domenica 14 aprile 2024
La scultura “dal latte materno veniamo” stia nella piazza Eleonora Duse. Comunicato di Donneinquota
sabato 13 aprile 2024
Statua "dal latte materno veniamo": comunicato di Toponomastica Femminile
La proposta di installazione della statua di Vera Omodeo nella piazza Eleonora Duse a Milano scaturisce da un progetto più ampio sostenuto fin dall’inizio dalla nostra e da altre associazioni femminili.
In seguito al recente dibattito, Toponomastica femminile ha apprezzato la posizione assunta dal sindaco di Milano Sala e dall’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. In particolare, riguardo all’assessore Sacchi (di cui conosciamo l’impegno già messo in atto negli ultimi anni per valorizzare sia l’arte delle donne sia l’incremento di figure femminili negli spazi pubblici), abbiamo valutato positivamente l’impegno assunto in consiglio comunale, in data 8/4/2024 relativo a voler trovare una collocazione pubblica adeguata alla statua di Vera Omodeo, nonché la sua favorevole accoglienza al progetto di una call rivolta alle artiste.
Premesso quanto sopra, si apre qui la fase in cui valutare una collocazione adeguata.
A proposito del contesto architettonico, e relativamente a piazza Duse, ci uniamo alle valutazioni positive già espresse da alcuni autorevoli storici e critici d’arte, fra i quali Federico Giannini e Vittorio Sgarbi. Citiamo testualmente:
“una commissione tecnica dovrebbe produrre un parere squisitamente tecnico. Ogni altro tipo di valutazione, che finisce poi per fornire scontati pretesti per strumentalizzazioni (...) dovrebbe esulare dalle sue competenze. (..) un parere valuti l’opera in sé, la sua collocazione rispetto all’arte del periodo e rispetto agli artisti di riferimento per Vera Omodeo, le sue qualità formali, il suo posizionamento all’interno del percorso dell’artista, l’eventuale capacità di reggere la sistemazione nel contesto urbano (...) considerando che un monumento di queste proporzioni (...) e che s’inserisce nella tradizione del classicismo novecentista cui guardava Messina non andrebbe ad alterare, o peggio a deturpare, il contesto di piazza Duse, vale a dire il luogo pensato per accoglierla, una piazza silenziosa e raccolta, che risale agli anni Trenta del Novecento (la scultura si può dire sia figlia, o forse nipote, di quell’epoca storica), e quindi non andrebbe a inficiare la compiutezza del contesto urbanistico”. (Federico Giannini)
“Vera Omodeo è una buona artista (...) e la valutazione deve essere estetica: ha i requisiti Vera Omodeo perché una sua scultura possa stare in piazza Duse? Ritengo di si. È un’artista degna (...) e sul piano contenutistico l’opera ha valore universale. (...) la scultura va messa in piazza Duse o concordando con la famiglia altro luogo ma non (..la bella idea di) clinica Mangiagalli o i giardini che circondano l’ospedale per salvare il fatto che non in molti la vedano, se non chi va alla Mangiagalli, e che stia all’aperto come vuole la famiglia”. (Vittorio Sgarbi).
Riguardo, invece, alla prima valutazione resa dalla commissione per ragioni di “valori non condivisibili da tutti” e “urbanistiche”, ci trova concordi quanto scrive Urbanfile: "secondo noi e secondo molti altri si è trattato di uno strano rifiuto, perché l’opera, realizzata da una donna, raffigura un momento fondamentale dell’essere umano, che trascende ogni credo religioso, ogni ideologia politica. “La maternità, come espressione di amore e libertà, è un valore da celebrare”. L’allattamento è certamente, se non l’unica, una delle pochissime azioni che accomuna tutte, ma proprio tutte, le culture. Quale motivo in più per donare alla città un’altra rappresentazione dell’universo femminile, anche perché, come ormai è ben noto, a Milano di statue femminili ce ne sono ben poche. (...) a nostro avviso (piazza Duse è) proprio una piazza adeguata per un’opera come questa, delicata e umana, immersa nel giardinetto realizzato una quindicina d’anni fa al centro della piazza".
