sabato 27 luglio 2013

Sandra Bonsanti: non possiamo tacere, questo è il momento di parlar chiaro

Aspettando quel peggio che deve ancora arrivare, sappiamo che quest’anno non ci sono vacanze per nessuno. Grava sui pensieri di tutti lo spettro della doppia crisi, economica e istituzionale, che è ormai tra noi, autentico dominus della vita pubblica e privata. Resta solo, consci che le bizzarrie della Storia non ci consentono di prevedere sbocchi identici al passato, il dubbio su quanta e quale democrazia ci resterà alla fine.
Sapendo che è una corsa a perdere.
Barbara Spinelli ci parla di un Novecento che lei conosce molto bene. Costituzionalisti e storici come Gustavo Zagrebelsky denunciano le ferite al sistema istituzionale. Altri, come Rodotà, denunciano la crisi della società dei diritti. Tutti gli economisti ci preparano al peggio.
A incupire i pensieri di tanti cittadini ci sono ormai anche due problemi.
1) esiste qualcuno, singolo o forza politica, che porta più responsabilità di altri per questa drammatica situazione?
2) la pacificazione invocata e suggellata con le larghe intese, la ricerca ossessiva di mettere insieme Pdl e Pd contro le scelte degli elettori, è risultata una strategia utile a vincere le due crisi oppure le ha fomentate dando loro il valore di una assoluta necessità istituzionale? Ha fatto bene oppure ha sbagliato il Presidente della Repubblica a sostenere e quasi a imporre questa scelta?
Ce n’è per perdere il sonno, la lucidità, la voglia di partecipare ancora alla vita politica di un Paese che si dibatte fra dubbi del genere.
Possiamo solo dire alcune cose e ribadirle tra noi, minoranze inascoltate.
• Primo: non possiamo tacere, questo è il tempo delle parole, delle prese di posizione, del parlar chiaro. Pazienza se gli appelli si susseguono [a partire da quello contro le forzature sulla Costituzione, alle petizioni per la Costituzione, ultima quella del Fatto Quotidiano, ndr]. Peggio assai sarebbe il silenzio.
• Secondo: riteniamo sbagliato aver messo mano, in queste condizioni e con questi personaggi, allo smantellamento della seconda parte della Costituzione. Non così si fanno le riforme necessarie, non violando l’articolo 138. Non imponendo tempi di dibattito, togliendo la parola persino a Parlamento che sarà comunque limitato nella facoltà di influire.
• Terzo: sì, ci sentiamo oppressi da una cappa di raccomandazioni da parte del Presidente della Repubblica, convinto che il ricorso frequente alle urne sia una patologia. 
Ma se di patologia si tratta, e potremmo anche dargli ragione, non la si cura certo dall’alto, imponendo scorciatoie e accusando di antipolitica chiunque dissenta. Non la si cura di certo sognando De Gaulle e la Repubblica presidenziale.
• Quarto: responsabilità. Gli intellettuali, la società civile in questi anni hanno parlato: a contatto col territorio hanno visto crescere motivi e ragioni della disaffezione prima e della rabbia poi. La risposta a chi chiedeva partiti diversi è stata: senza questi partiti non c’è democrazia.

Abbiamo fatto la nostra parte. Siamo soddisfatti?
Certo no. Ma l’auto assoluzione generale, il rifiuto di guardare in faccia colpe e sottovalutazioni, ci fa orrore.


mercoledì 24 luglio 2013

Lettera aperta dalla “donna che ha contestato la Camusso”

Dilva Giannelli, recentemente citata come la “donna che ha contestato la Camusso”, scrive pubblicamente alla Segretaria Generale della CGIL. Noi eravamo presenti, alla suddetta contestazione; e abbiamo notato che Camusso non si è sottratta. Ha difeso il sindacato, ricordando le sue specificità e quali richieste vanno rivolte alla politica; ma ha ascoltato a lungo le ragioni di Dilva, mostrando molta attenzione.
Però lei alla fine ha commentato: "c'è una cosa che mi aspettavo da Camusso, e che non ha fatto: che mi invitasse a un incontro, mi dicesse va bene, parliamone". Da qui la decisione di una lettera pubblica; eccola: 

Martedì 15 luglio 2013, ero alla Camera del Lavoro di Milano per assistere al Convegno: "La violenza sulle donne è un’emergenza. L'immagine e il potere. Istituzioni e Media verso il cambiamento".

Letto il titolo, per tutta la mattinata ho sperato di poter ascoltare, oltre alla giusta denuncia delle violenze fisiche che le donne subiscono dall’altro sesso in ambito privato, sicuramente istigate dall’immagine delle donne promosse dai media, una altrettanto giusta denuncia della violenza subita nell’ambito pubblico da parte dei poteri politici, istituzionali e culturali, consolidata nel medesimo modo dall’immagine prevalente della donna proposta dal potere dominante.

