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martedì 2 luglio 2013

Nuova lettera collettiva al Premier Enrico Letta: un passo in più, si nomini una ministra

In seguito alle dichiarazioni del premier apparse sul Corriere della Sera, riguardo alle perplessità sull'assegnazione della delega alle Pari Opportunità, un nutrito gruppo di associazioni e di donne invia nuove osservazioni e una richiesta precisa:

Al Presidente del Consiglio Enrico Letta
e alla Vice Ministra con delega alle Pari Opportunita Cecilia Guerra
e per conoscenza a tutte le Ministre e alle elette in Parlamento  

Dando il benvenuto alla  nuova delegata alle Pari Opportunità, desideriamo sottoporre al Presidente del Consiglio alcune riflessioni.
Per fare veri progressi sappiamo bene quanto sia importante che saperi, esperienze, pratiche trovino le espressioni e i modi per un confronto utile e condiviso. Tra e con le donne. E’ questa la strada innovativa che, ricercata e intrapresa dal ministero delle Pari opportunità di Josefa Idem, le donne e le tante associazioni hanno apprezzato dopo anni di deludenti politiche di pari opportunità.
Non abbiamo motivo di dubitare che la nuova delegata saprà tessere relazioni altrettanto significative nel rispondere alle richieste che vengono dal mondo delle donne (e da chi reclama pari opportunità reali), alla ricerca delle soluzioni migliori.
Questo ci auguriamo.
Esprimiamo tuttavia disappunto per il fatto che il Presidente del Consiglio, nella lettera al Corriere della Sera (rispondendo alle preoccupazioni già espresse da moltissime donne e associazioni) [vedi la lettera inviata da Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, ndr], abbia ricalcato il metodo, tutto maschile, storicamente proprio a partiti e istituzioni: spiegare a chi dissente che non ha capito - o che ha frainteso (benché si possano scegliere le parole migliori e più educate per farlo, come Letta dimostra).
In questo caso, il Premier si è premurato di spiegare che chi governa ha ben chiaro di cosa le donne hanno bisogno, farà dunque il meglio per loro, spiegandoci perché dobbiamo apprezzare.

Ma, per veri cambiamenti, questo metodo non è più accettabile, per tutte e per tutti: va sradicato dalle pratiche istituzionali e politiche perché privo di relazione e di riconoscimento del valore di quanto già stato fatto e della differenza. Differenza che noi vogliamo portare al governo del Paese, nei luoghi dove si decide per tutti, anche per noi.

Si può discutere sulle forme ma quello di cui abbiamo bisogno è un Ministero con poteri reali e forti. In molte abbiamo dubbi, anche in base all’esperienza, sull’efficacia di un Ministero delle Pari opportunità, riguardo a come fin qui abbiamo visto esercitare la delega alle Pari Opportunita (ricordiamo, infatti, che un vero Ministero dedicato ai diritti delle donne l’Italia non l’ha mai avuto). Alcune guardano con favore alla scelta francese, cioè un ministero che valuta preventivamente tutti gli atti degli altri dicasteri (per vagliare ed eventualmente correggere, progetti e proposte in base a rigorose valutazioni di impatto di genere); altre al metodo dei Paesi scandinavi.
Certo si possono e si devono considerare strade nuove.

Ma senza relazioni paritarie, rispettose delle esperienze già fatte e delle differenze, questo non sarà possibile.
Abbiamo bisogno di superare i metodi impositivi della politica maschile tradizionale; in caso contrario il significato delle parole, incluse quelle del premier Letta, continuerà a venire svuotato da comportamenti dirigisti ormai obsoleti.

Si tratta, con coraggio, di fare un passo in più, nominando una ministra che potrà essere anche la stessa Cecilia Guerra, apprezzata da tutte noi per le sue capacità e competenze.

