Visualizzazione post con etichetta Italicum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italicum. Mostra tutti i post

giovedì 29 gennaio 2015

Verso il 50e50: al Senato la democrazia paritaria fa un passo in avanti con il nuovo Italicum

Non entriamo nel merito della legge nel suo complesso, ma una cosa bisogna ammetterla: l'Italicum non è più (solo) a misura del maschio italico

Con le nuove misure (che in buona parte hanno accolto le proposte di Valeria Fedeli) donne e uomini,  nelle liste, affronteranno la competizione elettorale quasi alla pari. La nuova legge elettorale votata al Senato ha infatti profondamente riscritto il testo originario dell’Italicum.  
Le liste saranno formato al 50% da candidate e candidati che si alterneranno nell’ordine di una a uno o viceversa, pena l’esclusione della lista. Il corpo elettorale potrà esprimere oltre al voto per la lista anche le preferenze col doppio voto di genere. Chi esprimerà la preferenza per una donna potrà usare la seconda solo per  un uomo o l'inverso. Sarà bloccato ed eletto senza preferenza solo la o il capolista. Nella scelta che ciascun partito farà nell’indicare le/i capilista nessun genere potrà essere rappresentato oltre il 60%. Questo spiega il “quasi alla pari” che ho usato. E’ infatti mancato il coraggio, la volontà politica e la coerenza del 50e50 dimostrata invece con le liste, l’alternanza dei candidati e la doppia preferenza di genere.
E’ comunque un importante e positivo passo in avanti rispetto al testo varato dalla Camera, dove gli emendamenti per la parità presentate dalle deputate di quasi tutti gli schieramenti politici erano stati bocciati con il voto segreto. Richieste che le deputate prima e le senatrici dopo hanno fatto proprie grazie ad un prezioso raccordo e battaglia comune con le donne di associazioni, movimenti e gruppi. Prima fra tutte l’Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie oltre 50 associazioni, gruppi e reti di donne e che si prefigge l’eguaglianza della presenza delle donne nelle istituzioni .
Le senatrici, determinate e agguerrite come erano state le deputate, sono stavolta riuscite a fare breccia nella maggioranza. L’emendamento (prime firmatarie Valeria Fedeli e Monica Cirinnà), appoggiato in modo trasversale dalle senatrici, è stato in parte recepito nel maxi emendamento presentato dalla maggioranza (prima firmataria Anna Finocchiaro) che ha ottenuto il sì dell’Aula. I fan del termine quote, possono dire, con qualche fondamento, che le attuale quote celesti del 70% in parlamento, hanno ricevuto un colpo.
Insomma il sistema elettorale proporzionale-maggioritario e con le preferenze uscito dal Senato è profondamente diverso da quello votato a marzo dalla Camera. Non solo per quel che riguarda la Democrazia paritaria. Come spiega la giornalista Angela Bianchi nel servizio di Rai Parlamento, queste le principali novità: 
La soglia di ingresso dei partiti a Montecitorio è scesa dall'8 al 3%. Così la percentuale che assegna il premio di maggioranza (340 seggi su 630) che passa dal 37 al 40%. Altrimenti c'è il ballottaggio tra le prime due liste, e non più tra le coalizioni come previsto nella prima versione. I collegi saranno 100, nei quali ciascun partito presenta una lista di 6/7 nomi. Punto di polemica è stato il capolista bloccato, nominato dal partito, mentre gli altri verranno eletti con le preferenze. L'elettore potrà esprimerne massimo due, e alternate per sesso. Se non sarà rispettata questa regola, la seconda preferenza verrà annullata. Ogni capolista potrà candidarsi in 10 collegi. E ogni partito non potrà candidare più del 60% dei capolista dello stesso sesso. Anche la scheda elettorale verrà modificata. Così come, alle elezioni, insieme al simbolo dovrà essere depositato anche lo statuto del partito. Per la prima volta sarà consentito il voto agli italiani temporaneamente, almeno da tre mesi, all'estero per motivi di studio, di cura, di lavoro. L'entrata in vigore della legge, la cosiddetta clausola di salvaguardia, è prevista il 1 luglio del 2016.
Cinzia Romano

mercoledì 2 aprile 2014

La svolta autoritaria va respinta: chiunque sia a proporla

Lorenza Carlassare: "Farò l’oppositrice finché muoio. L’idea del capo mi spaventa. La politica senza ideologia diventa un puro mestiere: da qui nascono le corruzioni"
Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n° 1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. 
La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi, ma il leader del Pd, a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.
Libertà e Giustizia, 27 marzo 2014

Riteniamo doveroso far conoscere questo appello. Anche per le ragioni già affrontate, su Politicafemminile, in questo post-dossier. La stampa italiana dimostra da lungo tempo di non dare un'informazione sufficientemente accurata e obiettiva su fatti che sono di un'estrema importanza. Lamentarsi di questo a quanto pare non serve a niente. Ma fortunatamente l'informazione siamo anche noi: poiché la peggiore storia che si ripete poggia sulla disattenzione e sull'oblio, ciascuno faccia del suo meglio per non cadere nel torpore e non perdere la memoria.  

