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mercoledì 20 novembre 2013

Salviamo i bambini, salviamo la terra sotto ai nostri piedi: salviamo noi stessi

Ma perché dovremmo avere una giornata particolare per ricordarci delle bambine e dei bambini? Perché se no NON ce ne ricordiamo. Punto e basta. L'umanità come organismo collettivo si ricorda una sola cosa, tutti i giorni e senza fallo: come litigare, confliggere con se stessa, distruggere la terra che ha sotto ai piedi. 
I bambini sono il nostro bene più prezioso ma anch'esso (come avviene allo stesso ambiente vitale che ci ospita), viene calpestato, svillaneggiato e - soprattutto - infarcito di veleni che non tarderanno a scoppiare. Zero educazione, zero cultura, zero prevenzione: si investe solo nel contrario di tutte queste cose: pattumiera emotiva che serve però a muovere soldi. Esattamente come avviene, letteralmente, nella gestione dei rifiuti fisici. Vi capita mai di accendere la televisione ogni tanto? solo, ed esclusivamente, stupidità, pornografia dell'apparire, e soprattutto violenza, violenza, violenza, e film dell'orrore. Questo è il cibo della mente che diamo ai nostri figli. Non parliamo poi del cibo che diamo (o non diamo), sul piano letterale.
Ogni tanto ne abbiamo piccoli segnali, e nessuno si muove! Ieri sera un nuovo servizio su Le Iene su una catastrofe di proporzione inaudita:
Ecco qual è, secondo Carmine Schiavone (ex-capoclan dei Casalesi), la cosa più grave di tutta questa terrificante vicenda: arrivavano 120, 130 Tir per volta di rifiuti tossici e nucleari: smaltire così 1 fusto di rifiuti nucleari costava, anziché 2.000.000, 200.000 lire! lì non c'era niente, hanno seppellito tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici e fanghi termonucleari, e poi ora ci coltivano, e ci hanno costruito e la gente abita lì sopra. Io prego Iddio che i fusti nucleari non si siano ancora aperti, se no il disastro lì è - già adesso - peggio che a Chernobyl. Io non ho partecipato, già allora avevo chiaro che si condannavano a morire generazioni intere"
Poi mostra i siti sulla mappa: casa nostra, avvelenata per sempre, irrimediabilmente, per ettari ed ettari, un territorio che era vanto e bellezza del nostro paese in tutto il mondo. Ora solo veleno. Una storia da anni e anni (almeno in parte) già denunciata mille e mille volte anche da Saviano, e sempre lasciata a cadere come un dettaglio senza importanza. E per fortuna che ora, della terra dei fuochi si interessa almeno il Papa... La Campania è avvelenata, addirittura peggio della Puglia, con l'ambiente  tarantino distrutto grazie ai furti e alle omissioni dell'Ilva.
Ma come avviene a casa nostra... così avviene in tutto il mondo. Lo sapete che solo quest'anno sono stati bruciati nel deserto del kuwait 7 milioni di penumaitici - avevano ormai coperto un'area così vasta che risaltava dal satellite. E tutti i rifiuti nascosti, che non si vedono? Rendiamoci conto che la politica a cui siamo in mano ha scavato questa terra come un groviera, l'ha infarcita di rifiuti, in profondità e in superficie l'ha inzuppata di veleni, ha raso al suolo buona parte dei suoi organismi vitali, e la sta mandando a fuoco: fuoco, fiamme e alluvioni. TUTTO E' COLLEGATO da un filo diretto. Un quadro in cui rientra anche la tragedia che ha colpito in questi giorni la Sardegna.
Vogliamo fare qualcosa? Forse, potremmo partire da qui:


mercoledì 12 giugno 2013

Sesso o stupro? Ancora sui processi mediatici

Il quotidiano giuridico Studiocataldi.it ci ha inviato un pezzo che entra nel merito del dibattito sollevato dalla lettera di alcune blogger donne indirizzata al direttore di Italia Uno, Luca Tiraboschi, riguardo al servizio de Le Iene, di cui abbiamo parlato QUI, e QUI. Un pezzo che entra nel merito, appunto, dei risvolti giuridici. Eccolo:

Dopo aver scritto un pezzo sul femminicidio ho ricevuto da una lettrice un tema estremamente interessante, sia perché affronta tematiche femminili sia perché implica alcune riflessioni sulle responsabilità dei media nei giudizi penaliTutto parte da un servizio de Le Iene, all'interno della puntata del 2 giugno, dal titolo significativo "Sesso o stupro?", nel quale sono stati intervistati due uomini di Uras (Oristano) condannati in primo grado per violenza di gruppo, commessa contro una ragazza nell'estate del 2010.
La sentenza è stata emessa recentemente e pare destinata a non avere un epilogo in tempi brevi, soprattutto a causa del polverone mediatico che ha scatenato. Per farla breve, i due, durante una festa di addio al celibato in una discoteca, hanno conosciuto una ragazza, che è finita con l'essere la vittima di una violenza all'interno del parcheggio del locale.

referti medici parlano di tumefazioni al volto ed escoriazioni e gli esami del sangue hanno dimostrato che la ragazza non fosse in uno stato di alterazione da sostanze allucinogene, mentre è certo uno stato di ebbrezza. Eppure i due si sono dichiarati, e continuano a farlo, innocenti. Il parere del giudice è invece assolutamente inequivocabile, i due "hanno approfittato delle sue condizioni di inferiorità, derivate dallo stato di ebbrezza alcolico che ne limitava fortemente la capacità di autodeterminazione e di reazione".

