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venerdì 12 giugno 2015

Raif Badawi: basta tacere, è ora che anche i politici raccolgano la sua voce

Oggi, 12 giugno 2015, alle 18 appuntamento davanti all'Ambasciata dell'Arabia Saudita a Roma (via Giambattista Pergolesi 9). 
Perché oggi è venerdì, giornata "santa" in cui è annunciata la nuova fustigazione del giovane blogger condannato a 10 anni di galera e 50 frustate alla settimana per 1000 frustate totali (!).  E finalmente qualcuno, anche nel nostro sordo e autistico Parlamento, sente la voce di Raif Badawi. Nel silenzio generale, almeno la senatrice Laura Puppato si accorge di lui, annunciando presto una "interrogazione perché il Governo si attivi per sua liberazione".
Dice Puppato: "La settimana prossima depositerò un’interrogazione al Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni perché riferisca sulla situazione del blogger saudita Raif Badawi, condannato a dieci anni di carcere e a mille frustate. La ferocia della pena, di per sé inaccettabile, non trova ancor più nessuna giustificazione, visto che la ‘colpa’ sarebbe semplicemente quella di aver criticato alcuni membri del governo arabo. Chiederò che il governo si attivi in sede all’Unione Europea perché si facciano pressioni su Ryad al fine di liberare il blogger e di ricongiungerlo alla sua famiglia ospitata in Quebec. Ho voluto portare il tema in Senato anche grazie alle sollecitazioni di molti cittadini giustamente colpiti da questa vicenda: l'Europa, e l’Italia, non possono unirsi di fronte a Charlie Hebdo e poi disinteressarsi di fronte a Raif”.

martedì 28 ottobre 2014

La Rete e il Fattore C: le opportunità e la sfida alla nostra cultura

Viviamo un periodo di grande cambiamento, un cambiamento paradigmatico, al cui centro c’è la rete - come internet ma ancor prima come concetto. Internet è un vero e proprio nuovo ecosistema che si sovrappone, si intreccia e si confronta con il mondo reale, che fino a pochi decenni fa era l’unico immaginabile. Per questo, nella prefazione del nuovo e-book di Wister La Rete e il Fattore C, che sarà presentato il 29 ottobre in Senato ho voluto indicare nella platea e nella dimensione spazio-temporale le due variabili con cui analizzare il “nuovo mondo” di internet dal punto di vista della politica.
Non si tratta infatti di ripensarci in virtù di un nuovo strumento comunicativo, ma di ricreare istituzioni e rapporti capaci di esistere nella logica del nuovo ambiente sociale che va conformandosi, una rivoluzione che ha pari forse solo nell’invenzione dell’alfabeto fonetico e/o della stampa, per la capacità di stravolgere e ridefinire ogni aspetto della nostra vita. La nuova Società dell’Informazione si caratterizza per l’orizzontalità di ogni rapporto e per la quantità enorme di input di cui siamo soggetto e oggetto continuamente, una mole che non siamo in grado né di gestire né di corrispondere con output adeguati. Un perenne stato di selezione in cui all’Io viene continuamente chiesto di scegliere basandosi sulle proprie competenze e ridefinendosi continuamente. Un Io quindi nuovo, anche dal punto di vista dello spazio-tempo, ormai contratto in istanti e in frazioni di secondo. Non esistono più distanze invalicabili e le risposte vanno elaborate in pochi minuti. In questo scenario che destino avranno le istituzioni democratiche formatesi negli ultimi due secoli? Sapranno adeguarsi alle nuove dinamiche o dovranno essere riviste e ridisegnate? Risposte impossibili da dare con certezza, trovandoci noi ancora agli albori dell’era di internet. Sicuramente però a diversi quesiti risponde l’e-book La Rete e il Fattore C.

Wister porta avanti anche la ricerca sul ruolo della donna nella Rete. 
Dopo una prima fase in cui internet sembrava essere appannaggio più degli uomini che delle donne, oggi la partecipazione alla rete si sta parificando, con le donne che superano gli uomini nei social e nell’e-commerce. Di per sé la Rete è un luogo neutro, inclusivo per definizione. Non stupisce che la graduale crescita della presenza femminile in tutti i settori vi si ripercuota. Purtroppo però, la rete fa anche da amplificatore ai mali atavici della nostra culturale e l’Io, soggetto a continue pressioni, vi crea anche degenerazioni molto pericolose. Va sotto il nome di cyberbulism la pratica intimidatoria, violenta e volgare con cui il singolo o il gruppo aggrediscono una preda e la isolano dal contesto sociale. Fenomeno antico che ha origini fuori da internet, ma grazie ai social trova uno spazio ottimo per diffamare e attaccare, protetti da un presunto anonimato. Inutile dire che le donne, specie se adolescenti, sono più a rischio di subire tale trattamento, che molto spesso assume caratteri di perversioni sessuali (a riprova di questo, le altre vittime designate sono gli adolescenti maschi omosessuali o presunti tali).
Come fare per contrastare questi rischi? La rete, come ogni altro ambiente, non sarà mai sicura al 100%, né per le donne né per gli uomini. Nonostante interventi di istituzioni, associazioni e altro, il problema non potrà mai essere azzerato, ma il web ha proprio in sé gli anticorpi necessari, come mezzo di massima diffusione di cultura. E’ necessario dare a tutti gli strumenti per un uso consapevole della comunicazione digitale, per distinguere le situazioni, per riconoscere le fonti competenti da quelle che non lo sono. 
E’ necessario quindi, come ben fa Wister, affrontare di petto questo tema anche all’interno della sfida culturale per la parificazione e per fermare ogni forma di violenza e sopruso tra i generi.
Laura Puppato

