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giovedì 9 maggio 2013

Alle elezioni del 26 e 27 maggio 2013, con la doppia preferenza: come si vota?

Il 26 e 27 maggio 2013 si vota in oltre 719 comuni: quelli con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel 2008, e quelli che vanno a elezioni anticipate perché commissariati o per motivi diversi. I ballottaggi sono fissati per il 9 e 10 giugno. Ma ci sono novità: questa volta la legge 215 del 2012 dà la possibilità, nei comuni con oltre 5000 abitanti, di esprimere due preferenze purché una per ogni genere: si intende così garantire la presenza di almeno 1/3 di candidati/e del sesso sottorappresentato. Guarda il video!


Come si vota?
Premesso che - ovviamente - si può votare soltanto per un partito (o una lista): se si preferisce, si può esprimere una sola preferenza.
Ma desiderando esprimere 2 preferenze, una deve essere scelta fra i candidati di un sesso, e la seconda dell'altro sesso. Se si indicano due candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza verrà annullata. 

Vi invitiamo a interessarvi su quali sono le candidate donne! E a votarle. E a scegliere attentamente, perché fra le donne ci sono figure che rappresentano veramente una nuova politica e una visione più ampia, e altre che sono solo pedine messe lì dalla solita poltica che dà la nausea.

E qui si pone un problema: la legge approvata in questi giorni nella Regione Sicilia, che introduce la doppia preferenza, è stata accusata dai 5Stelle di favorire il voto di scambio. Chiediamo ai 5Stelle di spiegarci bene il perché, però: perché escludiamo che questo si debba all'introduzione di un dispositivo che favorisce l'equità di genere. Come è stato spiegato QUI, non ci abbiamo capito niente. Questa non è una spiegazione: se il meccanismo del riconoscimento si può applicare nel caso di coppie uomo-donna, perché NON si può applicare imn modo identico se le coppie sono dello stesso sesso? Ma lo vogliamo capire: perché le mafie non sono nelle corde delle donne.

Infine.. vi segnaliamo un'altra novità di queste elezioni: si applicheranno le norme in materia di contenimento delle spese degli enti locali che prevedono, con il rinnovo della Giunta e dei Consigli comunali, la riduzione di circa il 20% del numero di consiglieri e degli assessori.
Qui tutti i comuni interessati da queste elezioni amministrative.

martedì 26 marzo 2013

Fiorella Mannoia a Grillo: non è il momento di vendette

Ho aspettato, ho aspettato di vedere che cosa succedeva, ho lasciato passare un po' di tempo per vedere se, passata l'euforia e lo stordimento del risultato elettorale, si potesse finalmente ragionare sulle sorti del paese con responsabilitá e senso dello Stato. 
Sono convinta che l'avvento di Grillo abbia costretto la sinistra ad affrettarsi a riprendere il suo ruolo, appannato da questi anni di torpore e di appiattimento alle logiche della politica. Ho ripetuto, e lo sostengo ancora, che il successo del M5S non é dovuto ai meriti di Beppe Grillo, che pure ha un grande talento di comunicatore, ma per demerito della sinistra che non ha saputo cogliere il malessere che pervadeva il Paese, incapace di rinnovamento, con scarsa attenzione alla comunicazione dalla quale oggi volente o nolente non si puó prescindere, della perdita di contatto con i cittadini, della sua ambiguitá..
tutte cose che ho giá spegato su queste pagine (anche la presidenza della Camera a Laura Boldrini, non so se sarebbe stata cosí scontata senza questo ciclone che si é abbattuto, ma questo é un mio pensiero).
Per questo sono convinta che tutto questo non puó fare che bene a questo paese che si ritrova ad affrontare temi sopiti come la scuola pubblica, i costi degli armamenti, della politica degli sprechi il conflitto d'interessi, la legge elettorale eccetera.
Detto questo ora è il momento di agire. Il Movimento 5 Selle é andato al governo; "ci vediamo in Parlamento" diceva Grillo, bene, ora ci sei andato! 
Ora che cosa si fa? Si sta a guardare il paese andare a fondo o si dialoga? 
Io penso che sia meglio dialogare con l'unica forza con la quale si può pensare di trovare un accordo che è quella del PD. Almeno per un anno e poi tornare semmai ad elezioni. 
Questo non è tradire il movimento, cari Grillo e Casaleggio, questo è senso della responsabilità che i cittadini hanno riposto nelle vostre mani. Voi troverete divertente vedere il PDL cercare di formare un governissmo con il PD e stare a guardare che cosa succede! 
Noi no. Noi non ridiamo affatto.
I cittadini vogliono che qualcuno si adoperi per risolvere i problemi del paese adesso, anche se si trattasse di scendere a qualche compromesso, non per stare a guardare vederlo affondare per poi dire "vedete che fine hanno fatto? Noi siamo piú bravi". 
No, caro Beppe, mi dispiace ma non sono d'accordo, e ti assicuro che ci sono molte persone che la pensano come me, piú di quante immagini. 
Non è tempo di vendette e soddisfazioni personali. Se pensi che il "tanto peggio, tanto meglio" ti porti ad avere, se si tornasse ad elezioni, il 100% dei voti penso che ti sbagli di grosso, perché tutto l'elettorato di sinistra, che è la percentuale piú alta del tuo, ti volterá le spalle.