Eppure l'intervista rischia di far apparire i due uomini come vittime e la ragazza come una sorta di ninfomane affamata di droga e soldi (pare infatti che i due le abbiano offerto, in cambio di un rapporto a dir loro consenziente, la rispettabile cifra di...50 euro), anche se a risentire bene le frasi del suo commentatore, la Iena Mauro Casciani, dei dubbi sui due sorgono. Ma siccome non tutti gli spettatori, forse, sono andati a rivedersi l'intervista per più di una volta, ciò che purtroppo resta in maniera preponderante è il solito refrain di retaggio bigotto: donna ubriaca ergo lecito approfittarne. Insomma la vittima, per come appare di primo acchito, sembra realmente che più che stuprata si sia solo voluta dare alla pazza gioia. Per poi pentirsene il giorno dopo e decidere di denunciare una violenza.

Questo mette in luce, quale che sia la verità, un paio di problemi di fondo. Innanzitutto il problema della sottile linea tra liceità e non di alcuni atti, come quello di fare sesso con una persona non perfettamente cosciente. Che sia ubriaca, mentalmente offuscata o ritardata, poco cambia: approfittarsi è da perseguire perché non ci può essere consenzienza da parte di chi subisce l'atto sessuale. In secondo luogo, uno dei grandi handicap del nostro paese, cioè quello dei processi fatti dai media, e a cui è ora di dire basta. Abbiamo appurato che la televisione, o internet, è un mezzo potentissimo per plasmare le idee di chi la subisce. Mandare in onda un servizio del genere, che in embrio poteva essere anche interessante, rischia di annullare anni di lavoro di magistrati e di avvocati, di screditare le vittime, di beatificare i carnefici. 
Sarebbe forse il caso che i processi si facessero nelle aule, ma siccome l'informazione è un diritto di tutti basterebbe semplicemente tentare la via della maggior neutralità, perlomeno nei casi più delicati, come quello delle violenze sessuali appunto.

Barbara Sordi, 12 giugno 2012



sabato 8 giugno 2013

Nadia Somma: denunciare per essere bollate come calunniatrici? No, grazie

Ringraziamo Nadia Somma per il suo pezzo, pubblicato sul Fatto Quotidiano, dopo la lettera (finora senza risposta) inviata ai responsabili di Italia Uno. Lo apprezziamo moltissimo per la chiarezza che fa sui veri argomenti per cui sono da ritenere inaccettabili i contenuti di certi servizi di "informazione". Argomenti che mettiamo in evidenza nel post che riproponiamo qui, corredato di ulteriori link utili per approfondimenti. 
Il 2 giugno, il programma di Italia Uno “Le iene” ha trasmesso il servizio “Sesso o stupro?”  che mette in dubbio la sentenza di condanna  a 5 anni di reclusione inflitta dal tribunale di Cagliari a due uomini per il reato di stupro. Nell’estate del 2010 infatti una donna li denuncia per una violenza sessuale avvenuta davanti a una discoteca. La sentenza di condanna viene emessa nel 2012, dopo ben due anni di raccolta di prove, audizioni dei testimoni a difesa o a carico degli imputati, valutazione dell’attendibilità degli stessi, valutazione delle tesi della difesa. In alcuni minuti di servizio, ”Le iene” hanno imbastito una  sorta di processo sommario sulla base della sola testimonianza dei due condannati e, dopo aver citato in maniera frammentaria tre o quattro testimonianze estrapolate dalla copiosa documentazione degli atti processuali, hanno stabilito che la sentenza di primo grado non convinceva.
Il portale “La rete delle reti femminili” ha pubblicato una lettera indirizzata sia a Luca Tiraboschi, direttore di rete che alla redazione de “Le iene” per chiedere che “il programma e i responsabili di rete si scusino e sconfessino senza reticenze simili contenuti e la filosofia che vi è sottesa”.

La lettera allude a buon titolo a una sorta di ”filosofia” implicita nel servizio, perché il video di domenica 2 giugno segue un altro del 5 maggio in cui il fenomeno della violenza contro le donne viene negato da un’associazione di padri separati per cui “le violenze sulle donne non esistono, il 98% sono tutte calunnie per vendetta nei confronti degli ex o degli uomini per spillare denaro eccetera”.

Nonostante il fenomeno della violenza contro le donne sia ormai riconosciuto, denunciato e studiato a livello internazionale dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale della Sanità, 

nonostante siano state fatte piattaforme e stipulate convenzioni internazionali per contrastarlo; 

nonostante il 28 maggio scorso sia stata ratificata alla Camera la Convenzione di Istanbul

nonostante le indagini dell’Istat, 

nonostante le donne continuino a essere ammazzate a fronte di centri anti-violenza sempre più depauperati, 

[nonostante tutto ciò, ndr] continuiamo a imbatterci nella negazione  del fenomeno [qui riguardo alle statistiche su dati documentati, e qui una riflessione di Adriano Sofri sul tema, ndr].

