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venerdì 15 maggio 2020

COVID19: eliminare le cause. Lettera al presidente del Consiglio e Ministri della Salute, dell'Ambiente, dell'Agricoltura e degli Affari Europei

Quattro importanti associazioni hanno indirizzato al Governo una lettera che ci auguriamo non sarà lasciata cadere: su questi argomenti vogliamo risposte.
Destinatari: Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte / Ministro della Salute, Roberto Speranza / Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa / Ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova / Ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola

Gentile Presidente del Consiglio, Gentili Ministri, 
Il 70% delle malattie infettive che hanno colpito gli esseri umani negli ultimi decenni sono di origine animale, e il COVID-19 non fa eccezione


I cambiamenti nell’uso del suolo e del mare, nonché la distruzione degli habitat naturali dovuta soprattutto all’intensificazione degli allevamenti intensivi, causano interazioni sempre più frequenti e strette tra umani, fauna domestica, fauna selvatica ed ecosistemi. 
Sebbene la scienza non abbia ancora stabilito con certezza la fonte del coronavirus alla base della sindrome COVID-19, è opinione diffusa che esso abbia fatto il salto di specie dagli animali selvatici all'essere umano come conseguenza della promiscuità in cui vengono tenute diverse specie animali nei “wet market” asiatici. Tuttavia, la malattia potrebbe aver avuto origine anche qui, sul territorio europeo. L'Unione europea è infatti una delle principali destinazioni per la vendita di animali esotici “da compagnia”, tra cui primati, rettili e anfibi, commercializzati e trasportati spesso illegalmente e senza controlli sanitari. 
Ma la prossima pandemia, potenzialmente peggiore di quella attuale, potrebbe originarsi da quella che oggi è la modalità di produzione alimentare standard nelle parti più sviluppate del mondo: il sistema di allevamento intensivo


I miliardi di animali allevati annualmente in condizioni intensive (migliaia di miliardi, se si considerano i pesci in acquacoltura) costituiscono serbatoi naturali e veicoli di virus [e superbatteri, ndr]  potenzialmente pericolosi, se non devastanti, per l'essere umano. 
Solo nell'Unione europea, centinaia di milioni di suini e miliardi di polli allevati in condizioni industriali intensive sono incubatori di malattie zoonotiche che influiscono pesantemente sulla salute pubblica già allo stato attuale


Molte di queste malattie stanno diventando sempre più difficili da curare, poiché l'uso indiscriminato di antibiotici negli allevamenti [e molti non sanno che gli antibiotici sono usati massicciamente anche per aumentare il volume degli animali, ndr] contribuisce in modo significativo alla resistenza antimicrobica, in aumento nell'UE nonostante i continui sforzi messi in atto per contrastare questo fenomeno. 
Il COVID-19 lo ha messo chiaramente in evidenza: non possiamo più occuparci della salute pubblica senza rivedere il modo in cui ci rapportiamo agli animali, dall’allevamento alla loro commercializzazione
La strategia sulla biodiversità fino al 2030 e la strategia Farm-to-Fork, attualmente in fase di elaborazione come parti integranti del Green Deal europeo, offrono un'opportunità unica per stabilire un nuovo tracciato per l'Unione europea: la messa al bando del commercio di animali esotici e l’abbandono delle forme intensive di allevamento al fine di proteggere la salute delle persone, la biodiversità e il benessere degli animali
Pertanto noi, i sottoscritti, chiediamo che l’Italia faccia proprie le seguenti raccomandazioni nella sua posizione Europea e incoraggi la Commissione europea ad integrarle nelle strategie Biodiversity to 2030 e Farm-to-Fork all’interno del Green Deal europeo:
• Strategia sulla biodiversità fino al 2030 
•  Immediata restrizione al commercio tramite la discussione su basi scientifiche di una “Positive List” a livello europeo, in vista di un definitivo bando al commercio di specie selvatiche ed esotiche;
 Il piano d'azione post-2020 contro il traffico di animali selvatici deve essere pienamente integrato nella strategia sulla biodiversità fino al 2030 e deve ricevere finanziamenti adeguati;
 La strategia deve includere misure di divieto sul commercio intracomunitario e di esportazione di specie a rischio d’estinzione, come le tigri - quand'anche allevate in cattività - e i prodotti derivati;
  Devono essere stanziati fondi a livello UE per garantire un sostegno coerente e adeguato ai centri di recupero della fauna selvatica in tutti gli Stati membri. Queste strutture svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere gli sforzi dei Paesi nella lotta contro il traffico di animali selvatici e nel garantire il benessere degli animali selvatici confiscati. 
• Strategia Farm-to-Fork 
•   Il benessere degli animali deve essere inserito come pilastro a sé stante e deve delineare un cambiamento concreto delle condizioni di vita degli animali;
•  La PAC deve essere riformata in modo che il denaro pubblico non sia più destinato a metodi di allevamento intensivi ma piuttosto alla riconversione delle attività;
•  Gli sforzi per promuovere fonti alternative di proteine a base vegetale per l'alimentazione umana devono essere ulteriormente sostenuti aiutando i ricercatori e gli agricoltori a sviluppare e commercializzare tali prodotti; 
Per eliminare le pandemie è necessario eliminare la crudeltà sugli animali, ora e per sempre. Cordialmente, 
Alice Trombetta / Direttore Esecutivo Animal Equality Italia 
Simone Montuschi / Presidente Essere Animali 
Gianluca Felicetti / Presidente LAV 
Piera Rosati / Presidente LNDC  

