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sabato 24 ottobre 2015

La politica femminile fatta dagli uomini: Denis Mukwege. L'uomo che ripara le donne

ARCHIVIO/DOCUMENTI • Francamente [dice il dott. Mukwege], non capisco l’indifferenza della comunità internazionale nei confronti delle congolesi e delle donne in generale. Davvero, non riesco a capire.
Bè. Non lo capisci, dottore, precisamente perché tu capisci. Solo perché tu non solo sai - quello che sono costrette a vivere le donne, ma lo vivi insieme a loro, lo lasci penetrare in te. Quindi, a differenza di quasi tutti gli altri uomini, e della comunità del potere (fatta quasi solo da uomini), tu anche capisci. E' precisamente quel tuo capire che ti impedisce di comprendere l'indifferenza degli altri. 
Mukwege è un ginecologo congolese che ha dedicato la vita alle donne del suo paese, fra le più martirizzate al mondo dagli stupri e dalla violenza maschile, nonché dalle immani conseguenze e difficoltà sanitarie. Uno sterminio, e fra quelle che sopravvivono moltissime arrivano all’ospedale con gli organi genitali completamente distrutti da violenze inaudite; molte di quelle salvate, già curate una volta, muoiono poi in assalti successivi, o tornano in ospedale dopo nuovi stupri.
Al Panzi Hospital da lui fondato, Mukwege ne ha già soccorse e curate molte decine di migliaia; per questo, nel 2013 è stato insignito del Right Livelihood Award, o Premio Nobel alternativo, riconoscimento conferito a coloro che “offrono risposte pratiche ed esemplari alle sfide più urgenti poste dal presente”. La risposta di Mukwege è nei fatti, in una vita straordinaria; a cui Colette Brackman ha dedicato una biografia,
e poi anche un film documentario, realizzato da Colette insieme a  Thierry Michel  ["L'uomo che ripara le donne. La collera di Ippocrate"]. Un film ora in uscita nelle sale, ma che rischiava di non uscire (proprio) in Congo. Il Governo ha tentato di proibirlo, perché: colpevole di aver "travisato le testimonianze delle donne e calunniato le forze militari" (sic). Che vuoi che siano, oltre 500.000 donne stuprate in 16 anni. Ma i "fatti" di Mukwege sono anche le sue parole*; che soprattutto gli uomini dovrebbero tenere bene a mente:
"Ancor prima di qualsiasi chirurgia, è necessario soccorrere le donne psicologicamente, perché arrivano qui talmente traumatizzate che non si può iniziare nessun trattamento senza dare prima un appoggio psicologico. I colpevoli di questi crimini distruggono la vita al suo punto d’inizio. Le donne non possono più avere bambini. Così gli stupratori distruggono le loro comunità, le loro generazioni future, anche quando non uccidono le donne. Agli uomini che stuprano dobbiamo dire: non lo accettiamo. Se non stupri ma non parli contro lo stupro è come se lo accettassi. Continuerò il mio lavoro finché il mondo sarà consapevole della brutalità delle violenze sessuali compiute sulle donne durante i conflitti. E la comunità internazionale deve far cessare i conflitti nella Repubblica democratica del Congo: che non sono etnici, ma territoriali, basati sulle risorse minerali. La regione di Kivu è ricca, infatti, di coltan, sostanza usata per cellulari e portatili. Senza volontà politica la situazione non cambierà. (…). Eppure la comunità internazionale non si muove. Come si può pensare di tradire i traguardi della civiltà a tal punto da restare inerti e con le mani in mano? Non si potrà dire, come accaduto in altri momenti bui della storia, che la comunità internazionale non sapeva. Loro sanno tutto. Ma per loro è normale che la donna soffra. Come se fosse nella sua natura, come se lo stupro di migliaia di donne fosse meno grave della morte di un solo uomo. Molti uomini credono che lo stupro sia "solo" un rapporto sessuale non consenziente. Ma non è così.
È una distruzione della persona, e nella Repubblica Democratica del Congo va avanti sistematicamente da sedici anni. Sedici anni di demolizione delle donne [anni che ora sono 18, ndr], sedici anni di disgregazione di una società. E la situazione non fa che peggiorare. In ogni guerra si cerca di decimare la popolazione del nemico, di occupare il suo territorio e di indebolire la sua struttura sociale. Da questo punto di vista lo stupro è indubbiamente efficace. Accanirsi sull’apparato genitale delle donne è un modo di attaccare “la porta d’entrata della vita” stessa. La maggior parte delle giovani donne violentate non potrà più avere figli. Le altre, contaminate dall’aids e altre malattie, diventano “sorgenti di virus” e “strumenti di morte” per i loro compagni e per i bambini nati dagli stupri, che tra l’altro saranno rifiutati ed emarginati dalla comunità e forse un giorno diventeranno bambini soldato".
(* parole di Mukwege tratte da diverse dichiarazioni e interviste)
Tutta la nostra riconoscenza al dott. Mukwege, che comprende come il corpo delle donne sia il primo campo di battaglia di ogni conflitto. E che, per opporsi a tutto questo ha unito al suo duro e coraggioso lavoro di medico anche quello di attivista nella denuncia degli orrori contro le donne e nella richiesta di soluzioni del conflitto nel Congo orientale; un attivismo che i signori della guerra non gli perdonano. Nel 2012, dopo aver parlato alle Nazioni Unite chiedendo “una condanna unanime per i gruppi di ribelli responsabili delle violenze sessuali”, Mukwege sfuggi a un'aggressione armata di uomini che presero in ostaggio le figlie e tentarono di ucciderlo. Si rifugiò in Europa con la famiglia, ma fu poi convinto a tornare dalla protesta delle donne locali e da allora opera incessantemente nel suo ospedale a Panzi, dove deve vivere rinchiuso e protetto da guardie del corpo. 