Salvaguardando il diritto alla difesa e la presunzione di innocenza di indagati, imputati e condannati fino a sentenza definitiva, bisogna dire 2 cose: 

1. innanzitutto che i processi sommari sono sbagliati, soprattutto in una realtà dove la cultura misogina favorisce l’emersione della violenza contro le donne; 

2. in secondo luogo che le sentenze della magistratura si rispettano. 

Ci sono ben tre gradi di giudizio a garanzia degli imputati che si possono difendere in tribunale e non alla vecchia maniera. Quale? [quella del victim blaming, metodo messo molto bene in evidenza dal famoso processo per stupro del 1979, e da sempre, e ancora, in gran voga; ndr].
Sul web [in numerosi siti, inclusa la pagina fb delle Iene: vedi ultima foto nel post, ndr] è in atto una lapidazione collettiva nei confronti di quella donna, vittima di stupro, tanto per continuare a perpetuare con mezzi moderni, arcaiche ritorsioni nei confronti delle donne che denunciano uno stupro.  

La società ha sempre risposto, e lo fa tuttora, alla denuncia di stupro di una donna con emarginazione, isolamento e stigmatizzazione. Perché l’unica donna stuprata davvero credibile è una donna morta.

Così ecco esplodere la reazione online fatta da offese (anonime) scagliate come pietre da una canea livorosa convinta del valore della giustizia fai da te grazie al servizio de “Le iene”. 

A questo punto l’incoraggiamento finale di Mauro Casciari che ha realizzato il servizio – “Donne denunciate…” –  suona come una beffa. 
Perché mai le donne dovrebbero sentirsi incoraggiate a denunciare stupri o violenze? Per essere etichettate come calunniatrici, mogli vendicative, arpie senza scrupoli? No grazie.



lunedì 3 giugno 2013

Le Iene sullo stupro: questa non è informazione, è violenza. Direttore, rispondi

Egr. Direttore di rete Luca Tiraboschi
Gent.ma Tiziana Mazzola, uff. stampa programmazione Italia Uno
E, per conoscenza: Redazione di Le Iene
SLC - Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione; al segretario Francesco Aufieri

Egregio Direttore,
ultimamente un notissimo programma di intrattenimento e informazione di Italia1, Le Iene, reso molto popolare da servizi di denuncia che portano alla luce episodi di ingiustizie, truffe e corruzione, si è reso (inaspettatamente) portatore di contenuti fuorvianti e pericolosi riguardo alla percezione del tragico fenomeno della violenza di genere. 
Al punto di raccogliere l’idea, sostenuta da alcuni, che le denunce presentate dalle donne contro violenze sessuali e domestiche, o atti di pedofilia, sarebbe in gran parte “falsa”, addirittura indotta da un presunto malcostume femminile di denunciare “falsi abusi” al puro scopo di fare dispetti a persone di sesso maschile o di ricattare i rispettivi compagni.
Un’idea rivoltante, che nessun riscontro ha nella realtà, e che comporta il gravissimo pericolo di alzare ulteriormente il tasso di misoginia in un paese che vanta già un tristissimo primato nel continuo susseguirsi di femminicidi.

Un’idea che fa capolino anche in un servizio dall’eloquente titolo “Sesso, o stupro?” presentato nella puntata del 2 giugno [vedi anche questo post], in cui si mette in dubbio una sentenza di colpevolezza per stupro aggravato, senza alcun elemento serio. Dunque sulla base di cosa? Del parere dei due condannati.
Un servizio che ci ha profondamente indignato. I due uomini, condannati a 5 anni per stupro di gruppo e lesioni personali aggravate, hanno potuto dichiarare, davanti a milioni di persone, che la sentenza è persecutoria in quanto basata praticamente sul nulla: loro sono innocenti, in quanto adescati da una donna che ha richiesto di far sesso con loro. Cioè il quadro è esattamente lo stesso fornito eternamente dagli accusati, in tutti i processi per stupro che si rispettino: le vere vittime sono loro, mentre il colpevole è chi denuncia lo stupro. Una donna colpevole di calunnia e di avere ingiustamente devastato la loro vita di bravi ragazzi e lavoratori.
In nessun conto sono tenute le lesioni riscontrate dalla vittima al pronto soccorso: abrasioni agli arti, ecchimosi diffuse in tutto il corpo e sul volto. Secondo l’autorevole parere degli intervistati la ragazza se li è procurati nella passione di un atto consenziente: girandosi più volte nell'erba, e poi stava carponi sul terreno, è normale che avesse dei graffietti sulle ginocchia.
E perché la ragazza avrebbe deciso di affrontare un processo per stupro?
perché il giorno dopo si sarà pentita: di cosa? della sua intraprendenza sessuale, e avrà voluto dimostrare che non era colpa sua, andando così a denunciare i due sconosciuti al solo scopo di danneggiarli.
E cosa avrebbe giustificato un servizio che, oltre a colpevolizzare una vittima, infanga il lungo e paziente lavoro degli inquirenti? inesistenti risvolti oscuri.
In conclusione, il conduttore commenta la vicenda adombrando che questa sentenza non convince, e conclude dicendo: non esprimiamo giudizi, ma aspettiamo l'esito del processo di appello.
Si, anche noi. Con fiducia verso la magistratura, che non pensiamo metta in atto strategie persecutorie verso il genere maschile.

