di Noiretedonne • Oggi, 6 agosto 2020, le agenzie di stampa lanciano la notizia: "il Senato ha approvato in via definitiva, con 149 voti a favore, 98 astenuti e nessun contrario, il decreto legge per la parità di genere nelle liste per le elezioni regionali. Il provvedimento è quindi convertito in legge".
Noi Rete Donne, che raggruppa numerose associazioni femminili impegnate per la democrazia paritaria, esprime la propria grande soddisfazione per l'approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento del decreto legge sulla doppia preferenza di genere per le prossime elezioni regionali in Puglia, che così diventa legge dello Stato.
Un atto dovuto nei confronti delle donne pugliesi, che hanno tenacemente perseguito l'obiettivo di applicare anche in Puglia la Costituzione e le legge nazionale, e che alle prossime consultazioni regionali del 20 e 21 settembre potranno finalmente votare con la doppia preferenza.
Noi Rete Donne, che lavora per ottenere questo risultato oramai da un decennio, continuerà a rivolgere la propria attenzione alle regioni, anche a statuto speciale, che ancora non si sono adeguate.
Intanto, un ringraziamento va al Governo, a cominciare dal Presidente Giuseppe Conte e al ministro Francesco Boccia, che ha efficacemente esercitato il potere sostitutivo, così come costituzionalmente previsto, aprendo la strada a una reale democrazia paritaria, altrimenti incompiuta.
Però, la doppia preferenza di genere non basta: i partiti ora candidino le donne. Le liste devono corrispondere alla società. Liste prevalentemente di uomini non sarebbero solo censurabili giuridicamente, ma darebbero un pessimo segnale della distanza dei partiti dalla società pugliese, incrementando di conseguenza la disaffezione nei confronti della politica. Vale per tutte le regioni in cui si vota a settembre, con qualunque meccanismo elettorale. Ma soprattutto per la Puglia e la Liguria, ove per la prima volta si voterà con il meccanismo della doppia preferenza di genere.
Daniela Carlà, coordinatrice di Noiretedonne
Nella foto sotto, le delegazione di Noi Rete Donne con la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni: uno degli incontri per la presentazione della proposta per il 50 e 50 in tutte le nomine pubbliche. Il riequilibrio di genere non è rinviabile.
di Reteperlaparità e DonneinQuota • Oggi 6 agosto 2020 è stata approvata la legge che definitivamente porterà la Puglia a votare con la doppia preferenza nelle prossime elezioni regionali del 21 e 22 settembre.
Le elettrici e gli elettori pugliesi che andranno alle urne dopo l’estate voteranno quindi con le stesse modalità della maggior parte delle Regioni, nel rispetto della Costituzione e delle leggi nazionali. La Puglia ha diritto a essere amministrata da una Giunta e da un Consiglio regionale più equilibrati di quelli uscenti (oggi solo 1 donna su 9 assessori in Giunta, e solo 5 donne su 51 nel Consiglio). Le donne, dalle Madri Costituenti alle pugliesi di oggi accomunate dalla lotta per il pieno stato giuridico delle donne, hanno dimostrato ancora una volta di essere “fattore di cambiamento”. Ci sono voluti dieci anni d’impegno delle coraggiose donne pugliesi, appoggiate da associazioni nazionali e locali, per portare a un risultato il cui valore non si limita al caso specifico, ma rappresenta più in generale un precedente importante per la ricerca del difficile equilibrio tra autonomia regionale e rispetto delle leggi nazionali. Ringraziamo il Presidente Conte, i Ministri Boccia e Bonetti e l’Intergruppo parlamentare per i diritti delle donne per l’importante risultato che lascia sperare nella soluzione della questione anche nelle Regioni finora inadempienti. Inclusa la Calabria le cui elezioni potrebbero essere annullate da un ricorso pendente per questo e altri motivi.
La legge è passata sia alla Camera che al Senato in tempi brevissimi e praticamente all’unanimità (2 soli voti contrari alla Camera).
Da non trascurare anche l’importanza della nota dell’Avvocatura generale dello Stato pervenuta durante i lavori in Parlamento.
Questa positiva conclusione non può però far dimenticare il lungo e ostacolato percorso delle donne pugliesi partito nel 2010 e le pesanti responsabilità a livello regionale della maggioranza e della minoranza, sia dell’attuale consigliatura sia di quella precedente, presieduta da Vendola.
