. Avete notato? mille conferenze stampa, e MAI una domanda in tema da parte dei giornalisti.
Stranamente è ignorato dai media che invadono ogni giorno la nostra infosfera.


Si, il tema esiste ma no, non è tutti i giorni in primo piano sui media. C'è uno strano silenzio, su tutti i Tg e tutti i talkshow, sulla emergenza primaria che stiamo attraversando; nonostante sia la stessa emergenza che ci ha portato dritti al Covid19.
Cioè... un po' se ne parla, ma su articoli isolati, quindi il giorno dopo svaniscono, senza arrivare al grande pubblico.
Si susseguono anche appelli, avvertimenti, petizioni di scienziati, medici, organizzazioni [vedi anche la rassegna di link che trovate a questo articolo del 22 marzo: Covid19: qual è il piano? e tutti gli articoli successivi su questo blog]. Ma anche di questi al grande pubblico non arriva praticamente nulla.. restano lì nascosti fra le pieghe, come la controinformazione underground a cui il "vero giornalismo" guarda con distratto paternalismo. E così dice bene Rifkin: siamo a rischio di estinzione e la gente nemmeno lo sa.  
C'è però una importante eccezione: è il Guardian. Da mesi questa testata internazionale non rinuncia a informare su quel qualcosa che tutti tacciono, dando indizi che, come un sentiero di briciole di pane, aiutano a trovare la strada per capire dove è cominciata tutta questa storia e dove sta andando a parare. Come mai il Guardian parla? Lo spiegano loro stessi in questa nota in calce ai loro articoli
Abbiamo un annuncio da fare. Nel nostro impegno contro l'escalation dell'emergenza climatica, abbiamo preso una decisione importante: rinunciare alle pubblicità da fonti fossili, prima grande organizzazione globale dell’informazione a istituire un divieto assoluto di attingere denaro da aziende che estraggono combustibili fossili.
Dall’ ottobre 2019 abbiamo preso questo impegno: il Guardian darà al riscaldamento globale, all'estinzione della fauna selvatica e all'inquinamento la primaria attenzione che questi temi meritano. Abbiamo avuto riscontro da tantissimi lettori in tutto il mondo, e promettiamo di aggiornarvi sui nostri passi per mantenerci responsabili in questo momento cruciale delle nostre vite. Contro la dilagante disinformazione climatica, oggi più che mai pericolosa, i rapporti accurati e autorevoli del Guardian sono fondamentali - e noi non staremo zitti. Abbiamo scelto anche di dare libero accesso al giornalismo del Guardian: rinunciamo ai pagamenti dei lettori perché crediamo che tutti meritino un’informazione seria, indipendentemente da dove vivono o da cosa possano permettersi di pagare. La nostra indipendenza editoriale ci permette di essere liberi di indagare e di sfidare l'inazione di coloro che detengono il potere. Informeremo i nostri lettori sulle minacce all'ambiente basandoci su fatti scientifici, senza farci guidare da interessi commerciali o politici. Abbiamo anche apportato alcune importanti modifiche al nostro stile di scrittura, per garantire che il linguaggio rifletta l'emergenza ambientale in modo accurato. 




Crediamo che sulla crisi climatica stiamo affrontando problemi sistemici, che richiedono un cambiamento sociale fondamentale. Vogliamo che le storie di chi combatte questa emergenza ispirino speranza. Continueremo a riferire sugli sforzi degli individui e delle comunità che, in tutto il mondo, stanno impavidamente prendendo posizione per le generazioni future e la conservazione della vita umana sulla terra

Questa scelta del Guardian è una importante risorsa, gratuita e accessibile a tutti; rompendo il silenzio generale, dà voce alle evidenze della scienza e sostiene la battaglia per la sopravvivenza umana. Approfittatene anche voi: leggete il Guardian e aiutate a far girare le informazioni che ci dà. Tenendo anche conto di una nuova nota comparsa ultimamente sulla piattaforma:
L’informazione è in pericolo proprio quando più ne abbiamo bisogno. La cronaca onesta, autorevole e oggettiva del Guardian non è mai stata importante come adesso; affrontando la più grande sfida della nostra vita, rimarremo al vostro fianco per aiutare a comprendere meglio la crisi. Ma in questo momento cruciale, con il crollo delle entrate pubblicitarie le organizzazioni giornalistiche affrontano una vera minaccia esistenziale. (..) Di fronte a (...) crescente disinformazione e alla soppressione di voci indipendenti da parte di interessi commerciali, abbiamo sempre garantito un giornalismo libero da condizionamenti, mai orientato da proprietà o azionisti miliardari. La nostra agenda e le nostre opinioni sono solo nostre; questo ci rende diversi e ci permette di dar voce anche ai meno ascoltati e sfidare i potenti senza paura - indagando, interrogando e dipanando problematiche. Ma ora abbiamo bisogno anche del tuo supporto; ogni contributo, grande o piccolo, aiuta a garantire il nostro futuro a lungo termine.
Per sostenerlo, anche solo con qualche euro ogni tanto... come acquistarne una copia: andate a QUESTO LINK.  

giovedì 16 luglio 2020

Che la crisi climatica sia grave lo sanno tutti da tanto. Allora perché una lettera aperta ai media?

