venerdì 25 marzo 2022

La Pas finalmente bandita dai tribunali: la vittoria di Laura Massaro è una vittoria per tutte le donne

Per chi non avesse le idee chiare su cosa sia la cosiddetta Pas, o presunta "Parental alienation Syndrome" (cioè sindrome da alienazione parentale), sui gravi rischi che il suo uso comporta per le donne e i bambini, e sulla sua pericolosità in relazione all’intero diritto di famiglia, rimandiamo all'approfondimento che trovate a questo link. Ma anche a diversi altri articoli reperibili QUI. Per le ragioni lì spiegate, è veramente un passo importante che, con una sentenza storica e attesa da lungo tempo, la Corte di Cassazione abbia bandito dai Tribunali il ricorso all’alienazione parentale, definendo fuori dallo stato di diritto l’esecuzione coattiva dei provvedimenti nei confronti dei minori, che devono essere sempre ascoltati nei procedimenti che li riguardano. Una pratica che, dilagando per anni, ha causato enormi sofferenze coinvolgendo moltissimi bambini e le loro madri; fra le quali Laura Massaro. Addirittura diverse uccisioni di bambini (dal piccolo Federico Barakat ai fratellini Iacovone) sono state perpetrate dai padri proprio in forza di allontanamenti dei minori dalla madre motivati con la famigerata Pas.



Affiancata da centri antiviolenza e attiviste femministe, la Massaro ha retto una lunga e dolorosa battaglia, ma ora ha avuto ragione: si è vista finalmente riaffidare il figlio che le era stato sottratto. Il suo studio legale ha dichiarato: “La  Corte di Cassazione con ordinanza n. 286/2022 depositata in data odierna in accoglimento totale del ricorso presentato dalla signora Laura Massaro, annulla la decisione di decadenza dalla responsabilità genitoriale sul figlio minore e di trasferimento del bambino in casa-famiglia, ritenendo l’uso della forza in fase di esecuzione fuori dallo Stato di diritto. La Suprema Corte cassa la decisione della Corte di appello di Roma poiché ha inteso realizzare il diritto alla bigenitorialità rimuovendo la figura genitoriale della madre e ciò sulla base di apodittiche motivazioni che richiamano le consulenze tecniche, tutte volte all’accertamento dell’alienazione parentale, nonostante la stessa sia notoriamente un costrutto ascientifico.

Stigmatizza infatti che tali consulenze fanno riferimento al postulato patto di lealtà tra madre e figlio, o al condizionamento psicologico, tutti termini che richiamano ancora la sindrome dell’alienazione parentale.

La Corte di cassazione ribadisce che “il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre”.

Il collegio osserva inoltre che il diritto alla bigenitorialità così come ogni decisione assunta per realizzarlo non può rispondere a formula astratta “nell’assoluta indifferenza in ordine alle conseguenze sulla vita del minore, privato ex abrupto del riferimento alla figura materna con la quale, nel caso concreto, come emerge inequivocabilmente dagli atti, ha sempre convissuto felicemente, coltivando serenamente i propri interessi di bambino, e frequentando proficuamente la scuola”. 

La Corte Suprema rileva ancora che l’autorità giudiziaria di merito ha del tutto omesso di considerare quali potrebbero essere le ripercussioni sulla vita e sulla salute del minore di una brusca e definitiva sottrazione dello stesso dalla relazione familiare con la madre, con la lacerazione di ogni consuetudine di vita, ignorando che la bigenitorialità è, anzitutto, un diritto del minore. La Cassazione inoltre ritiene nullo il provvedimento dell’autorità giudiziaria di merito per non avere proceduto all’ascolto del minore, adempimento a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo.