mercoledì 6 maggio 2020

COVID19: rapporto con allevamenti intensivi e polveri sottili

Le cosiddette polveri sottili sono l’inquinante atmosferico che provoca i maggiori danni alla salute umana in Europa. Il particolato PM10, costituito da particelle solide e liquide con diametro aerodinamico fra 0,1 e circa 100 μm (micrométro o micron), è così leggero che viene respirato con l’aria. Il particolato fine PM2,5, con diametro inferiore a 2,5 μm, ha particelle solide e liquide così piccole che non solo penetrano in profondità nei nostri polmoni, ma entrano anche nel nostro flusso sanguigno, proprio come l’ossigeno: per avere un'idea delle loro dimensioni si consideri che il diametro dei globuli rossi è oltre 3 volte più grande. Coronavirus: qual è il nesso?



Dopo due mesi di lockdown per epidemia ci chiediamo: come è possibile che nella sola Lombardia si conti la metà delle morti in Italia e ben il 7% di quelle mondiali? E che, aggiungendo l’Emilia-Romagna, addirittura il 64% dei decessi in Italia si concentri in queste sole aree?
Quando la comunità scientifica ha iniziato a raccogliere dati che potessero spiegarlo i pochi giornalisti di inchiesta che vi hanno prestato attenzione sono stati duramente attaccati come mentitori, boicottatori irresponsabili di un sano indotto industriale. Ma non è una invenzione mediatica: indagando l’aria inquinata come possibile co-fattore della gravità dell’epidemia nel nord Italia, diversi studi hanno ipotizzato che siano proprio le polveri sottili, peggiorando l’infiammazione, ad alzare la mortalità causata dal virus; e altrettanto inquietanti sono i dati su quali sono le attività che più producono queste polveri. Uno studio pubblicato su ScienceDirect già a fine marzo dice: “l’elevato livello di inquinamento in nord Italia dovrebbe essere considerato un co-fattore addizionale dell’alto tasso di mortalità di questa zona”. Una successiva ricerca dell’Università di Harvard nota come “un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine al PM2,5” potrebbe portare “a un grande aumento del tasso di mortalità da Covid-19”. ISPRA conferma che “l’esposizione prolungata al particolato determina che la salute della popolazione può essere più a rischio qui che in altre aree” (Riccardo De Lauretis). Arpa Lombardia (Guido Lanzani) ricorda anche che, poiché la Pianura Padana è chiusa su tre lati da montagne, la sua conformazione “non permette agli inquinanti atmosferici di disperdersi” come invece avviene altrove [Arpa Lombardia, La qualità dell’aria nel 2019]. E ora anche l’Unità Investigativa di Greenpeace Italia e Arpae Emilia-Romagna confermano l’ipotesi di “un ruolo del PM nel rendere più severo lo stato di infiammazione dei pazienti Covid-19”. 


