domenica 19 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Fridays for Future: ascoltiamo la Scienza

Per contribuire alla cosiddetta Fase2, Fridays for Future Italia sta raccogliendo una serie di proposte concrete che saranno prsentate il 24 aprile, in occasione del primo #DigitalStrike mondiale. Ecco la loro lettera, sul tema due crisi, una soluzione:

Cara Italia, ascolta questo silenzio.
La nostra normalità è stata stravolta e ci siamo svegliati in un incubo. Ci ritroviamo chiusi nelle nostre case, isolati e angosciati, ad aspettare la fine di questa pandemia. 


Non sappiamo quando potremo tornare alla nostra vita, dai nostri cari, in aula o al lavoro. Peggio, non sappiamo se ci sarà ancora un lavoro ad attenderci, se le aziende sapranno rialzarsi, schiacciate dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra.
Forse avremmo potuto evitare questo disastro?
Molti studi sostengono che questa crisi sia connessa all’emergenza ecologica. La continua distruzione degli spazi naturali costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con noi. Sappiamo con certezza che questa sarà solo la prima di tante altre crisi - sanitarie, economiche o umanitarie - dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in una nuova epidemia. Siamo destinati a questo? 
E se invece avessimo una via d’uscita? Un’idea in grado di risolvere sia la crisi climatica sia la crisi economica?
Cara Italia, per questo ti scriviamo: la soluzione esiste già. L'uscita dalla crisi sanitaria dovrà essere il momento per ripartire, e la transizione ecologica sarà il cuore e il cervello di questa rinascita: il punto di partenza per una rivoluzione del nostro intero sistema. La sfida è ambiziosa, lo sappiamo, ma la posta in gioco è troppo alta per tirarsi indietro. Dobbiamo dare il via a un colossale, storico, piano di investimenti pubblici sostenibili che porterà benessere e lavoro per tutte e tutti e che ci restituirà finalmente un Futuro a cui ritornare, dopo il viaggio nell’oscurità di questa pandemia
Un futuro nel quale produrremo tutta la nostra energia da fonti rinnovabili e non avremo più bisogno di comprare petrolio, carbone e metano dall’estero. Nel quale smettendo di bruciare combustibili fossili, riconvertendo le aziende inquinanti e bonificando i nostri territori devastati potremo salvare le oltre 80.000 persone uccise ogni anno dall’inquinamento atmosferico. 
Immagina, cara Italia, le tue città verdi e libere dal traffico. Non perché saremo ancora costretti in casa, ma perché ci muoveremo grazie a un trasporto pubblico efficiente e accessibile a tutte e tutti. Con un grande piano nazionale rinnoveremo edifici pubblici e privati, abbattendo emissioni e bollette. Restituiremo dignità alle tue infinite bellezze, ai tuoi parchi e alle tue montagne. Potremo fare affidamento sull’aria, sull’acqua, e sui beni essenziali che i tuoi ecosistemi naturali, sani e integri, ci regalano. Produrremo il cibo per cui siamo famosi in tutto il mondo in maniera sostenibile. In questo modo creeremo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro ben retribuiti, in tutti i settori.
Questo Futuro è davvero possibile, cara Italia, ne siamo convinti. Per affrontare questa emergenza sanitaria stiamo finalmente ascoltando la scienza. Ed è proprio la scienza ad indicarci chiaramente la rotta da percorrere per sconfiggere la crisi climatica. Stavolta sappiamo quanto tempo ci rimane per agire: siamo già entrati nel decennio cruciale. 
Il momento del collasso dell’unico ecosistema in cui possiamo vivere, il superamento di 1,5°C di riscaldamento globale, già si staglia all'orizzonte. La folle curva di emissioni va capovolta già da quest'anno, e per sempre. Solo se ci riusciremo costruiremo un paese e un mondo più giusto, più equo per tutte e tutti, non a spese dei più deboli, ma di  quei pochi che sulla crisi climatica hanno costruito i loro profitti.
Siamo di fronte ad un bivio della tua storia, e non dovranno esserci miopi vincoli di bilancio o inique politiche di austerity che ti impediscano di realizzare questa svolta.
Cara Italia, tu puoi essere d’esempio. Puoi guidare l’Europa e il mondo sulla strada della riconversione ecologica.
Non a tutte le generazioni viene data la possibilità di cambiare davvero la storia e creare un mondo migliore - l’unico in cui la vita sia possibile
Questa è la nostra ultima occasione. Non possiamo permetterci di tornare al passato. Dobbiamo guardare avanti e preparare il nostro Ritorno al Futuro!


Contatti di riferimento : Filippo Sotgiu 339 339 0200 / Luca Sardo 334 867 8168 / Luigi Ferrieri Caputi 324 584 2840 / Laura Vallaro 345 444 5752 

