giovedì 20 maggio 2021

La senatrice Elena Cattaneo ridicolizza l'agricoltura biodinamica: risponde Carlo Triarico

In Parlamento era ferma da anni una proposta di legge per cui Giulia Maria Crespi ha combattuto fino all'ultimo; senza purtroppo fare in tempo a vederla approvata (cosa appena avvenuta); una legge necessaria, per un'agricoltura sostenibile in alternativa al disastro ambientale e di salute causato dalle coltivazioni intensive che letteralmente stanno avvelenando il Pianeta. Ma ora questa legge è in pericolo sotto attacchi pretestuosamente "scientifici" contro l'agricoltura biodinamica.

Al contrario della Crespi, la senatrice Elena Cattaneo, benché sia un'autorevole studiosa impegnata per l'innovazione, sembra combattere assiduamente per scongiurare ogni progresso proprio in direzione dell'agricoltura biologica (secondo lei "favola bella e impossibile") e biodinamica, di cui è ferrea nemica; promotrice invece di OGM e glifosato. Le ultime dichiarazioni della Cattaneo ieri, a sostegno dei suoi emendamenti, sconcertano chi abbia esperienza di agricoltura biodinamica (ma lei, che pure è esperta in tante cose, non è fra questi). Purtroppo Giulia Maria Crespi non è più qui per poterle rispondere, cosa che certamente avrebbe fatto puntualmente  portando ad esempio anche la sua lunga ed eccezionale esperienza imprenditoriale e la Zelata. Alle sue argomentazioni (che ridicolizzano l'agricoltura biodinamica come "magia") e proposte di emendamenti risponde Carlo Triarico, il quale si augura che queste precisazioni potranno contribuire a informare i parlamentari rispetto alle comunicazioni non veritiere della senatrice Cattaneo e magari difendere agricoltori per bene del nostro paese:

1. Riferimenti normativi e tradizione 

Al fine di identificare l’agricoltura biodinamica, oltre ad affermare che è un metodo interno all’agricoltura biologica, bisogna indicare le sue peculiarità e caratteristiche distintive. È importante comprendere, nella definizione, non solo l’uso dei preparati (del resto previsti dagli stessi regolamenti UE della bioagricoltura), ma anche e sopratutto i disciplinari affermatisi da lunga tradizione di applicazione che caratterizzano la gestione aziendale agro-ecologica a ciclo chiuso. È fondamentale il richiamo alla tradizione del metodo a ciclo chiuso, metodoche ha ormai un secolo di applicazione. Non basta certo fare agricoltura biologica e aggiungere i preparati per fare agricoltura biodinamica. Occorre necessariamente assicurare l’assetto agro-ecologico aziendale tramite il ciclo chiuso, una percentuale di SAU destinata alla biodiversità e il rispetto del rapporto concimazioni – rotazioni, con l’obbligo della presenza animale per l’approvvigionamento delle sostanze concimanti, che vanno maturate in situ. 

Anche per questo il prestigioso rapporto Green Italy 2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere definisce l’agricoltura biodinamica “il fiore all’occhiello della sostenibilità”. Questo aspetto è distintivo, insieme all’obbligo di uso dei preparati. 

La biodinamica è definita e aggiornata nei principi e nelle pratiche, dal 1924, attraverso gli indirizzi della Freie Hochschule für Geisteswissenschaft am Goetheanum, Sektion für Landwirtschaft. Il richiamo necessario alla tradizione di applicazione è coerente con la normativa UE (Reg. 848/2018) che, in tema di biodinamica, richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l’agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come “Agricoltura biodinamica” e come tale la cita affianco alle altre due: l’agricoltura convenzionale e l’agricoltura biologica. 

Cfr. a proposito il D. M. 18354, 27 novembre 2009, art. 3, comma 5 “Disposizioni per particolari prodotti utilizzati in agricoltura biologica, biodinamica e convenzionale” (nell’Allegato 1. 5 include i “preparati biodinamici”). 

Dalla prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti UE in materia di bioagricoltura includono l’agricoltura biodinamica. 

Si veda il Reg .Cee 2092/91, All. 1. 2. B, dove le preparazioni biodinamiche sono definite “appropriate” per l’attivazione del compost. Il successivo e vigente Regolamento UE 834/07 conferma ciò all’articolo 1, comma 2, lettera C e negli allegati. 

Infine, il nuovo Regolamento UE in materia di bioagricoltura, n. 848, approvato il 30 maggio 2018 e in vigore dal 1 gennaio 2021, conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce esplicitamente l’Agricoltura biodinamica dentro l’agricoltura biologica. 

Nomina esplicitamente di Agricoltura biodinamica e all’articolo 3, “Definizioni”, definisce le sostanze “tradizionalmente utilizzate in agricoltura biodinamica” e include i preparati biodinamici nell’elenco delle sostanze dell’agricoltura biologica (Allegato 2). 

Rilevante il riferimento alla “tradizione”, un termine dalla valenza peculiare in diritto, che ha pregio in chiave di diritto consuetudinario, che il legislatore europeo ha inteso riconoscere. 

Nel Convegno “Innovazione e ricerca. Alleanzeper l’Agroecologia” (Milano, Politecnico, 24 novembre 2018), il prof. Filippo Briguglio, docente di Fondamenti di diritto europeo all’Università di Bologna, comparando la normativa dichiarava: “La normativa fa dei prodotti biodinamici prodotti biologici ed evidenzia la stretta correlazione fra biologico e biodinamico”. Tale condizione è stata recepita correttamente nell’articolo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” approvata alla Camera e calendarizzata in discussione al Senato; nell’articolo è anche presente lo specifico riferimento ai disciplinari.  