Sono consapevole che la violenza fisica sulle donne si realizza prevalentemente in situazioni private, ma l’ambito politico odierno, in Italia, non solo non mette argine a queste situazioni, ma non fa niente per eliminarne alla radice le cause e, aspetto ancor più grave, rappresenta un concreto canale attraverso il quale la violenza sociale e simbolica si perpetua.
Contrariamente alle mie aspettative ho tristemente assistito alla messa in scena della colpevolizzazione unicamente della... pubblicità.

C’è stato un solo, lucido e graffiante intervento che nessuno di coloro che erano sul palco, nemmeno tu Susanna, avete raccolto: l’intervento di Massimo Guastini, presidente dell’Adci:
«In estrema sintesi: perpetuare stereotipi di genere è sicuramente una forma di violenza che ostacola il pieno sviluppo della persona e, in accordo a quanto recita la Costituzione Italiana, (art. 3 e art 4) è compito della Repubblica rimuovere questi ostacoli, promuovendo migliori e più libere condizioni sociali. Negli ultimi 30 anni questa violenza è stata commessa a danni delle donne dall’intero sistema dei Media e dalle Istituzioni stesse.
indicare nella pubblicità l’unico colpevole, può essere comodo ma è poco utile.» 

Tranne che per queste sane e verissime parole, ho dovuto assistere per l’ennesima volta, ad uno spettacolo di banale e arretrata denuncia retorica senza alcuna volontà di incidere.

E invece avrei voluto sentire anche un’altra storia. Quale? 
Quella recentemente subita dalle donne nelle attività legate al lavoro produttivo (lasciamo perdere in questo frangente quello riproduttivo) e alle relative violenze (le vogliamo chiamare fisiche? O simboliche? Dimmi tu Susanna), in ogni caso, sicuramente reali e oggettive.

Io negli anni ’70 sono stata presente in tutte le lotte prima studentesche, femministe e poi “operaie”, io che a poco più di vent’anni (circa quaranta anni fa) andai a vivere da sola in un piccolo monolocale perché avevo fortissimamente voluto emanciparmi e lavorare subito dopo il liceo e, esistendo il lavoro, a diciotto anni iniziai, dal basso e percorrendo tutta la “gavetta” allora indispensabile, il lavoro che volevo fare...
Io che ho fatto la professione che ho voluto fare... dopo circa 25 anni in “regola” (tranne alcune distrazioni di un datore di lavoro...), sono stata espulsa dal mondo del lavoro, a 40 anni e nel 1993, perché ormai troppo vecchia.

Parentesi, una domanda: 
Susanna Camusso, sei a conoscenza che da vent’anni vige questa realtà nel “mercato del lavoro”, la realtà che, se non sei del pubblico impiego o se non sei super raccomandato, a 35/40 anni vieni buttato fuori dal mondo del lavoro e non ci rientri più? Qualsiasi sia il tuo livello di professionalità e bravura personale?

Continuo il racconto: negli anni ’90 l’applicazione delle ideologie neoliberiste ebbe inizio, con il pacchetto Treu, con i governi di centro-sinistra e con l’avvio alla precarizzazione. non si trattò di flessibilità perché in assenza di qualunque tutela universale presente in tutti gli altri paesi europei, era solo precarizzazione del lavoro/vita precaria senza, diciamo la verità, più nessuna speranza di poter avere un contratto a tempo indeterminato e quindi, diritti.

Dopo circa 25 anni “regolari”, e dopo aver subito i primi esperimenti di mobbing, ebbero inizio i miei vent’anni di vita precaria fatta di cambi di regione, cambi di città, cambi di lavori, cambi di “tipologie” contrattuali: nero, ritenuta d’acconto, tempo determinato, fino all’obbligo, una volta tornata a Milano, della Partita IVA, quella di nuovo conio perché nata per professionisti senza Ordine, senza Albo e senza Cassa, la P.IVA con la tristemente famosa Gestione Separata Inps inventata ad hoc per le “nuove” figure professionali che, dopo decenni, ancora vengono chiamate “nuove”, con contributi obbligatori altissimi che, in realtà, esprimono solo una delle più spregiudicate e discriminatorie truffe inventate dallo Stato italiano.

E veniamo al tragico epilogo: l’estromissione definitiva e l’attesa della pensione. 
Dal 1992 assistiamo al continuo spostamento in avanti dell’età pensionabile anche per le donne che già con la penultima controriforma erano state ampiamente penalizzate e che, con la controriforma previdenziale denominata Fornero, approvata da tutto l’arco parlamentare, ha definitivamente determinato la condanna a morte di tutti ma, in modo particolare delle donne e, la mia, perché senza reddito e senza pensione, come decine di centinaia di migliaia di altre persone.

Mentre io rivendico, dopo più di 40anni di lavoro reale, di ricerca del lavoro e a prescindere dai contributi, il diritto alla pensione, cioè il diritto al riposo.