Pietro Omodeo sr e il climatologo del CNR Antonello Pasini sono i primi firmatari, insieme ad altri studiosi, a cittadini da molte città d’Italia e a diversi organismi riconosciuti in campo ambientale e scientifico (vedi sotto le firme), di una lettera (e di una petizione) che chiede alla Rai in quanto servizio pubblico - ma in realtà guarda ovviamente a tutti i mediadi mettere in primo piano l’informazione sul precipitare della crisi climatica. Che altro non è che l'altra faccia della crisi globale sanitaria. E ora questa richiesta prende spunto dal recente (ma passato quasi in sordina) disastro di Norilsk: descritto come indicatore dei rischi che stiamo correndo e come “potenziale paziente 1 nel default del pianeta”.


Ma come può un "incidente" diventare addirittura un paziente1 nel crollo di un intero pianeta?  E perché rivolgersi pubblicamente alla Rai? Dopotutto, già vi si parla spesso di ambiente, vero? anche con programmi di approfondimento di tutto rispetto. Si, però.. 
Ad esempio. Nel maggio scorso quasi 400 associazioni mediche, a cui fanno capo 40milioni di medici e operatori sanitari, si sono rivolte contemporaneamente, da tutto il mondo, ai leader del G20 invitandoli ad ascoltare la voce della comunità medica e a chiamare i consiglieri medici e scientifici a partecipare direttamente alla concezione di tutti i pacchetti per la ripresa economica, e a chiedere loro di riferire sulle ripercussioni a breve e a lungo termine delle decisioni sulla salute pubblica, dando la propria approvazione agli investimenti alla luce di queste indagini. [Elenco delle associazioni firmatarie QUI]
Negli stessi giorni, in Italia, 400 scienziati si sono rivolti direttamente al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica, sottolineando la priorità di mettere in primo piano la transizione ecologica, ovvero nuove modalità di vivere, alimentarsi, consumare e produrre, che rappresenteranno il cuore di questa auspicata rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica. [Elenco dei firmatari QUI]. Inoltre un appello di 4 importanti associazioni sul punto cruciale nell’origine delle zoonosi è stato indirizzato al nostro governo e alla UE [testo dell’appello QUI]. 
Ma tutte queste notizie sono passate praticamente inosservate. Poco dopo anche la notizia del disastro di Norilsk, oltre a essere uscita tardivamente, è stata trattata dalle stampa solo in modo marginale, e quasi per nulla dall’informazione televisiva.
L’informazione ambientale non può essere limitata alle trasmissioni di approfondimento, che pure ci sono, e anche di ottima qualità. Se le notizie sul problema più urgente che riguarda tutta l’umanità, e tanto da vicino ciascuno di noi, restano nascoste alla coscienza dei più, significa che l’informazione sulla crisi climatica, e sulle cose da fare per contenerla, non è sufficiente. Per questo i firmatari della lettera chiedono al servizio pubblico di portare questi temi in primo piano, nei tg e nei talk show, in modo continuativo e ragionato. Toccherà poi alla Rai elaborare e mettere in pratica il modo più adeguato, che non sia allarmista ma efficace nell’elevare la consapevolezza e orientare i comportamenti. 
Nel 1972 il Massachussets Institute of Technology calcolò, attraverso un modello computerizzato, che in assenza di cambi di rotta, la scadenza per il punto di non ritorno fosse esattamente il momento in cui ci troviamo: l’anno 2020

L’indifferenza a questo avvertimento e a tutti gli altri che sono seguiti ha regnato sovrana per decenni. Tanto che oggi, nonostante i serrati negoziati con i Paesi più negazionisti, non si è nemmeno riusciti ad ottenere un accordo per l’abbattimento della CO2. 
Ma, a giudicare dal susseguirsi di crisi e disastri che stanno caratterizzando il 2020 in tutto il mondo, quella previsione appare particolarmente inquietante. 
Perdita di biodiversità, sovrappopolazione umana, frammentazione e distruzione degli ecosistemi, ridursi delle foreste e crescente promiscuità tra esseri umani e animali selvatici o allevati e macellati a miliardi in pessime condizioni igieniche, globalizzazione e velocità dei trasporti, in un quadro di gravissimo e crescente surriscaldamento del pianeta: è questo mix di ingredienti che ha causato il sorgere e il diffondersi di una nuova zoonosi che è divenuta presto pandemia. Un mix che può portare anche a conseguenze ben peggiori. 
A tutto questo si può reagire solo con l’informazione più tempestiva e rigorosa e, quindi, con l’aiuto di tutti.

