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sabato 10 gennaio 2015

Contro la sessualizzazione delle bambine, vicine alla giornalista Morpurgo

Tempo fa la giornalista Marina Morpurgo aveva espresso, sulla propria pagina facebook, indignazione per una pubblicità di una scuola per estetiste; e precisamente quella evidenziata in basso a questa sequenza [nb.. figure da noi ritoccate con commenti, precisiamo, come anche le successive]:
Risultato? denunciata dalla proprietaria della scuola, ora si ritrova indagata, in quanto con i suoi commenti ne avrebbe danneggiato l'attività. 
Da parte nostra non apprezziamo lo sfruttamento dei bambini per nessuno scopo pubblicitario. Ma questo è un sentimento soggettivo; sul piano oggettivo, invece, alcuni utilizzi di immagini infantili li riteniamo semplicemente inaccettabili: ed è il caso in cui bambini e bambine sono rappresentat* con caratteristiche di adultizzazione e sessualizzazione; in altre parole come oggetti sessuali.
Servono esempi? sono infiniti, dagli anni 50 ad oggi…

Ora, fra tutti gli esempi evidenziati nella figura, ci sembra che quello dell' "estetista" si commenti da solo. L'immagine, infatti, dovrebbe alludere a un sogno della bambina, quello di diventare estetista. Ma la piccola non è affatto ritratta mentre trucca qualcuno (la mamma, la nonna, una bambola..), bensì secondo il più trito cliché della pubblicità sessista: e cioè lei stessa, come una mini-donna ammiccante e allusiva, mentre guarda in tralice un ipotetico osservatore da arrapare.
Allora il messaggio che dalla pubblicità ci giunge forse è un altro. E se le idee chiare su come diventare mettono in scena un oggetto del desiderio in miniatura (e dunque per potenziali pedofili) non stupisce la reazione della giornalista, che (sul suo profilo privato) così scriveva: Anche io ho sempre avuto le idee chiare: chi concepisce un manifesto simile andrebbe impeciato ed impiumato... I vostri manifesti e banner sono semplicemente raggelanti. Complimenti per la rappresentazione della donna che offrite... Negli anni 50 vi hanno ibernato e poi risvegliati?
Eh si; perché, come scrive Lorella Zanardo: viene qui utlizzata l'immagine di una bambina di 6/8 anni e (come abbiamo più volte ribadito anche nei nostri corsi), l'utilizzo di immagini infantili a scopo mercantile è inaccettabile se tali immagini prevedono un'evidente adultizzazione, in questo caso lampante. Ricordo che sarebbe invece accettabile utilizzare lo spunto del "sogno di diventare estetista" con modalità diverse creative e non offensive [vedi l'immagine, sempre nella foto, della bimba che vuole diventare "acconciatore", ndr]. E aggiunge:  in casi come questo insegniamo a fare ricorso allo IAP Istituto AutoDisciplina Pubblicitaria, per chiedergli di intervenire presso l'azienda per far rimuovere la pubblicità incriminata.
In questo caso, invece, è accaduto paradossalmente il contrario: l'incriminata è una donna che, fra gli utenti che hanno incocciato il messaggio pubblicitario, ha espresso la propria disapprovazione e indignazione.
Non c'è dubbio: la scuola da tutto ciò avrà più pubblicità di quella che avrebbe avuto se nessuno avesse criticato; ma purtroppo lasciar correre significa farsi complici di una cultura che è humus della violenza, e che spesso sgorga pacificamente da iniziative non in malafede, ma semplicemente inconsapevoli. Ecco perché serve reagire.
Cosa possiamo fare, per respingere questi messaggi da un lato, e - dall'altro - sostenere la giornalista Morpurgo?
Ecco le azioni suggerite:
• Mandare allo IAP una segnalazione tramite questo modulo
• Partecipare alle proteste su facebook e twitter esprimendo il proprio disappunto - in modo educato e firmato, e le ragioni della solidarietà a Marina Morpurgo.  

sabato 14 dicembre 2013

La III Sezione penale della Cassazione e un caso di violenza sessuale su minore

Sulla sentenza n° 45179 emessa l'8.11.2013: i cavillosi "distinguo" di una Legge entro i quali anche la Cassazione si perde di Iole Natoli

La sentenza emessa l’8.11.2013 dalla III Sezione penale del Tribunale di legittimità ha invalidato una sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro relativa a un abuso su minore, accogliendo due delle richieste di nullità avanzate dal difensore concernenti il riconoscimento di attenuanti e rinviando il nuovo processo ad altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il diniego e motivarlo appropriatamente ove ritenga di doverlo confermare. Il concetto di “relazione amorosa”, espresso dal difensore dell’imputato e inverosimilmente accolto nella sua decisione dalla Corte, che lo applicava al rapporto sessuale continuato instaurato da un uomo di circa 60 anni con una bimba allora appena undicenne, ha suscitato reazioni indignate.

