Visualizzazione post con etichetta violenza contro le donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza contro le donne. Mostra tutti i post

lunedì 20 gennaio 2020

Femminicidi a Sanremo: ora Festival della sub-cultura maschilista italiana

Vergognoso che partecipi a Sanremo un certo Junior Cally, rapper per ragazzini/e che infila nelle sue canzoni concetti come «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».


E ancora: «Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera»... «state buoni, a queste donne alzo minigonne»... «me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»... «ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»... «lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr] ... «lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»... «queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally» eccetera.

La RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Non è capace di farlo? quanto meno esigiamo che eviti di fomentarla dando spazio a simili contenuti.
Mail con questo testo stanno arrivando alla Commissione Rai della Camera. Facciamone arrivare ancora: scrivete a com_rai@camera.it  . 
Prima la gaffe sessista di Amadeus, che esalta in conferenza stampa i pregi che a quanto pare deve (ancora) avere la donna italica: 1. essere bellissima, 2. starsene "un passo indietro" al suo uomo per favorirne la carriera. Poi addirittura lo sdoganamento "artistico" del vomitatoio misogino di un cretino che per farsi notare bercia oscenità femminicide.
Scrive il Corriere che questo tizio ha spiegato "che bisogna distinguere tra opinioni personali (lui sarebbe infatti «contro il sessismo e contro la violenza sulle donne») ed espressioni artistiche". Ma non ci interessano le spiegazioni di un violento che si auto-definisce "artista" nascondendosi dietro un dito (medio), così come nasconde una faccia da pirla dietro maschere da pirla.
Ci interessano le scelte e le responsabilità di chi fa il servizio pubblico, che deve rispondere a noi contribuenti. A costoro diciamo: sistemate sto pasticcio per favore, ma seriamente.
Ma siccome non lo faranno, il passo dopo è solo #ioboicottoSanremo.

venerdì 1 dicembre 2017

Invidia del pene? no, dell'utero. La vera origine del dominio maschile

Ricordando Françoise Héritier, scomparsa in questi giorni dopo una lunga vita di studi
Se non tutte, davvero in tante crediamo che le donne, fin da bambine e ovunque, non si siano mai sognate di avere alcuna “invidia del pene”. Semmai, con buona pace di Freud, la cosa che le femmine umane da sempre “Invidiano” ai loro maschi è la libertà, con l’autodeterminazione che ne deriva. Quindi nulla che esista nel corpo e in natura, ma solo nella sovrastruttura: quella imposta nelle società umane dal dominio maschile. 
Ma il mito dell'invidia del pene è, appunto, parte di quella narrazione maschile che da sempre ci spiega come stanno le cose. Infinitamente più recente è l'emergere di un punto di vista integrato da quello femminile, nonché della coscienza che negli uomini esista “l’invidia dell’utero”. Coscienza che peraltro fatica a farsi strada e viene contrastata, forse perché è proprio questo il vero fattore all’origine della suddetta sovrastruttura di dominio. 
Una delle pensatrici che meglio ha illuminato questa relazione è l’antropologa Françoise Héritier. 


Ho più volte proposto di inserire nei programmi scolastici l'insegnamento dell’antropologia. C’è ancora chi crede che questa disciplina studi popoli esotici e sia rivolta al passato; invece essa parla proprio al presente. Conoscere le regole e i meccanismi attraverso cui si costituiscono le società è importante quanto sapere che la terra gira intorno al sole. (F. Héritier)

Allieva di Claude Lévi-Strauss e, dopo di lui, direttrice del Laboratoire d'anthropologie sociale del Collège de France, aveva messo il dominio maschile al centro delle sue ricerche, focalizzando proprio nella paura e nell’invidia del potere generativo femminile l’ossessione degli uomini, fin dai tempi più antichi, a sottomettere e possedere il corpo delle donne. 
Il suo lavoro era naturalmente sfociato in un attivismo femminista e sempre al fianco delle battaglie omosessuali, incluse quelle per il diritto all'adozione per le coppie omosessuali, e per la procreazione medicalmente assistita. Pur respingendo la pratica dell’utero in affitto a causa del relativo corollario di rischi di (ulteriore) mercificazione del corpo delle donne.  
A chi non avesse avuto finora la fortuna di incontrarla e conoscerne il pensiero, suggeriamo alcuni libri tradotti anche in italiano:

martedì 25 giugno 2013

Le dimissioni della ministra non sono una ragione per smembrare il Ministero delle Pari Opportunità

Femminicidio, violenza e discriminazioni non si combattono a parole, ma tramite le azioni e istituzioni serie. E' gravissimo che, nel giro di poche ore dalle dimissioni della ministra Josefa Idem, il premier abbia serenamente annunciato che le sue deleghe "saranno ridistribuite. Scrivono dunque al Premier le oltre 50 associazioni aderenti all'Accordo di Azione Comune:
Onorevole Presidente Enrico Letta,
a prescindere dal merito delle dimissioni della Ministra delle pari opportunità, riteniamo preoccupante quanto da Lei dichiarato in merito a una redistribuzione delle deleghe di cui la Ministra era titolare.

Riteniamo infatti essenziale che vi sia nel Governo un punto di riferimento per le politiche nei confronti delle donne in un momento in cui la crisi economica le colpisce doppiamente in quanto lavoratrici e in quanto erogatrici di lavoro di cura: problemi quali  la disoccupazione femminile, in particolare delle giovani,  il precariato che penalizza le donne più ancora degli uomini, la violenza perpetrata contro le donne, la necessità di difendere l'immagine femminile contro le distorsioni operate sui media, la carenza di servizi sociali dovuta alle ridotte risorse degli enti locali, la esigenza di promuovere la parità della presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali non possono essere trascurati.

Consideriamo pertanto necessaria la nomina di una donna, Ministra o Sottosegretaria per Le Pari Opportunità, che abbia un curriculum di attività in favore dei diritti delle donne e che sia in grado tra l'altro, di avere un rapporto di interlocuzione con l'insieme dell'associazionismo femminile. 
Fiduciose che Ella comprenderà la rilevanza del problema, restiamo in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro.
Accordo  di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, 25 giugno 2013