Le regioni del nord-Italia, note per trainare l’economia, accettano il corollario delle ricadute ambientali, ma oltre un certo limite l’inquinamento diventa pericoloso per gli abitanti: questa è appunto la situazione attuale di Lombardia ed Emilia-Romagna (e in misura minore Piemonte), regioni in cui il livello di particolato è il peggiore in Italia e tra i peggiori in Europa.
E quali sono le cause principali di questo inquinamento? 
al secondo posto tra le cause in Italia, con l’incidenza più rilevante in Lombardia, c’è l’allevamento, per giunta con un trend in continua ascesa. In Italia gli allevamenti causano il 75% delle emissioni di ammoniaca; in Lombardia addirittura l’85%; questa ammoniaca “concorre in media a un terzo del PM, superando durante gli episodi acuti il 50% del totale” (Guido Lanzani di Arpa Lombardia). Anche un accurato studio di Arpae Emilia-Romagna fa emergere che l’allevamento intensivo è la seconda causa di emissioni di PM10 equivalente (primario e secondario) della regione.
Quindi non si può più ignorare che, per affrontare i picchi, non basta bloccare il traffico: si deve agire anche sugli allevamenti, dice l'esperto ISPRA Mario Contaldi.
Cosa ci dicono i dati aggiornati al 2018? che i settori più inquinanti sono climatizzazione e allevamenti (54% del PM2,5 in Italia), seguiti solo per il 14% da trasporti stradali e solo per il 10% dall’industria. Ma si noti che negli ultimi 18 anni, mentre la percentuale di PM2,5 causata da traffico su strada e industria continuava a scendere, quella degli allevamenti ha continuato a crescere (dal 7% al 17%).
Come mai, in tendenza contraria agli altri settori, gli allevamenti hanno incrementato i loro inquinanti del 142%? E come è possibile che gli allevamenti intensivi concorrano a questo inquinamento per ben il 66% in più rispetto a tutta l'industria? 
Il fatto è che l’industria deve rispondere a limiti precisi, dotandosi di sistemi adeguati per rispettarli; invece gli allevamenti sono pochissimo controllati: decine di migliaia di attività zootecniche disperdono inquinanti, spargendo i liquami, senza adeguati contenimenti. Se questi ci fossero, dice Ispra, gli allevamenti potrebbero ridurre drasticamente le emissioni di ammoniaca e quindi il particolato. 

Ecco i dati 2018 sulla partecipazione dei vari settori al particolato PM2,5:
36,9% :  Climatizzazione (residenziale, commerciale, industriale)
16,6% :  Allevamenti 
14,0% :  Trasporti su strada (incluse merci) 
10,0% :  Attività industriali 
7,8% :    Altri mezzi di trasporto (ad es. aerei) 
7,8% :    Altri settori vari (inclusi fuggitive, solventi, rifiuti)
4,4% :    Agricoltura esclusi allevamenti 
2,5% :    Produzioni energetiche varie (quali combustioni per produrre energia e trasformare prodotti energetici)
Avendo appurato che gli spandimenti di reflui zootecnici causano alte emissioni di ammoniaca (che a loro volta incrementano il particolato e quindi lo smog nell’aria; con l’aggiunta di una varietà e quantità di virus, batteri e super-batteri), secondo Ispra (ma anche secondo il buon senso) “i Comuni dovrebbero stabilire qual è il numero massimo di allevamenti e capi allevati che è possibile avere sul proprio territorio, perché altrimenti i danni si ripercuotono sui cittadini”.
Invece questi impianti continuano a crescere, e rappresentano ormai la quasi totalità delle attività di allevamento, lasciando al biologico solo una piccola fetta. Ah si, e non lasciamoci ingannare da operazioni di puro marketing come le etichette "benessere animale": per lo più specchietti per le allodole; le diciture ingannevoli aggiungono la beffa al danno.

