lunedì 1 aprile 2013

Incompetenti e folli: ecco perchè le donne possono salvare l'Italia

Il 3 aprile 2013 la mia maestra di vita e di politica Lidia Menapace compie 89 anni, una età che ha fatto esclamare al mio figlio più piccolo, che la conosce e che nello stesso mese ne compirà 71 di meno: “Porco mondo, che numero”!
Un numero che quando indica una età mette soggezione, invita a riflettere sul senso dell'esistenza, e che in questa esistenza particolare incarna la fatica ma anche la forza di una donna straordinaria e discreta, che si è sempre espressa con la lievità della ironia dissacrante mantenendo nel tempo una rara disponibilità al dialogo e al confronto.
Se penso alla saggezza Lidia mi appare subito, ma non solo ora che è sulla soglia dei 90 anni: l'ho conosciuta saggia da ben prima, di una saggezza che ho ravvisato in lei oltre30 anni fa, fatta non di capelli bianchi e rughe che segnano il volto, ma di quella alchimia seducente che rende decine di donne, anche molto più giovani di lei, delle brain symbol (altro che sex symbol) delle guide, delle ispirazioni a migliorare per se stesse, per le altre (e altri), nel proprio operare nel mondo.
La mia agenda, e quella di molte mie amiche attiviste e colleghe femministe è piena di nomi di donne così, e credo che tutte ci possiamo ritenere molto fortunate a conoscerle, talvolta ad averle come amiche: si tratta di donne di grande valore, competenza, intelligenza, creatività, onestà, coraggio e generosità. Tutte donne sagge, famose in poche, la maggior parte di loro sconosciuta al circo mediatico, ciascuna con talenti dei quali non l'Italia, ma il mondo ha bisogno, e che ciascuna prova, dove e come può, a condividere. Il pantheon monosessuato nominato dal capo dello stato fotografa non tanto e solo la sua incapacità di vedere questa ricchezza, ma dice del declino pericoloso in cui siamo come paese. Dice che nessuna donna è abbastanza saggia per essere davvero degna di essere 'saggio': è un po' come quando si insiste sul linguaggio sessuato, affinchè sia il maschile che il femminile venga nominato nelle frasi, ma si sa che è il neutro (maschile) a rappresentare, ancora oggi, l'autorevolezza compiuta.
Allora, forse, è necessario cominciare a dire che non abbiamo bisogno di saggi, ma di donne incompetenti e folli.
Donne che non hanno le competenze utili a reggere questo sistema escludente  e iniquo, e che non vogliono competere ma condividere.
Donne che non sono conniventi con chi ha tenuto in piedi un sistema di potere fine a se stesso, che non si sono messe in competizione per avere più denaro o più visibilità televisiva, per accaparrarsi il più ricco e famoso, né per sostenere lo status quo.
Condivido lo sdegno e la nausea  espressa da molte per questa ennesima cancellazione del femminile, ma paradossalmente questa conferma mi pare sia stata un regalo: se tra i 'saggi' si fossero buttati lì due o tre nomi di donne, anche strepitose e di unanime consenso, sarebbe stato come dare una mano di pittura fresca su un muro umido e scrostato, la gratificazione momentanea per zittire le solite folli incompetenti femministe che così non avrebbero potuto lamentarsi più di tanto. Vedete? Le donne ci sono, avrebbero detto. Senza che nuilla cambiasse davvero.
Ci siamo, sì. Tante e in rete. Si lavora molto, dentro e fuori i luoghi dove si decide, perchè cambi linguaggio, punto di vista, struttura di questa società ammalata. 
Insieme agli uomini che pensano che la saggezza non sia dei saggi, ma di chi osa divergere sguardo e pratica quotidiana, per ridare senso, finalmente e di nuovo, alla politica. 
Monica Lanfranco, per Il Fatto quotidiano

domenica 31 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge. Lidia Ravera: non me lo aspettavo