Manca nella legge l’inammissibilità delle liste che non rispettino l’equilibrio di genere e in teoria esiste il rischio che la doppia preferenza sia impraticabile limitatamente al caso della o delle liste con soli candidati uomini. Un’ipotesi che non si verificherà, come è facile pronosticare, ma ciò non toglie che rimane la necessità dell’integrazione della legge pugliese da applicare per le future elezioni.
Il numero delle nuove consigliere elette a settembre non sarà indicativo perché la modifica è arrivata quando le liste erano già praticamente pronte. Toccherà ad elettrici ed elettori informarsi sulle candidature femminili e soprattutto votare donna.
La parte maggiore di responsabilità spetta ora alla Rai, e ai media pugliesi, che devono assicurare una corretta informazione sulla doppia preferenza. Questo provvedimento passerà alla storia dell’ordinamento in quanto è la prima volta che il Governo e il Parlamento si sostituiscono ad una Regione e incide sulla annosa e spinosa questione dell’autonomia regionale. Una vittoria delle donne, del Governo e del Parlamento, ma non solo: una vittoria della Costituzione.
Una vittoria ancora da completare e confermare, perché sarà ora necessario ottenere la modifica delle leggi elettorali delle Regioni e Province autonome che ne sono ancora prive, a partire dalla Sicilia, che finora non è stata mai considerata.
Non mancherà anche in futuro il costante e approfondito impegno di Rete per la Parità e DonneinQuota insieme con le donne singole e organizzate in tante altre associazioni, le costituzionaliste e i pochi uomini illuminati.
Avventura che ha avuto fasi alterne. Costituita a Roma nel 2007 a partire da una esperienza vissuta in seno alle attività della Consulta femminile della Regione Lazio, che nel 2006 aveva organizzato un corso di 40 ore annuali sulla leadership e l’empowerment femminile. Siamo state una quindicina di donne a frequentarlo, tutte appartenenti all’associazionismo femminile: Presidenti o delegate di associazioni/federazioni.
I nostri docenti sono stati Giuseppe Pasero e Maria Cristina Lombardini, entrambi ottimi professionisti. Per Maria Cristina sarebbe più giusto dire eccellente.
Al termine del corso, io che ero da anni una docente formatrice e progettista, e amo sviluppare e mettere in pratica quanto appreso, lanciai l’idea di rimanere in contatto ed informarci sulla possibilità di preparare e presentare un progetto di tipo formativo rispetto al quale mi ero cimentata diverse volte nel passato. Abbiamo trovato un progetto interessante, in cinque più M. Cristina, abbiamo costituito la nostra Associazione e insieme il progetto correlato. Lo abbiamo strutturato, presentato e vinto, risultando il primo! Da lì siamo partite. Lo abbiamo realizzato in pieno fino al giorno in cui abbiamo consegnato gli Attestati alle nostre corsiste. Che grande emozione! Ore e ore di lezioni, incontri con i/le mentori, dibattiti, gruppi di lavoro, faldoni e faldoni di documentazione …
C’è stata poi una stasi creata da un colpo gravissimo: il compenso stabilito per contratto è stato elargito solo in misura minima, il 10%, provocando nell’Associazione un colpo molto duro e non solo di carattere economico.
Oggi, preso atto del nostro ricco bagaglio di saperi e di capacità professionali, del nostro curriculum associativo, dei curricula personali di noi socie fondatrici, di essere state le antesignane di tematiche ora molto gettonate, di aver parlato ma soprattutto messo in pratica per prime il mentoring e l’Osservatorio di genere, di aver “portato” Il nostro progetto in Europa [convegno UWE (University Women of Europe), Manchester 2008] dove ottenne un grande successo, di aver sempre continuato, anche se più sommessamente, il nostro impegno associativo, abbiamo deciso di rimetterci pienamente in gioco anche con l’ inclusione di vecchie e nuove amiche care e professioniste eccellenti.
Il numero di socie è importante: per lo scambio di saperi e di idee, per gli sbocchi ed il rafforzamento complessivo dell’Associazione, per ragioni economiche, per realizzare iniziative culturali e progetti validi, innovativi.
