giovedì 26 luglio 2018

Roma Capitale contro le donne: revoca immediata della concessione alla Casa Internazionale

Vergogna, ignoranza e la solita vigliaccheria di tirare affondi alla chetichella: in quel vuoto che si crea sull'orlo delle vacanze. Ecco come disinvoltamente si cancella a Roma anche la storia e la cultura del movimento delle donne in Italia. E colmo dell'ironia ci voleva la "prima sindaca di Roma", una donna! per fare questo scempio? Su questo punto viene proprio da dare ragione a Natalia Aspesi, che scrive: care donne, vi propongono di spartire il potere? non cascateci! il potere che ci tocca è solo una presa in giro.


Dopo tante promesse di garanzie, e di voler dare alla storia della Casa il suo giusto valore, è stato invece scelto il giusto momento per cancellarlo: giusto giusto in vista delle chiusure di agosto viene respinta in toto la memoria consegnata dalla Casa a fine gennaio 2018, proposte di riduzione del debito comprese. 
Nel corso dell’incontro tra il direttivo della Casa e le assessore Castiglione, Baldassarre e Marzano, con la consigliera Guerrini, l’assessora Castiglione ha infatti annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale. Eppure era stata proposta una transazione per chiudere la questione del debito. L'attacco della giunta di Roma alla Casa, con tutte le attività e servizi erogati dal Buon Pastore, è un attacco diretto al femminismo e alla vita associativa della città. 
Un attacco che invece lascia indenni situazioni (e non discutiamo in merito alla loro qualità) ben più gravi sul piano economico; come riporta correttamente l'Espresso: il palazzo sede ufficiale di CasaPound è un edificio pubblico occupato senza titolo dal 27 dicembre 2003. In più di 14 anni neanche un tentativo di sgombero. E non si tratta di un appartamentino popolare in uno dei quartieri periferici (..). Si tratta invece di 60 vani, almeno una ventina di appartamenti in una zona dove i prezzi di mercato sono tra i più alti di Roma. Sei piani, una quarantina di finestre con affaccio sulla centralissima via Napoleone III, una terrazza con vista mozzafiato. Una sala per gli incontri politici all’ultimo piano dove ospitare presentazione di libri, conferenze stampa e confronti in diretta streaming con le star del giornalismo. Il Grand Hotel dei neofascisti non ha prezzi popolari. «Un appartamento normale per una famiglia con due camere da letto in via Napoleone III? Non meno di 1.100 euro al mese», spiega all’Espresso una agenzia immobiliare di piazza Vittorio. Un valore sul mercato degli affitti di circa 25 mila euro al mese - includendo anche gli spazi per le iniziative politiche - 300 mila all’anno, più di quattro milioni nei 14 anni di occupazione abusiva. Soldi che ha perso il Demanio, ovvero lo Stato, proprietario dell’immobile. Il Comune di Roma nel 2007 aveva inserito il palazzo in una lista di occupazioni da parte di famiglie in emergenza abitativa. Nell’aprile del 2016 il commissario straordinario Francesco Tronca aveva compilato una shortlist di 16 immobili da sgomberare, rispetto ai quasi cento edifici occupati abusivamente nella capitale. La sede di CasaPound, però, era inclusa in una più ampia lista, non interessata in quel momento da operazioni di sgombero. La decisione su questi altri immobili era rinviata a «successivi provvedimenti». Da allora nulla è accaduto, qui. 
A maggior ragione è grave e inspiegabile questo accanimento contro la Casa delle donne, e dunque a tutte le donne di Roma.
Rilevando che questa revoca senza appello avviene proprio alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese, le donne della Casa presenti alla riunione (la presidente Francesca Koch, Lia Migale, Giulia Rodano, Maria Brighi, Loretta Bondì), hanno dichiarato che faranno "opposizione a tutto campo"; e chiedono il sostegno di tutte e tutti; ove possibile anche con un contributo economico [qui l' IBAN: IT38H0103003273000001384280].