Non me lo aspettavo. Non me lo aspettavo da Napolitano ma non me lo aspetto più da nessuno. Credevo fosse ormai acquisito che non esiste alcuna possibilità di governo, di approfondimento, di riforme senza lo sguardo, la sensibilità, la diversità delle donne. Non l’ho vissuta come qualcosa contro le donne ma, come qualcosa di peggio ancora... come una dimenticanza. 
Credevo non fosse più possibile dimenticare le donne. Per giunta in questo momento, con un Parlamento con il più alto numero di donne, la giunta laziale paritaria.. non è possibile dimenticare le donne. Napolitano propone dieci saggi maschi, e poi che maschi..? senza donne e senza giovani – la stessa generazione che ci ha portato fin qua. Io devo aspettarmi che salvino l’Italia questi che per quarant’anni sono stati lì e l’hanno portata a questo punto?
Ma perché devono esserci personaggi come Quagliariello? sono queste le figure nuove, fuori dai giochi? sono questi i 'grandi saggi'? Questi dieci nomi sono da rispedire al mittente. Adesso noi prepareremo dieci nomi di donne, dieci grandi sagge. Ne troviamo anche 20. Massimo rispetto per il Presidente Napolitano: è angosciato secondo me, e l’angoscia fa velo. Ha commesso un errore. Lui lo riconosce, ci mettiamo davanti a un tavolo e facciamo o una saggezza paritaria, cinque e cinque, o una saggezza tutta femminile. Non è il momento di metterci alla prova? Noi ci siamo a dare il contributo a questo paese, nonostante come siamo state trattate.
Ma tagliarci fuori non si può fare, non passa. 
Lidia Ravera (scrittrice, Assessora alla cultura Regione Lazio) 31 marzo 2012

sabato 30 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge. Maria Teresa Meli: se ora fossi invitata a posteriori, una prece: rifiuta

E uno, e due, e tre…forse arriva al numero otto…no, e neanche al dieci. Semplicemente non c’è. 
Tra i saggi incaricati da Giorgio Napolitano di elaborare un mini programma comune a tutte le forze politiche non c’è nemmeno una donna. Fa impressione in un mondo in cui Obama le promuove dovunque e Merkel si autopromuove molto bene da sola. A questo punto c’è un’unica cosa che potrebbe essere persino peggiore di questa assenza: se si pensasse di aggiungere a posteriori una rappresentante femminile. Se accadesse, chiunque sia la donna alla quale viene fatta l’offerta, una prece: rifiuti.
Maria Teresa Meli (giornalista) 30 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge. Puppato: inaccettabile, sig. Presidente

Abbiamo un Parlamento con una buona fetta di donne, finalmente. Ma il Presidente Napolitano dimentica oggi di inserire 1 dico una donna nel novero dei cosiddetti "saggi" che devono contribuire a trarre il Paese da una delle situazioni più difficili che abbia vissuto la nostra politica.
Dieci saggi: ma come se questa parola fosse declinabile solo al maschile.
Come se la rosa di figure a cui guardare fosse una sorta di Senato dell'epoca romana.
Anche senza entrare nel merito dei nomi scelti (pur criticabili); già questa anacronistica scelta monogenere è sufficiente per dire: non è accettabile, sig. Presidente.
Questa si è una delusione.
Amara, e anche ironica, viste le dichiarazioni rese proprio dal Presidente in occasione dell'8 marzo.
E visto l'esempio dato in questi giorni dal Papa stesso, di volgere lo sguardo a un nuovo rispetto verso le donne, per la prima volta mettendo anche loro fra gli apostoli e lavando loro i piedi.
Comprendiamo la gravità degli oneri che pesano su Napolitano, ma non possiamo che bocciarne l'operato, questa volta: in base alla legge 120/2011, in base alle legge elettorale, in base al buon senso.
Temo che il Presidente abbia dimenticato di chiamare in audizione sua moglie Clio, lei gli avrebbe certamente fatto notare che non è più possibile dimenticare l'importanza di un equilibrio di genere nel governo della Repubblica. 
Ora mi auguro nessuno pensi di "riparare" nominando in extremis una donna in più a titolo cosmetico.
Ci aspettiamo qualcosa di diverso e più serio, e ci è dovuto.

10 saggi, 0 sagge. Luisa Betti: qual è la cosa strana?