con il supporto di:
Armaioli Nicola - Chimico, Dirigente di Ricerca presso CNR
Balzani Vincenzo - Chimico, Professore emerito presso l'Università di Bologna
Banfi Luca - Direttore dipartimento di Chimica Università di Genova
Barbante Carlo - Paleoclimatologo, Università Venezia
Barbera Filippo - Docente di sociologia economica, Università di Torino
Bardi Ugo - Docente di Chimica e Fisica, Università di Firenze
Bartoletti Antonella - medico, socio dell'ISDE e dei GUFI
Bartolini Stefano - Docente di Economia Politica, Università di Siena
Belligni Silvano - sociologo, Università degli Studi di Torino
Bellini Alberto - Coordinatore Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica, delegato KIC
Belosi Natale - Coordinatore tavolo tecnico scientifico dell'Ecoistituto di Faenza
Bergamini Giacomo - Prof. presso Dipartimento di Chimica dell'Università di Bologna
Bigano Andrea - Economista, scienziato del CMCC
Blanchard Guido - Dottore Forestale
Bonapace Elena - Economista, Italian Action Network
Bosetti Valentina - Docente di economia dell’ambiente
Budroni Marilena - Docente di Microbiologia Agraria, Uni Sassari 
Buizza Roberto - Docente di Fisica, Sant’Anna di Pisa
Cacciamani Carlo - fisico, dipartimento Protezione Civile Nazionale
Cagnoli Paolo - Resp. Osservatorio Energia Emilia Romagna, Docente di Energetica
Campanella Luigi - Docente di Chimica, già presidente Società Chimici Italiana
Caserini Stefano - Docente di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici, PoliMilano
Cassardo Claudio - Docente di fisica del clima, Università di Torino
Castellari Sergio - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Ceroni Paola - Chimica, Università di Bologna
Comanducci Paolo - Rettore dell’Università di Genova
Filpa Andrea - Aarchitetto, Università Roma Tre, Comitato scientifico WWF Italia
Fuzzi Sandro - Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima, CNR
Gagliasso Elena - Docente di Logica e Filosofia della scienza, La Sapienza
Gentilini Patrizia - Oncologa-ematologa, comitato scientifico ISDE - Medici per l’Ambiente
Giacomin Serena - Climatologa, presidente di Italian Climate Network
Giovannini Michele - Coordinatore Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna
Grosso Mario - Docente PoliMi, fond. Ass. Ingegneri per l’Ambiente e il Territorio
Gullino Maria Lodovica - Docente di Patologia vegetale e direttore del Centro Agroinnova
Guzzetti Luca - Docente di Scienze della Comunicazione, UniGe
Iannelli Marirosa - Presidente Water Grabbing Observatory
Lantschner Norbert - Fondatore di CasaClima, presidente di ClimAbita Foundation
Lombroso Luca - Meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale
Marletto Vittorio - Fisico, responsabile Osservatorio clima Arpae Emilia-Romagna
Palazzi Elisa - Docente di Fisica del clima e ricercatrice presso ISAC CNR
Papini Alessio - Docente di Biologia, Università di Firenze
Pasini Antonello - Ricercatore presso IIA CNR
Piombino Aldo - Docente di geologia
Poggiali Elisa - Ingegnera Ambiente e Territorio (in 100Esperte.it)
Poggio Alberto - Ricercatore in Sistemi per l’Energia, Politecnico di Torino
Riccobon Angela - Biologa, ISDE Forlì-Cesena
Ridolfi Ruggero - Oncologo Endocrinologo, Coord. ISDE (Medici per l'Ambiente) Forlì-Cesena
Rovelli Carlo - Fisico e saggista,
Ruggieri Gianluca - Docente di Tecnologie per la Sostenibilità, UniInsubria
Tartaglia Angelo - Docente di Ingegneria e Fisica, Università di Torino
Trecroci Carmine - Docente di Macroeconomia e Finanza, Università di Brescia
Vacchiano Giorgio - Ricercatore in gestione e pianificazione forestale, Università di Milano
Ventura Francesca - Docente di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, Presidente AIAM - Italian Association of AgroMeteorology
Venturi Margherita - Docente di Chimica, Università di Bologna

Lista in costante aggiornamento


sabato 18 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Pietro Omodeo sr.: ripartire al più presto ma per dove?

Ripartire al più presto, ma per dove? - scrive Pietro Omodeo
Ecco le sue opinioni e i dati con cui sostiene le sue esortazioni a una ripresa che non ci conduca dalla padella nella brace: 
Si sente dire alla televisione e si legge sui giornali: bisogna ripartire al più presto. L'impazienza, la vivacità delle esortazioni lasciano capire che sono tanti quelli che vorrebbero ripartire, anche prima che la pandemia sia stata messa sotto controllo.
Ripartire al più presto, ma per dove? Ripartire al più presto, ma in quale direzione?

In alcuni casi è chiaro che molti imprenditori vorrebbero incrementare i consumi per accrescere la produzione e permettere una vita di grande scialo quale quella che per vari decenni è stata vissuta nei paesi più industrializzati (i 6 Grandi, divenuti poi gli 8 Grandi, e poi i 10 Grandissimi). Per alcuni imprenditori ripartire al più presto vuol dire ripristinare l'antico, ritornare al vecchio, all'economia suicida. Parole grosse, può pensare qualcuno; ma non è così. Guardiamo alcune cifre: nel giro di pochi decenni il numero di animali domestici allevati sul pianeta per l'industria della carne ha superato i 24 miliardi di capi: Bovini: 1,3 miliardi - Suini: oltre 1,2 miliardi - Ovini: 1 miliardo. [Circa 200 milioni di capi sono oggetto di macellazione quotidiana].
Tutti questi capi di bestiame respirano producendo anidride carbonica (CO2) che i vegetali devono convertire in ossigeno (O2) e materiale organico. Va notato però che bovini ed ovini (ruminanti) immettono anche metano (CH4) nell'atmosfera, che nessuno e niente può intercettare, e che contribuisce ad aggravare l'effetto serra. I soli bovini emettono più di un terzo del metano, gas che riscalda l’atmosfera 20 volte più dell’anidride carbonica.
Di fronte a cifre di questa entità non c'è bisogno di riunire una commissione di esperti per dichiarare insostenibile lo sfruttamento che è stato instaurato nel pianeta nel nuovo millennio, e per trovare l'aggettivo più adatto per definire il tipo di economia che alcuni intendono continuare a perseguire nel dopo-pandemia.
L'accumulo di metano e anidride carbonica producono l'effetto serra responsabile del riscaldamento della superficie del pianeta. Questo riscaldamento incrementa di molte volte la violenza degli uragani, delle inondazioni e delle frane, nonché la velocità di scioglimento dei ghiacciai con conseguente innalzamento del livello degli oceani. Di simili guai siamo stati tutti testimoni, e talvolta vittime, negli ultimi anni.
Va aggiunto che il riscaldamento globale si estende anche alle masse d'acqua degli oceani, mettendo a rischio la sopravvivenza degli organismi che vi vivono. Va notato inoltre che l'aumento della anidride carbonica, superato un certo livello, nuoce all’efficienza della fotosintesi dei vegetali, che ne soffrono in misura diversa secondo la specie.
Questo vuol dire che nei paesi progrediti si debba consumare meno? Che si debba ritornare a un intollerabile clima di austerità?
Nei programmi governativi di molti paesi è stabilito che non si deve per nessun motivo tornare all'austerità. Ma è proprio vero? Esiste qualche modello di riduzione dei consumi, per i dieci Grandissimi industrializzati, che ci renderebbe più felici e sereni?
Siamo stati avvertiti da molti eventi catastrofici, dei quali la pandemia non è certamente l'ultimo, che sì, è necessario programmare la ripresa, ma tornando indietro: non di un paio di decenni ma di molti decenni o più ancora, tenendo ferme tuttavia alcune conquiste (la maggiore conoscenza scientifica, l'arricchimento in energia riciclabile, l'efficienza delle comunicazioni); puntando a un progresso in questa direzione per l'intera umanità e non dimenticando il progetto di raggiungere altri pianeti.
Tutto questo detto senza ira. L'ira e la furia saranno altrimenti quelle degli elementi: aria e acqua, terra e fuoco (e pandemie).
Pietro Omodeo Sr., Ripartire, ma per dove? 15/4/2020  

nel video che segue, una breve conversazione con Pietro Omodeo, che risale al 2010:



Per approfondire il tema dell'insostenibilità dell'industria della carne, vedi anche:
Cowspiracy ( < a questo link trovate il documentario integrale con sottotitoli in italiano).