martedì 24 luglio 2018

Il mondo brucia. Dichiarare l'emergenza ambientale globale

Atene oggi brucia (domani sarà la California o l'Amazzonia!) perché il mondo brucia. Incendi dolosi, l'estremo calore fa il resto. Corruzione + riscaldamento globale: in fondo 2 facce della stessa medaglia. Svegliamoci: anche Atene va a fuoco non per caso: ma perché il pianeta nel suo insieme sta bruciando e annegando
A causa del riscaldamento globale brucia perfino il Polo Nord; brucia il nord del mondo dalla Svezia alla Lapponia. Ma solo l' 1% degli incendi è causato "dai fulmini": la causa di tutti gli altri è l'uomo. Come Cassandre che gridano nel deserto, gli ecologisti lo dichiarano da quando esiste la parola ecologia: non c'è più tempo. Bisogna agire subito. Agire drasticamente per proteggere il pianeta, contro la corruzione e contro i danni ambientali causati da corruzione e ignoranza.
Oggi tocca alla Grecia: già oltre 70 morti accertati fra le persone, ma se ne temono oltre cento; una catastrofe immane per perdita di animali e di foreste, interi borghi distrutti; ma tutto ciò non è un "disastro naturale".


Periodicamente da qui lo gridiamo; ad esempio lo avevamo dichiarato già in un post dedicato alle alluvioni - che sono l'altra faccia degli incendi. E in questo video del 2013 di chiamata urgente delle donne per il clima:

Poiché esiste uno Stato di Emergenza Climatica e Ambientale Planetario, se avessimo dei politici che, invece di fare zuffe per il proprio piccolo potere personale, sanno vedere e ascoltare, sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Ambientale globale.
E qui lo ripetiamo. Quando fin dagli anni Settanta chi sapeva vedere già iniziava ad avvertire cosa sarebbe successo, la replica più frequente era: si! a sentire gli ecologisti, fra 20 anni.. Poi venne il tormentone le stagioni non sono più quelle di una volta - anch'esso con sfumatura ironica, come fosse la solita cazzata assurta a neo-luogocomune. Ma in realtà, le "allarmiste" previsioni ecologiste erano molto ottimistiche: si sono avverate tutte, ma in peggio. Le ecologiste (si, donne in prima fila) e gli ecologisti sono ancora lì - ci sono sempre stati - ma nessuno li ascoltava allora e nessuno li ascolta adesso. Eppure l'Emergenza Climatica Planetaria non la stiamo inventando noi Cassandre, è un fatto accertato; e non solo perché dichiarato dall'Onu e anche dal Papa. E' chiara da tanto a chiunque capisca di territorio e, francamente, a ognuno che abbia un cervello. Dunque, se esiste una emergenza planetaria, ogni governante che abbia cervello dovrebbe dichiarare l'emergenza nazionale; e, tutti insieme, gli organismi internazionali dovrebbero dichiarare l'emergenza ambientale globale: questa è la priorità, il vero nemico; non le miriadi di pretesti trovati da tutti per far nuove guerre, contro la Terra e contro i poveracci.
E invece no; non vorremo mica allarmare le masse. Meglio trovare piccoli nemici contro cui è più facile convogliare la rabbia; meglio costruire muri.
Così quel che ci allarma più di tutto è l'irresponsabilità con cui, dove si decide, si continua a far finta di nulla, dedicandosi a zuffe infami. E là dove non si fa finta di nulla, e si lanciano allarmi, anche là si fa un doppio gioco.
Perciò da qui, siamo solo un sussurro che grida nel deserto, ma ancora noi lo chiediamo: serve dichiarare lo Stato di Emergenza Ambientale permanente, con tutto quello che ne consegue.
Cari politici, ma di quale crescita stiamo parlando? basta: smettete di promettere la luna, svendendo la Terra. 
Alla luna che promettete è ridicolo credere. Vogliamo invece la Terra: qui, e ora; la vogliamo perché non è nostra, ma degli esseri viventi presenti e futuri, dei nostri bambini e dei loro bambini.