2. Letteratura scientifica sulla biodinamica 

La review delle pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica su riviste scientifiche soggette a referaggio, pubblicata per la Cambridge University press nel 2009 [Renewable Agriculture and Food Systems: 24(2); 146–15], evidenzia la consistenza della ricerca scientifica in agricoltura biodinamica al 2009: “una buona parte dei risultati della ricerca (...) dimostra gli effetti dei preparati BD sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità”. La più recente review sul tema (2018) ha esaminato 147 pubblicazioni su riviste scientifiche sottoposte a peer review evidenziando i risultati positivi emersi dall’analisi della letteratura. [Cfr. Maresca A. (2018), Agricoltura biodinamica sotto lalente, Terra e Vita, 2018]. In questa il prof. Gaio Cesare Pacini, docentedi Ecologia Agraria all’Università di Firenze, commenta la sua Review su 147 studi su riviste a impact factor e pur evidenziando il bisogno di moltiplicare le ricerche sull’argomento per trarre giudizi consolidati, conclude: 

“I sistemi biodinamici hanno dimostrato di avere il potenziale per essere superiori, in date condizioni, sia ai sistemi convenzionali che ai sistemi biologici per quanto riguarda la stabilità degli aggregati del suolo, il pH, la formazione di sostanza organica stabile, il calcio, la biomassa microbica e della fauna; I preparati biodinamici hanno, in determinate circostanze, un impatto positivo sulla biodiversità; I sistemi biodinamici hanno un impatto positivo sull’utilizzo e l’efficienza dell’energia; Allo stato attuale dell’arte nessuno è stato capace di rivelare quale principio scientifico sia alla base del funzionamento dei preparati biodinamici, né di dimostrare la loro supposta inconsistenza scientifica”.  

3. Istituzioni scientifiche 

Rudolf Steiner, il fondatore dell’agricoltura biodinamica, studiò chimica presso il Politecnico di Vienna e conseguì il dottorato di ricerca in Filosofia a indirizzo epistemologico. Ebbe prestigiosi incarichi accademici, formulò una rigorosa teoria epistemologica (l’Empirismo razionale), fu fondatore della corrente di pensiero denominata Geisteswissenschaft (scienza dello spirito) e fu uno dei padri della Fenomenologia, insieme a Husserl, suo collega a Vienna. A sviluppare sperimentalmente la biodinamica furono i più celebri scienziati, docenti universitari, allievi di Steiner: il chimico, laurea honoris causa in Medicina e professore di Scienza della nutrizione, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko. 

La prima formalizzazione matematica dei principi che sono alla base della biodinamica fu di un altro allievo di Steiner, il matematico George Adams, poi laurea ad honorem in Chimica a Cambridge. Questi i principali istituti scientifici e università dove si ricerca e si insegna la biodinamica: in Olanda l’Università di Wageningen e il Louis Bolk Instituut, sorto nel 1976 a Driebergen. In Germania in tutte le facoltà di agraria viene introdotta la biodinamica e in particolare si insegna nell’Università di Kassel, nell’Università di Bonn e nell’Università di Hohenheim. Quest’ultima ha anche la sua propria azienda agricola (denominata “Klein Hohenheim") dedicata alla ricerca in biodinamica. In Svizzera segnaliamo la Sezione di Scienze Naturali, la Sezione di Agricoltura e il Forschungsinstitut am Goetheanum, a Dornach, Basilea, in attività dai primi anni Venti del Novecento. Nello stesso paese ha sede il FiBL -Forschungsinstitut für biologischen Landbau. In Germania ricordiamo anche il Forschungsring für Biologisch-Dynamische Wirtschaftsweise, istituto operante dal 1950 a Darmstadt e poi il Forschung & Züchtung Dottenfelderhof, operante dalla fine degli anni Cinquanta a Bad Vilbel, Francoforte e sempre nell’Università di Kassel risiede un centro di ricerca per la biodinamica. In Svezia vi è il Biodynamic Research Institute a Ierna, sorto dalle ricerche dei primi anni Cinquanta e affiliato alla Rudolf Steiner University. Nel Regno Unito vi è l’Università di Conventry. Il Biodynamisk Forskningsforening, ente di ricerca riconosciuto dallo Stato, sorto nel 1997, opera in Danimarca. Il Bio-dynamic Research Institute, fondato in Australia nel 1952, è riconosciuto dallo Stato. In Egitto il corso di laurea in agricoltura biodinamica ha sede nella Heliopolis University, presso il Centro Sekem, fondato negli anni Settanta. Il Michael Fields Agricultural Institute, svolge ricerca in biodinamica negli Stati Uniti, paese dove la ricerca fu avviata fin dagli anni Trenta e dove sono operanti il Josephine Porter Institute e il RodaleInstitute. Dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network. Esso federa diversi centri di ricerca operanti sulla biodinamica in tutto il mondo.  

