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lunedì 19 febbraio 2018

Elezioni: il suffragio femminile non basta. Parola di donna


Elezioni: il suffragio femminile non basta. Parola di donna: Parola di donna. Il solo suffragio femminile non basta per avere la parità di genere. Il monito del 1914 della suffragista inglese Emmeline Pankhurst, dopo 104 anni, è quanto mai attuale. Le donne devono lottare unite e votare

sabato 21 giugno 2014

Sulla Riforma del Senato: un comunicato

Riforma del Senato: e ancora, come sempre, ignorata la parità di genere?
Sono in corso incontri tra i gruppi parlamentari, il Governo e le forze politiche, sulla Riforma del Senato, che, secondo notizie giornalistiche, dovrebbe esser composto di 100 membri, di cui 71 eletti dalle Regioni, 21 Sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. 
Si propone di assicurare una presenza degli eletti dalle Regioni bilanciata in base al numero degli abitanti e ci si preoccupa di garantire un rapporto tra maggioranza e opposizione non dissimile da quello uscito dai risultati elettorali. Nulla viene detto sulla parità di genere.
L'Accordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria, che raccoglie oltre 50 tra Associazioni, Gruppi e Reti femminili (prefiggendosi l'equilibrio di genere nelle istituzioni e nei luoghi di decisione), chiede alle forze interessate e ai parlamentari come intendano garantire nella futura assemblea una rappresentanza paritaria di uomini e donne. 
Sarebbe assurdo che, nel momento in cui si mette mano alla riforma dell'ordinamento dello Stato, venissero violate le norme degli articoli 3 e 51 della Costituzione e non si tenesse conto del ruolo che le donne svolgono oggi in campo economico, sociale e culturale.  
E, in merito alle competenze del nuovo Senato, l'Accordo propone che venga inclusa la valutazione sull'impatto di genere della legislazione.
Per l'Accordo di Azione Comune 
Daniela Carlà e Marisa Rodano

giovedì 20 marzo 2014

Donne e informazione: se la cifra è il disprezzo la parità viene caricaturizzata

Riguardo alla persistente confusione fatta, nell'informazione, tra strumenti per garantire pari opportunità nelle candidature e presunte "quote rosa", scrive sul Corriere la costituzionalista Marilisa D'Amicocome donna e come costituzionalista mi sento in dovere di fare un appello: si misurino più attentamente le parole. E nel suo pezzo fornisce tutte le notizie utili a dimostrare come non di "quote rosa" si debba parlare, in quanto simili norme "non sono affatto meccanismi costrittivi ma solo promozionali". Le sue argomentazioni sono chiare. Resterà sempre un mistero, dunque, come la redazione abbia pensato di sostituire il titolo da lei proposto (paura della parità) con "le quote rosa in Parlamento" - in contrasto con il suo stesso contenuto
E ancor più dispiace che l'autore del pezzo a cui lei fa riferimento replichi (in articolo immediatamente a fianco), liquidando le sue ragioni come stupidaggini - come se  il tema della parità fosse degno solo di gag e battute. E per giunta apostrofandola sarcasticamente di "signora" (e sappiamo tutti che chiamare qualcuno - che si esprime sul piano professionale -"signor/signora".. serve a negarne le competenze): in altre parole essere umano di sesso femminile non avente titoloForse ignora che Marilisa D'Amico è non solo professore di diritto costituzionale all'Università degli Studi di Milano, ma anche vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa - o forse non gli interessa. Sul significato di tutto ciò ciascuno tragga le proprie conclusioni. Per chi è interessato a un'informazione precisa ecco  il resto dell'articolo:
..(si misurino più attentamente le parole) specie nel richiamare ossessivamente e severamente presunti rischi che correrebbe il merito, facendo spazio alle donne. Su questo giornale un ex-direttore ha utilizzato il suo prestigio (e quello del più autorevole quotidiano nazionale) per dichiarare - letteralmente - che la parità di genere sarebbe "un residuo di democratismo che inquina e rallenta il paese, e che in realtà discrimina, e sarebbe addirittura lesiva delle donne stesse: nell’utopia che si concreta, poi, storicamente, nell’imposizione, dall’alto, di costrizioni che ledono, con la dignità, le elementari libertà di chi vogliono favorire". Ricordo dunque che le obiezioni mosse contro gli emendamenti bocciati alla Camera (bocciatura che per il bene del Paese mi auguro sarà smentita dall'iter successivo) sono le stesse sollevate in varie occasioni davanti al giudice amministrativo, che ha annullato giunte regionali o comunali non rispettose del principio di parità. E confermati dalle più recenti pronunce della Corte Costituzionale la quale in particolare ha ritenuto pienamente rispettosa della Costituzione l’introduzione della doppia preferenza di genere (sentenza 4/2010 della legge elettorale della Campania). E ha affermato come la libertà politica debba rispettare il principio supremo di uguaglianza e il principio di legalità (sentenza 81/2012).
Tutte queste decisioni hanno acclarato come simili norme - che è assai scorretto bollare come quote - non siano affatto meccanismi costrittivi ma solo promozionaliLe azioni delle donne per dare compimento agli auspici con cui (ormai 70 anni fa!) Teresa Mattei salutava la nuova Costituzione, sono stati sistematicamente oggetto di attacchi concentrici e feroci, inferti a sproposito in nome del merito e della Costituzione. In oltre 10 annitutte le azioni legali per vanificare le giuste istanze delle donne sono state respinte solo in virtù della loro piena legittimità, e grazie al valore e al duro lavoro delle donne impegnate a sostenerle. A questo duro lavoro occorre rendere merito e non ignorare gli esiti dei passi già fatti o fingere che non ci siano mai stati.
Si tratta di una conquista non solo per le donne ma per una democrazia effettiva.
(Marilisa D'amico)