Comunque si può realizzate tutto ciò anche in poch* se i compiti sono ben distribuiti e coordinati in un rapporto di stima e fiducia reciproca. Vogliamo quindi continuare il percorso intrapreso tanti anni fa e dare maggior visibilità alle attività di ALEF che ha una sua specificità nello scenario dell’associazionismo femminile e femminista non solo italiano.
Incrociamo le dita. Il futuro ci dirà se questa scelta consapevole è stata veramente vincente!
Un interessante articolo de Il Sole24Ore (edizione cartacea di ieri) mette il dito su quella piaga che i fautori della crescita ad ogni costo non vogliono decidersi a guardare; benché sia ben nota da tempo: gli avvertimenti anche in questo senso si susseguono.
Una piaga che viene ora riaperta dagli esiti di uno stress test condotto dagli analisti di Morgan Stanley sui maggiori gruppi russi produttori di materie prime. Lo studio doveva stimare l’impatto potenziale del riscaldamento climatico sui rispettivi indicatori finanziari e dividendi nell'immediato futuro, e i risultati sono piuttosto mozzafiato.
Ad esempio, fra i gruppi che saranno più colpiti, Gazprom nel 2022 potrebbe vedere il proprio cash flow crollare di oltre la metà: da 8,4 a 4 miliardi di dollari. Ma sono molte le società coinvolte, con interessi enormi.
"I cambiamenti climatici nelle regioni del permafrost, che rappresentano circa il 60% della Russia, causano emissioni di immani volumi di metano e anidride carbonica, riducono la stabilità del suolo e creano rischi per le infrastrutture", afferma Morgan Stanley. "Il tasso di crescita della temperatura media annuale in Russia dal 1960 supera il tasso mondiale di 2,5 volte e di ben 3-4 volte, negli ultimi 20 anni, nelle regioni artiche. Di conseguenza, la capacità portante delle fondazioni nelle regioni chiave della produzione di idrocarburi in Russia è diminuita dal 25 al 75% rispetto al 1965-1975". Il che conferma esattamente quello che abbiamo descritto QUI: e cioè che la grave accelerazione, a cui stiamo assistendo da mesi, nello scioglimento del permafrost comporta rischi imminenti di reazioni a catena in grado di distruggere l’umanità.
Sono gravi, concreti e vicini i rischi per la sopravvivenza stessa: ma pare che ai più, se si continua a far profitti, di sopravvivere non interessi nulla.
Viceversa, si sa che la paura di vedere ridurre i profitti smuove le montagne; e in questo rapporto, che mette l’accento non sui pericoli di estinzione, ma su quelli economici, ce n’è abbastanza da costringere i peggiori negazionisti a correre ai ripari.
Il surriscaldamento nelle regioni del permafrost sta diventando una delle principali minacce per le infrastrutture delle maggiori società, avvertono gli analisti della banca Morgan Stanley (…) Il rischio è più rilevante per Gazprom, Novatek, Norilsk Nickel e Alrosa. La nota analitica di Morgan Stanley sui mercati delle materie prime russe fa notare come la fuoriuscita di gasolio a Norilsk abbia messo in luce il problema dei rischi climatici per le aziende russe di materie prime. Uno stress test condotto dalla banca ha valutato il potenziale impatto del riscaldamento nelle regioni del permafrost sulle prestazioni finanziarie e sui pagamenti di dividendi nel 2022. (…) Il tasso di crescita della temperatura media annuale in Russia dal 1960 supera il tasso mondiale di 2,5 volte e di ben 3-4 volte, negli ultimi 20 anni, nelle regioni artiche. Di conseguenza, la capacità portante delle fondazioni nelle regioni chiave della produzione di idrocarburi in Russia è diminuita dal 25 al 75% rispetto al 1965-1975.
Esistono anche rischi significativi nella fornitura di energia; tanto che, avvertono gli analisti, si potrebbe arrivare a un arresto della produzione.
In Russia il 90% del gas, il 30% del petrolio, il 100% del palladio e il 90% dei diamanti sono estratti nelle aree del permafrost, quindi un grave impatto del surriscaldamento sulle prestazioni finanziarie e sulla capitalizzazione delle società di materie prime potrebbe diventare manifesto nel prossimo futuro, afferma il rapporto.