4. Metodo agricolo e certificazioni 

La biodinamica è una pratica agricola definita da lunga tradizione di applicazione in tutti i continenti, libera e non soggetta a nessuna restrizione o brevetto e non consiste in una certificazione privata. La certificazione volontaria Demeter ha il fine di garantire in modo trasparente al consumatore l’applicazione del metodo agro ecologico a ciclo chiuso. Possono pertanto fregiarsi di un marchio collettivo degli agricoltori che, garantendo il rigoroso rispetto dell’applicazione della qualità della biodinamica, è molto apprezzato in Centro e Nord Europa. La Demeter Italia è un’associazione non lucrativa di agricoltori italiani fondata nel 1984 per tutelare i frutti del lavoro agricolo e la trasparenza ai consumatori, fine nobile di un’agricoltura certificata. È una di quelle organizzazioni tipo, che la Dichiarazione ONU dei diritti degli agricoltori, indica quale presidio che gli Stati si impegnano a sostenere, per garantire i diritti contadini (art. 10 e 16). 

Come è noto, esistono molte aziende, consorzi, OP di agricoltori che applicano ai loro campi la biodinamica, nel rispetto dei regolamenti europei. Fondamentale per distinguere l’azienda biodinamica, insieme all’obbligo di uso dei preparati, è la tradizionale applicazione del metodo, che comporta la realizzazione di un’azienda agroecologica a ciclo chiuso in cui è rispettato il rapporto rotazioni – presenza animale – origine e trattamento in situ dei concimi.

L’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, con circa 1.000 soci, esiste in Italia da prima di Demeter Italia (dal 1947) e tutte le organizzazioni che hanno nel nome “biodinamica” (Federbio Federazione Italiana dell’agricoltura biologica e biodinamica; FIRAB Fondazione per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica ecc), agiscono liberamente e sono indipendenti dalla Demeter. È una condizione giuridica chiara e come tale è stata rappresentata correttamentein sede UE e recepita correttamente, nell’articolo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per latutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola,agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, coerentemente con la giurisprudenza comunitaria in esso richiamata.  

5. Valenza economico produttiva dell’Agricoltura biodinamica 

La valutazione dell’impatto economico produttivo dell’Agricoltura biodinamica è rappresentato nel Bioreport 2017 - 2018 di Rete Rurale Nazionale del MIPAAFT (Ministero per le Politiche Agricole): questo rapporto annuale sullo stato dell’Agricoltura biologica include il capitolo 11 dedicato all’Agricoltura biodinamica, ove è fotografato un quadro molto chiaro.

Le aziende biologiche che in Italia applicano l’agricoltura biodinamica sono individuate in 4.500 (dato coincidente con quello già emerso da una precedente analisi di Coldiretti, del maggio 2018). Il campione delle aziende biologiche certificate biodinamiche è di 419 realtà. Gli studi econometrici del Bioreport forniscono dati chiari sul valore dell’agricoltura biodinamica, che si attesta come modello di produzione agricola da reddito di alto pregio

I dati comparativi del Bioreport 2018 hanno evidenziato i seguenti dati medi di reddito per ettaro:

Agricoltura italiana (generale):              3.207 €/ettaro.

Agricoltura biodinamica italiana:        13.309 €/ettaro. 

Il dato, che posiziona le produzioni biodinamiche tra le colture a più alto reddito, è coerente coi dati generali delle colture considerate tali (la viticoltura da vino, per esempio, si attesta in Italia intorno ai 17.000 €/ettaro). 

Testimonia inoltre che le aziende biodinamiche sono indirizzate su colture di qualità, fortemente remunerative e pertanto costituiscono un modello con carattere di esemplarità di un’agricoltura italiana che, con una limitata disponibilità di SAU, vuole essere vocata alla qualità e all’alta remunerazione per ettaro.

Carlo Triarico (Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica), 20 maggio 2021


Per maggiore informazione riportiamo qui, inoltre, la replica fatta da Michele Serra nel 2018, a un altro attacco mosso dalla senatrice Cattaneo all'agricoltura biologica, seguito da un botta e risposta fra i due, e da ulteriore risposta finale di Cattaneo: una lettera francamente sprezzante, non scevra da attacchi personalistici a Serra stesso, che per quanto lunghissima e puntigliosa non fa che ribadire assiomi da altri punti di vista completamente contestabili, in modo che, mentre sembra confermare l'atteggiamento ideologico adombrato dal giornalista nel suo approfondimento, fa anche pensare che la senatrice non sia "ignorante" dell'argomento, ma abbia semplicemente fatto una scelta di campo: quella dell'agricoltura industriale, i cui interessi però non coincidono con quelli della popolazione.





sabato 27 marzo 2021

Donne contro Boldrini? Oppure no: #donneconBoldrini, almeno fino a prova contraria

Scrive Laura Boldrini: su alcuni giornali troverete la mia replica, anche attraverso interviste, su una vicenda che mi ha lasciata esterrefatta e addolorata. Una vicenda cavalcata da una certa stampa per cui, stando ai loro titoli, sarei maschilista, padrona e addirittura aguzzina. Non solo "certa stampa", ma in primis una donna e (secondo noi anche brava giornalista), Selvaggia Lucarelli, si è scagliata senza esitazioni contro Laura Boldrini, scatenando le orde (oltre che di una certa stampa) di tanti entusiasti accusatori. Ma siamo sicure e sicuri che la cosa sia andata esattamente come è stata presentata? No: francamente noi non lo siamo affatto. Ci dispiace ma per ora preferiamo stare fra coloro che si tengono nettamente fuori da questa ondata di sdegno. Che assomiglia tanto a quella che distrusse Josefa Idem. Che si, fu spazzata via proprio mentre stava per avviare uno straordinario lavoro. Un ottimo lavoro che dopo di lei fu lasciato cadere (il tutto per un putiferio sollevato su una cosa ingigantita, che fosse accaduta a un uomo non avrebbe costretto alle dimissioni nessuno). 

