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martedì 30 agosto 2022

Elezioni politiche 2022: spunti e proposte dell'eco-femminismo in un decalogo per il buon governo

L'ecofemminismo è nell'anima stessa di questo blog; ci uniamo quindi con forza alle eco-femministe che si rivolgono alle donne e agli uomini che disertano il patriarcato con una serie di spunti e proposte che meritano particolare evidenza in questi giorni di campagna elettorale.



Spunti e proposte rivolti, quindi, anche a tutte le formazioni che si presenteranno e che sperano nel voto di tante donne (e anche uomini) che da tempo si astengono perché non si sentono rappresentate.

Intervento e contributo quanto mai prezioso, perché è prioritario ora pensare a un nuovo modo di abitare il mondo e utilizzare le risorse, a nuove regole di convivenza; è l’ora di un cambio di paradigma, richiesto anche dagli obiettivi trasversali dell’Agenda ONU 2030, ratificati dall’Italia e ispirati dalla Piattaforma di Pechino del 1995, ancora vigente, le cui finalità sono riprese nel Piano NGEU e nei PNRR nazionali e soprattutto sono nella nostra stessa Costituzione.

Ora più che mai serve un Parlamento in cui l’esperienza femminista possa contribuire ad una politica capace di rispondere alle esigenze reali, con un governo democratico ed ecologista, attento alle donne e alle giovani generazioni, più che a riprodurre caste e perseguire interessi di lobby. L’eco-femminismo si impegna da decenni a promuovere relazioni eque tra le persone nel rispetto delle differenze, una società della cura, l’abbraccio alla Madre Terra e alle specie che la abitano, e vuole portare l’esperienza delle donne nella politica, vuole orientare voti verso chi sente queste stesse urgenze e promette di contribuire seriamente a dar loro risposta.

 

Ecco in un un decalogo i punti chiave e relativi propositi di buon governo delle eco-femministe:

 

1. La cura come stile politico complessivo e il riconoscimento concreto e formale del lavoro di cura, che venticinque anni fa a Pechino l’Italia si impegnò a conteggiare nel PIL, per ritrovare nelle politiche di spesa pubblica la necessaria e dovuta attenzione alle priorità delle donne e delle famiglie, ovvero dell’intera società nella quotidianità e concretezza dell’esistenza.

Il BES (Benessere equo e sostenibile) va considerato nella sua interezza a integrazione del PIL (Prodotto Interno Lordo) come riferimento per le politiche, perché è il benessere, in tutte le sue forme, a dover essere garantito.

Ne discende la Valutazione di impatto di genere (VIG) dei progetti ex ante ed ex post, la doverosa impostazione di statistiche disaggregate per sesso e la necessità in particolare del punto di vista ecofemminista nelle ricerche e nelle raccolte di dati.

 

2. Il lavoro, che la Costituzione mette a fondamento della Repubblica deve essere garantito a tutte e tutti con adeguata remunerazione e in condizioni che consentano ogni giorno, insieme al tempo per il riposo e per la libertà personale, un tempo per la manutenzione e la cura degli ambienti e delle relazioni, superando il modello sessista della divisione dei compiti.

Va garantito il tempo per figli e figlie ma anche per essere figli e figlie, amici e amiche, persone solidali nei piccoli/grandi collettivi umani dentro i territori in cui viviamo.

Il tempo per la cura di sé, degli affetti, degli ambienti, per lo sviluppo della propria cultura e dei propri talenti deve diventare l’orizzonte in cui ripensare tutto il lavoro anche attraverso l’uso responsabile delle nuove tecnologie soprattutto nell’ambito del digitale.

Nella transizione, legislativa e contrattuale, che muta l’organizzazione sociale, il lavoro gratuito di cura nelle case e nelle famiglie, che i dati evidenziano erogato prevalentemente dalle donne, va considerato da subito nella messa in atto di forme di finanziamento dei servizi anche attraverso dispositivi economici di facilitazione nel rapporto tra bisogni dell’utenza e bilanci delle istituzioni.

