domenica 19 settembre 2021

Mi chiamo Tiziana Scalco: care donne, perché vi chiedo di votarmi

di Tiziana Scalco • Care amiche, mi rivolgo a quelle di voi che a Milano si recheranno presto a votare: perché chiedo il vostro voto e voglio spiegarvi perché votarmi. Mi chiamo Tiziana Scalco, sono di famiglia veneta e milanese di adozione.

Mi candido perché credo fermamente che la presenza delle donne in politica possa invertire la rotta che ci ha portato a una politica maschile prevaricante, che parla un linguaggio maschile, ha un pensiero maschile, una progettualità sociale e territoriale maschile.

Da sempre faccio politica impegnandomi sui diritti del lavoro e delle donne; per 35 anni nella Cgil come sindacalista, per 8 anni come segretaria confederale in Camera del Lavoro a Milano. Da quest’anno la pensione: ora è per me naturale dare continuità alla mia esperienza mettendo le mie idee e il mio impegno al servizio della comunità milanese. Per questo mi sono candidata in consiglio comunale per le amministrative di Milano del 3-4 ottobre 2021, nella lista del Partito Democratico.

Milano è una città cui devo molto, fin da quando mi accolse nel trasferimento dall’ufficio vertenze legali della Cgil di Varese a quello dell’allora FILCEA CGIL di Milano; sono seguiti 25 anni straordinari, che mi hanno consentito di maturare professionalmente e personalmente, lavorando a contatto con le associazioni milanesi, università, istituzioni.  

Nei primi anni Duemila ho visto nascere a Milano le prime reti istituzionali antiviolenza, con la presenza anche del sindacato al tavolo delle associazioni femminili storiche che da sempre si occupavano di diritti femminili, di violenza maschile, prostituzione, stereotipi sessisti nella pubblicità e nei media. Sempre a Milano, con i tre sindacati e Caritas, ho fatto parte del Forum sulla prostituzione che ha avviato un dibattito cittadino su questi temi così sensibili e complessi. Abbiamo portato avanti un concetto di civiltà che mette la prostituzione in contraddizione stessa al diritto delle donne a una propria libera sessualità, contro l’idea che la prostituzione possa realmente essere una libera scelta o, ancor peggio, un lavoro da normare come libera professione. Su questo tema c’è stato molto dibattito e a seguire ho invitato associazioni e professioniste a lavorare a una proposta di legge che, a partire dalla regolamentazione della pubblicità sessista, fosse anche propedeutico a rivendicare un ruolo della donna nella società libera dagli stereotipi.

L'azione decisiva di Se Non Ora Quando è partita da Milano e io con le mie compagne del sindacato e le tante donne che si attivarono, a Milano siamo state perno di questa battaglia, che ha portato a tanti risultati anche se poi, a livello nazionale, ha perso tanto del suo potenziale. Potrei citare molte altre battaglie al fianco delle donne in ogni ambito, da quello per l'occupazione femminile alla disparità di salario e di percorso di carriera, dalle molestie sessuali e il mobbing subiti dalle donne nei luoghi di lavoro. Credo fermamente che il talento e la sensibilità delle donne, la loro affermazione nel lavoro pubblico e privato possa cambiare le sorti del nostro pianeta, dove non solo bisogna ancora lavorare tanto sui diritti civili, ma anche per scelte ambientali realmente lungimiranti, rispettose della salute delle persone e del pianeta. Una responsabilità sociale alla quale siamo chiamati tutti e tutte! E rispetto alla quale proprio le donne possono fare la differenza.

Basti vedere come ancora non si interviene sull’orrore della filiera degli allevamenti intensivi, che non solo infieriscono sugli animali ma sullo stesso equilibrio basilare del pianeta. C’è un processo di riqualificazione che parte dall’alimentazione animale e umana, dalla cura del verde alle scelte urbanistiche e dei trasporti, dalla cura dell’acqua e dell’aria, i cui temi devono essere messi in agenda più incisivamente e subito nei programmi politici nazionali e in quelli dell’amministrazione comunale di Milano, perché è da questa città che possiamo ripartire per uno sviluppo veramente sostenibile.

Milano è sempre stata pioniera di tante scelte di civiltà e di sviluppo che hanno fatto da faro per tutto il Paese e può esserlo ancora. 

Mi candido perché le donne sono il futuro di questo pianeta maltrattato, perché possono essere il motore vero del cambiamento e Milano può lanciare temi forti come questi, è la Città che può fare la differenza anche dal punto di vista internazionale. La forza delle donne e il loro impegno vanno messi ancor più in rete e rafforzati per cambiare davvero il paradigma maschile cui siamo soggetti e con il quale siamo governati. Lo stesso PNRR, pur con qualche tratto di novità rispetto alle politiche di equità uomo donna, non riesce ancora ad essere incisivo come dovrebbe. 

La politica ha bisogno delle donne e votare donna può fare la vera differenza

Care amiche, inutile vi dica come votare donna sia fondamentale per portare avanti temi di civiltà e per scelte coraggiose e concrete per la sostenibilità sociale e ambientale. Vi dico che se mi voterete mi impegnerò con tutta me stessa per non deludervi.

Tiziana Scalco

Candidata in consiglio comunale a Milano, elezioni 3 – 4 ottobre 2021 Scheda blu

  




sabato 18 settembre 2021

Milano città della parità: un manifesto

Venerdì 17 settembre, alla Casa della Cultura di Milano, è stato presentato il manifesto “Milano città della parità”: l'iniziativa si rivolge all sindaco, all’amministrazione, alle cittadine  e ai cittadini proponendo una serie di punti programmatici per accelerare il percorso della città verso la parità di genere.



Questo il testo del manifesto:

Milano, città della parità 

Premessa

La drammatica esperienza della pandemia ha procurato all’intero Paese e alla nostra comunità ferite profonde. All’enorme numero di morti sofferti dalla nostra Regione, si sommano le paure e il disagio sociale di chi vive sulla propria pelle crisi economica e incertezza del futuro. 

Nonostante sia ormai dimostrato come l’occupazione femminile produca benessere per l’intera società l’Italia, ben prima della crisi sanitaria, registrava un consistente gap salariale e occupazionale tra generi e anche un tasso di lavoro femminile sensibilmente inferiore rispetto al resto d’Europa, ma è oggi più che mai indispensabile che anche le donne siano motore pulsante della ricostruzione del nostro Paese, pur partendo da condizioni decisamente svantaggiate rispetto agli uomini. 