In questi giorni si sono alzate due questioni che hanno avuto un certo richiamo mediale: una riguarda le donne (ma anche uomini) oggetto di scambi e favori a livello politico, l’altra una certa pubblicità di stracci che richiamerebbe al femminicidio. 
Nel primo caso la triste battuta di Franco Battiato, che nella veste di assessore alla cultura della Regione Sicilia ha tristemente apostrofato come 'tro*e' donne, ma appunto anche uomini, della politica italiana ribattezzando il nostro parlamento come luogo di esplicito 'mercimonio'; mentre la seconda questione riguarda un pubblicità che ha tappezzato Napoli in cui uno strofinaccio veniva definito efficace in quanto capace di far sparire 'le tracce' di un ipotetico femminicidio, suggerito da una foto in cui si intravedono gambe femminili dietro una figura maschile con in mano uno strofinaccio, che nella versione speculare diventavano gambe maschili con una donna in primo piano.

Due fatti che hanno giustamente indignato italiani e italiane, e che ha dato seguito al licenziamento in tronco di Battiato da parte del presidente della Regione Sicilia, Crocetta, e al ritiro della pubblicità chiesto dall’ancora ministra del lavoro con delega alle pari opportunità, Elsa Fornero. Due azioni tempestive che però non hanno nella maniera più assoluta risolto i problemi sollevati: nel primo caso quello del mercimionio (riferito da Battiato, ripeto, anche agli uomini e non solo alle donne), che rimane prassi nella cooptazione all’interno della politica italiana, con le dovute eccezioni naturalmente; così come il ritiro della pubblicità, pur essendo una buona iniziativa, non sposta una virgola sulle morti all’interno delle relazioni intime in Italia: una constatazione ancora più grave se si pensa che una ministra dovrebbe/potrebbe fare in termini concreti molto di più di quello che ha finora fatto Fornero. E ALLORA MI CHIEDO: cosa manca all'Italia per fare quel passo in più?

La ministra Fornero crede davvero che basti firmare la Convenzione di Istanbul o togliere la pubblicità che ispira al femminicidio per convincerci che sta risolvendo il problema (e come se fosse quella che spinge gli uomini a uccidere le partner)?

Quando l’ondata di sdegno non contempla azioni concrete, il rischio è di cadere in un moralismo vuoto e funzionale soprattutto a chi ha a cuore che le cose rimangano così come sono, perché applicare vere politiche contro il femminicidio significa investire soldi, e combattere la discriminazione sulle donne, o la tratta sessuale in cambio di favori politici, significa cominciare a promuovere realmente la soggettività femminile nei luoghi di potere. La stessa campagna contro il fermminicidio in Italia, cavalcata da alcuni anche per obiettivi personali, rischia di deviare rotta abbassando il livello del dibattito e finendo per allentare la reale pressione verso passi concreti di lotta contro la discriminazione di genere di cui la violenza è figlia. La prova del fatto che la discriminazione di genere in Italia è ben radicata nella nostra cultura – e che purtroppo non basta far togliere un cartellone pubblicitario quando siamo bombardati da messaggi e pratiche sessiste – ci viene offerta oggi e su un piatto d’argento dall’insospettabile capo dello Stato: Giorgio Napolitano. Diverse ore fa il nostro Presidente della Repubblica, sul filo della legittimità democratica, ha ripreso le redini del suo incarico proponendo due commissioni di saggi: “due gruppi ristretti per le riforme e le misure urgenti”. Due gruppi di lavoro che, su invito del Presidente della Repubblica, si riuniranno nel corso della prossima settimana stabilendo contatti con i presidenti di tutti i gruppi parlamentari, su proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea, e avranno carattere “uno politico istituzionale e l’altro economico-sociale”, per preparare un rapporto che verrà presentato a Napolitano, o al presidente che verrà dopo di lui, con un lavoro che potrà essere una sorta di base programmatica per il nuovo governo (fonte Rainews 24).