Prima certi fatti vanno approfonditi e chiariti; invece qui, al momento, le sole cose chiare sono quanto resti popolare lo sport di dare addosso alle donne e quanto Boldrini si sia impegnata per le donne e per i diritti di tutti.


Quindi, fino a quando le querelanti non avranno querelato e dimostrato, ci atterremo a una storia che parla da sola; quella di una donna che può starvi antipatica, ma che ha sempre dimostrato di impegnarsi per i diritti onestamente. E in merito diamo spazio a quanto spiega Boldrini stessa:

Come dichiarato nelle diverse interviste, con Lilia, la mia ex collaboratrice domestica, non c'è alcun contenzioso, alcuna vertenza, alcun conflitto. A maggio mi ha detto che non poteva venire a lavorare di sabato, come le avevo chiesto, ed abbiamo deciso di sospendere il rapporto professionale. Lo abbiamo fatto in assoluta serenità. Ho pagato ogni anno il TFR, essendo ovviamente un rapporto regolare. Restavano da saldare gli scatti di anzianità che né Lilia né io sapevamo stabilire a quanto corrispondessero. Quindi abbiamo deciso di rivolgerci al Caf (lei) ed alla commercialista (io). Ci sono stati dei problemi nel rintracciare la persona del Caf incaricata e questo ha prolungato i tempi, disguidi anche dovuti al difficile momento che stiamo vivendo. Oggi ci sarà un secondo incontro dopo quello di giovedì scorso proprio per definire la cifra.  Questi  confronti sono assolutamente normali quando si chiude consensualmente un rapporto di lavoro di anni.

Per quanto riguarda la mia ex collaboratrice parlamentare, da subito le ho manifestato i miei dubbi sul fatto che potesse sostenere un pendolarismo Lodi-Roma. Roberta mi ha sempre detto di volerlo fare ed io ho rispettato la sua volontà, essendo lei una donna appassionata di politica, seria e capace, determinata.

Poi dopo il lungo lockdown, ha chiesto di poter continuare a lavorare da casa, per ragioni legate alla famiglia e ad un problema di salute del figlio. Per cui, dopo esserci confrontate, tenendo conto che il suo ruolo e la sua presenza in ufficio erano importanti per tutto lo staff, abbiamo convenuto che le due esigenze non potevano incontrarsi e quindi ci siamo salutate con un abbraccio commosso. 

Roberta coordinava le attività di segreteria, preparava bozze di interrogazioni parlamentari e principalmente si occupava della mia agenda, incastrando le visite nei territori, gli impegni pubblici e istituzionali, con quelli di natura più privata. Un tipo di lavoro concordato con lei fin dall'inizio. Bisogna tener presente che quando le agende sono complesse non sempre si riesce da soli a comporre il quadro, specialmente quando non si ha la famiglia sul posto a cui far riferimento, come nel mio caso. Diventa complicato se non impossibile fare cose semplici come andare in farmacia o fare l’appuntamento per una visita medica. Per questo è capitato che mi sia anche rivolta a Roberta, come era negli accordi. 

Per tutte queste ragioni sono rimasta incredula e molto dispiaciuta a leggere di un malessere e di un malcontento che non mi sono mai stati esplicitati da Roberta.

Un’ultima cosa. La più importante. So di essere esigente sul lavoro, perché lo sono in primis con me stessa, e perché sento la responsabilità del ruolo, ma mai e poi mai ho voluto ferire la dignità dei miei collaboratori e delle mie collaboratrici.

Quindi, concludendo, di cosa sono accusata? Del ritardo, in tempi di Covid, nel fare i calcoli degli scatti di anzianità che non compete a me fare? Di aver chiesto alla mia collaboratrice di inserire in agenda anche i miei impegni privati, lavoro su cui a monte avevamo già un accordo? (Laura Boldrini, 25 marzo 2021)




martedì 23 marzo 2021

Recesso della Turchia dalla Convenzione di Istanbul: appello alle istituzioni

Noi, docenti e ricercatrici/tori di università italiane costituenti la rete UN.I.RE. (UNiversità in REte contro la violenza di genere), impegnate da anni per l’attuazione della Convenzione di Istanbul, con particolare riguardo alla parte relativa alla prevenzione, rivolgiamo il seguente appello alle istituzioni.  



Il 20 marzo scorso il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha firmato il decreto di recesso dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, detta Convenzione di Istanbul, che diventerà efficace dal 1° luglio 2021. Il ministro della Famiglia, del lavoro e dei servizi sociali Zehra Zumrut Selcuk ha motivato la decisione dichiarando che i diritti delle donne sono garantiti nella legislazione nazionale, e in particolare nella Costituzione.  

Nei fatti, lo Stato non dà attuazione a tale legislazione. La situazione delle donne in Turchia è di vera e propria emergenza. Secondo l’associazione “Fermeremo il Femminicidio” in Turchia sono state uccise nel 2019 almeno 474 donne, nel 2020 le vittime sono state almeno 300, e 77 dall’inizio di questo anno. La maggior parte di loro sono state uccise dal partner o ex, da familiari o da sconosciuti che volevano avere una relazione con loro. Tanto le forze dell’ordine quanto i giudici non rispondono adeguatamente alle richieste di aiuto delle donne e sono numerosi i casi di uomini che ricevono una pena ridotta perché simulano un comportamento rispettoso davanti alla Corte. 