In conclusione, sotto gli occhi abbiamo un quadro sconcertante: 
1. da un lato : alti profitti privati e ridotta occupazione
i sistemi intensivi di allevamento aumentano a dismisura i loro profitti a spese di immani sofferenze animali e riducendo invece l’occupazione. Infatti, "più l’allevamento è intensivo, più gli animali soffrono e meno addetti sono richiesti: per i polli industriali ad esempio è sufficiente 1 addetto ogni 100.000 animali” (dalla fabbrica alla forchetta)
2. dall’altro : gravissimi danni collettivi
più l’allevamento è intensivo e più abnormi sono i suoi costi ambientali, i quali (al contrario dei profitti) ricadono interamente sulla collettività.
Però, anziché contestare un sistema malato, fondato sulla sfruttamento estremo e sulla malattia, anziché agire per mitigarne gli effetti sul territorio e sulle persone (oltre che sugli animali), lo si sostiene, addirittura lo si incoraggia, con l’indulgenza dei non-controlli e con una gran quantità di soldi pubblici, che ad esempio tramite i sussidi della Politica Agricola Comune (PAC), coprono addirittura importi tra il 18% e il 20% del budget annuale complessivo dell’Ue
Ma se c'è una cosa che l'emergenza sanitaria ci insegna, è che se dei soldi vanno investiti, è il momento di farlo nella direzione di riconvertire questi mostri di inquinamento, malattia e dolore; se non per ragioni etiche, almeno per preservare il clima e la salute pubblica
Dice Carlo Modonesi, del Comitato scientifico di ISDE Italia (International Society of Doctors for the Environment): "L'esposizione ripetuta nel tempo ai sospesi nell’aria, da parte delle comunità umane residenti nelle vicinanze di impianti zootecnici, può portare a disturbi respiratori, effetti tossici di diversa natura, problemi della funzione polmonare, malattie infettive, infiammazioni croniche respiratorie e asma". Secondo ISDE inoltre, può aumentare il rischio di insorgenza di gravi broncopneumopatie cronico-ostruttive. E anche tutti i costi per la sanità che ne derivano, si badi bene, ricadono poi solo sullo Stato e sui cittadini; così come quelli causati da virus, batteri resistenti agli antibiotici ecc. veicolati da queste polveri. 
A proposito di salute pubblica e del pianeta, non possiamo dilungarci qui su tutti i gravissimi problemi causati da questo settore (già sviscerati per decenni da centinaia di studi rimasti inascoltati). Ma dal vertiginoso utilizzo di antibiotici e altri farmaci (e quindi selezione e diffusione di superbatteri) fino ai salti di specie, per non parlare poi del contributo al riscaldamento globale dato dall’impatto in CO2 e metano (e riduzione di foreste) che gli allevamenti hanno, si tratta di un mix che rende gli allevamenti intensivi dei veri e propri distruttori del Pianeta nonché incubatori di malattie potenzialmente letali anche su larga scala. Pericolosi in primis per gli stessi dipendenti (vedi anche: in Usa e in Canada aziende della carne costretti alla chiusura per coronavirus).
È una lunga catena collegata in un processo fatale - come un domino che parte da una tessera di pochi millimetri: la tua bistecca, e finisce per tirare giù un muro spesso dieci metri - la salute di noi tutti.
Facciamo di necessità virtù: è ora di agire; a partire dal trasformare radicalmente, in meglio, un settore importante nell'interesse di tutti.
Fonti dei dati: sono riportate nei link disseminati lungo l'articolo. Vedi anche: "Allevamenti intensivi, polveri sottili e Covid-19" di Elisa Murgese





Bisogna iniziare a ragionare in termini di #salutecircolare: solo se comprendiamo che non esiste salute delle persone senza salute del Pianeta, inizieremo a comprendere che anche il Coronavirus non è un "fatto isolato": ma è una malattia circolare. Solo partendo da qui sapremo realizzare una guarigione e una prevenzione, e quindi un futuro.