In termini di free cash flow (FCF), la banca ha registrato il maggior rischio in Gazprom: l'FCF della società, se non verrà affrontato il rischio climatico, nel 2022 potrebbe essere ridotto di oltre la metà rispetto all'indicatore di previsione: da $ 8,4 miliardi a $ 4 miliardi. Riguardo ai dividendi il massimo impatto potrebbe abbattersi su Norilsk Nickel: con un indicatore di previsione per i dividendi, per il 2022, ridotto della metà - a $ 1,1 miliardi.
Lunedì 27 luglio 2020 [dopo la prima assemblea di cui abbiamo riferito QUI] le donne si ritrovano nuovamente (e virtualmente da tutta Italia) nel giardino della magnolia (ospitate dalla Casa Internazionale di Roma), per discutere della proposta battezzata con l'hashtag #dallastessaparte. Le organizzatrici invitano a discutere insieme di ciò che ci sta più a cuore e di quello che più ci preoccupa, di quello che vogliamo cambiare o mantenere; di lavoro, scuola, salute e ambiente o semplicemente di noi, seguendo la regola femminista di sempre: partire da sé. Perché esiste un nostro sapere che non è fatto solo di cognizioni e tecnica, ed è proprio questo che ci porterà a disegnare quel Paese che vogliamo.
Già: cosa vogliamo? noi vogliamo questo, vogliamo esserci e poter agire per questo:
Invitiamo tutte a esserci, a seguire, a contribuire. Per partecipare scrivete a: adesionedallastessaparte@gmail.com
Si, però. Da subito mandiamo un invito: per favore, almeno noi donne, non mettiamo “l’ambiente” in elenco fra i vari argomenti, come fosse uno fra i tanti. Questo ci ricorda in modo grottesco di come noi stesse - la cosiddetta condizione femminile! siamo da sempre messe ai margini, in quel non detto per cui l’umanità è maschile, le donne altro non sono che una propaggine, un accessorio dell’uomo. Dalla notte dei tempi fino alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo (ove si mandò a morte colei che rispose con la Dichiarazione dei diritti della Donna), e ancora così fino a oggi.
No, dobbiamo ricordarlo: noi donne non siamo una umanità-B che chiede diritti per gentile concessione maschile in un mondo androcentrico, ma vogliamo stare al centro del progetto, esattamente come gli uomini.
Quindi dovremmo saper riconoscere l'analogia nell'arroganza con cui si guarda alla “questione ambientale”.
Avendo capito molto grossolanamente che tutta la povertà, tutta la malattia in cui ci troviamo, hanno a che vedere con esso tutti hanno in bocca l’ “ambiente”: ma nessun progetto politico lo mette al centro. Ancora si sorvola sul fatto che il grottesco antropocentrismo ignorante è proprio la precisa ragione per cui il mondo ci si sta polverizzando sotto ai piedi. Media e politici discettano di iniziative ambientali come qualcosa di "importante", e non essenziale. Qualcosa di collaterale: non di centrale, imprescindibile fulcro di tutto. Qualcosa che si può discutere a margine; mentre al centro resta l'anacronistico modello di una crescita infinita in un mondo finito, e che infatti ormai già collassa.
Quelli che ci vedono chiaro restano soli a premere dal basso, sono ragazzine con le trecce e scienziati inascoltati, bollati di profeti di sventura.
Vogliamo proporre un progetto politico a partire dal femminismo? Bene, allora almeno noi donne mettiamo al centro l’urgenza della sopravvivenza, che ora è al cuore di tutto. Qualunque progetto “femminista” che parta dai margini, e non dal centro del vero problema; che parta dalle conseguenze, e non dalle cause, è destinato a fallire, così come la politica maschile che ci ha portato qui. E qual è il vero problema? è la stessa cultura predatoria che sta alla base dell'economia iniqua, a sua volta giocata tramite la violenza contro il Pianeta e contro le donne - la cultura dello stupro.
Quanti post abbiamo fatto, su questo blog, sul problema delle cause del Covid e dunque dei veri rimedi? della necessità di andare a monte dei problemi? Eccoli: QUI ce n'è un repertorio.
Ecco perché crederemo a questo nuovo progetto (o a qualunque altro) solo se prometterà una battaglia durissima per l’ambiente e per le donne come elementi che non si possono disgiungere, e come fattori di garanzia per l’umanità intera.
#dallastessaparte? si, se sarà dalla parte del Pianeta.
Se ne è andata stamattina, dopo una vita di battaglie e di dono, Giulia Maria Crespi. Ci inchiniamo con vero dolore, perdendo Giulia Maria perdiamo una Madre.