Dopo un'intera vita dedicata agli studi sulla vita, e anche ora dopo aver superato la soglia dei 100 anni, Pietro Omodeo ancora mette a disposizione la sua esperienza e le sue conoscenze, restando attivo nella ricerca e nella divulgazione. Di seguito, un suo intervento sul tema della biodiversità:

venerdì 17 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Giulia Maria Crespi: con due proposte concrete

Nei giorni del coronavirus, tutti stiamo riflettendo sulle cause ma, soprattutto, sulle soluzioni, dice Giulia Maria Crespi; e va direttamente al punto proponendo, dalle pagine del Corriere, 2 azioni precise e concrete:
1. La prima è varare una riforma radicale della Pac, la politica agricola europea, e iniettare denaro fresco di donazione a sostegno del lavoro agricolo;
2. La seconda è approvare con urgenza la legge sul biologico ferma al Senato.
Perché? ecco per intero, di seguito, le sue argomentazioni:


È possibile, anzi probabile, che una delle cause di questa pandemia sia da ricercare nel rapporto tra Uomo e Madre Terra che ha perduto il proprio equilibrio e la propria natura. Questo a causa dei cambiamenti climatici, della deforestazione, della progressiva invasione delle città in aree naturali che fungono da «filtro», di una agricoltura troppo intensiva e forzata. Considerazioni che hanno portato studiosi e scienziati e persino papa Francesco [e non da ora.. ndr] a ritenere che proprio l’eccessiva interferenza delle attività umane nei delicati e perfetti equilibri della Natura ha permesso a un virus di trasferirsi nella nostra quotidianità. Tutte riflessioni che sono peraltro emerse da tempo, grazie ai giovani dei Friday for Future, ma anche ai 17 SDG 2030 delle Nazioni Unite e per fortuna anche a una certa economia che sempre più, almeno in alcuni ambiti, si sta orientando verso la circolarità e la sostenibilità ambientale e sociale. Insomma, stiamo finalmente imparando che è urgente e doveroso ricercare un nuovo e più rispettoso equilibrio con il Pianeta che ci ospita. In questa nuova «visione», una tra le attività economiche più importanti è l’agricoltura che, da elemento talvolta potenziale di criticità, può diventare, se sapremo ritrovare il necessario equilibrio, una grande opportunità di miglioramento della qualità ambientale e quindi di qualità della vita. Una agricoltura dunque «amica» dell’uomo, della salute e della terra che merita una ulteriore altra importante riflessione. Con l’epidemia è infatti a rischio il sistema agroalimentare. Nei secoli passati all’epidemia seguiva sempre la carestia, ma oggi abbiamo le condizioni per prevenirla. Possiamo agire iniziando con due misure sensate e urgenti. La prima è varare una riforma radicale della Pac, la politica agricola europea, e iniettare denaro fresco di donazione a sostegno del lavoro agricolo. La seconda è approvare con urgenza la legge sul biologico ferma al Senato, così da non lasciare in prima linea della crisi Covid 19 un comparto, senza una legge di settore.
La produzione agroalimentare è un bene indispensabile. Gli agricoltori affrontano una partita in cui è a rischio salute e lavoro. Basterebbe saltasse un anello del comparto agricolo, un trasportatore che si ferma, un trasformatore in quarantena, per bloccare raccolta e vendita, lavorazioni, semine, trapianti e perdere l’annata. Questo colpirebbe la popolazione, specie le fasce più deboli, e genererebbe un colpo grave per l’Ue, di cui l’Italia agricola è oggi asse portante. Perciò serve subito la riforma della Pac. L’Italia è il primo Paese agricolo Ue, avendo da anni il primato del valore aggiunto, ossia della ricchezza che si genera con l’agricoltura. Ha totalizzato, nel 2019, 31,9 miliardi di euro, rispetto al secondo, la Francia, che è fermo a 31 milioni, pur avendo il doppio degli ettari coltivati dell’Italia.
Con le migliori performance europee, l’Italia riceve però la cifra più bassa tra i Paesi agricoli dell’Unione. Si tratta di 5 miliardi, rispetto agli 8,2 della Francia, ai 6,7 della Germania, ai 5,7 della Spagna. Ne è causa il sistema di ripartizione dei fondi della Pac, che destina i finanziamenti soprattutto sugli ettari e favorisce la speculazione fondiaria.
Con il sostegno al reddito agricolo, il cui indicatore in Italia ha avuto una flessione del 2,7% solo nell’ultimo anno, valorizzeremmo la nostra manodopera. Passata l’emergenza toccherà proprio all’agricoltura assorbire parte della disoccupazione senza precedenti che si sarà generata.
Si tratta di centinaia di migliaia di posti di lavoro già pronti in Italia e di tanti altri a venire, ma devono essere qualificati, con alte competenze e giuste remunerazioni. Di questa strategia è esempio eccellente l’agricoltura biologica e biodinamica, di cui l’Italia è il primo esportatore (con gli Usa primo produttore), ma che opera da anni senza una legge. Il settore offre all’agricoltura un grande valore aggiunto e potrà fare la sua parte.
Il sistema biodinamico (con un fatturato di oltre 13.000 €/ettaro rispetto alla media italiana di 3.200) potrebbe essere un caso replicabile a vantaggio dell’agroalimentare italiano tutto. Ma la mancanza di una legge (il disegno di legge è fermo al Senato da 15 mesi) costringe infatti le imprese biologiche e biodinamiche a fare la loro parte, durante il Covid-19, con le mani legate. Il Senato, per dare un segnale di solidarietà, dovrebbe pertanto approvare in tempi brevi la legge sul biologico e biodinamico, già approvata alla Camera.
Qui elencati sono dati e fatti concreti; lasciamo dunque da parte, in questo momento tanto grave per tutti, ogni ideologia contraria e alternativa, rimandando futuri scambi di opinioni a tempi migliori.

giovedì 16 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Stefano Mancuso: ascoltare gli avvertimenti degli scienziati. Il nostro modello di sviluppo è irragionevolmente pericoloso

Scrive Stefano Mancuso che per capire da dove provengano e come si originino pandemie come la Covid 19 (acronimo di Corona Virus Disease 2019) e per scongiurare il rischio che il nostro futuro sia costellato di orribili sigle analoghe è urgente comprendere il legame stretto che esiste fra l'insorgenza di nuove epidemie e la riduzione della biodiversità del pianeta dovuta all'azione dell'uomo.