Le donne che in questo paese non hanno servizi di alcun genere; le donne che svolgono almeno tre tipologie di lavoro nell’arco di una giornata di cui almeno due non retribuite e probabilmente una totalmente precaria; le donne che devono supplire a tutte le mancanze istituzionali; le donne che nonostante tutte le lotte continuano ad essere vittime di una cultura medioevale e di un trattamento economico sul lavoro (quando il lavoro esiste, dato che l’occupazione femminile è la più bassa in europa, mentre la disoccupazione femminile è superiore a quella maschile ed in continuo aumento) di almeno un terzo inferiore a quello maschile (trattamento anch’esso unico in europa, e che quindi rende l’ammontare delle nostre pensioni più povero); le donne vittime di violenza fisica e psichica soprattutto familiare, le donne che - di nuovo e dopo più di quaranta anni - come primo passo verso la liberazione dalle violenze avrebbero diritto almeno all’emancipazione economica, cioè all’autonomia economica, ebbene a queste donne viene riconosciuta la “parità” solo per l’età della pensione che se di vecchiaia, sarà a 67, 70 anni, se saranno ancora vive naturalmente.
Vita che certamente non ci augurano i governi attuali e precedenti, avendo promulgato questa infamia.

Queste donne che per tutto quanto sopra detto, nella stragrande maggioranza dei casi, MAI riusciranno a raggiungere o addirittura a superare i 20, 30, 35, 40, 44... anni di contributi richiesti per ottenere una pensione ridotta del 30%-40% grazie al sistema totalmente contributivo previsto per tutti dalla controriforma previdenziale Fornero.
Tutto questo con il beneplacito dei sindacati e, soprattutto della CGIL che per “opporsi” all’approvazione di questo scempio, ha indetto tre, dico tre, ore di sciopero e che da diciannove mesi, si occupa solo degli “esodati” che sono SOLO coloro che hanno firmato “accordi per l’accompagnamento alla pensione” e che, infatti sono stati tutti, giustamente “salvaguardati”.
Ma, è forse giusto che per tutti gli altri, per noi che siamo almeno 900.000 (inclusi i circa 260.000 ex mobilitati e tutti gli ex tutelati che i sindacati, tu Susanna e i media abituati agli ordini di regime, chiamate ingannevolmente “esodati” ma che “esodati” non sono affatto essendo, come siamo sempre stati noi e non solo da ieri, senza più reddito, senza più tutele e senza più pensione), è giusto ti domando, che si debba essere completamente ignorati?

Se ha avuto valore “l’accordo di accompagnamento alla pensione” per i 130.130 veri “esodati”, perché non deve valere il timbro sul mio libretto di lavoro risalente al 1971 e quello di tutti gli altri? Se il lavoro non esiste, e non esiste, se siamo buttati fuori a 40 anni perché troppo vecchi, com’è possibile che un sindacato, soprattutto la CGIL, non si opponga fino alla morte se necessario, all’allungamento dell’età pensionabile per tutti e, soprattutto per le donne?

Susanna Camusso, donna e Segretario generale della CGIL, è mai possibile che rifiuti di capire che quel potere di cui tu e altre donne vi fate portavoce, è maschile e potenzialmente portatore di violenza? 
Tanto è vero che tu Susanna, ti sei accorta di me perché un poliziotto ha tentato, fisicamente, di impedirmi di parlare e solo la mia tenacia, nonostante il dolore alla spalla e al braccio, ha fatto sì che il poliziotto in abiti borghesi mi lasciasse andare, dimmi Susanna, non è forse una doppia violenza questa?

Durante il convegno, era stato detto che le donne devono poter parlare, devono potersi esprimere, come mai allora alla fine di quel convegno si è voluto impedire alle donne di parlare e di esprimersi liberamente anche attraverso un piccolo (4 formati A4 incollati tra loro...) e innocuo cartello, trattenendole addirittura con la forza?

Susanna, mi hai detto di parlare “serenamente” ebbene, nonostante l’impossibilità di essere sereni dopo un “confronto” con un agente di polizia in borghese (che una volta uscita dalla CdLM ha chiesto a me e alla mia amica, i documenti...) e quando si è senza reddito e senza pensione a sessanta anni, in modo educato ti chiedo:
Vorresti ascoltare qualche portavoce della realtà di almeno 900.000 NON “esodati” o di, almeno, 6/700.000 NON “finti esodati”, ormai noti come quelli senza alcun potere?
Susanna, resto in attesa di tuo cortese riscontro anche nei riguardi del precedente appello.

