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venerdì 19 luglio 2013

Salvare Alma e Alua. E Salvarsi l'anima.

E la signora Shalabayeva con la figlia? Che chiedano scusa e non se ne parla più. Ci vuole Altan per dire la verità: le 2 vittime di un abuso di stato, sembrano loro le sole colpevoli.  

Così scrive oggi Corradino Mineo, che è fuori dall'Italia (e dunque purtroppo non è in Senato). E il pensiero va anche alle recenti parole di Susanna Camusso, ove chiede: siamo certe che questa espulsione avrebbe avuto luogo, e in quel modo, se le persone da espellere non fossero state una donna e una bambina? Ma certo Mineo si addentra di più nella cosa, e offre un canto fuori dal suo stesso coro, di cui lo ringraziamo. Grazie, Corradino Mineo.
Dixi, et servavi animam meam, conclude Mineo. E recuperando questa citazione marxiana, cita quel profondo impulso che (in mancanza di convenienze) dovrebbe indurre a parlare: l'ho detto, e (almeno, ndr) mi sono salvato l'anima.

Grazie Mineo: perché all'anima nessuno pensa più, se non per venderla.
Conforta, che alcuni sappiano resistere alle pressioni del loro stesso gruppo, quanto lascia sgomenti la pressione sempre più forte a un ingresso collettivo nell'acquiescienza e - dunque - nella complicità, in nome di "interessi superiori". Ma di cosa? ma di chi? di uno Stato che avrebbe bisogno di una pacificazione che ricorda altri simili anatemi contro i disfattismi? O di politici che si sentono sempre più autorizzati a disconoscere la nostra democrazia? Cavilli. Irresponsabili, anche.
E che chiedano scusa, quelle due - mica Alfano! loro, solo loro, sono responsabili di aver turbato la nostra quiete. 
Perché, maledette, sono venute proprio a Roma? [così prosegue Mineo, ndr] Perché poi Alma si sarà mai sposata con quel pazzo oppositore di Nazarbayev? E come si è permessa di scrivere un memoriale sulla sua detenzione illegale in Italia e sulla deportazione in Kazakistan? Ieri il Senato ha votato, con qualche astenuto leghista, la solidarietà a Cecile Kyenge, offesa da Calderoli. La stessa solidarietà avrebbe dovuta votarla alla piccola Alua e alla sua mamma. Invece, stamani, il Senato si limiterà a respingere la mozione di sfiducia contro il ministro Alfano. In mancanza di uno straccio di documento alternativo, sarà come approvare l'intervento di Alfano, far propria la tesi che le due donne sarebbero state deportate per un errore, che il blitz per catturare il marito, preteso dall'ambasciatore kazako e autorizzato dal Viminale, non c'entri nulla con il seguito, con l'arresto e l'espulsione. Scrive Fiorenza Sarzanini, sul Corriere: "L'ambasciatore pretese la seconda irruzione, ordinarono il blitz ai poliziotti dall'ufficio del capo di gabinetto di Alfano". Lo dice il prefetto Valeri che ha rifiutato di rassegnare dimissioni.
 "Non fate cadere il Governo! Napolitano avverte i partiti", Corriere della Sera. "Re Giorgio dà gli ordini a Parlamento, Pd e Stampa", Il Fatto Quotidiano. "Napolitano: avanti con Letta", La Stampa. 
E' un signore che ha onorato l'Italia, Giorgio Napolitano. A giusto titolo può rivendicare il retaggio del Partito Comunista Italiano, nonostante non abbia mai contato troppo in quel gruppo dirigente. Ha 88 anni, non ha certo brigato un secondo mandato da Presidente: sono stati Berlusconi,Monti e soprattutto Bersani a pregarlo di accettare.ed è stato l'errore più grosso. Qualcuno, anzi solo uno, se la memoria non m'inganna, votò contro. É stato l'errore più grosso perché Napolitano propone,oggi, al paese la più sbagliate delle medicine. Pretende di far apparire quello che non è e non può essere. Che Berlusconi sia sia trasformato in uno statista disinteressato, che il Pd possa continuare a ignorare la voce degli elettori che aveva, che si possa rimborsare, aiutare la proprietà e al tempo stesso investire nel  