• rifiutiamo la violenza maschile e la sua strumentalizzazione;
• rifiutiamo di essere considerate inferiori, deboli, subalterne per natura.
Questo vogliono farci credere nelle corsie degli ospedali, quando schiere di obiettori ci impediscono di scegliere quando, come e se diventare madri.
Questo ci ripetono nelle aule dei tribunali, quando nei processi per stupro diventiamo noi le imputate.
Questo scontiamo senza indipendenza economica, con i salari più bassi dei nostri colleghi, con le molestie sul lavoro, con la cura della famiglia sempre più sulle nostre spalle.
Questo fa della famiglia, della coppia e del luogo di lavoro i luoghi più pericolosi per le donne.
Uno stupro è uno stupro e a stuprare sono gli uomini, al di là della loro nazionalità, provenienza o estrazione sociale.
Non accettiamo il ricatto della paura. Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano.
Obiezione Respinta! sui nostri corpi e della nostra vita decidiamo solo noi, donne, trans, queer, migranti e native.
Iniziative in tutta Italia, cercate il più vicino a voi; a questo LINK la mappa con tutti gli appuntamenti.
Vi ricordiamo qui in particolare Roma, Milano e Torino:
Roma: 28 settembre - piazza dell' Esquilino dalle ore 18
Milano: corteo dalle 18,30, partenza dal grattacielo Pirelli
Torino: piazza Castello ang. Via Garibaldi - h. 16,30-18
La guerra contro le donne continua, noi continueremo a rispondere.
Quest'anno il #25aprile sarà femminista, perché una rivoluzione che abbia senso o è femminista, o non è. Sapevate che il 25 aprile 1945 Togliatti diede indicazione che le partigiane non sfilassero alle manifestazioni seguite alla Liberazione? "il popolo non avrebbe capito" (leggi: le avrebbe considerate presenze sconvenienti, probabilmente solo prostitute dei partigiani maschi). Quindi Togliatti disse: alle sfilate le donne non ci devono essere. Riproponiamo quiun video che documenta non solo lastoria delle donne nella Resistenza - ma anche come questa storia sia stata volutamente taciutae ignorata; come ignorata è stata nei secoli tutta la storia delle donne.
ATTENZIONE: il video è stato immediatamente rimosso. Perché? perché la storia delle donne viene così sistematicamente oscurata??? DI QUESTO CHIDIAMO CONTO ALLA RAI, visto che la ragione sembra essere proprio la negazione, da parte della Rai, all'utilizzo di alcuni stralci di filmati storici. La rete delle reti femminili ha montato questo filmato utilizzando contributi da molte fonti, tra cui il documentario di Liliana Cavani del 1965 "La donna nella Resistenza" (il solo che conosciamo che fu realizzato sul tema, con interviste a Germana Bordoni, Norma Barbolini, Adriana Locatelli, Gilda Larocca, Tosca Bucarelli, Marcella Monaco, Maria Giraudo, suor Gaetana del carcere di Santa Verdiana, Lidia Menapace, Maria Montruolo, Anna Maria Enriques Agnoletti e sua madre; sulla Resistenza delle donne è rimasto davvero molto poco: senza il prezioso lavoro della Cavani nemmeno questo video avrebbe potuto essere realizzato); ci sono inoltre contributi originali recenti, inclusi pezzi di interviste inedite.
Ma perché le donne non dovevano esserci? non certo per la sciocca preoccupazione che fossero scambiate per "prostitute"; ma perché, tornata la "normalità", le donne dovevano tornare al focolare, archiviando il male necessario della loro pericolosa partecipazione alla vita sociale, che l'emergenza della guerra aveva imposto. Su questo tutti i maschi, di destra e di sinistra, si trovavano d'accordo. Ma questa domanda è correlata anche a un'altra: che ruolo ebbero le donne nella Resistenza di allora, e quale stanno avendo adesso? Un ruolo essenziale, insostituibile, senza il quale ogni nuova resistenza è destinata a fallire; ecco perché va riconosciuto, salvaguardato e valorizzato. E, oggi, una Resistenza strenua è in corso nel mondo, se non vi foste accorti, contro un'offensiva di proporzioni planetarie, per la riduzione dei diritti a favore di oligarchie autoritarie. Un'offensiva che non è esagerato definire neonazista e che vede in primo piano l'islamismo politico da un lato, e lobby economiche dall'altro, per il dominio sull'energia, l'alimentazione e la salute. Le donne sono in prima linea in questa battaglia: per la difesa del Pianeta dalla violenza dell'economia predatoria, per la libertà dei semi, per politiche di pace, per reagire all'emergenza climatica, contro ogni razzismo e per i diritti sessuali di tutti. Sono in lotta per i propri diritti - che sono specchio del livello di democrazia ovunque, e per i diritti di tutti gli esseri. Sul piano militare, pur promuovendo ovunque la Pace, le donne si impegnano se necessario anche a strenue resistenze armate: ed è dove le donne hanno davvero peso, che le potenti formazioni armate del cosiddetto Stato Islamico vengono respinte. Lo stesso non si può dire dove le donne sono relegate al mero ruolo di vittime. Là dove, grazie al ruolo delle armate femminili, l'Isis è stato respinto, è avvenuto - e sta avvenendo - qualcosa che ci riguarda tutti; di questo dobbiamo insistentemente parlare.