Grazie, Dilva Giannelli
Aderiscono all’appello (in ordine alfabetico):
Adele Maria Picco 
Alessandro Radici 
Angela Sala 
Antonella Delle Ave 
Ariosto Rubino 
Bruno Maffina 
Camilla Mian 
Caterina Brancaleone 
Cinzia Poetto 
Claudio Ceresani 
Daniela Pizzamiglio 
Domenico Garavaglia 
Elena Tribia
Eleonora Boffelli
Eleonora Galliani 
Elsa Clotilde Galli 
Fabrizia Ciprianetti 
Floriana Pizzo 
Franco Ciglioni 
Giampiero Ricolfi 
Gino Tessari 
Grazia Ronzi 
Ignazio Grammatico 
Leonardo Franchi 
Loretta Zecchillo 
Luisa Atzori
Maria Grazia Spaccasassi 
Maurizio Bausi
Mauro Bianchi
Nicola Radici
Nadia Iavarone
Paola Francioni 
Patrizia Bianchi 
Patrizia Rampa 
Raffaella D’Alessandro 
Riccardo Garofoli 
Roberto Aldo Mangiaterra 
Rosa De Luca
Rosa Maria Zecchillo 
Sergio Monzani 
Sergio Valentini 
Vincenzo Robustelli... e altre decine di centinaia di migliaia di donne e di uomini che vivono, che condividono il medesimo dramma.

Dilva Giannelli, 23 Luglio 2013

lunedì 22 luglio 2013

Emirati: liberata Marte, nel mondo restano da liberare milioni e milioni di altre donne

Indignarsi, protestare serve! Sia chiaro: lo stupro impunito e con l'incoraggiamento dello Stato, avviene tutti i giorni negli Emirati Arabi (e in tutti i paesi con legislazioni simili). Che ne sarà stato, ad esempio, di questa ragazza inglese? e di tutte quelle che, non essendo straniere, non si saprà mai nulla? Ma - almeno questa volta - gli Emirati Arabi, temendo la ricaduta infamante della notizia, hanno fatto cadere le accuse contro Marta Dalelv. Le reazioni indignate sarebbero state molto pericolose, infatti, in vista della candidatura di quel paese all’Expo del 2020, presentata come di “alto profilo”. 
La notizia viene dall'agenzia AP, che paradossalmente titola la sua nota “Dubai perdona la donna al centro di una controversia per stupro” – come se, effettivamente, ci fosse qualcosa da perdonare a Marte, e non, invece, l’indecente gragnuola di delitti commessi contro di lei. 

"E’ un grande giorno, sono molto felice, mi hanno restituito la mia vita", ha dichiarato Marte. Ma è un grande giorno anche per altre ragioni. La cosa importante per tutte e tutti noi, infatti, è che l’allucinante vicenda ha alzato il velo in modo più efficace del solito sul segreto di Pulcinella della barbarie dei codici legali islamici che regolano le leggi negli Emirati (come in Arabia Saudita e in molti altri posti) - a dispetto dell’immagine “friendly” che molti paesi (Emirati in testa) presentano all’Occidente, nel fitto intreccio di interessi economici e turistici su cui viene costruita l’immagine pubblica.
Il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, ha twittato un ringraziamento a tutti coloro che si sono mobilitati per aiutare, e ha spiegato all’agenzia di stampa NTB che ciò che più ha aiutato Marte è stata insieme alle pressioni diplomatiche, l'attenzione dei media internazionali. Nelle trattative la Norvegia ha anche ricordato agli Emirati Arabi Uniti gli obblighi previsti dagli accordi ONU riguardo a indagare seriamente gli episodi di violenza contro le donne; e ha precisato: "negli Emirati Arabi Uniti e in Dubai la società è in rapido cambiamento. Questa decisione non riguarda solo Marte Dalelv, ma deve servire come campanello d'allarme per quanto riguarda la situazione giuridica in molti altri paesi. Abbiamo detto molto chiaramente ciò che pensiamo di questo verdetto e del fatto che si finisca accusati e condannati per aver segnalato un abuso”.
A Londra, un gruppo di difesa dei diritti che monitora la situazione negli Emirati Arabi Uniti ha esortato le autorità a cambiare le leggi in modo che "le vittime siano protette, sia agevole segnalare i crimini e si metta la giustizia in grado di perseguirli." Rori Donaghy (portavoce del Centro degli Emirati per i Diritti Umani) ha dichiarato: "siamo lieti che Marte possa tornare a casa, ma la presentazione della notizia come un ‘perdono’ richiama ancora il concetto che lei sia colpevole di un crimine. Finché non saranno modificate le leggi attuali, le vittime di violenza sessuale negli Emirati Arabi Uniti continueranno a soffrire come adesso e dovremo vedere altri casi come questo".
E allora le proteste non devono finire, con la liberazione di Marte. Il mondo brulica di inferni in cui le leggi sono fatte solo da uomini, a esclusivo uso e consumo di un’idea di mascolinità padrona e abusante – e dunque dove le donne sono perseguitate e schiavizzate a tutti i livelli (e dove sono perseguitate, con loro, tutte le persone che non si adeguano al modello eterosessuale): per legge, per dettami religiosi, per consuetudine. Questo nulla toglie al fatto che le donne sono vessate in tutto il mondo - anche nei cosiddetti paesi occidentali. Ma esiste una specificità legata alle LEGGI vigenti che platealmente e apertamente discriminano le donne, che è senz'altro i livello più urgente da affrontare.
E – molto in tema con tutto ciò – vi lasciamo a questo LINK un dossier in cui trovate interessanti notizie.