Gli Ermellini ribadiscono sul punto che “in tema di affidamento dei figli minori l'ascolto del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, atteso che è espressamente destinato a raccogliere le sue opinioni e a valutare i suoi bisogni”. La Corte precisa, inoltre, che “tale adempimento non può essere sostituito dalle risultanze di una consulenza tecnica di ufficio, la quale adempie alla diversa esigenza di fornire al giudice altri strumenti di valutazione per individuare la soluzione più confacente al suo interesse”. La Corte di cassazione infine si esprime sulla prospettata e ordinata esecuzione coattiva consistente nell’uso di una certa forza fisica diretta a sottrarre il minore dal luogo ove risiede con la madre, per collocarlo in una casa-famiglia, ritenendo suddetta misura “non conforme ai principi dello Stato di diritto in quanto prescinde del tutto dall’età del minore, ormai dodicenne, non ascoltato, e dalle sue capacità di discernimento, e potrebbe cagionare rilevanti e imprevedibili traumi per le modalità autoritative che il minore non può non introiettare, ponendo seri problemi, non sufficientemente approfonditi, anche in ordine alla sua compatibilità con la tutela della dignità della persona, sebbene ispirata dalla finalità di cura dello stesso minore”.



Dopo tanta sofferenza e resistenza piena di determinazione, congratulazioni Laura Massaro - a te e al tuo bambino,  a tue avvocate e tuoi avvocati, a Differenza Donna e a tutte le altre associazioni e donne che ti hanno sostenuta; e grazie Laura Massaro. La tua vittoria è una preziosa vittoria di tutte le donne e di tutti i bambini a rischio di restare sotto il giogo di padri violenti e di doverne subire gli abusi . 

giovedì 24 marzo 2022

25 marzo 2022 Global Strike per la Pace e per il Clima! cambiare metodo, invertire la rotta

Giornata storica di mobilitazione mondiale per la Pace e, quindi, per il Clima, venerdì 25 marzo 2022: manifestazioni in numerose città in tutto il mondo; a Milano partenza dalle 9,30 in Piazza Cairoli. 


Questo 25 Marzo, dal #globalstrike per il clima e la Pace alla storica giornata internazionale di preghiera per la Pace promossa dal Papa, con la consacrazione a Maria della Russia e dell’Ucraina, è un giorno di immane sforzo collettivo di azione sulle direzioni che può prendere il mondo. Non perdiamolo, non sprechiamolo.

Dal 4 al 9 aprile, inoltre, settimana di mobilitazione non violenta; per assistere alla presentazione, venerdì 25/03 e 1/4 h18:00, questo > il link alla riunione zoom





Intanto, nel delirio generale l'unico che sembra guardare seriamente alla mediazione e alla diplomazia è il Papa; il quale, nell’incontro con le donne del “Centro femminile Italiano”, ha rivolto parole durissime contro la follia della guerra, condannando senza mezzi termini lo sconsiderato militarismo che sta dilagando: "mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi (..) Una vergogna l'aumento di spesa per le armi, serve un  modo diverso di intendere le relazioni internazionali: alla volontà di dominio non si risponde con altra violenza". Qui > le sue parole testuali.


Riguardo alla sovrapponibilità di temi quali la distruzione ecologica e la guerra, centrano il punto una vignetta di Biani e su twitter Alessandro Gassman, scrivendo: “Quasi tutti i conflitti in atto sul pianeta sono scatenati da conquista o difesa delle energie fossili, che potrebbero ora, con le tecnologie attuali, essere sostituite da energie rinnovabili. Transizione energetica significa indipendenza, rilancio economia, Pace”. Si, è così: la guerra - ora minacciata fino alla guerra finale - è l’ultima ratio degli stessi che hanno coltivato fino al punto di non ritorno, e coltivano ancora, la distruzione ambientale per il proprio profitto