mercoledì 19 marzo 2014

Lucina Di Meco: sostenete la petizione per la democrazia paritaria

La settimana scorsa la Camera ha votato (con voto segreto) bocciando gli emendamenti per garantire la democrazia paritaria nell'Italicum.
Scrive Valeria Fedeli, prima firmataria di questa petizione, che la mancata modifica all’Italicum in merito alla parità di genere è una sconfitta per l’Italia. Una sconfitta che mostra provincialismo e visione miope, assenza di coraggio e attitudine invece ad un conservatorismo difensivo e lontano dagli interessi del Paese. Una sconfitta cui è necessario rimediare nel passaggio al Senato. Si può giudicare come si vuole il testo uscito dalla Camera. Ognuno ha legittimamente la propria opinione. Il punto politico oggi è quello di evitare di riaprire la discussione in generale. Sbaglia chi pensa che su soglie o preferenze ci siano margini di modifica. Chi ipotizza questo mostra eccessiva ingenuità o malafede, perché significherebbe far saltare l’accordo e affossare la riforma. Una riforma che invece è urgente per restituire efficacia e credibilità alle istituzioni, alla politica, al sistema Paese tutto. Non si faccia allora confusione, con l’obiettivo di ritornare a quella prassi di dibattito in cui tutto si mescola, tutto si ipotizza, tutto si somma, ma poi nulla si realizza.
Esiste già un largo fronte di battaglia trasversale, manifestatosi nel Paese e alla Camera, e che è stato sconfitto dal voto segreto [secondo il collaudato copione a cui le donne hanno inutilmente chiesto di non ricorrere, ndr]. Ma la battaglia è ancora aperta: chiedo dunque di diffondere la petizione per sostenere questo fronte trasversale di uomini e di donne coraggiose che si battono per affermare il principio della democrazia paritaria.
Firmatela e diffondetela per dire, ai senatori e alle senatrici che voteranno sul testo dell’Italicum, che la parità di genere non è una questione tecnica, di procedura normativa, ma una questione politica, culturale e strategica decisiva.
Perché se non è paritaria, che democrazia è?
Lucina Di Meco, New York 19 marzo 2014 

domenica 16 marzo 2014

Legge elettorale: inaccettabile confondere parlando di "quoterosa". Carlassare: cosa è costituzionale e cosa no

PARITA' E COSTITUZIONALITA'/RASSEGNA • Intervistata da Liana Milella la costituzionalista Lorenza Carlassare torna sulla legge elettorale, già duramente criticata sul piano costituzionale
E la ringraziamo ora per aver definito il termine "quote rosa", in rapporto agli emendamenti per il riequilibrio di genere, come inaccettabile. Perché quel termine lo è: e fingere che sia corretto è far finta di non capire
Addirittura definire tali emendamenti "anticostituzionali", poi, una mascalzonata - che non solo Francesco Paolo Sisto pro-domo Forza Italia, ma molti commentatori maschi non esitano a commettere. Ci dispiace, ma sulla Costituzione è ben più autorevole Carlassare. Che dice: Mi sono sempre battuta contro questa stupida denominazione di "quote rosa", usata per abbassare la serietà e l'importanza di un discorso che riguarda la democrazia e l'integrazione della rappresentanza. La Consulta si è già pronunciata sul tema [dell'equilibrio fra i generi nelle candidature, ndr]. Con la sentenza 49/2003 ha fugato ogni dubbio e ha respinto il ricorso del governo su una legge della Val d'Aosta che prevedeva la presenza obbligatoria di entrambi i sessi nelle liste elettorali". Garantire la parità di chance e d'elezione tra uomo e donna lo impongono importanti documenti internazionali e l'articolo 51 della Costituzione, rafforzato dalla modifica del 2003. Ritengo proprio  che sarebbe incostituzionale il contrario, perché l'art. 51 è chiarissimo nel voler assicurare la parità di chance. Chiede Milella: cosa promuove fra le opzioni alternanza uomo-donna, capilista alternati, o il 40% di essi alle donne? Francamente nessuna, perché non rispettano la parità di chance. L'alternanza non serve perché potrebbe essere eletto solo il capolista, e se è maschio il discorso è chiuso. La seconda è veramente stravagante, perché non vedo come si possano comparare collegi del tutto diversi tra loro. La terza è uguale alla seconda, ma ulteriormente peggiorata. Se le liste non fossero bloccate andrebbe consentito il doppio capolista e la doppia preferenza. L'ha adottata la Regione Campania, il governo è ricorso alla Consulta, ma ha perso. Ci sarebbe la piena parità di chance perché all'elettore verrebbe consentito di esprimere una seconda preferenza per un candidato di sesso diverso. La preferenza, poi, eviterebbe il maggior vizio di incostituzionalità, un elettore cui viene negata qualsiasi possibilità di scelta. Fonte: Così questa riforma è incostituzionale, bisogna dare le stesse chance a tutti 

giovedì 13 marzo 2014

La vergognosa disinformazione che cavalca le "quote rosa" e ne fa armi da guerra: contro le donne

