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domenica 27 novembre 2016

#26Nov #nonunadimeno grazie a tutte. Ci rivediamo a Bologna: 4 e 5 febbraio 2017

E così, come previsto siamo arrivate da tutta Italia, dopo mesi di incontri e riunioni e discussioni, ciascuna nel proprio ambito; abbiamo portato noi stesse e oltre 200.000 donne in piazza (e non solo donne), il 26 novembre. E oggi, 27 novembre, una delegazione di mille attiviste si è poi ritrovata, alla Sapienza, per discutere sui prossimi passi da fare; primo fra tutti mettere a punto un piano antiviolenza serio, su cui farsi ascoltare. Un grazie alle organizzatrici, a tutte quelle (e quelli) che hanno partecipato, e a noi stesse. 
Prossimo appuntamento: Bologna, 4 e 5 febbraio 2017










mercoledì 19 ottobre 2016

19 ottobre: scioperi e manifestazioni delle donne in tutta l'America Latina #NiUnaMenos

Per la prima volta anche le donne argentine scendono in sciopero, e lo fanno a livello nazionale, e accompagnate da manifestazioni in contemporanea in Mexico, Cile, Uruguay; in tutto il Sudamerica, con un tam tam degli hashtag #Niunamenos e #latinoamericafeminista.

L'ennesimo femminicidio, di Lucia Peres, una ragazza 16enne violentata e torturata a morte da diversi uomini, non è, appunto, che l''ennesimo di una list infinita; questa prima volta delle donne, invece, sia l'inizio di una reazione che dovrebbe estendersi a macchia d'olio, dilagare per tutto il Pianeta.
Anche qui, verso la manifestazione nazionale, discutendo in ogni città e paese, in ogni singolo gruppo, anche le donne italiane ci sono.

domenica 9 ottobre 2016

#Nonunadimeno: dall'assemblea nazionale delle donne dell'8 ottobre

Grandissima partecipazione all'assemblea di ieri a Roma: circa 500 donne di tutte le età, tra cui moltissime giovani, provenienti da tutta Italia (e non solo; è intervenuta ad esempio anche una rappresentante delle donne curde). E' stato un confronto intenso e molto partecipato, con interventi durante l'intera giornata. In questo video le prime conclusioni, che saranno poi riassunte in un documento che sarà pubblicato sul sito di #Nonunadimeno.





Solo il primo passo del percorso verso la manifestazione nazionale di sabato 26 novembre 2016, che sarà seguita da una nuova riunione nazionale il 27 novembre, in un coordinamento di confronto e per azioni future. 

martedì 4 ottobre 2016

Aborto: dalla Polonia all'Irlanda la lotta delle donne contro divieti e controlli è la lotta di noi tutte

E ora basta! Dall'Irlanda alla Polonia le donne scendono in piazza per dire stop a divieti e condanne penali per quelle che abortiscono, chiedendo riconoscimento della autodeterminazione. 

Ieri, lunedì 3 ottobre, le polacche, nella giornata che è stata chiamata blackmonday  - per il colore nero dei vestiti, a simboleggiare la collera e il lutto per le donne morte di aborto clandestino e di parto - hanno riempito le strade di Varsavia, Cracovia, Danzica e più di altre 20 città, contestando il progetto di legge promosso dalla maggioranza assoluta del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis), capeggiato da Jaroslaw Kaczynski.

Progetto che intende limitare l'attuale legge sull'aborto, già molto restrittiva, rendendolo totalmente illegale e punendo con il carcere fino a 5 anni le donne che abortiscono; ma non solo: addirittura prevedendo il carcere per le donne incinte che vanno in bicicletta! Lo hanno chiamato #CzarnyProtest: la Protesta nera. Vestite di nero hanno manifestato e indetto anche uno sciopero, lasciando i figli a casa con nonni e  mariti, per far assaggiare il peso del lavoro delle donne, quello produttivo ma anche quello di cura, non pagato. Come le donne islandesi che nel 1975 paralizzarono il loro Paese con uno sciopero per battersi per i loro diritti.


Oggi le polacche possono abortire solo in caso di stupro, incesto, malformazioni del feto e pericolo per la salute; ma solo dopo la  verifica di un procuratore. La legge di Kaczynski, se sarà approvata, sarà liberticida al punto di imporre alle donne addirittura verifiche sugli aborti spontanei. Una vera e propria moderna inquisizione. Il partito di maggioranza polacco (Pis) ha risposto col pugno di ferro contro una richiesta di maggiore libertà delle donne ,perchè  il parlamento polacco aveva anche discusso e bocciato altre proposte di legge che andavano nella direzione di riconoscere l'autodeterminazione delle donne in tema di aborto.  Del resto la stima degli aborti clandestini a cui le donne polacche devono purtroppo ricorrere si aggirerebbe intorno ai 150mila contro i 1500 all'anno che vengono eseguiti nel rispetto dell'attuale legge. 