martedì 5 maggio 2020

COVID19: Jane Goodall sulle cause dello spillover

Mercati degli animali selvatici e allevamenti intensivi sono gli ambienti ideali per gli spillover; e quindi per la diffusione di nuovi virus e l'innesco di nuove pandemie. Su questo tema parla Jane Goodall in una nuova intervista, da cui riportiamo alcuni stralci: 
Molte malattie umane provengono da virus “saltati” da animali all’uomo. Le condizioni dei mercati della carne selvatica, dove spesso ci sono animali stipati, consentono al virus di passare all’uomo con più probabilità. Dobbiamo affrontare tutto questo, oltre alla distruzione dell’ambiente (…a causa della quale) ancora una volta si crea un ambiente in cui un virus può saltare da un animale all’uomo e causare una nuova malattia. (…) Ma dobbiamo considerare un altro ambiente ideale per lo spillover: l’allevamento intensivo di animali. Perché molte di queste epidemie sono partite dall’allevamento intensivo (…) 
[la foto è tratta dall'articolo che trovate > QUI]
Temo che il problema sia il tipo di leader politici che abbiamo in molti paesi del mondo. Non vedono l’ora di tornare al business as usual, questo è il problema. Quindi la mia speranza è che i cittadini (…) milioni di loro non vorranno tornare al vecchio ambiente in cui sono cresciuti. Ma deve esserci un’ondata di cambiamento così grande da poter in qualche modo sopraffare chi è al potere in questo momento (…) Non sappiamo quanto tempo abbiamo, e allo stesso tempo la gente tende a dimenticare l’altra grande crisi, il cambiamento climatico. Ma tutto ciò è legato alla nostra mancanza di rispetto per la natura e per gli animali. Ce la siamo cercata.
(...) La mia opinione è che milioni di persone prenderanno questa situazione come un campanello d’allarme e cominceranno a pensare in modi in cui non hanno mai pensato prima, tanto più se impareranno a conoscere l'effetto spillover (…)
Il cambiamento climatico è spinto in gran parte dalle grandi aziende e dalla carenza della legislazione per limitare le emissioni. (…) In qualche modo dovrebbe esserci una legislazione globale sul clima, perché quello che succede in un paese riguarda anche i paesi dell’altra parte del mondo. (…) (Durante la guerra) una cosa buona che abbiamo imparato è non dare nulla per scontato. E credo che questa pandemia stia insegnando anche questa lezione. Non date per scontate la vostra salute e la vostra libertà, non date per scontato il «business as usual»; le cose possono cambiare. (...) alcuni lavoreranno affinché si comprendano meglio gli animali, altri per cercare di convincere quegli struzzi con la testa nella sabbia, che pensano solo a se stessi. Persone come te che raccontano le cose come stanno sono incredibilmente importanti in un momento come questo. E più storie raccontiamo, meglio è. E penso che sì, dobbiamo conoscere le cattive notizie. Sicuramente. Abbiamo bisogno di vedere le immagini di animali ammassati in questi mercati di carne selvatica, che sono terribili. Ma credo che si debba mostrare alla gente anche altro, quanto gli animali sono fantastici. 
Questi stralci focalizzati sulle cause più dirette dello spillover, sono tratti da: "Jane Goodall: in Africa rischio di catastrofe per uomini e animali", intervista di Stella Levantesi su Il Manifesto  

martedì 28 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. Silvana Galassi: stiamo illuminando i posti sbagliati

L’economista Jean-Paul Fitoussi usò una metafora per spiegare perché l’Occidente non riesce a uscire da una crisi che si trascina dagli anni Trenta del Novecento: mettiamo i lampioni nei posti sbagliati. (Le théorème du lampadaire,)
[concetto sintetizzato da Fitoussi stesso con queste parole: "Se gli obiettivi che la politica economica mette in luce non sono quelli che contano davvero per le società, non avremo alcuna possibilità di capire perché il fatto di aver sviscerato o raggiunto tali obiettivi non risolva affatto il problema iniziale", ndr].