sabato 21 luglio 2018

Consiglio Superiore della Magistratura: il Parlamento riparte con zero donne: è giusto? No, è un altro vergognoso passo indietro nella Storia

Dopo una lunghissima storia di esclusioni basate sulle motivazioni più risibili, dal 1996 le donne hanno cominciato a crescere costantemente in Magistratura, sbaragliando i colleghi maschi nei concorsi, fino a raggiungere una maggioranza più o meno stabile (che nel 2013 è giunta addirittura al 63%!). Questo nonostante ostacoli quali molestie e intimidazioni (e contro le concorsiste addirittura da parte delle stesse forze dell’ordine), che sono vere proprie violenze, mai registrate nei confronti degli uomini.
E benché siano in altissima presenza numerica, ai vertici le donne non hanno mai attinto nemmeno al 20%; la loro esclusione dal Consiglio Superiore della Magistratura è ancora più eclatante: le presenze femminili oscillavano dal 4% all’8%, e poi dall'8 al 16% (arrivando a quattro). Quest'anno il segnale di regresso non giunge tanto dal numero complessivo delle donne elette (che restano la solita minoranza), ma dal preciso segnale politico inviato dall'attuale aula parlamentare, in cui pure le donne numericamente non mancano; ma a quanto pare non vi ha voce nessuna spinta paritaria. il lumicino delle battaglie per la parità si è spento: a proposito di cambiamento potremo vantare anche questo traguardo. Fra gli eletti dai parlamentari per il CSM si contano  zero donne, è #tuttimaschi.  
Eppure i dati (facciamo qui riferimento a quelli disponibili dal 2007 al 2013) dicono che le donne sotto procedimento disciplinare sono di gran lunga meno degli uomini (30% contro il primato maschile del 70%). Anche sui tempi di deposito delle sentenze le magistrate sono in netto vantaggio sui colleghi maschi, in quanto i loro ritardi sono di molto inferiori. Di molto inferiore, rispetto ai maschi, è infine anche il numero di magistrate con incarichi universitari incompatibili con la mole di lavoro che devono già svolgere; e che come tali andrebbero banditi. 
D’altro lato si devono proprio alle donne diverse sentenze che costituiscono un progresso nei diritti per tutti; elemento che, anziché essere loro riconosciuto come positivo, è (ovviamente) fra le prime ragioni della loro esclusione
Vi ricordate di Gabriella Luccioli? Magistrata di prim’ordine, dall'indiscusso profilo professionale, anche superiore ai concorrenti maschi, in Cassazione dal 1988 e candidata nel 2013 alla carica di Primo Presidente di Cassazione, aveva tutti i titoli per essere eletta e per rompere la paradossale regola dei soli maschi dove si decide. 
Ma le fu fatale (questa fu precisamente la motivazione!) proprio l’aver sancito il progresso di diritti che danno fastidio alle forze più retrive: dalla sentenza Englaro  a quella che apri alle adozione da parte di coppie gay, a quella in difesa dei bambini contesi
L’assenza di meccanismi che mettano fine a questi soprusi viola gli art. 3 e 51 della Costituzione; e i diritti delle donne (e non parliamo di quelli dei bambini), sono quelli della maggioranza della popolazione, come possono venire rispettati se ai vertici il criterio di giudizio è solo maschile?
Il CSM è l’organo di auto-governo che decide su nomine dei giudici, promozioni, trasferimenti, sanzioni; un punto nevralgico da cui le donne si vedono, oggi, ancora più espulse. Per questo la lettera di ADMI al Presidente della Repubblica giunge quanto mai opportuna, e invitiamo tutte le donne a sostenerla e a darle la massima diffusione.






Come giustamente scrive oggi Antonio Rotelli per il Manifesto: 
chi sceglie i magistrati a cui affidare gli incarichi direttivi? Il Consiglio superiore della magistratura! Non mi pare possa negarsi che la composizione di genere abbia un impatto a mio avviso determinante su queste scelte. È la storia del potere (maschile) che tende a conservarsi e rigenerarsi. La stessa cosa vale per gli uffici a giurisdizione o di competenza nazionale, dove le donne sono solo il 33% (tutti i dati dell'Ufficio statistico del Csm aggiornati a luglio del 2017). 

