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sabato 20 luglio 2013

Troie, puttane, canoiste ladre, oranghi e puppone

Benvenuti alla curva degli ultras sguaiati che occupano le istituzioni e la vita politica. Ultras indulgenti con soprusi, truffe, violenze; rissosi fra di loro, solidali coi potenti. Ma ferrei e compatti almeno contro una squadra avversaria: quella delle donne.
Campioni bi/etri-partisan che, di fronte alle donne in Parlamento e nel governo riescono sempre (chi avrebbe mai detto ci fosse un altro "peggio"!), a dare il peggio di loro. 
Ogni giorno a convincerci che al peggio non c'è mai fine! Dopo gli attacchi alle politiche puttane e oranghi, ora anche puppone e l'ultima ieri: nel dibattito al Senato sull'indecente pasticcio kazako, gli spalti si infiammano e gli ultras rumoreggiano mentre la senatrice del Pd Laura Puppato tenta di spiegare perché, in dissenso col suo gruppo, non parteciperà al voto, convinta che il ministro degli Interni Alfano non meriti alcuna fiducia. 

 
Guardate bene il video con l'intervento integrale della senatrice (e con finale pirotecnico di Rotondi): vi si vede qualcosa che, dalla carta stampata, non si può percepire mai.
Perfino il presidente del Senato Pietro Grasso incalza la senatrice, interrompendola continuamente mentre lei tenta, giustamente, di spiegare le sue ragioni. Ma non riesce mai a finire una frase - e ovviamente si inceppa e si dilunga. Poi senza preavviso il presidente le toglie pure l'audio. Poi glielo ridà, paternalisticamente e, apparentemente, paziente.
Mentre intorno la curva (non dubitiamo, sempre bi o tri-partisan), ulula senza soste.
Non entro nel merito del contenuto del discorso; perché qui nemmeno ha interesse. Il discorso è un altro. E, nel caso, è lo spettacolo di una sorta di mobbing intimidatorio contro una donna che esprime un dissenso: un mobbing tutto sull'onda dello scherno.
Puppato (come tantissimi), è sgomenta sulla gestione del pasticcio kazako, e sul lasciapassare della deresponsabilizzazione concesso ad Alfano. Un pensiero da lei già abbondantemente espresso, non certo dell'ultima ora. E infatti! chi si crede di essere mai, ma come osa, pensa l'ex ministro Rotondi che, dai microfoni della zanzara, il giorno prima del voto in Senato aveva preparato la giornata chiamandola puppona - che occasione d'oro, che bella battuta, non gli sembra vero di poterla chiamare così: la puppona. Chissà da quanto sognava di poter proferire una tale spiritosaggine l'arguto senatore (che, per amor della politica, ha rinunciato ad un futuro radioso come controfigura di Brad Pitt).
Grasso più misurato, ma per tutto l'intervento, sempre con un risolino di scherno sulle labbra (ma che c'era da ridere?). Siamo certe che il suo vice presidente del Senato, Calderoli, avrà apprezzato questo polso fermo di Grasso con certe puppone. Queste signore, che osano rendersi ridicole esprimendo un pensiero, bisognerà pure rimetterle al loro posto! E lui, Calderoli, la sua parte l'ha fatta, dando dell'orango alla ministra Kienge. Quanto alla "canoista" (copy Beppe Grillo) è bastato un pasticcio sull'Ici per completare il quadro con "puttana" (grazie ai rinforzi dell'ultras leghista all'europarlamento Borghezio) e ladra (immemori dei mille pregiudicati che in Parlamento siedono rispettati da tutti). Per Alfano solidarietà: non sapeva. Com'è?
Sfidando ogni legge che vale altrove, solo nel Governo il pesce puzza dalla coda. Anche se i fatti dicono il contrario.
E comunque, le code si tagliano meglio; infatti, con Josefa Idem il rigore del premier Letta e del suo esecutivo è stato esemplare: dimissioni e via il ministero. Le donne reclamano un ministero che si occupi di più e meglio di loro? Pazienza, il rigor (mortis) ha il suo prezzo! Ma ora mica ci possiamo privare del non-ministro degli Interni Angelino Alfano. In fin dei conti ha solo permesso che una donna e la sua bambina venissero consegnate come ostaggi a un governo illiberale, ma legato all'Italia da pesanti interessi economici
Silenzio e scherno pure per l'ex ministra Carfagna (Pdl) che denuncia di aver ricevuto, come già la presidente della Camera Boldrini, minacce violente di stalker mediatici. Visionarie, esagerate: se non sanno stare al loro posto che se ne vadano a casa. A meno che la vicenda non sia viatico per proporre rischiose leggi-censura - quando il problema sarebbe cominciare ad applicare quelle che già ci sono.
I maschietti dell'insulto e dello scherno hanno idee chiare e ricette semplici. La discussione sul web per l'espulsione della senatrice del Movimento 5 Stelle (che aveva nientepopodimeno osato criticare il gran capo Grillo), si riassume in un post: "Prima ci liberiamo di queste troie e meglio é".
E forza anche voi, maschietti dello stalking anonimo, fatevi avanti. Siamo certe che, anche se siete pochi e del tutto impresentabili, nelle istituzioni e in politica più di un fan lo trovate. Se resta il porcellum, per quelli come voi qualche seggio è sempre assicurato.
Cinzia Romano, 20 luglio 2013