Ecco il suo testo completo:
La biodiversità - ossia la diversità a qualunque livello degli esseri viventi - è, infatti, uno dei fattori fondamentali da cui dipende la sopravvivenza e la prosperità della nostra specie. Maggiore è la ricchezza di biodiversità, migliori sono le nostre possibilità di sopravvivenza. Ora, che la biodiversità della Terra, a causa dell'opera dell'uomo, stia velocemente deteriorandosi è risaputo. Ma quanto velocemente, non è affatto chiaro. Nel 2014, un gruppo di ricerca coordinato da Stuart Pimm della Duke University stimò il normale tasso di estinzione sulla Terra, prima dell'apparizione dell'uomo, pari a 0,1 specie estinte per milione di specie per anno; il tasso odierno sarebbe 1.000 volte superiore, mentre i modelli per il prossimo futuro indicherebbero tassi di estinzione fino a 10.000 volte più alti. È un dato che non si fa fatica a definire apocalittico. A fine 2017, 15.364 scienziati di 184 paesi firmarono una dichiarazione dal titolo World Scientists' Warning to Humanity: A Second Notice [il primo avvertimento degli scienziati all'umanità, firmato da 1700 scienziati fra qui quasi tutti i premi Nobel per le Scienze, era invece del 1992; e, ovviamente inascoltato, avvisava che l'umanità è in rotta di collisione con il resto della vita sul pianeta; ndr], in cui si affermava: «Abbiamo scatenato un evento di estinzione di massa, il sesto in circa 540 milioni di anni, in cui molte forme di vita attuali potrebbero essere annientate o sulla via per l'estinzione entro la fine di questo secolo». È un segnale di pericolo che non possiamo ignorare. Ne abbiamo già ignorati molti e i risultati non sono stati buoni.
Si potrebbe essere tentati di ritenere che questo allarme non riguardi direttamente la conservazione della nostra civiltà e tantomeno la sopravvivenza della specie. Benché sia triste che il 12% di uccelli, il 23% di mammiferi, il 32% di anfibi e circa il 50% delle piante da fiore siano minacciate di estinzione, sono in molti a ritenere che questa carneficina non avrà alcuna conseguenza su noi umani. Una convinzione largamente condivisa a giudicare dalla assoluta irrilevanza che i dati sull'estinzione delle specie hanno sulle nostre decisioni, se paragonati ad altri indici quali il Pil, l'Euribor, il Nasdaq. Questi davvero ritenuti in grado di far crollare la nostra civiltà. 
Non voglio sminuire l'importanza dei dati economici, ma si tratta di scale d'importanza diverse. Apparirà chiaro anche ai più accaniti sostenitori del mercato, che senza le persone non esiste un mercato. Primum vivere
Scrive Rodolfo Dirzo, professore a Stanford ed esperto di interazione fra le specie: «I nostri dati indicano che la Terra sta vivendo un enorme episodio di declino ed estinzione, che avrà conseguenze negative a cascata sul funzionamento degli ecosistemi e sui servizi vitali necessari a sostenere la civilizzazione». Sono appunto queste «conseguenze negative a cascata» il motivo per cui dovremmo immediatamente correre ai ripari. L'annientamento biologico dovuto al nostro impatto sugli ecosistemi modifica, infatti, le relazioni nella rete degli esseri viventi. Un effetto domino, simile a quello che ha bloccato, oggi, le nostre economie. Perché esse siano prospere bisogna che i trasporti, i consumi, la produzione, la fornitura di materie prime, la comunicazione ecc. funzionino al meglio delle loro possibilità. Se un solo anello della catena si inceppa, tutto si ferma.
Ebbene, gli ecosistemi non sono certo meno complessi dei mercati. La modifica di un qualunque nodo della rete può portare a squilibri generali, non prevedibili. 
Prendiamo il caso delle malattie infettive
Per definizione le malattie comportano interazioni tra le specie: come minimo includono un ospite e un agente patogeno. Confidare nel fatto che i cambiamenti nella composizione dei nostri sistemi naturali non influenzi queste relazioni è, ovviamente, una vana speranza. In un documento del 2015, la Lancet Commission on planetary health ci ricordava come i cambiamenti ecologici siano la causa di un significativo aumento del numero di nuove malattie e del riemergere di altre. Le infezioni da hantavirus, da virus Nipah, Ebola, Marburg, la malattia di Chagas, la febbre gialla, solo per citarne un esiguo numero, sono state associate alla perdita di foreste primarie a seguito di operazioni di disboscamento, per lasciare spazio a nuove piantagioni o all'estrazione di minerali, petrolio e gas. Si ritiene che all'incirca la metà degli eventi globali di malattie infettive di origine zoonotica, registrati tra il 1940 e il 2005, siano la diretta conseguenza di cambiamenti nell'uso del suolo a favore di attività ad alto impatto che riducono drasticamente la biodiversità degli ecosistemi. Così, il più alto rischio per l'insorgenza di malattie zoonotiche infettive, ci ricorda sempre il Lancet, «si verifica in aree in cui la crescita della popolazione è elevata, lo sviluppo ecologicamente distruttivo e le popolazioni umane e animali sono sostanzialmente sovrapposte».

Ad oggi, non abbiamo ancora alcun vero modello che ci permetta di prevedere in modo accurato l'influenza dei cambiamenti ambientali ed ecosistemici sulle malattie. Sappiamo tuttavia, con certezza, che è la continua e crescente domanda di risorse la causa principale del consumo del suolo, della deforestazione e della perdita di biodiversità da cui dipende direttamente un aumento delle epidemie. Essere consapevoli del disastro che i nostri consumi stanno creando dovrebbe renderci tutti più attenti ai comportamenti individuali, ma anche critici verso un modello di sviluppo così irragionevolmente pericoloso.
Stefano Mancuso, da Repubblica del 15/4/2020

mercoledì 15 aprile 2020

Covid19 e media: riguardo alla lettera congiunta delle Associazioni del mondo zootecnico italiano

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo:
Oggetto: Lettera congiunta delle Associazioni del mondo zootecnico italiano 
Egregio Direttore della Rai, dott. Marcello Foa,  
Egregia Ministra delle Politiche Agricole e Forestali, on. Teresa Bellanova,  
in merito alla lettera in oggetto, pervenutaVi dalle associazioni della carne: scriviamo in rappresentanza di noi stessi, cittadine e cittadini (per alcuni interessanti solo come consumatori), per segnalare l’inaccettabile atteggiamento intimidatorio che sta prendendo piede, da parte di alcuni produttori del mondo zootecnico italiano, di attacco alle poche trasmissioni di inchiesta della televisione pubblica, che hanno illuminato il tema del collegamento fra il disastro ambientale planetario (a cui molto concorrono gli allevamenti intensivi) e l’epidemia di coronavirus; un attacco che inoltre avalla, negandola, la scarsa qualità di molti alimenti di origine animale.


