sabato 31 maggio 2014

Ragazzine stuprate e uccise in India: lettere aperte ai diplomatici indiani e italiani

Su fb è appena uscita una lettera molto dura [che trovate quiall'Ambasciata indiana in Italia. A questa aggiungiamo il seguente comunicato. 

Lettera aperta all’Ambasciatore indiano a Roma e ai Ministri e diplomatici italiani:
Egr. Shri Basant Kumar Gupta, Ambasciatore dell’India in Italia
• Egr. Daniele Mancini, Ambasciatore italiano in India e in Nepal
• Egr. Federica Mogherini, Ministra degli Esteri

Egreg* signor*, nella Vostra qualità di rappresentanti diplomatici e figure di governo ci rivolgiamo a Voi per rappresentarVi e sollecitare quanto segue.

Le donne e gli uomini italiani, come in tutto il mondo, sono rimasti sconvolti dall’ennesimo episodio di brutale violenza che ha visto in India un branco di uomini (fra cui poliziotti) abusare di ragazzine spingendosi al punto di violentarle, torturarle, strangolarle e infine impiccarle a un albero.  
Ci rivolgiamo a Voi per unirci alla richiesta di giustizia che sale dalla famiglia e da tutta la società indiana: in nome dell’India che abbiamo nel cuore, quel luogo, di immensa bellezza, che è fonte di ispirazione spirituale per tutta l’umanità. L’india che ha dato al mondo Gandhi.

Chiediamo che la terra di Gandhi mandi al mondo intero un messaggio forte e inequivocabile in difesa e a sostegno delle proprie figlie, in quanto donne. 
Chiediamo, a tutti gli attori diplomatici che possono avere un ruolo, azioni incrociate e collaborative, forti e decise, volte a sollecitare uno sforzo comune.
Chiediamo che nel Vostro ruolo Vi adoperiate perché dolore e indignazione si trasformino in un riscatto che porti sollievo non solo all’India ma, da lì, alle donne del mondo intero.
Chiediamo una vera svolta che faccia sì che tanta sofferenza non resti vana.
Con fiducia chiediamo a Voi tutti il massimo sforzo in tal senso, ciascuno per le rispettive competenze.
seguono firme

nb • quanto sopra La Rete delle reti femminili propone non come "ente firmatario", ma facendosi da tramite di un messaggio condiviso, in seguito a sollecitazioni ricevute da diverse donne e gruppi via mail e su facebook. Perché? prendiamo spunto da quanto si chiede oggi Monica Ricci Sargentini: e se la nostra rabbia investe l’India? e anche: e in questa storia dove sono le istituzioni? con le ragazzine impiccate o con i poliziotti accusati dell'aggressione? aggiungendo che vien voglia di prendere un aereo, per andare a piantarsi ai piedi di quell’albero di mango insieme ai parenti e agli amici delle (ultime) due vittime inermi di branchi maschili. Ma secondo altri potremmo fare il contrario: smettere di prendere aerei per l’India, per esempio – paese fra le mete turistiche più visitate al mondo; come propone su fb il gruppo Le nostre figlie non sono in vendita). E alle autorità indiane si chiede di ascoltare: il problema non si può liquidare estendendo l’applicazione della pena di morte. Semmai altre forme di pena, che mettano in chiaro che di violenza maschile si tratta, e che di conseguenza bisogna agire, crediamo sarebbero più efficaci.
Ma la pena di morte peggiora, è solo aggiungere a violenza altra violenza. Non per niente la legge del taglione è parte della filosofia stessa su cui poggiano le distorsioni del patriarcato; e (come abbiamo avuto modo di sottolineare anche in riferimento all’Italia) è un insulto alle donne confondere la violenza maschile che le investe con un problema di ordine pubblico. No: le soluzioni sono altre, e ovunque vengano prese, ci riguardano tutti e tutte.
Ci uniamo dunque alle donne indiane per chiedere alle autorità del loro Paese dichiarazioni chiare e forti, rivolte alla propria popolazione e al mondo intero, e azioni concrete rivolte a incoraggiare l’autonomia femminile, stroncare le connivenze poliziesche, educare gli uomini, potenziare le donne, elevarne la dignità e dare loro efficaci strumenti di sostegno e di difesa. E anche ai nostri rappresentanti chiediamo di agire diplomaticamente. E a tutti diciamo: non è una battaglia solo dell’India né, tantomeno, solo “delle donne”. Richiamiamo qui, al proposito, anche il comunicato di Amnesty International. E a tutti chiediamo: partecipate e attivatevi, specie voi uomini - perché proprio voi, uomini di tutto il mondo, specie voi, che non vi macchiereste mai di questi crimini: per quanto voi vi crediate assolti - siete per sempre coinvolti.

