mercoledì 10 gennaio 2018

No, je ne suis pas Catherine Deneuve. E la caccia alle streghe non è mai stato uno sport femminile, ma maschile

Prima di tutto grazie a Ida Dominijanni per il bel pezzo uscito stasera su L’internazionale: ci risparmia di riscrivere diverse cose che ha già detto benissimo lei (e che citiamo di seguito).


Il punto di partenza era per noi focalizzare come gli argomenti della inopportuna lettera a cui ha aderito anche la Deneuve siano, alla fine, proprio gli stessi con cui la sottocultura più sessista e inelegante si scagliò contro il femminismo, a suo tempo, per difendere lo stile di vita berlusconiano, con il suo corollario di “cene eleganti”. Un metodo di vita e di potere fondato su scambi di favori e su un’idea di sesso che sancisce la riduzione delle donne al solo ruolo di oggetti di compravendita. Senza stare a riscrivere da zero, riportiamo perciò alcuni stralci da quell'articolo, che speriamo sarà meditato. Scrive Dominijanni:
(..) Com’era già accaduto in Italia con gli scandali sessuali d’epoca berlusconiana, quello che viene alla luce non è solo la tentazione maschile perenne all’abuso di potere, che riduce le donne a oggetto da possedere e la libertà femminile a disponibilità di concedersi. È anche, forse soprattutto, una diffusa miseria della sessualità maschile, che scambia potere, favori, assunzioni in cambio di (...) un assoggettamento a una virilità incerta. Una miseria sessuale che è parente stretta di una miseria relazionale, ovvero di una altrettanto diffusa incapacità maschile di relazionarsi all’altra (...) il cinema hollywoodiano, a ben guardare, ci aveva lentamente abituato, nell’ultimo decennio, a questo progressivo immiserimento (...) con un sottile ma percettibile scivolamento dalle scene di sesso passionale degli anni Novanta a quelle quasi sempre giocate successivamente su un ambiguo confine fra sesso e violenza, sesso e possesso, sesso e performance. (…) A un primo sguardo (#metoo e il Time’s up sono) movimenti contro le molestie e i ricatti sessuali, e contro l’abuso di potere maschile che c’è dietro. Ma com’era già avvenuto in Italia pochi anni fa, la presa di parola femminile ha l’effetto di svelare qualcosa di più profondo, un “dispositivo di sessualità” in cui il desiderio non ha più posto e il sesso è ridotto a contrattazione, ricatto, performance. (…) 
Perciò è del tutto fuori fuoco la reazione (...) di chi ulula che all’esito del #metoo ci sarebbe l’oscurantismo politically correct di un totalitarismo (sic!) proibizionista e sessuofobico. 
È vero l’esatto contrario: il #metoo, e in generale la presa di parola femminile contro l’andazzo corrente della miseria del maschile, nasce in una situazione che ha già mandato a morte la sessualità, e forse può farla risorgere, una volta liberata dal dispositivo di cui sopra. 
Non stupisce che a non capirlo sia, in Italia, lo stesso fronte mediatico, il Foglio in testa, che agitò gli stessi fantasmi liberticidi, sessuofobici e proibizionisti a tutela della “libertà” e della “seduzione” che circolava nelle “cene eleganti” di Berlusconi, già allora paventando e minacciando la fine dell’ars amatoria, la censura della passione, l’inibizione del corteggiamento, e impugnando l’inscindibilità del sesso da una certa dose (quale, esattamente?) di prevaricazione, o l’indecidibilità fra molestia e avance.
Stupisce ma non troppo (come in conclusione osserva anche Dominijanni) se sono anche delle donne a straparlare in questa direzione. 
Irene Graziosi, su Vice, risponde alla Deneuve centrando il punto con una domanda che ci facciamo in molte (e forse molti): perché difendere atteggiamenti che, se anche non ci traumatizzassero, sarebbero indiscutibilmente molesti?
Già, da dove sgorga questa insana necessità? 
Aggiungo che In tutto ciò lascia basite, poi, il termine "caccia alle streghe": per indicare una rivolta di donne contro maschilismi predatori. 



