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domenica 1 febbraio 2015

Nemmeno stavolta hanno eletto una donna Presidente. Ma almeno...

E così - che strano - a eleggere una donna non ci hanno nemmeno pensato. Ma almeno, a quanto pare, hanno eletto un uomo, e non un quacquaracqua. 
Benché sia partita la corsa di chi cerca i peli nell'uovo - oppure pagliuzze negli occhi avendo travoni nei propri. Un certo Salvini, ad esempio, che fa marce coi fascisti in sodalizi che, a rigor di leggi della Repubblica, dovrebbero essere fuorilegge (e invece se ne stanno lì a ingrassare tranquilli). Bè, costui dichiara: non è il nostro presidente
E per fortuna! e chi volevi che fosse eletto, un fascista?
No, preferiamo uno che seppe dimostrare di sapersi ergere contro veri soprusi - e chissenefrega se negli stessi anni si espresse "contro la minigonna a scuola". Non è perfetto, chi lo è? ma qualche garanzia in più di tanti nomi da accapponare al pelle, che abbiamo sentito, certo la dà. Come scrive oggi Laura Caputo, l'albero lo riconosci dai frutti, l'uomo dai suoi comportamenti, e finora quest'uomo ha fatto 2 cose che ci sono piaciute - anzi 3 e che suonano come un programma: dire poche parole, ma importanti: portare un omaggio alle Fosse Ardeatine e dedicare la sua nomina alla moglie e al fratello ammazzato dalla mafia.
Bè, buon lavoro presidente. Il giorno dell'elezione non si è mancato di notare che un bell'arcobaleno si è stagliato sopra i palazzi del potere…
Speriamo ci porti fortuna. Altrove è già successo. Al presidente Mattarella, e a tutt* noi, facciamo gli auguri anche con le parole di una politica che viene dalla sua stessa terra, la Sicilia. 
Scrive Mila Spicola:
Sono solo gli ideali a iniettare fiducia nelle vene anche quando tutto è perduto. Anche se non convengono quasi mai. E ditemi voi cosa manca oggi, se non la fiducia. Gli ideali disegnano il futuro, se non si vivono vite schiacciate sul presente. 
20 anni in una cella di 3 metri quadrati, Mandela. 
20 anni blindati e poi ammazzati: Falcone, Borsellino, Livatino, Mattarella, La Torre. 
Isolato e poi ucciso: Matteotti. 
In galera per anni: Gramsci. 
Consapevolmente suicida: Leonida alle Termopili. 
No, gli ideali non convengono, ma son quelli che nutrono l’anima collettiva nei momenti più neri e fanno andare avanti individui, popoli, nazioni e Storia. Aiutano a dire no. E’ giusto sopperire ai bisogni dei popoli, meno giusto mascherare come tali mediocri convenienze. Alla lunga le semplici convenienze, singole o di parte, succhiano sangue, spengono motivazioni e bloccano la vera ricchezza di ogni persona. Annullandone l'anelito a una vita superiore. E allora io mi chiedo: cosa conviene di più in una vita se non desiderare di andare oltre la vita per motivi nobili? Se non arrendersi a una vita serenamente retta, in cui le ragioni del rigore, dell’onestà quotidiana, degli ideali siano difesi nella normalità di ogni giornata e trasmessi ai nostri figli nella verità dell’esempio, non nell’ipocrisia di un discorso? Senza il clamore dell’eccezionalità, se no si presta il fianco al pensare che agire così non sia normale, non sia atto dovuto al regalo della vita. 
La Mafia, la disonestà, il basso cabotaggio, le strumentalità del potere e l’assenso ad esso, la sudditanza conveniente che tutto giustifica e tutto sottintende, converranno sempre. Sta a noi vivere d’altro e non di convenienze, pensando che gli ideali non siano un Pantheon eccezionale bensì una regola di vita quotidiana, alla portata di ciascuno e che non sempre ciò che conviene sia bene.
Questo post è stato scritto col sottofondo dello scrutinio per l'elezione del Presidente. Il nome di Mattarella questo mi ha evocato, un tempo di ideali e di fiducia in essi. (Mila Spicola)

lunedì 15 aprile 2013

Voglio una donna al Quirinale

Sono solo cinque parole, ma hanno un peso specifico notevole.
Sono pronunciate come un mantra, con intonazioni varie e diverse, come diversi tra loro sono i volti, le età, le storie, gli orientamenti culturali e le attività delle donne delle oltre 50 tra associazioni, gruppi, categorie lavorative e realtà femministe italiane che hanno pensato al video dove di colorato ci sono le insegne e i loghi dai quali ciascuna parla: sono giornali femminili e femministi, gruppi impegnati contro la violenza, storiche associazioni politiche, siti online, blog.


Rappresentano una piccola parte della ricchezza caleidoscopica e faticosa da tenere insieme, talvolta litigiosa e irriconoscente verso le sue stesse simili, che in questo paese è costituita dalle centinaia di migliaia di donne che ogni giorno fanno attivismo politico, culturale e sociale, dando vita al movimento delle donne italiano.
Questa volta, su questo specifico obiettivo, questa moltitudine si esprime con chiarezza, senza dubbio, in una frase limpida: “Voglio una donna al Quirinale”, dicono tutte.

Pochi giorni fa sulla rete è circolato anche il video di un gruppo di attori e attrici che si sono esposti per Emma Bonino presidente, ed è inevitabile che, sebbene l’appello tutto femminile non pronunci un nome, il pensiero corra verso questa opzione, pure molto appezzata nei vari gruppi e movimenti femministi.
Emma Bonino è, al di là di scelte che possono essere state nella storia politica recente anche fortemente contestate, una tra le più preziose e tenaci attiviste che si è battuta in prima persona, e senza mai pentirsi né arretrare, per l’ottenimento dei diritti civili delle donne, e questo non è in discussione. Senza di lei, senza Adele Faccio e Adelaide Aglietta questo paese sarebbe meno libero e meno laico di quanto purtroppo tuttora non sia.
Difficilmente tra donne ci sarà un nome che possa ottenere un consenso plebiscitario, ma non è questo il punto, adesso.
La questione, oggi, è la fine di un monopolio patriarcale che non è solo simbolico, ma è anche concreto e pesante circa la palese inviolabilità da parte di una donna in Italia di accedere alla carica più autorevole delle istituzioni.
Da tempo le bambine non rispondono più, alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande’: “Il presidente della Repubblica, o  l’avvocato, l’astronauta, il vigile del fuoco”.
Ai miei tempi, quelli per intenderci di Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti  era più frequente, paradossalmente, rispetto ai nostri, nei quali le aspirazioni verso l’età adulta hanno subìto, in questo ventennio sciagurato, una discesa in picchiata verso ruoli più tradizionali, ancillari e rassicuranti per la stabilità del patriarcato. 
Bello sarebbe se al Quirinale andasse una donna, e le bambine italiane potessero finalmente mettere insieme grammatica e realtà, e dire, a ragion veduta: ”Da grande voglio fare LA presidente della Repubblica”.
di Monica Lanfranco