In più, mentre le donne italiane sono in prima linea negli ospedali, nei negozi, nelle case, alle prese con i figli in didattica a distanza tentando di conciliare situazioni molto spesso inconciliabili, covid, lockdown e restrizioni sociali hanno colpito come un’ulteriore mannaia ambiti lavorativi storicamente femminili, spesso precari, collegati ai servizi alla persona, al commercio, al turismo e alla ristorazione. 

Il crollo dell’occupazione ha interessato 3 lavoratrici ogni 4 posti di lavoro persi, a dimostrazione di come le conseguenze economiche della crisi abbiano esacerbato le diseguaglianze sociali a partire proprio dal divario di genere. 

La gravità della situazione sanitaria, accrescendo la vulnerabilità personale e collettiva ha inoltre reso ancor più palese il valore sociale del lavoro di cura, da sempre associato alle figure femminili e tradizionalmente considerato questione privata. Riconoscerlo per contro come questione pubblica e politica in senso proprio, oltre che centrale sotto il profilo economico, appare fondamentale per il raggiungimento di una società paritaria e realmente democratica. 

L’Italia è anche il Paese europeo dove più sono marcate le differenze in politica e nelle istituzioni tra uomini e donne, le quali, pur essendo oltre metà della popolazione, hanno ancora troppi pochi incarichi rappresentativi sul territorio nazionale. 

Appare invece sempre più chiaro che il potere della responsabilità – inteso come capacità di farsi carico dei bisogni collettivi e di trovare soluzioni efficaci – debba venire distribuito equamente tra i generi per non attingere ai talenti di solo una parte dell’umanità ed essere tutti insieme protagonisti di una politica paritaria, riformista, europeista ed ecologista. 

La pandemia ha reso, infatti, ancora più evidente come l’unica direzione possibile per la salvezza dell’umanità sia quella di uno sviluppo sostenibile e inclusivo e la necessità di battersi insieme per un’ idea di giustizia intergenerazionale. 

L’attuale situazione mondiale sta colpendo duramente dal punto di vista sanitario ed economico anche la città di Milano dove certamente gli indicatori occupazionali femminili erano migliori rispetto ad altre aree del Paese, ma dove pure si sono rese più evidenti lacune e criticità nei riguardi delle donne. Infatti, se da un lato la massiccia presenza femminile nel tessuto lavorativo milanese ha contribuito negli anni al successo della città, è anche vero che il prezzo personale e sociale che le sue cittadine hanno pagato e pagano è ancora troppo alto. 

Per questo molte donne e uomini del mondo delle professioni, della ricerca e della cultura, del terzo settore, delle aziende, delle istituzioni, del sindacato e dei partiti che ritengono che dalla crisi si possa uscire diversi e più forti solo uscendone insieme, chiedono che Milano diventi un laboratorio per la parità e operi in base a criteri di giustizia sociale e intergenerazionale, di competenze, di cura e di responsabilità politica. 


È necessario che chi governerà la Città negli anni a venire ponga al centro della propria azione le politiche di genere intervenendo anche con azioni riparative per far decollare l’occupazione femminile e per creare reali pari opportunità tra donne e uomini. 

È necessario che le donne abbiano la stessa rappresentanza e forza decisionale degli uomini nella società e in politica. 

È necessario fare ancora di più per contrastare una cultura discriminatoria che limita il dispiegarsi delle energie femminili e continua a prevaricare le donne fino ai reiterati, insopportabili casi di violenza domestica e ai femminicidi. 

È necessario creare nuove condizioni anche potenziando i servizi a favore delle famiglie per far sì che le energie e le competenze delle donne possano essere utilizzate al meglio senza che questo leda la loro autonomia o rinuncino alla maternità che riteniamo debba essere considerata come un valore al contempo personale e sociale.
Nel ripensare al suo modello di sviluppo in chiave di sostenibilità ambientale e sociale, la città non potrà prescindere dalle energie e dalle competenze femminili perché anche dai talenti delle donne dovrà giungere una spinta fortissima alla ricostruzione di Milano che, per quello che rappresenta a livello nazionale e internazionale, potrà certamente influenzare l’intero Paese. 


Proposte 

• 1. Istituzione di un Assessorato alle Pari opportunità di genere con portafogli, struttura e personale adeguati, che si interfacci e lavori in Giunta trasversalmente con tutti gli altri assessorati. 

• 2. Garanzia dell'equilibrio di genere, già prevista a livello statutario e regolamentare, anche nella nomina nelle posizioni apicali degli enti, aziende, istituzioni e società partecipate; rispetto di un equilibrio sostanziale anche nella composizione delle Giunte, bilanciando tra i due generi gli incarichi di maggior peso politico. 

• 3. Adozione sistematica dello strumento del bilancio di genere per inserire una prospettiva paritaria nei diversi momenti della programmazione politica e di spesa, attuazione e valutazione delle scelte di bilancio. 

• 4. Potenziamento dei servizi per la salute e dei presidi territoriali con servizi di prossimità per le donne, al fine di garantire la piena applicazione delle leggi vigenti in materia di sanità pubblica, capaci di rispondere ai bisogni della salute psico-fisica delle cittadine e dei cittadini, anche con disabilità. 

• 5. Implementazione dei servizi di welfare per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro volti a favorire, attraverso una loro riorganizzazione capillare, anche la condivisione famigliare della cura e l’investimento sull’occupazione femminile. 

• 6. Potenziamento dei luoghi di co-working, coerentemente con il ripensamento degli orari e della mobilità, in un ottica flessibile e sostenibile del lavoro, per la riqualificazione di tutti i quartieri, soprattutto quelli periferici, secondo la condivisa visione della “città a 15 minuti”. 

• 7. Collaborazione costante e sostegno continuativo ai centri antiviolenza e alle case rifugio, con il potenziamento dell’attività di rete tra presidi sociali e territoriali e cooperazione tra istituzioni. 

• 8. Incentivazione di iniziative culturali e educative per contrastare gli stereotipi e formare alla parità di genere, partendo dalle scuole dell’infanzia, ma anche rivolte alla cittadinanza: rafforzamento dell’empowerment femminile, attenzione alle materie STEM, contrasto deciso e strutturato alle pubblicità sessiste e discriminatorie, attenzione al principio paritario nei panel e negli eventi pubblici del Comune e delle partecipate. 

Per raggiungere questi obiettivi, è strategico l’avvio di una collaborazione costante fra l’Amministrazione comunale, il Sistema scolastico pubblico e privato e le Università. 

• 9. Istituzione di un Osservatorio indipendente che collabori con Università e Istituti di ricerca, per la raccolta dei dati necessari a definire politiche mirate, per monitorare le azioni programmate dall’Amministrazione e per verificarne le ricadute sulla popolazione femminile, come richiesto dall’Unione Europea. 