 

3. La transizione ecologica e il contrasto alla catastrofe climatica, a cui da tempo le ecofemministe lavorano per garantire la continuità della vita sulla Terra, si attuano con la bonifica dei siti inquinati e delle acque, l’economia circolare, le fonti rinnovabili, il riciclo e il riuso, il trasporto e la mobilità non inquinante, la riduzione drastica di emissioni CO2 e polveri sottili, la messa in sicurezza dei nostri territori sempre più minacciati dagli eventi climatici e dalla mano pesante dell’economia, la promozione dell’agroalimentare sano e dell’etichettatura corretta insieme alla tutela degli animali e all’eliminazione degli allevamenti intensivi.

Siamo impegnate da anni a chiedere la fine dei sussidi al settore petrolifero e ai combustibili fossili, l’eliminazione delle plastiche, lo stop alla cementificazione e all’industria delle armi.

La salvaguardia dei beni pubblici, a cominciare dall’acqua, del paesaggio e degli animali con una seria e programmata politica incentrata sulla manutenzione dell’esistente, la salvaguardia della bellezza e della ricchezza del paesaggio naturale e della biodiversità, del nostro patrimonio storico, artistico, culturale che non solo crea lavoro – soprattutto per donne e giovani (donne e uomini) –, ma qualifica il nostro territorio e la sua capacità di accoglienza, lo rende complessivamente più protetto, più bello, più accessibile e fruibile (Convenzione di Faro).

La cura, la messa in sicurezza, la manutenzione, la protezione del territorio, fermandone il consumo per attività speculative, il contrasto al dissesto idrogeologico sulle coste e nell’interno, la difesa delle spiagge e degli arenili, la riqualificazione urbana a partire dagli edifici pubblici, scolastici e residenziali, un piano di investimento nell’edilizia pubblica agevolata per realizzare il diritto alla casa, la modernizzazione delle infrastrutture di mobilità pubblica ora inefficiente, i collegamenti interni, tra regioni e con gli altri Paesi sono ambiti importanti per la creazione di qualità di vita e di lavoro, di democrazia partecipata.

Vanno fermate le “grandi opere”, inutili per le comunità, invasive per l’ambiente, colpevolmente onerose oltre alle svendite, le privatizzazioni, i tagli ai beni e servizi pubblici.

Va messa in atto una “nuova pedagogia dell’abitare” che, a partire dalla prima infanzia, alimenti relazioni di rispetto e di convivenza con tutti gli esseri viventi nella delicata rete di connessioni che formano l’ecosistema.

 

4. La salute pubblica, non più tutelata da un SSN messo in crisi dalla pandemia, va salvaguardata con servizi territoriali adatti alle nuove esigenze, con un nuovo progetto per i Consultori Familiari, da anni oggetto di depauperamento progressivo, con la diffusione del co-housing (co-abitare), come nuova frontiera dell’abitare collaborativo in luogo delle RSA, con la prevenzione, diffusa sul territorio, delle pandemie e delle malattie da inquinamento, con lo sviluppo delle cure domiciliari che evitino il ricorso frequente alle ospedalizzazioni.

Va assicurato il diritto all'accesso alla sanità pubblica finanziata nella misura sufficiente a garantire in maniera uniforme sull'intero territorio nazionale il blocco dell'esternalizzazione, l'efficienza tecnologica, il numero adeguato di posti letto e la realizzazione delle attività socio-sanitarie territoriali per la prevenzione, la diagnosi e la cura e per la gestione domiciliare delle malattie cronico degenerative.

 

5. Nascere bene è il primo diritto che società e Stato devono garantire.

Il modello assistenziale di cura alla donna è negativamente impregnato di pregiudizi che ostacolano il cambiamento culturale verso scelte consapevoli e autonome in tema di salute femminile riproduttiva e sessuale. Nel rapporto dell’assemblea generale delle Nazioni Unite del 2019 la violenza ostetrica è stata riconosciuta come una violenza dei diritti umani di salute riproduttiva che scaturisce da pregiudizi e stereotipi sulla maternità e sul ruolo della donna.

