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venerdì 28 giugno 2013

Risposta sbagliata, sig. Premier. Le diamo un'altra opportunità

Leggiamo oggi, sul Corriere e altrove, che il premier Letta abbia così risposto alle perplessità sulle (sue esclusive) scelte di smembrare il Ministero lasciato vacante dalle dimissioni di Josefa Idem, e in poche ore redistribuirne le deleghe: «sulle Pari opportunità io non faccio alcun passo indietro». Eppure, non sono voci isolate, quelle che hanno espresso allarme. E capiamo non voglia rispondere ai social network. Sono voci autorevoli che si sono rivolte a lui - e addirittura, in via preventiva, attraverso una lettera ufficiale sottoscritta da oltre 50 associazioni, e un'altra specificamente indirizzatagli da Se non ora quando.
Ma il premier non dà cenno di averla ricevuta.
Risponde invece - e indirettamente, che lui sa il fatto suo. Come se un chirurgo richiamato da un ingegnere ne liquidasse piccato le obiezioni come un banale elemento di disturbo, facendo sapere a terzi che lui i calcoli da ingegnere li sa fare benissimo.
E di ciò il premier fornisce le proprie ragioni, beninteso, a partire dal nome da lui scelto con paterna premura verso gli interessi delle donne. Le sue ragioni, appunto; secondo il metodo unilaterale e impositivo della politica maschile che ci affligge da sempre.

Ci perdoni l’insistenza, sig. Premier. 
Premesso che non è un nome l’oggetto del contendere.
Ma vede… noi ci troviamo nella posizione di chi sta scomoda negli spifferi di una casa fatiscente da sempre; la posizione di chi  - nell’eventuale crollo di quella casa a cui lei ha messo le mani in modo unilaterale – resterebbe travolto. 
Perché chi resta da sempre travolto dall’assenza di una politica seria per le pari opportunità siamo noi, infatti: le donne, eterna minorità nell’umanità – e con noi quei soggetti non inclini alle omologazioni di genere, le cosiddette “minoranze” ufficiali che (come le donne) devono lottare per essere rispettate.
Sulle Pari opportunità restiamo del parere che lei un passo all'indietro l'ha fatto eccome, forse due. Forse senza volerlo. Il perché, le forze migliori che in questo paese si occupano da sempre di questi argomenti sono disposte a spiegarglielo. Un passo indietro, questa volta richiesto, potrebbe farlo adesso e, almeno su ciò che più le riguarda, provare ad ascoltare le donne. Non è un dispetto, sa? La prenda come un'altra opportunità


Come ha fatto, nel breve intenso inizio del suo mandato, la ministra ora dimessa, inaugurando un metodo che non dimenticheremo facilmente, e che reclamiamo venga adottato anche per il futuro.
Insomma, signor premier Enrico Letta: la risposta è bagliata. Una risposta giusta - giusta per principio! avrebbe potuto essere: e voi, cosa suggerite?

Nel frattempo, le donne rumoreggiano: come scrive la Rete per la Parità, lo spacchettamento delle deleghe della ministra dimissionaria Josefa Idem non può essere una soluzione definitiva. Su fb, chiamano a raccolta sul tema delle pari opportunità un evento per i prossimi 3 mesi, e un gruppo di discussione. Sui giornali - da Barbara Stefanelli sul Corriere a Stefanella Campana, su La Stampa, a Luisa Betti su Il Manifesto, a Viviana Pizzi su Infiltrato a Pia Locatelli su Il Fatto...
Ed è stata anche aperta una petizione.

martedì 25 giugno 2013

Le dimissioni della ministra non sono una ragione per smembrare il Ministero delle Pari Opportunità

Femminicidio, violenza e discriminazioni non si combattono a parole, ma tramite le azioni e istituzioni serie. E' gravissimo che, nel giro di poche ore dalle dimissioni della ministra Josefa Idem, il premier abbia serenamente annunciato che le sue deleghe "saranno ridistribuite. Scrivono dunque al Premier le oltre 50 associazioni aderenti all'Accordo di Azione Comune:
Onorevole Presidente Enrico Letta,
a prescindere dal merito delle dimissioni della Ministra delle pari opportunità, riteniamo preoccupante quanto da Lei dichiarato in merito a una redistribuzione delle deleghe di cui la Ministra era titolare.