giovedì 9 gennaio 2014

Laura Puppato raccoglie l'appello di Patrizia Emiliani dal Centroafrica

Il 27 dicembre abbiamo pubblicato la richiesta disperata della dott.ssa Patrizia Emiliani che chiedeva aiuto dal suo piccolo ospedale nel Centroafrica. Siamo felici oggi di apprendere che, in relazione al suo appello, tra i politici qualcuno si è mosso: è la senatrice Laura Puppato che si è immediatamente attivata per trasmetterlo alla Farnesina
Oggi Puppato è intervenuta in Senato rendendo conto di quanto avvenuto negli ultimi giorni; ecco il suo intervento integrale, e la risposta della presidenza, che era in quel momento tenuta da Valeria Fedeli:
[Parla Laura Puppato]: Signora Presidente, ho chiesto d'intervenire a fine seduta perché voglio rendere evidente quello che sta accadendo nella Repubblica Centrafricana nel silenzio dei media. Una tragedia sulla quale è intervenuto recentemente solo papa Francesco, chiedendo vivamente ai Paesi occidentali di occuparsene.
La vicenda riguarda un Paese di 4 milioni e mezzo di abitanti, 460.000 dei quali, secondo le ultime informazioni fornite dall'ONU, sono stati mandati via dalle loro case e stanno vagando senza alcuna protezione all'interno del Paese, con le truppe Seleka che hanno insediato a marzo del 2013 il nuovo leader, Michel Djotodia, assolutamente incapace di gestire la situazione nel Paese, dopo che era stato estromesso forzosamente il precedente presidente, François Bozizé, rappresentante dei cristiani, che è scappato in Camerun.
Il Paese, dunque, dopo la fame e l'incapacità del precedente Presidente, si è trovato nella fame e con l'incapacità dell'attuale Presidente di gestire la situazione umanitaria e i gravi problemi che stanno creando le diverse truppe rispondenti all'uno e all'altro dei Presidenti (ovvero non rispondenti più a nessuno), e che massacrano a colpi di machete bambini inermi e moltissime donne.
La denuncia proviene da nostri medici, che hanno voluto rimanere nei presidi di Bangui e di Bimbo. Medici che hanno continuato ad operare con la guerra che continuava ad essere combattuta fuori dalle porte dei piccoli ospedali messi in piedi attraverso la solidarietà di moltissimi cittadini italiani, e dei piccolissimi presidi che hanno continuato ad esistere, rappresentati molto spesso dalla comunità cattolica e dai volontari, che non hanno però mai fatto mancare assistenza a qualunque parte della popolazione si presentasse, in particolare a donne e bambini, a prescindere dalle loro origini religiose.
La mia richiesta non è solo di informazione, ma di appello alla Farnesina, con la quale sono in contatto da ormai oltre 20 giorni, e alla quale è stato richiesto un aiuto umanitario fondamentale per salvare vite umane che non sono più nella condizione di essere salvate perché mancano medicinali di prima necessità, quali semplicemente gli antimalarici e le aspirine.