Le irlandesi hanno manifestato invece il 24 settembre scorso, scendendo in piazza a Dublino in 25mila (un numero significativo per una popolazione di 5milioni di abitanti) per chiedere l'abrogazione dell'8°emendamento della Costituzione che venne introdotto nel 1983 equiparando i diritti del feto a quelli della madre. Attualmente in Irlanda è possibile abortire solo in caso di imminente pericolo per la  madre ma la legislazione non tutela comunque la vita delle donne nemmeno in casi di gravidanze che ne mettano a rischio la vita. Nel 2012 Savita Halappanavar morì di setticemia dopo giorni di sofferenze in cui chiese ai medici di effettuare un'aborto per salvarle la vita. I medici intervennero solo quando il cuore del feto smise di battere. Fu troppo tardi. 
Le donne spagnole dovettero fare la loro resistenza. Io Decido fu la parola d'ordine del movimento di donne che si oppose ai tentativi del governo Rajoy di abrogare la legge sulla Ivg approvata dal governo Zapatero. La proposta presentata dal Alberto Ruiz Gallardon nel dicembre 2013 era restrittiva: se fosse stata approvata avrebbe permesso l'aborto medicalmente assistito solo in caso di stupro o per la salvaguardia della vita fisica o psichica della donna; ma il colpo di coda reazionario di Rajoy si arrestò sulle forti proteste delle spagnole.
In Italia sappiamo come va. La strategia di limitare l'autodeterminazione delle donne non è stata frontale e diretta ma attuata con lo svuotamento della legge 194 fatta ad arte con l'obiezione di coscienza. Oggi in alcune regioni italiane non è difficilissimo abortire a causa dei medici obiettori arrivati ad essere il 90% del personale medico. Mentre l'aborto torna ad essere clandestino, il Ministero della Salute continua a negare stime e denunce di disapplicazione della legge.
Dopo le donne irlandesi, polacche e spagnole, sta a noi riprenderci la forza e lo potremo fare a Roma, il 26 novembre prossimo alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. Perché è violenza anche contrastare l'autodeterminazione in tema di procreazione e mettere a rischio la salute riproduttiva delle donne, violenza di Stato.
@nadiesdaa
pubblicato anche su Il porto delle nuvole

domenica 14 agosto 2016

L'autunno caldo delle donne / tutte a Roma: assemblea nazionale l'8 ottobre, manifestazione nazionale il 26 novembre

Questo l'invito rivolto a tutte:
1. sabato 8 ottobre incontriamoci in assemblea nazionale a Roma: 
    dalle 10,30 alle 17 presso l'Università La sapienza
2. sabato 26 novembre ritroviamoci per la manifestazione nazionale
3. domenica 27 novembre discutiamo insieme di un percorso comune per una rapida revisione del Piano Straordinario Nazionale Anti Violenza.
Queste date quindi non sono l’obiettivo ma l’inizio di un percorso da fare tutte assieme. Partecipiamo tutte! questo link > l'invito verso una Grande Manifestazione delle donne 


L'appello parte dalla Rete IoDecido, D.i.Re [Donne in Rete contro la violenza], UDI [Unione Donne in Italia] ma in realtà parte anche da ogni altra singola associazione qui non citata, e poteva partire da ciascuna di noi, in qualunque momento, perché tutte siamo stufe e preoccupate. 
Come scrivono le promotrici, non possiamo più rimanere in silenzio! È giunto il momento di essere unite e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze per contrastare quanto continua ad accadere. Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c'è nessuno stato d'eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l'estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata.
La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All'aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzare e ridicolizzare le donne.
I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato e sottilmente pervaso di un sessismo feroce, che ai più è anche difficile da decifrare; vittimismo (o colpevolizzazione) e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La politica ci strumentalizza senza che ci sia una concreta volontà di contrastare il problema: si riduce tutto a dibattiti spettacolari e trovate pubblicitarie. Non c'è nessun piano programmatico adeguato. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, solo qualche brandello accidentale di formazione è previsto per il personale socio-sanitario, le forze dell'ordine e la magistratura. Dai commissariati alle aule dei tribunali subiamo l'umiliazione di essere continuamente messe in discussione e di non essere credute, burocrazia e tempi d'attesa ci fanno pentire di aver denunciato, nessuna prevenzione seria è messa in atto verso le donne minacciate- E infatti spesso ci uccidono; e questo accade in un trend di continuo peggioramento


Dal lavoro alle scelte procreative si impone ancora la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia. 
Di fronte a questo scenario tutte siamo consapevoli che gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza del governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d’uscita concrete.
In tutta Italia le donne hanno avviato percorsi di discussione che stanno concretizzandosi in mobilitazioni e dibattiti pubblici. Riteniamo necessario che tutta questa ricchezza trovi un momento di confronto nazionale che possa contribuire a darci i contenuti e le parole d’ordine per costruire una grande manifestazione nazionale il 26 novembre prossimo. 
Per altre info e adesioni: nonunadimeno@gmail.com




E questo che segue... è un anch'esso un post di invito - condiviso da un'amica su Fb, e che ci piace condividere anche qui!
Compagne qui a Madrid sabato 13 "Ni una Menos Madrid Perù" : in video ieri a Lavapies abbiamo sfilato con cartelli. Sto comunicando anche alle compagne qui della nostra manifestazione nazionale del 26:
Dale, italiana, llevó el cartel de ‪#‎Niunamenos‬ por todo el pasacalle de las fiestas populares de Lavapies, varias personas (algunas de Perú) se acercaron a preguntar y fue una oportunidad para contar del sábado y de lo que pasa en Perú estos dias. Dale nos contó tambien que este año en noviembre se esta organizando una gran manifestación de Niunamenos en Italia. Seguiremos conectadas... Muchas gracias por el apoyo compañeras!