mercoledì 19 marzo 2014

Lucina Di Meco: sostenete la petizione per la democrazia paritaria

La settimana scorsa la Camera ha votato (con voto segreto) bocciando gli emendamenti per garantire la democrazia paritaria nell'Italicum.
Scrive Valeria Fedeli, prima firmataria di questa petizione, che la mancata modifica all’Italicum in merito alla parità di genere è una sconfitta per l’Italia. Una sconfitta che mostra provincialismo e visione miope, assenza di coraggio e attitudine invece ad un conservatorismo difensivo e lontano dagli interessi del Paese. Una sconfitta cui è necessario rimediare nel passaggio al Senato. Si può giudicare come si vuole il testo uscito dalla Camera. Ognuno ha legittimamente la propria opinione. Il punto politico oggi è quello di evitare di riaprire la discussione in generale. Sbaglia chi pensa che su soglie o preferenze ci siano margini di modifica. Chi ipotizza questo mostra eccessiva ingenuità o malafede, perché significherebbe far saltare l’accordo e affossare la riforma. Una riforma che invece è urgente per restituire efficacia e credibilità alle istituzioni, alla politica, al sistema Paese tutto. Non si faccia allora confusione, con l’obiettivo di ritornare a quella prassi di dibattito in cui tutto si mescola, tutto si ipotizza, tutto si somma, ma poi nulla si realizza.
Esiste già un largo fronte di battaglia trasversale, manifestatosi nel Paese e alla Camera, e che è stato sconfitto dal voto segreto [secondo il collaudato copione a cui le donne hanno inutilmente chiesto di non ricorrere, ndr]. Ma la battaglia è ancora aperta: chiedo dunque di diffondere la petizione per sostenere questo fronte trasversale di uomini e di donne coraggiose che si battono per affermare il principio della democrazia paritaria.
Firmatela e diffondetela per dire, ai senatori e alle senatrici che voteranno sul testo dell’Italicum, che la parità di genere non è una questione tecnica, di procedura normativa, ma una questione politica, culturale e strategica decisiva.
Perché se non è paritaria, che democrazia è?
Lucina Di Meco, New York 19 marzo 2014 

lunedì 17 marzo 2014

Sulla parità di genere si gioca la credibilità delle istituzioni

Scrive Valeria Fedeli che sulla parità di genere si gioca la credibilità del Pd e delle istituzioni, la qualità del processo democratico e del rilancio del Paese: La mancata modifica all’Italicum in merito alla parità di genere è una sconfitta per l’Italia. Una sconfitta che mostra provincialismo e visione miope, assenza di coraggio e attitudine, invece, a un conservatorismo difensivo e lontano dagli interessi del Paese. Una sconfitta cui è necessario rimediare nel passaggio al Senato.