Molti Stati dell’Est Europa – Bulgaria, Slovacchia e Ungheria – hanno deciso di non dar corso alla ratifica della Convenzione, di fatto rigettandola. Inoltre la Polonia ha annunciato di volere recedere dalla Convenzione di Istanbul e avviato la relativa procedura. Eppure in questi i paesi i femminicidi sono tragicamente presenti. 

È ampiamente dimostrato che un’organizzazione sociale fondata sulla diseguaglianza dei rapporti di potere tra uomini e donne favorisce i femminicidi e le violenze contro le donne in generale. La negligenza delle autorità non fa che favorire l’aggravarsi del problema, legittimando assuefazione e tolleranza verso la violenza contro le donne. Ancora oggi la violenza di genere, che è violazione dei diritti umani, è prima di tutto un problema culturale. La posizione ferma delle Istituzioni è fondamentale, in ogni Paese, per poter eliminare questa cultura. 

Per tutti questi motivi, in qualità di rappresentanti della rete accademica UN.I.R.E. per l’attuazione della Convenzione di Istanbul, lo strumento per contrastare e prevenire la violenza di genere voluto dal Consiglio d’Europa, interpretiamo la decisione di Turchia, Ungheria e Polonia come un attacco contro i valori fondamentali sui quali si fonda l’Unione europea e che tutti gli Stati membri sono tenuti a salvaguardare.    

Per questo ci rivolgiamo alle istituzioni nazionali, al Consiglio d’Europa, all’Unione Europea, affinché:  

• Si attivino tutte le iniziative utili a contrastare le decisioni dei paesi che vogliono indebolire la Convenzione di Istanbul, se necessario anche con azioni forti come la possibile esclusione dalla distribuzione di fondi e/o sovvenzionamenti o con sanzioni

• Si solleciti la ratifica della Convenzione di Istanbul presso i Paesi europei che sinora l’hanno soltanto firmata; 

• Si proceda con l’approvazione della Convenzione di Istanbul da parte dell’Unione europea; 

• Si adottino tutti i provvedimenti necessari per attuare la Convenzione di Istanbul in ogni sua parte, in particolare nelle attività di prevenzione, educazione, formazione e sensibilizzazione per costruire una cultura della parità di genere. 

Il nostro appello non vuole essere soltanto la doverosa denuncia di quanto sta accadendo in Europa sul tema della violenza contro le donne, bensì vuole riaffermare il necessario impegno di tutti ad attuare in ogni sua parte la Convenzione di Istanbul, a partire da quelle azioni di prevenzione sociale e culturale che da tempo noi stiamo perseguendo con forza e convinzione nella scuola e nell’università italiana. 

La rete accademica UN.I.R.E. per l’applicazione della Convenzione di Istanbul

Questo appello è rivolto a:

la Presidente del Consiglio d’Europa – Angela Merkel 

la Presidente della Commissione Europea – Ursula Von der Leyen 

il Presidente del Consiglio Europeo – On. Charles Michel 

il Presidente del Parlamento Europeo – On. Davide Sassoli 

il Presidente del Consiglio dei Ministri – Prof. Mario Draghi 

la Ministra per le Pari Opportunità – Prof. Elena Bonetti 

la Presidente del Senato della Repubblica – Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati 

il Presidente della Camera dei Deputati – On. Roberto Fico 

la Presidente della Commissione Speciale sul Femminicidio, Senato della Repubblica – Sen. Valeria Valente 

e p.c. alla 

Piattaforma We Will stop femicide / Noi fermeremo il femminicidio 

mercoledì 17 marzo 2021

Quella donna sono io. Vogliamo iniziative concrete, subito, contro il femminicidio

Lettera aperta di Noiretedonne • È il momento di agire, di far sentire la nostra voce. Gli scontri tra la polizia e le manifestanti a Londra, durante la veglia per ricordare Sarah Everard, rapita e barbaramente uccisa il 3 marzo scorso mentre tornava a casa, ripropongono in maniera drammatica il tema dell’escalation della violenza contro le donne, ora aggravata dalla crisi pandemica


È arrivato il momento di dire basta e con forza. Di far sentire, come un’unica grande onda, la voce di protesta delle donne di tutto il mondo, a cominciare da noi. Dalle reti che si spendono per la parità, per il rispetto dei diritti, perché si elimini la violenza agita dagli uomini contro le donne. Deve essere chiaro che ogni donna uccisa equivale ad una sorella uccisa nella mia città, nel mio quartiere, nella casa accanto. Quella donna sono io. 

È arrivato il momento anche per gli uomini di gettare la maschera e di dire chiaramente da che parte stanno, smettendo di considerare questi reati come fatti che non li riguardano. Il problema è culturale, prima ancora che giudiziario. 

È arrivato il momento da parte di tutti i Governi di dare risposte concrete. In particolare, per quello italiano, di rimettere mano al Codice Rosso: da tempo i centri antiviolenza indicano la strada per alcune necessarie modifiche. 



Noi tutte siamo ancora idealmente a manifestare nel parco di Clapham Common a Londra. La sicurezza delle donne deve essere messa al primo posto anche nell’agenda politica italiana. 