Certe che il Presidente del Consiglio vorrà tener conto di questi spunti, nel frattempo con stima rivolgiamo alla Vice Ministra Cecilia Guerra i nostri più sentiti saluti e auguri di buon lavoro.
2 Luglio 2013

ABA Associazione Anoressia Bulimia
Amiche di ABCD
Assolei
Matilde Baroni/Il sessismo nel linguaggio
Luisa Betti/Giornalista - blog Antiviolenza
Marina Calloni/Filosofa politica e sociale - Univ. Milano-Bicocca
Laura Cima/Laboratorio Politico Torino 
Sabina Ciuffini/Unaqualunque
Corrente Rosa
Caterina della Torre/Dols
Noemi di Gioia/giornalista e scrittrice
Donne e basta
Donne che si sono stese sui libri e non..
Donne della Realtà
Donne e informazione
Donne inQuota
Donne ultraviolette
Donne per Milano
FimminaTv
Gio (osservatorio studi di genere delle 4 università romane) 
inGenere
Emanuela Irace/analista politica
Iter del cognome materno in Italia
Le nostre figlie non sono in vendita
Liberadonna
L'Oro delle Donne
Lorella Zanardo/il Corpo delle Donne
Marea
Noi Donne 2005
Parimerito
Parola di strega
Power & Gender
Radio delle Donne
Rete Donne per la Rivoluzione Gentile
Rete per la Parità
Barbara Spinelli/Giuristi Democratici
Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città
TerradiLei

venerdì 28 giugno 2013

Risposta sbagliata, sig. Premier. Le diamo un'altra opportunità

Leggiamo oggi, sul Corriere e altrove, che il premier Letta abbia così risposto alle perplessità sulle (sue esclusive) scelte di smembrare il Ministero lasciato vacante dalle dimissioni di Josefa Idem, e in poche ore redistribuirne le deleghe: «sulle Pari opportunità io non faccio alcun passo indietro». Eppure, non sono voci isolate, quelle che hanno espresso allarme. E capiamo non voglia rispondere ai social network. Sono voci autorevoli che si sono rivolte a lui - e addirittura, in via preventiva, attraverso una lettera ufficiale sottoscritta da oltre 50 associazioni, e un'altra specificamente indirizzatagli da Se non ora quando.
Ma il premier non dà cenno di averla ricevuta.
Risponde invece - e indirettamente, che lui sa il fatto suo. Come se un chirurgo richiamato da un ingegnere ne liquidasse piccato le obiezioni come un banale elemento di disturbo, facendo sapere a terzi che lui i calcoli da ingegnere li sa fare benissimo.
E di ciò il premier fornisce le proprie ragioni, beninteso, a partire dal nome da lui scelto con paterna premura verso gli interessi delle donne. Le sue ragioni, appunto; secondo il metodo unilaterale e impositivo della politica maschile che ci affligge da sempre.

Ci perdoni l’insistenza, sig. Premier. 
Premesso che non è un nome l’oggetto del contendere.
Ma vede… noi ci troviamo nella posizione di chi sta scomoda negli spifferi di una casa fatiscente da sempre; la posizione di chi  - nell’eventuale crollo di quella casa a cui lei ha messo le mani in modo unilaterale – resterebbe travolto. 
Perché chi resta da sempre travolto dall’assenza di una politica seria per le pari opportunità siamo noi, infatti: le donne, eterna minorità nell’umanità – e con noi quei soggetti non inclini alle omologazioni di genere, le cosiddette “minoranze” ufficiali che (come le donne) devono lottare per essere rispettate.
Sulle Pari opportunità restiamo del parere che lei un passo all'indietro l'ha fatto eccome, forse due. Forse senza volerlo. Il perché, le forze migliori che in questo paese si occupano da sempre di questi argomenti sono disposte a spiegarglielo. Un passo indietro, questa volta richiesto, potrebbe farlo adesso e, almeno su ciò che più le riguarda, provare ad ascoltare le donne. Non è un dispetto, sa? La prenda come un'altra opportunità. 


Come ha fatto, nel breve intenso inizio del suo mandato, la ministra ora dimessa, inaugurando un metodo che non dimenticheremo facilmente, e che reclamiamo venga adottato anche per il futuro.
Insomma, signor premier Enrico Letta: la risposta è bagliata. Una risposta giusta - giusta per principio! avrebbe potuto essere: e voi, cosa suggerite?