Ultimo, e non meno importante: i processi si devono fare solo nelle aule di giustizia, dove sono valutati gli elementi reali per farli. Non in tv, per giunta dando la parola ai soli accusati. Ferme tutte le garanzie costituzionali a difesa degli imputati e delle vittime, la giustizia "fai da te" suggerita in questo servizio delle Iene è inaccettabile nella tesi adombrata, e anche nel metodo, gravemente scorretto.

Pensiamo che il programma e i responsabili di rete si debbano scusare, e sconfessare senza reticenze simili contenuti e la filosofia che vi è sottesa. Noi, invitando a una maggiore vigilanza nella qualità dei messaggi, e negli esiti che possono avere, chiediamo le scuse formali del programma e dei responsabili di rete.
3 giugno 2013


Aggiornamento del 5 giugno
> grazie
•  Grazie! cara, cara Lagostena Bassi. Grazie cara, cara Franca Rame. Grazie, care amiche e amici che state rilanciando questa lettera, vigilando su un problema che NON si può trascurare: è questo un caso in cui il silenzio non è d'oro
Non dimentichiamolo: lo stupro è arma di guerra per eccellenza! in tutte le guerre, e nella guerra trasversale e quotidiana contro le donne di tutto il mondo - che è in grandissima parte guerra mediatica.
> precisazioni
• 1. se volete ricostruire meglio la vicenda, a questo post trovate tutti i link di riferimento.
• 2. di seguito posteremo man mano le figure che stanno comparendo in rete, a commento dell'inqualificabile operazione di victim blaming promossa da questo servizio. Grazie per le vostre segnalazioni. 
• 3. Vi ricordiamo che il victim blaming ha una lunghissima e collaudata storia, che dimostra come si tratti di un'operazione che non va sottovalutata, perché può ingenerare conseguenze estremamente pericolose: non solo per l'effetto disastroso di involuzione culturale, ma anche rispetto all'induzione strettamente correlata di nuova violenza


Vedi anche:
Denunciare per essere bollate come calunniatrici? no grazie.





Sesso o stupro? dacci oggi il nostro negazionismo. La domenica: ci pensano Le Iene

E così, anche nella puntata di stasera i poveri uomini perseguitati dalla nazifemministe e dalle "false accuse" hanno trovato asilo nel nuovo reparto anti-donne inaugurato dal nuovo corso delle Iene, quelle di Mammuccari. Un reparto di cui non esisteva traccia nella versione del programma condotto da Luca e Paolo, ma che ora ha acquistato evidente visibilità; tanto da essere stato identificato con successo, da questi uomini perseguitati, come un alleato disponibile. E non si sbagliano!
Detto e fatto: a chi rivolgersi, essendo stati riconosciuti colpevoli di stupro di gruppo e per giunta di lesioni personali pluriaggravate? Ma, elementare!
Alle comprensive Iene-del-nuovo-corso.


Detto e fatta: carta e penna, come due novelli Totò e Peppino, i due bravi ragazzi scrivono alle Iene, spiegando di essere stati oggetti di "false accuse".
E la redazione cosa fa? Si commuove, forse. E imbastisce il surreale servizio che trovate QUI, dal titolo "Sesso, o stupro?". I due bravi ragazzi vengono intervistati nelle rispettive case, sullo sfondo di un rassicurante tinello e una cucina (qui con una statua di un pio santo in primo piano), e raccontano, increduli e ironici, di quella sera in cui si trovavano con altri amici (tutti maschi) a una festa di addio al celibato, in discoteca. 
Due bei ragazzi dall'aspetto non proprio arrapante: uno allampanato, con l'apparecchio ai denti, l'altro in sovrappeso; francamente non irresistibili. Ma a lei sono piaciuti. Infatti, in discoteca il primo viene adescato da una ragazza alticcia, che gli fa avances molto spinte. Ma non solo gli chiede di fare sesso: trova entrambi così attraenti che, spiegando di essere una che "ama le cose strane", suggerisce di coinvolgere anche il ciccione per un rapporto à trois. Felici dell'inaspettata proposta, i due vanno con lei nel parcheggio e, in clima di grande cameratismo e reciproca complicità, hanno un rapporto esaltante ("una gran scopata", parole loro).
Il giorno dopo, ripresasi dalla sbronza e dopo aver vomitato più volte, la ragazza si reca al pronto soccorso a curare le ferite, e qui i referti parlano chiarole certificazioni mediche rilasciate alla giovane dal pronto soccorso del Brotzu: abrasioni agli arti, ecchimosi diffuse in tutto il corpo e sul volto. La conferma - per l’accusa - che la donna è stata pestata, trascinata sull’asfalto del parcheggio e violentata. Il tutto grazie a condizioni psichiche pesantemente alterate dall’alcol: l’accusa ha dimostrato che ancora il giorno dopo, trascorsa la notte in uno stato di semi-incoscienza, la donna ha vomitato più volte. Ecco perché non è andata subito al pronto soccorso o a un posto di polizia: il suo stato non glielo consentiva.
Medicata al pronto soccorso, e recuperata la lucidità, la ragazza denuncia lo stupro. Rovinando così due poveri ragazzi innocenti, anche la loro mamma lo dice! Seri lavoratori, che erano caduti nella sua trappola.
Il che ci ricorda qualcosa.

