venerdì 22 agosto 2014

Tragedia Ebola: un problema che riguarda tutti, per affrontarlo partiamo da noi

Cosa succede al mondo? ad alzare lo sguardo oltre i confini della nostra penisola pare veramente di essere entrati in un circolo vizioso para-apocalittico. 
Dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Africa subequatoriale a quella occidentale si assiste ad una disperazione infinita causata dall’uomo all'uomo, come nel caso delle incredibili, atroci guerre alimentate dai fanatismi dell'ISIS. Mentre Hamas e Israele, per citare solo alcuni dei pessimi interpreti di questa tragedia quotidiana, o gli ex connazionali in guerra in Ucraina alimentano un bollettino di morte che non accenna a finire. A questo tumulto civile si aggiunge l’epidemia di ebola: si contano già oltre 1.350 morti in Liberia, Guinea, Sierra Leone, ed ora anche in Nigeria, è un incubo che si estende sfiancando i volontari che si prestano da decenni a rendere meno impossibili le vite di quei martoriati popoli. 
Può sembrare quasi una speculazione intellettuale - o azzardata - mettere in relazione questi diversi mali estremi del mondo, ma non lo è se si considera come  il mondo oggi sia, non solo un organismo naturale unico (come lo è qualunque ecosistema), ma anche un sistema integrato di stati sempre più fortemente interconnessi tra loro, dai confini sempre più labili.
Non a caso la prima reazione al virus di ebola è stata la chiusura delle frontiere e l’aumento dei controlli del traffico aereo di merci e persone. Scelta sacrosanta e doverosa, per non estendere l’epidemia ad altri paesi oltre a quelli già contagiati. Ciò però non può bastare a risolvere il problema. Fin da subito, anche se in maniera discontinua, USA, UE e Cina si sono attivati per portare soccorso ai paesi colpiti (tra i quali, non dimentichiamo, la Nigeria rappresenta forse la più importante economia africana assieme al Sud Africa), ma, nei fatti, in loco sono rimaste solo le ONG come il CUAMM (Medici con l'Africa, che ha attivato una raccolta fondi) e MSF. Nei giorni scorsi l’OMS ha ammesso che l’epidemia è stata sottovalutata  - basti vedere quanto si è aggravata la situazione in un solo mese; questo grafico è del 23 luglio:
- e che servono maggiori attenzioni, partendo dalla necessità di aumentare il personale preparato. Serve un impegno diretto dei sistemi sanitari occidentali, com’è già successo in passato per malattie che falcidiavano le popolazioni del terzo mondo e rappresentavano un rilevante pericolo per quelle dei paesi sviluppati.
Non è solo una questione di umanitaria misericordia, dunque, ma sta anche nell’interesse egoistico di ciascuno di noi che questo male sia debellato. E’ notizia di ieri che il dottor Kent Brantly, contagiato dal virus mentre era in missione in Liberia, sia stato dimesso dall’ospedale di Atlanta, pare grazie al siero sperimentale ZMapp, così come si sono visti grandi progressi sull’infermiera Nancy Writebol. La notizia è eccezionale, perché per la prima volta mette in dubbio che il virus non sia curabile. Ma, anche se la casa farmaceutica dichiara di aver fornito ai paesi africani le sue scorte gratuitamente, aggiunge di non essere pronta a produrre il siero su larga scala. E allora, qui e ora devono intervenire i governi occidentali, finanziando la conclusione della ricerca e garantendo che il siero sia celermente riproducibile su base industriale. Costa? certo, intervenire ha sempre un costo; ma, se dobbiamo fare domande ciniche, forse è bene chiedersi anche che costi ha l'epidemia, e dove ci porterebbe continuare a sottostimare il problema.


Più in generale, va ripensato l’intero ordine mondiale. La situazione di così grave squilibrio, in un mondo divenuto così piccolo per cui ogni accadimento, anche lieve, può incidere ovunque sul pianeta, necessita una profonda revisione della politica estera e internazionale. E' ora di finirla di sedersi sull'assioma che i (pochi) Paesi ricchi possano utilizzare la maggior parte delle risorse dei (molti) paesi poveri, spesso alimentandone le crudeli dittature, chiudendo gli occhi di fronte a evidenti ingiustizie per ragioni di immediato interesse politico e/o di sfruttamento economico: tutto ciò non solo non è più tollerabile dal punto di vista morale, ma neppure più sostenibile, lo ripeto, nello stesso interesse di chi di questo squilibrio ha sempre approfittato. Questa disomogeneità costringe i paesi occidentali a costosi interventi militari, spesso forieri di guai peggiori, o altrettanto costosi sforzi umanitari: missioni di ogni genere, sempre provvisorie, mai risolutive. 
Serve un nuovo piano di sviluppo per tutto il pianeta,  su nuovi paradigmi economici e culturali, a vantaggio di uno sviluppo sostenibile non solo a parole, a sua volta perseguibile solo con la riduzione delle diseguaglianze. Possiamo cominciare dal rivedere questo nostro modo di intendere la soluzione dei problemi restringendo il campo, fino a ridurlo a quello del nostro giardino. Solo così potremo allargare  quella visione provinciale che troppe volte fa del nostro Paese uno stato piccolo piccolo. 
Laura Puppato

2 commenti:

  1. e ora anche il Congo!
    http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/epidemia-di-ebola-confermata-repubblica-democratica-del-congo-msf-invia-esperti-e-materiali qui la faccenda si fa non preoccupante, molto peggio

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    1. e c'è di peggio! l'Ebola è ormai "fuori controllo", secondo l'Internazionale: http://www.internazionale.it/news/africa/2014/08/28/lebola-e-fuori-controllo/
      vedremo che ne sarà dell'appello della Puppato, ma c'è poco da sperare, i nostri politici e il governo a quanto pare hanno sempre di meglio a cui pensare, guardare i nostri telegiornali fa venire la depressione

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