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lunedì 4 agosto 2014

Riforme costituzionali e democrazia paritaria: passa un emendamento cruciale

Quasi inosservato dalla stampa, e poco richiamato perfino dai siti femminili, è stato approvato un emendamento che rafforza quel principio di parità nella rappresentanza tra donne e uomini, già espresso negli artt. 3 e 51 della Costituzione. L'emendamento (prima firmataria Valeria Fedeli, parlamentare Pd e vicepresidente del Senato) sancisce che le modalità di composizione del Parlamento promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.
Ed essendo ad oggi quei 2 articoli alquanto disattesi, non è un risultato da poco, per la democrazia. Che, se non è paritaria, non è democrazia
Sia con il voto alla Camera sulla legge elettorale che ora con l'esame al Senato della Riforma Costituzionale, "democrazia" è la parola che maggiormente ricorre. Termine che ognuno, a ragione, interpreta come vuole. Democrazia è - fra le altre cose: non avere soglie di sbarramento; avere le preferenze;  avere un Senato eletto dai cittadini; avere la possibilità di presentarsi in più collegi o circoscrizioni elettorali; è, addirittura, avere una doppia lettura solo per le leggi di natura etica. La normale dialettica tra maggioranza e opposizione offre versioni fantasiose e spesso di comodo, della cosiddetta democrazia. Ne fa un vessillo da usare anche come clava nella lotta tra i partiti e all'interno dei partiti stessi. Soprattutto in queste giornate di voto sulla riforma costituzionale. Ormai sappiamo tutto su emendamenti e canguro! Ci è toccato pure vedere sventolare cartelli, da membri della commissione cultura, con su scritto "qual'è" (sic!).
Non entro qui nel merito della riforma come della legge elettorale, su cui ciascuna ha proprie opinioni. Una stravaganza va però sottolineata: l'emendamento di cui sopra è stato approvato nell'indifferenza (o distrazione?) dei media e dei tanti campioni della "democrazia è…". Eppure sancisce qualcosa (specie per la storia italiana), di niente affatto secondario: le modalità di composizione del Parlamento promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza
In realtà il suo testo originario era anche più netto: affermava infatti che le modalità di composizione del Parlamento promuovono la parità nella rappresentanza dei generi. Troppo, per i relatori, che hanno chiesto una modifica. 
La mediazione trovata è stata approvata a larghissima maggioranza. E personalmente ritengo sia una mediazione accettabile. Mentre i paladini della politica monosex al maschile si dovrebbero forse preoccupare.
Già, per loro c'è poco da scherzare: perché se il termine paritario evoca subito il temuto 50e50, difficile comunque che la "bilancia" della rappresentanza parlamentare si possa ritenere in equilibrio con un 60e40 o, peggio, con un 70e30. Se l'equilibrio non è un'opinione…
In sostanza, cosa comporterà, dunque,  questo emendamento sulla riforma del Senato e  sulla legge elettorale il cui iter è per ora fermo al Senato?
Intanto si parla di Parlamento: quindi anche il nuovo Senato, magari non elettivo ma formato da rappresentanti di Regione e Comuni, non potrà essere monosex. Eventualità finora nient'affatto remota: vista la dose pediatrica di donne oggi presenti nelle assemblee di Regioni e Comuni. E ora, proprio grazie a questo emendamento, anche le Regioni che hanno bocciato la doppia preferenza di genere (ad esempio Puglia, Calabria, Sardegna, Abruzzo e ultima la Liguria), si ritrovano con leggi elettorali incostituzionali - e come minimo dovranno rivedere le norme, per evitare che nel nuovo Senato finiscano proprio e solo le poche elette. Per non parlare dei nuovi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che, se già hanno fatto bocciare giunte comunali e regionali ostaggi delle "quote celesti", col solo art. 51 della Costituzione e poi con le nuove leggi elettorali dei Comuni, potranno ora puntare anche su questa norma.
Anche l'Italicum, nella formulazione votata e licenziata dalla Camera, ora non sta più in piedi. Mica basta candidare il 50% delle donne, per poi lasciarle a casa grazie alle liste bloccate. Dove magari i capilista sono tutti uomini o si alternano nei collegi 2 uomini e una donna, con la certezza che non sarà eletta. Grazie a questo emendamento, in Parlamento ci dovrà appunto essere equilibrio tra  le elette e gli eletti, mica solo tra candidate e candidati.
Una modifica Costituzionale per me non di poco conto (benché di per sé confermi la Costituzione). Forse perché, nella mia idea di democrazia, le donne  ci devono essere. In tutti i luoghi in cui si decide, per tutti e anche per noi.
Cinzia Romano

giovedì 16 maggio 2013

Al Presidente del Consiglio Letta: NO ad altri comitati monogenere/maschili

A quanto pare, Quagliariello e il premier Letta starebbero lavorando, tra decine di curricula, alla composizione del comitato di 20-25 esterni che entro 100 giorni presenterà un progetto per il testo di una nuova legge elettorale. Sui membri del Comitato, per ora, c'è ancora silenzio, ma ecco il totonomi: da Luciano Violante e Valerio Onida a Cesare Mirabelli, Francesco Paolo Casavola e Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Stefano Ceccanti, Michele Ainis, Paolo Armaroli, Edoardo Frosini, Beniamino Caravita, Marcello Pera, Vincenzo Lippolis, Vincenzo Tondi delle Mura, Francesco Clementi... Ora: vi sembra di vedere qualche nome femminile? 
NO. Naturalmente no.
Perché come al solito, senza che nemmeno si venga sfiorati dal più lieve senso del ridicolo, i nomi indicati come papabili sono tutti maschili. Manco si dovesse eleggere, veramente, sempre il Papa.

Un comunicato
Accordo di azione comune per la democrazia paritaria chiede al Presidente del Consiglio di comporre in modo PARITARIO il gruppo che, sembra, sarà incaricato di predisporre le proposte di riforme. Prime tra queste, per urgenza e importanza, le modifiche del sistema elettorale.  
Le associazioni, i gruppi e movimenti firmatari dell’Accordo, a prescindere dalla validità dell’iter ipotizzato (che deve comunque garantire il ruolo primario del Parlamento!), si rivolgono al Presidente Letta affinché, se si dovesse giungere alla nomina di esperti, sia assicurata la presenza di donne competenti, [e ribadiamo: di donne competentindr] e in numero pari a quello degli uomini.

Oltre che in contrasto con i principi costituzionali, non sarebbe accettabile una decisione del Governo che, trascurando l’importanza della forza innovatrice delle donne, non si avvalga delle tante esperte che dedicano la propria attività professionale ai temi che saranno all’attenzione del gruppo che dovrebbe essere incaricato di elaborare le proposte che il Parlamento dovrà esaminare.

Accordo di azione comune, Roma, 16 maggio 2013