sabato 20 febbraio 2016

Perché non si è voluta emendare la Cirinnà in modo da blindare la stepchild contro l'utero in affitto?

Grazie a Paola Tavella per il suo pezzo sulla legge per le unioni civili che annaspa in Senato. L'incipit punta il dito, giustamente, sulla voce che circola da settimane di una imminente paternità di Nichi Vendola. Come? via utero californiano in affitto.

Ora, si chiede la Tavella, con che coraggio il Pd e Sel si presenteranno di nuovo in Senato e davanti al paese, mercoledì, e ci diranno che il ddl Cirinnà non permette e non facilita l'utero in affitto? Ha ragione da vendere. E ci dà anche una chiave per capire di più di questa legge e del groviglio delle volontà politiche che si nascondono dietro il dito generico dei diritti. Scrive Tavella: C'è un dato politico di prima grandezza dietro questa vicenda. Chi ha accusato di ipocrisia i senatori che, più o meno in buona fede, con argomenti talvolta nobili e talvolta disgustosi, si sono detti contrari alla stepchild adoption come prevista dall'articolo 5 del ddl Cirinnà perché apre all'utero in affitto, si trova con i pantaloni calati nel bel mezzo di una piazza. E se nasce un bambino in California il burlone che ha tirato giù i pantaloni a tutti è Nichi Vendola. Già è strano che si sia fatto finta di nulla davanti all'evidenza che il senatore Sergio Lo Giudice, uno degli estensori del ddl Cirinnà, ha comprato un ovocita per impiantarlo nell'utero di una donna che ha portato avanti la gravidanza in California, entrambe pratiche vietate in Italia. Sergio Lo Giudice e suo marito hanno rilasciato un'intervista a Le Iene dove hanno detto che "un bambino è una vita e non è una merce", che il pagamento della madre surrogata "non incide sulla valenza etica del suo gesto", che "è importante che da subito tra la surrogata e il neonato non ci sia un rapporto madre-figlio". Si può credere a questo punto che ci sia buona fede in chi dice che fra il ddl e la surrogacy non c'è nessuna relazione? La verità incontrovertibile è che con la stepchild due uomini uniti in base al ddl Cirinnà possono decidere di affittare un utero all'estero ed essere sicuri, già al momento del contratto preliminare, che tornando in Italia disporranno di un percorso privilegiato - quello previsto dalla Cirinnà - perché il neonato a contratto sia adottato automaticamente dall'altro padre, e abbia un certificato di nascita dove non esiste né mai è esistita una madre.
Dovremo credere all'onestà di Sel che nega questo nesso mentre il suo capo affitta un utero in California? E perché mai questi paladini della libertà non hanno fatto una battaglia a viso aperto, dicendo che l'utero in affitto è una pratica etica, da legalizzare in Italia? E che ci diranno le femministe di Sel e del Pd della sorte dei bambini nati così? A rigor di logica, se è la psiconalisi è una trascurabile sciocchezza e si può ignorare l'importanza della vita prenatale e la profondità del trauma e del dolore di un neonato separato e abbandonato dalla madre, allora saranno sciocchezze anche quelle scritte da psicologi e psicoanalisti a proposito della genitorialità gay e il favore di molti illustri specialisti all'adozione da parte di coppie delle stesso sesso. Oppure, come io credo, entrambe queste tesi sono vere e fondate. La verità è che le azioni di questi uomini politici hanno ipotecato la legge sulle unioni civili, mettendo a repentaglio i diritti di decine di migliaia di persone e, semi-affondando la stepchild adoption, che riguarda non già pochissimi privilegiati ricchi che vanno a comprare figli negli Stati Uniti ma migliaia di famiglie qualunque composte da donne e dai loro figli, ovvero la stragrande maggioranza di chi ha diritto alla stepchild di bambine e bambini generati da una madre con l'eterologa, senza affittare corpi di altri. Resta dunque da chiedersi perché non si è voluta emendare la Cirinnà in modo da blindare la stepchild contro l'utero in affitto, né riformare contestualmente l'istituto della adozione speciale per rendere impossibile procurarsi un neonato a contratto all'estero e poi far riconoscere gli effetti giuridici di questo contratto in Italia. Se l'utero in affitto venisse davvero contrastato, chi protesterebbe?