E ora come allora, i bravi ragazzi rispondono in modo ineccepibile a tutte le domande trabocchetto. La prima: ma.. se è stata lei stessa a proporvi un rapporto, perché avrebbe dovuto denunciarvi e affrontare la trafila di un processo?
perché il giorno dopo si sarà pentita, e avrà voluto dimostrare che non era "colpa sua" [? a chi?].
Certo, lei dice che non era consenziente affatto, anzi: una volta arrivati al parcheggio (attirata lì con la promessa di una striscia di coca), hanno avviato i rapporti tirandole un pugno in faccia che ha lasciato una evidente ecchimosi. Ma c'è un ottimo argomento anche per spiegare perché no, questo non è possibile:
se davvero le avessi tirato un pestone, con la mia stazza altro che quello, l'avrei disintegrata.
E allora come si spiegano le tumefazioni in tutto il corpo? e anche a questa domanda c'è una risposta logica, direi scientifica:
bè, si è girata più volte, nel campo, con l'erba, e si sarà fatta alcuni graffietti: stava carponi sul terreno, è normale che avesse dei graffetti sulle ginocchia.
Insomma: come non credere alle loro proteste di innocenza? Le Iene alla verità ci tengono: ecco dunque un bel servizio, giustificato dai numerosi risvolti oscuri. Siamo davvero sicuri che si sia trattato di stupro... e non solo di sano sesso? [seguito da infami false accuse??! ndr]
Mmmmhh.. diciamolo, sotto sotto questa sentenza non convince!..
E il messaggio è chiaro: non danno giudizio ma.. le Iene mica si fanno infinocchiare. Ora, ci informa l'autore del servizio, aspetteranno (severi e vigili) l'esito del processo di appello. 
Meriterebbe una bella riflessione a parte il servizio (nella stessa puntata) "Nascere senza padre", in cui due madri lesbiche sembrano "dimostrare" come valore assoluto che il padre non servirebbe a niente. Ma ora restiamo sul gravissimo tema delle "false accuse". In fondo c'è chi sostiene che siano il 98% del totale! Ne vorremo tenere conto?

Aggiornamento: vi rimandiamo anche alla lettera inviata oggi da numerose blogger e associazioni al Direttore di rete di Italia1, e alla redazione delle Iene.

giovedì 16 maggio 2013

Grazie

Grazie, Riccardo Iacona.
E una dedica: dedicato alle Iene. E dedicato ai padri separati. A quelli che pretendono di parlare a nome di tutti, e raccontano balle. E a quelli che non si lasciano strumentalizzare. Con sentimenti diversi, certo; ma dedicato a tutti.

lunedì 13 maggio 2013

Dopo il servizio delle Iene, diffide e minacce di azioni legali: a cui rispondiamo qui

I recapiti della rete delle reti, e le moderatrici del blog, hanno ricevuto diverse "diffide", tramite posta certificata, che imponevano di cancellare questo post, in quanto conterrebbe informazioni "false, destituite di qualunque fondamento, calunniose e diffamanti". In caso contrario "l'associazione Adiantum procederà", continuano le diffide, "nei vostri confronti nelle opportune sedi giudiziarie - civili e penali, con riserva di risarcimento di tutti i danni. Cordialità", conclude "Alessio Cardinale, Portavoce Nazionale di Adiantum". 

Premessa: noi approfondiamo sempre ogni notizia verificando attentamente le fonti e citandole scrupolosamente. Ogni nostra teoria, e la nostra prassi, si fondano ferreamente sulla gentilezza e la verità: anche se a volte questi 2 concetti sembrano fare a pugni. Perciò, anche senza minacciarci di niente, se mai ci capiterà di riscontrare di essere incappate in una bufala, sarà nostra cura rettificare subito e chiedere scusa per prime, su questo non si discute. 
Proprio per questo non crediamo necessario cancellare il nostro post. E per inciso, le diffide legali ci appaiono come l'altra faccia del bombardamento di commenti pieni di violenza che colpiscono sempre a raffica chi osa criticare un certo tipo di posizioni e di siti: vedi questo altro post, uscito ieri, sullo stesso sconcertante servizio delle Iene
Doveroso, però, rispondere nel merito ai 4 punti che il Portavoce Nazionale di Adiantum chiede anche pubblicamente di rimuovere, in un commento al post citato. Li elenchiamo di seguito, fra virgolette, citando le sue parole letterali, e dando le relative risposte:   