Ma come uscire dall’impotenza in cui ci sentiamo caduti? Non ci si salva da soli, e  qualunque analisi incapace di riconoscere che siamo un solo organismo è obsoleta. E anche, ora, le organizzazioni che promuovono la Pace, la giustizia, la sopravvivenza stessa - da Emergency a Greenpeace con tutte le altre associazioni ambientaliste e per i diritti, devono superare l’arcaico metodo dei compartimenti stagni. La forza che muove verso il semplice concetto pace-in-Terra - per gli ecosistemi, per gli animali, per l’umanità - includendo finalmente, nell’umanità, anche le donne storicamente estromesse, ha necessariamente declinazioni articolate, ma tutte cruciali e interconnesse: pace, ambiente e clima, giustizia, femminismo, antirazzismo, antispecismo sono tutti parte essenziale della stessa azione. E l'ecofemminismo è forse l'unica visione oggi in grado di ricomprendere tutti questi concetti e obiettivi: come scrive Laura Cima, "l’ecofemminismo sembra ormai l’unica prospettiva politica possibile per salvarci e salvare la vita sulla terra"

Basta con le azioni su binari paralleli, incapaci di incontrarsi! Riconosciamo che ci troviamo tutti, e improvvisamente in modo ormai ineludibile, davanti a una svolta epocale; di fronte a questo bivio tutti i polverosi vizi dei particolarismi e dell’ignavia devono saltare. Siamo un unico sistema di anticorpi, in un solo organismo; e come tale ci dobbiamo comportare.  

E, se ci riconosciamo nei contenuti, cominciamo ad aderire ciascuno alle campagne di tutti gli altri, tutti.

In questo momento, ad esempio, dalla campagna di obiezione alla guerra del Movimento non-violento, a quella di Ultima generazione, per azioni urgenti per il clima.

25 marzo #globalstrike: registra il tuo evento > QUI













 



sabato 6 novembre 2021

Ma che belle le armi. Il trend delle sparatorie e l’hi-tech italiano nei nuovi fucili per gli Usa

Se c’è una cosa di cui dobbiamo ringraziare Salvini è che, in seguito all’approvazione della legge ridicolmente riferita alla legittima difesa da lui voluta, in Italia cresce allegramente il rischio di crepare a causa di una pallottola in testa. Non per niente, nei 12 mesi successivi all’introduzione della nuova normativa (e nonostante fossimo in piena pandemia), si è scatenata la corsa all’ottenimento di licenze e all’acquisto di armi.

I censimenti sulle armi non sono attendibili, in quanto (anche qui assurdamente) si aderisce in maniera volontaria, quindi conferisce dati solo il 10% dei detentori. Secondo i dati forniti dalla Polizia di Stato, comunque, nel 2020 le licenze hanno avuto un balzo in avanti addirittura del 10% rispetto al 2019, anno in cui si era verificata invece una certa diminuzione.  


E oggi, secondo la normativa italiana, una volta ottenuta la licenza non è che si possa ottenere di tenere con sé un’arma, e in caso di volerne acquistare due si debba fare alcuna richiesta a nessuno. Macché: si può liberamente possedere e tenere nella propria casa (e quindi anche potenzialmente distribuire a chi ci pare) un vero e proprio arsenale da paura: 3 armi da sparo + 6 armi ad uso sportivo + un numero illimitato di fucili e carabine + 8 armi “antiche o artistiche”, oltre a munizioni e polvere da sparo. 

Come nota il Censis, considerando che ogni famiglia italiana conta in media 2,3 individui, oggi in Italia ci sono circa 4,5 milioni persone, di cui oltre 700.000 minori, che vivono con un’arma a portata di mano “con cui (per gioco, per sbaglio, rancore o follia) potrebbero essere indotti a sparare e ad uccidere. E numerosi fatti di cronaca dimostrano come avere un’arma in casa rappresenti una formidabile tentazione di usarla, e che molti assassini sono legali detentori di armi. Perciò è fondamentale subordinare la disponibilità di un’arma a un addestramento adeguato nonché alla valutazione, ripetuta nel tempo, delle condizioni psicofisiche del possessore”. E questo si fa? No.



Non si fanno adeguati controlli sui legali detentori di armi di ogni tipo, non si fa prevenzione contro la violenza, tantomeno si incentiva qualunque educazione nelle scuole a coltivare un equilibrio nelle relazioni e il rispetto per il vivente. 