Chiediamo, pertanto, a tutte le donne di essere unite in questa battaglia e al presidente Draghi di mantenere le promesse annunciate nel suo discorso di insediamento, in cui si assicuravano pari condizioni di vita per uomini e donne, non più rinviabili in un Paese che si dichiari democratico. 

Peraltro il brutale omicidio di Sarah appare ancora più odioso perché, se l’impianto accusatorio sarà confermato, arriva per mano di un tutore della legge, che dovrebbe invece assicurare protezione. 

Noi teniamo la mano alle donne che hanno dichiarato di volersi “riprendere le strade” (Reclaim these streets) e con esse la libertà di camminare in sicurezza; libere dalla violenza maschile e, più in generale, libere dall’ansia, dal terrore, dalle violenze verbali e fisiche e dalle sistematiche limitazioni cui molto spesso devono sottostare nel corso della loro vita. 

Sui social media sono centinaia le storie di disagio e soprusi confessate da donne inglesi dopo il caso Everard e non sono molto diverse da quelle che ogni giorno, con sconforto, si ripetono nel nostro Paese. 

Chiediamo, anche, al Ministro degli Esteri italiano di farsi portavoce con il Governo inglese delle nostre proteste e del nostro sostegno a quelle donne che non devono sentirsi isolate. Vogliamo accendere su di loro un gigantesco faro. E lo riaccenderemo ogni qual volta nel nostro Paese una donna sarà anche solo sfiorata dalla mano di un uomo, richiamando le istituzioni e gli organi preposti a proteggerle e liberarle dalla paura e da una violenza che non sembra avere mai fine. 

Noi Rete Donne, 17 marzo 2021

sabato 6 marzo 2021

Lui la chiama direttrice, essendo una donna; lei lo corregge con "direttore"

In risposta a quanto accaduto ieri sul palco di Sanremo, una riflessione di Gianna Fratta, Direttrice d’orchestra. Commenta Fratta: "La mia professione ha un nome ed è direttore": ecco, ancora, come inanellare parole in una frase in grado di ignorare contemporaneamente grammatica, lingua, processi, percorsi di decenni



Ecco come distruggere in un secondo, davanti a milioni di italiani, il cammino lungo e spesso tortuoso di migliaia di donne. Su Rai Uno si veicola, in diretta, in prima serata, un messaggio pericoloso e diseducativo nella forma e nei contenuti, davanti a milioni di ragazze e ragazzi. Già li sento i vari "i problemi sono ben altri", "pensate ai contenuti", "le lotte non sono queste", "ministra è cacofonico", "il ruolo non ha sesso". Ci combatto da una vita e grazie alle mie lotte di direttrice d'orchestra e alle lotte di tutte quelle prima di me, la signora di ieri può stare su un podio; cosa impensabile fino a qualche decennio fa.

Ma torniamo alla nostra lingua, a come, se ce ne fosse bisogno, può essere modificata per come si modifica la realtà, a come può diventare strumento di emancipazione, di cambiamento, di parità. 

Riflettevo, ad esempio, sul fatto che nessuna sarta si sognerebbe di dire “scusi, mi chiami sarto, lo preferisco”, mentre ancora esistono avvocate, direttrici d’orchestra, ministre che rivendicano il cosiddetto “maschile professionale”, retaggio di una sottocultura che degrada il femminile

Non è che siamo più autorevoli, credibili, competenti se ci facciamo chiamare col maschile, siamo solo meno consapevoli, dunque più insicure. Strano, poi, che più il lavoro è figo, altolocato, più numerose sono le donne dei no, scusi, preferisco ministro, prego, mi chiami ingegnere, per cortesia, direttore, per carità, avvocato.

Non è una rivendicazione femminista la mia, forse è una questione di politica di genere, ma soprattutto è una questione di consapevolezza. Non è una polemica o una battaglia sessista, tanto meno una recriminazione; è l'italiano, è la nostra lingua e come va usata, come, eventualmente può essere anche modificata con i cambiamenti sociali (ma non è questo il caso, perché il femminile di direttore c’è e può e deve usarsi)... I tempi sono maturi, anzi marci! Non sentiamoci più fighe a farci chiamare avvocato o direttore, che rischiamo solo di passare per persone che hanno bisogno di sentirsi “maschi” per essere considerate brave, nel migliore dei casi; per ignoranti, nel peggiore. E con noi chi ci asseconda. 

Il cambiamento parte da noi! Dalle donne e dagli uomini capaci di cambiare il mondo. Dalle direttrici e maestre d’orchestra che sanno di esserlo! Da chi non vuole lasciare il pianeta che ha trovato, ma cambiarlo in un mondo migliore e più giusto per tutti. Un mondo in cui la parità viene anelata ad ogni livello, in ogni modo, con ogni mezzo e il combattimento alle disuguaglianze, intolleranze, discriminazioni altrettanto.


Grazie a Gianna Fratta per aver detto a caldo, con questa importante riflessione, quello che in tante sentivamo il bisogno di dire.  

sabato 20 febbraio 2021

Transizione ecologica integrale, non greenwashing: Laudato sii' scrive a Mario Draghi

Transizione ecologica integrale, non greenwashing e (ancora) finanza patriarcale. Ci uniamo con forza alla richiesta di attenzione, su questo punto, sollecitata da associazione Laudato sii’: che si rivolge direttamente a Mario Draghi invocando una vera svolta coraggiosa per la conversione ecologica.