domenica 25 maggio 2014

Caterina Chinnici: mi candido per una trasformazione culturale

Dall'intervista di Simonetta Robiony, che prende spunto dalle domande: che può fare l'Europa per noi donne italiane, e cosa sogni per le donne?
L'Italia ha fatto enormi passi avanti, anche grazie ai movimenti di donne sorti nel nostro paese.

Ce l'abbiamo sotto gli occhi a cominciare da questa legge elettorale che permette di votare due donne e un uomo e dalle tante capolista donne candidate dai partiti.
[anche se in verità questa "concessione" non ci sembra molto paritaria: visto che le candidate sono solo 1 terzo del totale e che alla fine voteranno tutti più facilmente, 1 uomo o 2 uomini..; ndr].
Non parliamo di quanto è cambiata la famiglia dove il patriarcato e la subordinazione della moglie al marito è stato sostituito dalla parità di diritti e doveri tra coniuigi e dalla responsabilità genitoriale condivisa. E questo in un tempo brevissimo: solo nel 1965, per esempio, la magistratura è stata aperta alle donne e solo nel 1968 è entrata la prima. Però, non posso negarlo, in Sicilia nella giunta io ero l'unica e nell'assemblea regionale le donne erano solo tre. L'Europa può emanare nuove direttive, comunque utilissime, ma oggi quel che serve è una mutazione culturale che va aiutata con ogni strumento, cominciando con il fornire più fondi alle scuole.
Sogno di combattere la violenza contro le donne che si esprime in mille modi fino ad arrivare all’assassinio. Abbiamo la convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori firmata dall’Italia nel 2012, abbiamo recentissimamente ratificato quella di Instambul in favore delle donne, ma dobbiamo passare ad azioni concrete. Dobbiamo sostenere le tante associazioni femminili che aiutano le donne offese, violate, malmenate nel lungo percorso che le porta alla denuncia, al processo, al reinserimento nella società. Sono associazioni che si fondano sul volontariato e necessitano di denaro: l’Europa può aiutarci a trovarlo. (i femminicidi sembrano aumentati di numero perché) da un lato c’è una maggiore sensibilità sociale che non accetta più questo tipo di crimini e se ne scandalizza, dall’altro ci sono uomini rimasti indietro che non tollerano la accresciuta autonomia femminile. Su tutto questo s’è abbattuta la crisi economica che non aiuta.
• Della sua esperienza lavorativa cosa porta in Europa?
Mi sono sempre occupata della tutela dei soggetti più esposti. Non li chiamo deboli perché i bambini e le donne sanno essere fortissimi. Credo che, oltre a indirizzi, fondi, inviti, serva operare sul piano culturale.  

Caterina Chinnici (figlia del magistrato Rocco, vittima di mafia), ed ex-procuratore della Repubblica a Caltanissetta. Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per il PD, nella circoscrizione Isole: puoi votarla nelle isole Sicilia e Sardegna.

Nb: come si vota? cose da sapere.  

Quando voti, chiediti: che posizione ha chi sto votando?

Oggi, al voto per il parlamento Europeo, chiediti: che posizione ha chi sto votando? sul controllo degli #OGM, ad esempio, e di conseguenza sulla libertà delle sementi e sulla mia stessa libertà di alimentazione e di essere informata/o. Sembrano argomenti lontani.. certo: ma solo perché non ne veniamo informati.
#MAM: march against Monsanto. Cos'è? Il 24 maggio è stata giornata di eventi informativi e, verso un giorno di azioni stabilito per il 27 settembre, continua una mobilitazione mondiale di informazione e opposizione alle politiche industriali di aziende come la Monsanto, che si traducono, ogni giorno, in azioni concrete che invadono la nostra vita e rischiano di condizionare per sempre quella dei nostri figli: accordi commerciali, politiche di governo e leggi. Di cui noi non sappiamo assolutamente nulla.