Un obiettivo già difficile, e secondo Fedeli è irrealistico tentare di andare oltre - ma su questo punto non ci si può arrendere, ecco dunque l'appello che fa al proprio partito: 
Si può giudicare come si vuole il testo uscito dalla Camera. Ognuno ha legittimamente la propria opinione. Il punto politico oggi è quello di evitare di riaprire la discussione in generale. Sbaglia chi pensa che su soglie o preferenze ci siano margini di modifica. (...) Inserire correzioni per garantire che la nuova legge elettorale sia effettivamente paritaria è il (solo, ndr) punto di modifica possibile nel passaggio della legge al Senato. E su questo si deve concentrare l’impegno del Pd nel costruire le condizioni politiche che rendano possibile l’intesa sulla parità di genere. Si parte già dall’esistenza di un largo fronte di battaglia, che si è manifestato nel Paese e alla Camera, e che è stato sconfitto dal voto segreto, dalla pavidità di qualche deputato e dal maschilismo di molti. È un fronte trasversale, che unisce donne e uomini di tutte le forze politiche che hanno sostenuto l’accordo e approvato la legge. Un fronte che pur rispettando l’accordo, vuole migliorarlo in un elemento significativo che incide sulla qualità intrinseca della democrazia che vogliamo realizzare anche attraverso la legge elettorale.
Vogliamo una democrazia paritaria non per un capriccio, ma perché è l’unico modo per cui davvero la nostra democrazia può accettare la sfida del cambiamento, governare le trasformazioni in atto nel Paese e nel mondo mettendo insieme le energie, le competenze e la forza di tutte e tutti. 
La parità di genere non è una questione tecnica, di procedura normativa, ma una questione politica, culturale e strategica decisiva: di qualità della rappresentanza, della democrazia, della competitività e delle possibilità di rilancio dell’Italia. È una questione di valori, una questione che precede ogni riforma, e che deve essere prevista da ogni processo riformatore. Fin dal primo momento in cui si è iniziato concretamente a parlare della nuova legge elettorale, alla fine dello scorso anno, abbiamo detto - e iniziato a costruire un’alleanza larga - che, quale fosse il sistema alla fine scelto, avrebbe dovuto rispettare parità di candidature femminili e maschili e parità tra elette ed eletti.
Non si tratta di quote, di un riequilibrio statistico, di un tema di parte, di una battaglia femminile. Una legge elettorale, effettivamente paritaria dal punto di vista di genere è un modo per rendere viva e attuata la nostra Costituzione (lavorando per la rimozione degli ostacoli all’uguaglianza - art.3 - e la promozione delle pari opportunità - art.51 -), un modo per scegliere l’innovazione culturale e di sistema, per dare forza e concretezza alle speranze di cambiamento. Le forze politiche che hanno sostenuto la riforma si comportino in modo responsabile e si assumano l’onore - perché di onore si tratta, non di un onere - di una scelta storica. Il Senato, che non è interessato dalla riforma, che vedrà cambiare la propria natura e funzioni, e che per l’ultima volta si esprimerà in materia di legge elettorale, ha la possibilità di intestarsi questa innovazione, un’innovazione che fa bene all’Italia.
Un’innovazione che riguarda non solo la legge elettorale nazionale, ma anche quella per il rinnovo del Parlamento europeo, con il voto della settimana prossima sul ddl di cui sono prima firmataria per introdurre la doppia preferenza di genere. Una norma che va approvata, senza scaricare strumentalmente su di essa i malcontenti legati all’Italicum e invece facendo in modo che la legge sia attuata già dalle Europee di maggio. 
Lo dico chiaramente, allora, a tutte e tutti, leader politici, senatori e senatrici, uomini e donne: sulla parità di genere ci giochiamo la credibilità nostra e delle istituzioni, la qualità del processo democratico e del rilancio del Paese, il futuro di tutte e tutti, a partire dalle ragazze e dai ragazzi che saranno cittadine e cittadine dell’Italia di domani. Pensiamo a loro quando dovremo votare, e non agli interessi di una parte politica o della parte sola maschile del Paese.
Valeria Fedeli, 17 marzo 2014

Piero Ostellino contro parità di genere: risponde (indirettamente) Marco Travaglio