Riteniamo ancora infatti che questa prima scelta, scaturita nell’ambito del nostro gruppo non casualmente ma da valutazioni di carattere estetico e simbolico, sia ancora la più adeguata. Ed elenchiamo qui brevemente le ragioni:
- "dal latte materno veniamo" è un’opera che può ascriversi alla serie delle tante “Madonne del latte”, iconografia di figura femminile che risale all'Antico Egitto, epoca in cui erano diffusissime le immagini della dea Iside intenta ad allattare il figlio Horus; sono p oiseguite in età cristiana tante rappresentazioni iconografiche della "Madonna che allatta", da Ambrogio Lorenzetti, attraverso Orazio Gentileschi, Adriano Cecioni, a Mary Cassat, Picasso, Tamara de Lempicka, e il tema esprime l’amore universale, primigenio senza contenuti ideologici, religiosi o sessisti;
- al contrario di ospedali o aree verdi nei pressi di ospedali, la piazzetta Duse è un luogo davvero pubblico, anche se poco frequentato in quanto privo di negozi;
- la piazza, nel cosiddetto "quadrilatero del silenzio" caratterizzato da piccole aree verdi, è molto raccolta e di dimensioni contenute. La statua, a grandezza naturale e non monumentale, qui non si perderebbe e, a sua volta, non determinerebbe nessun impatto invasivo;
- non solo per dimensioni ma anche per tipologia, l’opera dialoga in modo equilibrato, e diremmo anche armoniosamente, con gli edifici circostanti, e in particolare con le sculture figurative che si affacciano dai due edifici di carattere eclettico ai numeri civici 1 e 4;
- la piazza è dedicata a una figura femminile realmente esistita che incarna in modo netto una sorta di resistenza attiva ai modelli patriarcali della donna relegata al mero ruolo di moglie e di madre. Una donna di forte personalità, che si è affermata attraverso il lavoro e la creatività. E infine una donna che (pur dichiarandosi a suo tempo “non femminista”), seppe manifestare nella sua vita la più intensa empatia e capacità di relazionarsi ad altre donne, attraverso amicizie, scambi intellettuali e creativi e anche rapporti amorosi. Questa resilienza femminile, di una donna reale, è il simbolico che, a nostro avviso, meglio dialoga con un contraltare rappresentato invece dall’archetipo femminile della potenza generatrice e del nutrire: non solo fisicamente, ma anche attraverso l’amore e la cura.
Respingiamo invece ogni interpretazione per cui l’archetipo della donna, anche colta nell’atto di generare o di nutrire e accudire i propri figli, debba essere banalizzato e ridotto alla mera funzione di donna-moglie e madre, quindi implicitamente incapace, o non autorizzata dalla società e dal maschile, a svolgere qualunque altra funzione e ad affermarsi anche socialmente, artisticamente o scientificamente ai massimi livelli.
Per questo chiediamo con forte convinzione che, per l’installazione dell’opera di Vera Omodeo nella città di Milano, prima di qualunque altra destinazione sia riconsiderata con criteri e processi più approfonditi e oggettivi, la proposta originaria della piazza Duse.
Il Direttivo di Toponomastica femminile, Roma, 13 aprile 2024
di seguito 2 articoli usciti sul Corriere della Sera e alcune foto di altre opere di Vera Omodeo
domenica 17 marzo 2024
Sciopero planetario contro la guerra
Puoi aderire scrivendo una mail a assembleaperlapace@gmail.com
Ci rivolgiamo a chi ha milioni di contatti con il mondo, a un movimento, una rete, un hacker che abbia a cuore la nostra sopravvivenza e la disfatta di chi la sta mettendo in pericolo. Chi è nato durante la seconda guerra mondiale è cresciuto pensando “mai più”. Mai più una guerra. 50 milioni di morti sembravano aver fatto rinsavire il mondo. Da allora guerra e genocidi non sono mai finiti. Gli ultimi li abbiamo sotto gli occhi: l’avanzata inarrestabile della Nato; l’invasione russa dell’Ucraina; l’atroce attacco di Hamas e la risposta inumana di Israele; il martirio infinito delle genti di Gaza. Stragi, stragi, stragi. Quando vedo la gente mitragliata mentre va a prendere la farina penso che loro siamo noi. Non in senso evangelico, ma storico. Nessuno ci vuole salvi. Tutti ci vogliono armati. C’è una fame di guerra che somiglia ai prodromi della prima guerra mondiale e annuncia la terza, e veramente ultima. Ho paura.