Non disperdiamo il suo lavoro, raccogliamolo, seminiamolo, curiamolo, trasmettiamolo. A partire dalle ultime sue proposte per 2 azioni precise e concrete:
Buon viaggio là dove si va, cara compagna di battaglie ambientaliste.. e dove forse incontrerai il tuo santo Francesco. Ti accompagni la riconoscenza per le tue azioni, che ci ispireranno ancora a lungo.
Pietro Omodeo sr e il climatologo del CNR Antonello Pasini sono i primi firmatari, insieme ad altri studiosi, a cittadini da molte città d’Italia e a diversi organismi riconosciuti in campo ambientale e scientifico (vedi sotto le firme), di una lettera (e di una petizione) che chiede alla Rai in quanto servizio pubblico - ma in realtà guarda ovviamente a tutti i media, di mettere in primo piano l’informazione sul precipitare della crisi climatica. Che altro non è che l'altra faccia della crisi globale sanitaria. E ora questa richiesta prende spunto dal recente (ma passato quasi in sordina) disastro di Norilsk: descritto come indicatore dei rischi che stiamo correndo e come “potenziale paziente 1 nel default del pianeta”.
Ma come può un "incidente" diventare addirittura un paziente1 nel crollo di un intero pianeta?E perché rivolgersi pubblicamente alla Rai? Dopotutto, già vi si parla spesso di ambiente, vero? anche con programmi di approfondimento di tutto rispetto. Si, però..
Ad esempio. Nel maggio scorso quasi 400 associazioni mediche, a cui fanno capo 40milioni di medici e operatori sanitari, si sono rivolte contemporaneamente, da tutto il mondo, ai leader del G20 invitandoli ad ascoltare la voce della comunità medica e a chiamare i consiglieri medici e scientifici a partecipare direttamente alla concezione di tutti i pacchetti per la ripresa economica, e a chiedere loro di riferire sulle ripercussioni a breve e a lungo termine delle decisioni sulla salute pubblica, dando la propria approvazione agli investimenti alla luce di queste indagini. [Elenco delle associazioni firmatarie QUI]
Negli stessi giorni, in Italia, 400 scienziati si sono rivolti direttamente al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica, sottolineando la priorità di mettere in primo piano la transizione ecologica, ovvero nuove modalità di vivere, alimentarsi, consumare e produrre, che rappresenteranno il cuore di questa auspicata rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica. [Elenco dei firmatari QUI]. Inoltre un appello di 4 importanti associazioni sul punto cruciale nell’origine delle zoonosi è stato indirizzato al nostro governo e alla UE [testo dell’appello QUI].
Ma tutte queste notizie sono passate praticamente inosservate. Poco dopo anche la notizia del disastro di Norilsk, oltre a essere uscita tardivamente, è stata trattata dalle stampa solo in modo marginale, e quasi per nulla dall’informazione televisiva.
L’informazione ambientale non può essere limitata alle trasmissioni di approfondimento, che pure ci sono, e anche di ottima qualità. Se le notizie sul problema più urgente che riguarda tutta l’umanità, e tanto da vicino ciascuno di noi, restano nascoste alla coscienza dei più, significa che l’informazione sulla crisi climatica, e sulle cose da fare per contenerla, non è sufficiente. Per questo i firmatari della lettera chiedono al servizio pubblico di portare questi temi in primo piano, nei tg e nei talk show, in modo continuativo e ragionato. Toccherà poi alla Rai elaborare e mettere in pratica il modo più adeguato, che non sia allarmista ma efficace nell’elevare la consapevolezza e orientare i comportamenti.
Nel 1972 il Massachussets Institute of Technology calcolò, attraverso un modello computerizzato, che in assenza di cambi di rotta, la scadenza per il punto di non ritorno fosse esattamente il momento in cui ci troviamo: l’anno 2020.
L’indifferenza a questo avvertimento e a tutti gli altri che sono seguiti ha regnato sovrana per decenni. Tanto che oggi, nonostante i serrati negoziati con i Paesi più negazionisti, non si è nemmeno riusciti ad ottenere un accordo per l’abbattimento della CO2.
Ma, a giudicare dal susseguirsi di crisi e disastri che stanno caratterizzando il 2020 in tutto il mondo, quella previsione appare particolarmente inquietante.