Noi li abbiamo già raccolti e siamo già in condizioni di fornirli in misura massiccia. Serve però un aereo sanitario militare, che trasporti queste medicine e queste strumentazioni mediche. Vi sono inoltre alcuni medici disposti a dare il cambio ai nostri in quei territori. È sufficiente che la Farnesina se ne occupi subito, seguendo l'appello del Papa e rispondendo all'appello che da questa Aula facciamo.

[Risponde la Presidente]: Ritengo sia importante che anche la Presidenza del Senato sostenga questa richiesta di intervento urgente.

Alla seduta del Senato è seguito un comunicato in cui Puppato ha ringraziato Valeria Fedeli (che presiedeva), per avere "fatto propria" la sua richiesta; e altrettanto facciamo noi. Speriamo facciano presto; questa l'ultima mail giunta oggi da Patrizia:
Oggi abbiamo chiuso l'ospedale x mancanza di farmaci, la popolazione quasi ci sbrana, comunque sia le sole mani non curano nessuno, speriamo.
Aggiornamento del 10 gennaio:
Laura Puppato ha reso conto della sua iniziativa, dando ragguagli sulle azioni in corso, in questo post nel suo blog, a cui vi rimandiamo.

venerdì 27 dicembre 2013

Gridate all'orrore nel Centroafrica: aiutateci

Gridate all'orrore: aiutateci. E' questo è il titolo della lettera inviata dalla dott.ssa Patrizia Emiliani [QUI notizie su di lei] che chiede aiuto urgente dal Centroafrica, una richiesta che è anche una testimonianza preziosa per tutte e tutti: noi dobbiamo sapere. Filtrano notizie di genitori adottivi bloccati dalla burocrazia, ma non sappiamo nulla, in verità, di quanto accade davvero; ed è solo sapendo cosa succede davvero che possiamo decidere se, e come, agire. Ecco la lettera (e sotto l'indirizzo per aiutare):
Invio questo messaggio per segnalare la grave situazione umanitaria creatasi in Congo nell’ultimo mese e chiedere aiuto. Assicuro a tutti che la descrizione che segue ancora non rende minimamente l’idea di quello che sta realmente accadendo sotto gli occhi delle nazioni unite che - come sempre - sono chiuse nei loro super corazzati uffici, eternamente “in riunione”.

Bimbo, dove opero, è una città aperta in cui oltre 50.000 persone vagano per le strade come fantasmi, le NU non si organizzano per soccorrere i civili, idem per OMS eternamente "in riunione" e inavvicinabile.
Le missioni cattoliche traboccano di profughi, maggiormente donne e bambini:
Gran Seminario di Bimbo: circa 30.000 persone,
Monte Carmelo Bimbo: oltre 10.000 persone,
Postulato Comboniano: 2000 persone,
Don Bosco a PK-10: 10.000 persone
Aeroporto Mpoko: 50.000 persone
Arcivescovato a St. Paul: 30.000 persone
Monastero delle Benedettine Bimbo (dove opero): qui abbiamo una media di 70/80 malati al giorno maggiormente bambini, le patologie primarie sono IRA (infezione respiratoria acuta), malaria, malnutrizione grave, fratture, diarrea, vomito e anemie severe, nessuno dei bimbi da noi testati supera i 6/7 g/dl di emoglobina.
Non abbiamo più farmaci né cibo adeguato a risolvere le patologie più gravi e che compromettono dall’oggi al domani il processo vitale dei bimbi. Sto curando patologie gravi con 3 compresse di paracetamolo, 5 compresse di multi vitamine e un dosaggio minimo di antibiotico e antimalarico, prendo in considerazione solo bimbi con febbre superiore a 38°, diarrea e vomito, gli altri vengono esclusi, ma so che i bimbi oggi esclusi, domani saranno gravi o morti. 
I francesi non hanno risolto con la loro missione: hanno disarmato tutta la seleka, inclusa la seleka integrata nelle forze armate centrafricane, ma non i balaka di bozize che stanno massacrando, con il beneplacito dei francesi delle UN, tutta la comunità musulmana con la quale conviviamo pacificamente da decenni, contrariamente ai “cristiani”, si fa per dire perché sono dei veri criminali senza scrupoli: ai mussulmani è impossibile perfino interrare i loro morti che marciscono nei giardini delle loro case. Ho visto donne musulmane alle quali i "cristiani" hanno tagliato i seni, uomini evirati, bimbi orribilmente mutilati a colpi di machete.  Chiedo a quelli di voi che vivono a Roma: andate all' UNICEF [sono in via Palestro 68 - tel 800 745 000, ndr] dite loro di togliersi la paglia dal sedere e agire rapidamente! o presto non ci saranno più bimbi che giustifichino la loro presenza nel paese.
Ecco la situazione di chi dovrebbe portare "soluzioni":
La MISMA, l’Interforza Africana, sembra l’armata Brancaleone, sempre pronti a scappare e assolutamente inconcludenti.
OMS: Nessun appoggio in farmaci. Sono eternamente “in riunione”, ci costringono ad abbandonare il lavoro per stagionare nei loro uffici in attesa che la riunione finisca, suor Assunta e Monica dell'Associazione Amici del Centrafrica è una settimana che tutti i giorni vanno alla sede OMS, ma nessuno le ascolta: sono sempre “in riunione”.
PAM e FAO nessuno li vede: nessuna distribuzione di cibo, o distribuzione insufficiente a coprire le necessità minime, anche loro eternamente “in riunione”.
UNICEF è assolutamente inavvicinabile: nessun cibo per i malnutriti, nessuna speranza di farli uscire dai loro programmi tutti sprogrammati e assolutamente inefficienti a risolvere i problemi attuali. L’iter burocratico è sproporzionato, ci fanno scrivere montagne di dichiarazioni e richieste che non vengono mai accolte e non servono a nessuno.