Nel frattempo, le donne rumoreggiano: come scrive la Rete per la Parità, lo spacchettamento delle deleghe della ministra dimissionaria Josefa Idem non può essere una soluzione definitiva. Su fb, chiamano a raccolta sul tema delle pari opportunità un evento per i prossimi 3 mesi, e un gruppo di discussione. Sui giornali - da Barbara Stefanelli sul Corriere a Stefanella Campana, su La Stampa, a Luisa Betti su Il Manifesto, a Viviana Pizzi su Infiltrato a Pia Locatelli su Il Fatto...
Ed è stata anche aperta una petizione.

martedì 25 giugno 2013

Le dimissioni della ministra non sono una ragione per smembrare il Ministero delle Pari Opportunità

Femminicidio, violenza e discriminazioni non si combattono a parole, ma tramite le azioni e istituzioni serie. E' gravissimo che, nel giro di poche ore dalle dimissioni della ministra Josefa Idem, il premier abbia serenamente annunciato che le sue deleghe "saranno ridistribuite. Scrivono dunque al Premier le oltre 50 associazioni aderenti all'Accordo di Azione Comune:
Onorevole Presidente Enrico Letta,
a prescindere dal merito delle dimissioni della Ministra delle pari opportunità, riteniamo preoccupante quanto da Lei dichiarato in merito a una redistribuzione delle deleghe di cui la Ministra era titolare.

Riteniamo infatti essenziale che vi sia nel Governo un punto di riferimento per le politiche nei confronti delle donne in un momento in cui la crisi economica le colpisce doppiamente in quanto lavoratrici e in quanto erogatrici di lavoro di cura: problemi quali  la disoccupazione femminile, in particolare delle giovani,  il precariato che penalizza le donne più ancora degli uomini, la violenza perpetrata contro le donne, la necessità di difendere l'immagine femminile contro le distorsioni operate sui media, la carenza di servizi sociali dovuta alle ridotte risorse degli enti locali, la esigenza di promuovere la parità della presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali non possono essere trascurati.

Consideriamo pertanto necessaria la nomina di una donna, Ministra o Sottosegretaria per Le Pari Opportunità, che abbia un curriculum di attività in favore dei diritti delle donne e che sia in grado tra l'altro, di avere un rapporto di interlocuzione con l'insieme dell'associazionismo femminile. 
Fiduciose che Ella comprenderà la rilevanza del problema, restiamo in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro.
Accordo  di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, 25 giugno 2013

venerdì 14 giugno 2013

#noSlot. Allarme gioco d'azzardo. Governi vari: a che gioco giochiamo?

Presente! rispondiamo al blogging day #noSlot, indetto in rete, per denunciare (ennesimo regalo lasciatoci dal ventennio berlusconiano) la gravissima piaga del gioco d’azzardo. Esageriamo? NO. Basta guardare i numeri. Che mostrano anche un trend di crescita senza pari. Pochi giorni fa anche Palazzo Chigi ha "lanciato un allarme". Il che è curioso -  alla luce di quello che vi dirò più sotto. 
Ma prima, alcuni numeri:

Giro di denaro e di persone soggette a dipendenza
tossicodipendenti da gioco d'azzardo: 800mila persone 
giocatori a rischio di dipendenza: 2 milioni  
italiani che hanno giocato almeno una volta: circa 36 milioni 
Fatturato 2011: illegale: oltre 10 miliardi €. Legale: 79.9 miliardi €: cioè una cifra pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine 2010.
Fatturato 2012: illegale: 15 miliardi. Legale: circa 88 miliardi. In totale 103 miliardi, con un dato di crescita impressionante e costante, che evidenzia anche il potente guadagno di terreno della quota gestita dalle mafie. 

Posizione dell'Italia nel mondo
1° posto in Europa
1° posto per invadenza delle videolottery (57%)
3° posto tra i paesi che giocano di più al mondo, dopo Stati Uniti e Giappone 
1 tagliando su 5 Gratta e vinci al mondo è italiano 

Numero di slot machine sul territorio
400mila slot machine in Italia
1 macchinetta "mangiasoldi" ogni 150 abitanti 
Nell’ ottobre 2012 i nulla osta rilasciati erano già 415.000 e 379.000 gli apparecchi ufficialmente a regime.