Le firme delle promotrici e dei promotori (in ordine alfabetico):

Marilena Adamo, Politica, già Senatrice della Repubblica; 

Edoardo Bai, Medico del Lavoro, Comitato Scientifico Legambiente; 

Giovanni Baule

Ilaria Bonacossa, Gallerista D’Arte e Direttrice di Artissima; 

Valeria Bucchetti, visual designer, docente di Design della comunicazione, Politecnico di Milano; 

Ferruccio Capelli, Direttore della Casa della Cultura di Milano; 

Lorella Carimali, docente di Liceo Matematica e Fisica, Scrittrice; 

Alba Chiavassa, Magistrata; 

Marco Coldani, Presidente Associazione Italiana Commercio Chimico e Vicepresidente Unione ConfCommercio di Milano, Lodi e Monza Brianza; 

Roberto Cornelli, docente di Criminologia, Università Milano Bicocca; 

Lella Costa, Attrice e Scrittrice; 

Elisabetta Daniele, Imprenditrice; 

Carla Facchini, docente di Sociologia della famiglia, Università Milano Bicocca, Presidente Associazione Nestore; 

Alessandra Faiella, Attrice, Scrittrice, Formatrice; 

Renata Ferri, giornalista e photoeditor; 

Mario Furlan, docente Universitario di Motivazione e Crescita personale, Scrittore , Fondatore dei City Angels; 

Laura Hoesch, Avvocata di Famiglia; 

Cristina Jucker, giornalista, vicepresidente Movimento Milano Civica, 

Alessandra Kustermann, Ginecologa; 

Gad Lerner, giornalista e scrittore; 

Lia Lombardi, docente di Sociologia, Università degli Studi di Milano; 

Marta Maria Marangoni, Attrice, Cantante, Regista, Presidente APS Minima Theatralia; 

Luisa Mariani, Psicologa, docente di Psicoterapia dell’adolescenza; 

Donatella Martini, Presidente di DonneinQuota; 

Donatella Massimilla, Drammaturga, Fondatrice di Cetec (Centro Europeo Teatro e Carcere); 

Enzo Mingione, docente Sociologia Economica, Università Milano Bicocca; 

Silvia Penati, docente di Fisica teorica e Metodi Matematici Università Bicocca; 

Cinzia Poli, autrice radiofonica; 

Annalisa Rosiello, Avvocata del Lavoro, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Milano; 

Alice Sophie Sarcinelli, Antropologa, Presidente Associazione Blimunde; 

Marina Senesi, attrice-autrice teatrale e radiofonica; 

Tiziana Scalco, Sindacalista; 

Paolo Scotti, Impresario teatrale; 

Cinzia Spanò, Attrice, Fondatrice del collettivo Amleta;

Maria Cristina Treu, docente di Urbanistica, Politecnico di Milano; 

Lucia Vasini, Attrice e Comica; 

Giovanni Zaccherini, Giornalista, Pubblicista, Scrittore;

Francesca Zajczyk, docente di Sociologia Urbana, Università Milano Bicocca;

Francesca Zanasi Gabrielli Panza, Editor e Giornalista   


#iosottoscrivomilanoxlaparita 

per aderire potete scrivere a: info@donneinquota.org




mercoledì 15 settembre 2021

Riconoscere gli animali come soggetti, non oggetti: per una riforma del codice civile

La Task Force Animalista, un nutrito gruppo di pressione per il rispetto degli animali, invita tutte le persone sensibili a questo tema a manifestare sabato 18 settembre, in nove città italiane, in favore della modifica della nostra legislazione in senso animalista. 
L'appuntamento invita ad unirsi in presenza, in tutta Italia, per sostenere la richiesta di Riforma del Codice Civile, Libro Terzo sulla Proprietà e Libro Primo sulla Persona e la Famiglia, in chiave ambientalista: dando riconoscimento a tutti gli animali dello status di esseri senzienti, esseri viventi quali sono, in grado di provare gioia, dolore, emozioni, affezioni; riconoscendo inoltre gli animali d’affezione come soggetti giuridici parti integranti delle nostre famiglie, compresi quelli da cortile a cui siamo affezionati. Con una riforma che attualizzi un codice oggi non etico, quindi non civile, si chiedono pene adeguate per chi maltratta esseri indifesi e azioni concrete come spese veterinarie mutuabili.




In alcune piazze del 18 settembre sarà anche possibile firmare per il Referendum Aboliamo la Caccia

Notevole che, facendo cadere le reciproche rivalità in nome dell’amore per gli animali, alla manifestazione di Milano abbiano aderito (promettendo la loro presenza) membri dei più vari partiti: da Francesco Fortinguerra dei Verdi, e Carlo Monguzzi passato a Europa Verde dopo tanta militanza ambientalista nel Pd, a Luigi Piccirillo dei Cinque Stelle a Gabriele Luigi Abbiati e all’avv. Gianluca Lanza della Lega, all’Avv. Mauro Festa leader del Partito Gay LGBT.

Lo status di esseri senzienti, aventi soggettività, viene riconosciuto agli animali dal Trattato Europeo di Lisbona (art.13 TFUE), a cui hanno aderito molti paesi europei; ma in Italia siamo ancora in attesa di una riforma legislativa che consenta di ridurre più efficacemente le crudeltà. 

Nel frattempo sono infinite le sofferenze degli animali, a causa di sfruttamento e maltrattamenti impuniti, tratta, randagismo, allevamenti intensivi, vivisezione, spese veterinarie impossibili da sostenere per molte famiglie, canili lager e colonie feline abbandonate, caccia e bracconaggio.

I fondi per la prevenzione, la sterilizzazione degli animali sul territorio nazionale, la cura, finiscono nelle tasche di molti Comuni e Regioni senza produrre azioni concrete.

In nome del principio “senza etica ed empatia non c’è civiltà”, è nata dunque la Task Force Animalista, associazione culturale presieduta dalla filosofa della scienza Carolina Sala, che si dedica alla parte legislativa della tutela degli animali e dell’ambiente con l’aiuto degli avvocati Daniela Russo e Nicola Tamola del Foro di Milano. 