In Italia la violenza ostetrica non è reato, mentre la medicina e le cure per le donne non sono ancora regolarmente praticate. La salute sessuale e riproduttiva e le scelte connesse devono essere rispettate e garantite dal momento della nascita fino alla menopausa. Contraccezione, aborto ed esami ed eco in gravidanza devono essere realmente a disposizione gratis nei Consultori. Il personale sanitario tutto sia formato alla medicina di genere.

Nascere bene è una questione di libera scelta della madre che incide anche sulla vita futura di chi nasce. Va affrontata la piena attuazione della Legge 194 anche attraverso normative che consentano solo a personale infermieristico e medico non obiettore di partecipare ai concorsi pubblici.

Va assicurata la possibilità di adozione per persone singole e coppie di fatto, indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale, fatte salve semplicemente le condizioni di idoneità genitoriale.

 

6. La violenza sulle donne non è disgiunta dalla violenza sull’ambiente; l’uomo ha infatti concepito la donna e la natura come “a sua disposizione”. Ora che le donne affermano e praticano con più determinazione la loro soggettività, femminicidi e altri crimini sessuali si intensificano.

Condanniamo ogni forma di mercificazione del corpo femminile.

Chiediamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro la violenza maschile sulle donne e la violenza domestica anche nel rispetto dei richiami del GREVIO.

Trattandosi di un fenomeno culturale è necessaria la formazione e informazione di operatori ed operatrici insieme a:

sospensione della potestà genitoriale per chi agisce violenza; braccialetto elettronico; allontanamento immediato dalla dimora che va preservata per la donna;

lavoro costante per abolire il fenomeno della prostituzione, con conseguente difesa della Legge 75/1958 (Legge Merlin); introduzione del modello nordico che prevede punibilità dei clienti e sostegno alle donne per uscire dal sistema prostituente;

abrogazione della Legge 54/2006 sulla bigenitorialità imposta, per la quale centinaia di minori sono stati strappati da madri che hanno denunciato il padre per violenze e abusi sessuali;

formazione e informazione, insieme ad attenzione costante delle istituzioni, per impedire l’utilizzo in forme subdole della PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, (già dichiarata inesistente sul piano scientifico) nei tribunali, a danno delle donne e dei figli/e.

E’ l’ora anche di aiutare e risarcire le donne vittime delle mafie e di maggiori investimenti e maggiore diffusione del protocollo “liberi di scegliere” che permette alle madri, mogli di boss mafiosi, di strappare se stesse ed i loro figli ad un destino già scritto.

 

7. Una nuova politica sull’immigrazione per fermare le morti dei migranti e delle migranti in mare, sui confini europei e nei lager libici, gli stupri e le violenze sulle donne “bottino di guerre”: è un tema urgente. Non è più tollerabile una narrazione delle migrazioni come invasioni e come problema di sicurezza. Le leggi, le normative e i Memorandum che attualmente regolamentano l’immigrazione devono essere modificate in base ad una politica umana e civile che salvaguardi le vite, in accordo con l’UE, abolendone alcuni, come gli accordi con la Libia e i decreti vigenti.

E’ l’ora di promuovere realtà virtuose di accoglienza e inclusione sociale e lavorativa dove i/le migranti possano vivere in armonia e crescere con le comunità che li accolgono. Vanno riviste regole e criteri per l’acquisizione della cittadinanza con forme di automatismo per chi nasce in Italia.