Presentazione mercoledì 29 ottobre, dalle h. 11.30 alle 12.30; Sala Nassirya del Senato della Repubblica (ingresso da Piazza Madama)

venerdì 22 agosto 2014

Tragedia Ebola: un problema che riguarda tutti, per affrontarlo partiamo da noi

Cosa succede al mondo? ad alzare lo sguardo oltre i confini della nostra penisola pare veramente di essere entrati in un circolo vizioso para-apocalittico. 
Dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Africa subequatoriale a quella occidentale si assiste ad una disperazione infinita causata dall’uomo all'uomo, come nel caso delle incredibili, atroci guerre alimentate dai fanatismi dell'ISIS. Mentre Hamas e Israele, per citare solo alcuni dei pessimi interpreti di questa tragedia quotidiana, o gli ex connazionali in guerra in Ucraina alimentano un bollettino di morte che non accenna a finire. A questo tumulto civile si aggiunge l’epidemia di ebola: si contano già oltre 1.350 morti in Liberia, Guinea, Sierra Leone, ed ora anche in Nigeria, è un incubo che si estende sfiancando i volontari che si prestano da decenni a rendere meno impossibili le vite di quei martoriati popoli. 
Può sembrare quasi una speculazione intellettuale - o azzardata - mettere in relazione questi diversi mali estremi del mondo, ma non lo è se si considera come  il mondo oggi sia, non solo un organismo naturale unico (come lo è qualunque ecosistema), ma anche un sistema integrato di stati sempre più fortemente interconnessi tra loro, dai confini sempre più labili.
Non a caso la prima reazione al virus di ebola è stata la chiusura delle frontiere e l’aumento dei controlli del traffico aereo di merci e persone. Scelta sacrosanta e doverosa, per non estendere l’epidemia ad altri paesi oltre a quelli già contagiati. Ciò però non può bastare a risolvere il problema. Fin da subito, anche se in maniera discontinua, USA, UE e Cina si sono attivati per portare soccorso ai paesi colpiti (tra i quali, non dimentichiamo, la Nigeria rappresenta forse la più importante economia africana assieme al Sud Africa), ma, nei fatti, in loco sono rimaste solo le ONG come il CUAMM (Medici con l'Africa, che ha attivato una raccolta fondi) e MSF. Nei giorni scorsi l’OMS ha ammesso che l’epidemia è stata sottovalutata  - basti vedere quanto si è aggravata la situazione in un solo mese; questo grafico è del 23 luglio:
- e che servono maggiori attenzioni, partendo dalla necessità di aumentare il personale preparato. Serve un impegno diretto dei sistemi sanitari occidentali, com’è già successo in passato per malattie che falcidiavano le popolazioni del terzo mondo e rappresentavano un rilevante pericolo per quelle dei paesi sviluppati.
Non è solo una questione di umanitaria misericordia, dunque, ma sta anche nell’interesse egoistico di ciascuno di noi che questo male sia debellato. E’ notizia di ieri che il dottor Kent Brantly, contagiato dal virus mentre era in missione in Liberia, sia stato dimesso dall’ospedale di Atlanta, pare grazie al siero sperimentale ZMapp, così come si sono visti grandi progressi sull’infermiera Nancy Writebol. La notizia è eccezionale, perché per la prima volta mette in dubbio che il virus non sia curabile. Ma, anche se la casa farmaceutica dichiara di aver fornito ai paesi africani le sue scorte gratuitamente, aggiunge di non essere pronta a produrre il siero su larga scala. E allora, qui e ora devono intervenire i governi occidentali, finanziando la conclusione della ricerca e garantendo che il siero sia celermente riproducibile su base industriale. Costa? certo, intervenire ha sempre un costo; ma, se dobbiamo fare domande ciniche, forse è bene chiedersi anche che costi ha l'epidemia, e dove ci porterebbe continuare a sottostimare il problema.


Più in generale, va ripensato l’intero ordine mondiale. La situazione di così grave squilibrio, in un mondo divenuto così piccolo per cui ogni accadimento, anche lieve, può incidere ovunque sul pianeta, necessita una profonda revisione della politica estera e internazionale. E' ora di finirla di sedersi sull'assioma che i (pochi) Paesi ricchi possano utilizzare la maggior parte delle risorse dei (molti) paesi poveri, spesso alimentandone le crudeli dittature, chiudendo gli occhi di fronte a evidenti ingiustizie per ragioni di immediato interesse politico e/o di sfruttamento economico: tutto ciò non solo non è più tollerabile dal punto di vista morale, ma neppure più sostenibile, lo ripeto, nello stesso interesse di chi di questo squilibrio ha sempre approfittato. Questa disomogeneità costringe i paesi occidentali a costosi interventi militari, spesso forieri di guai peggiori, o altrettanto costosi sforzi umanitari: missioni di ogni genere, sempre provvisorie, mai risolutive. 
Serve un nuovo piano di sviluppo per tutto il pianeta,  su nuovi paradigmi economici e culturali, a vantaggio di uno sviluppo sostenibile non solo a parole, a sua volta perseguibile solo con la riduzione delle diseguaglianze. Possiamo cominciare dal rivedere questo nostro modo di intendere la soluzione dei problemi restringendo il campo, fino a ridurlo a quello del nostro giardino. Solo così potremo allargare  quella visione provinciale che troppe volte fa del nostro Paese uno stato piccolo piccolo. 
Laura Puppato

venerdì 4 aprile 2014

Nuovi regolamenti della Commissione di vigilanza Rai: un primo passo avanti per la democrazia paritaria

L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria esprime la sua soddisfazione per i regolamenti appena licenziati dalla Commissione di Vigilanza Rai per le prossime scadenze elettorali che riguarderanno le Europee, le Regioni Piemonte e Abruzzo, e numerose amministrazioni comunali:

Bene i nuovi regolamenti della Commissione di vigilanza Rai per contrastare la sotto rappresentazione delle donne in politica. Finalmente non saranno solo gli uomini gli unici protagonisti delle trasmissioni e servizi che la Rai manderà in onda per la prossima tornata elettorale. Per la prima volta infatti, richiamandosi all’articolo 51 della Costituzione e alla legge 215 del 2012, la Commissione di vigilanza intende contrastare efficacemente la sotto-rappresentazione delle donne in politica, e prescrive la più ampia ed equilibrata presenza di entrambi i sessi nelle trasmissioni radio televisive del servizio pubblico. Non più solo parità di accesso a tutte le forze politiche ma anche alle donne e agli uomini coinvolti nella consultazione elettorale. Un risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra tra l’Accordo, la senatrice Laura Puppato e la deputata Paola De Micheli che, con il loro lavoro, sono riuscite a coinvolgere su questa battaglia di pari opportunità l’intera Commissione di vigilanza Rai. Commissione che, lo ricordiamo, conta solo 7 donne su 40 componenti e nessuna donna nel comitato di presidenza. 
L’Accordo è fiducioso che l’Autorità di garanzia per le telecomunicazioni si adeguerà agli stessi principi nelle delibere che riguardano le sue funzioni generali di controllo e le competenze sulle altre trasmissioni radiotelevisive.
Accordo di Azione Comune Comune per la Democrazia Paritaria 

giovedì 9 gennaio 2014

Laura Puppato raccoglie l'appello di Patrizia Emiliani dal Centroafrica

Il 27 dicembre abbiamo pubblicato la richiesta disperata della dott.ssa Patrizia Emiliani che chiedeva aiuto dal suo piccolo ospedale nel Centroafrica. Siamo felici oggi di apprendere che, in relazione al suo appello, tra i politici qualcuno si è mosso: è la senatrice Laura Puppato che si è immediatamente attivata per trasmetterlo alla Farnesina
Oggi Puppato è intervenuta in Senato rendendo conto di quanto avvenuto negli ultimi giorni; ecco il suo intervento integrale, e la risposta della presidenza, che era in quel momento tenuta da Valeria Fedeli:
[Parla Laura Puppato]: Signora Presidente, ho chiesto d'intervenire a fine seduta perché voglio rendere evidente quello che sta accadendo nella Repubblica Centrafricana nel silenzio dei media. Una tragedia sulla quale è intervenuto recentemente solo papa Francesco, chiedendo vivamente ai Paesi occidentali di occuparsene.
La vicenda riguarda un Paese di 4 milioni e mezzo di abitanti, 460.000 dei quali, secondo le ultime informazioni fornite dall'ONU, sono stati mandati via dalle loro case e stanno vagando senza alcuna protezione all'interno del Paese, con le truppe Seleka che hanno insediato a marzo del 2013 il nuovo leader, Michel Djotodia, assolutamente incapace di gestire la situazione nel Paese, dopo che era stato estromesso forzosamente il precedente presidente, François Bozizé, rappresentante dei cristiani, che è scappato in Camerun.
Il Paese, dunque, dopo la fame e l'incapacità del precedente Presidente, si è trovato nella fame e con l'incapacità dell'attuale Presidente di gestire la situazione umanitaria e i gravi problemi che stanno creando le diverse truppe rispondenti all'uno e all'altro dei Presidenti (ovvero non rispondenti più a nessuno), e che massacrano a colpi di machete bambini inermi e moltissime donne.
La denuncia proviene da nostri medici, che hanno voluto rimanere nei presidi di Bangui e di Bimbo. Medici che hanno continuato ad operare con la guerra che continuava ad essere combattuta fuori dalle porte dei piccoli ospedali messi in piedi attraverso la solidarietà di moltissimi cittadini italiani, e dei piccolissimi presidi che hanno continuato ad esistere, rappresentati molto spesso dalla comunità cattolica e dai volontari, che non hanno però mai fatto mancare assistenza a qualunque parte della popolazione si presentasse, in particolare a donne e bambini, a prescindere dalle loro origini religiose.
La mia richiesta non è solo di informazione, ma di appello alla Farnesina, con la quale sono in contatto da ormai oltre 20 giorni, e alla quale è stato richiesto un aiuto umanitario fondamentale per salvare vite umane che non sono più nella condizione di essere salvate perché mancano medicinali di prima necessità, quali semplicemente gli antimalarici e le aspirine.

Noi li abbiamo già raccolti e siamo già in condizioni di fornirli in misura massiccia. Serve però un aereo sanitario militare, che trasporti queste medicine e queste strumentazioni mediche. Vi sono inoltre alcuni medici disposti a dare il cambio ai nostri in quei territori. È sufficiente che la Farnesina se ne occupi subito, seguendo l'appello del Papa e rispondendo all'appello che da questa Aula facciamo.

[Risponde la Presidente]: Ritengo sia importante che anche la Presidenza del Senato sostenga questa richiesta di intervento urgente.

Alla seduta del Senato è seguito un comunicato in cui Puppato ha ringraziato Valeria Fedeli (che presiedeva), per avere "fatto propria" la sua richiesta; e altrettanto facciamo noi. Speriamo facciano presto; questa l'ultima mail giunta oggi da Patrizia:
Oggi abbiamo chiuso l'ospedale x mancanza di farmaci, la popolazione quasi ci sbrana, comunque sia le sole mani non curano nessuno, speriamo.
Aggiornamento del 10 gennaio:
Laura Puppato ha reso conto della sua iniziativa, dando ragguagli sulle azioni in corso, in questo post nel suo blog, a cui vi rimandiamo.