La Task Force Animalista coinvolge molti enti già attivi su questi temi: il Partito Animalista Italiano, il Coordinamento Animalista, Gaia Animali e Ambiente di Edgar Meyer accompagnata dall’Avv. Tiziano Buzzolani, Alpha Educatori di Strada ODV, Animalisti Italiani, Animalisti Genovesi, Oipa Genova, Origine Animale, Fronte Animalista, Associazione Zampette Felici, Meta Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente, AVI Associazione OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, AVI Associazione Vegani Internazionale, Animalisti ETS, Iene Vegane, Associazione CA.TE.RI.NA, Associazione Culturale Varese, LAV Milano, LAC Padova, Parma Etica Festival, Oipa Parma, F.I.B.A – Federazione Italiana Benessere Animale di Gianluca Comazzi, LAV Roma, Confconsumatori Varese e Provincia, Anpana Sez. Territoriale di Milano, LEAL Lega Antivivisezionista, Horse Angels.

Tra i testimonial ci sono Donatella Rettore, Massimo Wertmuller, Edoardo Stoppa, supportati da RadioVeg.it e cittadini che organizzano presidi, come avv. Camilla Cusumano a Padova, e Domenico Chiericozzi (Editore di guidacitta4zampe.it) a Rimini.

Questi gli appuntamenti organizzati:


Lombardia

                Milano manifestazione c/o Palazzo di Giustizia

                L. go Biagi / P.zza San Babila;

                Varese SIT-IN c/o Piazza Carducci

Veneto: Padova presidio c/o Piazza Antenore

Liguria: Genova presidio Via XX Settembre

                /Via Porta d’Archi;

                La Spezia presidio c/o Piazza Beverini

Emilia Romagna: Parma presidio Piazza della Pace;

                Forlì presidio c/o Piazza Saffi;

                Rimini SIT-IN Bagno 81 Rimini Dog No Problem

Toscana: Firenze presidio Piazza della Repubblica

Lazio: Roma presidio c/o Piazza del Popolo

Calabria: Lamezia Terme presidio Corso Numistrano

Campania: Cava De’Tirreni manifestazione 

                Corso Mazzini / Corso Umberto I /Piazza Abbro

Sicilia: Catania presidio Via Etnea ang.o Via Prefettura; 

                Messina presidio Piazza Cairoli


Per altre informazioni e aggiornamenti contattare l'evento facebook.

lunedì 16 agosto 2021

Servono immediati corridoi umanitari per le donne afghane. L'appello della giudice afghana Tayeba Parsa

Il 14 agosto la giovane giudice afghana Tayeba Parsa, anche a nome dell'Associazione delle donne giudici dell'Afghanistan, aveva lanciato un nuovo disperato appello. Fra le altre cose ha dichiarato: “Sapete, i talebani vogliono vendetta e sappiamo che prendono di mira per primi i militari e la magistratura; e le donne. 


Diversi di loro li abbiamo processati e condannati, ma le donne che lavorano e occupano un ruolo di potere nella società sono già bersagli naturali per i talebani, che si rifiutano di concedere qualunque diritto alle donne. E non appena conquistano un'area aprono la prigione e liberano i loro sostenitori. Noi donne giudici siamo molto preoccupate. Sappiamo che la nostra vita è in grave pericolo; io, essendo giudice nella sezione commerciale della Corte d'appello di Kabul, ho perseguito molti uomini d'affari potenti e senza scrupoli negli ultimi anni, uomini che molto spesso hanno stretti legami con i talebani; ho condannato membri della mafia e talebani. Negli ultimi 20 anni abbiamo potuto sperimentare la democrazia, lo stato di diritto e lo sviluppo dei diritti delle donne, ma perderemo tutti questi progressi. Torneremo indietro di 100 anni. Noi amiamo il nostro lavoro e il nostro paese, ed è terribile che il solo modo di salvarsi sia cercare di fuggire; cosa anche molto difficile, specie per i magistrati. Molti paesi hanno chiuso le loro ambasciate ed è estremamente difficile ottenere i documenti necessari. Ma se vogliamo vivere, non c'è altro modo: se rimaniamo qui saremo imprigionate o moriremo”. 

Attualmente ci sono circa 250 giudici donne nel paese, le quali rappresentano solo l'11% della professione; tutte sono regolarmente oggetto di intimidazioni e aggressioni, due di loro sono state giustiziate già a gennaio. La maggior parte di loro si concentra a Kabul e con certezza, con l’arrivo dei talebani, la loro sorte è segnata. Tayeba Parsa è ancora più a rischio in quanto appartiene alla minoranza hazara, storicamente perseguitata dai talebani.

Le donne giudice afghane hanno chiesto aiuto all'Associazione internazionale delle donne giudici (IAWJ), che rappresenta più di 6.500 giudici in oltre 100 paesi. Mona Lynch, direttrice regionale di IAWJ per il Nord America, ha risposto garantendo il suo impegno: “queste donne coraggiose, ha detto, in questi 20 anni hanno lottato per uno stato di diritto e un governo stabile in Afghanistan, sempre minacciate per il loro lavoro; ora hanno bisogno di aiuto e noi saremo la loro voce”. L’Associazione ha esortato le parti coinvolte nei negoziati di pace a garantire i diritti delle donne e delle bambine, e in particolare delle magistrate, che si trovano in pericolo estremo. Chiede inoltre ai governi di includere le donne giudici afgane e le loro famiglie nelle misure speciali concesse a interpreti, giornalisti e altro personale che ha fornito servizi essenziali alle forze militari straniere in Afghanistan. Sollecita infine che le donne giudice vengano incluse tra i gruppi prioritari selezionati dal governo canadese, che ha annunciato di voler accogliere 20.000 rifugiati afgani.

Ma Tayeba Parsa ha sollecitato invano aiuto perché la comunità internazionale intervenisse subito per fermare l'avanzata dei talebani e la caduta del governo afghano, e per avere soccorso perché lei e le sue colleghe potessero fuggire in tempo dal Paese.

Ora Kabul è caduta, il terrore si è abbattuto sulla città; che sarà di loro?

Come ha dichiarato Qorbanali Esmaeli, presidente dell'Associazione culturale degli afghani in Italia, "la città è preda di un terrore indescrivibile. La cosa più preoccupante, più assurda ed atroce è che le donne e le bambine sono considerate bottino di guerra. Ho due sorelle e diverse nipoti, temo per loro e per tutte le ragazze". 



Firmiamo la petizione per corridoi umanitari destinati in particolare alle donne afghane: la trovate a questo link. Ci auguriamo anche che al più presto i governi prendano provvedimenti urgenti per l’accoglienza di coloro che fuggono davanti a questo orrore: non parcheggi di “clandestini”, ma progetti seri di ospitalità, integrazione e futuro.





martedì 8 giugno 2021

Siamo tutte Saman

L’orribile assassinio di Saman lascia pietrificati, il cuore quasi si ferma nel vedere i filmati di padri e zii con la vanga in mano, nell’intuire le discussioni e la preparazione che ha preceduto un delitto che non può maturare in famiglia, da parte di chi dovrebbe amare e proteggere. 