Abbiamo tutti paura, ma crediamo che armandoci ci difenderemo. No, armandoci ci consegneremo alla guerra, al nemico, alla morte. Abbiamo un sogno. Che qualcuno che abbia i mezzi di comunicazione adeguati a svegliare la terra, dichiari uno sciopero mondiale contro la guerra. Per un giorno incrociamo le braccia. Per un giorno non si produce e non si consuma. Se anche il 20 per cento aderisse, anche solo per qualche ora, produciamo un danno economico come dieci guerre.
Così il mondo si accorgerà che esistiamo: noi che vogliamo la pace, perché la pace è vita. Certo, ogni sciopero ha un costo. Ma niente costa come la guerra. Come questa guerra. L’ultima.
[puoi aderire scrivendo una mail a assembleaperlapace@gmail.com
appendi una bandiera per la pace a ogni finestra,
appendi uno straccio di pace alla bici o alla borsa ndr]
Primi firmatari:
Barbara Alberti
Ginevra Bompiani
Amitav Ghosh
Raniero La Valle
Massimiliano Fuksas
Luca Guadagnino
Margherita Buy
Gianni Dessì
Viola Di Grado
Vauro
Simonetta Sciandivasci
David Riondino
Lidia Ravera
Valerio Magrelli
Chiara Barzini
Fiamma Satta
Michelle Müller
Virginia Raffaele
Sabrina Giannini
Geneviève Makaping
sabato 9 marzo 2024
La storica orazione di Ortensia, cancellata dalla Storia: riscritta nel 2012, rappresentata al Colosseo nel 2024
Nel 42 A.C., dopo che i senatori tentarono di tassare pesantemente le ricche matrone romane per finanziare l'ennesima guerra, Ortensia pronunciò in Senato una memorabile orazione in loro difesa, sancendo il principio "no tassazione senza rappresentanza" ben noto ai moderni, e ottenendo il ritiro della tassa. I quali moderni conoscono questo principio più che altro come sancito dai coloni americani contro l'Inghilterra ("No taxation without representation"). Meno noto (anzi, del tutto ignorato) il fatto che il concetto fu introdotto da una donna e soffocato dagli uomini. Infatti, in seguito alla vittoria legale ottenuta da Ortensia, lo stesso Senato, allarmato dalle conseguenze del dar voce al punto di vista femminile, corse ai ripari sancendo da lì in avanti il divieto alle donne di intervenire in giudizio (in difesa di se stesse e di chicchessia), garantendo così continuità all'assoluta unilateralità maschile in ogni luogo ove si decide.
Di questa orazione, di cui nessuno ci parlò mai a scuola, restarono solo le scarne citazioni storiche. Nel 2012 un gruppo di donne decise di riscriverla in base alle notizie che se ne hanno, e di rappresentarla in occasione della "conferenza-stampa teatrale" organizzata per la nascita della Rete delle Reti femminili. L'idea si deve alla giornalista Cinzia Romano, il testo e la regia si devono alla studiosa Giuliana Nuvoli. Ortensia fu interpretata dall'attrice Giulia Fossà; e potete rivederla qui:
Ora, per l'8 marzo di 12 anni dopo, la memorabile orazione di cui a scuola, a tutt'oggi, nessuno parla mai, è riemersa nuovamente e, per iniziativa del Parco archeologico del Colosseo, è stata rappresentata proprio in Curia Iulia; con un'accurata presentazione preliminare e una suggestiva cornice scenica. È possibile vedere la rappresentazione nel post su Facebook del Parco, QUI.
Dispiace solo che alla fine della rappresentazione vengono ringraziati tutti tranne l'autrice stessa del testo (citata solo fugacemente all'inizio) e chi decise, già 12 anni fa, di far riemergere e rappresentare questa orazione. E ricordiamolo, invece, tanto per non cancellare le donne dalla Storia come al solito.
domenica 25 febbraio 2024
Sperando che non ti servirà mai.. scarica Where Are U
L’app ufficiale Where Are U è collegata al Numero di Emergenza Europeo 112 (che riunisce in una sola centrale operativa il Soccorso Sanitario, Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine), ed è collegata anche con sistemi di soccorso all'estero.