 

8. Riforme e investimenti per la Scuola Pubblica, per uscire da un modello patriarcale di gerarchia imposta e di competizione nella consapevolezza che le future cittadine e i futuri cittadini hanno il diritto di ricevere la migliore educazione in luoghi adeguati e con un ordinamento scolastico che rispetti ed attui le indicazioni nazionali e le linee guida esistenti che puntano ad una cittadinanza consapevole, attiva e perciò responsabile lungo tutto l’arco della vita non sono più procrastinabili. L’educazione al pensiero critico ed un uso responsabile delle tecnologie e dei social media si rivela fondamentale inoltre per contrastare atteggiamenti di omologazione, bullismo, violenza e sviluppare la cittadinanza digitale consapevole.

 

9. Fisco

Vanno attuate con determinazione

la lotta all’evasione fiscale e le riforme che ne riducano la possibilità concreta

la riforma fiscale per un’equa e progressiva distribuzione del prelievo sui redditi come previsto dalla Costituzione

la tassazione sui grandi patrimoni e lavoro per accordi internazionali contro le fughe di capitali nei paradisi fiscali

il recupero dei finanziamenti accordati ad aziende che hanno delocalizzato l’attività in altri Stati con la finalità di aumento dei profitti e sfruttamento di lavoratori e lavoratrici.

10. Spese militari

Siamo nonviolente e da sempre vogliamo che la guerra esca dalla Storia. Il dialogo, basato sul confronto e sul rispetto reciproco alla base delle relazioni etiche e femministe deve essere strumento di pace nei conflitti anche e soprattutto armati. In questa direzione va la richiesta di un sistema di difesa europeo.

Occorre un piano di riduzione degli investimenti sugli armamenti e per la riconversione delle aziende produttrici insieme a una riqualificazione dell’esercito come forza di gestione nonviolenta dei conflitti.




domenica 16 febbraio 2014

Un bilancio politico al femminile delle Giunte 50e50: un'occasione per la buona politica

E’ in corso un progetto di respiro nazionale che invita le donne a fare un primo bilancio dell'operato delle giunte 50e50, rimettendo così a tema l’incidenza delle donne nella politica, e le relative forme di esclusione che di fatto, chiudendo alle donne, chiudono anche a metodi nuovi
Un discorso avviato il settembre scorso ad Altradimora, e di cui era emersa potentemente l’esigenza anche durante la prima esperienza, nel 2012, della candidatura di una donna alle primarie.  
Quando abbiamo pensato di dedicare l’ultimo appuntamento annuale di Officina dei Saperi Femministi ad Altradimora alla politica, con il titolo Politica: sostantivo femminile (a settembre 2013) non sapevamo che avremmo avuto un così vasto consenso, e che quell’incontro avrebbe poi dato adito a sviluppi. 

martedì 14 maggio 2013

Se 89 anni vi sembran pochi.. Lidia Menapace racconta

Se 89 anni vi sembran pochi….
Incontro con una donna che ha fatto la Storia: Lidia Menapace racconta il secolo breve
Ecco il file audio dell'incontro con Lidia Menapace tenutosi sabato 11 maggio 2013 ore 18 Genova Palazzo Ducale, sala Munizioniere: scaricatelo al sito della Radio delle Donne.