Il testo integrale della lettera:

All’attenzione di:
Marcello Foa, presidente Rai
Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai
Alberto Matassino, direttore generale Rai
Al presidente Alberto Barachini 
e ai componenti della Commissione parlamentare di vigilanza per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi
e per conoscenza :
Al Ministro per l’Ambiente Sergio Costa
Ai promotori e organizzatori del Festival del Giornalismo Ambientale

Egregi Signori,
chiediamo al servizio pubblico di agire senza perdere tempo, esattamente come è già stato fatto per l’emergenza Covid19, per garantire informazione puntuale e accurata sul precipitare di una situazione che, in relazione alla crisi climatica, è ormai emergenza globale. 
È necessario spiegare ai cittadini il pericolo che si sta correndo, dare il bollettino quotidiano ragionato delle temperature medie del pianeta e delle zone più critiche a causa del grave fenomeno dell’amplificazione artica, diramare informazioni precise sui comportamenti individuali urgenti da tenere per ridurre il surriscaldamento, subito. 

Al contempo auspichiamo che il nostro governo vorrà essere in prima linea nell’adozione di misure efficaci e nel cercare e sollecitare alleanze internazionali volte a porre rimedi drastici e urgenti a livello planetario. 
La nostra richiesta è motivata dalla inaspettata accelerazione a cui stiamo assistendo. Da diversi mesi la temperatura nelle zone artiche ha raggiunto in modo persistente alti picchi, toccando in ampie zone i 30-35°C. Dal 20 giugno a Verkhoyansk nel nord Siberia (luogo ad alte escursioni termiche nella valle dello Yana, ove, mentre in inverno la temperatura scende fino a -70°, può attestarsi a luglio su medie di +17°C), si è giunti addirittura a 38°C.
L’anomalia di temperature così elevate e persistenti è allarmante per molteplici ragioni, fra cui la più nota, almeno in ambito scientifico, è il quadro apocalittico a cui l’accelerazione incontrollata nella fusione del permafrost porterebbe inevitabilmente, con fuoriuscite abnormi di CO2 e metano, e di virus letali. Ma, oltre a questo, anche altri rischi aggiuntivi si profilano.
Un recente seminario informativo urgente, dal titolo “cosa è successo il 29 maggio?”, ha preso spunto dal disastro di Norilsk: qui, in seguito a fusione del terreno ghiacciato (permafrost) è crollata una struttura, riversando 21.000 tonnellate di gasolio nel sistema dei fiumi siberiani. Si tratta di un ulteriore evento che si aggiunge ad altri simili, benché meno noti, già avvenuti alle alte latitudini delle regioni artiche ove la temperatura sta crescendo molto di più che nelle altre zone del pianeta.
Come osservato nell’ambito del seminario citato, questo incidente suggerisce un ulteriore pericolo che potrebbe innestarsi nel quadro già di per sé gravissimo. La grave anomalia di calore, infatti, potrebbe ora scatenare altri eventi simili in successione, perché sul permafrost delle regioni artiche poggiano anche altre centinaia di strutture come quella già crollata. Se anche altre, fra queste, dovessero collassare potrebbero causare altrettanti incidenti petroliferi e anche nucleari, in un processo a catena che potrebbe divenire inarrestabile. Per questo, il disastro petrolifero di Norilsk è stato definito in quel seminario informativo come potenziale “paziente1 nel default del Pianeta”.
Questo precipitare di eventi non accade "in Siberia" ma qui, sull'organismo unico "pianeta" sovraffollato da noi umani e ci riguarda molto da vicino, qui e ora, anche in Italia. Avrà conseguenze dirette su tutti e rapidamente. Altrettanto rapidamente, quindi, facendo anche riferimento agli impegni presi nel Contratto di Servizio Rai 2018-2022 (Artt. 3 comma 2b; 4 comma 2f, 12 comma 2) sollecitiamo il servizio pubblico a mettere in primo piano l'emergenza climatica come oggetto prioritario degli sforzi comuni
Non c’è più tempo da perdere, possiamo ben dire che non ci sono più margini per l’attesa. 
Un gruppo di cittadine e cittadini preoccupati, 15 luglio 2020   

Seguono firme + adesioni di associazioni e istituti. Primi firmatari i partecipanti al seminario informativo "Perché il disastro 29/5/2020 può essere paziente1 nel default del Pianeta?" 