Scaricala per avere, in caso di bisogno, una connessione immediata con i soccorsi, inviando automaticamente la tua localizzazione e le altre informazioni che deciderai di includere nell'app.• salvare oltre ai tuoi dati i numeri ICE (In Case of Emergency) da chiamare in caso di necessità;
• inviare con precisione la tua posizione geografica alla Centrale Operativa 112 di competenza;
• utilizzare la “chiamata silenziosa”, che permette anche a chi non può parlare di contattare il servizio di emergenza;
• selezionare il tipo di servizio richiesto (Soccorso Sanitario, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine);
• passare dal 112 al numero di emergenza di altro Paese in cui ti trovi (ad es. in U.S.A., l’app chiamerà il 911, invece del 112);
• chattare con il 112, funzione vitale per i non udenti e in ogni situazione in cui non si può parlare;
• gestire l’interfaccia per ipovedenti.
Visiona guida e tutorial che trovi nel menu dell'app.
giovedì 15 febbraio 2024
Le ecofemministe ripudiano la guerra: fuori la guerra degli uomini dalla Storia!
Dichiarazione del Coordinamento nazionale ecofemministe
Le donne, in generale, sono contrarie a ricorrere alle guerre perché danno la vita e ne curano altre: questo le porta a detestare la sola idea che molte vite vengano recise indiscriminatamente per interessi di pochi decisori.
Le femministe in particolare sono da sempre dichiaratamente pacifiste.
Le ecofemministe, ancora più profondamente, non violente, ripudiano tutte le violenze contro gli umani, contro gli altri animali, le piante e l'ambiente, e naturalmente contro le guerre, dichiarate sempre da maschi con la connivenza di donne di potere omologate. Sono anche contro la violenza di ogni livello ed ogni parte: famiglia, religione, polizie e Stati. La guerra appartiene alla mentalità predatoria maschile patriarcale, come la volontà di possesso, l'onore patriarcale, lo stupro anche domestico, etnico e di guerra, la mascolinità militarizzata, tipicamente di estrazione di destra. La Costituzione italiana è stata emanata, dopo una guerra mondiale tragica ed all'uscita da una lunga dittatura fascista e maschilista, da parte di una Assemblea composta finalmente anche da donne; a loro seppure fossero solo 21, si devono i principi fondamentali e l’art. 11: “la Repubblica ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Noi ecofemmministe italiane siamo quindi coerenti con i principi costituzionali nel denunciare non solo l'aggressione di Hamas ma anche massacri che il governo Netanyahu sta facendo nei confronti della popolazione palestinese, costretta ad assieparsi a Gaza. Alcuni Palestinesi convivono in Cisgiordania con coloni sempre più aggressivi e oggi spinti anche dal Governo ad occupare la gran parte dei loro territori.
La narrazione autoassolutoria da parte del Governo di estrema destra israeliano sull'origine del suo attacco massiccio sia a Gaza che in Cisgiordania è stata da subito condivisa dai media internazionali, su pressione delle lobby industriali, finanziarie e politiche a influenza ebraica, soprattutto nordamericane. Nessuno e nessuna, tantomeno noi Ecofem, può giustificare e perdonare l'attacco, militare e sanguinoso, della formazione di Hamas del 7 ottobre 2023, contro quello che inizialmente era un rave internazionale di giovani, molti dei quali israeliani. Non si può non notare però che la reazione crudele e spropositata contro i civili palestinesi ammassati nei loro residui spazi veniva rivendicata come diritto di difesa conseguente al sanguinoso attacco terrorista. Chi denunciava l'invasione di ulteriori terre palestinesi cisgiordane da parte di coloni armati, le distruzioni a Gaza, già una prigione a cielo aperto con milioni di abitanti, e lo sterminio di decine di migliaia di civili e minori incolpevoli, veniva pubblicamente tacciato di collusione con i terroristi e di antiebraismo. Erano invece oscurate dai media le manifestazioni internazionali oceaniche di protesta contro i massacri ai civili palestinesi, mentre si dava riscontro ai pericoli di eventi antiebraici senza parlare di una deprecabile posizione di molti ebrei all'estero, che difendevano a priori le azioni del governo di Israele che diffondeva notizie di azioni aberranti di miliziani palestinesi come infanticidi, stupri, taglio di teste, poi ritrattate. Solo in notizie o articoli di nicchia