Wissam Al Mana, shame on you! Stuprata, ingannata, condannata, licenziata, minacciata

La ragazza norvegese che per aver denunciato uno stupro negli Emirati Arabi è stata condannata per sesso illecito e calunnia, lavorava per una società di interior design, di proprietà di un certo Wissam Al Mana, un miliardario del Qatar, recentemente sposato a Janet Jackson. 
Ora, la vicenda è nota. Ma vi diamo altri dettagli: quando Marta si è rivolta alla polizia, dopo averle rivolto l'arguta domanda: non è che hai chiamato la polizia semplicemente perché non ti è piaciuto? i poliziotti l'hanno costretta a una visita ginecologica e rinchiusa in carcere senza spiegazioni, per 4 giorni. Siccome le analisi hanno confermato la presenza di sperma, è stata accusata di sesso fuori dal matrimonio e consumo di alcol. E così la ragazza scopre che negli Emirati lo stupro, secondo le grottesche e criminali leggi di questo pianeta maschile, è ritenuto plausibile SOLO se viene denunciato o ammesso dallo stupratore stesso, e/o se vi hanno assistito almeno 4 testimoni tutti maschi, disposti a confermarlo in tribunale.
Ed ecco che la ragazza capisce di essersi messa in una trappola infernale. Ed ecco che il manager della società di Al Mana le viene in aiuto: spiegandole che, se ammetterà che il sesso era consensuale, la cosa si chiuderà in fretta.
Lei, spaventosissima, accetta il consiglio, sperando di uscire dall'incubo. Ed ecco che così viene accusata (e condannata) anche per calunnia.
Dopo questa catastrofe, il potente datore di lavoro è corso in suo aiuto? macché: ecco che un portavoce di Al Mana Interiors dichiara alla CNN che questo consiglio non è affatto arrivato dai suoi manager, ma piuttosto da un agente di polizia. Infine, zelante verso la moralità quanto bugiardo, si precipita a licenziarla con questa lettera:
Dear Ms. Dalelv,
This is to inform you that we are suspending your employment effective immediately, due to unacceptable and improper behavior during your business trip to Dubai.
This decision is based on the incident report of 6th March 2013 issued by the Police Authorities in Dubai. As you know, the above occurrence of your gross misconduct on the job is in direct violation of the Company's police. 
This report is placed in your personnel file and pending action to be decided by the senior management. Sarebbe a dire:
Gentile Signora Dalelv, 
la presente per informarla che il suo impiego è sospeso con effetto immediato, a causa del comportamento inaccettabile e scorretto da lei tenuto durante il suo viaggio di lavoro a Dubai. 
La decisione si basa sul rapporto di incidente del 6 marzo 2013 rilasciato dalle autorità di polizia di Dubai. Come lei sa, la sua grave colpa sul lavoro di cui sopra è in diretta violazione della politica della Società. 
Questo rapporto è allegato al suo fascicolo personale, in attesa di azioni che saranno stabilite dalla direzione.

Ove, come si vede, non solo la licenzia, ma la minaccia anche di "azioni" future, si suppone contro di lei. Ma non è finita: non paga, noncurante dell'esistenza della lettera, e ben conscia della sua criminale vigliaccata, per non danneggiare la sua immagine all'estero la società conclude le sue bravate assicurando ai giornalisti della CNN che il licenziamento si deve a modalità di rapporti "non costruttivi", precedenti alla vicenda dello stupro. 
Ora, qui i colpevoli sono tanti: tutti - tranne Marte. Che è la vittima. Ma ricordiamo che questo pitocco di miliardario, in paesi dove tutto ha un prezzo, probabilmente con una semplice telefonata avrebbe potuto togliere dai guai questa giovane donna violata, tanto giovane da essere poco più di una bambina.
E invece, quante volte, e da quanti rappresentati umani del sesso maschile, è stata tradita e violentata questa ragazza? E il peggiore di tutti è stato lui. Vergogna, sig. miliardario pitocco Wissam Al Mana. Vergogna a Al Mana e a tutti i suoi lacché. Vergogna agli inventori di leggi che istigano allo stupro libero. Vergogna ed eterno disprezzo per tutta questa indegna banda di delinquenti e per tutti gli uomini che taceranno. Uomini, dove siete?
Nel frattempo, la povera Janet Jackson, per stare con questo tizio si è ritirata dalle scene e "convertita" all'Islam. Auguri, Janet.

sabato 20 luglio 2013

Troie, puttane, canoiste ladre, oranghi e puppone

Benvenuti alla curva degli ultras sguaiati che occupano le istituzioni e la vita politica. Ultras indulgenti con soprusi, truffe, violenze; rissosi fra di loro, solidali coi potenti. Ma ferrei e compatti almeno contro una squadra avversaria: quella delle donne.
Campioni bi/etri-partisan che, di fronte alle donne in Parlamento e nel governo riescono sempre (chi avrebbe mai detto ci fosse un altro "peggio"!), a dare il peggio di loro. 
Ogni giorno a convincerci che al peggio non c'è mai fine! Dopo gli attacchi alle politiche puttane e oranghi, ora anche puppone e l'ultima ieri: nel dibattito al Senato sull'indecente pasticcio kazako, gli spalti si infiammano e gli ultras rumoreggiano mentre la senatrice del Pd Laura Puppato tenta di spiegare perché, in dissenso col suo gruppo, non parteciperà al voto, convinta che il ministro degli Interni Alfano non meriti alcuna fiducia. 