Il Parlamento aveva il dovere di scegliere alcune tra le tantissime professioniste che hanno i requisiti per diventare componenti del Csm. 
Anche in questo caso, i numeri fanno la differenza: le avvocate italiane, anche se di poco, sono più numerose dei colleghi maschi, mentre nel mondo accademico sono donne il 52% dei dottori di ricerca, il 48% dei ricercatori, il 37% dei professori associati, il 22% degli ordinari (dati al 31 dicembre 2016). Il basso numero delle ordinarie è l'emblema del potere maschile, che nelle università si conserva con grande maestria. 
Ma proprio per questo, in quel 22% andavano scelte quelle giuriste - e ce ne sono tante - che molto lustro avrebbero potuto dare al Csm. 

Eppure. Il Parlamento sotto questo governo del cambiamento ha cambiato: in peggio.

martedì 20 marzo 2018

Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, gli insabbiamenti, le verità

Era un 20 marzo. In Somalia viene uccisa con il suo operatore una giovane inviata del TG3. 
Indagando su traffici illeciti di armi e rifiuti tossici i due stavano scoprendo che nella faccenda erano coinvolte anche istituzioni italiane, fra cui l'esercito
Pochi mesi prima era stato ucciso anche un sottufficiale del SISMI che a questa giovane coraggiosa forniva informazioni sui traffici di scorie tossiche nel paese africanoUna storia disgustosa, che portò a galla sospetti su responsabilità disgustose, che ebbe epiloghi di disgustosi silenzi ed omissioni. Una sporcizia in cui il suo coraggio ancor più brilla, come un trasparente monito di rettitudine - qualcosa che, grazie ai suoi genitori, lascia oggi anche un segno concreto alle nuove generazioni di giornalisti.




Mi richiama talvolta la tua voce, e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro: una rete di sole che si smaglia
(...).(Salvatore Quasimodo)

lunedì 19 febbraio 2018

Elezioni: il suffragio femminile non basta. Parola di donna


Elezioni: il suffragio femminile non basta. Parola di donna: Parola di donna. Il solo suffragio femminile non basta per avere la parità di genere. Il monito del 1914 della suffragista inglese Emmeline Pankhurst, dopo 104 anni, è quanto mai attuale. Le donne devono lottare unite e votare

domenica 18 febbraio 2018

Non fare sesso con i fascisti: non è una battuta, ma un programma politico

Sapete, se il sesso, inteso come stupro, è sempre stata la più feroce arma politica patriarcale contro le donne e i popoli, fin dai tempi di Lisistrata l’astensione dal sesso è una più civile risposta delle donne.
Lisistrata: E allora parlo: ché non c'è da fare misteri. Donne, se vogliamo costringere gli uomini a far la pace, ci dobbiamo astenere...
Mirrina: Da che? Di'.
Lisistrata: Lo farete?
Mirrina: Ci costasse la vita, lo faremo!
Lisistrata: Ci dobbiamo astenere dall'uccello.

Sparatoria fascio-razzista di Macerata, contro passanti colpevoli di pelle-non-bianca. La formazione fascio-nazista Forza Nuova letteralmente "rivendica" sui social l'attentato terrorista, pubblicando post a sostegno dello sparatore, e non solo: compaiono anche striscioni che inneggiano al delinquente (che peraltro era un militante leghista) come a un eroe.