si potevano riscontrare dettagli più scabrosi per Israele. Come il fatto non verosimile che i suoi Servizi segreti, onnipotenti e onnipresenti, non fossero a conoscenza dell'organizzazione dell'attacco di Hamas: ed infatti pare ormai accertato che l'informazione sia stata volutamente trascurata. Il fatto che il governo stesso finanziasse Hamas dalla sua nascita, nel 2006, se inizialmente aveva avuto lo scopo di indebolire l'OLP e le forze moderate, più di recente, probabilmente ha inteso favorire una ribellione, l'alibi perfetto per la “soluzione finale”: liberare dai Palestinesi l'intero territorio, con qualsiasi mezzo e, grazie alla supremazia bellica, bombardando, affamando, assetando, sottraendo mezzi e medicine, impedendo rifornimenti umanitari, accusando l'UNRWA di collusione per impedirne i finanziamenti e suggerendo la deportazione dei sopravvissuti nel desertico Sinai egiziano o in altre regioni africane. Altre informazioni, non facilmente disponibili nei media, riguardano grandi interessi economici di Israele pronti ad appropriarsi di risorse energetiche rinvenute nel territorio attuale della Striscia di Gaza, che le consentirebbero l'autonomia economica: giacimenti di petrolio nella parte a Nord, e di gas naturale a 30 chilometri dalla costa; in quest'ultimo affare è coinvolta ENI.
Lo scambio concordato di prigionieri israeliani rapiti da Hamas con altri fra le migliaia di palestinesi già detenuti, pur se in proporzione maggiore, è stato seguito dalla carcerazione, come sempre senza garanzie ne’ prove, di altrettanti civili, compresi donne e minori, nonostante le continue proteste e richieste di non belligeranza dei parenti dei rapiti israeliani.
Nonostante la propaganda retorica israeliana, l'isolamento della Striscia, sotto apartheid e circondata da un muro con pochi varchi controllati, l'impedimento provocato ai mezzi di comunicazione e l'uccisione di un grande numero di giornalisti, la misura della crudeltà è emersa. A distanza di quattro mesi, un solo Stato, il Sud Africa, ha reagito con uno strumento di ricorso di diritto internazionale, appellandosi alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, accusando Israele di genocidio. Il 26 gennaio 2024 la Corte si è espressa accettando di valutare il ricorso, in quanto non manifestamente infondato, e dettando allo Stato di Israele prescrizioni di interrompere con immediatezza le ostilità: non avendo altri poteri impositivi, la direttiva è stata prevedibilmente ignorata, nonostante diversi Stati sudamericani abbiano ufficialmente appoggiato il ricorso del Sud Africa, come loro segnato di recente da regimi ed apartheid. A questo proposito, chiediamo al nostro governo di unirsi al sostegno al ricorso presso la Corte dell'Aja, riconoscendo la necessità immediata di uno Stato Palestinese, anche sotto il profilo della legittimità a stipulare accordi, concessioni e contratti. Pur se rappresenta un passo avanti, non è sufficiente la mozione parlamentare sul cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi, raggiunta su accordo Schlein Meloni. Come prevedibile, le azioni del Governo israeliano mettono a rischio anche la stabilità di più Paesi: oltre ai territori palestinesi, sono state bombardate zone degli Stati limitrofi. Già negli anni ‘70 Israele si era del resto appropriata di territori in Egitto, Siria e Libano e non aveva poi rispettato gli accordi di Oslo con l'OLP del 1993, in cui i due Stati si riconoscevano vicendevolmente, con il diritto della Palestina a propri territori in Cisgiordania e Gaza, dimostrandosi ancora inaffidabile. Sussiste per noi ecofemministe e non solo, il timore che Stati bellicosi prendano ad occasione la difesa della popolazione araba per scatenare conflitti in un Medio Oriente instabile, in primis l'Iran, o influiscano nell'economia mondiale come avviene già con i blocchi nel Mar Rosso, o si rivitalizzi il terrorismo internazionale con il reclutamento di fanatici e mercenari.
Gli incalcolabili danni di guerra non verranno probabilmente mai risarciti, neppure a responsabilità conclamata; sappiamo che non esiste tale obbligo, nel pure ignorato diritto internazionale, se non per accordi di pace tra gli Stati belligeranti, che nella situazione attuale sono improponibili, anche per l'espediente di Israele di non riconoscere uno Stato palestinese, contraddicendo anche sé stessa.