Ieri Repubblica ci informava gongolando che l’eccellenza italiana delle armi potrebbe accaparrarsi un succulento appalto per la fornitura di fucili d’assalto per l’esercito USA. Benché con ritorni economici nulli per l’Italia, un affare da almeno 5miliardi di dollari: in buona parte per una produzione che avverrebbe negli Stati Uniti e beninteso tutti per una azienda privata che esporta morte nel mondo, mica in qualche modo a beneficio pubblico (e comunque, anche se lo fosse? Soldi sporchi di sangue).

Appalto che se venisse confermato viene spacciato come evento dagli interessanti risvolti geopolitici per l’Italia: svolta epocale per almeno tre motivi: la dimensione dell'affare, la rivoluzione strategica che porterà sui campi di battaglia e il banco di prova per la disponibilità dell'amministrazione Biden verso l'Italia guidata da Mario Draghi.

Segnaliamo come più pertinente quanto commenta Stefania Maurizi, autrice di "Il Potere Segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks”: dopo l'11 settembre, in un clima di *distrazione* generale l'Italia è stata trasformata nella piattaforma di lancio delle guerre USA. Solo grazie ai cablo della diplomazia USA rivelati da Wikileaks mi è stato possibile capire l'ampiezza e la profondità di questa trasformazione, ma la più grande truffa è presentare il militarismo assassino che ha distrutto nazioni come l'Iraq, l'Afghanistan, la Siria, la Libia, in un vantaggio per il "sistema Paese": il contratto Beretta venduto come qualcosa che sarebbe nell'interesse degli italiani.



Per maggiori informazioni sugli assassini perpetrati con armi da fuoco legali in Italia:

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2021

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2019

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2018

• Omicidi con armi detenute con regolare licenza nel 2017

Per chi avesse voglia di andare a vedersi le tipologie di omicidi, molto interessante notare l'incidenza dei femminicidi (logica conseguenza dell'armare il boia domestico) e dei cosiddetti "incidenti di caccia" (logica conseguenza del considerare uno "sport" il divertimento psicopatico di uccidere animali indifesi e per definizione innocenti): tutti assassini che si potrebbero prevenire con delle leggi a tutela della vita anziché dei pistoleri.


 

mercoledì 3 novembre 2021

Il diritto all'informazione ambientale: l'allarme di oltre 60 giornalisti e di Reporters sans Frontières

L'emergenza ambientale è anche una gravissima emergenza dell'informazione: fatto che venne già denunciato congiuntamente da redazioni quali quelle di Covering Climate Now, Scientific American, Columbia Journalism Review, The Nation, The Guardian (il quale lo sottolinea anche in modo permanente], Noticias Telemundo, Al Jazeera English, The Asahi Shimbun e, in Italia, anche de La Repubblica; e poi da molte altre.

Emergenza a cui venne dedicato anche il seminario e l'appello alla RAI di cui si parla qui: Cos'è successo il 29 maggio 2020?

In occasione della COP26 oltre 60 giornalisti specializzati in questioni ambientali, provenienti da 34 diversi paesi in tutto il mondo, di tutti i profili e sensibilità, da tutti i tipi di media, hanno firmato con Reporters sans Frontières un nuovo allarme e un appello ai governi, per alcuni aspetti senza precedenti, intitolato Emergenza climatica, emergenza dell'informazione


Sono donne e uomini esperti e informati di questioni ecologiche o più generali, o che affrontano questi temi nell’emergere di notizie sempre più preoccupanti; e denunciano gli ostacoli che limitano il diritto di informare su questioni più che mai cruciali per tutta l’umanità.

Invitano inoltre gli Stati a riconoscere formalmente che il diritto all'informazione su tali questioni riguarda il diritto stesso a un ambiente sano e alla salute.


Tra i firmatari Gaëlle Borgia, del Madagascar, co-vincitrice del Premio Pulitzer 2020, la francese Morgan Large, specialista nel settore agroalimentare, la russa Grigory Pasko (Premio RSF e Premio Sakharov 2002), l'indiana Soulik Dutta, esperta di questioni energetiche e di pianificazione territoriale, il sudafricano Khadija Sharife, giornalista investigativo sui crimini ambientali, il giornalista indipendente Lucien Kosha che lavora sui minerali nella RDC... La maggior parte ha siglato il testo individualmente, ma le redazioni del palestinese Afaq Environmental Magazine e quella del francese Reporterre hanno insistito per firmare collettivamente.