lavoro, che abbia ancora senso definirsi europeisti senza alzare la voce conto l'Europa degli egoismi e del rigore a tutti i costi. La contraddizione non lo consente. Si sarebbe detto un tempo. Ma è proprio questo il punto: lo Stato, se preferite le  Istituzioni Repubblicane, appaiono a Re Giorgio come un approdo ultimo. Un risultato della Storia e quindi una sorta di uscita dalla storia. Da giovane, forse pensava al Comunismo di Stalin negli stessi termini. Ora pensa, il nostro Presidente, che le istituzioni possano sempre fare il miracolo, che possano cambiare con il vestito anche il monaco e rinverdire quello che ormai è secco. Non è così. La cupola che il Presidente cala a protezione del governo Letta, che racchiude quella più piccola a protezione di Alfano, rende le nostre istituzioni più esposte, giustifica sfiducia, alimenta populismi, distrugge la sinistra italiana , che resta la sola possibilità, l'unico varco che consenta un ricambio d'aria. Dopo la mummificazione di Berlusconi nei suoi ludi di Arcore e il Paese che correva e corre verso la rovina. Ci vuole aria nuova, signor Presidente. Con tutto il rispetto.
 Il Sole24Ore, delle tante cose dette ieri da Napolitano, ne cita una: "contraccolpi irrecuperabili sui mercati se cade il Governo Letta". Risponde, su La Stampa, Gian Enrico Rusconi: "i mercati magari saranno contenti se il governo Letta va avanti, ma il prestigio italiano e la sua credibilità scenderanno ancora più in basso". Perché, avverte, "la credibilità dipende dalla dignità politica". E la dignità si conquista con la trasparenza e -dico io- con un rapporto sentimentale con i cittadini, non si salva promettendo che tra un paio d'anni avremo pronto un bel progetto di  riforme e che intanto possiamo solo  distribuire  i pochi spiccioli  rimasti nelle casse. Repubblica: "Il Pd salva Alfano e il Governo". Il Giornale: "Renzi si mette a cuccia".
Sono in congedo - così si dice - dal Senato, non avendo potuto rinviare ancora un impegno familiare. Dunque non ho preso parte all'assemblea del gruppo in cui il Pd ha deciso, con 80 sì e 7 astensioni, di respingere la sfiducia ad Alfano. Né sarò in aula al momento del voto. Dico però che se qualcuno dei "dissidenti" dovesse essere espulso (come teme Civati) o discriminato o punito dalla burocrazia di partito, condividerei volentieri la sua sorte. E aggiungo che non mi sento affatto un "irresponsabile". Irresponsabile è la politica del rinvio, del non sapevo, è scaricare le colpe sugli apparati di polizia che d'ora in poi non si fideranno più del ministro dell'interno né del governo. 
Come dice Renzi: "il governo si logora da sé". Massimo Franco lo accusa (Renzi) di aver sottovalutato la "rete protettiva che Napolitano ha steso sul Letta". Io, con D'Alema, direi al sindaco di Firenze di non preoccuparsi troppo. I fatti sono testardi, la politica ha le sue leggi e non c'è rete che tenga.
Già la politica. Ieri Franceschini se l'è presa con "quelli che fanno le anime belle, mentre gli altri, che ci mettono la faccia (accanto a quella di Alfano) sono i cattivi". 
Parlo per me. Non mi sento un'anima bella, piuttosto mi definirei un politico realista...
• se ho consigliato a Letta di chiedere scusa per quanto è successo ad Alma e Alua, all'opinione pubblica, ai funzionari di pulizia su cui Alfano ha cercato di scaricare tutte le colpe,
• se gli ho chiesto di annunciare che si farà subito la legge elettorale, qualche provvedimento per il lavoro e poi pronti a votare, già in primavera, 
è perché solo così il premier avrebbe potuto mettere al riparo il suo governo dalle continue imboscate, che verranno e lo spingeranno sempre più giù verso il precipizio. Dixi et servavi animam meam.
Fonte delle citazioni: il caffé del 19 luglio

venerdì 14 giugno 2013

#noSlot. Allarme gioco d'azzardo. Governi vari: a che gioco giochiamo?