E chiarisco ancora meglio.

Se ci fosse stata una situazione chiara di governo, se per esempio il PD fosse stato in grado di governare, avrei capito la decisione del M5S di non appoggiare nessun governo e decidere di valutare di volta in volta l'approvazione delle leggi. Ma la situazione in cui ci troviamo é del tutto ingestibile.
Siamo in uno stallo. Nessuno governa, ad elezioni non si può andare, c'é anche il problema dell'elezione del nuovo Capo dello Stato, e se anche andassimo ad elezioni in questo momento temo che ci ritroveremmo nella stessa situazione in cui ci troviamo oggi.
Allora, visto che non era prevedibile quello che è successo, non sarebbe meglio trovare un compromesso transitorio solo per traghettare il paese a nuove elezioni, magari fra un anno?
Il M5S potrebbe avere il potere di mettere sul piatto il suo programma e obbligare il PD ad affrontare tutto quello che in questi anni non ha fatto. 
Conflitto d'interesse, legge elettorale ecc ecc. E noi avremmo una finestra aperta nei palazzi del potere. Non mi pare che questo ragionamento sia poi cosí folle per il Movimento. O no??? I privilegiati come me possono anche aspettare gli eventi e stare a vedere quello che succede, ma tutta quella fascia di popolazione senza lavoro, senza speranza che cosa fa? Meriterebbero uno sforzo da parte di tutti.