Perdita di biodiversità, sovrappopolazione umana, frammentazione e distruzione degli ecosistemi, ridursi delle foreste e crescente promiscuità tra esseri umani e animali selvatici o allevati e macellati a miliardi in pessime condizioni igieniche, globalizzazione e velocità dei trasporti, in un quadro di gravissimo e crescente surriscaldamento del pianeta: è questo mix di ingredienti che ha causato il sorgere e il diffondersi di una nuova zoonosi che è divenuta presto pandemia. Un mixche può portare anche a conseguenze ben peggiori.
A tutto questo si può reagire solo con l’informazione più tempestiva e rigorosa e, quindi, con l’aiuto di tutti.
e ai componenti della Commissione parlamentare di vigilanza per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi
e per conoscenza : Al Ministro per l’Ambiente Sergio Costa
Ai promotori e organizzatori del Festival del Giornalismo Ambientale
Egregi Signori,
chiediamo al servizio pubblico di agire senza perdere tempo, esattamente come è già stato fatto per l’emergenza Covid19, per garantire informazione puntuale e accurata sul precipitare di una situazione che, in relazione alla crisi climatica, è ormai emergenza globale.
È necessario spiegare ai cittadini il pericolo che si sta correndo, dare il bollettino quotidiano ragionato delle temperature medie del pianeta e delle zone più critiche a causa del grave fenomeno dell’amplificazione artica, diramare informazioni precise sui comportamenti individuali urgenti da tenere per ridurre il surriscaldamento, subito.
Al contempo auspichiamo che il nostro governo vorrà essere in prima linea nell’adozione di misure efficaci e nel cercare e sollecitare alleanze internazionali volte a porre rimedi drastici e urgenti a livello planetario.
La nostra richiesta è motivata dalla inaspettata accelerazione a cui stiamo assistendo. Da diversi mesi la temperatura nelle zone artiche ha raggiunto in modo persistente alti picchi, toccando in ampie zone i 30-35°C. Dal 20 giugno a Verkhoyansk nel nord Siberia (luogo ad alte escursioni termiche nella valle dello Yana, ove, mentre in inverno la temperatura scende fino a -70°, può attestarsi a luglio su medie di +17°C), si è giunti addirittura a 38°C.
L’anomalia di temperature così elevate e persistenti è allarmante per molteplici ragioni, fra cui la più nota, almeno in ambito scientifico, è il quadro apocalittico a cui l’accelerazione incontrollata nella fusione del permafrost porterebbe inevitabilmente, con fuoriuscite abnormi di CO2 e metano, e di virus letali. Ma, oltre a questo, anche altri rischi aggiuntivi si profilano.
Un recente seminario informativo urgente, dal titolo “cosa è successo il 29 maggio?”, ha preso spunto dal disastro di Norilsk: qui, in seguito a fusione del terreno ghiacciato (permafrost) è crollata una struttura, riversando 21.000 tonnellate di gasolio nel sistema dei fiumi siberiani. Si tratta di un ulteriore evento che si aggiunge ad altri simili, benché meno noti, già avvenuti alle alte latitudini delle regioni artiche ove la temperatura sta crescendo molto di più che nelle altre zone del pianeta.
Come osservato nell’ambito del seminario citato, questo incidente suggerisce un ulteriore pericolo che potrebbe innestarsi nel quadro già di per sé gravissimo. La grave anomalia di calore, infatti, potrebbe ora scatenare altri eventi simili in successione, perché sul permafrost delle regioni artiche poggiano anche altre centinaia di strutture come quella già crollata. Se anche altre, fra queste, dovessero collassare potrebbero causare altrettanti incidenti petroliferi e anche nucleari, in un processo a catena che potrebbe divenire inarrestabile. Per questo, il disastro petrolifero di Norilsk è stato definito in quel seminario informativo come potenziale “paziente1 nel default del Pianeta”.
Questo precipitare di eventi non accade "in Siberia" ma qui, sull'organismo unico "pianeta" sovraffollato da noi umani e ci riguarda molto da vicino, qui e ora, anche in Italia. Avrà conseguenze dirette su tutti e rapidamente. Altrettanto rapidamente, quindi, facendo anche riferimento agli impegni presi nel Contratto di Servizio Rai 2018-2022 (Artt. 3 comma 2b; 4 comma 2f, 12 comma 2) sollecitiamo il servizio pubblico a mettere in primo piano l'emergenza climatica come oggetto prioritario degli sforzi comuni. Non c’è più tempo da perdere, possiamo ben dire che non ci sono più margini per l’attesa.