Presente! rispondiamo al blogging day #noSlot, indetto in rete, per denunciare (ennesimo regalo lasciatoci dal ventennio berlusconiano) la gravissima piaga del gioco d’azzardo. Esageriamo? NO. Basta guardare i numeri. Che mostrano anche un trend di crescita senza pari. Pochi giorni fa anche Palazzo Chigi ha "lanciato un allarme"Il che è curioso -  alla luce di quello che vi dirò più sotto. 
Ma prima, alcuni numeri:

Giro di denaro e di persone soggette a dipendenza
tossicodipendenti da gioco d'azzardo: 800mila persone 
giocatori a rischio di dipendenza: 2 milioni  
italiani che hanno giocato almeno una volta: circa 36 milioni 
Fatturato 2011: illegale: oltre 10 miliardi €. Legale: 79.9 miliardi €: cioè una cifra pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine 2010.
Fatturato 2012: illegale: 15 miliardi. Legale: circa 88 miliardi. In totale 103 miliardi, con un dato di crescita impressionante e costante, che evidenzia anche il potente guadagno di terreno della quota gestita dalle mafie. 

Posizione dell'Italia nel mondo
1° posto in Europa
1° posto per invadenza delle videolottery (57%)
3° posto tra i paesi che giocano di più al mondo, dopo Stati Uniti e Giappone 
1 tagliando su 5 Gratta e vinci al mondo è italiano 

Numero di slot machine sul territorio
400mila slot machine in Italia
1 macchinetta "mangiasoldi" ogni 150 abitanti 
Nell’ ottobre 2012 i nulla osta rilasciati erano già 415.000 e 379.000 gli apparecchi ufficialmente a regime.

Spesa annua pro capite
regioni: 1° posto Lazio
capoluoghi di provincia: Pavia (nel 2011 con 2123 € di spesa pro capite)
spesa media nazionale: circa 1.450 € (se inclusi neonati; 1.890 fra i soli maggiorenni)

Spesa pura per regioni:
1° posto Lombardia (2 miliardi e 586mila di euro €)
2° posto Campania (1 miliardo e 795mila €)
3° posto Lazio (1 miliardo e 612 mila €)
4° posto Emilia Romagna (1 miliardo e 106mila €)
5° posto Piemonte (964mila €)

E’ ufficiale: il gioco d’azzardo è ormai terza impresa italiana. 
Ma non solo: corre in rapida tendenza per diventare la seconda. Restando nell’ambito legale (non consideriamo qui altri settori sempre trainanti di pertinenza esclusiva della mafia: human trafficking, pedofilia, droghe, armi illegali eccetera) il gioco d’azzardo è un settore sempre in attivo. Non solo non risente della crisi, ma se ne avvantaggia: più le persone sono senza lavoro e disperate, e più “tentano la fortuna”; finendo così per rovinarsi del tutto. 

A quanti il gioco ha cambiato in meglio la propria vita? 
Anche senza statistiche precise, si sa che il gioco non aiuta quasi nessuno. Invece ha già rovinato la vita a tantissimi. A centinaia di migliaia gli italiani stanno cadendo nella dipendenza e molti finiscono per perdere tutto. Ma, ovviamente, i disperati rovinati dal gioco (slot machine, videopoker, gratta e vinci, sale Bingo, giochi online ecc) crescono in modo direttamente proporzionale a quanto crescono le fortune del settore.

Agenzie e dipendenti
Ci sono ormai oltre 6.180 punti e agenzie autorizzate sul territorio. A questi si aggiungono quelli gestiti da ben 49 clan mafiosi attualmente coinvolti e che, gestendo «i giochi delle mafie» (e considerati il 14esimo concessionario «occulto» dei Monopoli di Stato), fanno saltare il banco. Il settore mobilita il 4% del Pil nazionale e coinvolge 120.000 addetti e 5.000 aziende, grandi e piccole.