Come ricordava Marisa Rodano nel suo intervento alla Camera, il 25 aprile 2015: "senza le donne la lotta di Liberazione non sarebbe stata vittoriosa". Questo è vero anche adesso. Insegniamo ai nostri figli la Storia, e a cercare di comprendere il presente, perché il Pianeta, la vita e l'umanità non sono mai stati così in pericolo: nessun diritto è scontato: la libertà si conquista ogni giorno. Oggi le donne, più che mai, sono animatrici di questa resistenza permanente.
1. vestendo colori dal fucsia al viola dovunque ti troverai durante la giornata
2. portando una stoffa, alta 50 cm, lunga quanto vuoi e con dei legacci agli angoli,degli stessi colori, su cui avrai scritto il tuo messaggio: con le stoffe di tutte comporremo, durante il corteo, una lunga striscia che porteremo in piazza Duomo e poi all’Arco della Pace
3. facendo circolare nel corteo i volantini con gli 8 punti per il 25 aprile che distribuiranno le staffette della rete non una di meno
4. rinominando le strade che attraverseremo con i nomi di combattenti partigiane e delle Madri Costituenti
Questi gli appuntamenti:
Piazzale Cimitero Maggiore, Presenza al presidio
9.30 Porta un fiore al partigiano con una corona d’alloro alla resistenza delle partigiane, le foto e le storie di partigiane milanesi e delle madri costituenti, le nostre parole e le nostre poesie
Piazza Duomo
13:30 incontro sul sagrato e formazione delle staffette resistenti della rete #nonunadimeno che in bicicletta o a piedi si organizzeranno per portare nel corteo i nostri contenuti attraverso la distribuzione del manifesto della rete non una di meno di Milano e gli otto punti per il 25 aprile, rinominare le strade che attraverseremo dedicandole a donne partigiane, componendo la lunga striscia di stoffa che attraverserà il corteo,
17:00 ci ritroveremo tutte come rete nonunadomeno sul sagrato del Duomo con gli striscioni, le foto delle donne partigiane e delle madri costituenti, i cartelli con i nostri messaggi, la lunga striscia dei messaggi legati insieme...
17:30 partenza dal sagrato del Duomo del colorato e rEsistente corteo della Rete nonunadimeno, per raggiungere l’Arco della Pace
Arco della Pace
qui troverete il banchetto #nonunadimeno; e interventi #nonundimeno dal palco
... vi scriviamo, scrive il blog della rete, dopo lo Sciopero globale dello scorso 8 marzo, in primo luogo per ringraziare tutte per la forza, il coraggio, la passione, la fantasia con cui è stata animata e fatta vivere questa splendida giornata di lotta e mobilitazione globale. Si; non era facile, non è stato facile, proclamare la violenza maschile sulle donne ragione abbastanza concreta perché le donne di tutto il mondo, da decine e decine di paesi, si decidessero a indire a livello planetario uno sciopero delle donne; in Italia per chiedere lo sciopero generale. E' stato davvero un evento senza precedenti. Eppure, noi lo sentivamo nei nostri corpi, nelle nostre teste, nel nostro diritto inalienabile a vivere e lavorare con dignità e libertà; perciò lo abbiamo fatto.
