mercoledì 14 gennaio 2015

Georges Wolinski: lettera aperta a una moglie femminista

In omaggio a George Wolinski, padre fondatore di Charlie Hebdo, assassinato a 80 anni nella strage del 7 gennaio 2015, vi proponiamo questa lettera, da lui scritta nel 1978. Una lettera aperta a una sua donna femminista… in fondo è rivolta anche a ciascuna di noi. 
Perché ti ho scritto questa lettera aperta? è che ho raggiunto l'età in cui si ama fare bilanci. Non sono più giovane, non sono ancora vecchio. Mi restano ancora un bel po' di begli anni di cui intendo approfittare il più possibile. Tu sei inseparabile da questi anni, il che mi rende molto felice.
Se solo tu fossi quel po' più ipocrita, artefatta e sottomessa, quanto la maggior parte delle donne è costretta ad essere, questo mi semplificherebbe l'esistenza. Ma tu non mi fai sconti. Il tuo sguardo è implacabile, l'udito infallibile; è impossibile, davanti a te, essere debole, vile, disonesto o brutale, o avere le unghie non troppo pulite. Tu sei veramente la donna di cui avevo bisogno, perché non sono volitivo ma, grazie a te, mi sembra di esserlo. Da solo, mi sarei trascinato tutte le notti nei bar. Sarei diventato grasso, sporco e alcolista. Credo che tutto ciò che gli uomini fanno di buono, lo facciano per cercare di impressionare le loro donne. Fortuna che esistono! Ma impressionarle diventa sempre più difficile. Perché loro gettano su di noi questo sguardo terribile, che ci spaventa per la sua lucidità. E dimostrano ogni giorno che sanno fare tutto altrettanto bene di quanto possiamo farlo noi. Certo nell'epoca in cui viviamo stanno prendendo forma nuovi tipi di rapporto nella coppia. Costumi e abitudini di vita sono cambiati più nell'ultimo decennio che in cent'anni [siamo nel 1978, ndr]. Ho trascorso la mia giovinezza fra i tabù, eppure avevo genitori aperti e amorevoli. Le madri di oggi danno alle loro figlie delle libertà che le loro madri non avrebbero nemmeno potuto immaginare. Viviamo in un periodo di cerniera, in cui i valori borghesi collassano e si avanza verso un socialismo inevitabile. Nel mezzo di questo sconvolgimento, in cui donne emotive scoprono le gioie della sorellanza e riscoprono, da adulte, le amicizie dell'adolescenza… in cui i maîtres d’hôtel, presto stanchi, non si stupiscono più di vedere donne sorseggiare vino alle cene di lavoro, e in cui donne imprenditrici presiedono consigli di amministrazionie col sigaro in bocca… l'uomo resta, comunque - come l'oro - il bene-rifugio.
Essere femminista è ok; è normale; è di moda ed è chic. Ma restare sola, nella vita, è ancora una tara per le donne, una ragione di angoscia e fonte di scherno. Anche voi avete bisogno di noi, ne sono certo, come noi di voi. Ma voi, voi avete soprattutto bisogno di fare bambini e questi bambini, più di quanto accada a noi, poi vi incatenano. Riflettete abbastanza su questo problema, anziché lamentarvene a posteriori dandocene troppo facilmente la responsabilità? quando vi rifiuterete di fare le chiocce? Noi siamo come insegnanti incanutiti di colpo. La nostra autorità ha subito un colpo. Certi non riescono a sopportarlo. Altri, fin troppo compiacenti, vi si adattano all'eccesso. Altri infine - e io faccio parte di questi, almeno spero, preferiscono essere amati più che obbediti; essere stimati e non temuti, e richiedono solo un minimo di rispetto, di gentilezza e di comprensione. Alla fine, siamo piuttosto orgogliosi di avere donne femministe. Sono per noi un'etichetta di intelligenza e di apertura mentale. Immagino che fra i Romani ci fosse chi doveva liberare i propri schiavi per motivi simili. Vorrei aggiungere che il femminismo, dopo tutto, vi occupa, vi dà da lavorare - un lavoro che non sottraete all'uomo. Scrivete libri in cui ci dite cosa pensate di noi. Fate giornali che non si occupano di moda, per farvi prendere sul serio. Lottate, manifestate, vi date da fare, vi indignate. Ridete di noi. Sì, questo vi impegna al punto che forse vi impedisce di pensare a come vorreste che fosse la società che sognate. E a tutte le barriere di pregiudizi che vi avviluppano. Riflettete a cosa significa davvero una società al femminile, in cui uomini e donne condividono i compiti in modo paritario e ditemi se questo è ciò che vorreste. Il femminismo, come l'ambientalismo, riunisce persone di tutti gli orientamenti. E, come l'ambientalismo, non significa niente senza il potere politico e senza l'influenza che questo potere può esercitare. Come l'ambientalismo, il femminismo è generatore di speranza davanti alla presa di coscienza che ci propone, e fonte di disperazione per la grandezza del problema da affrontare. Le donne sono trattate ingiustamente sul nostro pianeta. Sono mutilate, schiavizzate, considerate come incubatrici e bestie da soma. Le ho viste sgobbare nel deserto mentre gli uomini sorseggiavano tè alla menta, seduti all'ombra, ma ho visto praticamente la stessa cosa anche sotto il grigio cielo parigino e nelle nostre campagna. Sì, tutto ciò deve cambiare. Io conto su di te e sulle tue piccole amiche. Da quel fallocrate che sono, mi si stringe il cuore quando penso a tutte queste donne sfortunate che non hanno un marito gentile come il tuo. Georges Wolinski, Lettera aperta a mia moglie (Albin Michel; 1978)
Una donna che oggi dice un doloroso addio, a sua volta con immutato amore, a chi così sensibilmente  e paritariamente l'ha amata per 40 anni.

