sabato 25 giugno 2016

Femminicidi e stragi: qual è il nesso?

A proposito del pezzo uscito ieri sulla mascolinità tossica (a mio avviso quanto mai necessario e attuale); a proposito del rapporto fra femminicidio ed eccidi di massa (prima di quell’articolo mai indagato e messo a fuoco da nessuno!! smentitemi se sbaglio) - vi ricordate la strage a Milano del 12 giugno scorso? Vi ricordate l'immobile completamente sventrato, come abbattuto da una bomba?


Peccato sia stato presto chiaro che la “fuga” era dolosa: dunque una bomba come un’altra.

E messa da chi? A quanto pare, stando alle tracce biologiche su un tubo del gas trovato svitato dal rubinetto a sfera sul muro e allacciato soltanto al piano cottura, tutti gli indizi portano al marito di quella signora, il quale, guarda caso, non si voleva affatto separare.
E così, pur di fargliela pagare alla sua amata, avrebbe pensato bene di farla saltare in aria con tutta la casa, ammazzando 3 persone e ferendone altre 9, alcune molto gravemente: incluse le sue piccole bambine di 7 e di 11 anni, che ora sono coperte di ustioni. Il presunto bombarolo, invece, pur ferito se l'è cavata, proteggendosi dietro un materasso.


Tale sig. Giuseppe Pellicanò è ora indagato per strage.
La manomissione del tubo ha causato la fuoriuscita di 6 metri cubi/ora, e al momento dell’esplosione in casa Pellicanò c'erano 47 metri cubi di gas metano; considerato che per provocare un'esplosione basta 1,5 metro cubo, poteva perfino uscirne un disastro ben peggio.
I giornali, naturalmente, mettono l’accento sulla “depressione” del poveraccio, che rischiava di restare solo. Così, per inciso, stava frequentando un professionista che si occupa di mediazione familiare per rendere meno traumatica la separazione. Sarebbe interessante sapere se i discorsi vertevano sul ricucire, o sul rispettare la volontà della donna.



Ma sarebbe ancor meglio ricordare che in questi casi, anziché fermarsi a discutere troppo, le donne devono telare, svignarsela! prima che sia troppo tardi. 

E sarà sempre troppo tardi quando inizieremo ad affrontare seriamente l’analisi di questi fenomeni, chiedendoci, seriamente, dove stanno i nessi?

Tutti voi maschi "non maschilisti", voi "non violenti" siete chiamati a partecipare: perché anche se vi credete assolti,  anche voi siete per sempre coinvolti. E, ancora per inciso, stando alla statistica di questa infografica (fonte: Toxic masculinity in the US gun Phallocracy), gli uomini italiani (già noti per essere in prima fila nel turismo sessuale e pedofilo) appaiono coinvolti a un livello da paura:






3 commenti:

  1. è orribile. io credo che non potrei mai fare del male a una donna con cui sono stato a letto ma ho paura di poter diventare così e mi scopro felice di non avere moglie e figli. Basta! Questi uomini non amano, non hanno mai amato veramente anche se credono di esserne capaci, non sono la maggioranza degli uomini, non lo sono affatto, ma sono in maggioranza uomini che sembrano normalissimi, sembrano come me e questo mi distrugge! io sto male

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    1. caro Paolo, è commovente vedere un uomo che, come te, firmandosi anche con nome e cognome, condivide questi pensieri critici e, addirittura, timori legati al proprio essere maschio. Però lasciati dire: nelle tue parole c'è invece il cambiamento che preserva da quel veleno. Non è "essere maschi" il problema, è essere assuefatti a un certo concetto di maschitudine, imposto da millenni e millenni di storia - certo, un'eredità di retaggi pesanti, ancora oggi promossi in tutte le culture; ma, appunto, sono retaggi culturali: mica destini ineluttabili!
      le donne stesse sono molto spesso, a loro volta, complici di quel modo di pensare, tocca noi tutti, dunque, cambiare strada. Serve una inedita rivoluzione culturale e io credo fermamente che la liberazione che ne discenderebbe renderebbe felici gli uomini tanto quanto le donne. Con affetto! vedere uomini che ci pensano, e ne parlano, mi rende fiduciosa ;)) perciò.. sii fiducioso anche tu; un saluto, da Mari

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    2. bisogna solo capire cosa di quei retaggi va buttato nel cesso (sicuramente l'idea che una donna non è moralmente e intellettualmente pari va buttata via) e cosa va adattato ai nuovi tempi.
      Spesso si dice che "gli uomini si vergognano di piangere", io credo che oggi non sia più vero, credo che oggi gli uomini piangano abbastanza (e a volte con un po' di vittimismo) e si assumano sempre meno responsabilità rispetto alle proprie azioni e ai propri sentimenti: l'uomo che piange va benissimo, piangere è umano ma non si faccia l'errore di credere che la sensibilità sia legata all'alta quantità di lacrime o al piangere con facilità.

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