Riteniamo infatti essenziale che vi sia nel Governo un punto di riferimento per le politiche nei confronti delle donne in un momento in cui la crisi economica le colpisce doppiamente in quanto lavoratrici e in quanto erogatrici di lavoro di cura: problemi quali  la disoccupazione femminile, in particolare delle giovani,  il precariato che penalizza le donne più ancora degli uomini, la violenza perpetrata contro le donne, la necessità di difendere l'immagine femminile contro le distorsioni operate sui media, la carenza di servizi sociali dovuta alle ridotte risorse degli enti locali, la esigenza di promuovere la parità della presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali non possono essere trascurati.

Consideriamo pertanto necessaria la nomina di una donna, Ministra o Sottosegretaria per Le Pari Opportunità, che abbia un curriculum di attività in favore dei diritti delle donne e che sia in grado tra l'altro, di avere un rapporto di interlocuzione con l'insieme dell'associazionismo femminile. 
Fiduciose che Ella comprenderà la rilevanza del problema, restiamo in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro.
Accordo  di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, 25 giugno 2013

venerdì 21 giugno 2013

Borghezio & Co: l'autogogna dura senza paura

C'è gente che, fin dal primo momento in cui inizia (sfortunatamente) a farsi notare, si produce in ininterrotte autodenunce da fare accapponare la pelle. Roba da harakiri per la vergogna, senza scherzi. Gente che spazia ininterrottamente fra gaffe di maleducazione imperdonabile, eccessi di violenza, figuracce per truffe e ladrocini, e ogni altro genere di azioni di gravità inaudita. Senza mai vergognarsene. Anzi, facendone addirittura una bandiera. E' un'intera classe politica, che si comporta così, e che ha i suoi indiscussi campioni nelle aree leghiste e berlusconiane (le quali, come è noto, includono anche le tolleratissime formazioni neonaziste). 
Prendiamone uno a caso. Uno come Borghezio.
Borghezio: uno che, di tutto ciò, ha raggiunto notoriamente gli apici. Uno che è andato a fare lezioni di nazismo moderno ai nazisti stessi. Ma che può darne tranquillamente anche a mafiosi e bancarottieri. Uno che ne ha fatte talmente tante che ci vorrebbe un eone per raccontarle tutte - qui un resoconto parziale, ancora molto limitato, fra tanti. Uno che (come tutti loro), si scrolla di dosso accuse gravissime e documentate con l'eterno ritornello della "persecuzione politica" [esempio, riferito a sequele di ammanchi, bancarotta fraudolenta e perfino a un omicidio: «E' curioso che questa faccenda ritorni a galla alla vigilia dello scioglimento delle Camere. Siamo di  fronte a una chiara manovra anti-Lega, orchestrata per far riemergere quella vecchia storia».] Uno che altrove chiedono a gran voce di buttare fuori a calci dal Parlamento Europeo... almeno quello; meglio che niente, visto che dalle nostre istituzioni nessuno è mai delinquente abbastanza per essere estromesso; tanto che ormai da questa gente sono occupate.