domenica 11 gennaio 2015

Come Anonymous raccoglie la sfida del terrorismo islamista

Scade oggi, nel giorno della manifestazione internazionale di Parigi, il conto alla rovescia per l'operazione #OpCharlieHebdo, contro la propaganda violenta islamista, annunciata da Anonymous il giorno della strage. 
Prima di tutto Anonymous invitava a non fare confusione: il pericolo non sono i musulmani, ma quelli che usurpano concetti religiosi per imporre dittature - punto e basta. E poi il loro chiarissimo messaggio, indirizzato direttamente a Isis e Al Quaeda, così introdotto:
non lasciamo che siano morti invano. No al razzismo! no al terrorismo! no al terrore! si alla libertà di espressione e ai nostri diritti. Noi siamo Anonymous. Noi non dimentichiamo e non perdoniamo, contate su di noi. 

Ecco il testo completo:
Nel quadro dell'attentato di Charlie Hebdo, come vi avevamo già anticipato..
noi contiamo di far luce su tutti gli avvenimenti, e facendo omaggio a tutti i caduti innocenti noi, gli Anonymous di tutto il pianeta, abbiamo deciso di dichiarare guerra a voi terroristi. 

Vi braccheremo fino in fondo, per distruggervi ovunque voi siate, tra gli assassini di innocenti. Noi sorveglieremo tutte le vostre attività sulla web. Prendete atto che su tutte le reti voi non imporrete la vostra Sharia sulla nostra democrazia, e noi difensori della democrazia non permetteremo che la vostra stupidità uccida i nostri diritti e la nostra libertà di espressione: siete avvertiti. Aspettatevi la vostra distruzione. Noi vi seguiremo in massa, dappertutto sul pianeta, da nessuna parte sarete al sicuro; perché noi siamo Anonymous. Noi siamo gli occhi, noi non perdoniamo, non dimentichiamo, attendetevi la nostra vendetta.
La lista dei siti da attaccare è stata rapidamente pubblicata su Pastebin
e altrettanto velocemente rimossa. 
I primi a cadere, per mano di Anonymous, sono stati 2 importanti siti jihadisti; ad esempio…