Fonte: Fiorella Mannoia, 25 marzo 2013

sabato 2 marzo 2013

Elezioni 2013: scrive Antonella Panetta

Zingaretti Presidente della Regione Lazio. Ne siamo felici; peccato però che abbiamo tutti e 18 i seggi della coalizione che lo sostiene occupati da uomini. Uomini con un curriculum fotocopia almeno sul piano dell’esperienza, tutti con pluriennali incarichi politici, tutti eletti con numeri stratosferici di preferenze. Molti osannati e portati con grande convinzione dall’elettorato femminile.
Si può dire che, aldilà di alcune differenze di provenienza dell’appartenenza, è come un sol uomo che va a lavorare in Regione. 
Persino il capolista Jean-Léonard Touadi originario della Repubblica del Congo, è rimasto fuori; lui non è di razza caucasica, non ha il pedigree giusto. Sembra prevalere nell‘elettorato maschile e femminile laziale di questo centro sinistra una voglia di totale omogeneità, una necessità di avere uomini di esperienza del sistema che non perderanno tempo in confronti inutili che potrebbero produrre anche azioni innovative. Le donne presenti sono nella lista del Presidente, da lui nominate e scelte. Non sono state scelte nelle urne. Si rende evidente che le donne di centro sinistra (PD, SEL, Centro Democratico, Lista Civica non hanno costruito candidature condivise e rappresentative rispetto all’agenda delle priorità che in altri luoghi ritengono specifiche e di genere.
In queste settimane che abbiamo fatto campagna elettorale ho con sgomento e con crescente consapevolezza avuto la netta percezione di quello che sarebbe successo. Sia attraverso confronti virtuali, sia personali sia politici ho preso atto dell’enorme numero di donne che si sono date molto da fare per far eleggere gli uomini. Li hanno sponsorizzati, hanno per loro testimoniato apprezzamenti, hanno collaborato alla stesura dei temi delle campagne elettorali maschili con temi di specifico interesse delle donne.
Per le donne dei partiti è prevalsa, senza alcun tentennamento, l’appartenenza partitica rispetto ai temi delle donne, alle loro priorità. Donne profondamente preoccupate della situazione politica e sociale che si sono affidate con fiducia a uomini ritenuti esperti e capaci. Poche quelle che hanno ritenuto di potersi far rappresentare da altre donne, non sufficienti - comunque - ad arrivare ad eleggere nemmeno una. 
Si potrebbe ipotizzare che questo è avvenuto perché le candidature femminili interne al centrosinistra non sono state condivise in momenti e luoghi adeguati. La mia solidarietà alle temerarie che hanno deciso di candidarsi e che non sono state elette: sono state coraggiose, hanno assunto una responsabilità spesso sollecitate da chi le conosceva personalmente e le apprezzava, le riteneva capaci di portare nei luoghi dove si amministra la nostra Regione, contenuti e proposte. Per gli eletti del Consiglio Regionale sarà meno faticoso avere una compagine assolutamente omogenea per genere, storia, stile di vita, ambiente e linguaggio.
Mi chiedo quanto possa essere produttivo per noi cittadine e cittadini avere interlocutori che hanno la medesima storia: non esattamente ancorata alle problematiche del mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni, della conciliazione dei tempi di vita e del lavoro (tema sicuramente noto al genere femminile). A me rimane molto difficile accettare che nel Consiglio Regionale del Lazio non vi sia una classe politica rappresentativa della società civile non in senso di interessi contrapposti, ma di valori e di culture, di generi e di ricchezza delle conoscenze, opportunità aperture.
Vi sono le donne elette dalla lista delle 5 Stelle oltre alle donne inserite e nominate nel listino. Noi donne cittadine del Lazio che abbiamo votato e fatto votare per il centro sinistra non abbiamo rappresentanti donne che possano essere per noi riferimento, non abbiamo avuto la forza né di costruire, né di eleggere candidature che potessero sintetizzare le nostre priorità. Mi sento sconfitta ma non mi rassegno. Adesso so che per poter avere donne che mi possono rappresentare devo costruire percorsi impegnativi e di lungo respiro; e so che non posso contare sulle donne dei partiti e solo con riserva sulle donne dei movimenti femministi. Ultima valutazione sui movimenti delle donne che, pur avendo avuto un ruolo nel promuovere la presenza femminili, non hanno avuto la forza di incidere nella realtà e nei risultati: la scelta di mantenere un profilo teorico senza nella pratica appoggiare le candidate con l’organizzazione che da sempre contraddistingue i partiti o i movimenti politici si è rivelata evidentemente insufficiente. 
Per concludere: noi donne... che siamo oltre la metà della popolazione - siamo nella non felice situazione di dover ringraziare il Presidente Nicola Zingaretti se vorrà nominare qualche altra donna nella giunta. E io mi auguro che lo faccia al di fuori di spartizioni correntizie o sistemazioni; ma solo per valutazioni di merito e di capacità.
Antonella Panetta, 2 marzo 2012

mercoledì 27 febbraio 2013

Elezioni 2013: quante elette in regione Molise?

Per i partiti della sinistra, alle Regioni Lazio e Molise...  prove di Conclave. Con il voto di preferenza, infatti, nelle due regioni che saranno governate dal centrosinistra, il PD, Sel, Partito socialista e Comunisti unitari non hanno eletto nessuna donna.

Vediamo il Molise:
grazie al listino del presidente Paolo Frattura, l’unica donna tra i 12 consiglieri della maggioranza di centro sinistra è Nunzia Lattanzio dell’Udeur, ripescata come prima dei non eletti, con una presenza femminile  dell’8,3%.

Rappresentanza paritaria invece per Il Movimento 5 Stelle che elegge una donna e un uomo.
L’opposizione di Centrodestra elegge 5 consiglieri, fra loro una sola donna (20%).

In tutto le consigliere regionale del Molise sono 3, il 14,2%.

Elezioni 2013: quante elette in Regione Lazio?

Per i partiti della sinistra, alle Regioni Lazio e Molise...  prove di Conclave. Con il voto di preferenza, infatti, nelle due regioni che saranno governate dal centrosinistra, il PD, Sel, Partito socialista e Comunisti unitari non hanno eletto nessuna donna.