1. "questo articolo, tra le altre cose, riporta la seguente frase: '...ma sono ben esplicitate nei siti delle "associazioni" suddette e della loro capofila, l'associazione Adiantum (..)"
RISPOSTA: a cosa fa riferimento il post, dicendo che è 'ben esplicitato' nei vostri siti? al concetto che ogni sorta di dramma sociale e di conflitto fra i sessi sarebbe causato dal 'femminismo', presentato come una sorta di piaga culturale che induce anche il diffuso presunto malcostume femminile di vessare padri e mariti, a causa del quale la maggior parte di denunce per violenza domestica e pedofilia sarebbero addirittura 'false'.
Che questa sia la visione delle cose promossa da associazioni che si presentano come "dei padri separati", difficile negare: considerato che è il principale messaggio promosso dai rispettivi siti. Saremmo liete però di ricevere (e di valorizzare) una chiara e inequivocabile presa di distanze da simili concetti. Nell'attesa, rimuoviamo il nome di una particolare associazione dal post

2. Sempre citando il nostro post, segue la frase (riferita ad associazioni di "padri separati"): "capitanate dal papà (separato?) di un signore condannato in via definitiva per abusi sui bambini di un asilo in cui aveva una posizione professionale di rilievo..."
RISPOSTA: si tratta in effetti di un fatto gravissimo. Ma poiché lei ci informa che sarebbe "falso e destituito di qualunque fondamento", in attesa di ulteriori verifiche accogliamo la sua richiesta e rimuoviamo la notizia - benché di dominio pubblico in quanto già acquisita in rete da anni: noi infatti l'abbiamo desunta da una fonte pubblica la quale riporta anche "stralci della sentenza che ha portato alla condanna in appello" (fonte che - come facciamo sempre - abbiamo scrupolosamente citato, e che richiamiamo anche qui e qui).
Aggiungiamo che, qualora tutto ciò fosse falso, dovreste rivolgere le vostre querele a questa fonte. Nel caso vi preghiamo di informarci dandoci gli elementi utili a pubblicare anche un post di smentita; cosa a cui (nel caso) sarebbe nostra cura adempiere senza riserve. 

3. Sempre dalle frasi che si chiede di cancellare: "E' l'associazione ospite di Le Iene, e che a Roma, dalla giunta di Alemanno, ha avuto case a basso costo (a spese della collettività) per i poveri padri cacciati, messi sul lastrico da mogli avide. E' l'associazione che qui, a Le IENE, ci rivela il tragico costume delle denunce di falsi abusi".  
RISPOSTA: ha ragione, sig. Cardinale: non abbiamo elementi certi per dire che l'operazione delle "case a basso costo per i padri separati" sia andata in porto grazie alla mediazione di una particolare associazione. Questo, per chi (come noi facciamo sempre) decidesse di approfondire, è quanto si potrebbe dedurre da varie fonti in rete: ma conveniamo che non sempre la rete è attendibile ("padri separati" insegnano); dunque, dato che la forma non vi era gradita ed era forse imprecisa, abbiamo in parte rettificato, e provveduto a precisare meglio.

4. Infine si chiede di cancellare quanto segue: "Negazionismo della violenza, tolleranza della pedofilia, discredito e disprezzo sulla metà intera del genere umano...."
RISPOSTA: Completiamo noi la frase lasciata in sospeso "Eccola: questa è esattamente la "cultura" su cui attecchisce la piaga del femminicidio". E qui si tratta di opinioni legittime (oltre che fondate), opinioni che (grazie a Dio) non sono ancora fuorilegge. Leggendo i siti misogini "In difesa dei padri separati" noi leggiamo questo (e non siamo le sole; qui un esempio a caso - di quasi 3 anni fa! e qui un altro di pochi giorni fa), come i suddetti difensori di "padri separati", leggendo il messaggio per la parità fra i generi e per pari diritti (che con grande fatica il femminismo ha introdotto in un mondo che da millenni esclude le donne), ci vedono strapotere vessatorio, al punto di definire le attiviste per i diritti "nazifemministe".

Il nostro modo di reagire è indubbiamente perentorio, perché il dilagare di vero odio contro le donne, che sfocia quasi ogni giorno in nuovi femminicidi, non può lasciarci indifferenti. Specie ove si adombri che la violenza stessa contro le donne sia (così come i suicidi maschili) da considerare come logica conseguenza di presunta arroganza femminile.

Noi amiamo i nostri padri, fratelli e mariti (e figli), sig. Cardinale: noi amiamo ogni uomo capace di avere verso di noi considerazione paritaria: e dunque quell'empatia che rende ogni essere oltremodo caro e prezioso al suo simile. Noi sappiamo quanto sia prezioso, ogni padre che affianca una madre - anche da separato. Dunque ci indigna che, prendendo a pretesto la povertà (che non colpisce solo i "padri separati", ma tutti), nonché singole situazioni di disagio familiare di cui anche le donne (certo!) possono essere responsabili, e facendo leva sui drammi delle separazioni, si finisca per addossare tutte le colpe al "femminismo" e all'universo femminile, perfino la colpa delle violenze di genere.  Cercando di rinfocolare l'astio di uomini che le separazioni non le accettano. Con un solo scopo: ricacciare le donne in condizione di sudditanza, la sola in cui (dal punto di vista dei loro aspiranti padroni) non potrebbero "fare danni". Queste le nostre opinioni, fintantoché qualcuno non riuscirà a metterle fuori legge.