Che significa andare nella direzione, già molto avanzata e presentata come in difesa della salute, di "certificare" le sementi destinate alla commercializzazione? 
Che tutte le sementi ammesse finiranno per essere "brevettate".  E nessuna battaglia per la democrazia sarà più efficace quando la gestione del cibo sarà definitivamente appannaggio di poche multinazionali. Ma, rendiamoci conto: è proprio lì che stiamo andando. Se non li fermiamo subito.
Volete capirne di più? investite pochi minuti per integrare le vostre informazioni con quelle che vi può dare Vandana Shiva: economista e scienziata ecologista che dedica la propria vita a indagare problemi, e soluzioni, riguardo ad assunti che hanno (e/o potranno avere) impatti devastanti: sulla nostra vita quotidiana e sul futuro di tutti.
E ricorda.. tutte le politiche dei diritti sono collegate; nulla può essere affrontato separatamente dai propri corollari. Vuoi incidere di più? esigi più politicafemminile. E quando scegli le tue (e i tuoi) candidate/i, non affidarti a concetti ormai svuotati come "destra" e "sinistra": cerca i requisiti minimi del rispetto e per la giustizia.

sabato 24 maggio 2014

Maurizia Giusti detta Syusy Blady: perché mi candido con Green Italia Verdi Europei

Syusy Blady si candida con il gruppo europeo dei Verdi (oggi quarta forza politica dell'Europarlamento, alle cui fila appartiene Ska Keller, unica candidata donna alla presidenza): 
Invito tutte e tutti a votare riflettendo sull'importanza delle scelte che abbiamo dinanzi: scelte che sono europee e non italiane, ma che ci riguardano da vicino. Il voto per l'Europa del 25 maggio è qualcosa di molto più importante del voto per un governo nazionale; disinteressarsene significa delegare il nostro destino ai tedeschi, ai francesi, agli olandesi, a tutte quelle nazioni che, comprendendo l’importanza delle istituzioni europee, mandano lì le loro persone più competenti. 
Per questo mi candido: non si può più delegare ad altri ed è necessario che facciamo qualcosa per lasciare ai nostri figli un mondo uguale, se non migliore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. Il futuro o sarà verde e sostenibile o non sarà e io ho una figlia di 20 anni, il futuro mi interessa! Per questo ho scelto la lista Green Italia Verdi Europei, per un’Europa più verde e non solo per quanto riguarda l'ambiente. Vogliamo che diventi un'Unione vera in cui dare priorità a ciò che veramente serve alle persone, un'Europa più aperta, per la pace e capace di garantire più diritti alle persone. Puntiamo sui giovani: attraverso la green economy e i lavori 'verdi' possiamo dare risposte innovative al dramma della disoccupazione e combattere la tremenda crisi che stiamo vivendo negli ultimi anni. L’Europa abbandoni il rigore e l'austerity che hanno aggravato la crisi e investa con forza sulle energie rinnovabili e pulite, nella promozione del turismo sostenibile e nell'agricoltura tipica biologica e di qualità. L'Europa è fondamentale per avviare la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale artistico e naturalistico che non solo deve essere protetto e salvaguardato dalla speculazione ma che può essere una risorsa fondamentale per l'Italia e per il suo progresso anche economico.
Vogliamo innovazione e rinnovamento. Per cambiare in meglio le cose però serve la cooperazione da parte di tutti e quindi è necessario che nel gruppo dei Verdi europei (che venga rappresentato anche il punto di vista italiano.
 
Bisogna dare risposte a problemi complessi come l'inquinamento, le politiche energetiche, la sicurezza alimentare e il principio di precauzione rispetto agli Ogm. Occorre ripulire l'aria che respiriamo dai veleni; investire con forza nelle energie rinnovabili che sono pulite, democratiche e le cui fonti non costano nulla; bonificare i terreni contaminati dalle industirie e dai rifiuti tossici. Solo così si cambiano le cose e si costruisce un futuro diverso per i nostri figli.  Ma l’Italia è sempre fanalino di coda: basti dire che qualche mese fa la Corte dei conti europea ha richiamato il nostro paese per non aver saputo spendere 3,5 miliardi di euro che le erano stati assegnati dall'Europa per le politiche ambientali.  
Riguardo all’uscita dall'Euro non si deve essere superficiali: chi ne fa uno slogan ci dica cosa succederebbe ai mutui, alle pensioni, agli stipendi e ai risparmi. La moneta comune deve essere una risorsa per tutti i cittadini europei ma bisogna lavorare perché lo diventi: perché l'austerity e il fiscal compact oggi sono vincoli che rischiano di strozzare l'Europa invece che renderla più forte. Vanno riviste le regole di funzionamento della Banca Centrale Europea e non devono più ripetersi situazioni come quella che ha portato al collasso la Grecia. La risposta alla crisi finanziaria deve essere politica e non bancaria. Basta con l'Europa delle banche, e con mostri dai nomi imperscrutabili come Troika, che non rispondono del loro operato a nessuno: è venuto il momento di costruire l'Europa delle persone che possono scegliere chi li governa, nomi e cognomi, facce. Esseri umani eletti e che se sbagliano rispondono ai cittadini.  

Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per la lista Green Italia Verdi Europei nella Circoscrizione Nord-Est: puoi votarmi in Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, e Veneto.

Nb: come si vota? cose da sapere.

Finalmente l'appello musulmano contro la brutalità islamista. Ma serve una svolta che si avrà solo grazie alle donne

E’ una svolta epocale - possiamo dirlo – benché alquanto tardiva; e anche se non sappiamo ancora quale peso e seguito potrà avere... proprio perché in ritardo. Ma finalmente le più alte autorità islamiche nigeriane mandano un segnale deciso contro la brutalità di Boko Haram, mettendo così il dito sulla piaga dell’offensiva islamista – cioè del progetto politico che, ammantandosi di “religione”, impone sistemi autoritari e schiavizzanti. Svolta che, ne siamo certe, si deve in primis alla dura battaglia delle donne africane, le quali – come scrive Leymah Gbowee - si sono attivate in Nigeria e in tutto il continente per portare all’attenzione del mondo il recente (ennesimo) rapimento di centinaia di ragazze. Ed ecco: i leader musulmani nigeriani sono convocati alla moschea centrale di Abuja, dal sultano di Sokoto, per una giornata nazionale di preghiera contro l’ascesa dei sanguinari leader islamisti quali Boko Haram. 
La convocazione (per domenica 25 maggio), annunciata venerdi da Muhammad Sa' ad Abubakar III, invita a partecipare il vicepresidente Namadi Sambo e tutti i governatori musulmani della Nigeria: "il National Muslims Prayers for Peace and Security in Nigeria intende aiutare il paese a superare le attuali sfide alla sicurezza”. Invito ripreso da diversi giornali nazionali e rilanciato in tutto il mondo. Certo, ufficialmente l’azione non è stata presa sotto la spinta delle donne: la chiamata segue a una lettera aperta indirizzata al sultano da un uomo, l’attivista Shehu Sani, il quale ha chiesto alla maggiore autorità religiosa di fare di più per aiutare la liberazione delle studentesse rapite in massa lo scorso 14 aprile: “Le ragazze di Chibok hanno pistole puntate alla testa e catene alle mani; su di noi incombe la spada dei posteri. I religiosi nigeriani, specialmente nel nord, dovrebbero muoversi al di là delle preghiere e attivarsi autonomamente per raggiungere gli insorti e trattare il rientro in sicurezza di queste ragazze". E incide il fatto che Boko Haram minaccia ora le antiche monarchie islamiche, tra cui quella del sultano di Sokoto: contro queste autorità religiose ha già sferrato attacchi mortali, accusandole di tradimento dell’Islam. Lecito dunque dubitare, oggi, dell’efficacia che avrà questa azione, dopo che per tanto tempo l'orrenda violenza in nome della religione è stata tollerata – e spesso strumentalizzata - al punto di consentirle di andare fuori controllo. La sola speranza è che i musulmani di tutto il mondo smettano di avere paura e prendano in mano con decisione la difesa della tolleranza, della pace e del rispetto delle donne come valori di base da promuovere nelle rispettive interpretazioni religiose.
Ma se questo accadrà lo dovremo alle donne: la vera forza della resistenza resta in mano a loro, le sole che – pur schiacciate da repressioni durissime - abbiano dimostrato di saper dare vita a un soggetto collettivo, liquido quanto potente, in grado di non farsi piegare dalla paura.
In paesi martoriati come l’Africa, sono loro le più coraggiose resistenti e solutrici dei conflitti: le donne cristiane e musulmane, che sempre più collaborano attivamente reciprocamente. E che ottengono rilevanti successi politici, benché sistematicamente ignorati dall'informazione: il loro ruolo, nonostante sia sottostimato e non incoraggiato, cresce inesorabile. Da Lola Shoneyin a Solange Lusiku, fino alle moltissime che rischiano nell'anonimato… è a loro che bisogna ricorrere! A loro la nostra riconoscenza. Da loro verrà la soluzione. 