Vediamo il Lazio:
Con la vittoria di Zingaretti, nel consiglio regionale del Lazio sono scattati i dieci eletti del listino e fra di loro ci sono 5 donne: il centrosinistra avrà così 5 elette su 28 consiglieri, con una percentuale del 17,8%.
Bene il Movimento 5 Stelle, che su 7 consiglieri ha eletto 3 donne (42,8%). 
Una sola donna invece per il centrodestra (7,6%).

In tutto le consigliere regionali del Lazio sono 9: solo il 18% del totale.

Elezioni 2013: quante elette in Lombardia?

Prove di Conclave nelle Regioni, a partire dalla Lombardia, in cui ha vinto il centrodestra

Vediamo nel dettaglio:
Lista Maroni 
elegge 4 donne su 12 (il 33,33%)

Movimento 5 stelle 
3 su 9 (33,33%)

Patto civico per Ambrosoli 
1 su 5 (20%)

Lega Nord 
3 su 15 (20%)

PD
2 su 17 (11,76%)

PDL
1 su 19 (5,26%)

Partito dei pensionati 
1 sola consigliera donna

Fratelli d'Italia 
0 su 2 (0%)

In tutto le consigliere regionali della Lombardia sono 15 su 80 eletti: solo il 13,63% del totale.

Elezioni 2013: scrive Maria Clara Mussa

Cambierà la politica italiana?
Lo Tsunami Tour è stato un evento stradinario. L’Europa preoccupata per l’esito delle elezioni in Italia, i mercati reagiscono negativamente e in Italia ci si chiede come sarà possibile governare non essendoci una maggioranza in parlamento. E l’elenco dei trombati eccellenti rende felici molti Italiani.
Ma questi erano risultati prevedibili, per chi avesse partecipato agli incontri dei “grillini” nelle piazze italiane.

La Storia lo riporterà sicuramente e molti posson dire “io c’ero”.
Come Cybernaua.it, la cui redazione era in piazza san Giovanni la sera di venerdi 22 febbraio, con Grillo in chiusura della campagna elettorale. 
Piazza gremita, 850mila cittadini non solo romani, gente che assisteva educatamente composta e senza alcun problema di sicurezza.
I partiti son stati “spiazzati” nel vero senso della parola dalla gente in piazza con lo Tsunami tour.
Abbiamo avvicinato la giornalista del canale televisivo danese (ma c’erano molte tv e stampa internazionali):
“Si, la Danimarca è molto interessata al Movimento cinque stelle e a quanto succede in Italia, perché molto determinante per l’Eurozona” ci ha detto la giornalista danese.
Mentre dal palco, su cui si alternavano i volti nuovi della politica italiana, avvocate, ingegneri, agricoltori, giovani entusiasti, venivano espressi concetti molto chiari per tutti:
“Deve tornare di moda essere onesti”,
“Che bello vedere facce pulite. Che sanno quanto costa un kilo di pane ed un litro di latte”
"Io sono agricoltore, perché in Italia c'è l'agricoltura"
“Occorre poter credere di nuovo nelle istituzioni”.
Noi c’eravamo, abbiamo assistito ad una pagina di Storia che, comunque vadano le cose, che possa piacere o non piacere, non potrà essere ignorata nè cancellata.

Elezioni 2013: scrive Marina Terragni

Premessa: non è che mi importi poi molto dei partiti. Mi importa delle nostre vite, ecco di che cosa mi importa. Mi importa dei nostri figli. Ma a quanto pare il nostro destino e quello dei nostri figli dipende almeno in parte da faccende come quella che ci ossessionerà nei prossimi giorni, quella della governabilità o ingovernabilità del Paese. Se vi fate un giro sul questo blog vedrete che ho sempre dato la massima importanza al fenomeno 5 Stelle, invitando il Pd a farci molto seriamente i conti, e a ipotizzare un export a livello nazionale del modello Sicilia, giunta Crocetta e appoggio esterno dei grillini.
Alcuni giorni fa ho postato su Facebook che quello di Grillo sarebbe stato il primo partito. Si sarebbe potuto comprendere anche in extremis, non limitandosi a guardare compulsivamente i sondaggi ma andando carne-e-ossa in una delle piazze dello Tsunami, perché il corpo capisce: dopo aver visto la straordinaria piazza dell’algida Torino, ho preso il metrò e sono andata in Piazza Duomo, e poi mi sono vista Piazza San Giovanni in streaming. E non ho avuto più dubbi: primo partito. Sono stata massacrata e pomodorata, per averlo detto. Anzitutto da militanti, iscritti e simpatizzanti del Pd, che quello che io e altri avevamo visto e sentito non intendevano in alcun modo vederlo e sentirlo.