Il settore agro-alimentare italiano legato alla zootecnia degli allevamenti intensivi ha grosse responsabilità nel continuare a far pervenire sugli scaffali e nei frigoriferi di negozi e supermercati alimenti e prodotti molto critici, non solo in termini di sicurezza e di qualità, ma anche di gravi ricadute ambientali che paghiamo tutti molto care. L’urgenza con cui ci appelliamo a Voi, sottolineando l’inaudita gravità di quanto denunciamo, è legata al fatto che puntare il dito contro i pochi giornalisti di inchiesta del servizio pubblico che, nel mezzo della più terribile pandemia dell’epoca contemporanea, rischiano personalmente per garantire a tutti corretta informazione, è pericolosissimo ed intollerabile
Parliamo di Sabrina Giannini (Indovina chi viene a cena), e Mario Tozzi (Sapiens), che rompono l’omertà su temi cruciali; ma anche di tutti gli altri lavoratori del mondo dell’informazione che sono raggiunti, potenzialmente, dalla stessa intimidazione, solo perché con profonda assunzione di responsabilità si mettono al servizio del Paese, dei cittadini e dei consumatori, per garantire, almeno su quanto si mette in tavola, corrette conoscenze
Se guardiamo alla programmazione di tutte le tv, rinveniamo una grandissima carenza di informazioni sull’inquinamento terrestre e sulla sua relazione con il Coronavirus. Sono state felici eccezioni le due trasmissioni citate che, fra le altre cose, hanno fatto luce su come gli allevamenti intensivi siano fra i grandi responsabili di deforestazione e inquinamento. Per il resto non si parla affatto della pericolosa associazione fra coronavirus e disastro ambientale (disastro a cui la scienza dimostra che concorrono in modo grave le modalità di produzione e consumo di carne). 
Non se ne parla mai su Tg e talk show, ma solamente, e troppo raramente, su programmi autorevoli di inchiesta o di approfondimento: nello specifico ci riferiamo appunto a “Sapiens” di Mario Tozzi e a “Indovina chi viene a cena”, con Sabrina Giannini. 
Il collegamento tra la pandemia in corso e le condizioni pericolose create dall’industria della carne, in particolare dai due gravi fenomeni interagenti degli allevamenti intensivi e dei wetmarket, deve essere chiarito ai telespettatori che - già confusi dall’attuale situazione - non devono essere tenuti all’oscuro delle implicazioni dei modelli alimentari
Alla luce delle intimidazioni già indirizzate a “Sapiens” e a “Indovina chi viene a cena”, abbiamo il fondato timore che le associazioni della carne, proseguendo nel loro strampalato sillogismo censorio, continueranno a fare pressioni indebite per impedire informazione scientificamente corretta, anche sul collegamento fra pandemia da Coronavirus e allevamenti intensivi
Il danno dell’ignoranza, aggiungendosi a tutte le conseguenze dell’attuale situazione emergenziale, potrebbe essere irreparabile per l’intera umanità che, già in ginocchio da mesi di lockdown, non sarebbe in grado di reggere una seconda pandemia causata dal comparire di nuovi virus, per via del cieco perseverare in pratiche non sostenibili.
Tali trasmissioni, animate da sincera dedizione alla professione giornalistica, sono le sole a supplire a una informazione carente, che sistematicamente ignora di indagare le cause della pandemia e quindi non concorre a prefigurare nessuna concreta via di uscita. 
Saturare i telespettatori con informazioni imprecise, frammentate e non contestualizzate, da cui si evince che la comparsa del virus sia un fatto misterioso e casuale, e che le sole problematiche di cui occuparsi siano sintomi o vaccini, non solo è sbagliato, ma è letalmente pericoloso perché minaccia la sopravvivenza stessa dell’umanità. E’ essenziale che la RAI, consapevole del fondamentale ruolo che il servizio pubblico riveste, in particolare in momenti come questo che stiamo vivendo, presti molta attenzione a quei messaggi che, al mero scopo di difendere interessi privatistici, discreditano il contributo scientifico e si oppongono a ogni riflessione sui necessari cambiamenti da attuare. 
Speriamo davvero che vorrete prendere in considerazione il nostro appello a garantire un’informazione approfondita, equa ed imparziale, che non si limiti a propinare improponibili soluzioni palliative; in quanto dovremmo tutti, compattamente, adoperarci per uscire da quelle insostenibili condizioni strutturali che sono il terreno stesso delle pandemie globali
Seguono firme
molte, molte firme

Aggiornamento del 27/4/2020: in Usa e in Canada molti allevamenti intensivi e aziende di packaging della carne costretti alla chiusura a causa delle condizioni che favoriscono i focolai di coronavirus. Altissimo il numero di contagiati fra i dipendenti.




sabato 11 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Jane Goodall: rispettare il mondo animale o ci saranno altre pandemie

Jane Goodall, in teleconferenza per la presentazione del nuovo documentario "Jane Goodall: The Hope", ha letteralmente implorato perché il mondo impari dagli errori del passato per prevenire disastri futuri e annunciati. Ecco le sue parole, in risposta a precise domande:
Qual è la tua visione su questa pandemia? è il nostro disprezzo per la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali con cui dovremmo condividere il pianeta che ha causato questa pandemia, che era stata prevista molto tempo fa