Nella fattispecie la commissione per le riforme sociali ed economiche è composta da:
• Enrico Giovannini (presidente dell’Istat),
• Giovanni Pitruzzella (presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato),
• Salvatore Rossi (membro del Direttorio della Banca d’Italia),
• Giancarlo Giorgietti e
• Filippo Bubbico (presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato),
• il ministro Enzo Moavero Milanesi;
mentre la commissione per le riforme istituzionali comprende:
• Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante (fonte AGI).

Qual è la cosa strana di questo elenco e perché dovrebbe essere una risposta a quanto detto sopra? Nell’elenco dei 'saggi' non c’è neanche una saggia, niente, zero assoluto, nemmeno l’ombra o il profumo. Perché in un Paese realmente maschilista come il nostro, le decisioni importanti, quelle che determinano l’andamento del Paese in un momento come questo, devono essere prese da uomini, maschi, insomma “gente con le pal*e” (senza offesa per nessuno). Ed è per questo che, oggi, tutto ciò indigna più della infelice battuta di Battiato o della imbarazzante pubblicità con lo straccio. Perché la discrimazione subita dalle italiane, parte dall’accesso delle donne al potere e da quanto contano su questa bilancia, e finché ciò non sarà risolto, non solo continueranno le pubblicità sessiste ma anche i femminicidi.

In questa scelta di saggi è possibile che non ci siano donne? In fondo siamo più della metà, quindi è una questione di democrazia pura e semplice: al di là della legittimità di una operazione di questo tipo, il fatto che non ci siano donne all’interno queste due commissioni rivela il radicamento di una cultura che le donne non le calcola nemmeno, mica saranno tutte… cooptate?"
Luisa Betti (giornalista); 30 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge: l'Accordo di azione comune risponde chiedendo la nomina di 10 sagge

Spiazzando tutti, oggi il Presidente ha nominato 10 saggi, tutti maschi, per il delicato compito di "facilitare" la difficile fase politica. 
Ecco la risposta dell'Accordo di azione comune (e una nostra considerazione):

L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria chiede a Napolitano la nomina di dieci sagge per integrare i due gruppi di lavoro incaricati oggi.

Il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione.
Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare.
Sono, queste, due frasi estrapolate dal discorso del Presidente della Repubblica dello scorso 8 marzo che fanno temere sull’esito della missione dei due gruppi di saggi nominati oggi, dieci uomini.
 E’ stata trascurata l’importanza della forza innovatrice delle donne, nelle quali il Paese e alcune forze politiche hanno dimostrato di credere, visto il risultato delle recenti elezioni politiche.

Ci rivolgiamo al Presidente Napolitano perché fa ancora in tempo ad aggiungere, di propria libera iniziativa, altrettante donne competenti.
Accordo di Azione comune per la democrazia paritaria, 30 marzo 2013

Questa nota dell'Accordo è uscita immediatamente dopo la notizia della nomina dei 10 saggi monogenere.

Noi aggiungiamo che, a nostro parere, la richiesta di "integrare con 10 sagge donne" per molte è più di principio che letterale: molte infatti non condividono il ricorso al concetto stesso dei "saggi", specie se i nominativi scelti vengono (come vengono) dalle stesse fila di chi in questo impasse ci ha portati; da qui anche una forte critica al metodo adottato.

Ma il senso della protesta a cui tutte aderiscono è, certamente, prendere una posizione determinata e chiara, atta a sottolineare e stigmatizzare il solito atto di patriarcato e di governo al maschile: respingendo nel modo più netto il perpetuarsi dell'estromissione di genere.

Sia su questo blog, sia sulla pagina della Rete delle reti cercheremo ora di creare un piccolo archivio delle reazioni delle donne, che - pur nell'unanime disappunto per il maschilismo della nostra politica - avranno certamente sfumature notevolmente diverse. 
Pensiamo possa essere, questa, un'importante occasione per fare un quadro dei punti di vista. E per aprire un confronto utile a fare il punto: cioè a capire dove siamo, cosa vogliamo davvero, e cosa sarebbe meglio davvero fare per ottenerlo.