Un gruppo di cittadine e cittadini preoccupati, 15 luglio 2020
Antonello Pasini, fisico del clima CNR e docente Università degli Studi Romatre, Roma
Sandra Casellato, prof. associata di Biologia, Università di Padova
Silvia Peppoloni, geologa, Istituto di Geofisica e Vulcanologia
Inoltre, in ordine alfabetico:
Giovanna Badalassi, esperta di economia di genere, Genova
Claudia Chiozzotto, esperta ambientale; Milano
Laura Cima, già parlamentare ambientalista; Torino
Marcella Corsi, prof. ordinaria di Economia Politica Università La Sapienza, Roma
Andrea Di Stefano, economista ricercatore, Milano
Daniela Ducato, imprenditrice; Guspini
Marco Fratoddi, caporedattore Agricolturabio.info; Roma
Giuliana Nuvoli, scrittrice e docente Università degli Studi Milano
Maria Omodeo, sinologa, docente Università di Siena
Serena Omodeo-‐Salè, architetta; Milano
Daniela Padoan, scrittrice e saggista; Milano
Carlo Alberto Rinolfi, consulente ambientale, Milano
Massimiliano Sanfilippo, esperto foreste tropicali, Firenze
Massimo Temporelli, consulente per l’innovazione, Milano
Carlo Triarico, storico della scienza, presidente APAB; Firenze
PRIME FIRME INDIVIDUALI CHE SI SONO AGGIUNTE
Laura Agnoletto, designer, Milano
Gabriella Anselmi, già presidente Fildis, ora CD ALES, Roma
Antonella Anselmo, avvocata; Roma
Gianfranco Anzini, autore Rai cultura; Roma
Fulvia Astolfi, avvocata; Roma
Anna Maria Barbato Ricci Langella, giornalista; Roma
Alessio Bartolini, guida ambientale; Pavia
Andrea Barzini, regista; Roma
Stefania Barzini, scrittrice; Roma
Stella Beghini, Agroecology Europe Young Network (AEEUYN), Verona
Duccio Beluffi, professore d’orchestra Teatro alla Scala; Milano
Caterina Benello, imprenditrice; Milano
Marina Borghetti, presidente Associazione Un Pane per Tutti, Brescia
Nadia Boaretto, insegnante e traduttrice; Milano
Andreina Bruno, PhD, ricercatrice CNR, Palermo
Antonio Brunori, segretario generale PEFC, Perugia
Valeria Calandra, ecologa naturalista; Palermo
Serena Cantelli Anibaldi, architetta; Milano
Enrica Capelli, docente di Scienze della Natura, Univ. Degli Studi di Pavia
Giovanna Cardarelli, psicologa; Milano
Daniela Carlà, dirigente PA; Roma
Eugenio Carratelli, prof. ordinario Idraulica Marittima e Fluidodinamica Ambientale, Univ. Salerno
Chiara Cavaliere, insegnante; Pavia
Rossana Ciambelli, giornalista pubblicista; Napoli
Giovanna Ciceri, insegnante; Pavia
Daniele Cima, artista; Milano
Paola Cima, imprenditrice; Milano
Rita Coco, avvocata; Roma
Daniela Colombo, economista dello sviluppo; Roma
Marco Colombo, architetto; Milano
Roberta Colombo, scultrice, Milano
Laura Conforte, insegnante; Pavia
Annalisa Corrado, portavoce di GreenItalia
Tiziano Corradori, giornalista; Pistoia
Giuseppe D’Alessandro, dottore forestale; Torino
Sabrina Damassa, imprenditrice head hunter; Milano
Andrea De Lotto, maestro elementare, Milano
Patrizia De Michelis, già dirigente PA ora segretaria Rete per la Parità, Roma
Patrizia Del Giudice, presidente Comm. PO Regione Puglia, Bari
Eva Desana, prof. ordinaria Diritto Commerciale, Università degli Studi di Torino
Paola Domenichini, strategie di comunicazione sociale; Milano
Beatrice Falchini, presidente cooperativa sociale Tangram; Firenze
Francesca Fantato, giornalista; Sassari
Anna Fiocchi, libera professionista; Milano
Donata Francescato, prof. emerita Psicologia di Comunità, Un. “La Sapienza”, Roma