Perché mentre distruggiamo la foresta, ad esempio, le diverse specie di animali nella foresta sono costrette a una vicinanza e quindi le malattie vengono trasmesse da un animale a un altro, e quel secondo animale ha quindi maggiori probabilità di infettare gli esseri umani in quanto è costretto a stretto contatto con gli umani. Sono anche la caccia degli animali, venduti come cibo nei mercati in Africa o nei mercati di animali selvatici in Asia, in particolare in Cina, e gli allevamenti intensivi in cui ammassiamo crudelmente miliardi di animali in tutto il mondo. Sono queste le condizioni che creano un'opportunità, per i virus, di saltare dagli animali attraverso la barriera delle specie verso l'uomo.
Cosa possiamo fare per questi mercati degli animali? È davvero positivo che la Cina abbia chiuso i mercati di animali selvatici vivi con un divieto temporaneo; speriamo che possa essere reso permanente e che altri paesi asiatici seguiranno l'esempio. Ma in Africa sarà molto difficile smettere di vendere carne di animali della savana, perché sono tanti che si affidano a quello per il proprio sostentamento.
Bisognerà ragionare attentamente su come farlo, non si può semplicemente impedire a qualcuno di fare qualcosa se non ha assolutamente soldi per sostenere se stesso o la sua famiglia; ma almeno questa pandemia dovrebbe averci insegnarci qual è il tipo di cose da fare per impedire che ne arrivi un'altra.
Cosa possiamo sperare? Dobbiamo renderci conto di essere parte del mondo naturale, che dipendiamo da esso e che, mentre lo distruggiamo, in realtà stiamo rubando il futuro ai nostri figli. Spero che, a causa di questa risposta senza precedenti, le fermate che stanno avvenendo in tutto il mondo, più persone si sveglieranno e alla fine potranno iniziare a pensare a come possono vivere la propria vita in modo diverso. Tutti possono avere un impatto ogni singolo giorno. Se pensi alle conseguenze delle piccole scelte che fai: ciò che mangi, da dove viene, se ha causato crudeltà verso gli animali, se è prodotto da un'agricoltura intensiva (e per lo più lo è!), se è economico a causa della schiavitù di bambini; se ha danneggiato l'ambiente nella sua produzione, quante miglia ha percorso dalla sua provenienza.. se pensi che forse potresti camminare e non prendere la tua auto. Puoi anche considerare i modi in cui, forse, potresti aiutare ad alleviare la povertà, perché quando le persone sono troppo povere non possono fare queste scelte etiche. Devono solo fare tutto il possibile per sopravvivere - non possono mettere in discussione ciò che acquistano, ma per forza comprare ciò che è più economico, e finiscono per abbattere l'ultimo albero perché sono alla disperata ricerca di terreni su cui coltivare più cibo. 
Quindi si, ciò che possiamo fare nella nostra vita individuale dipende un po' da chi siamo, ma tutti possiamo fare la differenza, tutti possono.
Jane Goodall, 27/3/2020

Si, ma più di tutti possono coloro che sono chiamati, ora, a fare leggi, a impostare la cosiddetta ripresa: che ripresa? come? in che direzione? Servono contributi scientifici secondo una visione nuova, in grado di ribaltare il mondo precedente.
Nel video che segue, Jane Godall manda un messaggio alla popolazione cinese, duramente colpita dal Coronavirus, per mettere in guardia contro i pericoli di abitudini alimentari ed economiche come il traffico e la macellazione degli animali selvatici nei wetmarket:



vedi anche questa intervista su Independent: in cui Jane Goodall chiede il bando totale del traffico di specie selvatiche e di mettere fine a un periodo distruttivo e avido della storia umana.
Inoltre, di seguito,un appello sulle cause della pandemia e le lezioni che non possiamo trascurare:

giovedì 2 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. David Quammen: bisogna fidarsi degli scienziati e lasciare in pace gli animali; o altre pandemie si ripeteranno

David Quammen nel 2012, nel suo saggio "Spillover, l'evoluzione delle pandemie", preconizzava con precisione l'avvento di una grande pandemia a causa di un virus come Covid19. Ecco come risponde alle domande di Davide Piacenza e di Stella Levantesi sulla pandemia di oggi.


Davide Piacenza • Stava prevedendo il futuro, o era semplicemente ciò che la scienza si aspettava fin dall’inizio?
Il mio libro essenzialmente ha predetto, in misura piuttosto precisa, ciò che stiamo vedendo: ma non sono stato preveggente, mi sono limitato a riportare in una forma composita ciò che alcuni esperti molto affidabili mi avevano preannunciato. In buona sostanza ciò che si diceva era: The Next Big One, la prossima grande pandemia, sarebbe: 
1) stata causata da un virus zoonotico che 
2) viene da un animale selvatico, 
3) verosimilmente un pipistrello, 
4) probabilmente dopo essersi amplificato in un altro tipo di animale prima di passare agli esseri umani 
5) poiché gli umani sono venuti forzatamente a contatto con questi animali, 
6) molto probabilmente in un wet market 
7) magari situato in Cina, e che 
8) il nuovo virus si sarebbe rivelato particolarmente pericoloso se le persone contagiate gli avessero offerto un riparo, diffondendolo, prima di accusare alcun sintomo. 
Suona familiare?
• DP Il libro mette il lettore nei panni del virus, spiegando che le alterazioni ecologiche che gli esseri umani mettono in moto con frequenza sempre maggiore creano le condizioni perfette per il proliferare di nuovi virus. Quindi nei prossimi anni dovremo preoccuparci di sempre più epidemie come questa? Sì, dovremo davvero temere nuovi scoppi di epidemie virali, e sempre più crisi come questa. La cosa peggiore che può succedere con la malattia Covid-19 è che si diffonda fino a diventare una grave pandemia globale, infettando centinaia di milioni di persone e uccidendone milioni. La seconda peggior cosa che può succedere è che riusciamo a controllarla nei prossimi mesi, limitando con successo i danni e i sacrifici… e che quindi poi i politici e altri dicano okay, visto?, era un falso allarme, non è mai stato niente di che! e usino questa lettura sbagliata e compiaciuta come scusa per non arrivare preparati alla prossima epidemia.
Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che:
1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 
2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 
3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus e 
4) quando un virus effettua un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi. 
Quando un virus degli scimpanzé, per esempio, fa il salto per diventare un virus dell’uomo, ha aumentato enormemente il suo potenziale di successo evolutivo. Un esempio? Il virus che chiamiamo Hiv-1.
• DP Perché questi virus riescono a evolvere e ad adattarsi così rapidamente? C’è modo di fermarli? Certi gruppi di virus si adattano e cambiano molto più velocemente degli altri. I più rapidi fanno parte di un gruppo di famiglie di virus noto come virus Rna a singolo filamento. Significa che i loro genomi sono composti di un singolo filamento della molecola Rna, invece che il Dna, che è a doppio filamento. Un genoma Rna a singolo filamento commette molti più errori quando si copia mentre i virus si stanno replicando: e quegli errori, che si chiamano mutazioni, sono le materie prime dell’evoluzione per selezione naturale. Il vecchio meccanismo di Darwin. Quindi questi virus Ss-Rna, in costante mutamento e adattamento, sono più capaci di trasferirsi a nuovi ospiti, come gli esseri umani, e proliferare. E tra i più noti virus Rna a filamento singolo ci sono i coronavirus.
• DP In Italia abbiamo assistito a un dibattito acceso e prolungato sulle misure precauzionali prese dal governo: il 31 gennaio l’Italia ha deciso di chiudere il traffico aereo con la Cina; molti sostengono che avremmo dovuto piuttosto mettere in quarantena tutti coloro che tornavano dalla Cina. Crede che ciò avrebbe davvero potuto evitare tutto? E ora il nord del vostro paese è chiuso: una misura drastica e rischiosa che il mondo intero sta guardando con apprensione e supporto. Funzionerà? Arresterà la diffusione del virus? Non sono un esperto di salute pubblica, non rientra nel perimetro degli scopi della mia ricerca, perciò parlerò in modo cauto e modesto, scusandomi di non poter essere più certo. La mia ipotesi è che la chiusura di per sé, che sia utile o meno, non sarà sufficiente. È accompagnata da uno sforzo urgente che mira a tracciare i contagi e i loro contatti, isolare i casi in situazioni ospedaliere dedicate, incoraggiare la quarantena domiciliare di tutti i contatti dei casi sospetti, acquisire e produrre tutte le risorse (i kit per i test, le mascherine, altro equipaggiamento protettivo, anche conosciuto come Ppe) per proteggere gli operatori sanitari che vengono a contatto coi contagiati, e applicare queste misure di supporto anche in altre parti d’Italia? Se sì, allora forse il paese si salverà dal disastro e darà al mondo un esempio di grande valore. Io di certo lo spero.
• DP Queste epidemie scavano a fondo nelle nostre nozioni individuali del sé e dell’identità, in un certo senso dicendoci che siamo solo un altro ospite di questo pianeta.. per citare ancora il suo libro: “Le persone e i gorilla, i cavalli e i cefalofi e i maiali, le scimmie e gli scimpanzé e i pipistrelli e i virus. Siamo tutti sulla stessa barca”. Ma se lo siamo, come facciamo a scendere? Non possiamo uscire da questa situazione, da questo dilemma: siamo parte della natura, di una natura che esiste su questo pianeta e solo su questo. Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e più ci offriamo come loro ospite alternativo. Siamo troppi, 7,7 miliardi di persone, e consumiamo risorse in modo troppo affamato, a volte troppo avido, il che ci rende una specie di buco nero al centro della galassia: tutto è attirato verso di noi. Compresi i virus. Una soluzione sarebbe ridurre velocemente il grado delle nostre alterazioni dell’ambiente, e ridimensionare gradualmente la dimensione della nostra popolazione e la nostra domanda di risorse.
• DPIn buona sostanza la Covid-19 è una cosa che non conosciamo ancora abbastanza (..). Come pensa che i giornali e le istituzioni dovrebbero parlare alle persone? Come si distingue una buona comunicazione scientifica e mediatica durante un’epidemia? Le istituzioni e i governi dovrebbero fidarsi dei loro scienziati, specialmente dei loro migliori epidemiologi, e dei loro esperti di sanità pubblica di lungo corso, in modo da parlare onestamente alle persone. Non devono mettere il bavaglio, zittire o riformulare ciò che dicono quegli esperti per timori che riguardano l’andamento del mercato azionario o le loro possibilità di essere rieletti. Questo è stato il grande problema nel mio paese, gli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane. Abbiamo meravigliosi scienziati e funzionari della sanità pubblica molto saggi e misurati (ad esempio Anthony Fauci, per fare un nome prestigioso); queste sono le voci che il pubblico dovrebbe poter ascoltare, e sono certo che sia così anche in Italia. Poi, ovviamente, c’è un ruolo importante per i giornalisti e gli scrittori cauti, gente come te e me, Davide, che ascoltano la voce degli scienziati, leggono ciò che pubblicano sulle riviste scientifiche e traducono quelle materie complesse in un linguaggio chiaro e ordinario per il grande pubblico. Abbiamo l’enorme responsabilità di evitare sensazionalismi e romanzamenti col semplice intento di vendere più libri o giornali, e l’obbligo di presentare le nostre storie come costruite a partire da fatti solidi e verificabili.
David Quammen, 9/3/2020; intervistato da Davide Piacenza su Wired