Tanto dovevamo e, per maggior chiarezza, rimandiamo chi legge al successivo post in cui cercheremo di esplicitare meglio perché riteniamo che il servizio delle Iene della discordia abbia presentato una situazione mistificata e lesiva della figura femminile.
Cordialità
Retedellereti femminili

sabato 11 maggio 2013

Sabina Ciuffini: madri e padri separati, e abusi sui più deboli

Sabina Ciuffini scrive in riferimento al tema delle separazioni e degli abusi sui più deboli; anche in relazione alle offensive di associazioni che si definiscono di “padri separati” che fra i loro sponsor contano su Timberio Timperi, che da anni porta ad esempio la sua storia personale. Sua storia in cui, però, risulta che eventuali “false accuse” forse provenivano proprio da lui, visto che recentemente Timperi è stato rinviato a giudizio per diffamazione proprio nei confronti della ex-moglie. Chi dice il vero, e chi il falso? In un recentissimo servizio delle Iene queste associazioni hanno spiegato che le donne sarebbero spesso dedite a persecuzioni nei confronti dei compagni o degli ex-mariti, al punto di produrre numeri considerevoli di denunce false, che sarebbero volte più che altro a ottenere più soldi in sede di separazione. Riteniamo questi dati privi di fondamento, mentre è del tutto reale la diffusione di una violenza contro le donne che si concretizza nella strage ininterrotta che conosciamo. 

Non so cosa abbia in mente Tiberio Timperi, non lo conosco personalmente, ma ho preso visione della lettera di smentita diffusa già nel 2010 in cui la sua ex-moglie Orsola Gazzaniga documentava di aver ottemperato con scrupolo a tutte le prescrizioni del Tribunale dei Minori.
Una semplice considerazione: la presenza di un padre amorevole ed affidabile è una tale benedizione, per qualunque madre, che è davvero difficile credere che una qualunque di noi ci rinunci.
Tutti sappiamo quanto è oneroso allevare un figlio da sole, dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista dell'assistenza e della formazione.
Nessuna madre avrà amico migliore e più rispettato di un padre degno di questo nome.

Chiedo quindi a tutti i responsabili dei media e ai giornalisti della carta stampata di non prestarsi ad un'operazione, chiaramente infondata, che mira a descrivere le madri che hanno difficoltà con l'altro genitore come truffatrici e bugiarde. 

Ci sono sicuramente delle percentuali irrisorie di donne patologiche, ma è doveroso tener presente la realtà del quadro generale. La cronaca ci restituisce continuamente i dati inconfutabili che la tendenza alla pedofilia e ai maltrattamenti appartiene quasi esclusivamente a persone di sesso maschile, che siano padri o no [su questo dato elementare abbiamo notato che anche gli uomini sono in grado di convenire, ndr]. Pensiamo ai dati del turismo sessuale, che vede coinvolti i bambini, gli uomini italiani sono ai primi posti e i numeri non mentono, quindi usiamo la logica.

Ogni volta che un responsabile della comunicazione mediatica sceglie con leggerezza tesi fantasiose come quella che parla di false denunce da parte delle madri si assume la responsabilità diretta della sofferenza di migliaia di bambini italiani e non solo
Per concludere, stavo riflettendo che dovremmo immaginare un modo di connettere gli abusi commessi sui soggetti deboli in generale, parlo di donne sì, ma anche di vecchi, disabili e bambini perchè l'origine di questo esercizio di violenza ha una causa comune. 
Per esempio vi segnalo il terrificante caso Forteto/cooperative Coop che un'altra iena, Pablo Trincia, ha raccontato. E' un racconto dell'orrore che sembra duri da moltissimi anni e che bisogna affrontare con decisione. 

Di questo dovremo parlare, e su questo interrogare gli uomini
Sarebbe veramente bello iniziare a farlo insieme, uomini e donne uniti dalla stessa indignazione e solidali nel pensare a un mondo migliore per i loro/nostri figli.  
Sabina Ciuffini, 10 maggio 2013