Il Partito Democratico ha perso, e questi, in ordine sparso, sono stati i suoi più gravi errori:
• 1. zero rinnovamento, o quasi. Il patrimonio messo insieme con le primarie per la premiership dello scorso autunno, che avevano notevolmente ridimensionato il potenziale del Movimento 5 stelle, è stato sperperato: le primarie di Capodanno sono state riservate ai parlamentari uscenti e ai funzionari di partito. La cosiddetta “società civile” non è passata di lì: chi non era del partito sarebbe stato impallinato dal voto disciplinato e intruppato degli iscritti. Il listino del segretario ha fatto il resto: una marea di derogati, amici e parenti, figlie, mogli di incandidabili… Risultato: le stesse facce di sempre, gente che sta lì da 4-5-6 legislature, una serie di new entry dalla batteria di allevamento, un bel po’ di familismo amorale, più qualche raro innesto “civico” che non poteva certo fare la differenza

• 2. non aver cambiato la legge elettorale, in modo da continuare a garantirsi la comodità dei listini bloccati, dopo non aver fatto la legge sul conflitto d’interessi, madre di tutti gli errori. C’è stato un anno di tempo per cambiarla, non si è voluto farlo

• 3. non aver compreso la politicità del Movimento 5 Stelle, liquidato alternativamente e sprezzantemente come antipolitica, fascismo, dilettantismo, populismo, poujadismo, antisemitismo, antifemminismo, emanazione della massoneria, di Rotschild, di J.P. Morgan (giuro, sono girati perfino saggetti e documenti per darne ampia e articolata dimostrazione)

• 4. sempre per quanto riguarda i 5 Stelle, averlo stigmatizzato come movimento di protesta e non di proposta: le proposte dei 5 Stelle saranno anche opinabili, ma sono chiarissime, disponibili da tempo a tutti gli interessati, e rese lampanti e comprensibili a tutti nel corso dello Tsunami tour. In gran parte, è un fatto inequivocabile, queste proposte sono largamente ispirate ai temi agitati dalle piazze di Occupy Wall Street, di Zuccotti Park, di Plaza del Sol a Madrid e così via, e largamente riconducibili, dallo stop al consumo di territorio alla politica dei beni comuni, a un ambientalismo radicale (contro un Pd che in molte regioni, mi viene in mente per esempio la Liguria, è a pieno titolo il partito del cemento)

• 5. non aver compreso il tema forte e unificante della visione grillina: quello di comunità solidale. Una visione, un orizzonte a cui il centrosinistra non ha saputo contrapporne di propri, ugualmente chiari e unificanti
6. aver lasciato a Berlusconi il monopolio della questione fiscale, fattore di enorme sofferenza per il Paese, e non avre compreso che il berlusconismo era ancora vivo e vegeto

• 7. persistere in un atteggiamento di paura e insofferenza nei confronti del Nord, per l’ennesima volta territorio non capito, esorcizzato, tenuto ai margini dei propri programmi e delle proprie iniziative politiche
8. non aver parlato con chiarezza alla piccola e media impresa, scheletro del Paese, a cui Grillo ha riservato il massimo di attenzione

• 9. non essersi impegnati in modo netto, come invece ha fatto Ambrosoli, candidato presidente in Regione Lombardia, per una drastica riduzione dei costi della politica -taglio degli emolumenti, dimezzamento dei parlamentari, abolizione di province e altri enti inutili-: qualcosa è stato detto, sul tema si è cincischiato, ma tenendolo sempre in ombra. E molto a suo tempo non è stato fatto. Niente a confronto dei parlamentari regionali siculi di Grillo, che già destinano il 75 per cento dello stipendio a un fondo per il microcredito alla piccola e piccolissima impresa

• 10. aver snobbato la tv, che resta il medium principale nelle campagne elettorali, e continuare a non capire affatto la rete. E non comprendere che produce molti più effetti il video stra-condiviso di Rosy Bindi che caccia da un convegno un giornalista di “Report”, che mille video propagandistici d’autore, peraltro davvero bruttini. La comunicazione del Pd resta molto difettosa: la sensazione è che alla professionalità e al merito si continui a preferire la fedeltà alla causa