È qualcosa che sembra possibile solo da parte di criminali incalliti ed estremi: mafiosi. Crimini estremi intesi per lo più a difendere quella cosa intoccabile: la Cosa nostra; la fonte e custode di quel potere che non è lecito mettere in discussione. 

In questo senso, letteralmente, “Cosa nostra” è anche la mentalità mafiosa del patriarcato che ancora in tutto il mondo offre comprensione esplicita agli uccisori di donne e ancora in troppi paesi (anche da noi fino a pochi anni fa) consente sconti surreali di pena o addirittura impunità per i femminicida. 

A ben vedere, di delitti così orribili ne vediamo in continuazione: fidanzate, mogli, figlie e bambini piccoli condannati a morte a sangue freddo per vendetta e spesso trucidati in modi raccapriccianti (fino a seppellire o bruciare vive) e tutto ciò avviene in un’indifferenza pressoché generale, perché per lo più la strage di donne viene vissuta come un effetto collaterale inevitabile dell’esistere, “come gli incidenti stradali”. Un'indifferenza che è anche delle istituzioni.

Improvvisamente, però, questo delitto evoca qualcosa anche in tutti quelli per cui il femminicidio non esiste e i loro sodali che il concetto di “femminicidio” addirittura lo irridono: e questi si svegliano perché il delitto non avviene in nome della "gelosia" o del raptus, ma della religione; anche se più precisamente qui è in nome dell'onorabilità familiare, in un ambito in cui la legge religiosa impone simili comportamenti come riparazioni di comportamenti vergognosi. 

Di fatto questo evento apre le porte ad altre forti emozioni, quelle del terrore delle orde islamiche; una paura che non si può liquidare nello stesso modo, irridendola.

Si, costoro fingono di non sapere che ogni anno, nella nostra civile culla cristiana, non solo ex compagni ma anche padri indegni premeditano, pianificano e attuano con ferocia inaudita esecuzioni di donne di famiglia; costoro in tutti questi casi gridano alla “pazzia” mentre se l’assassino è straniero accusano l’Islam, per criminalizzare gli stranieri (e chi cerca di risolvere i problemi della loro presenza). 

È un processo distorto, ma questa paura ha un fondamento, e la cosa che fa più paura è che non facciamo niente di veramente serio per affrontare questo problema

Qualcosa di serio non è certo criminalizzare, respingere e radicalizzare chi fugge con i suoi bagagli di dolori e di retaggi culturali.

Qualcosa di serio è un lavoro sociale e culturale serio; quello che in Occidente ha fatto ininterrottamente, ormai da un secolo, solo il movimento delle donne.

Si: è vero che oggi i paesi in cui le donne sono più in difficoltà sono quelli a guida religiosa, o filo-religiosa, di matrice islamica, paesi in cui i retaggi culturali agitati dai fanatici  creano anche vere e proprie prigioni mentali di massa. Questo non si può liquidare come irrilevante. 

E si, anche da noi fino a pochi anni fa, non dimentichiamolo mai: anche da noi (che abbiamo dedicato agli uccisori di donne fior di canzoni romantiche), uccidere donne era praticamente depenalizzato, lo stupro non era nemmeno reato contro la persona

Ma di questo non è lecito accusare (solo) le religioni con tutto il loro portato di oppressione: la capacità intimidatoria delle religioni è solo uno strumento (il più efficace!) usato dal patriarcato come arma pesante contro le donne. 

E qui una piccola parentesi: quando nel 2016 Sadiq Khan si candidò come sindaco di Londra, con quel nome spaventoso e la sua religione di origine sollevò un’ondata di timori, e poi la sua elezione fu vista come l’inizio dell’islamizzazione di Londra. Invece si è dimostrato un sindaco tollerante e veramente progressista, amministratore capace e capace di ridurre i conflitti e infatti, pur nel clima di litigiosità che continua a peggiorare, è stato rieletto un mese fa per un secondo mandato

Allora si può essere mussulmani e tolleranti? difensori dei diritti di tutte e di tutti? Si, si può. 

Ma allora: è la "religione" da criminalizzare e combattere, o l'integralismo e le barriere culturali che lo alimentano? 

Come dice Waris Dirie (che fuggita dalla Somalia dopo essere stata infibulata combatte da decenni per i diritti delle donne), le persone che fuggono da paesi estremamente arretrati e penalizzati, dove si subisce molta violenza, andrebbero accolte con ancor più cura, e non “lasciate in un angolo”. In quell'angolo dove, isolati e disprezzati, gruppi chiusi finiscono per perpetuare forme di cultura tribale e relativi riti cruenti contro le donne


 

Sono decenni che (come si preconizzavano i disastri climatici che si stanno puntualmente avverando), si preconizzano ondate inarrestabili di migrazioni, dovute appunto all’intensificarsi di guerre, dittature, povertà e, appunto, condizioni climatiche sempre più estreme. Questo fenomeno non si può chiudere fuori sbattendo porte, perché è come il fumo e l'acqua; continuerà a penetrare comunque, ovunque; come il fumo o l'acqua questa folla che preme alle porte di tutti i Paesi non la si può arrestare; la si può solo convogliare, tentare di darle una direzione e uno sbocco. 

L’unico modo serio di affrontarla è dare assistenza e guardare, con vera profondità e serietà, alle problematiche culturali e di pressione sociale che vi possono ribollire, lavorare per una crescita di consapevolezza e tolleranza, e nel farlo mettere al centro la dignità della donna

La donna imprigionata e oppressa da un islamismo ancora involuto o la donna vilipesa e massacrata da tutto il porno con cui crescono i nostri figli: per ognuna di noi il patriarcato ha una gabbia e una condanna; ma siamo sempre noi donne e chi tocca una tocca tutte e tutte siamo ogni donna violentata e uccisa. Siamo tutte le donne italiane, e tutte le donne straniere.

Oggi tutte siamo Saman.

E per concludere, riguardo a tutti i paladini (e paladine!) delle donne che si risvegliano solo quando gli assassini non sono italiani (accusando invariabilmente le femministe di presunta indifferenza), un promemoria:

giovedì 20 maggio 2021

La senatrice Elena Cattaneo ridicolizza l'agricoltura biodinamica: risponde Carlo Triarico

In Parlamento era ferma da anni una proposta di legge per cui Giulia Maria Crespi ha combattuto fino all'ultimo; senza purtroppo fare in tempo a vederla approvata (cosa appena avvenuta); una legge necessaria, per un'agricoltura sostenibile in alternativa al disastro ambientale e di salute causato dalle coltivazioni intensive che letteralmente stanno avvelenando il Pianeta. Ma ora questa legge è in pericolo sotto attacchi pretestuosamente "scientifici" contro l'agricoltura biodinamica.