Spesa annua pro capite
regioni: 1° posto Lazio
capoluoghi di provincia: Pavia (nel 2011 con 2123 € di spesa pro capite)
spesa media nazionale: circa 1.450 € (se inclusi neonati; 1.890 fra i soli maggiorenni)

Spesa pura per regioni:
1° posto Lombardia (2 miliardi e 586mila di euro €)
2° posto Campania (1 miliardo e 795mila €)
3° posto Lazio (1 miliardo e 612 mila €)
4° posto Emilia Romagna (1 miliardo e 106mila €)
5° posto Piemonte (964mila €)

E’ ufficiale: il gioco d’azzardo è ormai terza impresa italiana. 
Ma non solo: corre in rapida tendenza per diventare la seconda. Restando nell’ambito legale (non consideriamo qui altri settori sempre trainanti di pertinenza esclusiva della mafia: human trafficking, pedofilia, droghe, armi illegali eccetera) il gioco d’azzardo è un settore sempre in attivo. Non solo non risente della crisi, ma se ne avvantaggia: più le persone sono senza lavoro e disperate, e più “tentano la fortuna”; finendo così per rovinarsi del tutto. 

A quanti il gioco ha cambiato in meglio la propria vita? 
Anche senza statistiche precise, si sa che il gioco non aiuta quasi nessuno. Invece ha già rovinato la vita a tantissimi. A centinaia di migliaia gli italiani stanno cadendo nella dipendenza e molti finiscono per perdere tutto. Ma, ovviamente, i disperati rovinati dal gioco (slot machine, videopoker, gratta e vinci, sale Bingo, giochi online ecc) crescono in modo direttamente proporzionale a quanto crescono le fortune del settore.

Agenzie e dipendenti
Ci sono ormai oltre 6.180 punti e agenzie autorizzate sul territorio. A questi si aggiungono quelli gestiti da ben 49 clan mafiosi attualmente coinvolti e che, gestendo «i giochi delle mafie» (e considerati il 14esimo concessionario «occulto» dei Monopoli di Stato), fanno saltare il banco. Il settore mobilita il 4% del Pil nazionale e coinvolge 120.000 addetti e 5.000 aziende, grandi e piccole.

Cosa ci guadagna lo Stato?
Dell’incasso legale 2011, pari a quasi 80 miliardi, solo 8,8 miliardi sono andati allo Stato, e – paradossalmente - i proventi statali non sono destinati a migliorare. L'incremento percentuale annuo è rilevantissimo - eppure per il 2012 le previsioni di incasso per lo Stato sono di 1 miliardo in meno rispetto all'anno precedente, tornando ai livelli di redditività di 4 anni prima. Del resto le tasse sui proventi sono del tutto inadeguate (e non sono state adattate alla rapida crescita degli incassi). Le vincite pagate ammontano a 62 miliardi con un payout (ovvero la restituzione in vincite) pari al 75%. E mentre centinaia di migliaia gli italiani si riducono alle stalle e cadono nella dipendenza, e la  fortuna del settore va alle stelle, c’è però un’eccezione: la vecchia e tutto sommato innocua Lotteria Italia è in netto e inesorabile calo (-15% già alla fine del 2011). Dunque, anche se la sinistra raccolta del denaro rastrellato dai gabbati aumenta, i proventi per lo Stato sono fermi. Questo l'incredibile capolavoro realizzato della macchina da guerra dell'azzardo. Guerra contro di noi, come sempre. 

Ma lasciateci dire: tutto ciò non è frutto di incompetenza. 
Al contrario: di un raffinato disegno che non ha trascurato alcun settore per sottrarre alla collettività benessere e diritti, pro domo della lobby che l’ha concepito, fondata su interessi privati, fiera della corruttela e mafie.