domenica 8 dicembre 2013

Attacchi alle giornaliste, primarie del PD e difesa della #legge194

Giorni fa Politica femminile Lombardia aveva riportato la lettera di una nota giornalista colpita da parole come pietre per avere messo in luce la pericolosità, per la legge 194, di operazioni come i "cimiteri dei feti". Non ci sembra che in molti si siano espressi contro quel vergognoso articolo (per inciso, dello stesso "giornale" che crede che Mandela sia stato paladino, anzi padre! dell'apartheid).
Inaspettatamente lo fa oggi Laura Puppato, partendo proprio dalla necessità di difendere la legge (e in diretta relazione con la sua scelta di voto alle primarie). E per giunta lo fa postando sul suo profilo facebook una foto autoironica mentre al supermercato gira con il candidato nel carrello: per una volta il "prodotto uomo" lo compra una donna. Ma ci piace in questa foto anche la chiara allusione alla condizione dell'essere donna (con tutto il peso di ruoli e stereotipi che questo comporta), prima ancora che politica
Ecco il suo post:
Continuando a rimandare per mancanza di tempo, per ironia della sorte mi trovo a scrivere questo post nel giorno stesso delle primarie e proprio nel giorno dell’Immacolata: il che, per una credente come me, è un bel paradosso. Paradossale (ma solo per chi non sa o non vuol sapere) quanto dire: io sono contro l’aborto, per questo difendo la legge 194. Paradossale quanto il dover constatare che una buona legge sulla maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, quale è la legge 194, sia stata capace di dimezzare in 30 anni il ricorso agli aborti. I dati parlano chiaro.
Ma, ahimé - trovo inaccettabile che questo possa venire presentato come un “effetto positivo dell’obiezione di coscienza”, come ha adombrato Beatrice Lorenzin presentando la relazione del Ministero della Salute. No, mi dispiace, io non ci sto. 
Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo sento il dovere di difendere una legge che per lungo tempo ci ha difeso dal vero dilagare degli aborti, per giunta in condizioni pericolose e drammatiche per le donne. Poiché io sono contro l’aborto, proprio per questo in giugno ho presentato in Senato una mozione per chiedere garanzie in difesa della 194 e per il contenimento dell’obiezione di coscienza: senza mettere minimamente in discussione il diritto a obiettare, ma attivando strumenti perché la legge non muoia. Spiegando che la paralisi per obiezione di coscienza rende “sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge 194, [si verificano] aborti drammaticamente tardivi, [.. e] le donne si ritrovano a dover migrare da una regione all'altra o addirittura all'estero, mentre […] riemerge l'aborto clandestino con il malaffare collegato. Dato raccapricciante [..] confermato dalle scoperte di ambulatori fuorilegge: 188 i procedimenti penali aperti solo nel 2012, spesso contro insospettabili studi medici. Strutture controllate in numero crescente dalla delinquenza organizzata: l'ultima [..], gestita a Padova dalla mafia cinese. Traendo profitto dalla mancata applicazione della legge, si imbastiscono dunque affari lucrativi illegali che alimentano a loro volta altri illeciti [..] come lo spaccio di farmaci abortivi [..] con modalità pericolose e fuori controllo”.   Ed essendo contro queste tremende conseguenze dalla clandestinizzazione, mi schiero contro operazioni ideologiche come la promozione di “cimiteri degli angeliil cui scopo propagandistico risulta evidente considerato che la sepoltura cristiana dei feti è già garantita da una legge nazionale. Uno scopo propagandistico che prelude a tentativi di abbattere, magari con un referendum, un’ottima legge già da molti anni sotto gravissimo attacco
E anche per questo ho scelto di sostenere alle primarie Civati, che sui temi cari alle donne non è mai stato ambiguo. 
E per tutto quanto sopra, infine, difendo le donne impegnate su questi temi, incluse giornaliste come Marina Terragni e Lidia Ravera che sono state ignobilmente attaccate, da certa stampa di destra, addirittura con epiteti che sono un insulto all’intelligenza, come “nazifemministe che manganellano le donne”. No, cari signori, la morale è una cosa e il moralismo un’altra; e le manganellate a noi donne arrivano da altre mani, ad esempio da giornalisti come voi. (Laura Puppato, 8 dicembre 2013) Fonte: il Fatto Quotidiano


martedì 10 settembre 2013

I codici (software) della Democrazia

Che differenza c'è tra LiquidFeedback e Airesis? e tra Tu Parlamento (promosso dalla Senatrice Laura Puppato e presentata il 19 giugno 2013 da una squadra di Parlamentari tutta al femminile, ndr) e il Parlamento Elettronico di cui il Movimento 5 Stelle ha avviato la sperimentazione? 
Come sono state progettate e gestite le consultazioni promosse prima dal Governo Monti e ora dal governo Letta? con quali risultati? e soprattutto: riuscirà l'uso di questi strumenti, a migliorare l'esercizio della democrazia nel nostro Paese?
Negli ultimi mesi si è parlato molto sui media di questi temi, non sempre a proposito. Spesso confondendo le piattaforme software, le iniziative di partecipazione che le utilizzano e le piattaforme politiche che (sempre più) ricorrono a tali strumenti di partecipazione e deliberazione online per rispondere alle pressanti richieste di nuove forme di democrazia.
Il rapporto su  “I Media Civici in ambito parlamentare” (pubblicato dal Servizio Informatica del Senato della Repubblica e curato da Fondazione Ahref) ha avviato l'analisi. Ma ora serve un confronto diretto tra i progettisti delle varie piattaforme software e coloro che hanno avviato e gestito esperienze di consultazione e raccolta di proposte da parte dei cittadini, in un contesto che dia spazio anche a considerazioni “di scenario” internazionale,  culturale (dal punto di vista di diverse discipline) e politico.  
Nella convinzione che l'interazione via rete non può sostituirsi a quella fisica, ma la arricchisce e trasforma fino a incidere, con le scelte fatte nello sviluppo dei software, sulle modalità della partecipazione democratica.

Per questa ragione abbiamo scelto I codici (software) della Democrazia come titolo del workshop che si terrà a Milano il prossimo 13-14-15 settembre 2013 organizzato dal Dipartimento di Informatica e Comunicazione (con la collaborazione di Fondazione RCM, patrocini di Comune e Provincia di Milano). Hanno accettato di moderare le varie sessioni giornalisti che hanno seguito questi temi con grande competenza. Dati i tempi che corrono, sarà un workshop organizzato davvero al risparmio: il contributo del Dipartimento servirà a coprire le spese di chi viene dall'estero.
Una più ampia presentazione del workshop, che sarà aperto dal Rettore dell'Università di Milano, e il dettaglio delle sessioni (ancora in parte in via di definizione) sono (e saranno via via aggiornate) sul sito Codici della Democrazia. Sul sito potete iscrivervi alle sessioni a cui intendete partecipare ...anche se noi auspichiamo che possiate seguire il workshop per intero.

Qui due estratti della conferenza di presentazione della piattaforma partecipativa TuParlamento:

sabato 20 luglio 2013

Troie, puttane, canoiste ladre, oranghi e puppone

Benvenuti alla curva degli ultras sguaiati che occupano le istituzioni e la vita politica. Ultras indulgenti con soprusi, truffe, violenze; rissosi fra di loro, solidali coi potenti. Ma ferrei e compatti almeno contro una squadra avversaria: quella delle donne.
Campioni bi/etri-partisan che, di fronte alle donne in Parlamento e nel governo riescono sempre (chi avrebbe mai detto ci fosse un altro "peggio"!), a dare il peggio di loro. 
Ogni giorno a convincerci che al peggio non c'è mai fine! Dopo gli attacchi alle politiche puttane e oranghi, ora anche puppone e l'ultima ieri: nel dibattito al Senato sull'indecente pasticcio kazako, gli spalti si infiammano e gli ultras rumoreggiano mentre la senatrice del Pd Laura Puppato tenta di spiegare perché, in dissenso col suo gruppo, non parteciperà al voto, convinta che il ministro degli Interni Alfano non meriti alcuna fiducia. 