Il modo ci sarebbe, basta volerlo. Fingiamo che si presenti davanti al Tribunale dei Minori una coppia italiana che vuole regolarizzare un neonato dichiarando che la signora ha partorito inaspettatamente in Ucraina, in Nepal, in India, in Guatemala, in Belgio, in Cambogia, a Los Angeles. Basta un'analisi del Dna per scoprire se il bambino è figlio di colei che dichiara di essere sua madre, basta una visita per scoprire se lei lo ha partorito o no. E d'altra parte non è certo difficile intercettare le coppie dello stesso sesso. Allora, una volta accertata la verità, come è dovere del Tribunale, non si infliggono sanzioni penali, non si portano via bambini a nessuno, nulla di tutti questi orrori. Però si commina una sanzione amministrativa, ovvero una multa così salata che ci vorranno generazioni per pagarla.
Va aggiunto anche che i paesi dove la surrogacy è legale e possibile, ovvero dove esistono le condizioni teniche e sanitarie per attuarla ed essere affidabili agli occhi delle abbienti coppie occidentali, sono molto pochi. E quindi per evitare che siano aggirato i divieti di surrogacy nei paesi di origine dei committenti, è sufficiente stringere accordi ufficiali con i paesi meta di turismo procreativo e subordinare il rilascio del visto per motivi sanitari alla dichiarazione dell'Ambasciata che prova come la pratica che si va a fare è legale. Per esempio l'eterologa in India si può fare perché in Italia è legale, la surrogacy no perché è illegale.
È in questa direzione che si sta orientando la Francia, e così gli altri paesi europei in cui la Gpa è vietata e si intende mantenerla tale, in base alle indicazioni del Parlamento europeo che ha approvato nel dicembre scorso il Rapporto sui diritti umani che "condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l'uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba esser vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani" a disposizione dell'Ue nel dialogo con i Paesi terzi.
Ma i paesi europei che non vogliono la Gpa, fra cui ufficialmente c'è anche l'Italia, sono minacciati dalle sentenze della Corte europea dei diritti umani (Cedu), che li condanna perché non trascrivono l'atto di nascita ai bambini nati con la surrogacy pagata da loro cittadini. La Cedu non fa parte dell'Unione europea ed è un organo ben distinto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
La Cedu è un organismo legato al Consiglio d'Europa, di cui fanno parte 47 stati, fra i quali molti in cui il business della maternità surrogata è fiorente e in piena espansione. I pronunciamenti dell'organismo sono al centro di un fortissimo conflitto. Il Consiglio d'Europa il 15 marzo esaminerà la relazione sulla ammissibilità della Gpa scritto dalla ginecologa e deputata belga de Sutter, contestatissima per conflitto di interessi poiché ella stessa praticante la surrogacy a pagamento nella sua clinica a Gand (in Belgio la Gpa non è né vietata né regolamentata) e anche in una clinica in India. "Da quello che sappiamo - ha detto la socialista Laurence Dumont, vicepresidente del Parlamento francese dove si è tenuta il 2 febbraio scorso una assemblea mondiale per la messa la bando della surrogacy in tutto il mondo - il documento è favorevole a una regolazione legale della Gpa nei 47 paesi che compongono i Consiglio d'Europa, e fra questi per esempio c'è l'Ucraina che ha investito moltissimo in Gpa". Quando la Cedu ha multato l'Italia e la Francia che non hanno riconosciuto documenti anagrafici ai figli della surrogacy, 7 giudici si sono espressi in maniera contraria, e fra loro l'italiano Guido Raimondi e l'islandese Robert Spano. Raimondi è il vicepresidente della Cedu. I 7 giudici contrari hanno scritto: "Se è sufficiente creare all'estero un legame illegale con un neonato per obbligare le autorità del proprio Stato a riconoscere l'esistenza di una vita familiare, è evidente che la libertà dei Paesi di non riconoscere gli effetti giuridici del ricorso alle madri surrogate - libertà che tuttavia la giurisprudenza della Corte riconosce - è ridotta a nulla".

venerdì 19 febbraio 2016

Umberto Eco, l'uomo che ci rivelò il segreto per vivere 5.000 anni

Se ne va Umberto Eco, l'uomo che ci rivelò il segreto per vivere 5.000 anni: 
Chi non legge - diceva - a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: già c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. La lettura è un'immortalità all'indietro. 