Cosa ci guadagna lo Stato?
Dell’incasso legale 2011, pari a quasi 80 miliardi, solo 8,8 miliardi sono andati allo Stato, e – paradossalmente - i proventi statali non sono destinati a migliorare. L'incremento percentuale annuo è rilevantissimo - eppure per il 2012 le previsioni di incasso per lo Stato sono di 1 miliardo in meno rispetto all'anno precedente, tornando ai livelli di redditività di 4 anni prima. Del resto le tasse sui proventi sono del tutto inadeguate (e non sono state adattate alla rapida crescita degli incassi). Le vincite pagate ammontano a 62 miliardi con un payout (ovvero la restituzione in vincite) pari al 75%. E mentre centinaia di migliaia gli italiani si riducono alle stalle e cadono nella dipendenza, e la  fortuna del settore va alle stelle, c’è però un’eccezione: la vecchia e tutto sommato innocua Lotteria Italia è in netto e inesorabile calo (-15% già alla fine del 2011). Dunque, anche se la sinistra raccolta del denaro rastrellato dai gabbati aumenta, i proventi per lo Stato sono fermi. Questo l'incredibile capolavoro realizzato della macchina da guerra dell'azzardo. Guerra contro di noi, come sempre. 

Ma lasciateci dire: tutto ciò non è frutto di incompetenza. 
Al contrario: di un raffinato disegno che non ha trascurato alcun settore per sottrarre alla collettività benessere e diritti, pro domo della lobby che l’ha concepito, fondata su interessi privati, fiera della corruttela e mafie.

Torniamo dunque al Governo Letta.
Il grande sponsor del gioco d'azzardo, va da sè, è stato Berlusconi (noto giocherellone). In particolare con il suo ultimo governo, che diede l'abbrivio anche a molte nuove proposte: dalle videolottery al win for life, dal bingo on line ai nuovi gratta e vinci, dalla proposta di sale per il poker dal vivo ad altre ancora. Ma è sotto al governo Monti che abbiamo assistito al finale pirotecnico della caduta i ogni remora: dal 3 dicembre 2012 sono divenute disponibili a tutti (dunque non solo nei bar e nelle sale gioco), slot machine virtuali in forma di app per cellulari e tablet. Ma... forse.. il governo nato dallo tsunami? Forse oggi potremmo tentare un bel colpo di reni e cercare di invertire questa penosa tendenza. Ma ahimé, a chi affida la delega per il gioco d'azzardo il nuovo governo 2013? quello a cui tutti si chiedeva il cambiamento? A un certo Alberto Giorgetti
Colui che già la ebbe per anni sotto il governo Berlusconi, con grande soddisfazione dell'industria del gioco.
Colui che seguì sempre molto da vicino questo mercato in costante crescita, e che ancora a marzo 2013, (presso l'Enada, fiera internazionale sugli apparecchi da gioco che si tiene Rimini), ha rassicurava le industrie del gioco d'azzardo dichiarando: "è sconcertante che questo settore negli ultimi mesi sia così abbandonato a sé stesso (...) non è immaginabile che un settore sostanzialmente in regime di monopolio debba affrontare una campagna complessiva di denigrazione senza precedenti".
E allora, chiediamo al governo: a che gioco stiamo giocando?
Noi chiediamo a chi guida questo Governo delle (non auspicate) larghe intese di non limitarsi a quelle buone intenzioni che - se non seguite dai fatti - rendono tutto ancora più grottesco. Noi chiediamo di fare luce su tutto questo senza reticenze e di correre subito ai ripari, assumendo gli impegni già più volte sollecitati dalla campagna “mettiamoci in gioco”. Questi:

1. Modificare la legislazione vigente dando a sindaci e giunte comunali un reale potere di controllo sulla diffusione e utilizzo dei numerosi strumenti di gioco sul proprio territorio, non solo per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, ma in virtù della responsabilità sanitaria che compete ai sindaci.