Punto cruciale di questo appello è il diritto all'informazione sui temi ambientali, dal 1992 posto come principio al Rio Earth Summit ma che ancora non viene rispettato. I firmatari ricordano le difficoltà di ottenere informazioni scientifiche e dati sull'ambiente quando questi sono di interesse generale, e quando le loro indagini possono portare a cambiamenti comportamentali utili a combattere la minaccia senza precedenti del riscaldamento globale. 

A quasi 30 anni dalla dichiarazione del Vertice delle Nazioni Unite per la Terra di Rio nel 1992, il diritto di informare sui temi ambientali che esso proclamava deve finalmente concretizzarsi, essere applicato e rispettato senza alcuna eccezione, sottolinea il segretario generale di RSF, Christophe Deloire: in un momento di emergenza climatica è anche emergenza informativa. Informare sull'ambiente è diventato vitale.

Dieci giornalisti uccisi negli ultimi 5 anni - e almeno 21 in 20 anni per aver indagato sui delicati temi dell'ambiente:.. e molti di più sono gli attivisti ambientali assassinati per essere messi a tacere: 212 solo nel 2019 e 227 nel 2020. Rilevando i pericoli legati alla copertura di queste notizie in diverse regioni del mondo, RSF e i firmatari chiedono anche la concreta attuazione del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti.


L’appello • Emergenza climatica, emergenza informativa!

Diventa fondamentale far valere il diritto all'informazione in materia ambientale.

Noi, giornalisti specializzati in questioni ambientali e climatiche di tutti i continenti, lanciamo con Reporters Without Borders (RSF) un solenne appello agli Stati partecipanti alla 26a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow. 

Nella dichiarazione del "Vertice della Terra delle Nazioni Unite" del 1992 a Rio, al punto 10 si legge: "ogni individuo dovrebbe avere un accesso adeguato alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche". 

Si, ogni individuo ha il diritto di accedere alle informazioni sulla propria situazione ambientale; ma quasi tre decenni dopo questo principio purtroppo non è ancora realtà.

In molti paesi è estremamente difficile, se non impossibile, ottenere informazioni e dati scientifici sull'ambiente e sulle relative politiche pubbliche, benché queste siano di interesse pubblico e generale. Anche l'accesso a molte strutture e/o territori è per noi troppo sistematicamente vietato. Alcuni di noi sono oggetto di procedimenti legali abusivi, subiscono minacce, intimidazioni e persino aggressioni, quando non vengono addirittura eliminati fisicamente.

Per aver indagato sulle questioni delicate dell'estrazione illegale, della deforestazione, dell'accaparramento di terre e dell'inquinamento industriale, almeno 21 dei nostri colleghi sono stati uccisi negli ultimi dieci anni in tutto il mondo, quasi altri 30 sono stati gettati in prigione. E il 75% degli incidenti è stato registrato dopo la firma dell'Accordo di Parigi, alla fine del 2015. Come l'ambiente e il clima che difendiamo, la nostra situazione si sta deteriorando pericolosamente. Oggi vogliamo denunciare le barriere che limitano il nostro diritto di informare su questi temi cruciali per l'intera umanità.

Gli Stati devono urgentemente tener conto del ruolo svolto dalla stampa nella difesa dell'ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici. I nostri sondaggi mettono in guardia dai crescenti pericoli che affliggono il nostro pianeta comune e aiutano a incoraggiare gli attori interessati a cambiare il loro comportamento. Le popolazioni adeguatamente informate possono anche combattere meglio questa minaccia climatica senza precedenti nella storia dell'umanità, i governi possono meglio assumersi le loro responsabilità.