Trovo questa metafora quanto mai appropriata anche nel caso della crisi sanitaria che tutto il mondo sta affrontando, ognuno o modo suo.
Trattandosi di un virus che provoca patologie molto gravi, in alcuni casi mortali, è logico che i governanti abbiano interrogato prima di tutto i medici per capire come gestire il problema della cura dei malati infettati dal CoVID-19. E i medici hanno risposto dicendo che ci vogliono più letti negli ospedali, soprattutto in terapia intensiva e tamponi per rendere certa la diagnosi. Il secondo passo è stato quello di interrogare virologi, epidemiologi, statistici per prevedere come e quanto si diffonde il virus e adottare misure adeguate a contenere la diffusione. Poi, avendo capito che le misure al momento disponibili possono solo attenuare l’epidemia ma non eradicarla, molte risorse economiche sono state destinate alla ricerca di un vaccino e di farmaci efficaci, mobilitando i biotecnologi e farmacologi.
Ma, sebbene sia ormai fin troppo chiaro che questa ennesima zoonosi, cioè trasmissione dell’agente patogeno dagli animali all’uomo, sia dovuta all’alterazione dei normali rapporti interspecifici esistenti in natura e alla cattiva gestione degli ecosistemi naturali, non si è ritenuto opportuno coinvolgere gli ecologi e gli zoologi nell’ampio dibattito in corso. Eppure, se vogliamo evitare che situazioni del genere si presentino anche in futuro, quando potremmo finalmente essere in grado di tenere sotto controllo il CoVID-19, il problema va affrontato alla radice perché pare che 300.000 virus siano in agguato, molti dei quali probabilmente già in grado di fare il salto di specie
Il giornalista del National Geographic David Quammen ci aveva avvertito otto anni fa del pericolo rappresentato dalla eccessiva vicinanza dell’uomo agli animali selvatici nel suo saggio intitolato proprio Spillover, cioè salto di specie. E aveva anche denunciato la necessità di farla finita col commercio di animali selvatici a scopo alimentare e di loro parti a scopo terapeutico. I wet market, dove i banchi sono bagnati dal sangue, dal contenuto delle viscere e dagli escrementi di pangolini, pipistrelli, zibetti che vengono sacrificati sul posto per garantire l’autenticità e la freschezza del prodotto, sono molto diffusi in Asia. Se il mercato di Wuhan, sotto accusa per essere stato il luogo nel quale si è originata la pandemia, è stato temporaneamente chiuso, il commercio continua con l’esportazione di questi animali in altri Paesi asiatici. 
Del resto i problemi etici sono un fatto culturale e io stessa non mi scandalizzai a Bali quando, visitando una piantagione, sedicente “biologica”, di caffè, the, spezie e piante di cacao, mi fu presentato il luwak (zibetto), un piccolo mammifero dal quale i Balinesi ricavano un caffè molto speciale, il Kopi luwak, che si ottiene dalle feci dell’animale contenenti bacche solo parzialmente digerite. Ma poi venni a sapere che invece di raccogliere le feci nella foresta sotto le palme sulle quali vive questo piccolo mammifero notturno, si preferisce tenere lo zibetto in gabbia nutrendolo soltanto di caffè in sostituzione della sua dieta naturale composta soprattutto da frutta. 
D’altra parte nella civilissima Toscana pare sia ancora possibile trovare ristoranti dove viene servito clandestinamente l’istrice in salmì.
Ma questa non è più cultura, si tratta solo di mercato: le trattorie che servono gli istrici lo fanno pagare a caro prezzo, il kopi luwak viene venduto a 800 euro al chilo, la polvere ricavata dal corno del rinoceronte costa più dell’oro e il sangue di cobra, che viene spacciato come afrodisiaco, è ricercato dai turisti che visitano il Vietnam.  Intendiamoci, non propongo di diventare tutti vegetariani, anche se una riduzione del consumo di carne è necessaria se vogliamo salvaguardare la nostra salute e quella del pianeta, si tratta di vietare consumi che rischiano di portare all’estinzione di molte specie selvatiche e anche della nostra che ha la presunzione di definirsi un animale culturale
C’è un altro aspetto che mi scandalizza in questi mesi in cui la pandemia occupa quasi per intero la scena politica e le pagine dei giornali: anche se i politici si sono visti costretti ad affidarsi agli scienziati per ogni decisione da prendere nei riguardi della popolazione, sembra non si siano accorti che il mondo della ricerca è popolato anche da donne. Nella lista degli esperti del Comitato tecnico scientifico che si occupa del coronavirus non compare neppure un nome femminile. Qualche voce di protesta si è già levata a questo riguardo ma voglio segnalare che è stata fatta anche un’altra sorprendente discriminazione, questa volta nel tipo di competenze da mettere in campo: non c’è nessun ecologo nel Comitato anche se la distruzione degli ecosistemi, che vanno a fuoco per effetto del surriscaldamento del clima o vengono distrutti per pascolare bovini da carne o coltivare palme da olio, è stata riconosciuta come una delle cause dello spillover.
Se continueremo a mettere i lampioni nei posti sbagliati è molto probabile che continueremo ad avanzare a tentoni senza imboccare mai la strada giusta.

domenica 22 marzo 2020

Coronavirus e altre malattie del Pianeta: qual è il piano?

Prima di tutto grazie al Governo per aver chiuso tutto quello che si poteva chiudere. Ora però chiediamocelo: qual è il piano? #iostoacasa è la misura imprescindibile di sopravvivenza ora da osservare tassativamente, la prima difesa. Ma poi? qual è il piano?