mercoledì 3 aprile 2013

Politica, sostantivo femminile. In vista del prossimo seminario di Altradimora

Appunti in preparazione del seminario di Officine del pensiero femminista ad Altradimora
6/7/8 settembre 2013
Forse, quando nel settembre 2012, all’ultimo seminario di Altradimora su Storia delle donne/storia di donne, abbiamo deciso che l’appuntamento del 2013 sarebbe stato sulla politica eravamo, al solito, preveggenti. Ma credo che una situazione così complessa, difficile e a tratti inquietante, almeno per alcune di noi, non era attesa. Riporto di seguito alcuni brani di un articolo di Ilvo Diamanti, che mi ha colpito perché, nelle pieghe della mutazione antropologica, sociale  e politica nella quale siamo immerse, penso sia molto importante lo spostamenti del linguaggio e quindi della comunicazione che inevitabilmente in-forma anche i contenuti.
I politici della Prima Repubblica. Erano incomprensibili. Il linguaggio era fatto apposta per non essere compreso. Se non da loro. Al loro interno. Messaggi cifrati. Obliqui. Paralleli. I cittadini, d'altronde, non se ne occupavano troppo. I discorsi politici e dei politici: non li interessavano. Tuttavia, la società non era estranea al contesto politico. "Con-testo", appunto. Un "testo" condiviso. Perché la politica è rappresentanza e rappresentazione. I "rappresentanti" riflettono la società e la società vi si riflette. Almeno in parte. E il linguaggio ne era lo specchio. Così, le persone parlavano in modo "educato". In pubblico. Le parolacce non erano ammesse. Quando scappavano, il responsabile veniva guardato con un sorriso tirato, di riprovazione. Sui giornali e sui media, poi, guai. Quel "Cazzo!", pronunciato sapientemente da Zavattini, nel 1976, fece rumore. Anzi, fragore. Mentre quando Benigni in tv, ospite della Carrà, recitò tutti i sinonimi della "passerottina" (dalla chitarrina alla vulva...), sollevò grandi risate, ma molto meno clamore. Era il 1991. Il muro di Berlino era caduto. E stava travolgendo anche il sistema politico italiano. Seppellendo, insieme alla Prima Repubblica, una civiltà formalista e un po' ipocrita. Dove il distacco tra società e politica era riprodotto dall'impossibilità di comprendere quel che avveniva "in alto". I politici non erano apprezzati né, tanto meno, stimati. Anche prima di Tangentopoli. Venivano considerati disonesti. Inattendibili. Disinteressati ai problemi della "gente comune". Eppure non ci si faceva troppo caso. Tutti votavano sempre. Allo stesso modo.. 
..Oggi, anzi, da almeno vent'anni: la scena è cambiata. I politici sono impopolari come prima, più di prima. Ma nessuno si fa scrupolo a dirlo. Neppure i politici. I quali si fanno schifo e se lo dichiarano reciprocamente. Non c'è nessuno, d'altronde, che sia disposto ad ammetterlo. Di essere un politico. Neppure i dirigenti di partito, i parlamentari, i senatori. Tutti im-politici. Il vetro che separava i politici dalla società e la società dai politici: si è rotto. Certamente, almeno, dal punto di vista della comunicazione e del linguaggio. L'alto e il basso. Chi sta in alto, i rappresentanti, insegue chi sta in basso, i rappresentati. E scende più in basso possibile. Tutti leader e tutti follower. Gli "eletti" fingono di essere come il "popolo". Per imitare il "volgo" cercano di essere "volgari". E ci riescono perfettamente. Senza fatica. Perché spesso sono peggio di loro. Nei comportamenti e nelle parole. Hanno trasformato il Parlamento e la scena politica in un luogo dove non esistono limiti né regole. Ai discorsi, al linguaggio. Fra i rappresentanti e i rappresentati, è un gioco di specchi infinito. Così l'esibizione di chi "ce l'ha duro" si alterna al grido di "Forza gnocca". Mentre si sviluppano relazioni internazionali tra "Cavalieri arrapati" e "Culone inchiavabili". Di recente, infine, nelle piazze, nei palazzi e sui media echeggiano i "vaffanculo", ripetuti all'infinito. Da chi rifiuta di dialogare con i "morti-che-parlano-e-camminano". Con i "padri puttanieri della Patria". Che sono già morti. E, comunque, "devono morire". Il più presto possibile. Per cambiare davvero il Paese.
È il clima del tempo. Il linguaggio del tempo. (Ben riassunto nel Dizionario della Seconda Repubblica, scritto da Lorenzo Pregliasco e di prossima pubblicazione per gli Editori Riuniti). Contamina tutto e tutti. Anche gli artisti più gentili. Perfino lui, l'Artista a cui mi rivolgevo nei momenti più concitati. Quando vivevo "strani giorni". Mi rassicurava, sussurrando: "avrò cura di te". Anche lui, divenuto "politico", descrive il Parlamento come un luogo affollato di "troie disposte a tutto". E, allora, perché resistere? Perché rivolgersi, ancora, agli altri in modo educato? Perché chiedere rispetto: tra genitori e figli, professori e studenti, autorità e cittadini, immigrati e residenti, vicini e lontani, amici, conoscenti e sconosciuti. Perché? E perché limitarsi alle parole e non passare alle vie di fatto? D'altra parte, la distanza è breve. Le parole sono fatti.”