Torniamo dunque al Governo Letta.
Il grande sponsor del gioco d'azzardo, va da sè, è stato Berlusconi (noto giocherellone). In particolare con il suo ultimo governo, che diede l'abbrivio anche a molte nuove proposte: dalle videolottery al win for life, dal bingo on line ai nuovi gratta e vinci, dalla proposta di sale per il poker dal vivo ad altre ancora. Ma è sotto al governo Monti che abbiamo assistito al finale pirotecnico della caduta i ogni remora: dal 3 dicembre 2012 sono divenute disponibili a tutti (dunque non solo nei bar e nelle sale gioco), slot machine virtuali in forma di app per cellulari e tablet. Ma... forse.. il governo nato dallo tsunami? Forse oggi potremmo tentare un bel colpo di reni e cercare di invertire questa penosa tendenza. Ma ahimé, a chi affida la delega per il gioco d'azzardo il nuovo governo 2013? quello a cui tutti si chiedeva il cambiamento? A un certo Alberto Giorgetti. 
Colui che già la ebbe per anni sotto il governo Berlusconi, con grande soddisfazione dell'industria del gioco.
Colui che seguì sempre molto da vicino questo mercato in costante crescita, e che ancora a marzo 2013, (presso l'Enada, fiera internazionale sugli apparecchi da gioco che si tiene Rimini), ha rassicurava le industrie del gioco d'azzardo dichiarando: "è sconcertante che questo settore negli ultimi mesi sia così abbandonato a sé stesso (...) non è immaginabile che un settore sostanzialmente in regime di monopolio debba affrontare una campagna complessiva di denigrazione senza precedenti".
E allora, chiediamo al governo: a che gioco stiamo giocando?
Noi chiediamo a chi guida questo Governo delle (non auspicate) larghe intese di non limitarsi a quelle buone intenzioni che - se non seguite dai fatti - rendono tutto ancora più grottesco. Noi chiediamo di fare luce su tutto questo senza reticenze e di correre subito ai ripari, assumendo gli impegni già più volte sollecitati dalla campagna “mettiamoci in gioco”. Questi:

1. Modificare la legislazione vigente dando a sindaci e giunte comunali un reale potere di controllo sulla diffusione e utilizzo dei numerosi strumenti di gioco sul proprio territorio, non solo per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, ma in virtù della responsabilità sanitaria che compete ai sindaci.

2. Intervenire sulla tassazione sui giochi, eliminando l'enorme e ingiustificata variabilità attuale ed elevando le entrate complessive per lo Stato.

3. Contribuire (nelle Commissioni ministeriali e nella Conferenza Stato-Regioni), a poratre a termine le procedure previste dal decreto Balduzzi perché il gioco d'azzardo patologico sia incluso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

4. Vincolare (almeno) l'1% del fatturato annuo dei giochi d'azzardo al finanziamento di azioni per prevenzione, assistenza, cura e ricerca relative al gioco d'azzardo patologico, anche ai fini dei Lea sanciti dal decreto Balduzzi.

5. Attuare quanto stabilito nel decreto Balduzzi sulla regolamentazione della pubblicità del gioco d'azzardo, vietando inoltre che la pubblicità indichi le possibilità di vincita senza contrapporle alle possibilità di perdita e che promuova illusorie probabilità di vincite facili; stabilendo criteri stringenti sull'obbligo di comunicare le probabilità di vincita reali, indicando la percentuale di premi pari all'importo giocato e la percentuale di premi superiori a tale importo.

6. Vincolare l'esercizio delle concessioni al rispetto del codice di autoregolamentazione pubblicitaria adottato dalla Federazione Sistema Gioco Italia, stabilendo al contempo una Authority di controllo esterna ad Aams, con reali capacità sanzionatorie verso i trasgressori.

7. Stabilire una moratoria sull'introduzione di nuovi giochi, sia in presenza fisica sia attraverso il web, e al bando di nuove concessioni, fino a quando non saranno noti i risultati delle ricerche promosse da enti terzi, non in conflitto di interesse, al fine di commisurare i rischi e
i benefici delle attuali politiche in materia di gioco d'azzardo.

8. Adottare un registro unico nazionale delle persone che chiedono l'autoesclusione dai siti di gioco d'azzardo, uniformando la disciplina che regola le scelte di autolimitazione e autoesclusione per tutti i concessionari di gioco on line.

NOI CHIEDIAMO RISPOSTE.
E invitiamo consumatori ed esercenti ad aderire alla campagna Senza Slot, per favorire tutti quei locali che alle slot hanno rinunciato. E a firmare la petizione No Slot. E mandiamo un abbraccio solidale a tutte le famiglie italiane che piangono lacrime e sangue, oltre che per la crisi, per l'ingresso di questa nuova sciagura nella loro vita.
Questo post è dedicato all'imprenditore di Gussago che ieri, a causa del gioco, si è tolto la vita.