2. Intervenire sulla tassazione sui giochi, eliminando l'enorme e ingiustificata variabilità attuale ed elevando le entrate complessive per lo Stato.

3. Contribuire (nelle Commissioni ministeriali e nella Conferenza Stato-Regioni), a poratre a termine le procedure previste dal decreto Balduzzi perché il gioco d'azzardo patologico sia incluso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

4. Vincolare (almeno) l'1% del fatturato annuo dei giochi d'azzardo al finanziamento di azioni per prevenzione, assistenza, cura e ricerca relative al gioco d'azzardo patologico, anche ai fini dei Lea sanciti dal decreto Balduzzi.

5. Attuare quanto stabilito nel decreto Balduzzi sulla regolamentazione della pubblicità del gioco d'azzardo, vietando inoltre che la pubblicità indichi le possibilità di vincita senza contrapporle alle possibilità di perdita e che promuova illusorie probabilità di vincite facili; stabilendo criteri stringenti sull'obbligo di comunicare le probabilità di vincita reali, indicando la percentuale di premi pari all'importo giocato e la percentuale di premi superiori a tale importo.

6. Vincolare l'esercizio delle concessioni al rispetto del codice di autoregolamentazione pubblicitaria adottato dalla Federazione Sistema Gioco Italia, stabilendo al contempo una Authority di controllo esterna ad Aams, con reali capacità sanzionatorie verso i trasgressori.

7. Stabilire una moratoria sull'introduzione di nuovi giochi, sia in presenza fisica sia attraverso il web, e al bando di nuove concessioni, fino a quando non saranno noti i risultati delle ricerche promosse da enti terzi, non in conflitto di interesse, al fine di commisurare i rischi e
i benefici delle attuali politiche in materia di gioco d'azzardo.

8. Adottare un registro unico nazionale delle persone che chiedono l'autoesclusione dai siti di gioco d'azzardo, uniformando la disciplina che regola le scelte di autolimitazione e autoesclusione per tutti i concessionari di gioco on line.

NOI CHIEDIAMO RISPOSTE.
E invitiamo consumatori ed esercenti ad aderire alla campagna Senza Slot, per favorire tutti quei locali che alle slot hanno rinunciato. E a firmare la petizione No Slot. E mandiamo un abbraccio solidale a tutte le famiglie italiane che piangono lacrime e sangue, oltre che per la crisi, per l'ingresso di questa nuova sciagura nella loro vita.
Questo post è dedicato all'imprenditore di Gussago che ieri, a causa del gioco, si è tolto la vita. 

mercoledì 1 maggio 2013

Rosaria Ciancaione: Laura Puppato e il suo "si" al Governo Letta

Oggi è il primo maggio, niente ufficio,  un po’ di riposo non guasta ...
Una sbirciata qua e là su FB.

Leggo il post di Laura Puppato, con le parole di Giorgio Gaber …l’incapacità di capire il modo con cui cambiare le cose che succedono.
Leggo la delusione e la rabbia di tanti per la scelta del PD di  costruire un  Governo  con il PDL e la lista Monti.

Ho già scritto che non era questo il Governo che avrei voluto e capisco il disorientamento di tanti, di fronte alla fiducia che Laura ieri ha dato con il suo voto al Governo Letta.
Ma non posso condividere il modo di guardare le cose che trapela dai commenti alla sua pagina, come se nulla in questi ultimi due mesi fosse accaduto.
Mi affido alle parole di un uomo dalla mente illuminata che, forse, tutti avremmo voluto come Presidente della Repubblica, Stefano Rodotà, che ho  avuto il piacere e l’onore di  vedere alla trasmissione di Fabio Fazio “Che Tempo Che Fa” del 28.4.2013.  
Rodotà afferma (testualmente).. “Letta è stato abile ed intelligente, un po’ mi ha sorpreso perché ci sono personalità di qualità che secondo me  possono forzare in qualche punto, almeno,  una situazione che non è facilissima che non va tutta nella direzione che io avrei preferito  e poi dà …un’indicazione che si può  cambiare cominciando dall’età, dalle facce, dal genere; perché non lo dobbiamo trascurare questo fatto importantissimo della presenza femminile. Detto questo non faccio previsioni né ipotesi perché è difficile, obiettivamente  viene fuori da una situazione molto complicata e ne porta il peso…” 
Allora io dico che non possiamo chiudere gli occhi dinanzi alla realtà.
Non possiamo sottacere che il PD – o una parte del PD - ci abbia provato a fare un governo  di centro sinistra con un’anima fortemente spostata a sinistra.