Questo, peraltro.. poco fa è già riuscito a riassestarsi; ma non dubitiamo che la battaglia sia solo agli inizi.
L'operazione di caccia e hackeraggio ai siti del terrorismo islamista era stata immediatamente annunciata, il giorno stesso dell'attentato, con un video di bassa qualità, ma che ha raggiunto rapidamente milioni di visualizzazioni:



E questo il comunicato completo del  7 gennaio (apparso anch'esso su Pastebin, qui):

Anonymous #francophone // #OpCharlieHebdo 07/01/2015
Messaggio ai nemici della libertà d’espressione
Il 7 gennaio 2015, la libertà d’espressione ha subito un assalto disumano. Terroristi hanno fatto irruzione nei locali di una rivista e ucciso a sangue freddo disegnatori, giornalisti e poliziotti. Gli assassini sono ancora in fuga. Distrutti, scioccati, noi non possiamo restare inermi. È nostro dovere reagire. Prima di tutto vogliamo fare le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime di questo atto laido e abietto. Siamo stati tutti molto colpiti dalla scomparsa di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski: giganti dell’illustrazione che hanno lasciato, con il loro talento, un segno indelebile nella storia della stampa e  sono morti per la sua libertà. Né dimentichiamo le altre vittime uccise nell’attacco che si sono trovate sulla strada di questi assassini, come chi ancora lotta per la propria vita.
Ci sembra chiaro che certe persone non vogliono, in un mondo libero, il diritto inviolabile e sacro di esprimere, in qualsivoglia maniera, la propria opinione. Anonymous non permetterà mai che questo diritto sia minacciato dall’oscurantismo e dal bigottismo. Noi combatteremo sempre e dovunque i nemici della libertà d’espressione. Charlie Hebdo, realtà storica del giornalismo satirico, è stata presa come bersaglio. Anonymous ha il compito di ricordare a ogni cittadino che la libertà di stampa è uno dei prinicipi fondamentali dei paesi democratici. La libertà d’opinione, di esprimersi e di poter pubblicare articoli senza minacce né restrizioni è un diritto inalienabile. Anonymous ha sempre combattutto gli oppositori di questo diritto e non ammetterà mai che un individuo sia ucciso laidamente per aver pubblicato un articolo, un disegno, un’opinione...
La libertà di espressione e d’opinione è una cosa che non siamo disposti a negoziare, attaccare questa libertà è attaccare la democrazia stessa. Aspettatevi una reazione massiccia e frontale da parte nostra perché la battaglia per la difesa di queste libertà è la base stessa del nostro movimento.
Noi siamo legione. 
Noi non dimentichiamo. 
Noi non perdoniamo. 
Temeteci.

Tutti gli aggiornamenti, se siete interessat* a conoscerli, iscrivendovi e seguendo la chat di Anonymous a questo indirizzo.

sabato 10 gennaio 2015

Contro la sessualizzazione delle bambine, vicine alla giornalista Morpurgo

Tempo fa la giornalista Marina Morpurgo aveva espresso, sulla propria pagina facebook, indignazione per una pubblicità di una scuola per estetiste; e precisamente quella evidenziata in basso a questa sequenza [nb.. figure da noi ritoccate con commenti, precisiamo, come anche le successive]:
Risultato? denunciata dalla proprietaria della scuola, ora si ritrova indagata, in quanto con i suoi commenti ne avrebbe danneggiato l'attività. 
Da parte nostra non apprezziamo lo sfruttamento dei bambini per nessuno scopo pubblicitario. Ma questo è un sentimento soggettivo; sul piano oggettivo, invece, alcuni utilizzi di immagini infantili li riteniamo semplicemente inaccettabili: ed è il caso in cui bambini e bambine sono rappresentat* con caratteristiche di adultizzazione e sessualizzazione; in altre parole come oggetti sessuali.
Servono esempi? sono infiniti, dagli anni 50 ad oggi…

