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sabato 8 giugno 2013

Nadia Somma: denunciare per essere bollate come calunniatrici? No, grazie

Ringraziamo Nadia Somma per il suo pezzo, pubblicato sul Fatto Quotidiano, dopo la lettera (finora senza risposta) inviata ai responsabili di Italia Uno. Lo apprezziamo moltissimo per la chiarezza che fa sui veri argomenti per cui sono da ritenere inaccettabili i contenuti di certi servizi di "informazione". Argomenti che mettiamo in evidenza nel post che riproponiamo qui, corredato di ulteriori link utili per approfondimenti. 
Il 2 giugno, il programma di Italia Uno “Le iene” ha trasmesso il servizio “Sesso o stupro?”  che mette in dubbio la sentenza di condanna  a 5 anni di reclusione inflitta dal tribunale di Cagliari a due uomini per il reato di stupro. Nell’estate del 2010 infatti una donna li denuncia per una violenza sessuale avvenuta davanti a una discoteca. La sentenza di condanna viene emessa nel 2012, dopo ben due anni di raccolta di prove, audizioni dei testimoni a difesa o a carico degli imputati, valutazione dell’attendibilità degli stessi, valutazione delle tesi della difesa. In alcuni minuti di servizio, ”Le iene” hanno imbastito una  sorta di processo sommario sulla base della sola testimonianza dei due condannati e, dopo aver citato in maniera frammentaria tre o quattro testimonianze estrapolate dalla copiosa documentazione degli atti processuali, hanno stabilito che la sentenza di primo grado non convinceva.
Il portale “La rete delle reti femminili” ha pubblicato una lettera indirizzata sia a Luca Tiraboschi, direttore di rete che alla redazione de “Le iene” per chiedere che “il programma e i responsabili di rete si scusino e sconfessino senza reticenze simili contenuti e la filosofia che vi è sottesa”.

La lettera allude a buon titolo a una sorta di ”filosofia” implicita nel servizio, perché il video di domenica 2 giugno segue un altro del 5 maggio in cui il fenomeno della violenza contro le donne viene negato da un’associazione di padri separati per cui “le violenze sulle donne non esistono, il 98% sono tutte calunnie per vendetta nei confronti degli ex o degli uomini per spillare denaro eccetera”.

Nonostante il fenomeno della violenza contro le donne sia ormai riconosciuto, denunciato e studiato a livello internazionale dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale della Sanità, 

nonostante siano state fatte piattaforme e stipulate convenzioni internazionali per contrastarlo; 

nonostante il 28 maggio scorso sia stata ratificata alla Camera la Convenzione di Istanbul; 

nonostante le indagini dell’Istat, 

nonostante le donne continuino a essere ammazzate a fronte di centri anti-violenza sempre più depauperati, 

[nonostante tutto ciò, ndr] continuiamo a imbatterci nella negazione  del fenomeno [qui riguardo alle statistiche su dati documentati, e qui una riflessione di Adriano Sofri sul tema, ndr].

Salvaguardando il diritto alla difesa e la presunzione di innocenza di indagati, imputati e condannati fino a sentenza definitiva, bisogna dire 2 cose: 

1. innanzitutto che i processi sommari sono sbagliati, soprattutto in una realtà dove la cultura misogina favorisce l’emersione della violenza contro le donne; 

2. in secondo luogo che le sentenze della magistratura si rispettano. 

Ci sono ben tre gradi di giudizio a garanzia degli imputati che si possono difendere in tribunale e non alla vecchia maniera. Quale? [quella del victim blaming, metodo messo molto bene in evidenza dal famoso processo per stupro del 1979, e da sempre, e ancora, in gran voga; ndr].
Sul web [in numerosi siti, inclusa la pagina fb delle Iene: vedi ultima foto nel post, ndr] è in atto una lapidazione collettiva nei confronti di quella donna, vittima di stupro, tanto per continuare a perpetuare con mezzi moderni, arcaiche ritorsioni nei confronti delle donne che denunciano uno stupro.  

La società ha sempre risposto, e lo fa tuttora, alla denuncia di stupro di una donna con emarginazione, isolamento e stigmatizzazione. Perché l’unica donna stuprata davvero credibile è una donna morta.

Così ecco esplodere la reazione online fatta da offese (anonime) scagliate come pietre da una canea livorosa convinta del valore della giustizia fai da te grazie al servizio de “Le iene”. 

A questo punto l’incoraggiamento finale di Mauro Casciari che ha realizzato il servizio – “Donne denunciate…” –  suona come una beffa. 
Perché mai le donne dovrebbero sentirsi incoraggiate a denunciare stupri o violenze? Per essere etichettate come calunniatrici, mogli vendicative, arpie senza scrupoli? No grazie.



lunedì 3 giugno 2013

Sesso o stupro? dacci oggi il nostro negazionismo. La domenica: ci pensano Le Iene

E così, anche nella puntata di stasera i poveri uomini perseguitati dalla nazifemministe e dalle "false accuse" hanno trovato asilo nel nuovo reparto anti-donne inaugurato dal nuovo corso delle Iene, quelle di Mammuccari. Un reparto di cui non esisteva traccia nella versione del programma condotto da Luca e Paolo, ma che ora ha acquistato evidente visibilità; tanto da essere stato identificato con successo, da questi uomini perseguitati, come un alleato disponibile. E non si sbagliano!
Detto e fatto: a chi rivolgersi, essendo stati riconosciuti colpevoli di stupro di gruppo e per giunta di lesioni personali pluriaggravate? Ma, elementare!
Alle comprensive Iene-del-nuovo-corso.