Loredana Lipperini: perché mi candido, e perché per un'altra Europa, con Tsipras

Chi tiene famiglia, esca. Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle sue scelte di oggi. Lo scrisse un poeta, Franco Fortini, poco prima di morire, nell’autunno del 1994: l’era del berlusconismo si era aperta da pochi mesi e il letterato (“dunque, un niente”, scrisse nella sua ultima lettera Fortini) metteva in guardia la Sinistra, ricordandole che le scelte di allora sarebbero state giudicate dalle generazioni successive
Quelle generazioni, oggi, vivono le conseguenze di scelte che non sono state fatte, su cui si è esitato e su cui si è scesi a compromessi. Non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Europa.
Perché a pesare sui nostri figli non è soltanto la cappa di disperazione che ricorda loro, ogni giorno, che non c’è alcun futuro davanti a loro (la cosa più spaventosa che si possa dire a chi ha vent’anni). E’ la solitudine a schiacciarli. La loro, la nostra. E dura da prima della discesa in campo di Berlusconi, che ancora occupa anacronisticamente i discorsi politici e giornalistici. Dura da quando, nel 1987, Margaret Thatcher pronunciò quella frase che divenne, nei fatti, il manifesto del liberismo: Non esiste la società. Esistono solo gli individui e le famiglie (nell’integrale, le sue affermazioni sono ancora più dure: “…la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie. E il governo non può fare niente se non attraverso le persone, e le persone devono guardare per prime a se stesse. È nostro dovere badare prima a noi stessi e poi badare anche ai nostri vicini. Le persone pensano troppo ai diritti senza ricordarsi dei doveri, perché non esiste un diritto se prima qualcuno non ha rispettato un dovere).
Ed è quel che è accaduto: da più di 30 anni a questa parte, si è sgretolata l’idea di società, si è allontanata ogni concezione di ambito collettivo condiviso e civico, in cui ci si prende cura, insieme, non solo della cosa pubblica ma del futuro. La cosiddetta fine della Politica, il disamore nei confronti della medesima, giù fino al populismo e all’uovo del serpente delle ultradestre che si schiude oggi in molti paesi europei, è tutta qui. Così come è per questo motivo che la scuola pubblica viene progressivamente smantellata: perché è qui che si costruisce la società, è qui che si prospetta il futuro.
Ora, occuparsi di diritti delle donne significa occuparsi di diseguaglianze: che riguardano tutti, le donne e gli uomini. Le diseguaglianze sono l’altra diretta conseguenza della fine dell’idea di “comune” e dell’adozione sconsiderata dell’abbandono dell’idea di un’Europa “politica”, laddove politica significa occuparsi, appunto, di cosa pubblica e di futuro.

Due anni fa, l’economista greco Yannis Varoufakis, in una lettera a un collega italiano, paragonò quel che sta avvenendo alla guerra in Vietnam: Guardando il nostro governo in Grecia da quando è scoppiata la crisi del debito, osservando la leadership europea tergiversare e adottare una politica disastrosa dopo l’altra, ho finalmente capito. È, se ci pensi bene, non dissimile da quello che è successo negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 e primi anni ’70. All’interno del Pentagono, i brillanti generali capirono benissimo che la guerra americana in Vietnam non poteva essere vinta. Che mandare più truppe a combattere nella giungla, sganciare più bombe al napalm sulle città vietnamite, aumentare lo sforzo bellico in generale, era inutile. Sappiamo bene, grazie agli sforzi eroici di Daniel Ellsberg, che essi conoscevano individualmente, e a piccoli gruppi, l’errore delle loro decisioni. Eppure fu impossibile per loro riuscire a coordinarsi uno con l’altro, ad arrivare a una sintesi delle loro opinioni, in modo da concordare un cambiamento di rotta. Un cambiamento che avrebbe salvato migliaia di vite americane, centinaia di migliaia di vite vietnamite, per non parlare di una quantità enorme di denaro. Qualcosa di simile sta accadendo oggi ad Atene, a Roma, Francoforte, Berlino e Parigi. Non è che i membri delle nostre élite non riescano a vedere che l’Europa è come un treno che sta deragliando al rallentatore, con la Grecia che è la prima carrozza a lasciare i binari, seguita da Irlanda e Portogallo, che a loro volta porteranno al deragliamento delle successive carrozze più grandi: Spagna, Italia, Francia e, infine, la stessa Germania. No, credo che, con l’occhio della loro mente, possano vederlo, almeno così come i generali americani potevano immaginare l’epilogo a Saigon, con gli elicotteri che caricavano gli ultimi americani dal tetto dell’ambasciata degli Stati Uniti. Ma, proprio come i generali americani, pensano sia impossibile coordinare i loro punti di vista in una risposta politica sensata. Nessuno di loro osa dirlo, quando entrano nelle sale in cui vengono prese le decisioni importanti, perché temono di essere accusati di essere dei deboli o confusi. Così, rimangono in silenzio mentre l’Europa sta bruciando, sperando contro ogni speranza che il fuoco si spegnerà da solo, pur sapendo, nel profondo del loro cuore, che tutto questo non succederà.

