giovedì 2 aprile 2020

Covid19: cause e soluzioni. David Quammen: bisogna fidarsi degli scienziati e lasciare in pace gli animali; o altre pandemie si ripeteranno

David Quammen nel 2012, nel suo saggio "Spillover, l'evoluzione delle pandemie", preconizzava con precisione l'avvento di una grande pandemia a causa di un virus come Covid19. Ecco come risponde alle domande di Davide Piacenza e di Stella Levantesi sulla pandemia di oggi.


Davide Piacenza • Stava prevedendo il futuro, o era semplicemente ciò che la scienza si aspettava fin dall’inizio?
Il mio libro essenzialmente ha predetto, in misura piuttosto precisa, ciò che stiamo vedendo: ma non sono stato preveggente, mi sono limitato a riportare in una forma composita ciò che alcuni esperti molto affidabili mi avevano preannunciato. In buona sostanza ciò che si diceva era: The Next Big One, la prossima grande pandemia, sarebbe: 
1) stata causata da un virus zoonotico che 
2) viene da un animale selvatico, 
3) verosimilmente un pipistrello, 
4) probabilmente dopo essersi amplificato in un altro tipo di animale prima di passare agli esseri umani 
5) poiché gli umani sono venuti forzatamente a contatto con questi animali, 
6) molto probabilmente in un wet market 
7) magari situato in Cina, e che 
8) il nuovo virus si sarebbe rivelato particolarmente pericoloso se le persone contagiate gli avessero offerto un riparo, diffondendolo, prima di accusare alcun sintomo. 
Suona familiare?
• DP Il libro mette il lettore nei panni del virus, spiegando che le alterazioni ecologiche che gli esseri umani mettono in moto con frequenza sempre maggiore creano le condizioni perfette per il proliferare di nuovi virus. Quindi nei prossimi anni dovremo preoccuparci di sempre più epidemie come questa? Sì, dovremo davvero temere nuovi scoppi di epidemie virali, e sempre più crisi come questa. La cosa peggiore che può succedere con la malattia Covid-19 è che si diffonda fino a diventare una grave pandemia globale, infettando centinaia di milioni di persone e uccidendone milioni. La seconda peggior cosa che può succedere è che riusciamo a controllarla nei prossimi mesi, limitando con successo i danni e i sacrifici… e che quindi poi i politici e altri dicano okay, visto?, era un falso allarme, non è mai stato niente di che! e usino questa lettura sbagliata e compiaciuta come scusa per non arrivare preparati alla prossima epidemia.
Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che:
1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 
2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 
3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus e 
4) quando un virus effettua un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi. 
Quando un virus degli scimpanzé, per esempio, fa il salto per diventare un virus dell’uomo, ha aumentato enormemente il suo potenziale di successo evolutivo. Un esempio? Il virus che chiamiamo Hiv-1.
• DP Perché questi virus riescono a evolvere e ad adattarsi così rapidamente? C’è modo di fermarli? Certi gruppi di virus si adattano e cambiano molto più velocemente degli altri. I più rapidi fanno parte di un gruppo di famiglie di virus noto come virus Rna a singolo filamento. Significa che i loro genomi sono composti di un singolo filamento della molecola Rna, invece che il Dna, che è a doppio filamento. Un genoma Rna a singolo filamento commette molti più errori quando si copia mentre i virus si stanno replicando: e quegli errori, che si chiamano mutazioni, sono le materie prime dell’evoluzione per selezione naturale. Il vecchio meccanismo di Darwin. Quindi questi virus Ss-Rna, in costante mutamento e adattamento, sono più capaci di trasferirsi a nuovi ospiti, come gli esseri umani, e proliferare. E tra i più noti virus Rna a filamento singolo ci sono i coronavirus.
• DP In Italia abbiamo assistito a un dibattito acceso e prolungato sulle misure precauzionali prese dal governo: il 31 gennaio l’Italia ha deciso di chiudere il traffico aereo con la Cina; molti sostengono che avremmo dovuto piuttosto mettere in quarantena tutti coloro che tornavano dalla Cina. Crede che ciò avrebbe davvero potuto evitare tutto? E ora il nord del vostro paese è chiuso: una misura drastica e rischiosa che il mondo intero sta guardando con apprensione e supporto. Funzionerà? Arresterà la diffusione del virus? Non sono un esperto di salute pubblica, non rientra nel perimetro degli scopi della mia ricerca, perciò parlerò in modo cauto e modesto, scusandomi di non poter essere più certo. La mia ipotesi è che la chiusura di per sé, che sia utile o meno, non sarà sufficiente. È accompagnata da uno sforzo urgente che mira a tracciare i contagi e i loro contatti, isolare i casi in situazioni ospedaliere dedicate, incoraggiare la quarantena domiciliare di tutti i contatti dei casi sospetti, acquisire e produrre tutte le risorse (i kit per i test, le mascherine, altro equipaggiamento protettivo, anche conosciuto come Ppe) per proteggere gli operatori sanitari che vengono a contatto coi contagiati, e applicare queste misure di supporto anche in altre parti d’Italia? Se sì, allora forse il paese si salverà dal disastro e darà al mondo un esempio di grande valore. Io di certo lo spero.
• DP Queste epidemie scavano a fondo nelle nostre nozioni individuali del sé e dell’identità, in un certo senso dicendoci che siamo solo un altro ospite di questo pianeta.. per citare ancora il suo libro: “Le persone e i gorilla, i cavalli e i cefalofi e i maiali, le scimmie e gli scimpanzé e i pipistrelli e i virus. Siamo tutti sulla stessa barca”. Ma se lo siamo, come facciamo a scendere? Non possiamo uscire da questa situazione, da questo dilemma: siamo parte della natura, di una natura che esiste su questo pianeta e solo su questo. Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e più ci offriamo come loro ospite alternativo. Siamo troppi, 7,7 miliardi di persone, e consumiamo risorse in modo troppo affamato, a volte troppo avido, il che ci rende una specie di buco nero al centro della galassia: tutto è attirato verso di noi. Compresi i virus. Una soluzione sarebbe ridurre velocemente il grado delle nostre alterazioni dell’ambiente, e ridimensionare gradualmente la dimensione della nostra popolazione e la nostra domanda di risorse.
• DPIn buona sostanza la Covid-19 è una cosa che non conosciamo ancora abbastanza (..). Come pensa che i giornali e le istituzioni dovrebbero parlare alle persone? Come si distingue una buona comunicazione scientifica e mediatica durante un’epidemia? Le istituzioni e i governi dovrebbero fidarsi dei loro scienziati, specialmente dei loro migliori epidemiologi, e dei loro esperti di sanità pubblica di lungo corso, in modo da parlare onestamente alle persone. Non devono mettere il bavaglio, zittire o riformulare ciò che dicono quegli esperti per timori che riguardano l’andamento del mercato azionario o le loro possibilità di essere rieletti. Questo è stato il grande problema nel mio paese, gli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane. Abbiamo meravigliosi scienziati e funzionari della sanità pubblica molto saggi e misurati (ad esempio Anthony Fauci, per fare un nome prestigioso); queste sono le voci che il pubblico dovrebbe poter ascoltare, e sono certo che sia così anche in Italia. Poi, ovviamente, c’è un ruolo importante per i giornalisti e gli scrittori cauti, gente come te e me, Davide, che ascoltano la voce degli scienziati, leggono ciò che pubblicano sulle riviste scientifiche e traducono quelle materie complesse in un linguaggio chiaro e ordinario per il grande pubblico. Abbiamo l’enorme responsabilità di evitare sensazionalismi e romanzamenti col semplice intento di vendere più libri o giornali, e l’obbligo di presentare le nostre storie come costruite a partire da fatti solidi e verificabili.
David Quammen, 9/3/2020; intervistato da Davide Piacenza su Wired

