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martedì 11 giugno 2013

Alberta Ferrari: cara Zanardo. Ancora riguardo alla mastectomia preventiva

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
In calce alla recente discussione ben riassunta in questo post di Politica Femminile, vedo con piacere che Lorella Zanardo opta per un’entrata nel merito del dibattito scientifico riportando alcune dichiarazioni dell’American Cancer Society. Ad esempio: “Non tutte le donne hanno bisogno di fare test genetici, e non tutte le donne che risultano positive per la mutazione del gene BRCA devono subire una doppia mastectomia”. Certamente! il tumore eredo-familiare rappresenta solo il 5-10% di tutte le neoplasie mammarie, anche se questa piccola sottopopolazione è del tutto peculiare e richiede interventi diversi di gestione.
E tutte le volte che ne ho occasione sottolineo che la scelta tra le opzioni di riduzioni del rischio a oggi disponibili è squisitamente personale, della donna, scrupolosamente informata. 
Su altri aspetti più tecnici non mi addentro, non è questa la sede. Penso che scriverò un articolo ad hoc (“la scelta di Jolie”). Zanardo prosegue: “La mia opinione è che non tutte le persone che leggono quello che Angelina Jolie ha scritto, lo capiranno così (…) I media vanno usati con attenzione, specialmente quando si è uno status symbol”. 
Appunto. E anche la Zanardo per molte donne italiane (me compresa) fa opinione.
Per questo torno sulle sue dichiarazioni. Quando ho letto sulla stampa nazionale falsità (ad esempio sul Corriere “la vitamina A funziona meglio”: ove si parla di uno studio i cui risultati saranno disponibili tra almeno 7 anni; o battute sbrigative che trovo maschiliste come “lo sconsiglierei a mia moglie”) o titoli fuorvianti (su Vero: “nel 99% dei casi basta la prevenzione” – intendendo prevenzione secondaria, ovvero diagnosi precoce. Ma che basti nel 99% dei casi è una sciocchezza che certo non si applica alle portatrici di mutazione BRCA). O anche satira che mi pare totalmente fuori luogo (su La Stampa)...

bè, tutte voci maschili, chissà perché. Questo mi dicevo, leggendo sul tema gravissime imprecisioni, offese alla dignità femminile, ma soprattutto mancata opportunità di fare informazione seria su un tema che tocca alcune donne in modo drammatico.
E mi aspettavo che le Donne reagissero. Invece. Lella Costa come Lorella Zanardo, in modi differenti, hanno fatto da cassa di risonanza di un tabù culturale in Italia (quando non di interessi ben poco nobili) senza saperlo. 
E le donne, le addette ai lavori così come le Angeline vere italiane, in altre parole senologhe e pazienti, sono ancora una volta tradite da uno stato che non attua politiche sanitarie che invece dovrebbero sostenere questa particolare situazione. Su questo io scriverò dal punto di vista della riflessione di un medico che ha fatto di questo specifico ambito il proprio focus professionale. 
Ma a voi che fate opinione e cercate il bene delle donne, lancio un appello: ascoltate la voce delle dirette interessate. 
Ascoltate quello che scrivono Anna Gazziero e Ornella Campanella. Leggete il libro “Il rischio” di Silvia Mari (giornalista e filosofa, mastectomia preventiva a 28 anni), e ascoltate perché ha fatto questa scelta. Ascoltate gli interventi delle donne che arriveranno anche qui. 
A Lorella Zanardo vorrei anche raccontare un episodio personale. Nel 2011 fui presidente del primo convegno nazionale sulla “Gestione della donna ad alto rischio di tumore della mammella e dell’ovaio”. Feci una presentazione sulla chirurgia preventiva, argomento talmente tabù in Italia che ebbi defezioni illustri dell’ultima ora da parte di alcuni illustri colleghi maschi, pur invitati ad esprimersi. Tra le mie diapositive ce n’era una con il suo libro al centro, “il corpo delle donne”, circondata da immagini di donne trasformate da interventi “estetici” in caricature di donna (non sono contro la chirurgia estetica, solo quella con risultati caricaturali). E chiamavo tutti a riflettere: non è giusto e non è ora che la donna possa decidere del suo corpo, anche nella direzione della mastectomia preventiva se (e sottolineo se), dopo approfondite riflessioni, questa fosse la sua scelta, avallata da evidenze scientifiche e prevista in tutti i protocolli internazionali? 
Perché in un mondo che manipola il corpo femminile con tanta superficialità, una donna che decide in piena consapevolezza e autonomia di pensiero di fare una scelta così dolorosa deve anche essere colpevolizzata?
Non si tratta di fare "pubblicità" a un prodotto o a una scuola di pensiero (informate, e ascoltando tutte le campane, le donne decideranno di volta in volta, ciascuna per sé, alla luce della propria storia personale). Si tratta di approfondire un tema grave in modo scevro da pregiudizi. Ringrazio le Donne di Politica Femminile Italia che hanno permesso di aprire un dibattito così serio, composto e con differenti punti di vista. Grazie di cuore.
Alberta Ferrari, 11 giugno 2013