• 11. persistere in una sindrome di superiorità -il solo voto utile e intelligente è quello per noi, chi vota diversamente è un cretino- che eccita e fa levitare comprensibili sentimenti di rivalsa. Essere incapaci di ascoltare le critiche amiche, iscrivendo d’ufficio tra i nemici ogni portatore di dubbi

• 12. non aver rinnovato la classe dirigente del partito: il vicesegretario Enrico Letta, tanto per dire, è uno che continua a scambiare nemico secondario e nemico principale, forse perché ci ha lo zio, tra i nemici principali, il che gli confonde un po’ le idee. Dopo aver detto nei mesi scorsi: “meglio i voti al Pdl che quelli a Grillo”, dimostrando una certa propensione consociativista e inciuciara, ieri (ore 16) ha affermato che l’unica soluzione era tornare al voto, quindi (ore 22) che al momento quella di tornare al voto non gli pareva la soluzione giusta. Il lamento di Nanni Moretti (“con questi dirigenti non vinceremo mai”) gli si attaglia alla perfezione

• 13. non capire che al Pd la gente chiede semplicemente di essere un partito di sinistra, che ha a cuore anzitutto l’interesse dei lavoratori, e legare invece fatalmente la prospettiva di governare a un accordo con Monti, che ai lavoratori ha fatto parecchio male, tenendo buono Vendola (che invece, a quanto pare, ha capito). Come se non il Pd non avesse mai davvero creduto alla possibilità di farcela da solo.

Potrei continuare, ad libitum (c’è la questioncina Mps, tanto per dirne una).
Serve a qualcosa piangere sul latte versato? Io dico di sì.

C’è da tracciare la rotta, nelle prossime ore. E mi permetto di indicare all’attenzione le poche parole di Grillo via web-radio: ne ha avute per tutti, certo, ma in particolare per Berlusconi, anche lui incredulo per la sua rimonta. Resto convinta che un dialogo tra Pd e Movimento 5 Stelle, modello Sicilia - l’ho scritto tante volte- possa essere una strada efficace. La sensazione - mi sbaglierò - è che anche per Grillo quel centrodestra resti il nemico principale.

P.S. Laura Puppato, capolista Pd al Senato in Veneto e già candidata alla premiership, potrebbe avere un ruolo decisivo in un eventuale dialogo con il Movimento 5 Stelle. 
Grillo la stima, da quando era sindaca civica di Montebelluna: l’aveva nominata “prima sindaca a 5 Stelle”. E poi questi eletti grillini dovrebbero essere in maggioranza elette. Il che dovrebbe facilitare il dialogo.

Fonte: I gravi errori del Pd, 26 febbraio 2013

martedì 26 febbraio 2013

Elezioni 2013: scrive Bia Sarasini

Provo a dire quello che vedo, di queste elezioni politiche 2013, in attesa dei risultati delle regioni.

• Una vittoria tecnica e ingestibile del centrosinistra, dietro la quale una classe politica malata fino al midollo di politicismo – e parlo anche e soprattutto per Sel, di cui faccio parte – nasconde la sconfitta sostanziale.

• Un Pdl ringalluzzito, che decide di giocarsi fino all’ultima carta, tutto. Ulteriore elemento che ci mostra chi è SB e il suo schieramento, le abilità (abilità rivolte al proprio esclusivo beneficio, ma abilità) che mette in campo, mai prese sul serio, gli interessi che mobilita a suo favore.

• Il fatto nuovo, epocale, di cambiamento storico. Il 25 per cento di Grillo. Più o meno la forza del glorioso Pci, ricordava Achille Occhetto.  Tutti ci si è fermati a guardarne con grande snobismo e luoghi comuni esclusivamente la superficie. Lui che urla, la mancanza di democrazia. Non si è guardato ai fattori aggreganti, che non sono così esteriori come la protesta urlata, rappresentata dal comico sul palco. Non solo sono nuovi, i grillini, sono disinteressati. È evidente – ci sono i comportamenti a dirlo, non solo le parole – che non vanno in parlamento per prendere soldi, ma per un progetto. Di quale partito, si può dire qualcosa del genere? Il progetto Rivoluzione civile – che intendeva raccogliere la protesta di sinistra – non è caduto proprio su questo? Troppi signori che volevano tornare a tutti i costi ai privilegi del Parlamento?
Naturalmente di Grillo, dei grillini – oltre che di tutto il resto – bisognerà occuparsi a fondo. Compresi gli aspetti contraddittori, poco chiari della loro proposta.