 
Guardate bene il video con l'intervento integrale della senatrice (e con finale pirotecnico di Rotondi): vi si vede qualcosa che, dalla carta stampata, non si può percepire mai.
Perfino il presidente del Senato Pietro Grasso incalza la senatrice, interrompendola continuamente mentre lei tenta, giustamente, di spiegare le sue ragioni. Ma non riesce mai a finire una frase - e ovviamente si inceppa e si dilunga. Poi senza preavviso il presidente le toglie pure l'audio. Poi glielo ridà, paternalisticamente e, apparentemente, paziente.
Mentre intorno la curva (non dubitiamo, sempre bi o tri-partisan), ulula senza soste.
Non entro nel merito del contenuto del discorso; perché qui nemmeno ha interesse. Il discorso è un altro. E, nel caso, è lo spettacolo di una sorta di mobbing intimidatorio contro una donna che esprime un dissenso: un mobbing tutto sull'onda dello scherno.
Puppato (come tantissimi), è sgomenta sulla gestione del pasticcio kazako, e sul lasciapassare della deresponsabilizzazione concesso ad Alfano. Un pensiero da lei già abbondantemente espresso, non certo dell'ultima ora. E infatti! chi si crede di essere mai, ma come osa, pensa l'ex ministro Rotondi che, dai microfoni della zanzara, il giorno prima del voto in Senato aveva preparato la giornata chiamandola puppona - che occasione d'oro, che bella battuta, non gli sembra vero di poterla chiamare così: la puppona. Chissà da quanto sognava di poter proferire una tale spiritosaggine l'arguto senatore (che, per amor della politica, ha rinunciato ad un futuro radioso come controfigura di Brad Pitt).
Grasso più misurato, ma per tutto l'intervento, sempre con un risolino di scherno sulle labbra (ma che c'era da ridere?). Siamo certe che il suo vice presidente del Senato, Calderoli, avrà apprezzato questo polso fermo di Grasso con certe puppone. Queste signore, che osano rendersi ridicole esprimendo un pensiero, bisognerà pure rimetterle al loro posto! E lui, Calderoli, la sua parte l'ha fatta, dando dell'orango alla ministra Kienge. Quanto alla "canoista" (copy Beppe Grillo) è bastato un pasticcio sull'Ici per completare il quadro con "puttana" (grazie ai rinforzi dell'ultras leghista all'europarlamento Borghezio) e ladra (immemori dei mille pregiudicati che in Parlamento siedono rispettati da tutti). Per Alfano solidarietà: non sapeva. Com'è?
Sfidando ogni legge che vale altrove, solo nel Governo il pesce puzza dalla coda. Anche se i fatti dicono il contrario.
E comunque, le code si tagliano meglio; infatti, con Josefa Idem il rigore del premier Letta e del suo esecutivo è stato esemplare: dimissioni e via il ministero. Le donne reclamano un ministero che si occupi di più e meglio di loro? Pazienza, il rigor (mortis) ha il suo prezzo! Ma ora mica ci possiamo privare del non-ministro degli Interni Angelino Alfano. In fin dei conti ha solo permesso che una donna e la sua bambina venissero consegnate come ostaggi a un governo illiberale, ma legato all'Italia da pesanti interessi economici
Silenzio e scherno pure per l'ex ministra Carfagna (Pdl) che denuncia di aver ricevuto, come già la presidente della Camera Boldrini, minacce violente di stalker mediatici. Visionarie, esagerate: se non sanno stare al loro posto che se ne vadano a casa. A meno che la vicenda non sia viatico per proporre rischiose leggi-censura - quando il problema sarebbe cominciare ad applicare quelle che già ci sono.
I maschietti dell'insulto e dello scherno hanno idee chiare e ricette semplici. La discussione sul web per l'espulsione della senatrice del Movimento 5 Stelle (che aveva nientepopodimeno osato criticare il gran capo Grillo), si riassume in un post: "Prima ci liberiamo di queste troie e meglio é".
E forza anche voi, maschietti dello stalking anonimo, fatevi avanti. Siamo certe che, anche se siete pochi e del tutto impresentabili, nelle istituzioni e in politica più di un fan lo trovate. Se resta il porcellum, per quelli come voi qualche seggio è sempre assicurato.
Cinzia Romano, 20 luglio 2013