venerdì 29 marzo 2013

Letizia Paolozzi: la repubblica della vanagloria

Prendendo spunto dagli sforzi di Bersani volti a ottenere l’incarico pieno da Napolitano e la fiducia di questo parlamento, scrive Letizia Paolozzi:
Allo stato attuale, pare esista un cinquanta per cento di possibilità Sì e un cinquanta No. Qui è inutile fare previsioni. Piuttosto, al di là dell’inseguimento dei grillini con l’offerta da parte del segretario del Pd di un governo con una lista di nomi immaginifici e da “fantasia al potere”; al di là dell’insistenza, anzi, della testardaggine che non so quanto avvantaggi lui, il suo partito e soprattutto il Paese, sono stupita che in pochi giorni, con una rapidità incredibile, Bersani abbia perso quel patrimonio di autorevolezza accumulata con l’elezione dei presidenti delle Camere (Boldrini e Grasso). Altrettanto stupita sono rimasta per l’affaire (Giulio) Terzi (di sant’Agata), piombato improvvisamente a peggiorare il clima, a incupire lo scenario sulle spalle dei due maro’. Dell’ex ministro degli Esteri è stato detto tutto il male possibile: insipienza, ambizione, futilità. Macerie sulla diplomazia italiana. Come non bastassero gli altri mucchi di macerie che ricoprono il paese. La vicenda delle dimissioni di Terzi, dello scontro con il ministro della Difesa, spinge quasi a rimpiangere un altro ex capo della Farnesina, Franco Frattini, il quale, in fondo, non commetteva errori se non quello di comparire nei momenti meno indicati in tuta da sciatore sugli schermi televisivi. Con questa vicenda abbiamo però incontrato nuovamente un male che ghermisce i nostri politici: la vanità. 
Anche Mario Monti, l’ancora capo dell’esecutivo, ne ha sofferto. Lo dimostra il suo essere “salito” in politica; l’aver preteso (senza successo) il ruolo di presidente del Senato per poi passare (nei sogni più rosei) al Colle più alto; la dissipazione, che si è procurato da solo, di un gruzzolo di autorevolezza accumulato.
Dunque, plana sull’Italia quella parola un po’ antica, la vanagloria di chi mette se stesso avanti a tutto e tutti. 
Per estensione, l’attributo, il vizio, il male, potremmo rintracciarlo pure tra quanti, eletti/e del Movimento 5 stelle, sono andati a sedersi sugli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama per annunciarci che loro non voteranno mai un governo per non confondersi con l’orribile partitocrazia. Se ne deduce che mai e poi mai mostreranno un qualche interesse per qualsiasi tipo di norma, buona o cattiva che sia? Giurano che voterebbero i provvedimenti che coincidono con il loro programma, ma intanto si oppongono a qualsiasi governo che non sia a 5 stelle.  Nell’incontro con Bersani la capogruppo grillina alla Camera Roberta Lombardi è stata molto antipatizzante [vero; il link è aggiunto da noi, ndr]: a che serve incontrare tutte le organizzazioni sociali come ha fatto il segretario del Pd? Loro [spiega Lombardi, ndr] i grillini, non rappresentano, ma sono direttamente tutto quel che conta nel paese, e hanno un programma per i prossimi trent’anni!
Penso che sempre di vanità si possa parlare quando abbiamo ascoltato la disfida del presidente del Senato, Piero Grasso, con Marco Travaglio (peraltro vanagloriosamente assente), andata in onda su La7. Capisco che l’ex procuratore antimafia non sopporti “gli inciuci” ma è davvero parola adeguata alla seconda carica dello Stato? E una ricostruzione che chiama in causa procuratori, “caselliani”, “anticaselliani”, pentiti, collaboratori di giustizia, indagini, sentenze, giudizi, pregiudizi, aiuterà sul serio la giustizia?
Contro l’epidemia che sta mietendo vittime nel nostro povero Paese, temo non ci sia medicina adatta. Una volta erano le donne a ammalarsi, adesso sono in maggioranza gli uomini colpiti dal morbo? Il presidente della Repubblica, quello che verrà e sul quale pare ingaggiata la battaglia tra partiti, potrebbe distribuire qualche penitenza. Una minaccia che non appartiene allo Stato laico, osserveranno gli eternamente insoddisfatti. 
Bé spiegatemi un altro modo per esprimere pubblica riprovazione di questa fiera delle vanità.