Hanno sbagliato in tanti, forse tutti.
Lo stesso Grillo con quell’atteggiamento distruttivo - che è cambiato solo nel momento in cui proponeva presidente della Repubblica proprio Rodotà. Ma forse era troppo tardi perchè chi, sin dall’inizio, all’interno del PD non voleva il rinnovamento, si era alimentato proprio dei proclami e degli improperi di Grillo contro Bersani e tutta la coalizione Italia Bene Comune. E si era rinforzato.
Le spinte verso questo erano evidenti.
Qualcuno mi sa dire, d’altra parte, come mai Laura Puppato non è stata designata tra i “pontieri” ufficiali degli incontri tra il PD e il M5S? visto che forse è l’unica nel PD che gode rispetto e stima da parte di Grillo, peraltro, ribaditi in questa campagna elettorale proprio nelle piazze del Veneto?

E’ evidente, non si poteva rischiare che l’ultima arrivata facesse il miracolo perché, a quel punto, il cambiamento non avrebbe potuto essere più rinviato.
E allora  cosa posso rimproverare a Laura?

Forse il fatto che sin dall’inizio lei si è proposta e ci ha messo la faccia, senza remore, senza esitazioni, pur essendo consapevole delle avversità e delle forti spinte contrarie.
Ha agito secondo il suo stile, senza risparmiarsi, a viso aperto, con determinazione, chiarezza, trasparenza, coerenza.

Quella coerenza che oggi le viene misconosciuta: ed io non posso essere d’accordo su questo.
Laura ha votato il governo Letta facendo un’assunzione di responsabilità che le è costata molto; ma non aveva alternative, non ha alternative, perché questo governo è il frutto di una crisi profonda del PD. Che, però, lasciatemelo dire, va ricostruito con persone come Laura che vogliono un rinnovamento vero, che hanno in mente “un’altra idea di mondo”.
Il compito di Laura oggi è quello di vigilare e di essere propositiva e di far sentire la sua voce dinanzi a proposte indegne e per fare bene questo lavoro deve stare al suo posto nel Governo e nel PD, non fuori. La storia insegna che tirarsi fuori  dalla realtà, defilarsi, non porta che al peggioramento delle situazioni, alla distruzione.

E poi, veramente  si possono criticare persone come Laura che hanno il coraggio di dire ciò che pensano? Che hanno la capacità di assumere decisioni, talvolta anche impopolari, dettate dalle circostanze?

Riserviamo le nostre energie per redarguire quelli che si nascondono dietro a un voto segreto.
Ce ne sarebbero almeno  101 da scovare!

Stringiamoci, invece, intorno a Laura che si assume le sue responsabilità e DECIDE, sceglie, rispetto a quanto in quel momento è disponibile e realizzabile.

La storia, peraltro,  non finisce con il Governo Letta, va avanti, deve ritrovare se stessa e ridare agli uomini e alle donne dignità, quella dignità di cui parla Rodotà pronto a partecipare ai nuovi cantieri della sinistra. 
Queste le sue parole:…”Io parteciperò a questa discussione che si sta aprendo, non è l’unica… dovrei avere due, tre vite per partecipare ai cantieri che si stanno aprendo ma tutte le volte che sarà necessario lo farò”.