Ecco: uno così, senza alcuna pietà per sè stesso, oggi si automette per la milionesima volta alla gogna, invocando la morte civile e anche (essendo ormai illegali i roghi) la "gogna" per qualcun altro. 
E per chi? Per un altro che, come lui, si è macchiato di ignominie e delitti? Nossignore.
Il sig. Borghezio invoca tutto ciò per un altro, anzi, un'altra, che da anni e anni lavora seriamente guadagnandosi con i fatti la reputazione di persona dotata di ogni sorta di qualità umane e professionali. Una persona seria, lavoratrice, attenta, capace di spirito di servizio. Almeno fino a quando non fa uno scivolone, che non spetta a noi giustificare. Noi sottolineiamo solo (in contrasto alla reputazione di simili accusatori) l'aspetto episodico di tale evento rispetto al resto della sua storia.
Perché ahimé, a un tratto questa persona viene colta in castagna (che sia per responsabilità sua o di commercialisti faciloni non cambia) nel tipico peccato italiano di "facilitarsi" sul piano fiscale - nel caso con un escamotage che ha ridotto per ben 4 anni i suoi pagamenti riguardo a quanto effettivamente dovuto per Ici, e poi Imu. Un delitto che sul piano delle sanzioni comporta una multa amministrativa. Dunque una irregolarità certo non penale, ma grave concettualmente (e soprattutto se sei figura di governo). 
E infatti la figura in questione, senza sognarsi di gridare al complotto, ammette la gravità del fatto, si assume le sue responsabilità e si scusa. E vedremo che deciderà di fare. Almeno non cerca di scagionarsi in modo ridicolo (come fanno i Borghezio).
Ma tanto basta per meritare la furia moralizzatrice di gente in profondo odore di nazismo, mafia e truffe,  come Borghezio, che così si esprime, dall'alto del suo curriculum: «La galera non si augura mai a nessuno, ma un po' di gogna certamente, a questa ministra Idem. Forse le vere puttane non sono quelle che esercitano la professione, sono quelle piene di ipocrisia, politicamente parlando, che dicono una cosa e ne fanno un'altra. Forse le vere puttane sono certi personaggi, donne ma anche uomini, che prostituiscono la funzione di servizio che chi ha uno stipendio pubblico dovrebbe sentire di avere nei confronti dell'azienda che li paga, dell'istituzione che gli dà anche degli onori e dei piccoli privilegi o dei grandi privilegi».
Non è vero, ovviamente, che le documentatissime accuse che travolgono a camionate questi campioni del malaffare, che hanno invaso e saccheggiato le istituzioni, siano "persecuzioni politiche". E' invece certo che ministre e ministri come la Idem, che nella loro storia si sono dedicate/i a risolvere problemi lavorando sodo, anziché associarsi alla gestione mafiosa della cosa pubblica, a tutto questo sistema danno fastidio.
Non spetta a noi (ribadiamo) decidere se Idem ha torto o ha ragione, e aspettiamo di sapere di più sulla storia in sè.
Ma si lascino dire una cosa, queste persone ignobili: tutta la sporcizia che spandete in giro vi ritorna addosso. Il fatto che voi non ve ne rendiate conto non cambia il fatto che il suo peso vi sta sommergendo ed è inevitabile che ne resterete soffocati, facendo una fine drammatica quanto comica. Nel vostro interesse un consiglio: voi - almeno voi - iniziate a stare zitti.   
E TENETE GIU' LE MANI DALLA MINISTRA IDEM.

mercoledì 19 giugno 2013

Dal dire al fare: nasce la piattaforma partecipativa Tu Parlamento

Oggi a Roma la conferenza stampa di presentazione della piattaforma partecipativa "Tu Parlamento". L'appuntamento per la stampa alle h. 15 presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica.
Da quel che si vede per ora, ecco un’iniziativa che ci piace, che sembra un'assoluta novità nel panorama politico italiano - e che pensiamo di poter definire, a pieno titolo, un’azione in sintonia con il nostro concetto di politica femminile. Perché (per una volta!), intende realizzare strumenti di cui tutti parlano, ma che nessuno mette in atto: strumenti per la trasparenza e vero sforzo partecipativo. 
E non sarà un caso se la promotrice è una donna: di partito, si; ma che si è sempre caratterizzata come indipendente dagli apparati. E che fra le parlamentari e i parlamentari promotori (in quanto primissimi aderenti), per una volta la democrazia paritaria sia rispettata! Nel complesso i parlamentari che presentano il progetto sono 19: di cui ben 11 donne contro 8 uomini. E già questo è un segno.
E cosa sarebbe, questa piattaforma?
Forse qualcuno ricorderà, tre mesi fa, lo scambio di battute fa Jacopo Fo e la senatrice del Pd Laura Puppato riguardo all’intenzione di creare una piattaforma partecipativa che coinvolgesse attivamente parlamentari e cittadini. Era ancora il momento in cui sembrava possibile un accordo fra Pd e Movimento 5 Stelle, che ci salvasse dalla sciagura delle larghe intese - trattativa in cui Puppato si era spesa moltissimo, cosa che era stata notata da Jacopo Fo, a sua volta impegnato, nei suoi ambiti di movimento, per lo stesso obiettivo. E' dal loro incontro che ha preso forma l'idea di un progetto ambizioso, che ai più era sembrata una boutade. Ma ecco che Puppato, dal dire è passata al fare: la piattaforma è pronta. Domani, 19 giugno, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione. Scrive lei stessa sul suo profilo fb
Ci siamo: la piattaforma "Tu-Parlamento" che vi avevo promesso parte. Domani 19 giugno, h. 15, sala Nassirya del Senato, la conferenza stampa di presentazione. La nuova piattaforma on line permetterà finalmente ai cittadini di avanzare direttamente, sulla base di un Patto Partecipativo, proposte al Parlamento per elaborare una politica efficiente e vicina alla popolazione, e per affrontare nello stesso modo le emergenze politiche, economiche e sociali del Paese. Un meccanismo di democrazia partecipata, e innovativo per l'Italia, che consente a tutti, di seguire, in un ambiente basato sul software LiquidFeedback, un percorso di costruzione collaborativa, con fasi di discussione e di sostegno, e infine di voto di proposte. I parlamentari possono poi assumere, e portare all’interno della loro attività parlamentare e legislativa, le proposte approvate, facendosi garanti di seguirne l'iter in parlamento. Aspettiamo tutti voi a dare il vostro contributo. E' la piattaforma partecipativa di tutti: è la vostra piattaforma.

Puppato aggiunge anche, nei commenti: 
questa piattaforma è aperta a tutti: aspettiamo tutti i parlamentari disposti a mettersi in gioco. Certo, è un impegno in più! e non da poco. Ma anche ricostruire un paese non è uno scherzo, bisogna darsi da fare, e trovare modi nuovi per farlo. Iniziamo a proporre. Più la politica è deludente, e più i cittadini devono mettere alle strette chi dispone. Servono strumenti nuovi per non restare insabbiati in una politica ormai in panne, e per farlo anche noi parlamentari abbiamo bisogno dei cittadini. Ci saranno perplessità, le cose nuove vanno sperimentate; ma vi chiedo, se volete, di partecipare all'esperimento. Vi sarò grata se vorrete aiutare a far conoscere il più possibile la piattaforma e se vorrete invitare altri a partecipare.. e mi raccomando: invitate anche i parlamentari che conoscete.

Brava. Da parte nostra, facciamo gli auspici di maggior successo a lei e tutt* coloro che hanno reso possibile questa sfida. Siamo particolarmente felici di vedere, tra le promotrici e i promotori, anche il nome di Josefa (Sefi) Idem: una ministra che si sta conquistando seriamente la fiducia delle donne; a partire dal metodo. Quel metodo che è sostanza.
E speriamo di vedere molte altre seguire il suo esempio: amiche parlamentari, partecipate! Questo si presenta come uno strumento che può, davvero, favorire una nuova politica: uno strumento di tutte e di tutti; ci auguriamo che le donne parteciperanno da protagoniste.

Alla Conferenza Stampa, insieme alla senatrice Puppato, presenteranno il progetto Fiorella De Cindio e Mario Sartori della Fondazione RCM
I primi e le prime parlamentari aderenti sono: Donatella Albano (Pd), Ilaria Borletti Buitoni (Sc), Ilaria Capua (Sc), Felice Casson (Pd), Pippo Civati (Pd), Paolo Corsini (Pd), Loredana De Petris (Sel), Sandro Gozi (Pd), Josefa Idem (Pd), Simona Malpezzi (Pd), Corradino Mineo (Pd), Stefania Pezzopane (Pd), Lucrezia Ricchiuti (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Annalisa Silvestro (Pd), Alessio Tacconi (M5S), Walter Tocci (Pd).  

domenica 9 giugno 2013

Josefa Idem presenta il metodo che parte dal basso: ascolto e valorizzazione del lavoro già svolto

Pari opportunità e lotta alla violenza e al femminicidio: nuovo approccio e nuovi strumenti dagli audit con le associazioni per i diritti e femminili. Diciamolo per l'ennesima volta: non era questo il governo che avremmo sperato e voluto. Anche per questo, ancora più ci colpiscono favorevolmente alcune gemme che questo ennesimo pasticcio italiano è riuscito comunque a esprimere. Foglie di fico, come dice Grillo?
Chi ha fatto il governo avrà anche guardato a esigenze di facciata... Ma la luce di cui risplendono gemme come la ministra Josefa Idem, e il metodo di lavoro che ci sta proponendo, volto a un vero lavoro corale per azioni concrete e per un cambio di paradigma culturalesono davvero come un faro nel buio.

In questo video, Idem stessa ci presenta il suo metodo di lavoro al primo incontro informale con le associazioni milanesi:



Qualcosa che realizza in pieno un'idea della politica innovativa: quella che noi definiamo politica femminile. Infatti, con un approccio (tanto logico quanto inusuale nella politica arida e distante che conosciamo!) la ministra avvia il suo lavoro con l'ascolto, e con una visione che guarda al lavoro collettivo secondo la massima efficienza.

E come? presentando i suoi intenti, in primis, alle associazioni attive da anni nei campi della promozione della parità, dei diritti sessuali e della lotta alla violenza, e ascoltando i loro suggerimenti, in cerca di un metodo articolato e trasversale che sappia valorizzare, e mettere a frutto, anni e anni di esperienze e progetti realizzati.

Il primo atto di questo lavoro è stato una sorta di "audit" ufficiale, che ha convocato a Roma le associazioni a livello nazionale. Qui vediamo invece un passo successivo: un primo incontro realizzato informalmente a Milano, il 6 giugno 2013. Importanti momenti nel percorso di lavoro che dà seguito all'intenzione della ministra di creare una task force contro la violenza di genere e la sua manifestazione più eclatante, il femminicidio.

Di seguito a questo primo video, che riassume gli interventi introduttivo e quello conclusivo, fatti dalla ministra all'appuntamento di Milano, sul canale della Rete delle Reti sono in uscita anche i contributi delle associazioni.  

mercoledì 22 maggio 2013

Task force contro la violenza sulle donne: il primo incontro a Roma fra la Ministra Idem e le associazioni femminili

Chissà se, prima negli immensi corridoi, e poi nel salone d’onore della Guardia di Finanzia a Roma, si erano mai viste tante donne tutte insieme. E chissà che ne avrebbero pensato tutti quei generali, naturalmente maschi, i cui ritratti  tappezzano le pareti e “scortano” con sguardi seriosi, tutte nella sala dove la ministra per le pari opportunità, i giovani e lo sport, Josefa Idem ha incontrato, dialogato e soprattutto ascoltato tante donne e anche uomini che, con le loro associazioni e servizi, si occupano in molti modi e con tante specificità di contrastare la violenza di genere e le discriminazione fondate sul genere e sull’orientamento sessuale.
Perché la task force che la ministra Idem ha in mente non sarà composta solo dai ministeri più direttamente coinvolti ed invitati a collaborare e dal Parlamento (era presente la ministra della salute Beatrice Lorenzin, la presidente della Camera Laura Boldrini, il presidente del Senato Pietro Grasso e la vice presidente del Senato Valeria Fedeli). Ma anche dalle tante associazioni, gruppi, professioniste, operatori e operatrici di servizi pubblici e privati, impegnate-i a combattere la violenza e ogni forma di discriminazione e stereotipi  di genere.
La ministra ha le idee chiare: annuncia che la convenzione di Istanbul sarà ratificata la prossima settimana anche dall’Italia, e che occorrerà reperire risorse per contrastare violenza e discriminazione. Ha in mente di multare le aziende che continuano a proporre stereotipi sessuali nella pubblicità e di chiedere alle aziende private “così attente alle donne quando si tratta di vendere prodotti e servizi” di fornire contributi per i centri anti violenza.
Si intrecciano nelle decine di interventi racconti di esperienze virtuose e indispensabili, proposte, nuove idee. Le parole, il sapere, la partecipazione di ognuna e ognuno getta raggi di luce su una realtà cupa come può essere il bilancio di 158 donne uccise nel 2012 da partner o ex, da familiari maschi.
La ministra non si prende un secondo di pausa, non lascia mai la sala, nessuna telefonata o sms la distrae. E’ un ascolto attento, vero, che la porta a concludere, in modo sintetico ed efficace. Immagina interventi in tre fasi:
1. quella immediata: per proteggere le vittime in modo efficace (dai ministero della Giustizia e dell’Interno la proposta di rendere la querela di parte non più ritrattabile, come avviene nei casi di violenza sessuale; l’allontanamento coatto del violento dal domicilio della coppia, per permettere alla sopravvissuta e ai figli di non dover peregrinare in centri che magari neanche ci sono; istituzioni di nuclei di forze dell’ordine e  magistrati specializzati);
2. quella a medio termine: attraverso la formazione, l’informazione e la sensibilizzazione, anche per contrastare il potere manipolativo che avviene attraverso le immagini e le parole;
3. e infine quella a lungo termine: per rimuovere le cause di violenza e discriminazioni.
Un programma non da poco. Con buona pace di Grillo, [che ha scritto, riferito a Idem: ma portare una canoista al governo, un po' tedesca, è da scemi più che di sinistra, ndr] tutto lascia pensare che la ministra “canoista” sappia fare sul serio.
Cinzia Romano, Donne e Informazione

domenica 19 maggio 2013

Pina Debbi: caro Grillo, su Josefa Idem attacchi gratuiti

Posso capire il tentativo di andare oltre un mondo declinato secondo le logiche dell'ideologia, posso anche capire la volontà di attribuirsi un'identità frutto della cosiddetta democrazia orizzontale... Siccome non amo cadere nel pre-giudizio, mi sforzo anche di comprendere (fino a prova contraria verificata con i comportamenti) la strategia di andare contro la "vecchia politica", distruggendo per ricostruire qualcosa che non è ancora molto chiaro... 
Ma l'attacco di Grillo a Josefa Idem non lo accetto.
Questo sì che è pregiudizio... oltre ad essere gratuito.
Oggi, parafrasando la celebre canzone di Gaber, sul blog del leader 5 stelle sono apparsi questi versi....

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Gridare Forza Italia alle partite di pallone
ha un gusto un po' di destra
ma portare una canoista [il link è nostro, ndr] al governo, un po' tedesca,
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Caro Grillo, non sto neanche a sottolineare che la storia della Idem ne fa un personaggio pulito ed esemplare [e capace, aggiungiamo noi, ndr], ricordo che è stata assessore a Ravenna, ricevendo la stima anche dei suoi avversari... Ma, come ho risposto via twitter... se i politici avessero la determinazione, la correttezza, la dedizione al lavoro della "canoista" (messa al ministero che comprende anche lo sport oltre alle pari opportunità) questo Paese sarebbe migliore. Grillo compreso.
Pina Debbi, 19 maggio 2013

giovedì 9 maggio 2013

Loredana Viola: lettera-appello alla Ministra Josefa Idem


Ill.ma On. JOSEFA IDEM, Ministro per le Pari Opportunità
e  p.c. All’On. Anna Maria Cancellieri, Ministro della Giustizia
e p.c. All ‘On. Ministro Angelino Alfano, Ministro dell’ Interno 

On. Ministro Josefa Idem, avverto il dovere morale di scriverLe perché gli eventi che da anni consacrano la figura della donna come vittima eccellente della furia e della ferocia maschile ha raggiunto un momento di impetuosità umana e mediatica che evidenzia l’assoluta inadeguatezza ed il senso di impotenza dello Stato nell’affrontare l’imperante crimine del “femminicidio”, sillogismo coniato per simboleggiare la violenza di genere in ogni sua forma. 
[la foto, aggiunta da noi, sull'incredibile gadget dei target della "ex" a grandezza naturale, che, se colpiti, schizzano sangue, ben  testimonia della patologia di cui parla questa lettera; ndr*
In Calabria gli organismi regionali e provinciali per le Pari Opportunità onorano con impegno e determinazione il loro operato nella contingenza della drammatica attualità, pur consapevoli che bisogna affrontare la questione socio culturale da cui insorgono tali tragedie, in una società in cui il fenomeno  attraversa ogni epoca, ogni cultura, ogni luogo.
Io credo che vi sia una tipologia di uomini affetti da una silenziosa quanto insidiosa forma di “alterazione patologica“ che assale e travolge le loro certezze  quando d’improvviso li avvertono precarie, quando si scontrano con l’ angoscia del confronto verbale, dell’insicurezza sul futuro, quando attribuiscono alle donne, alle compagne la responsabilità del proprio fallimento, quando amplificano il concetto della proprietà della persona, l’incapacità di gestire la propria vita in vista del “crudele abbandono“, quando divengono preda  di un personalissimo amor proprio che reputano schiacciato, represso, umiliato,  quando cristallizzano la teoria che la forza fisica può sovrastare ogni tipo di resistenza mentale al femminile o quando intuiscono che la donna intende “l’amore“ non soltanto come protezione ma come sublime attraversamento, ed essi per correre ai ripari, subdolamente, prefigurano la loro immolazione nello status di vittima/carnefice con la labile speranza che la società possa riconoscergli  pensieri di pena o ventura clemenza.
Dunque stiamo parlando di impostazioni culturali, dunque supremazia del proprio io in rapporto con le cognizioni maturate in un tessuto sociale in cui gli insegnamenti didattici possono suggellare, già nella fanciullezza, la potenzialità di generare sane o cattive opinioni di sè rispetto all’altro inteso come prossimo.
On. Ministro, la legge e le istituzioni devono tener conto che il problema va affrontato alla radice, che non si tratta del delirio di un momento ma di evidenti suggestioni culturali cementificati in un idea nociva del prossimo rispettabile solo se di sesso equipollente. 

E’, altresì, evidente che la donna è tardiva o restia a denunciare per tempo, o se lo fa rimane inascoltata e su questo la cronistica depone dirompente, come è oltremodo palese il non sentirsi protetta e nel momento in cui ravvisa  la trappola,  “l’imboscata virtuale “ prende forma tangibile, le attenzioni amorevoli non si generano più, cessano perché miravano soltanto ad immobilizzare l’illusione che amore e possedimento potevano divenire conciliabili compagni di vita.
Il dominio è uno stato di detenzione mentale, è una condizione che trasferisce autorità e non autorevolezza ai sentimenti, è una preclusione pitturata di premeditate tenerezze, quasi a discolpare l’avida ambizione di voler dominare ogni “passo solitario” che sfugge al proprio controllo.
On Ministro, la scuola come primo strumento didattico, unitamente alla saggezza familiare, dovrebbe tornare ad essere motore di conoscenza reale del vivere civile e del civico rapportarsi, la spinta propulsiva delle normative giuridiche non può essere delegata alla semplice convegnista d’occasione, se pur utile come diffusione mediatica dell’emergenza, non può essere lanciata in maniera così aggressiva dai mass media, i quali sembrano celebrare giornalisticamente l’ennesimo evento di cronaca nera, più che condannarlo, con il rischio di generare una forma di assuefazione al dolore, all’indignazione, al ripudio collettivo, di rendere impetuoso e sterile l’aspetto umano della vittima, che dopo l’eclatante e ripetuto servizio giornalistico, andrà dolorosamente ad aggiungersi alle statistiche numeriche da esibire nei salotti dei ”Talk Show dell’orrore”.
D’altro canto lo stolker, nella forma meno nociva, non  può essere sanzionato episodicamente senza che divenga coscienzioso titolare della sua pericolosità sociale, 
On. Ministro si  deve dar vita “all’alternativa del riparo” per la donna/vittima, assicurandogli quello scudo protettivo che possono offrire i centri di ascolto, di accoglienza capaci di sopperire al vuoto economico ed allo smarrimento sociale che dovrà affrontare nel momento in cui acclara a se stessa l’indifferibile richiesta di aiuto, anche perché il momento della percezione, spesso, si accomuna, irrimediabilmente, al momento dell’esecuzione ultima della violenza, giungendo noi, collettivamente, a constatare un altro assassinio prefigurato in contemporaneità con lo Stato, con le Istituzione, con la società .
Ma lo Stato ha il dovere di giungere per primo, di legiferare per precorrere ogni tempo ed ogni dove!
Lo Stato ha il compito di incrementare quanto necessario per sopravanzare una condizione sociale e culturale con dispositivi inibitori e preventivi riducendo, altresì, il rischio dell’emulazione che rigenera i vili in super uomini ! Perché come sostenne Bordieu, il dominio maschile è la più antica e persistente forma di oppressione esistente.
Dunque cultura diffusa nelle scuole, ore di religione indirizzate ad insegnare ai ragazzi a rispettare il corpo della donna in modo che non lo percepiscano come merce mortificata dalla stessa opera pubblicitaria, il reintegro dell’ora di educazione civica, processi terapeutici per chi agisce in maniera violenta contro ogni forma umana di debolezza, istituzione di nuove case/famiglie, rifugio per le donne in difficoltà, diffusione della cultura del supporto delle rete sociale, reticolo familiare preparato ad affrontare le insidie, diffusione del patrocinio gratuito da parte del Ministero delle Pari opportunità per chi denuncia le sopraffazioni fisiche e psicologiche, direttive sanzionatorie immediate la cui certa applicazione non illuderà lo stolker nel pensiero di averla scampata, mortificando le regole e fuggendo anche da se stesso. 