Il fuoco non si spegnerà da solo, è vero. Ma c’è un’altra Europa da far vivere. E anche se si è letterati (“dunque, un niente”) è raccontandola e poi rendendola concreta che è possibile ricominciare a dire “noi”: esiste la società. Se non sono insieme, gli individui rischiano di bruciare in quel fuoco. Scriviamolo, diciamolo, rendiamolo possibile.
Loredana Lipperini

il blog
Candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “L'Altra Europa con Tsipras” nella Circoscrizione Nord-Ovest: puoi votarmi in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Nb: come si vota? cose da sapere.

Elezioni europee. Votare e agire pensando a loro: ragazze e ragazzi di oggi, adulti di domani

Ho meditato a lungo su cosa scrivervi in questa ultima lettera prima delle elezioni del 25 maggio. "Ormai cosa si può fare?" mi chiedono a decine nelle scuole. Hanno 16, 17 anni. Sono in quell'età di mezzo in cui si  conserva ancora l'aspetto dei bambini, delle bambine, e al contempo si ha già qualche segno di quell'età adulta in cui oggi non si ha alcun desiderio di entrare. 
Quell'ormai mi inchioda alle responsabilità della mia generazione.
Non ci dovrebbe essere la parola "ormai" nel vocabolario di un/a adolescente con il futuro davanti. Ci dovrebbe essere vita, sogni, forza. Consapevolezza che tutto si possa  ancora fare, tutto si possa inventare, che il meglio debba ancora arrivare, che la vita sarà felice e lunga e totalmente e assolutamente nelle loro mani.
Ho iniziato ad andare nelle scuole perché mi hanno chiamata per parlare di educazione ai media. Sono un'attivista dei diritti delle donne e volevo spiegare alle ragazze quanto le immagini mercificanti dei media ci tolgano forza.
Ho continuato ad andare nelle scuole perché di questa generazione che si sta affacciando alla vita, io mi sono perdutamente innamorata.
Ho pensato a lungo a cosa scrivervi, per questa ultima lettera. Ho riflettuto su programmi, promesse, analisi. Ho meditato su dati economici da rivedere, da ribaltare, da rivoluzionare. Ho rivisto la mia vita negli ultimi anni: su e giù per l'Italia su treni lentissimi, in scuole fatiscenti, con professori/esse talvolta eroi ed eroine in questo Paese allo sbando. Mi sono ricordata di mille stazioni che mi hanno vista partire all'alba e rientrare esausta la sera. Ho rivissuto la  fatica  enorme della vita di ogni attivista: lo sconforto che ti prende a dovere dire "no, non posso venire" a quella prof che ha una classe difficile, tutti ragazzini/e con famiglie disagiate che tanto vorrebbe che io le dessi una mano, ma io non so come fare, proprio non lo so più: dove sono le istituzioni?
Rivedo i 4 ragazzi adolescenti che mi hanno invitata durante l'autogestione del liceo qualche mese fa. Alla mia domanda su come mai fossero 4 ragazzi a preoccuparsi di diritti delle donne, mi hanno guardato stupiti "perché si tratta di diritti calpestati. Donna o uomo che differenza c'è?". Avrei voluto abbracciarli dalla gioia.
Davanti a me in questi 5 anni ho visto il Paese che potrebbe essere: questi ragazzini e queste ragazzine sono il Futuro.
Ciò che noi adulti/e scegliamo oggi, determinerà le loro vite.
Andiamo avanti.
Lorella Zanardo

Sono candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “L'Altra Europa con Tsipras” nella Circoscrizione Centro: puoi votarmi in Toscana, Lazio, Umbria e Marche.