Chiediamo agli Stati di riconoscere ufficialmente che il diritto all'informazione è inerente al diritto a un ambiente sano e al diritto alla salute. Per porre fine alle crescenti minacce ai più vulnerabili tra noi, chiediamo anche l'attuazione concreta del diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti. In linea con la risoluzione 2222 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata nel 2015, invitiamo gli Stati a responsabilizzare i propri sistemi giudiziari nazionali per combattere la persistente impunità per i crimini contro i giornalisti ambientali.

Per gli Stati o le società deve essere applicato anche un obbligo di trasparenza. L'interesse comune deve prevalere sugli interessi economici e sovrani. Abbiamo un solo pianeta. La mobilitazione di tutti per consentirci di esercitare il nostro diritto all'informazione in buone condizioni è fondamentale.


firmatari 


1    Özer Akdemir, Turquie

2    Arlis Alikaj, Albanie

3    Melis Alphan, Turquie

4    Enkhzaya Baasanjav, Mongolie

5    Nathalie Bertrams, Allemagne

6    Gaëlle Borgia, Madagascar

7    Martin Boudot, France

8    Kátia Brasil, Brésil

9    Eliane Brum, Brésil

10  Marcelo Canellas, Brésil

11  Andrei Ciurcanu, Roumanie

12  Lilia Curchi, Moldavie

13  Angelina Davydova, Russie

14  Sheila Debonis, États-Unis

15  Vanina Delmas, France

16  Soulik Dutta, Inde

17  Thomas Fischermann, Allemagne

18  Emmanuel Gagnier, France

19  Atokhon Ganiev, Tajikistan

20  Ingrid Gercama, Pays-Bas

21  John Grobler, Namibie

22  Amina Jabloun, Tunisie

23  Burcu Karakas, Turquie

24  Guido Koppes, Pays-Bas

25  Lucien Kosha, Rd Congo

26  Margaux  Lacroux, France

27  Morgan Large,  France

28  Nelly Luna, Pérou

29  Lazaro Mabunda, Mozambique

30  Fiona Macleod, Afrique Du Sud

31  Konstantina Maltepioti, Grèce

32  Eduardo Militao  Brésil

33  Sayana Mongush,Russie

34  Gela Mtivlishvili, Géorgie

35  Zuza Nazaruk, Pays-Bas

36  Alex Nedea, Roumanie

37  Vadim Nee, Kazakhstan

38  Alexandre Nhampossa, Mozambique

39  Mariam Nikuradze, Géorgie

40  Anne Sophie Novel, France

41  Elena Novikova, Kazakhstan

42  Hazal Ocak, Turquie

43  Marie Parvex, Suisse

44  Grigory Pasko, Russie (En Exil)

45  Anastasia Pavlenko  Ouzbékistan

46  Tansu Piskin, Turquie

47  Guillaume Pitron, France

48  David Quintana, Nicaragua

49  Anna Bianca Roach, États-Unis

50  Sofia Rusova, Russie

51  Leonardo Sakamoto  Brésil

52  Hélène Servel, France

53  Khadija Sharife, Afrique Du Sud

54  Khaled Sulaiman, Canada/Irak

55  Pinar Tarcan, Turquie

56  André Trigueiro, Brésil

57  Tomasz Ulanowski, Pologne

58  Estacio Valoi, Mozambique

59  Jonathan Watts, Royaume-Uni

60  Tehmine Yenoqyan, Arménie

61  Ning Yen, Taiwan

62  La Rédaction de Afaq Environmental Magazine - Maan Development Center  Palestine
63  La Rédaction de Reporterre  France 

venerdì 24 settembre 2021

Per una rivoluzione della cura: manifestazione nazionale delle donne a Roma

25 settembre 2021: la prima grande manifestazione nazionale delle donne dopo la pandemia partirà alle h. 14 da piazza del Popolo a Roma, con la parola d’ordine Tull Quadze che in lingua pashtun significa tutte le donne. 