Una sentenza che farà molto discutere, ha scritto un quotidiano calabrese. Previsione perfettamente centrata, perché da quando si è appreso da quali richieste di revisione sia scaturita la decisione presa dalla Corte, si è scatenato realmente un putiferio.
Sull’argomento si è scritto di tutto e a considerazioni molto valide sono stati affiancati parti di fantasia.
Qualcuno si è convinto che la Cassazione avesse assolto l’uomo, cosa assolutamente non vera; qualcun altro che detta Corte avesse stabilito che l’abuso non è reato se c’è amore (qui), cosa non rispondente alla realtà, dato che l’esprimersi sull’accoglimento di attenuanti presuppone che intanto il reato sia stato considerato sussistente, come del resto è stato scritto in sentenza. Tanto rumore non è però immotivato e più avanti sarà evidente il perché. 
Partiamo intanto dall’operazione rischiosa presente in quelle reazioni non sufficientemente meditate in cui si è tagliato sui sentimenti della bambina, azzerandoli e declassandoli di netto, per confinarli nel limbo del non essere.  

giovedì 31 ottobre 2013

Sui famigerati Concorsi per baby miss che dilagano anche in Italia

I Concorsi per baby miss dilagano anche in Italia ma li possiamo fermare. Tutti possiamo partecipare a questa battaglia firmando la petizione al Garante per l'Infanzia: condividendola, facendola conoscere. Perché farlo? Un video-spot di 2 minuti per convincervi. I concorsi di bellezza per bambini sono una vera una piaga sociale, come è dimostrato dalle drammatiche conseguenze riscontrate nei paesi in cui si sono radicati; ma quanti sanno veramente cos'è questo fenomeno? come si muove, come si radica, cosa comporta?
I danni che causano queste "competizioni" sono notissimi; ma nonostante gli allarmi di pediatri e psicologi, nonostante gli studi scientifici che danno conto delle conseguenze.. ora c'è chi li promuove anche in Italia. Crescono dal basso, con kermesse regionali che dal 2009 si sono moltiplicate, coinvolgendo ormai migliaia di bambini: ora sono quasi pronti per l'assalto alle televisioni nazionali. Per questo abbiamo lanciato questa petizione al Garante per l'infanzia (che vi invitiamo a sostenere!), perché promuova adeguate pressioni sul Parlamento. Se ci sono riusciti i francesi, possiamo farlo anche noi.
francia-concorsi bellezza
La Francia li ha fermati: mettendoli fuori legge lo scorso settembre. E dobbiamo farlo anche noi: perché i bambini coinvolti, dopo il primo momento di euforia, patiscono traumi e forti pressioni, subiscono gravi distorsioni alla loro percezione di sè (e questo accade a tutti gli spettatori coetanei). Quando iniziano le competizioni "professionali", la cosa precipita; i danni sono enormi, e lasciano profondi strascichi, sfociando in depressione e anoressia bulimia. Inoltre tutto ciò alimenta la peggiore cultura sessista e comporta una forma di sfruttamento infantile inammissibile. Ma soprattutto... soprattutto queste fiere sono brodo di coltura per la cultura della pedofilia e per tutti i traffici ad essa legati. 
E non ci si dica che in Italia "sarà diverso"! Ciò che è successo negli altri paesi non ci insegna nulla? Le cose che avvengono nei backstage sono talmente rivoltanti, che perfino le manager sfrutta-bambini più agguerrite a volte cedono e abbandonano il business disgustate. Non aspettiamo di arrivare fin lì, lì dove poi non ci si riesce più a fermare.
concorsi-bellezza bambini
Lo studio dell'Università dell'Arizona è stato condotto dalla nutrizionista e docente dell’Arizona University Martina M. Cartwright che, insieme ai suoi collaboratori, ha partecipato di persona a moltissime gare organizzate negli angoli più sperduti d’America, e tastato da vicino la vita delle baby-miss. Ha anche presenziato a diverse registrazioni del (famigerato) reality show Toddlers & Tiaras. Il risultato è incontestabile: queste competizioni hanno poco a che fare con i bambini. Piuttosto, sono arene in cui trovano spazio i peggiori istinti degli adulti - inclusi, purtroppo, i genitori.