 
Guardate bene il video con l'intervento integrale della senatrice (e con finale pirotecnico di Rotondi): vi si vede qualcosa che, dalla carta stampata, non si può percepire mai.
Perfino il presidente del Senato Pietro Grasso incalza la senatrice, interrompendola continuamente mentre lei tenta, giustamente, di spiegare le sue ragioni. Ma non riesce mai a finire una frase - e ovviamente si inceppa e si dilunga. Poi senza preavviso il presidente le toglie pure l'audio. Poi glielo ridà, paternalisticamente e, apparentemente, paziente.
Mentre intorno la curva (non dubitiamo, sempre bi o tri-partisan), ulula senza soste.
Non entro nel merito del contenuto del discorso; perché qui nemmeno ha interesse. Il discorso è un altro. E, nel caso, è lo spettacolo di una sorta di mobbing intimidatorio contro una donna che esprime un dissenso: un mobbing tutto sull'onda dello scherno.
Puppato (come tantissimi), è sgomenta sulla gestione del pasticcio kazako, e sul lasciapassare della deresponsabilizzazione concesso ad Alfano. Un pensiero da lei già abbondantemente espresso, non certo dell'ultima ora. E infatti! chi si crede di essere mai, ma come osa, pensa l'ex ministro Rotondi che, dai microfoni della zanzara, il giorno prima del voto in Senato aveva preparato la giornata chiamandola puppona - che occasione d'oro, che bella battuta, non gli sembra vero di poterla chiamare così: la puppona. Chissà da quanto sognava di poter proferire una tale spiritosaggine l'arguto senatore (che, per amor della politica, ha rinunciato ad un futuro radioso come controfigura di Brad Pitt).
Grasso più misurato, ma per tutto l'intervento, sempre con un risolino di scherno sulle labbra (ma che c'era da ridere?). Siamo certe che il suo vice presidente del Senato, Calderoli, avrà apprezzato questo polso fermo di Grasso con certe puppone. Queste signore, che osano rendersi ridicole esprimendo un pensiero, bisognerà pure rimetterle al loro posto! E lui, Calderoli, la sua parte l'ha fatta, dando dell'orango alla ministra Kienge. Quanto alla "canoista" (copy Beppe Grillo) è bastato un pasticcio sull'Ici per completare il quadro con "puttana" (grazie ai rinforzi dell'ultras leghista all'europarlamento Borghezio) e ladra (immemori dei mille pregiudicati che in Parlamento siedono rispettati da tutti). Per Alfano solidarietà: non sapeva. Com'è?
Sfidando ogni legge che vale altrove, solo nel Governo il pesce puzza dalla coda. Anche se i fatti dicono il contrario.
E comunque, le code si tagliano meglio; infatti, con Josefa Idem il rigore del premier Letta e del suo esecutivo è stato esemplare: dimissioni e via il ministero. Le donne reclamano un ministero che si occupi di più e meglio di loro? Pazienza, il rigor (mortis) ha il suo prezzo! Ma ora mica ci possiamo privare del non-ministro degli Interni Angelino Alfano. In fin dei conti ha solo permesso che una donna e la sua bambina venissero consegnate come ostaggi a un governo illiberale, ma legato all'Italia da pesanti interessi economici
Silenzio e scherno pure per l'ex ministra Carfagna (Pdl) che denuncia di aver ricevuto, come già la presidente della Camera Boldrini, minacce violente di stalker mediatici. Visionarie, esagerate: se non sanno stare al loro posto che se ne vadano a casa. A meno che la vicenda non sia viatico per proporre rischiose leggi-censura - quando il problema sarebbe cominciare ad applicare quelle che già ci sono.
I maschietti dell'insulto e dello scherno hanno idee chiare e ricette semplici. La discussione sul web per l'espulsione della senatrice del Movimento 5 Stelle (che aveva nientepopodimeno osato criticare il gran capo Grillo), si riassume in un post: "Prima ci liberiamo di queste troie e meglio é".
E forza anche voi, maschietti dello stalking anonimo, fatevi avanti. Siamo certe che, anche se siete pochi e del tutto impresentabili, nelle istituzioni e in politica più di un fan lo trovate. Se resta il porcellum, per quelli come voi qualche seggio è sempre assicurato.
Cinzia Romano, 20 luglio 2013

venerdì 19 luglio 2013

Salvare Alma e Alua. E Salvarsi l'anima.

