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venerdì 29 agosto 2014

Il maschilismo del Corriere della Sera

Sfoglio il settimanale Sette, del Corriere della Sera: l'allegato "serio", quello dedicato all'attualità e alla politica. E l'occhio mi cade sul colophon. 

E dato che stavo disegnando (avevo accanto delle matite colorate) distrattamente, mentre scorro i nomi degli autori, coloro di azzurro quelli maschili e di rosa i femminili. Ed ecco il risultato: 
Opinioni
Uomini: 13 • Donne: 3 (una delle quali vignetta e un'altra posta del cuore). 
Attualità
Uomini: 14
Donne: 3
Sette estate 
Uomini: 15
Donne: 8 (includendo oroscopo e moda).
Eppure mi risulta che di donne in grado di parlare di attualità e politica, e di dare opinioni, ce ne siano molte. Ma le loro conoscenze se le tengano per sé. Pazienza se non hanno voce sui grandi quotidiani; hanno sempre gli spazietti dedicati sulle riviste femminili, o sulle loro varianti politiche (i "blog femminili" che ormai hanno tutte le testate).
Vabbè, ho pensato con un sospiro. Ma - caso vuole, l'occhio mi cade anche sulla pagina a fianco, ove una pubblicità dichiara a gran voce: AVER LA CONOSCENZA E NON POTERLA USARE E' COME AVER LE ALI E NON POTER VOLAREE così ho deciso di fare questo post.



sabato 26 luglio 2014

Giovani e antifemministe? un successo (perfino loro) del femminismo

di Monica Lanfranco • Molto estivo e ricorrente arriva puntuale anche quest’anno un nuovo ‘caso’ di movimento di donne contro il femminismo. Dopo le, ormai note, storiche pagine facebook, e i siti antifemministi che identificano ogni lotta per i diritti di genere, o contro la violenza maschile, bollandola come misandrica e nazifem, ecco servito l’hashtag inglese ‪#‎womenagainstfeminism, al quale va aggiunto, per la cronaca, #WhyIDontNeedFeminism.
Non è da oggi che si indaga sull’impatto, la trasmissione e la sedimentazione del femminismo sulle giovani generazioni. Le domande (e l’angoscia per le temute risposte), scivolano di volta in volta da donna a donna quando le giovani che hanno incontrato i movimenti di emancipazione e liberazione, diventando adulte, si guardano intorno verificando i risultati e l’incarnazione delle proprie conquiste nelle figlie, nelle sorelle minori, nelle allieve, nelle conoscenti e nella società tutta.
Quando, oggi come ieri, s’inciampa nella giaculatoria del il femminismo è morto, o, come in questo caso, del ‘io non ho bisogno del femminismo’ è  interessante ragionare su quale sia la genesi di queste affermazioni, e lo scopo che hanno. Una prima considerazione è che la banalizzazione di ogni pensiero è sempre in agguato, frutto dell’ignoranza e della superficialità, a sua volta indotte dalla velocizzazione dell’era tecnologica.
Libere di dire che non c’è bisogno del femminismo: ma è ridicolo ignorare che, se milioni di giovani donne oggi esprimono una loro opinione (non ancora dovunque nel mondo, dove altrettante milioni non possono farlo, e se ci provano rischiano anche la morte) questa libertà è decisamente frutto del femminismo.
Molti dei cartelli delle giovani contestatrici (che adottano le identiche modalità delle sorelle profeminism, come in questo progettofanno palese confusione tra diritti ottenuti (prima del vituperato femminismo inesistenti, loro lo sanno? come la parità sul lavoro, in famiglia, il divorzio, o l’interruzione di gravidanza) e la prevaricazione: ma avere pari diritti e doveri non è voler male all’altro. Significa poter esistere senza essere considerate una appendice, una brutta copia o una declinazione imperfetta rispetto all’originale (il maschile).

Nella superficiale strumentalizzazione della comunicazione di cosa sia il femminismo (e di chi siano le femministe), c’è un punto che penso sia centrale: molte delle giovani che si dicono antifemministe sostengono di esserlo perché non si sentono vittime. Mi pare che questo sia importante: non far sentire le donne come vittime, come fragili, come deboli e necessitanti tutela, come è stato tra i primi scopi del percorso femminista.
Ecco perché, per quanto ingrate e ignoranti nel liquidare la fatica di chi le ha precedute (ma anche da compatire, perché ignare della bellezza, del divertimento e della magica condivisione che le maggiori hanno potuto apprezzare stando nel femminismo, dicendosi femministe, e continuando ad esserlo) queste giovani piene di iniziativa sono le migliori  testimoni del successo del femminismo. Anche se inconsapevoli, come spesso accade alle figlie ingrate.
Così come in maniera gioiosa si dicono femministe molte giovani (e anche qualche uomo) nel video del più grande giornale femminista al mondo, il Ms magazine:


anche le antagoniste sono libere di dirsi. In questo caso, di dirsi contro un pensiero di liberazione, quale il femminismo è: dal mio punto di vista farlo è rischioso perché poco vale la libertà individuale se non la si connette con la responsabilità sociale delle proprie azioni. Altro punto debole di un rifiuto che include il rifiuto potenziale del tesoro di diritti acquisiti, è la fiducia incondizionata nella sola soggettività individuale e la negazione del valore del collettivo, quindi della storia sociale delle donne e della genealogia politica dalla quale si proviene, ma sempre di libertà si tratta
E, per una femminista, vederla praticata da giovani donne, per quanto in direzione opposta, come tale è una bella vittoria.