FIRME INDIVIDUALI  
Pietro Omodeo sr, naturalista ambientalista  
Antonello Pasini, fisico del clima CNR e docente Università degli Studi Romatre, Roma
Sandra Casellato, prof. associata di Biologia, Università di Padova  
Silvia Peppoloni, geologa, Istituto di Geofisica e Vulcanologia  

Inoltre, in ordine alfabetico:  
Giovanna Badalassi, esperta di economia di genere, Genova  
Claudia Chiozzotto, esperta ambientale; Milano  
Laura Cima, già parlamentare ambientalista; Torino  
Marcella Corsi, prof. ordinaria di Economia Politica Università La Sapienza, Roma  
Andrea Di Stefano, economista ricercatore, Milano  
Daniela Ducato, imprenditrice; Guspini  
Marco Fratoddi, caporedattore Agricolturabio.info; Roma  
Giuliana Nuvoli, scrittrice e docente Università degli Studi Milano  
Maria Omodeo, sinologa, docente Università di Siena  
Serena Omodeo-­‐Salè, architetta; Milano  
Daniela Padoan, scrittrice e saggista; Milano  
Carlo Alberto Rinolfi, consulente ambientale, Milano
Massimiliano Sanfilippo, esperto foreste tropicali, Firenze
Massimo Temporelli, consulente per l’innovazione, Milano  
Carlo Triarico, storico della scienza, presidente APAB; Firenze  