LA PAROLA AGLI UOMINI/RASSEGNA • La confusione creata fra misure per il riequilibrio di genere nelle candidature e la presunta imposizione di "quote rosa" ha dato logo a moltissimi articoli che non esitiamo a definire fuorvianti. In tema interviene sul Corriere anche l'ex-direttore Piero Ostellino, in modo che suona, per molte, come un'offesa. Perché? Ecco le sue tesi (in rosso le parole del suo articolo, in nero i nostri commenti): "L’idea di introdurre la «parità di genere» - l’applicazione di un sistema di «quote rosa» preferenziali, nelle candidature femminili per le competizioni elettorali e in alcuni ambiti economici e finanziari nei quali dovrebbe contare il merito - è l’ultimo caso della degenerazione della cultura politica dominante che disprezza il mercato, ignora le libertà e il merito individuali...
[tema cruciale, il merito, su cui è importante ribattere il chiodo; come ricordano noti campioni di merito come Maurizio Gasparri, ndr].
Riprende Ostellino:  (L’idea di introdurre la «parità di genere»assegna al governo il compito di correggere e di modificare l’evoluzionismo naturale [naturale? di quale "natura" parliamo: quella di Wilma dammi la clava?e propone la regolamentazione-burocratizzazione dell’intera vita sociale. In realtà, [in realtà? non si intitola "il dubbio" questa rubrica, Ostellino?, ndr] la «parità di genere» ripropone la regola che domina ogni burocrazia e, da noi, la Pubblica amministrazione, dove promozioni, aumenti salariali e carriere procedono, più che per merito, per precostituiti automatismi e/o per anzianità, premiando indifferentemente chi se lo merita e chi no. Il sistema di «quote», a favore delle minoranze nell’accesso a certi College, alle Università, a certi livelli nell’impiego pubblico, a quelli più alti nella PA e/o a facilitazioni sociali ed economiche, era stato adottato, negli Usa, a temperamento delle discriminazioni razziali delle quali avevano sofferto i neri. Si è rivelato subito controproducente, addirittura fallimentare [bè! c'è chi interpreta invece che, senza quella forzatura, mai gli Usa avrebbero visto un presidente nero, ndr], perché anomalo e avverso rispetto al sistema socio-politico e alla cultura del Paese [e qui si potrebbe dire che, rispetto a un sistema sociopolitico in cui il razzismo aveva oggettiva incidenza le quote razziali siano state salutari. Ma, di fatto, quello che qui si omette di dire, è che sono state oggettivamente un bene, in epoche in cui senza le quote nessun nero avrebbe avuto accesso a niente; diverso oggi: ora che abbiamo un Colin Powel, una Condoleza Rice e un Barack Obama - potremmo dire che non hanno più senso, ndr]. 
Ma, secondo Ostellino: ..a rifiutarlo sono stati gli stessi beneficiati che aspiravano a migliorare la propria condizione per meriti propri, non per decisioni altrui.  [ma quali meriti poteva far emergere la maggioranza degli afroamericani fino a pochi decenni fa? saper sopravvivere tra mille difficoltà economiche e di accesso allo studio? a noi sembra si vada fuori dal seminato con citazioni alquanto vaghe: affermazioni simili dovrebbero poggiare su fonti verificabili e riferite a periodi precisi, ndr] Ma fonti zero.
E infine conclude il pezzo: (…) le «quote» preferenziali [preferenziali?, ndr] in favore di una parte della popolazione sono un residuo del democratismo - attenzione: che è cosa diversa dalla democrazia liberale, e dell’egualitarismo, che è altra cosa dall’eguaglianza delle opportunità sostenuta dai liberali. Democratismo e egualitarismo inquinano ancora il Paese, rallentandone lo sviluppo e la crescita [interessante opzione; a noi risulta che siano semmai corruttele, clientele e patriarcato asfittico, a rallentare il paese, ma forse viviamo in 2 paesi diversi, ndr]. Forse, la Politica - insieme dei poteri di indirizzo e di coazione di ogni governo - dovrebbe darsi una regolata, soprattutto culturale. [forse si! forse si, Ostellino! per uscire dalle secche di un patriarcato che sostiene clientele, ndr] E adoperarsi per uscire dalle secche del Novecento, statalista, dirigista e totalitario, produttore di (false) certezze pubbliche, come quell’astrazione ideologica che è «la collettività» e in nome di un’idea di Bene comune autoritaria - e entrare nel mondo contemporaneo «come è» -scettico, relativista, empirico - nel quale ogni proposizione prescrittiva è verificabile, se vera o falsa, nella realtà effettuale e non si rifugia nell’utopia che si concreta, poi, storicamente, nell’imposizione, dall’alto, di costrizioni che ledono, con la dignità, le elementari libertà di chi vogliono favorire". Fonte: Corsera, 14 marzo 2013
Macché! le "secche", si direbbe, sono le maree che tentano, invano, di montare dal basso per fare un po' di pulizia in un sistema bloccato, in cui le nomine avvengono per cooptazione maschile e in base al merito di poter fare quanti e quali favori a questo o a quello, non certo in base al merito-tout court. Ma, in conclusione, le serie proposte di emendamenti sono liquidate come costrizioni che ledono, con la dignità, le elementari libertà di chi vogliono favorire (noi, le donne)possiamo essere d'accordo? No questo è troppo. E sorge un sospetto - che fa venir voglia di rispondere citando un altro uomo (per ironia della sorte non noto per femminismo):
  • Se non si professasse "liberale" ogni 2 per 2 e non scrivesse in virtù di questo sul Corriere della Sera, Piero Ostellino meriterebbe la considerazione pressoché nulla che si deve ai tipici intellettuali italiani che attaccano sempre il cavallo alla mangiatoia giusta: craxiani quando comanda Craxi, berlusconiani oggi che comanda Berlusconi, domani dipende da chi comanderà. (Marco Travaglio)
Non intendiamo avallare questa interpretazione, ovviamente. Ma un'associazione di idee sorge spontanea: perché ci risulta che, ad oggi, come dall'eternità che abbiamo alle spalle, continuino a comandare, inesorabilmente, e sempre con gli stessi metodi - ancora gli uomini e solo gli uomini.
Al di là delle battute dettate dallo sconcerto, concludiamo però con una domanda seria, all'ex-direttore del Corriere della Sera: è al corrente che tutte le surreali argomentazioni portate contro la parità di genere sono state già ampiamente stracciate (come inconsistenti e pretestuose) dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale?

Già: sono oltre 10 anni che si susseguono cause legali (maschili) contro ogni minimo tentativo di introdurre norme per il riequilibrio di genere. Ma ogni volta le più alte cariche della Magistratura devono concludere che non di privilegi, né di "forzature" si può parlare, ma semmai di dare agli elettori un'opzione in più nella scelta di chi votare. A chi lo ignora, suggeriamo un aggiornamento: un giornalista è tenuto a tenersi informato anche se non è più direttore. Se invece chi scrive non lo ignora, un articolo che finge di non saperlo appare come un'autodenuncia che si condanna da sè.

domenica 16 marzo 2014

Legge elettorale: inaccettabile confondere parlando di "quoterosa". Carlassare: cosa è costituzionale e cosa no