Se ne va ma sta sempre con noi - noi che amiamo i libri perché i libri sono persone, vite intere; noi che viviamo mille, cinquemila, diecimila anni in una vita sola. 

mercoledì 17 febbraio 2016

Thérèse Clerc, la donna che sapeva amare (anche) la vecchiaia. Sognare, osare, creare.

Se ne è andata Thérèse Cler; teniamola con noi. 

Fondò le case delle Babayagas perché era strega, come tutte le donne lo sono. Facciamo dunque nostro il suo sortilegio:
felici le donne che realizzano la loro unità; loro nascono a sé stesse e partoriscono un mondo riunificato. Felici quelle che rimuovono le frontiere, la Matrice è la loro Terra, loro ritrovano le loro origini. Felici le donne che si allontanano dalle rive dei Padri, loro gettano le loro reti in acque tranquille e fanno arretrare la violenza e la guerra. Infelici quelle che usano la seduzione per raccogliere privilegi dai Padri, loro coltivano il proprio disordine, quello che genera la gerarchia e la concorrenza fra donne. Beate le donne che fanno emergere il proprio continente nero. Una nuova Terra appare e loro la fecondano.


La vecchiaia non è una malattia, è l’età della grande libertà - diceva. Fondò le "maison des Babayagas" - qui il sito ufficiale - quelle case delle streghe che speriamo si diffonderanno in tutto il mondo. Di lei, e di questo suo grandioso, delizioso, progetto, vi avevamo già parlato qui, invitando a portarlo anche Italia. In attesa giungano aggiornamenti da chi ha deciso di farlo e ci sta lavorando… teniamoci strette al cuore la storia di questa donna, la magia del suo pensiero. 


giovedì 4 febbraio 2016

Rimpasto di Governo da completare. Un richiamo al Primo Ministro Renzi: le donne diminuiscono e (ancora!) nessuna delega per le Pari Opportunità

L’attenzione dedicata nel discorso di Capodanno, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla situazione delle donne in Italia e alla stretta connessione tra le problematiche che a oggi investono la realtà femminile e i ben noti problemi sociali ed economici del Paese, induceva a non perdere ogni speranza di ottenere una Ministra per le Pari Opportunità. E invece, anche dopo il recente rimpasto, non solo ancora manca la Ministra alle Pari Opportunità, ma  neppure è stata conferita a una delle Ministre la delega alle Pari Opportunità.

L’intervento risulta doveroso dato che l’esperimento della "Consigliera alle Pari Opportunità del Presidente del Consiglio" si è concluso con le dimissioni della stessa nonché la mancata sostituzione del  Capo Dipartimento alle Pari Opportunità. Non sono più tollerabili ritardi, dopo che, come annunciato dall'NCD, sarà conferita al neo Ministro agli Affari Regionali la delega alla Famiglia.
Inoltre, se guardiamo ai numeri, è ormai definitivo l’addio al Governo 50&50: avviato con  le dimissioni, un anno fa, della Ministra agli Affari regionali e, successivamente con l'assegnazione a un uomo dell’importante Dicastero degli Affari Esteri. Ora i ministri sono di nuovo 16, ma solo 6 le donne. Per non parlare delle viceministre e delle sottosegretarie, alle quali già nella prima composizione  non era stato riconosciuto  il 50&50.
Chiediamo che la delega alle P.O. sia assegnata a una delle Ministre.
In caso contrario si dovrà prendere atto di uno spostamento dell’attenzione, in via pressoché esclusiva, sul tema della famiglia, il quale storicamente travalica e oscura la questione della parità di genere. Anni fa fu avviata un’indagine sull’assetto governativo e sul lessico dei politici in vari Stati: ne emergeva con grande evidenza che nei Paesi dove l’interesse si rivolge essenzialmente alla difesa del nucleo familiare, i diritti delle donne sono trascurati e le donne sono oppresse.
La sottorappresentanza e il “silenzio-assenza” non penalizzano soltanto le donne, perché il conseguimento della parità effettiva, dell’uguaglianza nei blocchi di partenza e la messa a frutto delle potenzialità delle donne è a vantaggio di tutto il Paese. Non considerare, nei fatti, i diritti di alcune/i non significa soltanto negare un’istanza di giustizia che trova riscontro sul fronte legislativo e esterno già a partire dai principi fissati dal legislatore costituente, fino ad arrivare agli obbiettivi di quello europeo, ma anche ricusare un’opportunità di miglioramento economico e un’esperienza di crescita professionale, collettiva e personale, che investe gli interessi di tutti. Di donne e uomini, di cittadine e cittadini: in sostanza del Paese stesso. Il Presidente del Consiglio tenga  anche a mente gli obiettivi di crescita che ci sono imposti dall’Agenda della Commissione europea per il 2020: i quali considerano la parità un traino per l’incremento dell’occupazione fino a una soglia minima del 75% e per la ripartenza economica entro il perimetro europeo.
Roma, 3 febbraio 2016
Riferimenti: info@aspettarestanca.it • d.martini@donneinquota.org