In conclusione, nelle strade dei quartieri rossi di massima allerta loro non si vedono, nessuno degli organismi che avrebbero l’autorità per fare qualcosa, e che fanno ballare soldi e potere: si vedono solo circolare in modo isterico gli autisti corazzati nei loro giubbotti antiproiettili e in veicoli da 90.000,00 euro, con la paura negli occhi.

Noi, operatori umanitari che operiamo in questi quartieri, ci muoviamo inascoltati da tutti e senza alcuna protezione, nessun giubbotto né casco per proteggerci dai proiettili vaganti che sono la causa del gran numero di morti tra la popolazione civile.

Scusate per le eventuali inesattezze sono giorni che non dormiamo, i nostri occhi sono rossi e brucianti idem per le gambe.
Hanno ripreso a sparare, vi lascio allegando una lista di prima necessita:

Paracetamolo cpr e sciroppo
Ibuprofene sciroppo
Fluidificanti tipo risolvo o simili
Metoclopramide in gocce o sciroppo, no iniettabile ne ho molta in stock.
Amoxicillina sciroppo
Eritromicina sciroppo
Ciprofloxacina sciroppo c’e un’epidemia di tifo in corso
Augumentin sciroppo
Ferro e tutto quanto utile a contrastare la progressione dell’anemia
Antimalarici (artemeter sciroppo, iniettabile, Coarten in coprese) no chinino provoca ancor più anemia e ipoglicemia.
Multi vitamine in sciroppo e compresse.
Latte in polvere per tipo 1-2 x neonati e x bimbi di età superiore a un anno
Collirio (molte congiuntiviti)
Nistatina o simili sciroppo o gocce
Siringhe da 2 e 5 cc con ago 23
Bende di qualsiasi natura
B. gessate (molte fratture nessuna possibilità di RX, è incredibile riduciamo fratture senza possibilità di verificare la riduzione parlo sempre di bimbi.
Sali di reidratazione orale
Test rapidi: x Tifo (Widal), Paracheck  x malaria Plasmodium Faciparum, x HIV (AIDS)
Medici e paramedici disposti a venire in appoggio.

Aiutateci a salvare i bambini, principali vittime di questa grande e indifferente carneficina.
Buon Natale e Dio guidi il vostro cuore.
Patrizia

Chi vuole e può aiutare può inviare i farmaci con le Poste Italiane con invio ordinario, qui: 
dr. Patrizia Emiliani, c/o Monastere des Benedectine Celestine
PK-9 Bimbo, Republique Centrafricaine
tel: +236 7550 24 91
Attenzione: è importante includere il telefono (che in questo caso è quello di suor Assunta)