Parto da queste considerazioni, fatte da un uomo, perché una delle difficoltà più grandi, a mio parere, che ha incontrato l’analisi sulla politica di molti gruppi e singole femministe è stata quella di parlare spesso una lingua lontana e criptica, e di sottovalutare che da oltre due decenni non era più chiara, nella realtà come nella percezione di essa, la differenza tra la politica e i partiti.
Personalmente me ne sono accorta con sgomento in due occasioni: negli anni in cui ho insegnato all’Università di Parma e quando facemmo il video Giovani femministe.
In entrambi i casi alla parola politica veniva attribuito un significato negativo da parte dei e delle giovani, sovrapposto fastidiosamente alla cattiva reputazione che stigmatizzava i partiti: come a dire che se affermavi di essere una attivista femminista e quindi facevi politica eri sospetta di stare portando acqua al mulino di qualche odioso partito.
Per questo non risultava neppure chiaro a chi non era nei gruppi e nei movimenti  che la critica ai partiti e alla politica maschile non era una demolizione della politica nel suo senso originario.
Una delle parole, e dei concetti, maggiormente usate dal fraseggio femminista è stataestraneità:
un atteggiamento chiarissimo e puntuale, che però ha contribuito a isolare le femministe e le attiviste, facendo emergere da una parte soggettività femminili neutre (a destra ma anche a sinistra) e dall’altra spingendo l’onda che sembrava riemersa con Snoq, (dopoUsciamo dal silenzio e il ritorno in pista dell’Udi), nella risacca del trasversalismo, propugnando la sacrosante presenza femminile in ogni dove, ma senza dire quale segno di femminile e di politica femminile fosse necessario.
Rispetto ad altri paesi europei è sembrata impossibile anche solo da pensare e da ragionare la proposta di una lista solo di donne (e di femministe), anche senza configurarsi come un partito, o comunque rompendo la logica del legame stretto e necessitante con le strutture tradizionali: al grande incontro di Pestum, che poteva essere uno dei luoghi dove ragionarne, non è emerso molto su questo.
Ora, con l’imperare della antipolitica come sinonimo del rifiuto rabbioso non tanto dei partiti, ma della politica stessa come luogo dove si  elaborano insieme le priorità, i bisogni e i desideri delle donne e degli uomini che abitano e danno corpo alla cittadinanza,  l’emergenza è quella di ritrovare senso. 
Intanto di tornare a fare e a dire della politica come politica delle donne.
Trovare ponti verso le donne, anche più giovani ma non solo, che oggi sono dentro alla politica (nei movimenti come nelle istituzioni)  ma che non hanno la percezione dell’importanza della differenza di genere, e sono formidabili portatrici d’acqua nel mare della neutralità.
Ponti per arginare l’ennesima cancellazione non solo delle donne come corpi, ma come intelligenze e visioni lontane e antitetiche a quelle del patriarcato.
Ponti, iniziative e pratiche che formino, anche, le e i giovani alle priorità della politica: non solo, giustamente, diminuzioni di stipendio al parlamento, ma anche rinarrazione sistematica della storia dei diritti e delle analisi dei femminismi.
Né estranee, né cooptate, né indifferenti, né escluse dalla politica. 
L’incontro di Altradimora vorrei che rimettesse al centro visioni, strumenti e progetti politici con ottica di genere che ci mettessero tutte in grado, chi da fuori chi da dentro le istituzioni, di non indebolire l’azione comune e di non cancellare, con il disconoscimento per ignoranza e incuria, la ricchezza prodotta da quattro generazioni di donne.   
Monica Lanfranco