Prime firmatarie / Associazioni: Adbi Associazione Donne Banca D’italia • Aspettare Stanca • Associazione Alma Cappiello • Articolo 51• Cndi • Corrente Rosa • Dols Donne Online • Donne Che Si Sono Stese Sui Libri • Donneinquota • Fildis • Fondazione Adkins Chiti: Donne In Musica • Gio (Osservatorio Interuniversitario Studi Di Genere) • Il Portale Delle Donne • Ingenere • Liberadonna • Noi Rete Donne • Pari o Dispare • Power And Gender • Rete Delle Donne Per La Rivoluzione Gentile • Rete Per La Parità • Se Non Ora Quando Libere • Se Non Ora Quando Comitato Di Torino • Stati Generali Dell’innovazione • Toponomastica Femminile • Wister Prime firmatarie / Persone: Silvia Acquistapace, Patricia Adkins Chiti, Gabriella Anselmi, Antonella Anselmo, Paola Ansuini, Marta Ajo’, Liana Attorre, Magda Bianco, Francesca Brezzi, Annalisa Bucalossi, Carla Cantatore, Anna Carabetta, Alida Castell, Daniela Colombo, Marcella Corsi, Deborah D’emey, Caterina Della Torre, Serena Dinelli, Maria Pia Ercolini, Irene Giacobbe, Emanuela Ghinaglia, Emanuela Irace, Francesca Izzo, Anna Marcon, Donatella Martini, Flavia Marzano, Fabiana Massa, Fiorella Elia Menchinelli, Daniela Monaco, Silvia Nascetti, Iole Natoli, Rosanna Oliva, Laura Onofri, Vanna Palumbo, Mariangela Pani, Fedora Quattrocchi, Maura Rechichi, Serena Romano, Angela Ronchini, Maria Serena Sapegno, Lucia Sironi, Carla Sisto, Simonetta Sotgiu, Patrizia Tommasi, Marina Lilli Venturini, Paola Viero.

lunedì 18 gennaio 2016

Stupro arma di guerra. Anche a Colonia. Della guerra patriarcale sessista e razzista

Siamo state in attesa tanti giorni, leggendo ogni giorno cosa si dice di Colonia. Che per chi scrive (fra le altre molte cose), altro non è che il banale debutto di una delle più tradizionali armi di conflitto: lo stupro contro le donne, sulla scena ufficiale e internazionale della (nuova) guerra trasversale e diffusa.


Nel cuore delle città europee sono atterrate ormai da tempo le altrettanto tradizionali bombe, stupirebbe che il conflitto diffuso si limitasse a questo, rinunciando a uno dei suoi strumenti più atroci ed efficaci. Due anni fa fu presentata una mozione, al nostro Senato, contro questo diffuso crimine; chissà che ne è stato, poi. Tornando alle tante cose lette, la cosa che più stupisce, nelle decine e decine di articoli usciti nelle ultime settimane, è lo spezzettarsi della scena nei più disparati punti di vista, ciascuno sorretto da una logica la quale dimostra a sua volta qualcosa - ma le legittime riflessioni che ne scaturiscono conducono sempre a qualcosa di parziale. Come parziale è quello che si vede guardando una stanza dal buco della serratura. Vorremmo allora tirare alcuni fili per contribuire a legare fra loro questi pezzi, partendo da una premessa sulla cosa fondamentale, la cosa che sta lì, sotto gli occhi di tutti, e che eppure è tanto difficile vedere. E che è questa: i cori di indignazione razzista che si levano contro gli "immigrati" che stuprano sono animati più da risentimento verso lo straniero che osa toccare la proprietà (le "nostre donne") che non da reale rispetto verso le donne stesse. Per questo quel tipo di indignazione non sa andare al cuore del problema, ma anzi si muove su un terreno sostanzialmente complice. Sessismo e razzismo, infatti, sono sfumature dello stesso imprinting patriarcale, quello del dominio.
E in ogni società patriarcale lo stupro è stato da sempre una sorta di sport internazionale, molto duro a sradicare; anzi, è ora di dirlo: lo stupro è addirittura il fondamento stesso (anche) della “nobile” civiltà occidentale che tanto si adonta dell’inciviltà dello straniero