Al contrario della Crespi, la senatrice Elena Cattaneo, benché sia un'autorevole studiosa impegnata per l'innovazione, sembra combattere assiduamente per scongiurare ogni progresso proprio in direzione dell'agricoltura biologica (secondo lei "favola bella e impossibile") e biodinamica, di cui è ferrea nemica; promotrice invece di OGM e glifosato. Le ultime dichiarazioni della Cattaneo ieri, a sostegno dei suoi emendamenti, sconcertano chi abbia esperienza di agricoltura biodinamica (ma lei, che pure è esperta in tante cose, non è fra questi). Purtroppo Giulia Maria Crespi non è più qui per poterle rispondere, cosa che certamente avrebbe fatto puntualmente  portando ad esempio anche la sua lunga ed eccezionale esperienza imprenditoriale e la Zelata. Alle sue argomentazioni (che ridicolizzano l'agricoltura biodinamica come "magia") e proposte di emendamenti risponde Carlo Triarico, il quale si augura che queste precisazioni potranno contribuire a informare i parlamentari rispetto alle comunicazioni non veritiere della senatrice Cattaneo e magari difendere agricoltori per bene del nostro paese:

1. Riferimenti normativi e tradizione 

Al fine di identificare l’agricoltura biodinamica, oltre ad affermare che è un metodo interno all’agricoltura biologica, bisogna indicare le sue peculiarità e caratteristiche distintive. È importante comprendere, nella definizione, non solo l’uso dei preparati (del resto previsti dagli stessi regolamenti UE della bioagricoltura), ma anche e sopratutto i disciplinari affermatisi da lunga tradizione di applicazione che caratterizzano la gestione aziendale agro-ecologica a ciclo chiuso. È fondamentale il richiamo alla tradizione del metodo a ciclo chiuso, metodoche ha ormai un secolo di applicazione. Non basta certo fare agricoltura biologica e aggiungere i preparati per fare agricoltura biodinamica. Occorre necessariamente assicurare l’assetto agro-ecologico aziendale tramite il ciclo chiuso, una percentuale di SAU destinata alla biodiversità e il rispetto del rapporto concimazioni – rotazioni, con l’obbligo della presenza animale per l’approvvigionamento delle sostanze concimanti, che vanno maturate in situ. 

Anche per questo il prestigioso rapporto Green Italy 2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere definisce l’agricoltura biodinamica “il fiore all’occhiello della sostenibilità”. Questo aspetto è distintivo, insieme all’obbligo di uso dei preparati. 

La biodinamica è definita e aggiornata nei principi e nelle pratiche, dal 1924, attraverso gli indirizzi della Freie Hochschule für Geisteswissenschaft am Goetheanum, Sektion für Landwirtschaft. Il richiamo necessario alla tradizione di applicazione è coerente con la normativa UE (Reg. 848/2018) che, in tema di biodinamica, richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l’agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come “Agricoltura biodinamica” e come tale la cita affianco alle altre due: l’agricoltura convenzionale e l’agricoltura biologica. 

Cfr. a proposito il D. M. 18354, 27 novembre 2009, art. 3, comma 5 “Disposizioni per particolari prodotti utilizzati in agricoltura biologica, biodinamica e convenzionale” (nell’Allegato 1. 5 include i “preparati biodinamici”). 

Dalla prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti UE in materia di bioagricoltura includono l’agricoltura biodinamica. 

Si veda il Reg .Cee 2092/91, All. 1. 2. B, dove le preparazioni biodinamiche sono definite “appropriate” per l’attivazione del compost. Il successivo e vigente Regolamento UE 834/07 conferma ciò all’articolo 1, comma 2, lettera C e negli allegati. 

Infine, il nuovo Regolamento UE in materia di bioagricoltura, n. 848, approvato il 30 maggio 2018 e in vigore dal 1 gennaio 2021, conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce esplicitamente l’Agricoltura biodinamica dentro l’agricoltura biologica. 

Nomina esplicitamente di Agricoltura biodinamica e all’articolo 3, “Definizioni”, definisce le sostanze “tradizionalmente utilizzate in agricoltura biodinamica” e include i preparati biodinamici nell’elenco delle sostanze dell’agricoltura biologica (Allegato 2). 

Rilevante il riferimento alla “tradizione”, un termine dalla valenza peculiare in diritto, che ha pregio in chiave di diritto consuetudinario, che il legislatore europeo ha inteso riconoscere. 

Nel Convegno “Innovazione e ricerca. Alleanzeper l’Agroecologia” (Milano, Politecnico, 24 novembre 2018), il prof. Filippo Briguglio, docente di Fondamenti di diritto europeo all’Università di Bologna, comparando la normativa dichiarava: “La normativa fa dei prodotti biodinamici prodotti biologici ed evidenzia la stretta correlazione fra biologico e biodinamico”. Tale condizione è stata recepita correttamente nell’articolo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” approvata alla Camera e calendarizzata in discussione al Senato; nell’articolo è anche presente lo specifico riferimento ai disciplinari.  

2. Letteratura scientifica sulla biodinamica 

La review delle pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica su riviste scientifiche soggette a referaggio, pubblicata per la Cambridge University press nel 2009 [Renewable Agriculture and Food Systems: 24(2); 146–15], evidenzia la consistenza della ricerca scientifica in agricoltura biodinamica al 2009: “una buona parte dei risultati della ricerca (...) dimostra gli effetti dei preparati BD sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità”. La più recente review sul tema (2018) ha esaminato 147 pubblicazioni su riviste scientifiche sottoposte a peer review evidenziando i risultati positivi emersi dall’analisi della letteratura. [Cfr. Maresca A. (2018), Agricoltura biodinamica sotto lalente, Terra e Vita, 2018]. In questa il prof. Gaio Cesare Pacini, docentedi Ecologia Agraria all’Università di Firenze, commenta la sua Review su 147 studi su riviste a impact factor e pur evidenziando il bisogno di moltiplicare le ricerche sull’argomento per trarre giudizi consolidati, conclude: 

“I sistemi biodinamici hanno dimostrato di avere il potenziale per essere superiori, in date condizioni, sia ai sistemi convenzionali che ai sistemi biologici per quanto riguarda la stabilità degli aggregati del suolo, il pH, la formazione di sostanza organica stabile, il calcio, la biomassa microbica e della fauna; I preparati biodinamici hanno, in determinate circostanze, un impatto positivo sulla biodiversità; I sistemi biodinamici hanno un impatto positivo sull’utilizzo e l’efficienza dell’energia; Allo stato attuale dell’arte nessuno è stato capace di rivelare quale principio scientifico sia alla base del funzionamento dei preparati biodinamici, né di dimostrare la loro supposta inconsistenza scientifica”.  