Promossa dall’Assemblea della Magnolia che, sull’onda dei problemi sollevati dalla pandemia e dalla crisi climatica, alla Casa internazionale delle donne di Roma ha visto la partecipazione di molte iniziative e luoghi delle donne, gruppi, associazioni e donne singole, la manifestazione chiama a un cambio di paradigma: a una rivoluzione della cura necessaria e urgente, che soppianti la mentalità della distruzione. A questo proposito vi segnaliamo anche il manifesto per una società della cura, perfettamente in linea con questi obiettivi. Le donne, in linea con le indicazioni del Women’s Forum, chiedono che tutte le risorse del Pnrr siano rivolte a sanare la distruzione del pianeta e le sue ingiustizie, così come tutte le nuove leggi; chiedono di non replicare le scelte di predazione che ci hanno condotto fino qui; basta armi, energie fossili, carne: occorre investire in Natura, welfare, lavoro, equità e uguaglianza. Richiama inoltre l’attenzione sull’arretramento della condizione delle donne nel mondo e alla necessità ora prioritaria di non lasciare sole le donne afghane

martedì 21 settembre 2021

7 femminicidi in 7 giorni e i commenti di Palombelli: esposto delle giornaliste all'Ordine professionale

Le giornaliste rivolgono all'OdG il seguente esposto"A volte è lecito anche domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa, oppure se c'è stato un comportamento esasperante e aggressivo dell'altra parte”. Queste parole, pronunciate dalla giornalista Barbara Palombelli durante la puntata di 'Forum' del 16 settembre 2021, su Canale 5 e Rete 4, rappresentano una narrazione degli ultimi sette femminicidi tremenda, vergognosa e pericolosa, in palese violazione dell'articolo 5 bis del testo unico deontologico e del Manifesto di Venezia



Insinuare il dubbio che una donna uccisa dal partner, ex partner, o dal vicino di casa, se la sia in qualche modo cercata, è una affermazione di assoluta gravità che ignora le regole professionali: la vittima viene così uccisa una seconda volta, adducendo attenuanti e motivazioni a favore del carnefice. 

Espressioni e atteggiamenti che testimoniano la totale assenza di una cultura di parità e di rispetto nei confronti di madri, mogli, figlie uccise in quanto donne. Non c'è, neppure nei codici penali, la giustificazione degli uomini “obnubilati”, in preda a raptus: ci sono donne che non hanno istigato la violenza, l'hanno subita e per questo sono morte.

Le Commissioni pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell'Usigrai e del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e delle giornaliste e l'associazione Giulia Giornaliste, che hanno tra le finalità anche di vigilare e garantire che l'informazione dia una corretta rappresentazione dell'immagine femminile, libera da stereotipi, improntata al rispetto della dignità delle donne, chiedono a codesto Consiglio regionale che si apra un procedimento disciplinare nei confronti di Barbara Palombelli, giornalista professionista e conduttrice di 'Forum'.




domenica 19 settembre 2021

Mi chiamo Tiziana Scalco: care donne, perché vi chiedo di votarmi

di Tiziana Scalco • Care amiche, mi rivolgo a quelle di voi che a Milano si recheranno presto a votare: perché chiedo il vostro voto e voglio spiegarvi perché votarmi. Mi chiamo Tiziana Scalco, sono di famiglia veneta e milanese di adozione.

Mi candido perché credo fermamente che la presenza delle donne in politica possa invertire la rotta che ci ha portato a una politica maschile prevaricante, che parla un linguaggio maschile, ha un pensiero maschile, una progettualità sociale e territoriale maschile.

Da sempre faccio politica impegnandomi sui diritti del lavoro e delle donne; per 35 anni nella Cgil come sindacalista, per 8 anni come segretaria confederale in Camera del Lavoro a Milano. Da quest’anno la pensione: ora è per me naturale dare continuità alla mia esperienza mettendo le mie idee e il mio impegno al servizio della comunità milanese. Per questo mi sono candidata in consiglio comunale per le amministrative di Milano del 3-4 ottobre 2021, nella lista del Partito Democratico.