E la signora Shalabayeva con la figlia? Che chiedano scusa e non se ne parla più. Ci vuole Altan per dire la verità: le 2 vittime di un abuso di stato, sembrano loro le sole colpevoli.  

Così scrive oggi Corradino Mineo, che è fuori dall'Italia (e dunque purtroppo non è in Senato). E il pensiero va anche alle recenti parole di Susanna Camusso, ove chiede: siamo certe che questa espulsione avrebbe avuto luogo, e in quel modo, se le persone da espellere non fossero state una donna e una bambina? Ma certo Mineo si addentra di più nella cosa, e offre un canto fuori dal suo stesso coro, di cui lo ringraziamo. Grazie, Corradino Mineo.
Dixi, et servavi animam meam, conclude Mineo. E recuperando questa citazione marxiana, cita quel profondo impulso che (in mancanza di convenienze) dovrebbe indurre a parlare: l'ho detto, e (almeno, ndr) mi sono salvato l'anima.

Grazie Mineo: perché all'anima nessuno pensa più, se non per venderla.
Conforta, che alcuni sappiano resistere alle pressioni del loro stesso gruppo, quanto lascia sgomenti la pressione sempre più forte a un ingresso collettivo nell'acquiescienza e - dunque - nella complicità, in nome di "interessi superiori". Ma di cosa? ma di chi? di uno Stato che avrebbe bisogno di una pacificazione che ricorda altri simili anatemi contro i disfattismi? O di politici che si sentono sempre più autorizzati a disconoscere la nostra democrazia? Cavilli. Irresponsabili, anche.
E che chiedano scusa, quelle due - mica Alfano! loro, solo loro, sono responsabili di aver turbato la nostra quiete. 
Perché, maledette, sono venute proprio a Roma? [così prosegue Mineo, ndr] Perché poi Alma si sarà mai sposata con quel pazzo oppositore di Nazarbayev? E come si è permessa di scrivere un memoriale sulla sua detenzione illegale in Italia e sulla deportazione in Kazakistan? Ieri il Senato ha votato, con qualche astenuto leghista, la solidarietà a Cecile Kyenge, offesa da Calderoli. La stessa solidarietà avrebbe dovuta votarla alla piccola Alua e alla sua mamma. Invece, stamani, il Senato si limiterà a respingere la mozione di sfiducia contro il ministro Alfano. In mancanza di uno straccio di documento alternativo, sarà come approvare l'intervento di Alfano, far propria la tesi che le due donne sarebbero state deportate per un errore, che il blitz per catturare il marito, preteso dall'ambasciatore kazako e autorizzato dal Viminale, non c'entri nulla con il seguito, con l'arresto e l'espulsione. Scrive Fiorenza Sarzanini, sul Corriere: "L'ambasciatore pretese la seconda irruzione, ordinarono il blitz ai poliziotti dall'ufficio del capo di gabinetto di Alfano". Lo dice il prefetto Valeri che ha rifiutato di rassegnare dimissioni.
 "Non fate cadere il Governo! Napolitano avverte i partiti", Corriere della Sera. "Re Giorgio dà gli ordini a Parlamento, Pd e Stampa", Il Fatto Quotidiano. "Napolitano: avanti con Letta", La Stampa. 
E' un signore che ha onorato l'Italia, Giorgio Napolitano. A giusto titolo può rivendicare il retaggio del Partito Comunista Italiano, nonostante non abbia mai contato troppo in quel gruppo dirigente. Ha 88 anni, non ha certo brigato un secondo mandato da Presidente: sono stati Berlusconi,Monti e soprattutto Bersani a pregarlo di accettare.ed è stato l'errore più grosso. Qualcuno, anzi solo uno, se la memoria non m'inganna, votò contro. É stato l'errore più grosso perché Napolitano propone,oggi, al paese la più sbagliate delle medicine. Pretende di far apparire quello che non è e non può essere. Che Berlusconi sia sia trasformato in uno statista disinteressato, che il Pd possa continuare a ignorare la voce degli elettori che aveva, che si possa rimborsare, aiutare la proprietà e al tempo stesso investire nel  lavoro, che abbia ancora senso definirsi europeisti senza alzare la voce conto l'Europa degli egoismi e del rigore a tutti i costi. La contraddizione non lo consente. Si sarebbe detto un tempo. Ma è proprio questo il punto: lo Stato, se preferite le  Istituzioni Repubblicane, appaiono a Re Giorgio come un approdo ultimo. Un risultato della Storia e quindi una sorta di uscita dalla storia. Da giovane, forse pensava al Comunismo di Stalin negli stessi termini. Ora pensa, il nostro Presidente, che le istituzioni possano sempre fare il miracolo, che possano cambiare con il vestito anche il monaco e rinverdire quello che ormai è secco. Non è così. La cupola che il Presidente cala a protezione del governo Letta, che racchiude quella più piccola a protezione di Alfano, rende le nostre istituzioni più esposte, giustifica sfiducia, alimenta populismi, distrugge la sinistra italiana , che resta la sola possibilità, l'unico varco che consenta un ricambio d'aria. Dopo la mummificazione di Berlusconi nei suoi ludi di Arcore e il Paese che correva e corre verso la rovina. Ci vuole aria nuova, signor Presidente. Con tutto il rispetto.
 Il Sole24Ore, delle tante cose dette ieri da Napolitano, ne cita una: "contraccolpi irrecuperabili sui mercati se cade il Governo Letta". Risponde, su La Stampa, Gian Enrico Rusconi: "i mercati magari saranno contenti se il governo Letta va avanti, ma il prestigio italiano e la sua credibilità scenderanno ancora più in basso". Perché, avverte, "la credibilità dipende dalla dignità politica". E la dignità si conquista con la trasparenza e -dico io- con un rapporto sentimentale con i cittadini, non si salva promettendo che tra un paio d'anni avremo pronto un bel progetto di  riforme e che intanto possiamo solo  distribuire  i pochi spiccioli  rimasti nelle casse. Repubblica: "Il Pd salva Alfano e il Governo". Il Giornale: "Renzi si mette a cuccia".
Sono in congedo - così si dice - dal Senato, non avendo potuto rinviare ancora un impegno familiare. Dunque non ho preso parte all'assemblea del gruppo in cui il Pd ha deciso, con 80 sì e 7 astensioni, di respingere la sfiducia ad Alfano. Né sarò in aula al momento del voto. Dico però che se qualcuno dei "dissidenti" dovesse essere espulso (come teme Civati) o discriminato o punito dalla burocrazia di partito, condividerei volentieri la sua sorte. E aggiungo che non mi sento affatto un "irresponsabile". Irresponsabile è la politica del rinvio, del non sapevo, è scaricare le colpe sugli apparati di polizia che d'ora in poi non si fideranno più del ministro dell'interno né del governo. 
Come dice Renzi: "il governo si logora da sé". Massimo Franco lo accusa (Renzi) di aver sottovalutato la "rete protettiva che Napolitano ha steso sul Letta". Io, con D'Alema, direi al sindaco di Firenze di non preoccuparsi troppo. I fatti sono testardi, la politica ha le sue leggi e non c'è rete che tenga.
Già la politica. Ieri Franceschini se l'è presa con "quelli che fanno le anime belle, mentre gli altri, che ci mettono la faccia (accanto a quella di Alfano) sono i cattivi". 
Parlo per me. Non mi sento un'anima bella, piuttosto mi definirei un politico realista...
• se ho consigliato a Letta di chiedere scusa per quanto è successo ad Alma e Alua, all'opinione pubblica, ai funzionari di pulizia su cui Alfano ha cercato di scaricare tutte le colpe,
• se gli ho chiesto di annunciare che si farà subito la legge elettorale, qualche provvedimento per il lavoro e poi pronti a votare, già in primavera, 
è perché solo così il premier avrebbe potuto mettere al riparo il suo governo dalle continue imboscate, che verranno e lo spingeranno sempre più giù verso il precipizio. Dixi et servavi animam meam.
Fonte delle citazioni: il caffé del 19 luglio