Non dubitiamo, infatti, che fra i bravi maschi bianchi e razzisti (di Colonia come di casa nostra e di ovunque), che gridano allo scandalo, di stupratori e violenti contro le donne ce ne siano moltissimi.
Che fare, allora, l’aspetto dell’immigrazione e, soprattutto, della propaganda islamista, non c’entrano? negare l’evidenza? C’è chi lo fa tranquillamente; vedi nel caso lo strabiliante pezzo di Giulietto Chiesa che sale sul podio per spiegare a una certa Nicoletta “cosa succede a Colonia e a Parigi”: niente; a Colonia non è successo niente, solamente una montatura mediatica. Punto e basta; nessun’altra spiegazione, nessuna evidenza a riprova di questo “nulla”. Il fatto che ci sia “chi vuole far salire l’isteria (piace particolarmente, qui, la scelta accurata anche del termine isteria, ndr) della gente per evidenti ragioni politiche, cioè per abituare il cittadino a un clima xenofobo” (fatto perfettamente vero, peraltro) per lui è sufficiente a dimostrare che le centinaia di donne che hanno denunciato si siano volute solo togliere uno sfizio, quelle borghesi razziste e viziate in cerca di emozioni, cretine.
“Nessuna prova”, decide in seguito alle sue personali indagini. Le donne non sono morte, dunque che prove ci sono? (e vien da chiedersi se siano morti poi davvero i parigini al Bataclan, forse è un complotto anche quello).
Nossignore. Qualcosa è successo. Lo stupro è emblema della guerra, e il Taharrush una declinazione dello stupro (che da sport endemico è assurta ad atto politico conclamato nel 2011), e il corpo delle donne un primario campo del conflitto.


Detto ciò, a Colonia il Taharrush è sbarcato in modo non casuale perché la guerra si è spostata anche qui (e sia chiaro, dove c'è guerra, c'è chi ci sguazza: gli avversari sono spesso complici). E si, anche perché c’è un problema culturale, come sempre: un (nuovo) problema culturale che si innesta sull’atavico problema culturale, peggiorando le cose.
Di questo Waris Dirie, somala, a suo tempo mutilata e poi fuggita dal suo paese, e che ha dedicato la sua vita alla lotta contro le mutilazioni, avverte da anni e anni. Avverte i politici e le istituzioni; eppure gli esperimenti per una formazione e informazione delle persone immigrate che faciliti il dialogo, e l’integrazione, si contano sulle punta delle dita. E sai che c'è? i fascistoni razzistoni fanno a gara a stroncarli con articoli dileggianti e sarcastici. E invece sono un punto di partenza senza il quale ci siamo già persi e almeno lei lo dice: da somala, e musulmana, e mutilata, e fuggita e immigrata, almeno lei può dirlo.