Dopo il lutto e i terremoti economici, i sopravvissuti usciranno dalle quarantene e cercheranno di ricostruire una normalità. Ma già lo sappiamo, che sarà solo una breve tregua: perché un nuovo virus sostituirà il precedente e si dovrà ricominciare da capo. Lo sappiamo vero?
No, non lo sa nessuno, perché di questo non si parla. Eppure c’è ormai una immensa letteratura che spiega come il ripetersi di epidemie spaventose deriva in buona sostanza dalla devastazione ambientale che galoppa. E, in buona parte, i nuovi virus letali (per non parlare dei super-batteri patogeni) si replicano e si diffondono sempre più grazie al modo mostruoso in cui trattiamo gli animali (quelli selvatici e quelli negli allevamenti “da carne”). In attività che per inciso sono anche fra le cause più invasive con cui devastiamo gli ecosistemi, in un loop continuo.
Stiamo parlando di flagelli ben noti, a partire dall’HIV (o AIDS) e dall’encefalopatia spongiforme bovina (o “morbo della mucca pazza”) comparsi negli anni Ottanta, fino alle epidemie che negli anni Duemila si susseguono sempre più gravi: dalla Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) alla peste suina e all’influenza aviaria, dalla Mers (Sindrome respiratoria del Medio Oriente) alla WNF (West Nile Fever), dall’Ebola fino al Covid-19 che ormai è pandemia. Questo susseguirsi di orrende malattie è, sempre, una conseguenza della eccessiva pressione umana sull’ambiente e sugli animali [per capirci qualcosa senza troppa fatica, suggeriamo la lettura di alcuni articoli a cui rimandiamo sotto].
In conclusione, proprio in questo momento in cui ci lamentiamo di inazione forzata, ci sarebbe una attività frenetica da fare, e che dobbiamo fare proprio adesso, non solo perché in quarantena forzata abbiamo il tempo di farlo, ma anche perché è precisamente questo il momento giusto per farlo, senza più aspettare: è il momento di cercare di indagare le soluzioni preventive al ritornare (altrimenti inevitabile) delle malattie planetarie, e di diffondere questa discussione il più possibile.
Su questo, almeno noi donne, dovremmo attivarci e stimolare azioni, proprio e anche come donne, perché la sfida è qui; in questi argomenti.
Se attraversiamo questa tempesta solo a testa bassa, rassegnate a tornare nello stesso sistema di valori che l’ha causata, se non approfittiamo subito per spingere il mondo a guardare verso il vero problema che è alla base di tutto, che passi avanti possiamo sperare?
Se restiamo inerti, su questi temi, diventeremo solo complici. Ed è meglio che guardiamo fin d’ora a un fatto reale: se non ci muoviamo decisamente, ora, per alzare questo tipo di consapevolezza e di informazione, si rischia che resterà un solo cambiamento, per i sopravvissuti: la militarizzazione.
E già che ci siamo, approfittiamo per rivolgere un appello a chi gestisce il servizio di informazione pubblico: bisogna elevare il livello dei programmi ovunque!
L’Italia intera è chiusa in casa, incollata tutto il giorno davanti alla tv, e cosa trova? Ore e ore di “informazione” sul coronavirus, ripetitiva e sempre uguale, film obsoleti, bei documentari ripescati dagli archivi e i soliti programmi idioti. Ma serve parlare dei corto circuiti ambientali che hanno portato a questa catastrofe e sulle miriadi di soluzioni e invenzioni da conoscere e sulle quali riflettere. [PS / aggiornamento del 30 marzo: a fine marzo Rai3 ha trasmesso interessantissime inchieste: vedi aggiornamento sotto; ndr]
Ci sono bellissimi film e documentari informativi, appassionanti e ispiranti, su questi temi, e anche capaci di elevare la nostra capacità di tenerci in salute e di avere cura del mondo. Ma sulle nostre tv niente, come se non esistessero. Eppure le quarantene di questi giorni ci danno un’occasione mai vista prima: uno share altissimo che potrebbe essere usato per elevare il livello medio di coscienza, attraverso una vera informazione, che sia di tipo formativo ed educativo, volta a elevare la capacità di cura verso il Pianeta, o ad aumentare la consapevolezza sugli effetti di certi pilastri dell’economia, come gli allevamenti intensivi. E quindi a ridurre certi consumi, e a chiedere riconversioni industriali [processo non impossibile.. tanto che qualcuno è già molto avanti su questo punto; vedi ad esempio: la Svizzera pensa di abolire gli allevamenti intensivi, in quanto dannosi anche per l'ambiente]. 
Non perdiamo l’occasione che questa catastrofe ci dà: di ripensare il mondo. Di rifondarlo.