Anche Confindustria lancia continui messaggi a Draghi: gli industriali sono in attesa di capire se il Ministero della Transizione ecologica sarà guidato da persona sensibile ai temi dello sviluppo industriale e infrastrutturale. Ma anche no: è finalmente il momento di fare il contrario - o meglio entrambe le cose. Bisogna capire se finalmente i temi dello sviluppo industriale e infrastrutturale saranno declinati in modo sensibile alla necessità irrimandabile di vera conversione ecologica; perché ormai è questione di sopravvivenza. E l’alternativa, cara Confindustria, è povertà e crisi ancora più nera: questo non lo diciamo solo noi, ma gli analisti di Morgan Stanley. E allora, qual è il piano?

Serve una società della cura perché sopravvivenza al disastro climatico e ricostituzione dell’ambiente, equità di genere, tutela dei minori ed educazione, migrazione e accoglienza, pace e diritto al lavoro, cura delle città e del vivente: tutte queste cose sono indissolubilmente connesse. Non ci sarà transizione, non ci sarà avanzamento se la capacità di comprendere questa complessità e darle soluzione non sarà parte di un vero programma di governo

Ecco la lettera integrale (i grassetti e link aggiunti sono nostri), che invitiamo tutte e tutti a diffondere e a sostenere:

Illustrissimo Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi; abbiamo ascoltato con attenzione e speranza le sue dichiarazioni sulla vocazione ambientalista del nuovo esecutivo e sull’istituzione di un Ministero per la Transizione ecologica. Il suo governo è segnato da un compito storico: mettere a frutto il poco tempo che ci rimane prima che la crisi climatica raggiunga il punto di irreversibilità (tipping point), con il suo corredo di crisi ambientale, pandemica e sociale. Mettere in salvo l’ecosistema che ci ospita, la coesione della nostra comunità, la nostra cultura di solidarietà e democrazia è la sfida a cui diamo il nome, insieme a papa Francesco, di «conversione ecologica».

L’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune ci insegna che non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale e che la nostra casa comune, insieme alle specie che la abitano – di cui noi esseri umani facciamo parte a pieno titolo – viene velocemente trasformata in merce da una «cultura dello scarto» che vede il profitto come fine ultimo. 

Il diffondersi della pandemia, le immagini delle fosse comuni nei diversi continenti, l’iniqua possibilità di accesso alle cure, ai farmaci e ai vaccini, non hanno fatto che mostrare le estreme implicazioni di questo dato di fatto. Abbiamo apprezzato le vive parole di cordoglio con cui Lei ha iniziato il suo intervento in Senato, strappando l’indifferenza che sembra aver avvolto il discorso sulla tutela della salute pubblica: che deve venire prima dei profitti privati.

Nel suo discorso ha espresso con estrema chiarezza quanto pandemie, riscaldamento climatico e perdita degli ecosistemi siano strettamente connessi e quanto la salute delle persone non possa essere slegata da quella del Pianeta. Tuttavia nelle bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è finora mancata, secondo noi, la coscienza del nostro stesso essere natura e dell’alienazione che comporta la perdita della radice profonda che ci collega al vivente, ridotto a semplice oggetto d’uso. Questa assenza paradossale fa temere che, ancora una volta, si tenda a portare la cura del Pianeta nell’ambito delle soluzioni suggerite da un superomismo tecnocratico, incapace di accogliere e accettare il senso del limite, la finitezza delle risorse, il sufficit.

Lo sviluppo di cui abbiamo bisogno per salvarci non è quello dei mercati, dei consumi, dei dividendi azionari né di una tecnologia che esclude i più fragili e bisognosi, ma è quello della cultura, dell’umanità, dell’equa distribuzione di bellezza e ricchezza che il nostro pianeta elargisce a tutti come beni comuni. Il respiro benefico che verrebbe dal fermare un modello di sviluppo predatorio e feroce non sarebbe una rinuncia al benessere (non usiamo la parola “crescita” che, al pari della parola “progresso”, andrebbe profondamente risignificata), all’economia e al lavoro, né alla straordinarietà delle acquisizioni tecnologiche e digitali, ma porterebbe queste dimensioni nell’ambito della cura risanando la perdita di consapevolezza del nostro essere costituito dagli stessi elementi del Pianeta, aria, acqua, che non possono essere quotati in Borsa.

«La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio», scrive il Papa nell’enciclica. L’«ecologia integrale» non è solo una risposta alla crisi ecologica; è una profonda mutazione nel nostro rapporto con il mondo, che ci impone di pensare la fine della pretesa di un dominio antropocentrico. Per questo le chiediamo di non accontentarsi di riforme che si qualificano come “verdi” senza toccare l’impianto economico e finanziario che alimenta la crisi climatica e allo stesso tempo impedisce attivamente di prendere i provvedimenti necessari per evitarla.

«Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi – scrive ancora papa Francesco nella Laudato si’ – cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo». Per questo le chiediamo di impegnarsi in una transizione energetica che vada oltre l’attuale transizione nazionale alla sostenibilità che continua a puntare sulla combustione del gas e ad ammantare di concetti “green” (rinnovabili, smart grid) vecchie strategie palesemente inadeguate. Transizione energetica significa un rapido abbandono dei combustibili fossili e la sostituzione con energie rinnovabili rafforzate da idrogeno verde e stoccaggi, con interventi infrastrutturali sulle reti elettriche, come d’altra parte impone l’Unione Europea. [Per non parlare dell'urgenza di agire su quelle fonti di CO2 sempre trascurate benché in testa alle classifiche, ndr]. E conversione ecologica significa pensare alla destinazione universale dei beni comuni, assicurando a ogni persona pari diritti nella cura, nella dignità e nel reddito, nell’accesso all’istruzione e alla cultura, nell’accoglienza e nella possibilità di migrare senza mettere in gioco la vita, nel diritto alla natura e alla bellezza, oggi soffocato da periferie e ambienti invivibili.