PARITA' E COSTITUZIONALITA'/RASSEGNA • Intervistata da Liana Milella la costituzionalista Lorenza Carlassare torna sulla legge elettorale, già duramente criticata sul piano costituzionale
E la ringraziamo ora per aver definito il termine "quote rosa", in rapporto agli emendamenti per il riequilibrio di genere, come inaccettabile. Perché quel termine lo è: e fingere che sia corretto è far finta di non capire
Addirittura definire tali emendamenti "anticostituzionali", poi, una mascalzonata - che non solo Francesco Paolo Sisto pro-domo Forza Italia, ma molti commentatori maschi non esitano a commettere. Ci dispiace, ma sulla Costituzione è ben più autorevole Carlassare. Che dice: Mi sono sempre battuta contro questa stupida denominazione di "quote rosa", usata per abbassare la serietà e l'importanza di un discorso che riguarda la democrazia e l'integrazione della rappresentanza. La Consulta si è già pronunciata sul tema [dell'equilibrio fra i generi nelle candidature, ndr]. Con la sentenza 49/2003 ha fugato ogni dubbio e ha respinto il ricorso del governo su una legge della Val d'Aosta che prevedeva la presenza obbligatoria di entrambi i sessi nelle liste elettorali". Garantire la parità di chance e d'elezione tra uomo e donna lo impongono importanti documenti internazionali e l'articolo 51 della Costituzione, rafforzato dalla modifica del 2003. Ritengo proprio  che sarebbe incostituzionale il contrario, perché l'art. 51 è chiarissimo nel voler assicurare la parità di chance. Chiede Milella: cosa promuove fra le opzioni alternanza uomo-donna, capilista alternati, o il 40% di essi alle donne? Francamente nessuna, perché non rispettano la parità di chance. L'alternanza non serve perché potrebbe essere eletto solo il capolista, e se è maschio il discorso è chiuso. La seconda è veramente stravagante, perché non vedo come si possano comparare collegi del tutto diversi tra loro. La terza è uguale alla seconda, ma ulteriormente peggiorata. Se le liste non fossero bloccate andrebbe consentito il doppio capolista e la doppia preferenza. L'ha adottata la Regione Campania, il governo è ricorso alla Consulta, ma ha perso. Ci sarebbe la piena parità di chance perché all'elettore verrebbe consentito di esprimere una seconda preferenza per un candidato di sesso diverso. La preferenza, poi, eviterebbe il maggior vizio di incostituzionalità, un elettore cui viene negata qualsiasi possibilità di scelta. Fonte: Così questa riforma è incostituzionale, bisogna dare le stesse chance a tutti 

giovedì 13 marzo 2014

La vergognosa disinformazione che cavalca le "quote rosa" e ne fa armi da guerra: contro le donne

Esce oggi sul Corriere, nella sezione "interventi & repliche", e sulla 27ora, una (molto opportuna) precisazione dell'Acccordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria: non si tratta di quote rosa. Facciamo chiarezza. 
Si, facciamola: e scopriremo che 
1. gli emendamenti per il riequilibrio di genere richiesti alla Legge elettorale niente hanno a che vedere con le "quote rosa" [di per sè, peraltro, ottima cosa];
2. approfondita la faccenda, semmai di quote azzurre, da sempre obbligatorie, si dovrebbe parlare.