domenica 5 maggio 2013

Il circo dell'odio contro le donne: ora ci si mettono anche le Iene

La fiera delle falsità e il circo dell'odio contro le donne: in questo preciso momento, h. 22 del 5 maggio, giunge in pompa magna, in prima serata Tv, la peggiore disinformazione volta a fomentare pura ostilità contro le "donne" come compatta categoria, tramite le più sfacciate menzogne. 
Quali donne? Tutte. La donna, in quanto tale, è "sotto controllo" (e fino a un certo punto), solo se è tua moglie. Appena è la tua ex farà tanti e tali danni per cui merita solo odio e se ci scappa anche la morte, bèh! queste donne sono esasperanti: il femminicidio se lo vanno a cercare. 
Vi ricordate il volantino del prete? Ecco. E' questa la Weltanschauung delle cosiddette associazioni di "padri separati" che hanno ispirato i contenuti del servizio andato in onda stasera su Le Iene. Una sistematica colpevolizzazione delle donne che si camuffa sempre sotto la pelosa solidarietà per i "padri poveri".
Quali menzogne? "statistiche" del tutto inventate secondo cui "le denunce per pedofilia e per violenza domestica sono false al 94-98%". 
Ah si? Si, la violenza contro le donne non esiste: l'ha inventata il "nazifemminismo". Ci sono tante denunce solo perché le mogli e le ex-mogli, fomentate dalle femministe, non si fanno sfuggire nessuna occasione per distruggere così la vita dei poveri mariti: con false accuse, e naturalmente spennandoli di ogni centesimo e distruggendoli davanti ai figli
Naturalmente queste cose non si mettono così apertamente al centro di una puntata come questa! Non ancora. Ma sono ben esplicitate nei siti delle "associazioni" suddette. Le stesse che, secondo i monitoraggi di numerosi osservatori, gestisce anche numerosissimi siti e pagine fb.
A quanto pare sono proprio i contenuti che indefessamente propugnano queste associazioni che hanno ispirato i contenuti del servizio  delle Iene, in cui sono state presentate anche le "case a basso costo" che a Roma sono state messe a disposizione dei poveri padri cacciati, messi sul lastrico da mogli avide.
A spese della collettività, ovviamente: cosa su cui non ci sarebbe niente di male, ovviamente: abbiamo bisogno di servizi, specie per le persone bisognose. Se non fosse che le stesse amministrazioni Alemanno-Polverini, mentre premurosamente si occupavano di sostenere i padri separati, hanno anche operato per distruggere sistematicamente, per anni, storici servizi destinati alle donne; e perché? ma per mancanza di fondi, no? e anche per mancanza di condivisione sulla cultura dei diritti, che ha portato appunto tali amministrazioni alla famigerata Legge Tarzia contro i consultori e la libera scelta. [E che palle, era ora, del resto è noto, che consultori e centri antiviolenza sono ormai macchine da soldi colonizzari da femministe cattive (femminazi), dedite a seminare odio contro il maschio (misandria): sempre termini e concetti desunti dai siti delle associazioni suddette].  E' grazie a queste associazioni che qui, stasera, Le IENE ci rivelano il tragico costume delle denunce di "falsi abusi".

Negazionismo della violenza, tolleranza della pedofilia, discredito e disprezzo sulla metà intera del genere umano.
Eccola: questa è esattamente la "cultura" su cui attecchisce la piaga del femminicidio.

Questa è la cultura più odiosa del patriarcato, che (nel timore venga meno, con la tragica "evoluzione dei costumi"), da tempo è coltivata tramite centinaia e centinaia di siti e pagine che impazzano in rete e su fb, ma che sembrano proprio emanati dalla stessa fonte: un'organizzazione dell'odio contro le donne, attivissima sotto un sacco di nomi diversi, che ha trovato nel risentimento degli uomini separati (e a volte, purtroppo, anche delle loro nuove compagne) una miniera di consenso.
E' un'azione ininterrotta di semina-odio: contro le donne, e contro il famigerato "femminismo" causa di tutti i mali sociali. Una semina che sfrutta un disagio reale: fatto da un lato di uomini che non accettano le separazioni, e in parte anche di rancori legati a cattivi comportamenti reali di ex-mogli.  Che esistono - non saremo noi a negarlo; tutti sappiamo quanto possono essere cattive e vendicative anche le donne.
Ma restano casi, non casistiche. Non esiste nessuna violenza di massa delle donne contro gli uomini; e ciascuno di noi lo sa bene. Mentre le statistiche sulla violenza contro le donne sono la più banale delle verità, che tutti conosciamo e incontriamo ogni giorno non solo sui giornali, ma nella nostra vita reale. 

Ora: molti padri separati (così come anche un sacco di gente non separata), vivono in condizioni di povertà, questo è certo. Ma la Caritas stessa, che pure assiste soprattutto uomini (in quanto in buona parte immigrati) conviene che le madri separate povere sono di gran lunga ancora più povere e numerose. 
Non è certo un problema che colpisca di più i maschi, per "colpa delle donne". Semmai il contrario.

E le "false denunce" delle donne e delle madri, purtroppo, sono VERE.
Questa puntata apologetica delle associazioni di presunti "padri separati", che sostengono l'esistenza di false "sindromi" come la PAS, per vanificare le accuse di violenze di pedofilia, per colmo di sfregio è stata diffusa oggi, 5 maggio: nella giornata nazionale contro la pedofilia.

Cari "Le Iene", ci avete molto deluse. Un programma da cui - almeno finché non ha cambiato conduttori - ci saremmo aspettate più obiettività. Ma ora lo conduce Mammuccari: quello che metteva le donne seminude a carponi, in vetrina sotto a scrivanie trasparenti: a mostrare la loro insipienza, mentre lui, brillantemente (si fa per dire), conduceva.

A nome di tutte le donne e delle madri che ogni giorno subiscono veri e tragici abusi, noi protestiamo formalmente.

5 maggio 2013, quinta giornata nazionale contro la pedofilia


Aggiornamento: le critiche apparse a questo post ci sono valse diffide che ci imponevano di cancellarlo. NON dalle Iene, beninteso; ma da un'intera compagine di "associazioni dei padri separati". A cui abbiamo risposto qui