Oltre ai danni materiali, come la distruzione quasi totale della Striscia, risultano devastanti i danni emotivi, incalcolabili ed irrimediabili dovuti ai continui esodi, alle deprivazioni, morti, malattie, ferite e invalidità permanenti che lasceranno segni indelebili: ci si riferisce anche agli shock subiti dai molti minori sopravvissuti, spesso rimasti orfani, per i quali il futuro sarà privo di prospettive e certezze, il che favorirà cinismo, fanatismi ed integralismi sfruttabili. Gli esodi tanto temuti saranno inevitabili e tragici, perché difficilmente ai Palestinesi sarà riservato il diritto di asilo concesso ai profughi Ucraini, un’azione che, come ecofemmministe, reclamiamo fin da ora per equità dall'Europa.
Sotto il profilo ambientale, il costo causato dall’azione bellica in Palestina è pesantissimo. Per i primi due mesi, le emissioni di gas climalteranti derivanti dalla guerra e dalla catena di approvvigionamento bellico sono state calcolate in due milioni di tonnellate di CO2 equivalente; a Febbraio 2024 possiamo quindi ritenerne 4 milioni, quanto prodotto in due anni dal Niger; nel calcolo sono compresi anche i viaggi aerei sia dei cargo USA che trasportano rifornimenti bellici che degli aerei israeliani, le esplosioni di bombe, razzi e munizioni. Resteranno sul terreno per anni le sostanze inquinanti conseguenti al conflitto; anche la rimozione dei detriti e la ricostruzione degli edifici distrutti avranno un peso ambientale enorme, ed il tutto peserà sul resto del mondo, anche se non considerato nei trattati sul clima.
Noi ecofemmministe facciamo quindi appello ai leader nazionali ed europei, che finora non hanno attuato strategie efficaci nel por fine ai conflitti in corso, di non rimanere più impassibili a fronte di stragi di soldati e di civili e a devastazioni di città e territori. Occorrono quanto prima proposte convincenti di negoziazione. Smettiamo di affidare le sorti di interi popoli all’esito ottenuto attraverso l'uso massiccio di armi.
Da parte nostra diciamo che il solo riconoscimento generico dello Stato Palestinese non risolverà il problema di chi lo governerà, e non potrà certo essere Hamas, ma nemmeno una corrotta e poco credibile Autorità Palestinese intrisa di machismo e di una cultura patriarcale. Bisognerà occuparsi subito di promuovere una maggiore partecipazione femminile nei luoghi di potere.
Coordinamento nazionale ecofemministe
14 febbraio 2024
martedì 24 gennaio 2023
Lombardia: Daniela Padoan candidata alle elezioni regionali 2023
Serve presentare Daniela Padoan? Forse si, perché anche se molto prolifica scrittrice, saggista e attivista, con i suoi modi discreti e defilati lei non si promuove, non fa quasi nulla per far parlare di sé. Vogliamo parlarne noi, perché finalmente vediamo candidarsi una persona non solo seria, sincera, competente, ma anche consapevolmente eco-femminista.
E lo facciamo con le risposte che abbiamo ricevuto alle nostre domande:
Perché hai accettato di candidarti a queste elezioni regionali?
Per 28 anni il governo di questa destra è stato più attento agli interessi delle lobby economiche che a quelli dei cittadini: oggi la Lombardia è la regione più inquinata d’Europa, ove l'aspettativa di vita si è ridotta di quasi 3 anni (e con oltre 45mila decessi ufficiali solo per Covid-19).
Questo momento storico porta in primo piano proprio tutto ciò che più mi sta a cuore: un complessivo attacco all’ambiente, alle fragilità, alle diversità, alla democrazia, alle nostre stesse possibilità di convivenza. Ho sentito che scrivere non basta, e nemmeno rimanere nell’ambito associativo… Occorre portare nelle istituzioni il proprio contributo alle scelte che riguardano le nostre esistenze, comprendendo l’indissolubile relazione fra giustizia sociale e giustizia ambientale. Per questo ho deciso di accettare l’invito di Europa Verde a candidarmi, come indipendente, a capolista per Milano e Provincia nell’Alleanza Verdi Sinistra, in appoggio alla candidatura a presidente di Pierfrancesco Majorino.