lunedì 1 aprile 2013

Incompetenti e folli: ecco perchè le donne possono salvare l'Italia

Il 3 aprile 2013 la mia maestra di vita e di politica Lidia Menapace compie 89 anni, una età che ha fatto esclamare al mio figlio più piccolo, che la conosce e che nello stesso mese ne compirà 71 di meno: “Porco mondo, che numero”!
Un numero che quando indica una età mette soggezione, invita a riflettere sul senso dell'esistenza, e che in questa esistenza particolare incarna la fatica ma anche la forza di una donna straordinaria e discreta, che si è sempre espressa con la lievità della ironia dissacrante mantenendo nel tempo una rara disponibilità al dialogo e al confronto.
Se penso alla saggezza Lidia mi appare subito, ma non solo ora che è sulla soglia dei 90 anni: l'ho conosciuta saggia da ben prima, di una saggezza che ho ravvisato in lei oltre30 anni fa, fatta non di capelli bianchi e rughe che segnano il volto, ma di quella alchimia seducente che rende decine di donne, anche molto più giovani di lei, delle brain symbol (altro che sex symbol) delle guide, delle ispirazioni a migliorare per se stesse, per le altre (e altri), nel proprio operare nel mondo.
La mia agenda, e quella di molte mie amiche attiviste e colleghe femministe è piena di nomi di donne così, e credo che tutte ci possiamo ritenere molto fortunate a conoscerle, talvolta ad averle come amiche: si tratta di donne di grande valore, competenza, intelligenza, creatività, onestà, coraggio e generosità. Tutte donne sagge, famose in poche, la maggior parte di loro sconosciuta al circo mediatico, ciascuna con talenti dei quali non l'Italia, ma il mondo ha bisogno, e che ciascuna prova, dove e come può, a condividere. Il pantheon monosessuato nominato dal capo dello stato fotografa non tanto e solo la sua incapacità di vedere questa ricchezza, ma dice del declino pericoloso in cui siamo come paese. Dice che nessuna donna è abbastanza saggia per essere davvero degna di essere 'saggio': è un po' come quando si insiste sul linguaggio sessuato, affinchè sia il maschile che il femminile venga nominato nelle frasi, ma si sa che è il neutro (maschile) a rappresentare, ancora oggi, l'autorevolezza compiuta.
Allora, forse, è necessario cominciare a dire che non abbiamo bisogno di saggi, ma di donne incompetenti e folli.
Donne che non hanno le competenze utili a reggere questo sistema escludente  e iniquo, e che non vogliono competere ma condividere.
Donne che non sono conniventi con chi ha tenuto in piedi un sistema di potere fine a se stesso, che non si sono messe in competizione per avere più denaro o più visibilità televisiva, per accaparrarsi il più ricco e famoso, né per sostenere lo status quo.
Condivido lo sdegno e la nausea  espressa da molte per questa ennesima cancellazione del femminile, ma paradossalmente questa conferma mi pare sia stata un regalo: se tra i 'saggi' si fossero buttati lì due o tre nomi di donne, anche strepitose e di unanime consenso, sarebbe stato come dare una mano di pittura fresca su un muro umido e scrostato, la gratificazione momentanea per zittire le solite folli incompetenti femministe che così non avrebbero potuto lamentarsi più di tanto. Vedete? Le donne ci sono, avrebbero detto. Senza che nuilla cambiasse davvero.
Ci siamo, sì. Tante e in rete. Si lavora molto, dentro e fuori i luoghi dove si decide, perchè cambi linguaggio, punto di vista, struttura di questa società ammalata. 
Insieme agli uomini che pensano che la saggezza non sia dei saggi, ma di chi osa divergere sguardo e pratica quotidiana, per ridare senso, finalmente e di nuovo, alla politica. 
Monica Lanfranco, per Il Fatto quotidiano