Sostituisci, nel suo discorso, il termine "mutilazioni genitali" con stupro - o delitto d'onore, o altre violenze contro le donne, e il significato è chiaro.
Anche lo scrittore Kamel Daoud - da musulmano, e da maschio, e da algerino, può permettersi di dire quanto siamo stupidi e miopi: “del rifugiato vediamo lo status, non la cultura. E così l'accoglienza si limita a burocrazia e carità, senza tenere conto dei pregiudizi culturali e delle trappole religiose (…) Gli immigrati che accogliamo se la prendono con le nostre donne, aggredendole e stuprandole; nozione che la destra e l'estrema destra non tralasciano mai di enfatizzare quando si pronunciano contro l'accoglienza ai rifugiati. Ma in Occidente il rifugiato o l'immigrato non patteggerà facilmente con la propria cultura, e di ciò ci dimentichiamo con sdegno. Quella cultura è ciò che gli resta di fronte a sradicamento e traumi provocati in lui dalla nuova terra. In alcuni casi il rapporto con la donna  -  fondamentale per la modernità dell'Occidente  -  rimarrà incomprensibile a lungo, e ne negozierà i termini per paura, compromesso o desiderio di conservare la propria cultura. E tutto ciò può cambiare solo molto lentamente. Le adozioni collettive peccano di ingenuità, limitandosi a risolvere i problemi burocratici ed esplicandosi attraverso la carità. Il rifugiato è dunque un selvaggio? No. È semplicemente diverso, e munirlo di pezzi di carta e offrirgli un giaciglio collettivo non può bastare a scaricarci la coscienza. (E qui Daoud rivela la stessa, identica, consapevolezza che fa parlare Waris Dirie, ndr): l’Altro proviene da quel vasto universo di dolori e atrocità che è la povertà sessuale nel mondo arabo-musulmano. Accoglierlo non basta a risolverlo. Il rapporto con la donna rappresenta il nodo gordiano nel mondo di Allah. La donna è negata, uccisa, velata, rinchiusa o posseduta. È l'incarnazione di un desiderio necessario, e per questo ritenuta colpevole di un crimine orribile: la vita. Una convinzione condivisa, che negli islamisti appare palese. Poiché la donna è donatrice di vita e la vita è una perdita di tempo, la donna è assimilabile alla perdita dell'anima. Il corpo della donna è il luogo pubblico della cultura: appartiene a tutti, ma non a lei. Qualche anno fa, a proposito dell'immagine della donna nel mondo cosiddetto arabo si scrisse: La donna è la posta in gioco, senza volerlo. Sacralità, senza rispetto della propria persona. Onore per tutti, ad eccezione del proprio. Desiderio di tutti, senza un desiderio proprio. Il suo corpo è il luogo in cui tutti si incontrano, escludendola. Il passaggio alla vita che impedisce a lei stessa di vivere. È questa libertà che il rifugiato, l'immigrato, desidera ma non accetta. L'Occidente è visto attraverso il corpo della donna: la libertà femminile è vista attraverso la categoria religiosa di ciò che è lecito o della virtù. Il corpo della donna non è visto come luogo stesso di libertà (in Occidente valore fondamentale), ma di degrado. Per questo lo si vuole ridurre a qualcosa da possedere o da velare. La libertà di cui la donna gode in Occidente non è vista come ragione della supremazia occidentale, ma come un capriccio del culto occidentale della libertà. E i colpevoli sono immigrati arrivati da tempo o rifugiati recenti? Appartengono a organizzazioni criminali o sono semplici teppisti? Per delirare con coerenza non si aspetterà che queste domande abbiano risposta. Intanto i fatti hanno già riaperto il dibattito sull'opportunità di rispondere alle miserie del mondo accogliendo o asserragliandosi”. (il pezzo completo qui).
Giusto, non nascondersi dietro un dito, per timore di apparire razzisti.
Giusto, andare il 4 febbraio a Colonia a manifestare. Contro il sessismo e contro il razzismo. A quelle che dicono “preoccupiamoci della violenza in Italia”: la sola cosa da rispondere è che la violenza in Italia non è diversa o separata dalla violenza in Germania, o in Piazza Tahrir. Serve la risposta come gruppo, collettiva e rivolta al’intera umanità: una risposta che dica rigore, resistenza e rivolta, contro la cultura della violenza da qualunque parte venga, e contro lo stupro quale sua espressione, e contro lo stupro come arma di guerra.
Ma anche che non vogliamo un’Europa di fili spinati: perché non servirebbero a niente, come non serve a niente respingere con una pistola un formicaio. Ma anche perché noi siamo anche ognuna di quelle donne che premono disperate alle frontiere.
Perché sessismo e razzismo sono sfumature dello stesso imprinting patriarcale, quello del dominio.