Credo che superare la frammentazione che ha consegnato il Paese alle destre sia la sola possibilità per fermare chi ha governato ininterrottamente la Lombardia dal 1994, con le conseguenze che sperimentiamo. L’esperienza di questi anni mi ha insegnato che la forza risiede in una collettività di persone che credono nella responsabilità e nel bene comune, e che solo da qui viene l’intelligenza politica che riesce a cambiare le cose.
Per questo, alle associazioni e alle persone con cui tante cose abbiamo fatto insieme in questi ultimi anni – su ecologia, fragilità, migrazione, beni comuni, femminismo, antirazzismo, antifascismo, formazione “dal basso” – chiedo non solo di sostenere la mia candidatura ma di contribuire ad arricchire, come un collettivo, un programma condiviso per la Regione.
Come sintetizzeresti i punti del tuo programma?
Prima di tutto ritengo necessario raccordare economia, salute pubblica e tutela dell’ambiente in un unico concetto di salute circolare, interdisciplinare, che diventi cuore di ogni politica.
Bisogna affrontare con una mentalità nuova una crisi che ormai colpisce anche un ceto medio sempre più impoverito dall'inflazione portata da guerra, pandemia e politiche energetiche ancora ottusamente basate sui fossili.
Per questo, se eletta, mi impegno ad agire per una serie di punti che non sono slogan, ma la quintessenza dell’impegno che mi guida:
• fermare la privatizzazione della sanità affermando il principio della salute non come assenza di malattia ma come condizione complessiva della persona: quindi includendo qualità dell’ambiente e dell’abitare, alimentazione, lavoro, istruzione, costruzione di reti di comunità;
• difendere la nostra Madre Terra, l’acqua, il suolo, il vivente, i beni comuni, la bellezza e gratuità della natura, nostra più vera radice;
• dare opportunità ai giovani promuovendo un profondo investimento culturale, economico e di strategia sul futuro;
• promuovere pace, disarmo e riconversione dell’industria bellica lombarda;
• dare piena affermazione dei diritti delle donne in contrasto alla cultura patriarcale, lotta alla violenza, valorizzazione dei talenti femminili;
• nuovi posti di lavoro attraverso una vera transizione ecologica, includendo nella formazione erogata dalla Regione competenze ambientali specifiche, rivolte anche ai cittadini stranieri, e una visione nuova che cambi le politiche a partire dai luoghi della fragilità, dai margini, dalle istituzioni chiuse;
• democrazia partecipata che garantisca ai cittadini trasparenza, accesso alle informazioni e reale partecipazione, cambiando le politiche che riducono a categoria disabili e anziani, sofferenti psichici, migranti.
Come attuare tutto questo? Col metodo: giorno dopo giorno, affrontando ogni singola problematica alla luce del rispetto del vivente quale stella polare a cui far sempre riferimento, attraverso la coscienza ecologica e sociale che ne consegue, e cercando aiuto e sostegno dalle migliori competenze di coloro che dedicano la loro vita a comprendere, riparare, innovare.
Tutto il mio lavoro è stato impostato sul dialogo, l’incontro, l’interconnessione di saperi e impegno, e così sarà il mio modo di fare politica: con l’aiuto di tutte e tutti voi che condividete questa visione.
Puoi parlarci di te attraverso i progetti che hai realizzato?
Sono scrittrice, saggista e attivista per i diritti umani e ambientali, fra i fondatori delle associazioni Adif (associazione Diritti e Frontiere), Laudato si’, un'alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale, e Osservatorio Solidarietà Carta di Milano; e curo la collana Lupicattivi - Voci di ecologia integrale per Castelvecchi editore.
E si, la mia biografia coincide in gran parte con le mie scelte associative e con i miei libri, che segnano i temi a cui mi sono dedicata negli anni: la Shoah, la resistenza femminile, le radici culturali del razzismo, la visione antropocentrica che divide esseri umani, vivente e natura in gerarchie di valore, procedendo alla distruzione del pianeta e riducendo a scarti le vite dei più fragili. Tra i libri che ricordo qui:
in "Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz" (Bompiani), ho proposto una riflessione sulla specificità femminile della Shoah, fino ad allora ignorata nel nostro paese, instaurando un dialogo durato quasi due anni con le straordinarie testimoni Liliana Segre, Goti Bauer e Giuliana Tedeschi.