PRIME FIRME INDIVIDUALI CHE SI SONO AGGIUNTE  
Laura Agnoletto, designer, Milano
Gabriella Anselmi, già presidente Fildis, ora CD ALES, Roma  
Antonella Anselmo, avvocata; Roma  
Gianfranco Anzini, autore Rai cultura; Roma 
Fulvia Astolfi, avvocata; Roma   
Anna Maria Barbato Ricci Langella, giornalista; Roma  
Alessio Bartolini, guida ambientale; Pavia  
Andrea Barzini, regista; Roma  
Stefania Barzini, scrittrice; Roma  
Stella Beghini, Agroecology Europe Young Network (AEEUYN), Verona 
Duccio Beluffi, professore d’orchestra Teatro alla Scala; Milano  
Caterina Benello, imprenditrice; Milano  
Marina Borghetti, presidente Associazione Un Pane per Tutti, Brescia  
Nadia Boaretto, insegnante e traduttrice; Milano  
Andreina Bruno, PhD, ricercatrice CNR, Palermo  
Antonio Brunori, segretario generale PEFC, Perugia  
Valeria Calandra, ecologa naturalista; Palermo  
Serena Cantelli Anibaldi, architetta; Milano  
Enrica Capelli, docente di Scienze della Natura, Univ. Degli Studi di Pavia
Giovanna Cardarelli, psicologa; Milano
Daniela Carlà, dirigente PA; Roma
Eugenio Carratelli, prof. ordinario Idraulica Marittima e Fluidodinamica Ambientale, Univ. Salerno
Chiara Cavaliere, insegnante; Pavia
Rossana Ciambelli, giornalista pubblicista; Napoli
Giovanna Ciceri, insegnante; Pavia
Daniele Cima, artista; Milano
Paola Cima, imprenditrice; Milano
Rita Coco, avvocata; Roma
Daniela Colombo, economista dello sviluppo; Roma
Marco Colombo, architetto; Milano
Roberta Colombo, scultrice, Milano 
Laura Conforte, insegnante; Pavia
Annalisa Corrado, portavoce di GreenItalia
Tiziano Corradori, giornalista; Pistoia
Giuseppe D’Alessandro, dottore forestale; Torino 
Sabrina Damassa, imprenditrice head hunter; Milano 
Andrea De Lotto, maestro elementare, Milano
Patrizia De Michelis, già dirigente PA ora segretaria Rete per la Parità, Roma
Patrizia Del Giudice, presidente Comm. PO Regione Puglia, Bari
Eva Desana, prof. ordinaria Diritto Commerciale, Università degli Studi di Torino
Paola Domenichini, strategie di comunicazione sociale; Milano 
Beatrice Falchini, presidente cooperativa sociale Tangram; Firenze 
Francesca Fantato, giornalista; Sassari
Anna Fiocchi, libera professionista; Milano
Donata Francescato, prof. emerita Psicologia di Comunità, Un. “La Sapienza”, Roma
Elena Gallo, Milano
Gustavo Gandini, prof. ordinario Scienze e tecnologie animali, Università degli Studi Milano
Marco Garofalo, libero professionista; Milano
Lauro Ghedini, architetto; Bologna
Mario Giusti, gallerista; Milano
Antonietta Innocenti, mov. Alleanza Civica; Milano
Anna Maria Isastia, prof. ass. Storia moderna e contemporanea Univ. La Sapienza, Roma
Monica Lanfranco, giornalista e scrittrice; Genova
Silvia Lelli, antropologa, docente Università di Firenze
Laura Lungo, legale d'impresa; Milano
Maria Pia Macchi, psicologa e antropologa; Vicenza 
Carlo Magni, industriale; Milano
Alessandra Manca, videomaker, Sassari
Francesca Manfredini, manager informatica; Milano
Paola Manfroni, esperta di comunicazione; Roma
Marco Manzoni, ideatore e promotore di progetti culturali; Milano
Adonella Marena, documentarista, Torino
Marco Marigo, consulente pedagogico; Firenze
Donatella Martini, manager; Milano
Enrico Mattioni, dirigente; Roma
Carmine Maturo, portavoce di GreenItalia
Chiara Masetti, docente; Pisa
Lea Melandri, scrittrice e saggista; Milano
Anna Melone, consigliera municipale, Milano
Giorgio Menchini, presidente Cospe, Viareggio
Emilio Molinari, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Giuliana Lucia Maria Mori, pensionata; Pavia
Claudia Monaco, insegnante; Pavia
Marco Moneta, docente e scrittore; Milano
Carlo Monguzzi, ambientalista e politico, Milano
Rosanna Oliva de Conciliis, presidente Rete per la Parità; Roma
Eugenio Omodeo, prof. ordinario di Matematica e Informatica Università di Trieste 
Fausta Omodeo Salè, già prof. associata di Biochimica, Università degli Studi, Milano
Letizia Omodeo Salè, biologa; Milano
Gioacchino Onorati, editore; Ariccia
Stefano Orsini, ricercatore presso Istituto Nazionale di Astrofisica, Roma
Sonia Ostrica, attivista e sindacalista; Roma
Maria Pace Lucioli Ottieri, scrittrice e saggista; Milano
Carla Pagani, archeologa; Milano
Marta Palmieri, prof. ordinaria di biochimica; Università degli Studi di Verona
Francesca Giovanna Paloscia, grafica; Roma
Maria Rosa Panté, docente scrittrice, Borgosesia
Antonio Pesenti, prof. ordinario Anestesia e Rianimazione Un. degli Studi di Milano
Gigliola Paoletti, già dirigente A.P, formatrice; Firenze
Beatrice Pomarico, professora d’orchestra Teatro alla Scala; Milano
Mirella Protti, ambientalista; Pavia
Eliana Rasera, già assessora all’Ambiente; Catania
Cristina Rodocanachi, medico, Milano
Laura Salaris, insegnante; Pavia
Luigi Sani, dottore forestale, già direttore Arbos; Firenze
Maria Santarossa, grafica; Roma
Piera Savino, Roma
Mauro Sbordoni, antropologo, già dirigente scolastico; Firenze
Dionigi Secci, dottore forestale; Cagliari
Simona Segre Reinach, antropologa, prof. ass. Sociologia processi economici, Univ. Bologna 
Iolanda Stocchi, psicanalista; Milano
Lorenza Taricone, prof. associata Storia delle Dottrine Politiche Univ. UNICAS, Cassino
Magda Terrevoli, presidente CUG Regione Puglia
Alba Tiberto Beluffi, scrittrice e critica d’arte; Querceta
Paolo Toniolo, medico; Milano
Mariella Ubbriaco, biologa, docente di Chimica Università degli Studi di Catania
Manuela Ulivi, avvocata; Milano
Giorgio Vacchiano, ricercatore, Scienze e Tecnologie Sistemi arborei e forestali, Un. degli Studi Milano
Paolo Viganò, fondatore di Rete Clima
Giorgio Vigna, artista; Milano
Luana Zanella, già parlamentare, presidente Accademia Belle Arti, Venezia

ORGANISMI (ISTITUTI / ASSOCIAZIONI)
[prime adesioni, in ordine alfabetico]
APAB Ass. Agricoltura Biodinamica  
COSPE Onlus   
FILDIS Nazionale ‐ Federazione Italiana Laureate e Diplomate

INOLTRE SI SONO UNITI: [in ordine alfabetico]