In tanti luoghi di lavoro, nei servizi e nelle cooperative, nelle scuole e negli ospedali, nel pubblico impiego come in quello privato, in tante hanno incrociato le braccia, e non solo le lavoratrici dipendenti; lo hanno fatto anche, mettendosi doppiamente a rischio, le lavoratrici autonome e parasubordinate, quelle precarie che il diritto di sciopero non lo hanno. Ognuna mettendosi in gioco a suo modo e non solo in Italia: fiumane di donne si sono riversate ovunque nelle piazze, milioni di donne hanno scioperato e si sono mobilitate in tutto il mondo, in oltre 50 paesi. Dobbiamo dirlo, senza arroganza: forse il più importante evento di lotta degli ultimi decenni. O forse, senza forse. Passato l’evento, con il ricordo ancora nitido, si tratta ora di mettere a frutto questa esperienza e di consolidare questa straordinaria nuova marea femminista.
Primo obiettivo lavorare a un nuovo Piano femminista contro la violenza, che già le assemblee nazionali di novembre e di febbraio scorsi hanno cominciato a delineare. Per questo motivo la rete invita tutte a continuare insieme partecipando ai prossimi momenti di discussione: dai Tavoli che stanno proseguendo nel lavoro sul Piano, sino alla prossima assemblea nazionale #nonunadimeno, che si svolgerà a Roma il 22 e 23 aprile.
Occasioni concrete per elaborare collettivamente quanto è accaduto lo scorso 8 marzo e per andare avanti.
Le donne italiane tornano in assemblea nazionale, questa volta a Bologna; mentre si prepara per l’8 marzo 2017 il primo sciopero femminista globale. L'appuntamento, a cui sono attese circa 1.500 donne da tutta Italia, è il 4 e 5 febbraio alla facoltà di Giurisprudenza (via Belmeloro 14).
Da mesi l’Internazionale femminista si connette da ogni parte del mondo mobilitando piazze a ripetizione e numerosissime per i diritti delle donne e di tutti, per pari opportunità reali, resistenza e lotta alla violenza contro le donne, ai razzismi e agli autoritarismi. Solo per citare gli eventi più importanti degli ultimi mesi, ricordiamo le mobilitazioni in Irlanda e di Varsavia (24 settembre e il 3 ottobre 2016); quella in Argentina e America Latina (19 ottobre) e quella di Roma (26 novembre 2016); quella di Washington, e in tutto il mondo, il 21 gennaio 2017.
Come già annunciato nell’ultima assemblea di Roma (e nella manifestazione nazionale del 26 novembre), sabato 4 e domenica 5 febbraio la rete italiana si incontra a Bologna per fare il punto e stabilire il programma per l’8 marzo: uno sciopero femminista generale, a cui sono invitati anche i sindacati di base, con la proposta di anticipare a quella data anche lo sciopero della scuola ora previsto per il 17 marzo. Di definire 8 punti per l’8 marzo, e del piano nazionale femminista contro la violenza, si parla il 4 e il 5 febbraio alla facoltà di Giurisprudenza.
Sabato sera il siamo-marea-party: ingresso gratuito, all'Atelier Si (via san Vitale 69), aperitivo-cena e dancefloor in macho free zone.
E così, come previsto siamo arrivate da tutta Italia, dopo mesi di incontri e riunioni e discussioni, ciascuna nel proprio ambito; abbiamo portato noi stesse e oltre 200.000 donne in piazza (e non solo donne), il 26 novembre. E oggi, 27 novembre, una delegazione di mille attiviste si è poi ritrovata, alla Sapienza, per discutere sui prossimi passi da fare; primo fra tutti mettere a punto un piano antiviolenza serio, su cui farsi ascoltare. Un grazie alle organizzatrici, a tutte quelle (e quelli) che hanno partecipato, e a noi stesse. Prossimo appuntamento: Bologna, 4 e 5 febbraio 2017.
Grandissima partecipazione all'assemblea di ieri a Roma: circa 500 donne di tutte le età, tra cui moltissime giovani, provenienti da tutta Italia (e non solo; è intervenuta ad esempio anche una rappresentante delle donne curde). E' stato un confronto intenso e molto partecipato, con interventi durante l'intera giornata. In questo video le prime conclusioni, che saranno poi riassunte in un documento che sarà pubblicato sul sito di #Nonunadimeno.
Solo il primo passo del percorso verso la manifestazione nazionale di sabato 26 novembre 2016, che sarà seguita da una nuova riunione nazionale il 27 novembre, in un coordinamento di confronto e per azioni future.