In "Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo" (Bompiani), ho intessuto un racconto a cinque voci fatto da Hebe de Bonafini e dalle storiche madri dei desaparecidos sulla forza politica del materno e la resistenza delle donne ai regimi.
In "Razzismo e noismo. Le declinazioni del noi e l’esclusione dell’altro" (Einaudi) – un dialogo a tratti irruento con Luca Cavalli-Sforza, il genetista che ha dimostrato l’inesistenza scientifica del concetto di razza applicato agli esseri umani – ho provato a indagare la presunzione antropocentrica della nostra cultura occidentale.
In alcuni libri, che chiamo “libri-assemblea”, mi sono occupata di ambiente ed ecologia, progetti di dialogo tra diversi ambiti di ricerca e attivismo.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente (ed. Interno4), è il risultato di un confronto tra quasi duecento studiosi e attivisti attorno al concetto di ecologia integrale proposto nell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco.
Gli stati generali dell’acqua (Castelvecchi), dedicato all’acqua bene comune, diritto umano e del vivente, è nato dalla collaborazione di quasi settanta studiosi, attivisti e movimenti in Italia e nel mondo: dal relatore speciale per l’acqua all’Onu al portavoce Mapuche per l’inserimento dell’acqua nella Costituzione cilena, non in quanto diritto umano ma in quanto soggetto, in sé, di diritto.
Il mio prossimo libro-assemblea sarà sul ritorno dell’ideologia nuclearista.
Altro mio argomento di impegno è la difesa della Costituzione. Il 24 gennaio di quest’anno è stato pubblicato a mia cura il libro "Liliana Segre. La stella polare della Costituzione. Il discorso al Senato" (Einaudi), con un mio saggio conclusivo sul “filo nero” che dalla Marcia su Roma portò alla Shoah e che ancora oggi ci interroga sul riaffacciarsi di una cultura politica che affonda le radici in un passato fascista con cui non abbiamo mai davvero fatto i conti.
Riguardo all’attivismo associazionista e politico: fin dal 2002, con il gruppo Donne contro i cimiteri marini di Stato, mi sono impegnata per il soccorso in mare e l’accoglienza di profughi e migranti. Le associazioni ADIF -Diritti e Frontiere e Osservatorio Solidarietà Carta di Milano sono nati per rispondere alle politiche italiane ed europee di contenimento e respingimento della migrazione e alla criminalizzazione degli attivisti che, nella progressiva dismissione del soccorso in mare e alle frontiere, si fanno carico dell’assistenza umanitaria.
Dal 2014 al 2019 ho lavorato per il Parlamento europeo come portavoce in Italia dell’eurodeputata Barbara Spinelli (gruppo parlamentare GUE-NGL) occupandomi soprattutto delle tematiche connesse a migrazione, diritti umani e crisi climatica. Grazie a questo incarico ho potuto ispezionare luoghi di trattenimento per migranti come il CIE di Ponte Galeria a Roma e il CPR di Corelli a Milano, e ho organizzato il convegno internazionale Il secolo dei rifugiati ambientali: analisi, proposte, politiche, tenuto nel 2016 al Palazzo Reale di Milano.
L’associazione Laudato si’ - Un'alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale (di cui sono direttrice) è nata a Milano nel 2015 su sollecitazione di don Virginio Colmegna, ed è formata da credenti e non credenti convinti della portata di cambiamento introdotta dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Ha sede presso la Casa della Carità e ha ricevuto dal Comune di Milano la benemerenza civica Ambrogino d’oro per «aver saputo dare un contributo speciale alla città». Per l’associazione ho curato tutte le pubblicazioni e coordinato attività formative rivolte a scuole, sindacato e società civile.
Negli ultimi tre anni ho avuto modo di collaborare più strettamente con don Colmegna, che con Casa della Carità si occupa di fragilità e di periferie fisiche ed esistenziali. Insieme abbiamo sviluppato un progetto di scuola popolare di ecologia integrale che avrà sede nel quartiere milanese di Crescenzago, per promuovere sul territorio pratiche di giustizia sociale e giustizia ambientale che mostrino come il “margine” possa divenire luogo di arricchimento e crescita culturale e politica per tutti. [Daniela Padoan]






