mercoledì 19 giugno 2013

Dal dire al fare: nasce la piattaforma partecipativa Tu Parlamento

Oggi a Roma la conferenza stampa di presentazione della piattaforma partecipativa "Tu Parlamento". L'appuntamento per la stampa alle h. 15 presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica.
Da quel che si vede per ora, ecco un’iniziativa che ci piace, che sembra un'assoluta novità nel panorama politico italiano - e che pensiamo di poter definire, a pieno titolo, un’azione in sintonia con il nostro concetto di politica femminile. Perché (per una volta!), intende realizzare strumenti di cui tutti parlano, ma che nessuno mette in atto: strumenti per la trasparenza e vero sforzo partecipativo. 
E non sarà un caso se la promotrice è una donna: di partito, si; ma che si è sempre caratterizzata come indipendente dagli apparati. E che fra le parlamentari e i parlamentari promotori (in quanto primissimi aderenti), per una volta la democrazia paritaria sia rispettata! Nel complesso i parlamentari che presentano il progetto sono 19: di cui ben 11 donne contro 8 uomini. E già questo è un segno.
E cosa sarebbe, questa piattaforma?
Forse qualcuno ricorderà, tre mesi fa, lo scambio di battute fa Jacopo Fo e la senatrice del Pd Laura Puppato riguardo all’intenzione di creare una piattaforma partecipativa che coinvolgesse attivamente parlamentari e cittadini. Era ancora il momento in cui sembrava possibile un accordo fra Pd e Movimento 5 Stelle, che ci salvasse dalla sciagura delle larghe intese - trattativa in cui Puppato si era spesa moltissimo, cosa che era stata notata da Jacopo Fo, a sua volta impegnato, nei suoi ambiti di movimento, per lo stesso obiettivo. E' dal loro incontro che ha preso forma l'idea di un progetto ambizioso, che ai più era sembrata una boutade. Ma ecco che Puppato, dal dire è passata al fare: la piattaforma è pronta. Domani, 19 giugno, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione. Scrive lei stessa sul suo profilo fb
Ci siamo: la piattaforma "Tu-Parlamento" che vi avevo promesso parte. Domani 19 giugno, h. 15, sala Nassirya del Senato, la conferenza stampa di presentazione. La nuova piattaforma on line permetterà finalmente ai cittadini di avanzare direttamente, sulla base di un Patto Partecipativo, proposte al Parlamento per elaborare una politica efficiente e vicina alla popolazione, e per affrontare nello stesso modo le emergenze politiche, economiche e sociali del Paese. Un meccanismo di democrazia partecipata, e innovativo per l'Italia, che consente a tutti, di seguire, in un ambiente basato sul software LiquidFeedback, un percorso di costruzione collaborativa, con fasi di discussione e di sostegno, e infine di voto di proposte. I parlamentari possono poi assumere, e portare all’interno della loro attività parlamentare e legislativa, le proposte approvate, facendosi garanti di seguirne l'iter in parlamento. Aspettiamo tutti voi a dare il vostro contributo. E' la piattaforma partecipativa di tutti: è la vostra piattaforma.

Puppato aggiunge anche, nei commenti: 
questa piattaforma è aperta a tutti: aspettiamo tutti i parlamentari disposti a mettersi in gioco. Certo, è un impegno in più! e non da poco. Ma anche ricostruire un paese non è uno scherzo, bisogna darsi da fare, e trovare modi nuovi per farlo. Iniziamo a proporre. Più la politica è deludente, e più i cittadini devono mettere alle strette chi dispone. Servono strumenti nuovi per non restare insabbiati in una politica ormai in panne, e per farlo anche noi parlamentari abbiamo bisogno dei cittadini. Ci saranno perplessità, le cose nuove vanno sperimentate; ma vi chiedo, se volete, di partecipare all'esperimento. Vi sarò grata se vorrete aiutare a far conoscere il più possibile la piattaforma e se vorrete invitare altri a partecipare.. e mi raccomando: invitate anche i parlamentari che conoscete.

Brava. Da parte nostra, facciamo gli auspici di maggior successo a lei e tutt* coloro che hanno reso possibile questa sfida. Siamo particolarmente felici di vedere, tra le promotrici e i promotori, anche il nome di Josefa (Sefi) Idem: una ministra che si sta conquistando seriamente la fiducia delle donne; a partire dal metodo. Quel metodo che è sostanza.
E speriamo di vedere molte altre seguire il suo esempio: amiche parlamentari, partecipate! Questo si presenta come uno strumento che può, davvero, favorire una nuova politica: uno strumento di tutte e di tutti; ci auguriamo che le donne parteciperanno da protagoniste.

Alla Conferenza Stampa, insieme alla senatrice Puppato, presenteranno il progetto Fiorella De Cindio e Mario Sartori della Fondazione RCM
I primi e le prime parlamentari aderenti sono: Donatella Albano (Pd), Ilaria Borletti Buitoni (Sc), Ilaria Capua (Sc), Felice Casson (Pd), Pippo Civati (Pd), Paolo Corsini (Pd), Loredana De Petris (Sel), Sandro Gozi (Pd), Josefa Idem (Pd), Simona Malpezzi (Pd), Corradino Mineo (Pd), Stefania Pezzopane (Pd), Lucrezia Ricchiuti (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Annalisa Silvestro (Pd), Alessio Tacconi (M5S), Walter Tocci (Pd).  

lunedì 17 giugno 2013

Chi sostiene il popolo turco contro il tentativo di imporre l'ennesima dittatura teocratica?

La Turchia chiama, e (quasi) solo il web (per ora) risponde (di seguito guardate, infatti, chi ha risposto fino adesso). I social network (definiti da Erdogan "la peggiore minaccia per la società") si mobilitano in sostegno dei Turchi in una prova di forza il cui evidente scopo governativo è uno solo: imporre in quel paese, come già in molti altri altrove, un modello di società teocratica gravemente lesivo dei diritti dei cittadini, e in particolare delle donne. Sostenere questa lotta non è solo buono e giusto. 
Noi sappiamo che sostenere questa lotta è vitale per noi stessi, per tutte e tutti noi:
1. e in difesa di un modello di democrazia che, con tutte le sue tragiche colpe e lacune, è qualcosa di infinitamente migliore delle orribili carceri a cielo aperto realizzate - ad oggi - da tutte le dittature teocratiche;
2. e in difesa dei diritti delle donne ovunque.
A maggior ragione tutte/i ci chiediamo dove diavolo sia la nostra ministra degli esteri.
Non è affatto retorica dire che le donne, in tutto ciò, giocoforza giocano (scusate il gioco di parole) un ruolo davvero di primo piano. Senza di loro niente si potrà fare per i diritti di tutti; e se si perde la battaglia per la democrazia, loro più di tutti perdono tutto. Chi di noi ha l'età per ricordarlo, dovrebbe ripassare quanto successo in Iran nel 1979, e chi non ha quell'età dovrebbe saperlo:




A pochi giorni dall'insediamento di Khomeini, dopo la rivoluzione contro la precedente dittatura, in cui si erano impegnate moltissimo, le donne hanno capito di star per cadere in una dittatura ben peggiore. A fiumane si sono riversate nelle piazze, ma nessuno le ha aiutate; dopo averle spremute come rivoluzionarie, si vede che i compagni maschi non le vedevano poi così male, un po' più modeste e tradizionali. E poi erano fiduciosi che ora, senza lo Scià, le cose sarebbero andate meglio. E così abbiamo visto, a suon di impiccagioni e frustate, in che stato sono state ridotte in primis le donne iraniane, ma anche l'Iran intero, nel giro di breve tempo.
Allora non c'era la rete, che potesse creare un cordone di solidarietà internazionale. Ma oggi c'è. Erdogan ha ragione, a dire che i social network sono una sciagura: ma non per la "società"; per quel tipo di società e per quelli come lui. E le iraniane, anche le giovanissime, oggi impegnate nella difficilissima resistenza contro la teocrazia, lanciano un avvertimento a tutte (e a tutti). Come dice qui Maryam Hosseinkah: non lasciamo sole le donne che battagliano, come furono lasciate sole le nostri madri nel 1979: "facciamo rete"




Sapete.. è precisamente, e anche, in risposta a questo appello di Maryam che è nata questa reteAllora diamoci da fare, ancora e di più. 

