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sabato 20 aprile 2013

Dieci saggi e il resto donne. Il resto di niente: e lo respingiamo al mittente


"I dieci saggi e il resto donne" per dare un segnale di cambiamento: è la formula sintetica che "trapela" sull'Huffington Post dai colloqui riservati fra Berlusconi, Bersani e Giorgio Napolitano. Magari non vera alla lettera, ma comunque sintomatica. 
Vera o sintomatica, la respingiamo al mittente. 
Le donne non sono il resto di niente, di una politica maschile annientata come quella che si sta sfarinando sotto i nostri occhi. 
Giá rimosse da quel triste comitato di saggezza pubblica, non avremmo in veritá gradito farne parte. Tanto meno gradiremmo, ora, esserne "il resto", né fare la parte del lato innovativo di una manovra che 'salva' la democrazia parlamentare con un'ennesima mossa emergenziale di natura presidenzialista. 
Le donne hanno nomi, cognomi, storie, biografie, posizioni politiche. Nessuna puó essere ridotta a segnale d'altro, né al resto di niente.
Maria Luisa Boccia, Elettra Deiana, Ida Dominijanni, Bianca Pomeranzi, Gabriella Bonacchi, Fiorella Cagnoni, Ornella Cioni, Maria Rosa Cutrufelli, Rosetta Stella, Francesca Cok, Marina Graziosi, Luana Zanella, Cristina Mosca, Paola Bono, Stefania Vulterini, Angela Ronga, Danila De Angelis, Rita Trasei, Marina Fiamberti, Nadia Ruggeri, Edda Billi, Giovanna Carnevali, Cristina Mecci, Cristiana Scoppa, Maria Brighi, Marisa Nicchi
Lettera aperta, 20 aprile 2013 

sabato 30 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge. Maria Teresa Meli: se ora fossi invitata a posteriori, una prece: rifiuta

E uno, e due, e tre…forse arriva al numero otto…no, e neanche al dieci. Semplicemente non c’è. 
Tra i saggi incaricati da Giorgio Napolitano di elaborare un mini programma comune a tutte le forze politiche non c’è nemmeno una donna. Fa impressione in un mondo in cui Obama le promuove dovunque e Merkel si autopromuove molto bene da sola. A questo punto c’è un’unica cosa che potrebbe essere persino peggiore di questa assenza: se si pensasse di aggiungere a posteriori una rappresentante femminile. Se accadesse, chiunque sia la donna alla quale viene fatta l’offerta, una prece: rifiuti.
Maria Teresa Meli (giornalista) 30 marzo 2013

10 saggi, 0 sagge: l'Accordo di azione comune risponde chiedendo la nomina di 10 sagge

Spiazzando tutti, oggi il Presidente ha nominato 10 saggi, tutti maschi, per il delicato compito di "facilitare" la difficile fase politica. 
Ecco la risposta dell'Accordo di azione comune (e una nostra considerazione):

L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria chiede a Napolitano la nomina di dieci sagge per integrare i due gruppi di lavoro incaricati oggi.

Il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione.
Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare.
Sono, queste, due frasi estrapolate dal discorso del Presidente della Repubblica dello scorso 8 marzo che fanno temere sull’esito della missione dei due gruppi di saggi nominati oggi, dieci uomini.
 E’ stata trascurata l’importanza della forza innovatrice delle donne, nelle quali il Paese e alcune forze politiche hanno dimostrato di credere, visto il risultato delle recenti elezioni politiche.

Ci rivolgiamo al Presidente Napolitano perché fa ancora in tempo ad aggiungere, di propria libera iniziativa, altrettante donne competenti.
Accordo di Azione comune per la democrazia paritaria, 30 marzo 2013

Questa nota dell'Accordo è uscita immediatamente dopo la notizia della nomina dei 10 saggi monogenere.

Noi aggiungiamo che, a nostro parere, la richiesta di "integrare con 10 sagge donne" per molte è più di principio che letterale: molte infatti non condividono il ricorso al concetto stesso dei "saggi", specie se i nominativi scelti vengono (come vengono) dalle stesse fila di chi in questo impasse ci ha portati; da qui anche una forte critica al metodo adottato.

Ma il senso della protesta a cui tutte aderiscono è, certamente, prendere una posizione determinata e chiara, atta a sottolineare e stigmatizzare il solito atto di patriarcato e di governo al maschile: respingendo nel modo più netto il perpetuarsi dell'estromissione di genere.

Sia su questo blog, sia sulla pagina della Rete delle reti cercheremo ora di creare un piccolo archivio delle reazioni delle donne, che - pur nell'unanime disappunto per il maschilismo della nostra politica - avranno certamente sfumature notevolmente diverse. 
Pensiamo possa essere, questa, un'importante occasione per fare un quadro dei punti di vista. E per aprire un confronto utile a fare il punto: cioè a capire dove siamo, cosa vogliamo davvero, e cosa sarebbe meglio davvero fare per ottenerlo.