Ma partiti e (spiace dirlo), compattamente anche la maggior parte dei media, hanno evidentemente interesse a sguazzare nella confusione: tanto da fare delle "quoterosa" un (velenoso) mantra ridicolizzante che vanifica tutti gli sforzi delle donne. Benché ciò che è davvero ridicolo siano solo le obiezioni maschili:
)
Ed eccco il testo completo del comunicato:
Il 10 marzo i deputati italiani si sono nascosti dietro al voto segreto per respingere emendamenti alla nuova legge elettorale volti a consentire anche alle donne un vero accesso alle candidature. Non si tratta, dunque, di "quote rosa": come portato quasi ovunque all'attenzione dell'opinione pubblica. [
Ma proprio brandire in modo fuorviante lo spauracchio di presunte "quote rosa" ha consentito di ignorare il vero concetto da mettere a tema, confondendo l’opinione pubblica e dando un alibi a questo comportamento. Non è stata messa debitamente in luce la necessità, invece, di rompere meccanismi chiusi, oggi costruiti in modo da negare alle donne opportunità di candidature in posizioni di eleggibilità.
E attenzione - questo vigliacco copione si è già ripetuto in diversi consigli regionali, dalla Puglia alla Sardegna, per affossare leggi per la doppia preferenza: mentre nelle interviste, a parole, i politici inneggiano alla partecipazione delle donne, sottilmente adombrano forzature e poi la stroncano con un uso indebito del voto segreto.
Poco possono le donne contro questo sbarramento: nella consolidata tendenza alla cooptazione reciproca tra uomini (sia nelle cariche politiche, sia nel girotondo tra "poltrone decisionali" di vario tipo), le donne hanno oggettivamente un accesso ai media molto più scarso rispetto ai colleghi maschi (del resto quante segretarie di partito abbiamo? quanti direttrici di testate nazionali?) e assai minori mezzi economici in campagna elettorale (elemento trascurato di correttezza). E in conclusione: molto scarse possibilità di essere conosciute dall’elettorato. Se aggiungiamo che le donne vengono generalmente candidate in posizioni di facciata, senza eleggibilità, non è questo un meccanismo che garantisce semmai “quote azzurre”?
In tutto ciò le donne di oggi (non diversamente dalle "suffragette" dell’800) vengono sarcasticamente presentate, nelle interviste, da certa satira e da molta stampa, come figure ridicole: mezze calzette che pretenderebbero posti garantiti senza averne titolo. Visione molto opportuna, ma solo per la compagine maschile che con le donne non intende competere.
E il risultato è quanto avvenuto nell'aula di palazzo Montecitorio, proprio in concomitanza con l'8 marzo: uno schiaffo a tutte le donne del Paese, e un passo indietro nella Storia. Per uno scarto di pochi voti.
Vanificare la battaglia portata avanti dalle donne e dagli uomini alla Camera dei deputati, che hanno promosso e votato emendamenti per la rappresentanza (anche) di genere, è una ferita insanabile: non solo per il cammino delle donne, ma per l’avanzamento di un Paese in crisi.
Riteniamo doverosa questa denuncia, e di offrire un punto di vista più ampio all'opinione pubblica. Le donne, fuori e dentro il Parlamento, non si arrendono.
Con l’augurio all’Italia che la partita per uscire dall'anacronismo, che si riapre ora in Senato, si risolva positivamente.
12 marzo 2014, Acccordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria
per info e contatti: danielacarla2@gmail.com


Doveroso aggiornamento:
1. il dibattito è proseguito con bacchettate di ex-direttore Piero Ostellino;
2. seguite da replica di costituzionalista D'Amico; cui (non cavallerescamente, e nemmeno paritariamente - visto che ulteriore replica a lei non è data) non  è stata lasciata l'ultima parola: il pezzo è uscito contrappuntato da contestuale re-replica di Ostellino; di entrambi i pezzi diamo conto qui.

lunedì 10 marzo 2014

Signori parlamentari: dovete ascoltare

A questo articolo un efficace riepilogo fa il punto sui risultati raggiunti negli ultimi due anni in termini di democrazia paritari. Risultati che parlano chiaro: partiti e parlamentari (maschi) capiscono molto bene ma fanno finta di non capire. Capiamo bene anche noi e non faremo finta di niente. Tra oggi e domani i parlamentari dovranno prendere decisioni sulla nuova legge elettorale: le donne hanno qualcosa da dire loro.



Molte grazie a Ottavia Piccolo, Marina Piazza, Luisa Pronzato, Barbara Mapelli e tante tante altre che hanno voluto mandare questo messaggio senza giri di parole.

venerdì 7 marzo 2014

Legge elettorale: lettera aperta ai segretari e ai leader dei partiti

“Noi salutiamo con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale … Viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica. Ma una cosa ancora noi affermiamo qui: il riconoscimento della raggiunta parità esiste per ora negli articoli della nuova Costituzione. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo … Molto ancora avranno da lottare per rimuovere e superare gli ostacoli creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalità corrente del nostro Paese. (Teresa Mattei)

Una premessa: siamo consapevoli dei limiti di una legge su molti fronti criticabile. Così come è difficile ritenere rassicurante un governo che nasce da intese toppo larghe per rappresentare quel cambiamento di cui (già all'epoca delle ultime elezioni) avevamo urgente bisogno. Così come non può soddisfarci la mera nomina di donne, se tali nomine sono "concesse", in base a scelte maschili, come una sorta di boccone avvelenato. Ma su questo torneremo in altra sede. Deve essere chiaro che entrare nel merito, ora e in particolare, degli aspetti che escludono le donne non significa ritenerla, per tutti gli altri aspetti, una "buona legge". Ma ora il punto è che continuare a mettere in atto  eterni meccanismi di esclusione delle donne (cioè inesauste forme di discriminazione sulla base del genere), e magari, per farlo, utilizzare anche in Parlamento il miserabile strumento del voto segreto (già brandito per affossare le leggi per la doppia preferenza in diverse regioni), è qualcosa su cui le donne di qualunque orientamento politico non possono stare zitte. 
La novità è rappresentata dal fatto che, per una volta, almeno su questo la parte femminile del Parlamento sta facendo sentire la sua voce. Questo è qualcosa di importante che pensiamo vada sostenuto: qualcosa  che contesta quell'assenza che ancora riecheggia nelle parole di una giovanissima Teresa Mattei, che insieme alle altre Madri costituenti pose le basi per una Repubblica paritaria, che paritaria non è mai stata. Per questo invitiamo a firmare la petizione #iocisono per la parità di genere nelle candidature. E vi segnaliamo la lettera aperta ai leader e a tutti i partiti, presentata oggi da Pia Locatelli anche a nome di molte altre parlamentari:

In queste ore si sta discutendo alla Camera la nuova legge elettorale, un traguardo importante ed atteso da parte dei cittadini e delle cittadine italiane.
Siamo consapevoli dell'importanza e della necessità di approvare nuove regole che presiedano al buon funzionamento della nostra vita democratica e che definiscano la rappresentanza e l'efficienza del nostro sistema politico.
Siamo altresì convinte che non sia possibile varare una nuova legge senza prevedere regole cogenti per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni e per dare piena attuazione all'articolo 3 e all'articolo 51 della Costituzione.
Per questo abbiamo sottoscritto in maniera trasversale alcuni emendamenti. La nostra convinzione è che l'intesa politica raggiunta possa guadagnare in credibilità e forza da una norma capace di collocare il nostro Paese tra le migliori esperienze europee. 
La responsabilità della politica sta ora nel trovare una soluzione ad una questione di civiltà e di qualità della democrazia che troverebbe il favore non solo delle donne, ma di tutti i cittadini che hanno fiducia nelle nostre istituzioni e nella possibilità di renderle migliori.

lunedì 10 febbraio 2014

A tutte le parlamentari in vista delle votazioni sulla legge elettorale

Gentile Onorevole,
a nome e per conto dell'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria vogliamo esprimere la nostra soddisfazione per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale sulla parità di genere, sottoscritti dalle parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici.
Cogliamo ora l'occasione per tornare a sottolineare quanto riteniamo sia fondamentale la più ampia condivisione possibile per ottenere la corretta alternanza di genere nelle liste elettorali e il reale 50% e 50% nei capilista
Ci rivolgiamo a tutte le parlamentari, e anche ai parlamentari di buona volontà, perché appoggino e votino gli emendamenti presentati. Sarebbe auspicabile il voto palese per permettere a ciascuno di assumersi pubblicamente la responsabilità della sua scelta.
per l'Accordo di Azione Comune,
Daniela Carlà,  Marisa Rodano, Roberta Morroni



NB • in data da destinarsi si terrà la conferenza stampa delle parlamentari firmatarie degli emendamenti per la democrazia paritaria. Per informazioni: danielacarla2@gmail.com


domenica 9 febbraio 2014

#italicum e voto segreto. Questione maschile o della debolezza maschile

Forza o debolezza, coraggio o codardia, comportamenti limpidi o opachi. Tutto questo si misurerà alla Camera quando riprenderà ed entrerà nel vivo l’esame della nuova legge elettorale. Comunque la si pensi sull’Italicum, non c’è dubbio che finora le donne, dentro e fuori il Parlamento, hanno detto parole chiare sulla necessità di garantire eguale presenza di donne e uomini nelle liste
E le parlamentari hanno dato il via a buone pratiche di rapporti e relazioni fra loro, anche se appartenenti a schieramenti diversi, con differenti idee sull’Italicum. Si sono presentate insieme in conferenza stampa e insieme hanno presentato emendamenti e sempre insieme chiedono ora che il voto sui vari emendamenti sia palese. Hanno dato, comunque la si pensi, una immagine di forza, di coraggio, di parole e comportamenti limpidi. Sapranno gli uomini fare altrettantoFinora li abbiamo visti traccheggiare, balbettare, chiedere di potersi candidare in più collegi, abbassare le soglie di sbarramento, chiedere quorum particolari per salvare la Lega. Insomma, una gran paura di dover tornare a casa per mancanza di consensi, elettori e collegi ad hoc.

venerdì 24 gennaio 2014

Valeria Fedeli: l'alleanza delle donne per cambiare l'#Italicum

Legge elettorale: Senatrici, Testo Italicum non garantisce rappresentanza di genere 
Rilancio ancora sul cambiamento della bozza dell’Italicum, di cui parlo anche su Donneuropa.

E di seguito vi riporto tutte le dichiarazioni di ieri, a partire da quella che ha aperto il dibattito firmata insieme alle colleghe Mussolini e Bianconi.