Le organizzazioni per i diritti umani hanno promosso petizioni internazionali, da Avaaz  ad Amnesty. C'è l'appello degli accademici internazionali (qui la traduzione). E ci sono i difficili sforzi del web. Ma le istituzioni dove sono? Emma Bonino, dove sei? Non crediamo basti un generico auspicio rilasciato distrattamente. Dov'è l'Unione Europea? Come ha scritto Gianmarco De Piero giorni fa:
una grande tristezza: dov'è la voce dell'Unione europea? La commissione? I rappresentanti della Democrazia europa questa notte dormivano? Non avevano accesso a web? Non hanno visto gli assalti della polizia contro uomini e donne feriti che cercavano riparo in Ostello? Non hanno nulla da dire su quello che accade sull'uscio di casa? Sono solo valvassori di un impero che cade a pezzi.
E in Italia, la politica, dov'è? Perché non risponde nemmeno ai disperati appelli come quello dell'associazione sanitaria turcaC'è chi sollecita risposte, anche fra i politici. Ma non sono molti: per ora abbiamo assistito solo a queste sollecitazioni: 
• la senatrice Laura Puppato, che giorni fa ha invitato pubblicamente il governo italiano ad agire contro le violazioni dei diritti umani e delle donne in Turchia, e che sta preparando in merito anche una mozione in Senato. 
• Di ieri l'appello delle Donne Democratiche Venete.
• Anche dall'ultradestra c'è una donna che si è espressa: l'eurodeputata Cristiana Muscardini.
• E lo hanno fatto i VerdiE poi?
Certo: ci sono blogger, pagine fb, attivisti/e; e siamo daccapo: è la politica, che non fa il suo dovere.
Donne politiche, deputate, amministratrici: le donne turche vi chiamano a sostegno di tutto il popolo turco. Fate sentire la vostra voce, obbligate il Governo italiano e l'Unione Europea a prendere posizioni serie.


















venerdì 7 giugno 2013

Contro l'inesorabile processo di vanificazione della Legge 194: Laura Puppato presenta mozione al Senato, sottoscritta da diversi partiti

6 giugno 2013 La mozione al Senato, si rifà all'ultima relazione sullo stato di attuazione della 194,  come già quella precedente presentata da SEL alla Camera, ed è proposta da Laura Puppato e firmata da senatori di diversi partiti.
IL SENATO, PREMESSO CHE:

• l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza) presentata al Parlamento dal Ministro della salute il 9 ottobre 2012) riporta – tra le altre informazioni - i dati definitivi sull’obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personalenon medico nel 2010;

• i dati che emergono sono molto preoccupanti e pongono una seria riflessione sulla garanzia e sulla qualità del servizio per l'interruzione della gravidanza disciplinata dalla legge n. 194 del 1978. Dalla Relazione delMinistro Balduzzi, infatti, si evince che in Italia ben il 69,3% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore di coscienza. 
In pratica quasi sette medici ginecologi sudieci sono obiettori, in una tendenza cheappare inoltre in continua crescita. 
Se si analizzano i dati su baseterritoriale troviamo che, ad eccezione della Valle d’Aosta (dove i ginecologi obiettori sono solamente il 16,7%), le percentuali regionali non scendono mai al di sotto del 51,5%. I dati medi aggregati per Nord, Centro, Sud e Isole indicano percentuali di ginecologi obiettori di coscienza pari rispettivamente al 65,4%; 68,7%; 76,9%; 71,3%. 
In particolare le Regioni dove l’obiezione è più alta sono le seguenti: Lazio 91%, Puglia 89%,Molise 85.7%, Campania 83.9%, Alto Adige 81.3% e Sicilia 80.6%;

• recentemente l’associazione LAIGA (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’Applicazione della legge194), dopo un monitoraggio sullo stato di applicazione della legge n. 194, ha denunciato uno scollamento fra i dati ufficiali contenuti nella relazione al Parlamento del precedente Ministro della salute e i dati reali raccolti dall’associazione stessa. 
Inparticolare, nella regione Lazio, in ben 10 strutture pubbliche su 31 non è nemmeno più possibile accedere alleinterruzioni di gravidanza. La stessa associazione ha evidenziato inoltre ilrischio reale che nell’arco dei prossimi 5 anni, resti operativo un numero dimedici non obiettori non superiore a 150 per tutto il territorio nazionale;

• i pochi medici non obiettori rischiano di vivere oggi una specie di segregazione professionale, inquanto costretti a fare in prevalenza aborti rispetto ad altri interventi in sala operatoria;

• nell’ottobre 2012 la Ong International planned federationeuropean network, con il supporto dell’associazione LAIGA, ha presentatouna denuncia contro l’Italia al Comitato europeo dei diritti sociali delConsiglio d’Europa, ritenendo la legge n. 194 del 1978  non in grado di garantire il diritto all’interruzione della gravidanza, e quindi il diritto delle donne alla salute ed a non essere discriminate. Tale ricorso è stato ritenuto ricevibile;

• molte strutture ospedaliere, per garantire l’applicazionedella legge, ricorrono a specialisti esterni convenzionati con il sistemasanitario ed assunti esclusivamente per le interruzioni di gravidanza (medici SUMAI), o a medici “a gettone”, con un significativo aggravio di costi per il Sistema Sanitario Nazionale;