Pochi giorni dopo Cecilia Strada condivide la foto di una scritta sul muro: non scopate con i fascisti, non fateli riprodurre. Il sig. Sgarbi, noto portavoce incontinente del patriarcato sessista, non può trattenersi dal rispondere: può stare tranquilla: non troverà fascista che voglia fare sesso con lei (..) la figa è un’altra cosa, e non ha orientamento politico. Per questo faticherà a trovare anche comunisti disposti a fare sesso con lei. Diciamo che la questione non è politica.
No, signor Sgarbi, la questione è precisamente politica: misoginia e razzismo sono sempre insieme, il fascismo è misoginia, e la misoginia è una primaria arma fascista.
Peraltro quello del signor Sgarbi non è che il più celebre fra i commenti-tipo che fascisti e razzisti riservano alle donne. Come rivela  la Strada stessa: delle centinaia commenti ricevuti, solo un paio hanno risposto con lo stesso tono ironico.
Quali? Daniela Santanché e Ignazio Larussa (entrambi di lunga storia fascista), su twitter le rispondono rispettivamente che il problema nel far sesso con i comunisti è far crescere i bambini prima che "se li mangino”, e "Fatelo anche con le comuniste! Anche solo per dar loro una gioia che non hanno mai avuto”. A loro la Strada riconosce di aver risposto senza offendere, ma ironicamente, sullo stesso registro
Tutto il resto sono cose che spaziavano dal rispondere sei cessa, quello che adesso possiamo chiamare livello Sgarbi, all'augurio e minacce di essere fucilata o sgozzata
Letteralmente una risposta invocava di “sparare nelle vagine delle comuniste”. 
Commenti di fronte a cui lei riesce a mantenere fair play; ad esempio: Sono sicura che puoi fare di meglio, se vuoi discutere. Perché così fai proprio solo la parte del fascista senza cervello che non è capace di argomentare e la butta sull’aspetto fisico dell’avversario.  
Ora, secondo alcuni anche il post della Strada era fuori luogo; ma qualunque sia il comportamento che si vuole criticare che c'entra l'invettiva sessista? che c’entra spostare i termini di ogni discorso sull'offendere la donna in quanto tale, insultando anche tutte le altre donne?
E, in ogni caso, Cecilia Strada in realtà si è limitata a commentare ironicamente una scritta su un muro; un commento ironicamente critico verso un'ideologia che abbiamo tutti il dovere di respingere; non contro delle "persone".

Però, quella scritta evoca una geniale campagna politica (sostenuta anche da NDC, Network for Democracy and Courage) che già 10 anni fa attraversò la Germania: era Kein Sex mit Nazis.




Ne nacque anche una canzone tra il serio e il satirico, eccola:



La definizione di nazista è: Nazionale e Socialista. Il che vuol dire quando si è buoni con alcune persone e cattivi con le altre.
Solo che allora, nel Terzo Reich, si sbagliava dicendo che solo un ariano può essere nazista: di questi tipi non c'è n'è solo di bianchi, ma anche rossi, gialli, neri, e sono tutti merda.
Come tutti gli esseri viventi, i nazisti vogliono moltiplicarsi. E per evitarlo, devo spiegartelo ...
Non far sesso coi nazisti,
fai che quel giorno non arrivi!
Non far sesso coi nazisti,
Perché potresti restarne fregata.
Non far sesso coi nazisti,
Ti pentiresti del giorno in cui l’hai fatto.
Chissà, che c’è in agguato dietro oscure ossessioni?

Il Fuehrer Adolf Hitler era omosessuale, ed è perciò se la faceva con Rudolf Hess in un hotel, ma troppo spesso Rudi viaggiava per l’Europa, con il suo biscotto animalesco. Lo lasciava tutto solo e lui ne soffriva tanto, senza trovar consolazione tra le buie tette di Eva. Perciò era sempre incazzato e tanto fanatico, perché a quel tempo nessun omosessuale voleva far sesso coi nazi. Una volta che ti sei infilato con un nazi, lui ti parla della purezza della sua razza. Sono proprio queste estremizzazioni della destra che coi loro pessimi geni distruggono la nostra evoluzione. 
In base a tutte le esperienze loro raccontano non proprio tutte le cose come stanno e si rasano, oltretutto nei posti sbagliati..
e poiché la castrazione è proibita resta solo la coerenza che tu, semplicemente, non vada a letto con un nazi. [sotto trovate il testo completo della canzone originale in tedesco].