Legge elettorale: Senatrici, “Testo Italicum non garantisce rappresentanza di genere” 
“Il testo base di legge elettorale presentato nella serata di ieri, è del tutto deludente per quel che riguarda la rappresentanza di genere. Non viene, infatti, salvaguardato il principio antidiscriminatorio previsto dagli art.3 e 51 della Costituzione, articoli che sanciscono la pari dignità sociale dei cittadini e condizioni di eguaglianza nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Niente di tutto questo lo ritroviamo nel testo base del cosiddetto “Italicum”. Nonostante l’elemento positivo introdotto all’art.1, comma 9, ovvero l’inammissibilità delle liste che violano il principio di pari opportunità, la stravagante alternanza dei generi due a due maschera in realtà un ritorno al passato cancellando di fatto l’ unico elemento capace, come è noto, di garantire una reale rappresentanza.”
“Stando così le cose, per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica è necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza nei capilista. Immaginiamo, infatti, che andando a votare con questa legge risulteranno eletti soltanto i primi due nomi in lista, se non addirittura solo il primo. Insomma, quella presentata ieri è una formula del tutto inadatta con la quale rischiamo di perdere l’occasione di un cambiamento profondo: una democrazia realmente paritaria attraverso una legge elettorale che garantisca l’equità di genere”.
Sen. Valeria Fedeli (Pd)
Sen. Alessandra Mussolini (Fi)
Sen. Laura Bianconi (Ncd)

Legge elettorale: Fedeli (Pd), “Rappresentanza di genere, gli uomini sono pronti alla sfida?” 
“Il testo base dell’Italicum non rispetta affatto la rappresentanza di genere come invece si è voluto far intendere. In esso infatti è sì prevista la parità tra donne e uomini nelle liste, ma non c’è nessun avanzamento rispetto alle garanzie di una parità sostanziale tra numero di elette ed eletti, nei fatti prefigurando ancora lo scenario di un Parlamento con forti discriminazione di genere.”

giovedì 23 gennaio 2014

L'italicum a misura di maschio italico

Di Cinzia Romano

L’impegno che le parlamentari hanno preso tra loro e con le donne sarà messo subito alla prova. Perché un conto è parlare e proclamare la democrazia paritaria (che non ha nulla a che vedere con le quote), ossia la presenza di metà uomini e metà donne nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, tutt’altra cosa è crederci davvero garantendola nella realtà. Come dimostra proprio il testo della nuova legge elettorale firmata da Pd, Forza Italia e Nuovo Centro destra depositata in Parlamento.
La nuova legge elettorale infatti all’articolo 14 ter, comma b, afferma che le liste di candidati nei vari collegi dovranno essere formate da metà uomini e metà donne, pena la loro esclusione. 
Ma non è affatto detto che tale presenza la ritroveremo in Parlamento, anzi.
L’unica clausola infatti che il testo prevede è che, “non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”. Tradotto, il significato è chiaro: se ai primi due posti in lista ci sono maschi, al terzo dovrà esserci una femmina. Che con ogni probabilità resterà fuori, visto che nella stragrande maggioranza dei collegi saranno i primi due candidati in lista di ogni partito ad essere eletti. E solo nei collegi più grandi, al massimo, si potrà sperare di eleggere un 30% di donne.
Al di là del giudizio che ciascuna e ciascuno dà sulla legge elettorale (liste bloccate più o meno lunghe, nessuna preferenza etc), colpisce come l’enfasi sulle liste paritarie, 50e50 venga di fatto smentita e svuotata nello stesso articolo che pure la proclama. Che vieta (giusto) le candidature multiple ma non obbliga  i partiti all’alternanza uomo donna né tra i capolista (se pure ci fosse, maliziosamente sono portata a pensare che alle donne verrebbero rifilati i collegi “a perdere”) né soprattutto nelle liste, unico modo per garantire una soglia di rappresentanza vicina al tanto declamato 50%.
Le donne, attraverso oltre cinquanta associazioni, si sono ritrovate nell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, che da anni si batte ed elabora proposte che con qualsiasi sistema elettorale, possano garantire quella parità tra uomini e donne nelle istituzioni come prescrive l’articolo 51 della Costituzione. E anche le Parlamentari tutte (dispiace la non adesione delle donne del Movimento 5 stelle e di Fratelli d’Italia) hanno fatto un patto analogo fra loro e con le donne del Paese. Lo hanno ribadito nella conferenza stampa di martedì 21 gennaio alla Camera

Nello stesso giorno anche le donne di Se non ora quando, che partecipano all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, hanno fatto sentire la loro voce e le loro richieste.
Ancora più urgente la necessità per le elezioni europee che si svolgeranno a fine maggio. E’ venuta meno infatti la clausola (prevista solo per due tornate elettorale e quindi non per questa) che le liste garantiscano almeno la presenza del 30% per il genere meno rappresentato (le donne appunto) e in presenza di tre preferenze, nessun obbligo di “dividerle” tra i due generi come invece prescive la recente legge per le elezioni comunali che ha introdotto la doppia preferenza di genere. Una nuova legge per le Europee si impone quindi con urgenza, ancor prima di quella per il Parlamento.

C’è da mettere in campo una grande mobilitazione delle donne e degli uomini che credono nella democrazia paritaria, che significa soprattutto qualità della democrazia e della rappresentanza. Dentro e fuori dal Parlamento.