giovedì 18 luglio 2013

Susanna Camusso: nella relazione fra uomo e donna c'è un problema. Ed è un problema di potere

Ci voleva un segretario nazionale donna (e del valore di Susanna Camusso) perché una struttura importante come il sindacato della CGIL (tradizionalmente assai maschilista come tutti, e dico tutti, i sindacati e i partiti), si accorgesse di una verità sotto gli occhi di tutte le donne, ma semplicemente snobbata per definizione. Snobbata con sufficienza, sempre e da tutti, anche e soprattutto là dove dovrebbe essere ben chiara e tenuta sempre ben presente, e cioè nella cosiddetta sinistra. Ma che.. davvero? e che verità sarebbe? 
Sarebbe che la condizione del genere femminile è misura della democrazia di un paese. E infatti (aggiungiamo noi), proprio la guerra indotta fra i sessi con la persecuzione della donna è, precisamente, la prima arma delle dittature. E se si capisce questo, si è già fatta metà strada nella strada da fare e si smette di girare in tondo. 



E si badi, NON solo riguardo ai diritti delle donne: ma proprio dei diritti di tutti. Questo ed altro dimostra di avere chiaro Susanna Camusso, almeno ad ascoltare il discorso da lei tenuto 2 giorni fa all'incontro La violenza sulle donne è un'emergenza. L'immagine e il potere: istituzioni e media verso il cambiamento, organizzato a Milano dalle donne della Camera del Lavoro. E' un intervento davvero da ascoltare e vi invitiamo a farlo: 15 minuti esatti che saranno molto ben investiti.