domenica 5 maggio 2013

Il circo dell'odio contro le donne: ora ci si mettono anche le Iene

La fiera delle falsità e il circo dell'odio contro le donne: in questo preciso momento, h. 22 del 5 maggio, giunge in pompa magna, in prima serata Tv, la peggiore disinformazione volta a fomentare pura ostilità contro le "donne" come compatta categoria, tramite le più sfacciate menzogne. 
Quali donne? Tutte. La donna, in quanto tale, è "sotto controllo" (e fino a un certo punto), solo se è tua moglie. Appena è la tua ex farà tanti e tali danni per cui merita solo odio e se ci scappa anche la morte, bèh! queste donne sono esasperanti: il femminicidio se lo vanno a cercare. 
Vi ricordate il volantino del prete? Ecco. E' questa la Weltanschauung delle cosiddette associazioni di "padri separati" che hanno ispirato i contenuti del servizio andato in onda stasera su Le Iene. Una sistematica colpevolizzazione delle donne che si camuffa sempre sotto la pelosa solidarietà per i "padri poveri".
Quali menzogne? "statistiche" del tutto inventate secondo cui "le denunce per pedofilia e per violenza domestica sono false al 94-98%". 
Ah si? Si, la violenza contro le donne non esiste: l'ha inventata il "nazifemminismo". Ci sono tante denunce solo perché le mogli e le ex-mogli, fomentate dalle femministe, non si fanno sfuggire nessuna occasione per distruggere così la vita dei poveri mariti: con false accuse, e naturalmente spennandoli di ogni centesimo e distruggendoli davanti ai figli
Naturalmente queste cose non si mettono così apertamente al centro di una puntata come questa! Non ancora. Ma sono ben esplicitate nei siti delle "associazioni" suddette. Le stesse che, secondo i monitoraggi di numerosi osservatori, gestisce anche numerosissimi siti e pagine fb.
A quanto pare sono proprio i contenuti che indefessamente propugnano queste associazioni che hanno ispirato i contenuti del servizio  delle Iene, in cui sono state presentate anche le "case a basso costo" che a Roma sono state messe a disposizione dei poveri padri cacciati, messi sul lastrico da mogli avide.
A spese della collettività, ovviamente: cosa su cui non ci sarebbe niente di male, ovviamente: abbiamo bisogno di servizi, specie per le persone bisognose. Se non fosse che le stesse amministrazioni Alemanno-Polverini, mentre premurosamente si occupavano di sostenere i padri separati, hanno anche operato per distruggere sistematicamente, per anni, storici servizi destinati alle donne; e perché? ma per mancanza di fondi, no? e anche per mancanza di condivisione sulla cultura dei diritti, che ha portato appunto tali amministrazioni alla famigerata Legge Tarzia contro i consultori e la libera scelta. [E che palle, era ora, del resto è noto, che consultori e centri antiviolenza sono ormai macchine da soldi colonizzari da femministe cattive (femminazi), dedite a seminare odio contro il maschio (misandria): sempre termini e concetti desunti dai siti delle associazioni suddette].  E' grazie a queste associazioni che qui, stasera, Le IENE ci rivelano il tragico costume delle denunce di "falsi abusi".

Negazionismo della violenza, tolleranza della pedofilia, discredito e disprezzo sulla metà intera del genere umano.
Eccola: questa è esattamente la "cultura" su cui attecchisce la piaga del femminicidio.

Questa è la cultura più odiosa del patriarcato, che (nel timore venga meno, con la tragica "evoluzione dei costumi"), da tempo è coltivata tramite centinaia e centinaia di siti e pagine che impazzano in rete e su fb, ma che sembrano proprio emanati dalla stessa fonte: un'organizzazione dell'odio contro le donne, attivissima sotto un sacco di nomi diversi, che ha trovato nel risentimento degli uomini separati (e a volte, purtroppo, anche delle loro nuove compagne) una miniera di consenso.
E' un'azione ininterrotta di semina-odio: contro le donne, e contro il famigerato "femminismo" causa di tutti i mali sociali. Una semina che sfrutta un disagio reale: fatto da un lato di uomini che non accettano le separazioni, e in parte anche di rancori legati a cattivi comportamenti reali di ex-mogli.  Che esistono - non saremo noi a negarlo; tutti sappiamo quanto possono essere cattive e vendicative anche le donne.
Ma restano casi, non casistiche. Non esiste nessuna violenza di massa delle donne contro gli uomini; e ciascuno di noi lo sa bene. Mentre le statistiche sulla violenza contro le donne sono la più banale delle verità, che tutti conosciamo e incontriamo ogni giorno non solo sui giornali, ma nella nostra vita reale. 

Ora: molti padri separati (così come anche un sacco di gente non separata), vivono in condizioni di povertà, questo è certo. Ma la Caritas stessa, che pure assiste soprattutto uomini (in quanto in buona parte immigrati) conviene che le madri separate povere sono di gran lunga ancora più povere e numerose. 
Non è certo un problema che colpisca di più i maschi, per "colpa delle donne". Semmai il contrario.

E le "false denunce" delle donne e delle madri, purtroppo, sono VERE.
Questa puntata apologetica delle associazioni di presunti "padri separati", che sostengono l'esistenza di false "sindromi" come la PAS, per vanificare le accuse di violenze di pedofilia, per colmo di sfregio è stata diffusa oggi, 5 maggio: nella giornata nazionale contro la pedofilia.

Cari "Le Iene", ci avete molto deluse. Un programma da cui - almeno finché non ha cambiato conduttori - ci saremmo aspettate più obiettività. Ma ora lo conduce Mammuccari: quello che metteva le donne seminude a carponi, in vetrina sotto a scrivanie trasparenti: a mostrare la loro insipienza, mentre lui, brillantemente (si fa per dire), conduceva.

A nome di tutte le donne e delle madri che ogni giorno subiscono veri e tragici abusi, noi protestiamo formalmente.

5 maggio 2013, quinta giornata nazionale contro la pedofilia


Aggiornamento: le critiche apparse a questo post ci sono valse diffide che ci imponevano di cancellarlo. NON dalle Iene, beninteso; ma da un'intera compagine di "associazioni dei padri separati". A cui abbiamo risposto qui