• Stella Levantesi Come avviene lo «spillover»? questo termine indica quel momento in cui un virus passa dal suo «ospite» non umano (un animale) al primo «ospite» umano. Questo è lo spillover. Il primo ospite umano è il paziente zero. Le malattie infettive che seguono questo processo le chiamiamo zoonosi.
• SL in che modo la distruzione della biodiversità e l’interferenza dell’uomo nell’ambiente creano condizioni per la comparsa di nuovi virus come il coronavirus? Nei nostri ecosistemi si trovano molti tipi diversi di specie animali, piante, funghi, batteri e altre forme di diversità biologica, tutte creature cellulari. Un virus non è una creatura cellulare, è un tratto di materiale genetico all’interno di una capsula proteica e può riprodursi solo entrando all’interno di una creatura cellulare. Molte specie animali sono portatrici di forme di virus uniche. Ed eccoci qui come potenziale nuovo ospite; così i virus ci infettano. Così: quando noi umani interferiamo con i diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali, li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli in un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus.
Poi 7,7 miliardi di esseri umani sul pianeta volano in aereo in ogni direzione, trasportano cibo e altri materiali, e se questi virus si evolvono in modo da potersi trasmettere da un essere umano all’altro, allora hanno vinto la lotteria. Questa è la causa alla radice dello spillover, del problema delle zoonosi che diventano pandemie globali.
• SL La distinzione tra zoonosi e non zoonosi aiuta in qualche modo a spiegare perché l’uomo ha sconfitto certe malattie e non altre? In altre parole, è più difficile “curare” le zoonosi? E se sì, perché? Sì, è così. Il 60% delle malattie infettive umane sono zoonosi, cioè il virus è stato trasmesso da un animale in tempi relativamente recenti. L’altro 40% delle malattie infettive proviene da altro, da virus o altri agenti patogeni che si sono lentamente evoluti nel tempo insieme all’uomo. Quindi possiamo sradicare le non zoonosi, il cui virus si è adattato solo a noi e non vive in altri animali. Il caso più famoso è il vaiolo, che abbiamo sradicato e ora esiste solo nei laboratori e non circola nella popolazione umana. Siamo riusciti a farlo perché il vaiolo non vive anche negli animali. Se il vaiolo vivesse in un pipistrello o in una specie di scimmia, allora non potremmo liberarcene nella popolazione umana se non ce ne liberassimo anche in quell’animale; dovremmo uccidere tutti quei pipistrelli o curare anche loro dal vaiolo. Ecco perché possiamo sradicare una malattia come il vaiolo ed è per questo che alla fine non potremo mai sradicare una zoonosi, a meno che non uccidiamo gli animali in cui vive.
• SL Quindi, se un virus ci arriva dai pipistrelli, qual è la soluzione? Dovremmo uccidere tutti i pipistrelli? No, la soluzione è lasciare i pipistrelli in pace, perché i nostri ecosistemi hanno bisogno dei pipistrelli. 
• SL Riguardo ai pipistrelli, il fatto che siano mammiferi come gli esseri umani rende più facile la trasmissione del virus da loro a noi? È proprio perché siamo entrambi mammiferi che lo «spillover» è più probabile? Sì, è così. Molti dei virus che hanno causato le zoonosi negli ultimi 60 anni hanno trovato il loro ospite nei pipistrelli. Sono mammiferi come noi e i virus che si adattano a loro hanno più probabilità di adattarsi a noi rispetto a un virus che è in un rettile o in una pianta, per esempio. La seconda ragione è che i pipistrelli rappresentano un quarto di tutte le specie di mammiferi sul pianeta, il 25%. È naturale, quindi, che sembrino sovra rappresentati come fonti di virus per l’uomo. Ci sono un altro paio di cose oltre a questo che rendono i pipistrelli ospiti più probabili, vivono a lungo e tendono a rintanarsi in enormi aggregazioni. In una grotta, potrebbero esserci anche 60.000 pipistrelli e questa è una circostanza favorevole per far circolare i virus. Un’altra cosa gli scienziati hanno scoperto da poco: il sistema immunitario dei pipistrelli è più tollerante ad «estraneità» presenti nel loro organismo rispetto ad altri sistemi immunitari.
• SL Se le epidemie della storia non sono indipendenti l’una dall’altra ma, in qualche modo, sono collegate e ricorrenti, dove vanno a finire i virus quando non presentano una minaccia diretta agli esseri umani?  Questa epidemia è talmente diffusa che potrebbe non scomparire del tutto, ma provo a fare un esempio diverso: l’Ebola nel 2014 in Africa occidentale. Non conosciamo ancora l’ospite con certezza ma sospettiamo si tratti di pipistrelli. Si scatena un’epidemia che uccide migliaia di persone, medici e scienziati rispondono alla minaccia e finalmente rallentano l’epidemia che poi sparisce. Dove va a finire il virus? Se ne va? No, è ancora nell’ospite. I virus non tornano dall’essere umano all’ospite ma il virus continua a risiedere nell’ospite. E questo è ciò che accade con la maggior parte di queste epidemie. Arrivano, colpiscono gli esseri umani, le persone soffrono, muoiono, gli esperti sanitari rispondono, l’epidemia viene messa sotto controllo, l’epidemia scompare e poi passano diversi anni prima che si ripeta. Dov’è il virus nel frattempo? È nell’ospite.
• SL C’è una correlazione tra l’aumento del tasso di inquinamento in alcune zone e un impatto più forte del virus sulla popolazione di quella zona? Sì, penso che ci possa essere una correlazione tra l’inquinamento dell’aria e i danni alle vie respiratorie delle persone e quindi la loro suscettibilità a questo particolare virus. Credo che questa sia una domanda importante. (...) 
• SL Un altro aspetto è che i sintomi arrivano più tardi del contagio. Questo può rendere il Covid-19 più pericolosa di altre malattie che mostrano i sintomi prima? Sì, la rende più pericolosa. Credo di aver scritto in Spillover che siamo stati fortunati con la Sars perché era un virus molto pericoloso: si diffondeva facilmente da un essere umano all’altro e aveva un alto tasso di mortalità, quasi il 10%, eppure, sarebbe stato peggio se le persone fossero state contagiose ancor prima di manifestare i sintomi. E ho scritto: «Dio non voglia che avremo a che fare con un virus grave come la Sars che si diffonde dalle persone prima che si vedano i sintomi». In questo momento abbiamo esattamente questo caso di virus. Dicono che quando un proiettile ti colpisce non senti mai il colpo, perché il proiettile arriva prima e poi il suono arriva dopo. Questo virus funziona così.
• SL la disinformazione scientifica che riguarda il coronavirus ha molti punti di contatto con le dinamiche della disinformazione climatica. Qual è la sua opinione, e quanto è importante affrontare la disinformazione scientifica? È estremamente importante affrontare la disinformazione scientifica. C’è sicuramente una sovrapposizione rispetto al cambiamento climatico. Ci sono persone che sono impazienti, arrabbiate e poco informate. Ricevono notizie da fonti inaffidabili e hanno appetito per una forma negativa di eccitazione. Hanno più interesse per le cospirazioni che per la scienza. La disinformazione si diffonde facilmente.
• SL Dov’è la soglia limite tra l’offerta di notizie accurate, credibili, trasparenti e accessibili a tutti e il bombardamento continuo di “notizie” sul virus? Esiste un limite e l'informazione può essere troppa. Viviamo in un mondo dove i media sono attivi 24 ore su 24 e vogliono (..) che la gente consulti la loro piattaforma perché hanno qualcosa un minuto prima di un’altra. È un tipo di competizione che non fa bene a nessuno (...) noi, come consumatori di notizie, dobbiamo resistere all’ossessione di sapere l’ultimo dato, l’ultimo caso, l’ultima notizia dell’ultima ora (...) abbiamo bisogno di una copertura sul coronavirus che approfondisca le cause e gli effetti, ma anche di storie che non riguardino il coronavirus (..).
• SL Che ruolo ha il sentimento di paura nelle dinamiche di comportamento collettivo durante una pandemia? La paura è umana ed è naturale. Ma non è utile. Dobbiamo imparare di più su questo virus e prendere misure adeguate per controllarlo. Dobbiamo stare attenti, poi, che l’allontanamento sociale e l’autoisolamento non portino all’allontanamento emotivo e non cominciamo a vedere l’altro come una minaccia o un nemico. Quindi distanza sociale sì, ma con una connessione emotiva.
• SL Cosa possiamo imparare da questa pandemia? Prima di tutto che le zoonosi possono essere molto pericolose e costose e dobbiamo essere preparati nell’affrontarle. Dobbiamo spendere molte risorse e molta attenzione nella preparazione (... delle cure, ndr). Studiare piani di emergenza a livello locale, regionale, nazionale e tutto questo costa denaro. L’altra cosa che dobbiamo imparare è che il modo in cui viviamo su questo pianeta ha delle conseguenze, delle conseguenze negative. Noi dominiamo questo pianeta come nessun’altra specie ha mai fatto. Ma ci sono conseguenze e alcune prendono la forma di una pandemia da coronavirus. Non è una cosa che ci è capitata. È il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Tutti ne siamo responsabili.
• SL come vede il mondo dopo il coronavirus? Cosa pensa che cambierà per le società e per la vita delle persone? Spero che alla fine anche persone come Donald Trump imparino a prendere sul serio queste cose. Dobbiamo fare degli aggiustamenti. Potrebbe essere che inizieremo a ridurre il nostro impatto in termini di clima, di tutti i combustibili fossili che bruciamo, in termini di distruzione della diversità biologica, di invasione dei diversi ecosistemi. Forse cominceremo ad avere un passo più attento e più leggero su questo pianeta. Questo è quello che spero, ed è l’unico bene che può venire da questa esperienza.
David Quammen, 24/3/2020; intervistato da Stella Levantesi su Il Manifesto

e, nel video che segue, intervistato da Fabio Fazio: