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domenica 9 febbraio 2014

#italicum e voto segreto. Questione maschile o della debolezza maschile

Forza o debolezza, coraggio o codardia, comportamenti limpidi o opachi. Tutto questo si misurerà alla Camera quando riprenderà ed entrerà nel vivo l’esame della nuova legge elettorale. Comunque la si pensi sull’Italicum, non c’è dubbio che finora le donne, dentro e fuori il Parlamento, hanno detto parole chiare sulla necessità di garantire eguale presenza di donne e uomini nelle liste
E le parlamentari hanno dato il via a buone pratiche di rapporti e relazioni fra loro, anche se appartenenti a schieramenti diversi, con differenti idee sull’Italicum. Si sono presentate insieme in conferenza stampa e insieme hanno presentato emendamenti e sempre insieme chiedono ora che il voto sui vari emendamenti sia palese. Hanno dato, comunque la si pensi, una immagine di forza, di coraggio, di parole e comportamenti limpidi. Sapranno gli uomini fare altrettantoFinora li abbiamo visti traccheggiare, balbettare, chiedere di potersi candidare in più collegi, abbassare le soglie di sbarramento, chiedere quorum particolari per salvare la Lega. Insomma, una gran paura di dover tornare a casa per mancanza di consensi, elettori e collegi ad hoc.

giovedì 23 gennaio 2014

L'italicum a misura di maschio italico

Di Cinzia Romano

L’impegno che le parlamentari hanno preso tra loro e con le donne sarà messo subito alla prova. Perché un conto è parlare e proclamare la democrazia paritaria (che non ha nulla a che vedere con le quote), ossia la presenza di metà uomini e metà donne nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, tutt’altra cosa è crederci davvero garantendola nella realtà. Come dimostra proprio il testo della nuova legge elettorale firmata da Pd, Forza Italia e Nuovo Centro destra depositata in Parlamento.
La nuova legge elettorale infatti all’articolo 14 ter, comma b, afferma che le liste di candidati nei vari collegi dovranno essere formate da metà uomini e metà donne, pena la loro esclusione. 
Ma non è affatto detto che tale presenza la ritroveremo in Parlamento, anzi.
L’unica clausola infatti che il testo prevede è che, “non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”. Tradotto, il significato è chiaro: se ai primi due posti in lista ci sono maschi, al terzo dovrà esserci una femmina. Che con ogni probabilità resterà fuori, visto che nella stragrande maggioranza dei collegi saranno i primi due candidati in lista di ogni partito ad essere eletti. E solo nei collegi più grandi, al massimo, si potrà sperare di eleggere un 30% di donne.
Al di là del giudizio che ciascuna e ciascuno dà sulla legge elettorale (liste bloccate più o meno lunghe, nessuna preferenza etc), colpisce come l’enfasi sulle liste paritarie, 50e50 venga di fatto smentita e svuotata nello stesso articolo che pure la proclama. Che vieta (giusto) le candidature multiple ma non obbliga  i partiti all’alternanza uomo donna né tra i capolista (se pure ci fosse, maliziosamente sono portata a pensare che alle donne verrebbero rifilati i collegi “a perdere”) né soprattutto nelle liste, unico modo per garantire una soglia di rappresentanza vicina al tanto declamato 50%.
Le donne, attraverso oltre cinquanta associazioni, si sono ritrovate nell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che da anni si batte ed elabora proposte che con qualsiasi sistema elettorale, possano garantire quella parità tra uomini e donne nelle istituzioni come prescrive l’articolo 51 della Costituzione. E anche le Parlamentari tutte (dispiace la non adesione delle donne del Movimento 5 stelle e di Fratelli d’Italia) hanno fatto un patto analogo fra loro e con le donne del Paese. Lo hanno ribadito nella conferenza stampa di martedì 21 gennaio alla Camera

Nello stesso giorno anche le donne di Se non ora quando, che partecipano all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, hanno fatto sentire la loro voce e le loro richieste.
Ancora più urgente la necessità per le elezioni europee che si svolgeranno a fine maggio. E’ venuta meno infatti la clausola (prevista solo per due tornate elettorale e quindi non per questa) che le liste garantiscano almeno la presenza del 30% per il genere meno rappresentato (le donne appunto) e in presenza di tre preferenze, nessun obbligo di “dividerle” tra i due generi come invece prescive la recente legge per le elezioni comunali che ha introdotto la doppia preferenza di genere. Una nuova legge per le Europee si impone quindi con urgenza, ancor prima di quella per il Parlamento.

C’è da mettere in campo una grande mobilitazione delle donne e degli uomini che credono nella democrazia paritaria, che significa soprattutto qualità della democrazia e della rappresentanza. Dentro e fuori dal Parlamento.

venerdì 31 maggio 2013

A Roma lady preferenza: 3 donne fanno il pieno, con la novità della doppia preferenza di genere