3. Istituzioni scientifiche 

Rudolf Steiner, il fondatore dell’agricoltura biodinamica, studiò chimica presso il Politecnico di Vienna e conseguì il dottorato di ricerca in Filosofia a indirizzo epistemologico. Ebbe prestigiosi incarichi accademici, formulò una rigorosa teoria epistemologica (l’Empirismo razionale), fu fondatore della corrente di pensiero denominata Geisteswissenschaft (scienza dello spirito) e fu uno dei padri della Fenomenologia, insieme a Husserl, suo collega a Vienna. A sviluppare sperimentalmente la biodinamica furono i più celebri scienziati, docenti universitari, allievi di Steiner: il chimico, laurea honoris causa in Medicina e professore di Scienza della nutrizione, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko. 

La prima formalizzazione matematica dei principi che sono alla base della biodinamica fu di un altro allievo di Steiner, il matematico George Adams, poi laurea ad honorem in Chimica a Cambridge. Questi i principali istituti scientifici e università dove si ricerca e si insegna la biodinamica: in Olanda l’Università di Wageningen e il Louis Bolk Instituut, sorto nel 1976 a Driebergen. In Germania in tutte le facoltà di agraria viene introdotta la biodinamica e in particolare si insegna nell’Università di Kassel, nell’Università di Bonn e nell’Università di Hohenheim. Quest’ultima ha anche la sua propria azienda agricola (denominata “Klein Hohenheim") dedicata alla ricerca in biodinamica. In Svizzera segnaliamo la Sezione di Scienze Naturali, la Sezione di Agricoltura e il Forschungsinstitut am Goetheanum, a Dornach, Basilea, in attività dai primi anni Venti del Novecento. Nello stesso paese ha sede il FiBL -Forschungsinstitut für biologischen Landbau. In Germania ricordiamo anche il Forschungsring für Biologisch-Dynamische Wirtschaftsweise, istituto operante dal 1950 a Darmstadt e poi il Forschung & Züchtung Dottenfelderhof, operante dalla fine degli anni Cinquanta a Bad Vilbel, Francoforte e sempre nell’Università di Kassel risiede un centro di ricerca per la biodinamica. In Svezia vi è il Biodynamic Research Institute a Ierna, sorto dalle ricerche dei primi anni Cinquanta e affiliato alla Rudolf Steiner University. Nel Regno Unito vi è l’Università di Conventry. Il Biodynamisk Forskningsforening, ente di ricerca riconosciuto dallo Stato, sorto nel 1997, opera in Danimarca. Il Bio-dynamic Research Institute, fondato in Australia nel 1952, è riconosciuto dallo Stato. In Egitto il corso di laurea in agricoltura biodinamica ha sede nella Heliopolis University, presso il Centro Sekem, fondato negli anni Settanta. Il Michael Fields Agricultural Institute, svolge ricerca in biodinamica negli Stati Uniti, paese dove la ricerca fu avviata fin dagli anni Trenta e dove sono operanti il Josephine Porter Institute e il RodaleInstitute. Dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network. Esso federa diversi centri di ricerca operanti sulla biodinamica in tutto il mondo.  

4. Metodo agricolo e certificazioni 

La biodinamica è una pratica agricola definita da lunga tradizione di applicazione in tutti i continenti, libera e non soggetta a nessuna restrizione o brevetto e non consiste in una certificazione privata. La certificazione volontaria Demeter ha il fine di garantire in modo trasparente al consumatore l’applicazione del metodo agro ecologico a ciclo chiuso. Possono pertanto fregiarsi di un marchio collettivo degli agricoltori che, garantendo il rigoroso rispetto dell’applicazione della qualità della biodinamica, è molto apprezzato in Centro e Nord Europa. La Demeter Italia è un’associazione non lucrativa di agricoltori italiani fondata nel 1984 per tutelare i frutti del lavoro agricolo e la trasparenza ai consumatori, fine nobile di un’agricoltura certificata. È una di quelle organizzazioni tipo, che la Dichiarazione ONU dei diritti degli agricoltori, indica quale presidio che gli Stati si impegnano a sostenere, per garantire i diritti contadini (art. 10 e 16). 

Come è noto, esistono molte aziende, consorzi, OP di agricoltori che applicano ai loro campi la biodinamica, nel rispetto dei regolamenti europei. Fondamentale per distinguere l’azienda biodinamica, insieme all’obbligo di uso dei preparati, è la tradizionale applicazione del metodo, che comporta la realizzazione di un’azienda agroecologica a ciclo chiuso in cui è rispettato il rapporto rotazioni – presenza animale – origine e trattamento in situ dei concimi.

L’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, con circa 1.000 soci, esiste in Italia da prima di Demeter Italia (dal 1947) e tutte le organizzazioni che hanno nel nome “biodinamica” (Federbio Federazione Italiana dell’agricoltura biologica e biodinamica; FIRAB Fondazione per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica ecc), agiscono liberamente e sono indipendenti dalla Demeter. È una condizione giuridica chiara e come tale è stata rappresentata correttamentein sede UE e recepita correttamente, nell’articolo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per latutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola,agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, coerentemente con la giurisprudenza comunitaria in esso richiamata.  

5. Valenza economico produttiva dell’Agricoltura biodinamica 

La valutazione dell’impatto economico produttivo dell’Agricoltura biodinamica è rappresentato nel Bioreport 2017 - 2018 di Rete Rurale Nazionale del MIPAAFT (Ministero per le Politiche Agricole): questo rapporto annuale sullo stato dell’Agricoltura biologica include il capitolo 11 dedicato all’Agricoltura biodinamica, ove è fotografato un quadro molto chiaro.

Le aziende biologiche che in Italia applicano l’agricoltura biodinamica sono individuate in 4.500 (dato coincidente con quello già emerso da una precedente analisi di Coldiretti, del maggio 2018). Il campione delle aziende biologiche certificate biodinamiche è di 419 realtà. Gli studi econometrici del Bioreport forniscono dati chiari sul valore dell’agricoltura biodinamica, che si attesta come modello di produzione agricola da reddito di alto pregio

I dati comparativi del Bioreport 2018 hanno evidenziato i seguenti dati medi di reddito per ettaro:

Agricoltura italiana (generale):              3.207 €/ettaro.