Il primo cantiere è partito con Left che domani a Roma, al Teatro Piccolo Eliseo, incontra Stefano Rodotà, Laura Puppato ed altri  per discutere sulla “rivoluzione della dignità”.

Rosaria Ciancaione, 1 maggio 2013

lunedì 29 aprile 2013

Tiziana Bartolini: una riflessione su secondo mandato del presidente e nuovo governo

C’è sempre una prima volta. E il secondo mandato al Quirinale per Giorgio Napolitano inaugura la possibilità di rielezione del Presidente della Repubblica, possibilità che la Costituzione non prevede ma neppure impedisce. 
Indipendentemente dalle regole sancite nella Carta un esercizio di veto lo avrebbe certo dettato il buon senso, in considerazione degli 88 anni del Presidente e della richiesta di un cambio di passo emersa chiaramente dalle recenti elezioni. Poiché la politica si esprime anche attraverso i simboli, è incontestabile che questa riconferma è la certificazione della paralisi della classe dirigente italiana, quella politica e quella che abita i palazzi dei vari poteri che compongono il sistema-paese nel suo complesso. 
Non immaginiamo un pressing di banchieri e industriali sul PdL (che ha proposto da subito il settennato-bis di Napolitano) e neppure una lobby che ha imposto al PD di affondare Marini e Prodi e di non proporre Rodotà. Non è immune dalla critica neppure il M5S, inchiodato ad un pugno di nomi da un misterioso sondaggio sul web. Sembra piuttosto che un così tanto rinnovato Parlamento si sia immediatamente adeguato ai criptici rituali del Palazzo, ai tempi lunghi della peggiore politica, ai rinvii defatiganti, alle continue prove tecniche di cambiamenti che o sono di facciata non arrivano proprio, insomma all’eterno gioco delle parti in commedia affinché nulla cambi se non con il placet dei poteri forti. Il più giovane Parlamento d’Europa, composto per circa un terzo da donne, si è impantanato al primo passaggio istituzionale, incapace di gesti di autonomia, senza orgoglio, timoroso di infrangere consuetudini, prigioniero di faide antiche o contrasti recenti che non hanno alcuna relazione con l’Italia viva e le sue gravi emergenze economiche e sociali. Senza dubbio il PD ha il primato delle colpe avendo irresponsabilmente coinvolto l’intero Paese nella sua irrisolta crisi di identità e dando prova di una arroganza indigeribile persino per i suoi più fedeli militanti ed elettori. Come potrà, ragionevolmente, riproporsi alla guida del Paese una sommatoria squallida di personalismi ed egocentrismi che non è stata in grado di auto-governarsi in un passaggio così delicato e decisivo? Cosa ha impedito la polarizzazione delle tante e positive forze rigeneratrici che pure ci sono in Parlamento e nel PD intorno ad un nome da scegliere quale simbolo (Rodotà o altro di analoga caratura e forza istituzionale) per accompagnare una nuova fase di autentico e profondo mutamento? L’occasione perduta accentua solchi già profondi e vi aggiunge l’amarezza di assistere ad una scelta imposta a Giorgio Napolitano da un’emergenza fabbricata in laboratorio con una miscela di silenzio, pavidità e cinismo. Abbiamo assistito ad una lotta i cui protagonisti - vincitori e vittime - sono stati uomini che hanno agito con logiche maschili e machiste. 
Per costoro la Repubblica e la Democrazia, che avevano (e hanno) urgenza di cura e manutenzione, possono aspettare. Aspettare che maturino i tempi per una Politica propositivamente dialettica e condivisa quando necessario. Aspettare che arrivi da chissà chi il via libera per mutare equilibri e occupare spazi decisionali. Aspettare che 290 tra senatrici e deputate elaborino strategie alternative alle regole dominanti e sbagliate. Aspettare…. il contrario esatto dell’abusato slogan ‘se non ora quando’. Il femminile legato all’idea di Rinascita e di Rigenerazione anche questa volta ha passato la mano. Il prossimo giro non tarderà molto. Conviene attrezzarci per tempo.
Tiziana Bartolini, 28 aprile 2013