Da mister preferenze a lady preferenze? Sì, stando ai dati che arrivano dalla sfida per il Comune di Roma. Grazie alla legge per la doppia preferenza, per la prima volta sono 3 donne a ottenere il maggior numero di voti nei rispettivi partiti: 3 donne che, nei rispettivi partiti, hanno sbaragliato i candidati maschi. E sono:
• per il PD Estella Marino:oltre 9mila  preferenze. Nessuna parentela con il candidato sindaco (ci tiene a precisare),  ingegnera ambientale, funzionaria dell’Ater e responsabile Ambiente per il Pd romano ; 
• per SEL Gemma Azuni: oltre 5mila preferenze (5.430). Che non indietreggiò (come invece fece il suo collega di partito, Luigi Nieri) dopo l’invito di Nichi Vendola ad appoggiare Ignazio Marino alle primarie a sindaco;
• per il PDL Sveva Belviso: oltre 11mila preferenze. Per molti anni assessora nella giunta Alemanno e poi (solo dopo le bocciature del Tar per una giunta a scandalosa densità maschile), vicesindaca.
Sveva Belviso e Gemma Azuni facevano già parte del consiglio comunale. Con loro solo un’altra donna, Monica Cirinnà (ora senatrice): erano solo 3 le donne nella vecchia aula di Giulio Cesare. E ancora solo 3 (2 del Movimento 5 stelle e una del Pdl) le elette grazie alle preferenze nel Consiglio regionale del Lazio, rinnovato appena tre mesi fa; salite poi a 8 (cioè più che triplicate) grazie alle 5 elette nel listino con Zingaretti.
Ora però le 3 lady preferenze non rimarranno sole: finora sono sicuramente 9 le consigliere comunali elette; che, nel caso di vittoria di Ignazio Marino, potrebbero salire a 13.

Senza nulla togliere alla capacità, competenza e rapporti con elettori ed elettrici, le neo elette sono sicuramente anche il risultato della nuova legge per le amministrative, che ha introdotto la doppia preferenza di genere. Legge che ha di fatto acceso i riflettori sulla necessità di garantire la democrazia paritaria.

Ne hanno dovuto tenere conto subito partiti, movimenti e schieramenti politici nella composizione delle liste, pena l’esclusione della competizione. Ha influenzato poi la campagna elettorale, dove pure erano tutti maschi i candidati sindaci: incontri, manifestazione e anche i tradizionali santini in coppia, hanno spezzato le cordate di potere finora tutte maschile. Si è insomma materializzato l’invito al doppio voto, una donna e un uomo, che gli elettori e le elettrici romane hanno gradito e accolto.
Non siamo ancora al 50 e 50 che vogliamo. Ma è sicuramente un incoraggiante e buon inizio.
Cinzia Romano, Donne e Informazione

mercoledì 22 maggio 2013

Task force contro la violenza sulle donne: il primo incontro a Roma fra la Ministra Idem e le associazioni femminili

Chissà se, prima negli immensi corridoi, e poi nel salone d’onore della Guardia di Finanzia a Roma, si erano mai viste tante donne tutte insieme. E chissà che ne avrebbero pensato tutti quei generali, naturalmente maschi, i cui ritratti  tappezzano le pareti e “scortano” con sguardi seriosi, tutte nella sala dove la ministra per le pari opportunità, i giovani e lo sport, Josefa Idem ha incontrato, dialogato e soprattutto ascoltato tante donne e anche uomini che, con le loro associazioni e servizi, si occupano in molti modi e con tante specificità di contrastare la violenza di genere e le discriminazione fondate sul genere e sull’orientamento sessuale.
Perché la task force che la ministra Idem ha in mente non sarà composta solo dai ministeri più direttamente coinvolti ed invitati a collaborare e dal Parlamento (era presente la ministra della salute Beatrice Lorenzin, la presidente della Camera Laura Boldrini, il presidente del Senato Pietro Grasso e la vice presidente del Senato Valeria Fedeli). Ma anche dalle tante associazioni, gruppi, professioniste, operatori e operatrici di servizi pubblici e privati, impegnate-i a combattere la violenza e ogni forma di discriminazione e stereotipi  di genere.
La ministra ha le idee chiare: annuncia che la convenzione di Istanbul sarà ratificata la prossima settimana anche dall’Italia, e che occorrerà reperire risorse per contrastare violenza e discriminazione. Ha in mente di multare le aziende che continuano a proporre stereotipi sessuali nella pubblicità e di chiedere alle aziende private “così attente alle donne quando si tratta di vendere prodotti e servizi” di fornire contributi per i centri anti violenza.
Si intrecciano nelle decine di interventi racconti di esperienze virtuose e indispensabili, proposte, nuove idee. Le parole, il sapere, la partecipazione di ognuna e ognuno getta raggi di luce su una realtà cupa come può essere il bilancio di 158 donne uccise nel 2012 da partner o ex, da familiari maschi.
La ministra non si prende un secondo di pausa, non lascia mai la sala, nessuna telefonata o sms la distrae. E’ un ascolto attento, vero, che la porta a concludere, in modo sintetico ed efficace. Immagina interventi in tre fasi:
1. quella immediata: per proteggere le vittime in modo efficace (dai ministero della Giustizia e dell’Interno la proposta di rendere la querela di parte non più ritrattabile, come avviene nei casi di violenza sessuale; l’allontanamento coatto del violento dal domicilio della coppia, per permettere alla sopravvissuta e ai figli di non dover peregrinare in centri che magari neanche ci sono; istituzioni di nuclei di forze dell’ordine e  magistrati specializzati);
2. quella a medio termine: attraverso la formazione, l’informazione e la sensibilizzazione, anche per contrastare il potere manipolativo che avviene attraverso le immagini e le parole;
3. e infine quella a lungo termine: per rimuovere le cause di violenza e discriminazioni.
Un programma non da poco. Con buona pace di Grillo, [che ha scritto, riferito a Idem: ma portare una canoista al governo, un po' tedesca, è da scemi più che di sinistra, ndr] tutto lascia pensare che la ministra “canoista” sappia fare sul serio.
Cinzia Romano, Donne e Informazione