La rieducazione della “razza umana” serve a far prendere coscienza di sè, difatti i sentimenti appartengono all’umanità, ed essa si evolve quando ha fatto i conti con i propri limiti, la tolleranza, le inefficienze, la discriminazione, la solidarietà, i vuoti legislativi, il rispetto delle regole, l’applicazione e l’interpretazione della legge “uguale per tutti”; quando gli strumenti didattici rispecchiano le più alte ambizioni intercettando ed interpretando il candore dei sogni delle nuove generazioni.
On. Ministro riveda la legge sui finanziamenti stabili per i centri antiviolenza, il monitoraggio dell’efficacia delle politiche già esistenti, lo studio sulla violenza di genere, la formazione professionale, i congedi temporanei per chi chiede aiuto e rischia, paradossalmente, di perdere anche il posto di lavoro, la lotta agli stereotipi che  vengono veicolati dalla stessa stampa la quale spesso non rimarca la discriminazione di genere e qualche volta semplifica il dramma come il frutto di un “raptus” inteso come incidente isolato, come accadimento improvviso, mentre in realtà simboleggia l’ultimo atto di un continuo di violenza nell’ambito delle relazioni d’intimità.
On. Ministro, a nome di ogni donna, il cui respiro non incontrerà più l’ebbrezza della vita, Le chiedo di attivarsi per restituire giustizia a chi è stato negato il tempo per incontrare il futuro, ad omaggiare la loro memoria riconsegnando la dignità a chi è destinato a soccombere quotidianamente in un respiro affannato che anticipa la morte.
Le Chiedo di condurre una contesa civile anche in nome di un Paese, l’Italia, i cui albori storici, artistico, culturali esibiscono orgogliosamente al mondo un “esemplare” di vissuto raccontato negli universali testi storici.
On. Ministro: garantisca che la denuncia sociale divenga riconoscimento giuridico, un approccio olistico alle cause strutturali di discriminazione, oppressione ed emarginazione delle donne, attraverso azioni incisive sul piano politico, operativo, giuridico ed amministrativo.
On. Ministro Lei, altresì, rappresenta idealmente uno strumento educativo straordinario, lo sport, un veicolo unico di aggregazione e di inclusione solidale. Lei sa bene che attraverso il suo linguaggio è possibile costruire modelli innovativi di educazione e comunicazione improntati al rispetto di se’ e degli altri, alla solidarietà e alla promozione di stili di vita corretti, ecco perché conto sulla Sua sensibilità, sulla Sua percezione del valore dell’educazione in ogni forma applicabile come primario viatico formativo delle coscienze disperse.
Dante, rese icona Beatrice… ”riuscì a far rifulgere il nome di Beatrice di uno splendore vivo e profondo come pochi altri esempi umani, in un perpetuo anelito d’amore in cui lo sguardo dell’amata rappresentò un ponte verso il cielo, una scala che solleva, che redime ogni stanco viandante”, ma secoli dopo Oscar Wilde definì la storia delle donne come la peggiore delle tirannie che il mondo abbia mai conosciuto: la tirannia del debole sul forte. E' l’unica tirannia che duri.
Loredana Viola (Segretario CUG – Comune di Taurianova RC)
Taurianova RC lì 06.05.2013