sabato 20 luglio 2013

Troie, puttane, canoiste ladre, oranghi e puppone

Benvenuti alla curva degli ultras sguaiati che occupano le istituzioni e la vita politica. Ultras indulgenti con soprusi, truffe, violenze; rissosi fra di loro, solidali coi potenti. Ma ferrei e compatti almeno contro una squadra avversaria: quella delle donne.
Campioni bi/etri-partisan che, di fronte alle donne in Parlamento e nel governo riescono sempre (chi avrebbe mai detto ci fosse un altro "peggio"!), a dare il peggio di loro. 
Ogni giorno a convincerci che al peggio non c'è mai fine! Dopo gli attacchi alle politiche puttane e oranghi, ora anche puppone e l'ultima ieri: nel dibattito al Senato sull'indecente pasticcio kazako, gli spalti si infiammano e gli ultras rumoreggiano mentre la senatrice del Pd Laura Puppato tenta di spiegare perché, in dissenso col suo gruppo, non parteciperà al voto, convinta che il ministro degli Interni Alfano non meriti alcuna fiducia. 

 
Guardate bene il video con l'intervento integrale della senatrice (e con finale pirotecnico di Rotondi): vi si vede qualcosa che, dalla carta stampata, non si può percepire mai.
Perfino il presidente del Senato Pietro Grasso incalza la senatrice, interrompendola continuamente mentre lei tenta, giustamente, di spiegare le sue ragioni. Ma non riesce mai a finire una frase - e ovviamente si inceppa e si dilunga. Poi senza preavviso il presidente le toglie pure l'audio. Poi glielo ridà, paternalisticamente e, apparentemente, paziente.
Mentre intorno la curva (non dubitiamo, sempre bi o tri-partisan), ulula senza soste.
Non entro nel merito del contenuto del discorso; perché qui nemmeno ha interesse. Il discorso è un altro. E, nel caso, è lo spettacolo di una sorta di mobbing intimidatorio contro una donna che esprime un dissenso: un mobbing tutto sull'onda dello scherno.
Puppato (come tantissimi), è sgomenta sulla gestione del pasticcio kazako, e sul lasciapassare della deresponsabilizzazione concesso ad Alfano. Un pensiero da lei già abbondantemente espresso, non certo dell'ultima ora. E infatti! chi si crede di essere mai, ma come osa, pensa l'ex ministro Rotondi che, dai microfoni della zanzara, il giorno prima del voto in Senato aveva preparato la giornata chiamandola puppona - che occasione d'oro, che bella battuta, non gli sembra vero di poterla chiamare così: la puppona. Chissà da quanto sognava di poter proferire una tale spiritosaggine l'arguto senatore (che, per amor della politica, ha rinunciato ad un futuro radioso come controfigura di Brad Pitt).
Grasso più misurato, ma per tutto l'intervento, sempre con un risolino di scherno sulle labbra (ma che c'era da ridere?). Siamo certe che il suo vice presidente del Senato, Calderoli, avrà apprezzato questo polso fermo di Grasso con certe puppone. Queste signore, che osano rendersi ridicole esprimendo un pensiero, bisognerà pure rimetterle al loro posto! E lui, Calderoli, la sua parte l'ha fatta, dando dell'orango alla ministra Kienge. Quanto alla "canoista" (copy Beppe Grillo) è bastato un pasticcio sull'Ici per completare il quadro con "puttana" (grazie ai rinforzi dell'ultras leghista all'europarlamento Borghezio) e ladra (immemori dei mille pregiudicati che in Parlamento siedono rispettati da tutti). Per Alfano solidarietà: non sapeva. Com'è?
Sfidando ogni legge che vale altrove, solo nel Governo il pesce puzza dalla coda. Anche se i fatti dicono il contrario.
E comunque, le code si tagliano meglio; infatti, con Josefa Idem il rigore del premier Letta e del suo esecutivo è stato esemplare: dimissioni e via il ministero. Le donne reclamano un ministero che si occupi di più e meglio di loro? Pazienza, il rigor (mortis) ha il suo prezzo! Ma ora mica ci possiamo privare del non-ministro degli Interni Angelino Alfano. In fin dei conti ha solo permesso che una donna e la sua bambina venissero consegnate come ostaggi a un governo illiberale, ma legato all'Italia da pesanti interessi economici
Silenzio e scherno pure per l'ex ministra Carfagna (Pdl) che denuncia di aver ricevuto, come già la presidente della Camera Boldrini, minacce violente di stalker mediatici. Visionarie, esagerate: se non sanno stare al loro posto che se ne vadano a casa. A meno che la vicenda non sia viatico per proporre rischiose leggi-censura - quando il problema sarebbe cominciare ad applicare quelle che già ci sono.
I maschietti dell'insulto e dello scherno hanno idee chiare e ricette semplici. La discussione sul web per l'espulsione della senatrice del Movimento 5 Stelle (che aveva nientepopodimeno osato criticare il gran capo Grillo), si riassume in un post: "Prima ci liberiamo di queste troie e meglio é".
E forza anche voi, maschietti dello stalking anonimo, fatevi avanti. Siamo certe che, anche se siete pochi e del tutto impresentabili, nelle istituzioni e in politica più di un fan lo trovate. Se resta il porcellum, per quelli come voi qualche seggio è sempre assicurato.
Cinzia Romano, 20 luglio 2013