lunedì 22 aprile 2013

Elena Passerini. Lettera aperta agli onorevoli della Segreteria del Pd: perché non vi siete parlati?


Le domande di questa lettera aperta (che a caldo era stata inviata a Bersani), focalizzano un tema centrale nelle relazioni umane e dunque in politica: le modalità di gestire i conflitti. Forse non è un caso che (nel frangente che ha portato i partiti a chiedere a Napolitano di accettare un secondo mandato) l'unica che una telefonata l'abbia tentata sia stata una donna. E notiamo come, il giorno dopo, un'altra donna del Pd abbia definito l'atteggiamento tenuto dal suo stesso partito, contro il nome di Rodotà, "da bambini dell'asilo" (parole testuali di Debora Serracchiani). Non sono questioni di lana caprina ma aspetti concreti da considerare per un modo nuovo modo di far politica. Ecco la lettera:   
Gentili onorevoli,
vorrei proprio capire una cosa che mi pare importante.
Al di là delle polemiche politiche sulla mancata elezione di Prodi e sulla spaccatura, del PD, vorrei una risposta precisa a una domanda molto precisa sul piano dei modi di gestire il conflitto tra le persone, ad esempio tra Bersani e Rodotà, candidato alla Presidenza della Repubblica non vincente.
Chiedo: perchè non vi siete parlati?
Rodotà si è lamentato di non aver ricevuto chiamate dal PD, se non dalla neoeletta Laura Puppato (come a dire: nemmeno lui ci ha provato).

Chiedo: perchè non avete comunicato direttamente con lui, vis a vis?
Se un movimento come il M5S, facilmente attaccabile per molti motivi, ha l'intelligenza o la fortuna di proporre un candidato come Rodotà (che per certo non è "grillino", data l'età se non altro), questo poteva essere visto come simbolo della possibile collaborazione proprio tra M5S e PD (non alleanza: ma collaborazione, per ottenere in pratica alcuni o pochi risultati concreti).

Peccato per la mancata telefonata.
Io non ho il numero di Rodotà e nemmeno voce in capitolo (però ho sempre votato alle primarie), altrimenti lo avrei chiamato 2 volte:
1. una per dirgli perchè il PD non lo voleva/poteva votare (quali ricatti o veti lo impedissero, io non lo posso dire perchè non lo so, ma è evidente che ci sono);
2. una seconda volta - dopo la quarta o quinta fumata nera, per chiedere a lui stesso di ritirarsi in favore di Prodi.
In questo caso forse lo avrebbe fatto, e forse i grillini lo avrebbero accettato se chiesto da lui, visto che erano nella stessa lista "grillina".
Ma aspettarsi che Rodotà lo facesse senza nemmeno chiederglielo, è chiedere troppo a una persona, ed è anche fallire il risultato.
Il fatto è che fare telefonate così significa passare dal "tu devi" all' "io posso".

Bisognerebbe imparare a litigare bene, soprattutto con chi ci è meno lontano, ma questa è una lunga storia...

Buona fortuna e grazie dell'attenzione

Elena Passerini, 22 aprile 2013