Milano è una città cui devo molto, fin da quando mi accolse nel trasferimento dall’ufficio vertenze legali della Cgil di Varese a quello dell’allora FILCEA CGIL di Milano; sono seguiti 25 anni straordinari, che mi hanno consentito di maturare professionalmente e personalmente, lavorando a contatto con le associazioni milanesi, università, istituzioni.  

Nei primi anni Duemila ho visto nascere a Milano le prime reti istituzionali antiviolenza, con la presenza anche del sindacato al tavolo delle associazioni femminili storiche che da sempre si occupavano di diritti femminili, di violenza maschile, prostituzione, stereotipi sessisti nella pubblicità e nei media. Sempre a Milano, con i tre sindacati e Caritas, ho fatto parte del Forum sulla prostituzione che ha avviato un dibattito cittadino su questi temi così sensibili e complessi. Abbiamo portato avanti un concetto di civiltà che mette la prostituzione in contraddizione stessa al diritto delle donne a una propria libera sessualità, contro l’idea che la prostituzione possa realmente essere una libera scelta o, ancor peggio, un lavoro da normare come libera professione. Su questo tema c’è stato molto dibattito e a seguire ho invitato associazioni e professioniste a lavorare a una proposta di legge che, a partire dalla regolamentazione della pubblicità sessista, fosse anche propedeutico a rivendicare un ruolo della donna nella società libera dagli stereotipi.

L'azione decisiva di Se Non Ora Quando è partita da Milano e io con le mie compagne del sindacato e le tante donne che si attivarono, a Milano siamo state perno di questa battaglia, che ha portato a tanti risultati anche se poi, a livello nazionale, ha perso tanto del suo potenziale. Potrei citare molte altre battaglie al fianco delle donne in ogni ambito, da quello per l'occupazione femminile alla disparità di salario e di percorso di carriera, dalle molestie sessuali e il mobbing subiti dalle donne nei luoghi di lavoro. Credo fermamente che il talento e la sensibilità delle donne, la loro affermazione nel lavoro pubblico e privato possa cambiare le sorti del nostro pianeta, dove non solo bisogna ancora lavorare tanto sui diritti civili, ma anche per scelte ambientali realmente lungimiranti, rispettose della salute delle persone e del pianeta. Una responsabilità sociale alla quale siamo chiamati tutti e tutte! E rispetto alla quale proprio le donne possono fare la differenza.

Basti vedere come ancora non si interviene sull’orrore della filiera degli allevamenti intensivi, che non solo infieriscono sugli animali ma sullo stesso equilibrio basilare del pianeta. C’è un processo di riqualificazione che parte dall’alimentazione animale e umana, dalla cura del verde alle scelte urbanistiche e dei trasporti, dalla cura dell’acqua e dell’aria, i cui temi devono essere messi in agenda più incisivamente e subito nei programmi politici nazionali e in quelli dell’amministrazione comunale di Milano, perché è da questa città che possiamo ripartire per uno sviluppo veramente sostenibile.

Milano è sempre stata pioniera di tante scelte di civiltà e di sviluppo che hanno fatto da faro per tutto il Paese e può esserlo ancora. 

Mi candido perché le donne sono il futuro di questo pianeta maltrattato, perché possono essere il motore vero del cambiamento e Milano può lanciare temi forti come questi, è la Città che può fare la differenza anche dal punto di vista internazionale. La forza delle donne e il loro impegno vanno messi ancor più in rete e rafforzati per cambiare davvero il paradigma maschile cui siamo soggetti e con il quale siamo governati. Lo stesso PNRR, pur con qualche tratto di novità rispetto alle politiche di equità uomo donna, non riesce ancora ad essere incisivo come dovrebbe. 

La politica ha bisogno delle donne e votare donna può fare la vera differenza

Care amiche, inutile vi dica come votare donna sia fondamentale per portare avanti temi di civiltà e per scelte coraggiose e concrete per la sostenibilità sociale e ambientale. Vi dico che se mi voterete mi impegnerò con tutta me stessa per non deludervi.

Tiziana Scalco

Candidata in consiglio comunale a Milano, elezioni 3 – 4 ottobre 2021 Scheda blu