Si, “serve un New deal for nature and people, che permetta di dimezzare la nostra impronta sulla terra. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare".
Si, bisogna cambiare tutto; e fra le prime cose da fare c’è mettere in discussione, finalmente,  l’olocausto degli animali e dell’habitat naturale, che è da considerare come prima causa di tutte queste malattie
Cominciamo da qui, nel suggerirvi alcuni video e film che riteniamo importante vedere, meditare, e far girare. Provate a cercarli, cliccando sui titoli seguenti:
•  What the health (film sull'impatto sanitario del consumo di carne e di prodotti caseari);
• The game changers (film sugli effetti sull'organismo di una alimentazione vegetariana: di grande interesse in particolare per atleti e per un pubblico maschile);
•  Forks over knives (film sul legame fra cibo e malattie);
•  Earthlings (film sulla mentalità specista e alternativa anti-specista);
•  Dominion (film sull'impatto di dolore degli allevamenti intensivi);
•  Cowspiracy (film sull'impatto ambientale degli allevamenti intensivi).
Sono quasi tutti con sottotitoli in italiano; provate a vederli: non ve ne pentirete.

Infine, ecco alcuni suggerimenti riguardo a interessanti articoli informativi:
e questo ci chiariva le idee in merito già dal 2017:
Qui già si ammoniva: "benché molti mercati di animali in Cina siano già stati chiusi o limitati, in seguito a focolai di SARS e altre malattie infettive, gli ultimi risultati dicono che il rischio è ancora presente; non dovremmo disturbare gli habitat della fauna selvatica e non immettere mai animali selvatici nei mercati. Rispettare la natura è il solo modo di tenersi lontani dai danni delle infezioni emergenti". Ma poi i mercati di animali selvatici sono stati riaperti e tutto è ricominciato come prima,  allevamenti intensivi inclusi.

NB / AGGIORNAMENTO del 30 marzo:
Nella settimana successiva a questo articolo, Rai3 ha trasmesso 3 interessantissime inchieste proprio sui coronavirus, e sul Covid-19; in gran parte dedicate anche alle loro origini legate ai comportamenti umani e all'industria alimentare. Suggeriamo caldamente di vederle a tutti quelli che se le sono perse; le trovate cliccando sui link che seguono:
• Indovina chi viene a cena / il virus è un boomerang 
  (puntata del 27 marzo 2020) 
Indovina chi viene a cena / cosa mangeremo
  (puntata del 3 aprile 2020)
Sapiens - un solo pianeta / I divoratori del pianeta
  (puntata del 28 marzo 2020)
Report / Il paziente zero (puntata del 30 marzo 2020)




giovedì 12 marzo 2020

Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare

Anche da noi un grazie, per queste parole, alla poetessa Mariangela Gualtieri. Le dedichiamo, da qui, a tutte le persone che sotto la pressione del Coronavirus si sentono sole, spaventate e confuse. Specialmente a quelle che sono costrette a essere sole davvero; a quelle che si ritrovano separate e lontane dalle persone che amano.
Fate un respiro, fate fluire dentro di voi queste parole, come una verità che vi giunge insperata; da qualcuno che nell'universo vi vede, e vi vuole bene.
Chiudete gli occhi; ditevi che forse è vero: chissà che in tutta questa immensa prova, che costerà cara, non troveremo alla fine qualcosa di prezioso davvero.
Si, può essere difficile, difficilissimo.
Per tante persone l'orizzonte mentale, ora, è ingombrato solo da buio e paura; ma è proprio sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia, quello che serve. Serve comprendere, e convincersi, che la pazienza che ci terrà fermi a casa ci sta tenendo al sicuro, proteggerà la nostra salute fisica; lo farà davvero. Ma, in tutta questa lunga attesa per la guarigione, che fare? Di nuovo, serve sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia. Proprio nascosta in questa lunga quarantena forzata, in questo brutto buco dove non vorremmo stare, proprio lì potremo forse trovare la chiave per salvare noi stessi e il mondo. Provarci dipende da noi, proviamoci.







Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso / il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi. / Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare / e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme. / Rallentare la corsa. / Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano / che ci potesse bloccare.

E poiché questo / era desiderio tacito comune
come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato / il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete / e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto / di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare. / Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede. / E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni. / Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo / della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino / ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero. / Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo / se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato / l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge / che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo / tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene / a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi / che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola / ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa, / e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata / che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo, / tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare 
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano / sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie / la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta / di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata / la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste / stare lontani un metro.

Mariangela Gualtieri Nove marzo duemilaventi