• In questo momento mi preme dire un’altra cosa. Per me la più importante, soprattutto alla luce del convegno di Bologna del 9 febbraio: Donne,vita,politica: cosa cambia? Se i calcoli della vigilia erano fondati, e credo lo siano, la rappresentanza del centrosinistra e anche dei grillini - non del centrodestra e di Monti - avrà una consistente percentuale di elette. 

La mia domanda è: avranno qualcosa di dire, da proporre, da agire, in questa situazione politica?

Fonte: Cosa cambia? qualche nota sulle elezioni

Elezioni 2013: scrive Loredana Lipperini

A questo punto della mattinata avrete già fatto il pieno di analisi post-elettorali. Non aggiungerò la mia. Chi segue questo blog sa, o ha intuito, come la penso, e immagina anche che non correrò in soccorso né del vincitore né dello sconfitto.
Ho poche cose da dire, e riguardano le questioni sul tappeto: quelle che ci toccano tutti, qualunque sia il genere sessuale di appartenenza, qualunque sia il voto espresso da ciascuno tra domenica e lunedì. Perché - e neanche questa è una novità - considero la cosiddetta questione femminile un apriporte, attraverso il quale prendere atto delle disuguaglianze, delle ingiustizie, della negazione dei diritti.
Diritti, questa è la parola, questa è la misura. Chiunque governerà, o si proporrà di farlo, ha sul famigerato tappeto una serie di emergenze:
• occupazione femminile, tutela dei lavoratori atipici e precari, articolo 18
• welfare (asili nido, tempo pieno scolastico, assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, congedo di paternità)
• finanziamento dei centri antiviolenza
• educazione sessuale nelle scuole
• applicazione della legge 194
• revisione della legge 40
• nascite sicure e libertà di scelta in materia (epidurale gratuita, rimborsi per chi sceglie il parto in casa)
Sono i cosiddetti fondamentali, infinite volte ripetuti, infinite volte giudicati non prioritari. La discussione è su questo, su questo l’azione.

Il resto è silenzio.

Elezioni 2013: quante donne in Parlamento?

Vediamo cosa è cambiato, numericamente, rispetto alle presenze delle donne in Parlamento: quante sono le elette attuali, suddivise per i gruppi che si sono creati, e quante erano nella legislazione precedente. E anche su questo aspettiamo di sapere cosa ne pensate.  Dove è possibile il raffronto troverete tra parentesi la percentuale della presenza delle donne nella passata legislatura 

SENATOElette Senatrici  86 su 315; pari al 27,3% 
Nella precedente legislatura erano il 18,7%: l'aumento è dunque del 46%

CAMERA: Elette Deputate 198 su 630; pari al 31,4%
Nella precedente legislatura erano il  21,3%: l'aumento è dunque del 33,33%

Nel dettaglio dei partiti (dalle percentuali migliori alle peggiori):


• SENATO: DONNE ELETTE  

Movimento 5 Stelle
46,2%, con 25 elette su 54

PD
40,9%, con 43  elette su 105 (legislatura precedente: 31,1%)

Lega Nord
29,4%, con 5 elette su 17  (legislatura precedente: 16%)

SEL  
28,5%, con 2 elette su 7

Lista Civica Monti                      
16,6%, con 3 elette su 18

PDL
8,1%, con 8 elette su 98  (legislatura precedente: 9,2%)


• CAMERA: DONNE ELETTE  (Dati dal sito Camera dei deputati)


PD                                             
37,8%, con 111 elette su 293 (legislatura precedente: 30,1%)


Movimento 5 Stelle
31,4%, con 37 elette su 109
                                       

SEL                                           
27%, con 8 elette su 37


PDL                                           
26,8%, con 26 elette su 98 (legislatura precedente: 21%)

Lista Civica Monti                          
21,2%, con 19 elette su 47

Gruppo Misto
14,8% con 4 elette su 27


Lega Nord                           
Nessuna eletta su 18 (legislatura precedente: 18,6%)