Esce oggi sul Corriere, nella sezione "interventi & repliche", e sulla 27ora, una (molto opportuna) precisazione dell'Acccordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria: non si tratta di quote rosa. Facciamo chiarezza. 
Si, facciamola: e scopriremo che 
1. gli emendamenti per il riequilibrio di genere richiesti alla Legge elettorale niente hanno a che vedere con le "quote rosa" [di per sè, peraltro, ottima cosa];
2. approfondita la faccenda, semmai di quote azzurre, da sempre obbligatorie, si dovrebbe parlare.

Ma partiti e (spiace dirlo), compattamente anche la maggior parte dei media, hanno evidentemente interesse a sguazzare nella confusione: tanto da fare delle "quoterosa" un (velenoso) mantra ridicolizzante che vanifica tutti gli sforzi delle donne. Benché ciò che è davvero ridicolo siano solo le obiezioni maschili:
)
Ed eccco il testo completo del comunicato:
Il 10 marzo i deputati italiani si sono nascosti dietro al voto segreto per respingere emendamenti alla nuova legge elettorale volti a consentire anche alle donne un vero accesso alle candidature. Non si tratta, dunque, di "quote rosa": come portato quasi ovunque all'attenzione dell'opinione pubblica. [
Ma proprio brandire in modo fuorviante lo spauracchio di presunte "quote rosa" ha consentito di ignorare il vero concetto da mettere a tema, confondendo l’opinione pubblica e dando un alibi a questo comportamento. Non è stata messa debitamente in luce la necessità, invece, di rompere meccanismi chiusi, oggi costruiti in modo da negare alle donne opportunità di candidature in posizioni di eleggibilità.
E attenzione - questo vigliacco copione si è già ripetuto in diversi consigli regionali, dalla Puglia alla Sardegna, per affossare leggi per la doppia preferenza: mentre nelle interviste, a parole, i politici inneggiano alla partecipazione delle donne, sottilmente adombrano forzature e poi la stroncano con un uso indebito del voto segreto.
Poco possono le donne contro questo sbarramento: nella consolidata tendenza alla cooptazione reciproca tra uomini (sia nelle cariche politiche, sia nel girotondo tra "poltrone decisionali" di vario tipo), le donne hanno oggettivamente un accesso ai media molto più scarso rispetto ai colleghi maschi (del resto quante segretarie di partito abbiamo? quanti direttrici di testate nazionali?) e assai minori mezzi economici in campagna elettorale (elemento trascurato di correttezza). E in conclusione: molto scarse possibilità di essere conosciute dall’elettorato. Se aggiungiamo che le donne vengono generalmente candidate in posizioni di facciata, senza eleggibilità, non è questo un meccanismo che garantisce semmai “quote azzurre”?
In tutto ciò le donne di oggi (non diversamente dalle "suffragette" dell’800) vengono sarcasticamente presentate, nelle interviste, da certa satira e da molta stampa, come figure ridicole: mezze calzette che pretenderebbero posti garantiti senza averne titolo. Visione molto opportuna, ma solo per la compagine maschile che con le donne non intende competere.
E il risultato è quanto avvenuto nell'aula di palazzo Montecitorio, proprio in concomitanza con l'8 marzo: uno schiaffo a tutte le donne del Paese, e un passo indietro nella Storia. Per uno scarto di pochi voti.
Vanificare la battaglia portata avanti dalle donne e dagli uomini alla Camera dei deputati, che hanno promosso e votato emendamenti per la rappresentanza (anche) di genere, è una ferita insanabile: non solo per il cammino delle donne, ma per l’avanzamento di un Paese in crisi.
Riteniamo doverosa questa denuncia, e di offrire un punto di vista più ampio all'opinione pubblica. Le donne, fuori e dentro il Parlamento, non si arrendono.
Con l’augurio all’Italia che la partita per uscire dall'anacronismo, che si riapre ora in Senato, si risolva positivamente.
12 marzo 2014, Acccordo di Azione Comune per la Democrazia Paritaria
per info e contatti: danielacarla2@gmail.com


Doveroso aggiornamento:
1. il dibattito è proseguito con bacchettate di ex-direttore Piero Ostellino;
2. seguite da replica di costituzionalista D'Amico; cui (non cavallerescamente, e nemmeno paritariamente - visto che ulteriore replica a lei non è data) non  è stata lasciata l'ultima parola: il pezzo è uscito contrappuntato da contestuale re-replica di Ostellino; di entrambi i pezzi diamo conto qui.