E qui vogliamo dirlo: non sia solo una battuta. Non fate sesso coi fascisti e coi nazisti. Sul piano personale, perché essere fascisti, e cioè autoritari, è un disturbo dell’anima; perciò ogni donna rischia di pentirsi amaramente di avere aperto il cuore in presenza di un simile elemento.
Ma “non fare sesso coi fascisti e coi nazisti” ha evidentemente un significato più ampio e che, precisamente, è politico: non fate alleanze, non fate affari con i fascisti; non fidatevi di loro. Ve ne potreste pentire. Anzi, avverrà sicuramente.



Kein Sex mit Nazis
Die Definition von Nazi: National und Sozialist.
Dat is', wenn man gut zu den eigenen Leuten
Und schlecht zu allen andren ist.
Nur damals im dritten Reich, da ha'm sie sich vertan
Und gesagt, dat nur ein Arier ein Nazi sein kann.
Doch diese Typen, dat sind nich' nur Weiße,
Et gibt rote, gelbe, braune, schwarze,
Und alle sind sie scheiße.
Wie alle Lebewesen woll'n auch Nazis sich vermehr'n.
Und um das zu vermeiden, muss ich euch mal wat erklär'n...
Refrain:
Kein Sex mit Nazis,
Lass dat ma lieber bleiben!
Kein Sex mit Nazis,
Da kannste lieber selber reiben.
Kein Sex mit Nazis,
Ey dat würdest du bedauern.
Wer weiß, wat für Gefahren hinter braunen Löchern lauern?
Geheimnis um Donald Trumps Haartracht gelüftet!
Der Führer Adolf Hitler war homosexuell
Und deshalb trieb er es mit Rudolf Hess in ei'm Hotel.
Doch viel zu oft war Rudi in Europa unterwegs
Und dat ging dem geilen Adi ja ma tierisch auf'n Keks.
Dann war er ganz alleine (Oooh...)
Und hat so stark gelitten
Und fand auch keinen Trost an
Evas braunen Titten.
Darum war er ständig angepisst und auch so voll fanatisch,
Denn keiner von den Schwulen damals wollte Sex mit Nazis.
(Refrain)
Hast du dich erst einmal mit 'nem Nazi eingelassen,
Labert er dich voll von der Reinheit seiner Rasse,
Dabei sind es grade diese Rechtsextremen,
Die uns die Evolution versau'n mit ihren fiesen Genen.
Gemäß aller Erfahrung zähl'n die nich' grad zu den Hellen
Und rasieren sich dann außerdem noch an den falschen Stellen.
Weil Kastration verboten is' bleibt nur die Konsequenz,
Dat du einfach niemals mehr mit 'nem Nazi pennst.
(Refrain)





giovedì 18 gennaio 2018

Prostituzione: solo una faccenda di tasse? lettera al Direttore di Radio Uno

di Donneinquota • Egregio Direttore Greco, la cattiva informazione non è accettabile, specialmente se a farla è l’emittente pubblica. E possiamo definire tale il servizio sulla prostituzione andato in onda il 17 gennaio al GR1 delle 8.00, firmato da Amerigo Mancini.
Siamo abituat* alle boutade dei nostri politici in campagna elettorale e, in particolare, la riapertura delle case chiuse è una proposta che Matteo Salvini rispolvera periodicamente. L’ultima volta è stato nel 2015, con la raccolta firme per l’abrogazione della legge Merlin. Ma se la redazione di Radio Uno ritiene doveroso trasmettere questa notizia, è altrettanto doveroso che come utenti si pretenda un’informazione completa sull’argomento.
Non ci interessa sentire che le prostitute non pagano le tasse o che avrebbero diritto di andare in pensione prima di altre categorie perché il loro mestiere è usurante.
Ne abbiamo le tasche piene della frase penosa che si riferisce alla prostituzione come "il mestiere più vecchio del mondo". Vogliamo una informazione civile e coerente con la realtà. 
Prostituzione e tratta sono in mano alle grandi organizzazioni del crimine organizzato, i cui interessi economici miliardari sono superiori addirittura ai proventi della droga.