Elena Gallo, Milano
Gustavo Gandini, prof. ordinario Scienze e tecnologie animali, Università degli Studi Milano
Marco Garofalo, libero professionista; Milano
Lauro Ghedini, architetto; Bologna
Mario Giusti, gallerista; Milano
Antonietta Innocenti, mov. Alleanza Civica; Milano
Anna Maria Isastia, prof. ass. Storia moderna e contemporanea Univ. La Sapienza, Roma
Monica Lanfranco, giornalista e scrittrice; Genova
Silvia Lelli, antropologa, docente Università di Firenze
Laura Lungo, legale d'impresa; Milano
Maria Pia Macchi, psicologa e antropologa; Vicenza
Carlo Magni, industriale; Milano
Alessandra Manca, videomaker, Sassari
Francesca Manfredini, manager informatica; Milano
Paola Manfroni, esperta di comunicazione; Roma
Marco Manzoni, ideatore e promotore di progetti culturali; Milano
Adonella Marena, documentarista, Torino
Marco Marigo, consulente pedagogico; Firenze
Donatella Martini, manager; Milano
Enrico Mattioni, dirigente; Roma
Carmine Maturo, portavoce di GreenItalia
Chiara Masetti, docente; Pisa
Lea Melandri, scrittrice e saggista; Milano
Anna Melone, consigliera municipale, Milano
Giorgio Menchini, presidente Cospe, Viareggio
Emilio Molinari, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Giuliana Lucia Maria Mori, pensionata; Pavia
Claudia Monaco, insegnante; Pavia
Marco Moneta, docente e scrittore; Milano
Carlo Monguzzi, ambientalista e politico, Milano
Rosanna Oliva de Conciliis, presidente Rete per la Parità; Roma
Eugenio Omodeo, prof. ordinario di Matematica e Informatica Università di Trieste
Fausta Omodeo Salè, già prof. associata di Biochimica, Università degli Studi, Milano
Letizia Omodeo Salè, biologa; Milano
Gioacchino Onorati, editore; Ariccia
Stefano Orsini, ricercatore presso Istituto Nazionale di Astrofisica, Roma
Sonia Ostrica, attivista e sindacalista; Roma
Maria Pace Lucioli Ottieri, scrittrice e saggista; Milano
Carla Pagani, archeologa; Milano
Marta Palmieri, prof. ordinaria di biochimica; Università degli Studi di Verona
Francesca Giovanna Paloscia, grafica; Roma
Maria Rosa Panté, docente scrittrice, Borgosesia
Antonio Pesenti, prof. ordinario Anestesia e Rianimazione Un. degli Studi di Milano
Gigliola Paoletti, già dirigente A.P, formatrice; Firenze
Beatrice Pomarico, professora d’orchestra Teatro alla Scala; Milano
Mirella Protti, ambientalista; Pavia
Eliana Rasera, già assessora all’Ambiente; Catania
Cristina Rodocanachi, medico, Milano
Laura Salaris, insegnante; Pavia
Luigi Sani, dottore forestale, già direttore Arbos; Firenze
Maria Santarossa, grafica; Roma
Piera Savino, Roma
Mauro Sbordoni, antropologo, già dirigente scolastico; Firenze
Dionigi Secci, dottore forestale; Cagliari
Simona Segre Reinach, antropologa, prof. ass. Sociologia processi economici, Univ. Bologna
Iolanda Stocchi, psicanalista; Milano
Lorenza Taricone, prof. associata Storia delle Dottrine Politiche Univ. UNICAS, Cassino
Magda Terrevoli, presidente CUG Regione Puglia
Alba Tiberto Beluffi, scrittrice e critica d’arte; Querceta
Paolo Toniolo, medico; Milano
Mariella Ubbriaco, biologa, docente di Chimica Università degli Studi di Catania
Manuela Ulivi, avvocata; Milano
Giorgio Vacchiano, ricercatore, Scienze e Tecnologie Sistemi arborei e forestali, Un. degli Studi Milano
Paolo Viganò, fondatore di Rete Clima
Giorgio Vigna, artista; Milano
Luana Zanella, già parlamentare, presidente Accademia Belle Arti, Venezia