• a livello nazionale, la principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori di coscienza è quella di rendere sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge n. 194, con effetti gravemente negativi sulla funzionalità dei varienti ospedalieri (e quindi del sistema sanitario nazionale) che si riflettonosulle donne che devono ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (eche spesso si traducono in aborti drammaticamente tardivi, a causa dei lunghi tempi di attesa);

• a fronte di questo stato “di emergenza” le donne siritrovano spesso a dover migrare da una regione all'altra o addiritturaall’estero, mentre (soprattutto tra le immigrate), ritorna a emergere il ricorso all'aborto clandestino (con il malaffare che vi è collegato), una piaga che solo la corretta applicazione della n. 194 aveva debellato;

• questo dato raccapricciante è confermato da azioni delle Forze dell’Ordine che hanno portato addirittura alla scoperta di cliniche e ambulatori fuorilegge. Sono 188 i procedimenti penali aperti solo nel 2012 per violazione della legge n. 194, spesso contro insospettabili professionisti che agivano nei loro studi medici. Ma queste strutture sono controllate in numero crescente anche dalla delinquenza organizzata: l’ultima, smantellata dalla Guardia di Finanza solo poche settimane fa, era gestita a Padova dalla mafia cinese, e incassava circa 4.000 euro al giorno. 
Dunque, traendo profitto dalla non applicazione della legge, si imbastiscono illegalmente affari lucrativi che alimentano a loro volta altri illeciti: agli interventi illegali si aggiunge, ad esempio, il fenomeno dello spaccio di farmaci abortivi, poi somministrati con modalità pericolose e fuori controllo. Sono numerosi, ad esempio, i casi di ragazzine e donne straniere che cercano di indursi l’aborto assumendo dosi massicce di un farmaco per l’ulcera a base di “misoprostolo”, e che viene spacciato a tale scopo da bande sudamericane che lo fanno arrivare nel porto di  Genova dagli Stati Uniti (10 pillole per 100 € al mercato nero, meno della metà se si compra su Internet);

CONSIDERATO CHE:

•  l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza, disciplinato dall’articolo 9 della legge n. 194 del 1978,  da parte del personale sanitario in relazioneall’interruzione volontaria di gravidanza, riveste particolare importanza per le sue ricadute socio-sanitarie sulle donne e per i suoi effetti sulla stessa funzionalità del servizio sanitario nazionale;

•  l'articolo 9 prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano “tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8” ed inoltre che in tale contesto “ La Regione ne controlla e garantisce l’attuazioneanche attraverso la mobilità del personale”;

•  la legge n. 194 oltrea prevedere la tutela di scelte individuali prevede anche delle responsabilità pubbliche. L’obiezione di coscienza è infatti un diritto della persona ma non della struttura, che ha anzi l’obbligo di erogare le prestazioni sanitarie garantite dalla legge;

•  il diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza, dovrebbero poter convivere affinché nessun soggetto veda negata la propria libertà;

•  risulta necessario valorizzare e ridare piena centralità ai Consultori, quale servizio per la rete di sostegno alle donne e quali servizi primari di prevenzione e di controllo del fenomeno abortivo, e attuare una effettiva integrazione fra i consultori e i centri incui si effettua l’interruzione volontaria della gravidanza. Come conferma anche l’ultima Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della n. 194 del 1978,“ nel tempo i Consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, potenziati né adeguatamente valorizzati. In diversi casi l’interesse intorno al loro operato è stato scarso ed ha avuto come conseguenza il mancato adeguamento delle risorse, della rete di servizi, degli organici, delle sedi”;

CONSIDERATO ALTRESI CHE:

•  la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo agli articoli 3, 18 e 25 contempla la libertà,il diritto alle cure mediche ed alla libertà di coscienza”;

•  la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, all’articolo 12, prevede che gli Stati parte sono tenuti a prendere “tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nel campo delle cure sanitarie al fine di assicurare loro, in condizione di parità con gli uomini, i mezzi per accedere ai servizi sanitari, compresi quelli che si riferiscono alla pianificazione familiare”;
                                                                                       
IMPEGNA IL GOVERNO:

a garantire il rispetto e la piena applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto ilterritorio nazionale nel riconoscimento della libera scelta e del diritto allasalute delle donne;

a garantire unriequilibrio del personale medico e infermieristico, come peraltro previsto all'articolo 9 della legge n. 194 attraverso la mobilità del personale, nell'ambito di livelli minimi e di una programmazione regionale, che preveda almeno il 50 per cento di personale non obiettore;

a valorizzare eridare piena centralità ai Consultori familiari, quale servizio fondamentale per attuare vere politiche di prevenzione nonché servizio essenziale per l’attivazione del percorso per l’interruzione volontaria della gravidanza;

ad attivarsi perchél’IVG farmacologica sia proposta come opzione alle donne, che, entro i limiti di età gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere quale percorso intraprendere;

a promuovere la conoscenza dei diritti in tema di contraccezione di emergenza, anche tramite adeguate azioni informative sull’esclusione del diritto all'obiezione di coscienza per i farmacisti;

a prevedere azioni di prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza mediante attività di educazione alla tutela della salute e di informazione sulla contraccezione nelle scuole di ogni ordine e grado.

PARLAMENTARI FIRMATARI
Laura Puppato (Pd), Stefano Esposito (Pd), Laura Cantini (Pd), Lucio Barani (Gal), Valeria Fedeli (Pd), Patrizia Manassero (Pd), Lucrezia Ricchiuti (Pd), Maria Spilabotte (Pd), Francesca Puglisi (Pd), Camilla Fabbri (Pd), Donella Mattesini (Pd), NicolettaFavero (Pd), Stefania Pezzopane (Pd), Sergio Lo Giudice (Pd), Miguel Gotor (Pd), Isabella De Monte (Pd), Nerina Dirindin (Pd), Donatella Albano (Pd), Monica Cirinnà (Pd), Giorgio Pagliari (Pd), Loredana De Pretis (Sel, Felice Casson (Pd), Paola De Pin (M5s), Adele Gambaro (M5s), Mario Morgoni (Pd), Elena Ferrara (Pd), Cristina DePietro (M5s), Magda Zanoni (Pd)