L’industria globale del sesso comprende anche pornografia e pedo-pornografia, turismo sessuale.

Stiamo parlando di gestori e proprietari di locali-bordello di ogni specie, proprietari di agenzie di escort, intermediari, reclutatori e veri e propri magnaccia, trafficanti, funzionari vari corrotti, clienti potenti che usano le donne come merce di scambio ecc. Proprio questa criminalità organizza grandi campagne mondiali di normalizzazione/banalizzazione della prostituzione, utilizzando addirittura argomenti del femminismo e dei diritti umani per raccogliere consensi.
Oggi, anche grazie a queste campagne, molte donne, in particolare le più giovani, pensano che mettere a disposizione il proprio corpo per arrivare al potere e al successo, sia l'essenza dell'emancipazione e della libertà. Tutto questo in totale discontinuità con la maturazione della società, in particolare quella europea ed occidentale, che da decenni si sta misurando nella quotidiana sfida sulle pari opportunità, investendo sulla crescita professionale di donne e uomini che guardano ad una società sempre più attenta al talento e alla qualità del lavoro e della vita personale.
E’ necessario quindi che il servizio pubblico informi i cittadini che le donne che si prostituiscono sulle nostre strade sono, per la maggior parte, vittime di tratta e di situazioni personali e famigliari violente e degradanti
Abbiamo bisogno che si diffondano i dati ufficiali sul fenomeno della tratta e della prostituzione [e che su questi dati si lavori di più, ndr]. Dati impressionanti, che sappiamo essere parziali, per la difficoltà di fare indagini sistemiche in un mondo così complesso. Ci servono i racconti delle sopravvissute, per esempio dai bordelli tedeschi, per sfatare la normalizzazione/banalizzazione della prostituzione.
Noi diciamo che la prostituzione non è mai stata e mai sarà un lavoro. La prostituzione è espressione della discriminazione più antica del mondo, che poggia le sue radici sulla asimmetrica distribuzione del potere della nostra società. La prostituzione è violenza, perché nessuna donna che ha alternative, sceglie di prostituirsi. Nella società odierna, che ha come obiettivo la parità di genere, la prostituzione non può più essere considerata un istituto necessario al buon funzionamento della comunità. Il solo pensiero riporta la nostra società ai livelli di estrema povertà culturale ed economica, tipici degli anni più oscuri del secolo.
La legge Merlin già nel 1958 poneva le basi per una civiltà avanzata. La sua articolazione normativa propone il superamento della vecchia cultura obsoleta di una sessualità commerciale al servizio di una ipotetica e quanto mai miserevole mascolinità, che noi reputiamo in via di rottamazione.
La legge Merlin è una legge avanzata e di grande civiltà e ci teniamo a far sapere che ce la terremo ben stretta e che la difenderemo con tutti i mezzi che questa democrazia ci consente.
Ci aspettiamo che Radio Uno voglia rimediare, promuovendo un dibattito serio e puntuale su un tema che ancora oggi mette la vita e la dignità delle donne alla mercé della peggiore cultura della storia dell’umanità.
[cos'è un vero servizio informativo? ad esempio questo, del Guardian; e guarda caso riguarda proprio la tratta delle donne per prostituzione in Italia ndr:]


In attesa di riscontro, porgiamo distinti saluti.
Donatella Martini, Associazione DonneinQuota, Tiziana Scalco Segretaria Fillea Cgil Lombardia; Rete per la Parità, Aspettare stanca, Patrizia Cordone, Barbara Summa, Giovanna Brighenti, Irene Casini, Paola Bassino Martinetto, Donne Ultraviolette, Maddalena Robustelli; Milano, 18.01.2018; 
La lettera è stata inviata a:
Direttore di Radio Uno, Gerardo Greco; 
direttore di Radio Rai, Roberto Sergio 
e per conoscenza a: Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari Opportunità, On. Maria Elena Boschi
La raccolta delle firme è aperta:
se volete sottoscrivere la lettera scrivete a: d.martini@donneinquota.org