giovedì 7 gennaio 2016

#MexicoNosUrge ancora e ancora. Ringraziando oggi Gisela Mota

Ringraziamo il coraggio di Gisela Mota, assassinata a pochi giorni dalla Giornata contro il femminicidio politico [indetta nel 2013 dalla Prima Conferenza delle Donne del Medio Oriente]. Non erano bastati, a intimidirla, l'assassinio del marito e del figlio: giurando guerra ai narcos si è candidata a sindaca di Temixco, è stata eletta e - il primo giorno del suo mandato - è stata immediatamente assassinata

La sequenza di assassini intimidatori marito-figlio che ha preceduto quello di Gisela ricalca lo stesso, identico copione riservato, nel marzo del 2015, a Aidé Nava Gonzales, allora candidata a sindaca per la città di Oxtotitlan: che fu rapita, torturata e poi trovata decapitata. 

Sono solo 2 fra le esecuzioni di quasi 100 sindaci nel giro dell'ultimo decennio.


mercoledì 6 gennaio 2016

I pretestuosi e confusionari appelli contro il Ddl Cirinnà: ecco invece perché votare a favore

Stanno arrivando a me, come a molte colleghe e colleghi parlamentari, centinaia di mail che chiedono di non votare il ddl Cirinnà, disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili (e vari esempi di questi appelli stanno circolando anche per internet). 

Mi permetto, innanzitutto, di far presente agli scriventi che l'articolo 29 Cost. non parla di uomo e di donna, ma solo di coniugi senza specificarne il sesso [La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare]. 
È chiaro che negli anni '40 non erano immaginabili motivi per fare certe distinzioni. Faccio presente che è nello stesso quadro che, all'epoca, la Costituente discusse a lungo e duramente se le donne potessero fare i giudici, a causa delle peculiari condizioni psico-fisiche del sesso femminile. Leggi: ciclo mestruale - e non si tratta solo di aneddoti, ma di motivazioni ufficiali e straordinariamente persistenti: si dovette arrivare al 1963, con la Legge n° 66/1963 Ammissione della donna ai pubblici uffici e alle professioni (un titolo che già dice tutto sulla mentalità!) per abolire l'ignobile divieto alle donne di accedere alla carriera di magistrato [e solo dopo 50 anni da allora, nel 2013, è stata per la prima volta candidata una donna a Primo Presidente della Cassazione - e nemmeno eletta]. 
Ma fortunatamente la società italiana ha fatto passi avanti rispetto al 1948 e anche al 1963; ed oggi siamo pronti (dovremmo esserlo!) a sanare i debiti anche con le minoranze che non vedono ancora riconosciuti equi diritti. Eppure contro la necessità di tale riequilibrio c'è addirittura chi ricorre direttamente a Nostro Signore, appellandosi ad argomenti pretestuosi come l'utero in affitto. Pretestuosi perché questa pratica resta espressamente vietata dalla legge 40/2004,  che non è toccata dal ddl Cirinnà, che parla invece di stepchild adoption, ovvero della possibilità, nelle coppie registrate, di adottare il figlio naturale del partner
Mi permetto di far presente ai preganti che questo istituto (già valido per le coppie eterosessuali da molto tempo) servirebbe a tutelare il bambino nel caso di morte o incapacità del genitore biologico

Gli abusi di chi si reca all'estero per la maternità surrogata restano perseguibili secondo legge. Certi collegamenti sono dunque moralismo peloso, contrario a ogni verità. Esistono purtroppo anche il turismo sessuale e la tratta degli organi. Sono pratiche abominevoli, e non si combattono abbastanza! ma come dovremmo combatterle? Forse vietando di viaggiare, o i viaggi in Thailandia, o il trapianto di organi? 
In ogni cosa si nasconde un rischio, che va previsto e combattuto senza negare equi diritti ancora non riconosciuti e che non ledono proprio nessuno. 
Spero che chi oggi sta combattendo così strenuamente contro il ddl Cirinnà si renderà conto che quella battaglia è contro la legittima ricerca della felicità da parte di altre persone. Qualcosa che è come l'aria pura, possiamo tutti respirarne a pieni polmoni, senza togliere nulla agli altri. 
Concludo dunque chiarendo definitivamente il mio pensiero: non c'è alcun motivo per non votare il Ddl Cirinnà. Ce ne sono invece molti per votare a favore!
Laura Puppato