Agricoltura biodinamica italiana:        13.309 €/ettaro. 

Il dato, che posiziona le produzioni biodinamiche tra le colture a più alto reddito, è coerente coi dati generali delle colture considerate tali (la viticoltura da vino, per esempio, si attesta in Italia intorno ai 17.000 €/ettaro). 

Testimonia inoltre che le aziende biodinamiche sono indirizzate su colture di qualità, fortemente remunerative e pertanto costituiscono un modello con carattere di esemplarità di un’agricoltura italiana che, con una limitata disponibilità di SAU, vuole essere vocata alla qualità e all’alta remunerazione per ettaro.

Carlo Triarico (Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica), 20 maggio 2021


Per maggiore informazione riportiamo qui, inoltre, la replica fatta da Michele Serra nel 2018, a un altro attacco mosso dalla senatrice Cattaneo all'agricoltura biologica, seguito da un botta e risposta fra i due, e da ulteriore risposta finale di Cattaneo: una lettera francamente sprezzante, non scevra da attacchi personalistici a Serra stesso, che per quanto lunghissima e puntigliosa non fa che ribadire assiomi da altri punti di vista completamente contestabili, in modo che, mentre sembra confermare l'atteggiamento ideologico adombrato dal giornalista nel suo approfondimento, fa anche pensare che la senatrice non sia "ignorante" dell'argomento, ma abbia semplicemente fatto una scelta di campo: quella dell'agricoltura industriale, i cui interessi però non coincidono con quelli della popolazione.





sabato 27 marzo 2021

Donne contro Boldrini? Oppure no: #donneconBoldrini, almeno fino a prova contraria

Scrive Laura Boldrini: su alcuni giornali troverete la mia replica, anche attraverso interviste, su una vicenda che mi ha lasciata esterrefatta e addolorata. Una vicenda cavalcata da una certa stampa per cui, stando ai loro titoli, sarei maschilista, padrona e addirittura aguzzina. Non solo "certa stampa", ma in primis una donna e (secondo noi anche brava giornalista), Selvaggia Lucarelli, si è scagliata senza esitazioni contro Laura Boldrini, scatenando le orde (oltre che di una certa stampa) di tanti entusiasti accusatori. Ma siamo sicure e sicuri che la cosa sia andata esattamente come è stata presentata? No: francamente noi non lo siamo affatto. Ci dispiace ma per ora preferiamo stare fra coloro che si tengono nettamente fuori da questa ondata di sdegno. Che assomiglia tanto a quella che distrusse Josefa Idem. Che si, fu spazzata via proprio mentre stava per avviare uno straordinario lavoro. Un ottimo lavoro che dopo di lei fu lasciato cadere (il tutto per un putiferio sollevato su una cosa ingigantita, che fosse accaduta a un uomo non avrebbe costretto alle dimissioni nessuno). 

Prima certi fatti vanno approfonditi e chiariti; invece qui, al momento, le sole cose chiare sono quanto resti popolare lo sport di dare addosso alle donne e quanto Boldrini si sia impegnata per le donne e per i diritti di tutti.


Quindi, fino a quando le querelanti non avranno querelato e dimostrato, ci atterremo a una storia che parla da sola; quella di una donna che può starvi antipatica, ma che ha sempre dimostrato di impegnarsi per i diritti onestamente. E in merito diamo spazio a quanto spiega Boldrini stessa:

Come dichiarato nelle diverse interviste, con Lilia, la mia ex collaboratrice domestica, non c'è alcun contenzioso, alcuna vertenza, alcun conflitto. A maggio mi ha detto che non poteva venire a lavorare di sabato, come le avevo chiesto, ed abbiamo deciso di sospendere il rapporto professionale. Lo abbiamo fatto in assoluta serenità. Ho pagato ogni anno il TFR, essendo ovviamente un rapporto regolare. Restavano da saldare gli scatti di anzianità che né Lilia né io sapevamo stabilire a quanto corrispondessero. Quindi abbiamo deciso di rivolgerci al Caf (lei) ed alla commercialista (io). Ci sono stati dei problemi nel rintracciare la persona del Caf incaricata e questo ha prolungato i tempi, disguidi anche dovuti al difficile momento che stiamo vivendo. Oggi ci sarà un secondo incontro dopo quello di giovedì scorso proprio per definire la cifra.  Questi  confronti sono assolutamente normali quando si chiude consensualmente un rapporto di lavoro di anni.

Per quanto riguarda la mia ex collaboratrice parlamentare, da subito le ho manifestato i miei dubbi sul fatto che potesse sostenere un pendolarismo Lodi-Roma. Roberta mi ha sempre detto di volerlo fare ed io ho rispettato la sua volontà, essendo lei una donna appassionata di politica, seria e capace, determinata.

Poi dopo il lungo lockdown, ha chiesto di poter continuare a lavorare da casa, per ragioni legate alla famiglia e ad un problema di salute del figlio. Per cui, dopo esserci confrontate, tenendo conto che il suo ruolo e la sua presenza in ufficio erano importanti per tutto lo staff, abbiamo convenuto che le due esigenze non potevano incontrarsi e quindi ci siamo salutate con un abbraccio commosso. 

Roberta coordinava le attività di segreteria, preparava bozze di interrogazioni parlamentari e principalmente si occupava della mia agenda, incastrando le visite nei territori, gli impegni pubblici e istituzionali, con quelli di natura più privata. Un tipo di lavoro concordato con lei fin dall'inizio. Bisogna tener presente che quando le agende sono complesse non sempre si riesce da soli a comporre il quadro, specialmente quando non si ha la famiglia sul posto a cui far riferimento, come nel mio caso. Diventa complicato se non impossibile fare cose semplici come andare in farmacia o fare l’appuntamento per una visita medica. Per questo è capitato che mi sia anche rivolta a Roberta, come era negli accordi. 

Per tutte queste ragioni sono rimasta incredula e molto dispiaciuta a leggere di un malessere e di un malcontento che non mi sono mai stati esplicitati da Roberta.

Un’ultima cosa. La più importante. So di essere esigente sul lavoro, perché lo sono in primis con me stessa, e perché sento la responsabilità del ruolo, ma mai e poi mai ho voluto ferire la dignità dei miei collaboratori e delle mie collaboratrici.

Quindi, concludendo, di cosa sono accusata? Del ritardo, in tempi di Covid, nel fare i calcoli degli scatti di anzianità che non compete a me fare? Di aver chiesto alla mia collaboratrice di inserire in agenda anche i miei impegni privati, lavoro su cui a monte avevamo già un accordo? (Laura Boldrini, 25 marzo 2021)