Qui bisognerebbe fermarsi a riflettere davvero: no, cari signore e signori, la caccia-alle-streghe è una cosa precisa, che per secoli è stata brandita da uomini-che-odiano-le-donne per sterminare, appunto, solo donne: a centinaia e migliaia e migliaia, nel modo più horror, in genere per la sola colpa di essere donne che osavano vivere senza un uomo
Perciò evocare caccia alle streghe, e odio contro i maschi, per insultare una battaglia delle donne, fa il paio con dare dei razzisti-che-odiano-i-bianchi ai neri impegnati in una giusta sollevazione contro la cultura dello schiavismo.
Scrive Graziosi: La molestia nel migliore dei casi è segno di una profonda ignoranza relazionale e umana, nel peggiore di una franca prevaricazione basata su dinamiche di potere e annichilimento della volontà altrui
Il punto è proprio questo, cara Catherine e altre firmatarie di quella lettera: no, né il femminismo né #metoo esprimono "odio per gli uomini", ma il rifiuto, finalmente, di stare al gioco di modalità maschili sbagliate, a loro volta causa ed effetto di ignoranza relazionale. Un'ignoranza già adeguatamente pompata dalla sottocultura da tronisti e veline; non si vede perché delle donne (anche delle donne) debbano prendersi la briga di schierarsi su una posizione che di fatto la tutela
A meno che non ci sia, in queste donne che sentono la necessità di simili iniziative, il banale bisogno di giustificare e rincuorare qualcuno, uomini che brulicano nelle loro vite familiari, sociali, professionali; insomma: una sorta di malsano sentimentalismo materno.


5 commenti:

  1. da maschio vi dico che avete ragione
    http://27esimaora.corriere.it/18_gennaio_10/weinstein-deneuve-molestie-sessuali-noi-maschi-conosciamo-confine-no-no-sappiamo-bene-cafa6422-f642-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

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  2. non sono d'accordo con dominijanni sulle scene di sesso passionale, nella gran maggioranza delle scene di sesso dei film recenti, è ben chiara la distinzione tra sesso passionale anche "selvaggio" ma consensuale e ciò che non lo è, forse è più chiara nei film di oggi che in certe pellicole degli anni '90 e '80. Sull'appello francese ribadisco: "una donna può, nella stessa giornata, essere a capo di un’équipe professionale e godere dell’essere l’oggetto sessuale di un uomo, senza essere per questo né una “puttana” né una vile complice del patriarcato" dicono le firmatarie e questo è vero ma appunto se lei gode non è una molestia, e tutti siamo soggetti sessuali e oggetti del desiderio sessuale di qualcun'altro, ma una molestia non è desiderio è invece sopraffazione. Esiste il diritto di provarci (e può essere anche una donna a provarci), ma non di importunare: se l'altro non gradisce devi smettere subito. Se un uomo o una donna (che sia il o la capufficio o chiunque altro) ci prova (maldestramente, con eleganza ecc.) con te e tu ci stai è tutto ok, se non ti va e lui o lei smette subito tutto ok, ma se lui o lei continua è molestia, è sopraffazione e non centra nulla con l'erotismo. Sbaglierò ma forse chi ha firmato l'appello francese non ha chiara questa distinzione. Ma se avessero scritto semplicemente "tutti/e hanno diritto di provarci con tutti/e" ma devono accettare l'eventuale rifiuto non sarebbe stato meglio?

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  3. 2 punti CENTRALI, qui spiegati molto bene.
    La lettera di queste signore ha raccolto le lodi sperticate del Berlusconi, serve altro? No.
    Ah... anzi si, leggere la lettera di risposta delle femministe francesi. Si trova qui:
    http://27esimaora.corriere.it/18_gennaio_11/vi-state-alleando-porci-risposta-femministe-francesi-manifesto-100-donne-73281744-f6fb-11e7-b0f9-ae3913959e9e.shtml

    sommessamente faccio notare che queste si sono alleate con i porci; ma che i porci veri, in realtà, sono amabili creature, intelligenti e piene di sensibilità. Bisognerebbe inventare nuovi termini per definire esseri che che sono molto peggiori di loro.

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