Detto e fatta: carta e penna, come due novelli Totò e Peppino, i due bravi ragazzi scrivono alle Iene, spiegando di essere stati oggetti di "false accuse".
E la redazione cosa fa? Si commuove, forse. E imbastisce il surreale servizio che trovate QUI, dal titolo "Sesso, o stupro?". I due bravi ragazzi vengono intervistati nelle rispettive case, sullo sfondo di un rassicurante tinello e una cucina (qui con una statua di un pio santo in primo piano), e raccontano, increduli e ironici, di quella sera in cui si trovavano con altri amici (tutti maschi) a una festa di addio al celibato, in discoteca. 
Due bei ragazzi dall'aspetto non proprio arrapante: uno allampanato, con l'apparecchio ai denti, l'altro in sovrappeso; francamente non irresistibili. Ma a lei sono piaciuti. Infatti, in discoteca il primo viene adescato da una ragazza alticcia, che gli fa avances molto spinte. Ma non solo gli chiede di fare sesso: trova entrambi così attraenti che, spiegando di essere una che "ama le cose strane", suggerisce di coinvolgere anche il ciccione per un rapporto à trois. Felici dell'inaspettata proposta, i due vanno con lei nel parcheggio e, in clima di grande cameratismo e reciproca complicità, hanno un rapporto esaltante ("una gran scopata", parole loro).
Il giorno dopo, ripresasi dalla sbronza e dopo aver vomitato più volte, la ragazza si reca al pronto soccorso a curare le ferite, e qui i referti parlano chiaro: le certificazioni mediche rilasciate alla giovane dal pronto soccorso del Brotzu: abrasioni agli arti, ecchimosi diffuse in tutto il corpo e sul volto. La conferma - per l’accusa - che la donna è stata pestata, trascinata sull’asfalto del parcheggio e violentata. Il tutto grazie a condizioni psichiche pesantemente alterate dall’alcol: l’accusa ha dimostrato che ancora il giorno dopo, trascorsa la notte in uno stato di semi-incoscienza, la donna ha vomitato più volte. Ecco perché non è andata subito al pronto soccorso o a un posto di polizia: il suo stato non glielo consentiva.
Medicata al pronto soccorso, e recuperata la lucidità, la ragazza denuncia lo stupro. Rovinando così due poveri ragazzi innocenti, anche la loro mamma lo dice! Seri lavoratori, che erano caduti nella sua trappola.
Il che ci ricorda qualcosa.

E ora come allora, i bravi ragazzi rispondono in modo ineccepibile a tutte le domande trabocchetto. La prima: ma.. se è stata lei stessa a proporvi un rapporto, perché avrebbe dovuto denunciarvi e affrontare la trafila di un processo?
perché il giorno dopo si sarà pentita, e avrà voluto dimostrare che non era "colpa sua" [? a chi?].
Certo, lei dice che non era consenziente affatto, anzi: una volta arrivati al parcheggio (attirata lì con la promessa di una striscia di coca), hanno avviato i rapporti tirandole un pugno in faccia che ha lasciato una evidente ecchimosi. Ma c'è un ottimo argomento anche per spiegare perché no, questo non è possibile:
se davvero le avessi tirato un pestone, con la mia stazza altro che quello, l'avrei disintegrata.
E allora come si spiegano le tumefazioni in tutto il corpo? e anche a questa domanda c'è una risposta logica, direi scientifica:
bè, si è girata più volte, nel campo, con l'erba, e si sarà fatta alcuni graffietti: stava carponi sul terreno, è normale che avesse dei graffetti sulle ginocchia.
Insomma: come non credere alle loro proteste di innocenza? Le Iene alla verità ci tengono: ecco dunque un bel servizio, giustificato dai numerosi risvolti oscuri. Siamo davvero sicuri che si sia trattato di stupro... e non solo di sano sesso? [seguito da infami false accuse??! ndr]
Mmmmhh.. diciamolo, sotto sotto questa sentenza non convince!..
E il messaggio è chiaro: non danno giudizio ma.. le Iene mica si fanno infinocchiare. Ora, ci informa l'autore del servizio, aspetteranno (severi e vigili) l'esito del processo di appello. 
Meriterebbe una bella riflessione a parte il servizio (nella stessa puntata) "Nascere senza padre", in cui due madri lesbiche sembrano "dimostrare" come valore assoluto che il padre non servirebbe a niente. Ma ora restiamo sul gravissimo tema delle "false accuse". In fondo c'è chi sostiene che siano il 98% del totale! Ne vorremo tenere conto?

Aggiornamento: vi rimandiamo anche alla lettera inviata oggi da numerose blogger e associazioni al Direttore di rete di Italia1, e alla redazione delle Iene.