Auspichiamo un governo capace di una svolta politica e culturale che non copra gli interessi di quelle stesse lobby economiche che hanno contribuito a determinare la distruzione di gran parte dell’ecosistema del nostro Paese e a esportare tale distruzione in altri Paesi fornitori di materie prime o destinatari dei nostri rifiuti.

Presidente Draghi, ci auguriamo che il suo Governo non si limiterà ad assicurare all’Italia i fondi per un percorso, pur vitale, di ripresa e resilienza ma avrà la visione e il coraggio di guardare alla cura della Casa comune – usando quest’ultima, forse irripetibile possibilità di ricostruire comunità tra umani, viventi e biosfera. Anche nel nostro bellissimo Paese – ferito da ecomafie, incuria, dissesto idrogeologico, produzione di rifiuti, spreco, cementificazione, erosione dei suoli, perdita di biodiversità; sfigurato dall’alienazione, soprattutto per i bambini, dal semplice rapporto con una pianta, con un bosco, con gli animali selvatici, con un tramonto, circoscritto ormai per molti solo alle gite scolastiche o alla possibilità di vacanza. 

Un Paese privo di edifici resilienti alle ondate di calore, dove agli anziani poveri, in estate, le autorità suggeriscono di proteggersi nei centri commerciali dotati di aria condizionata. Dove, nella gestione della pandemia, si sono troppo spesso anteposti interessi privati e profitti alla tutela della salute pubblica, e si è giunti a stilare protocolli di selezione all’accesso alle terapie intensive in caso di sovraffollamento, descrivendo come sacrificabili persone «anziane, fragili o con comorbilità severa».

Sarà necessaria un’opera di ascolto e di cura, che investa la politica, le istituzioni, il mondo del lavoro, l’educazione e la comunicazione, e quel Terzo settore e quel mondo del volontariato che lei ha evocato nel suo discorso. L’enciclica Laudato si’ ci dice che tutto è connesso – lotta per il clima, difesa dell’ambiente e della biodiversità, migrazione, pace, diritto al lavoro, contrasto della povertà, accoglienza, rispetto di genere, tutela dei minori, cura delle città e del vivente – al punto che «niente di questo mondo ci risulta indifferente». 

Speriamo che questa consapevolezza possa diventare un vero programma di governo. 

Con i più sinceri auguri di buon lavoro.

Mario Agostinelli, don Virginio Colmegna, Emilio Molinari, Daniela Padoan, Simona Sambati, Guido Viale per Associazione Laudato si’ Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale




sabato 13 febbraio 2021

Invito al Generation Equality Forum 2021: per lanciare un programma di azioni concrete sui diritti delle donne

Cos’è il Generation Equality Forum 2021? un evento globale, e primo vertice diplomatico dalla Conferenza di Pechino del 1995, organizzato da UN Women per promuovere i diritti delle donne.

Si svolgerà quest’anno in due fasi: in videoconferenza dal 29 al 31 marzo a Città del Messico e in giugno a Parigi (in modalità ibrida).

Lo scopo del forum è fare il punto sugli ultimi 25 anni in tema di diritti delle donne e parità, che avanzano troppo lentamente e, soprattutto, sono costantemente sotto attacco in tutti gli ambiti: politico, economico, sessuale e riproduttivo, sociale e sanitario, e di dare nuovo impulso al loro avanzamento.  

Il Forum si propone quindi di generare una tabella di marcia basata su un programma di azioni concrete, da avviare a Parigi nel giugno 2021 e da implementare nell’arco di cinque o dieci anni. Al di là degli strumenti legali promossi per tutelare i diritti delle donne (dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, alla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, alla Dichiarazione di Pechino e la sua Piattaforma d'azione) mancano ancora adeguati mezzi di azione per attuare tali diritti, che garantiti in teoria ma non in pratica restano troppo spesso sulla carta.


Il Forum individua quindi 6 temi prioritari: 

lotta alla violenza di genere 

diritti e giustizia economica 

ruolo delle donne nella lotta contro il riscaldamento globale

ruolo delle donne nella tecnologia e nell'innovazione

diritti sessuali e riproduttivi e salute

movimenti e leadership femministi

Sui quali creare altrettante “coalizioni d'azione”. Se nel vostro ambito di attivismo o di interesse professionale o politico siete interessate ad esprimervi e a partecipare al dibattito potete farlo, iscrivendovi e interagendo con il gruppo (o i gruppi) di discussione che preferite.

Ci auguriamo porteremo in tante competenze e idee, perché questo Forum può essere una importante opportunità di partecipazione per noi donne e per dare impulso affinché il Consiglio d'Europa acceleri il processo di universalizzazione della Convenzione di Istanbul, a dieci anni dalla sua firma, proprio nel maggio 2021. 

A vent'anni dalla risoluzione 1325 delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza, sottolineiamo che sarebbe bene fare emergere anche questo tema e la sua profonda connessione con il “ruolo delle donne nella lotta contro il riscaldamento globale”.


Per partecipare iscrivetevi e iniziate, semplicemente attraverso questo link: Speak up for Gender Equality