Ora, fra tutti gli esempi evidenziati nella figura, ci sembra che quello dell' "estetista" si commenti da solo. L'immagine, infatti, dovrebbe alludere a un sogno della bambina, quello di diventare estetista. Ma la piccola non è affatto ritratta mentre trucca qualcuno (la mamma, la nonna, una bambola..), bensì secondo il più trito cliché della pubblicità sessista: e cioè lei stessa, come una mini-donna ammiccante e allusiva, mentre guarda in tralice un ipotetico osservatore da arrapare.
Allora il messaggio che dalla pubblicità ci giunge forse è un altro. E se le idee chiare su come diventare mettono in scena un oggetto del desiderio in miniatura (e dunque per potenziali pedofili) non stupisce la reazione della giornalista, che (sul suo profilo privato) così scriveva: Anche io ho sempre avuto le idee chiare: chi concepisce un manifesto simile andrebbe impeciato ed impiumato... I vostri manifesti e banner sono semplicemente raggelanti. Complimenti per la rappresentazione della donna che offrite... Negli anni 50 vi hanno ibernato e poi risvegliati?
Eh si; perché, come scrive Lorella Zanardo: viene qui utlizzata l'immagine di una bambina di 6/8 anni e (come abbiamo più volte ribadito anche nei nostri corsi), l'utilizzo di immagini infantili a scopo mercantile è inaccettabile se tali immagini prevedono un'evidente adultizzazione, in questo caso lampante. Ricordo che sarebbe invece accettabile utilizzare lo spunto del "sogno di diventare estetista" con modalità diverse creative e non offensive [vedi l'immagine, sempre nella foto, della bimba che vuole diventare "acconciatore", ndr]. E aggiunge:  in casi come questo insegniamo a fare ricorso allo IAP Istituto AutoDisciplina Pubblicitaria, per chiedergli di intervenire presso l'azienda per far rimuovere la pubblicità incriminata.
In questo caso, invece, è accaduto paradossalmente il contrario: l'incriminata è una donna che, fra gli utenti che hanno incocciato il messaggio pubblicitario, ha espresso la propria disapprovazione e indignazione.
Non c'è dubbio: la scuola da tutto ciò avrà più pubblicità di quella che avrebbe avuto se nessuno avesse criticato; ma purtroppo lasciar correre significa farsi complici di una cultura che è humus della violenza, e che spesso sgorga pacificamente da iniziative non in malafede, ma semplicemente inconsapevoli. Ecco perché serve reagire.
Cosa possiamo fare, per respingere questi messaggi da un lato, e - dall'altro - sostenere la giornalista Morpurgo?
Ecco le azioni suggerite:
• Mandare allo IAP una segnalazione tramite questo modulo
• Partecipare alle proteste su facebook e twitter esprimendo il proprio disappunto - in modo educato e firmato, e le ragioni della solidarietà a Marina Morpurgo.  

venerdì 9 gennaio 2015

Parla Jeannette Bougrab, compagna del direttore di Charlie Hebdo assassinato: è una guerra per cui mancano strumenti legislativi

Jeannette Bougrab, la compagna di Charb, il direttore di Charlie Hebdo fra i caduti dell’eccidio del 7 gennaio, è una donna molto attiva in politica: è già stata Presidente dell’Alta Autorità francese per la lotta contro le discriminazioni e per l’uguaglianza (HALDE) e Segretaria di Stato per la Gioventù. 
Colpita nei suoi affetti più cari, parla con voce rotta dal dolore ma senza perdere lucidità politica. E ci obbliga a guardare qualcosa che fino adesso non volevamo credere. Questo nonostante quanto accaduto già fin dal 1989 a Salman Rushdie, e poi 10 anni fa, con il barbaro massacro di Theo Van Gogh - qualcosa che certo non ci era mai stato chiaro fino ad oggi: ecco che cos'è la Francia [e dunque l'Europa] di oggi. 
Oggi in Europa si muore - si può essere assassinati - per aver preso una penna e fatto un disegno. Questa non è più l'Europa di diritto e della laicità: la guerra è dichiarata, e al momento non esistono strumenti giuridici adeguati per affrontarla.
Qui la video-intervista, da noi tradotta in italiano:

giovedì 8 gennaio 2015

Dalle organizzazioni musulmane francesi e italiane: appello a reagire con fermezza al terrorismo

Non solo dalla base musulmana, dunque, sale l'indignazione: dopo il massacro di Charlie Hebdo, le organizzazioni musulmane francesi hanno chiamato tutti gli Imam a condannare violenza e terrorismo da qualunque parte si presentino, invitando tutti i musulmani a partecipare compattamente alla manifestazione nazionale indetta per l'11 gennaio. Di oggi anche la dura presa di posizione del Centro culturale Islamico d’Italia, che gestisce la Grande moschea di Roma
Questo il comunicato delle comunità francesi, firmato da Dalil Boubakeur, Rettore della Grande Moschea di Parigi e Presidente del Consiglio francese del culto musulmano (CFCM):
Le organizzazioni musulmane di Francia (FGMP, RMF, UOIF, CCMTF, FFAICA, Moschea de l’Ile de la Réunion, CIMG Francia), riunite giovedì 8 gennaio presso la grande Moschea di Parigi, su iniziativa del Presidente del Consiglio musulmano francese, rispondendo all'appello solenne del Presidente della Repubblica all'unità nazionale, e alla responsabilità delle organizzazioni religiose:
• 1. invitano i cittadini musulmani di Francia a osservare oggi, a mezzogiorno, un minuto di silenzio, con tutta la nazione, in memoria delle vittime del terrorismo che ha colpito con eccezionale violenza la rivista Charlie Hebdo;
• 2. invitano gli Imam di tutte le moschee di Francia a condannare, con la massima fermezza, la violenza e il terrorismo da ovunque essi provengano, durante la preghiera solenne del venerdì;
• 3. chiamano i fedeli musulmani, alla fine della preghiera del venerdì, a un raccoglimento dignitoso e silenzioso in memoria dei nostri connazionali, vittime del terrorismo;
• 4. sollecitano i cittadini di fede musulmana ad aderire compattamente alla manifestazione nazionale di domenica 11 gennaio 2015, per affermare il loro desiderio di vivere insieme in pace e nel rispetto dei valori della Repubblica.
Le organizzazioni musulmane, profondamente scioccate e rattristate dall'assassinio dei nostri connazionali, giornalisti e poliziotti, si uniscono al dolore delle famiglie delle vittime, e condividendolo, vogliono testimoniare la propria solidarietà, nazionale e cittadina, davanti all’enormità di questa tragedia.
L'appello a rompere il silenzio, e a reagire all’ennesimo attacco terroristico, arriva anche dal Centro culturale islamico d’Italia (che gestisce la Grande moschea di Roma). Questo il comunicato:
Il Centro Islamico Culturale d’Italia condanna con forza l’attentato compiuto a Parigi contro la sede della rivista francese Charlie Hebdo ed esprime le proprie condoglianze ai familiari delle vittime della strage esprimendo vicinanza ai Parigini, alle forze dell'ordine della capitale e a tutto il Popolo francese per il brutale attacco subito. Il Segretario Generale del Centro Islamico, Abdellah Redouane, ricorda che quello di oggi è certo in primo luogo il momento nel quale esprimere la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime e al popolo francese per il grande tributo di sangue versato, il momento per stringerci a tutti loro e condividerne il dolore, ma è anche un momento per riconsiderare il fallimento del vivere insieme voluto e causato da elementi terroristici. E’ necessario restare uniti contro la barbarie e la violenza e lavorare sempre di più uniti, non solo per garantire e difendere la libertà di stampa e di opinione, ma più in generale per proteggere la democrazia, minacciata da forze oscurantiste di inusitata mostruosità. Ogni silenzio è divenuto ormai intollerabile e inaccettabile, un silenzio pieno di ignavia non può che trascendere nella connivenza e nella complicità. Va respinto. Siamo tutti chiamati a fare un esame di coscienza, ma anche a rispondere a voce alta a questa minaccia. Poiché la minaccia si alimenta del silenzio. Ciò si può fare solo rafforzando il lavoro di chi è impegnato in prima linea in favore del dialogo tra le religioni e le culture e per la promozione dei principi di pluralismo e rispetto della libertà. E' dovere inderogabile di ognuno di noi, di ogni credente

mercoledì 7 gennaio 2015

Oggi mi hanno dichiarato guerra - e se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di Dio e del Profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
Not in my name, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.
Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione Europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie. È così a ogni attentato.
A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.
Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.
Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.
Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. 
Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale. Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.
Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.
Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice che liberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei, ribadendo il loro not in my name, potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile. Igiaba Scego

Fonte: L'internazionale

Grazie Charlie Hebdo

Già 12 i morti di stamattina a Parigi, falciati a colpi di kalashnikov nella redazione di Charlie Hebdo -  già da anni nel mirino di gentucola che ha paura di ogni critica. Fra loro 4 fra i più grandi vignettisti francesi, inclusi il direttore Charbonnier, amaramente profeta nella sua ultima vignetta:
e il grande Wolinski, e ancora feriti gravi… Colpevoli di che? di fare satira vera - quella che non spara contro la Croce Rossa, perché non discrimina in base a chi fa più paura. Prima di tutto, lacrime e sangue, dolore e rabbia e solidarietà a ideatori e disegnatori trasformati, loro malgrado, in soldati in prima linea, falciati a decine così, nel cuore di Parigi. E gratitudine, si, vera gratitudine.
Per essere stati sempre al fianco di chi meritava di essere difeso; ora siamo tra quelle e quelli che vorrebbero dirvi, fra le altre cose, grazie.


E si, aveva ragione il Papa: siamo in piena terza (e anche quarta!) Guerra Mondiale, la guerra diffusa che si gioca non tra "paesi", ma tra i poteri e le ideologie. Resta intatto il concetto alla base di ogni guerra: la predazione e la sottomissione dell'altro; diversi i metodi e le strutture degli eserciti, e ancora più ambiziosi gli obiettivi finali. In buona sostanza, da una parte i terrestri, dall'altra chi li vuole scomandazzare, terrorizzare, sottomettere e sfruttare, fino ad azzerare ogni capacità di reazione. A qualunque titolo: che siano banche, o multinazionali, o dittatori, sceicchi e fanatici di ogni genere, e benché appaiano in conflitto fra loro, formano tutti divisioni dello stesso esercito - li accomuna affinità di intenti, e lo squisito mix di volgarità, avidità, crudeltà, bassezza che fa ribrezzo. Da un lato, gente inerme; il più delle volte intenta ai propri affari quotidiani (sopravvivere, o riparare qualcosa, difendere magri diritti), dall'altra esseri armati fino ai denti, in risse  - sempre! - da mille contro 1.
Attenzione: noi donne, le dimenticate dalla storia - siamo sempre nei pensieri di costoro. Siamo il loro primo target. Perché l'intera umanità si schiavizza meglio se si divide il lavoro in due... se lo si prepara dividendo per bene il territorio da schiavizzare in territori minori e separati, e si inizia a incatenarne per bene una prima metà: non lo dimentichino mai, i libertari incapaci di essere solidali con le donne.
Serve stringere i nostri eserciti, creare un solido asse fra gli attivismi: quelli per i diritti, l'equità di genere, la sostenibilità e la pace.

Diritti

Equità di genere

Pace

Sostenibilità

Non si possono separare aspetti che sono tutti facce della stessa cosa. E non si può abbassare la guardia; al contrario: alziamo il tiro.