• Stella Levantesi Come avviene lo «spillover»? questo termine indica quel momento in cui un virus passa dal suo «ospite» non umano (un animale) al primo «ospite» umano. Questo è lo spillover. Il primo ospite umano è il paziente zero. Le malattie infettive che seguono questo processo le chiamiamo zoonosi.
• SL in che modo la distruzione della biodiversità e l’interferenza dell’uomo nell’ambiente creano condizioni per la comparsa di nuovi virus come il coronavirus? Nei nostri ecosistemi si trovano molti tipi diversi di specie animali, piante, funghi, batteri e altre forme di diversità biologica, tutte creature cellulari. Un virus non è una creatura cellulare, è un tratto di materiale genetico all’interno di una capsula proteica e può riprodursi solo entrando all’interno di una creatura cellulare. Molte specie animali sono portatrici di forme di virus uniche. Ed eccoci qui come potenziale nuovo ospite; così i virus ci infettano. Così: quando noi umani interferiamo con i diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali, li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli in un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus.
Poi 7,7 miliardi di esseri umani sul pianeta volano in aereo in ogni direzione, trasportano cibo e altri materiali, e se questi virus si evolvono in modo da potersi trasmettere da un essere umano all’altro, allora hanno vinto la lotteria. Questa è la causa alla radice dello spillover, del problema delle zoonosi che diventano pandemie globali.
• SL La distinzione tra zoonosi e non zoonosi aiuta in qualche modo a spiegare perché l’uomo ha sconfitto certe malattie e non altre? In altre parole, è più difficile “curare” le zoonosi? E se sì, perché? Sì, è così. Il 60% delle malattie infettive umane sono zoonosi, cioè il virus è stato trasmesso da un animale in tempi relativamente recenti. L’altro 40% delle malattie infettive proviene da altro, da virus o altri agenti patogeni che si sono lentamente evoluti nel tempo insieme all’uomo. Quindi possiamo sradicare le non zoonosi, il cui virus si è adattato solo a noi e non vive in altri animali. Il caso più famoso è il vaiolo, che abbiamo sradicato e ora esiste solo nei laboratori e non circola nella popolazione umana. Siamo riusciti a farlo perché il vaiolo non vive anche negli animali. Se il vaiolo vivesse in un pipistrello o in una specie di scimmia, allora non potremmo liberarcene nella popolazione umana se non ce ne liberassimo anche in quell’animale; dovremmo uccidere tutti quei pipistrelli o curare anche loro dal vaiolo. Ecco perché possiamo sradicare una malattia come il vaiolo ed è per questo che alla fine non potremo mai sradicare una zoonosi, a meno che non uccidiamo gli animali in cui vive.
• SL Quindi, se un virus ci arriva dai pipistrelli, qual è la soluzione? Dovremmo uccidere tutti i pipistrelli? No, la soluzione è lasciare i pipistrelli in pace, perché i nostri ecosistemi hanno bisogno dei pipistrelli. 
• SL Riguardo ai pipistrelli, il fatto che siano mammiferi come gli esseri umani rende più facile la trasmissione del virus da loro a noi? È proprio perché siamo entrambi mammiferi che lo «spillover» è più probabile? Sì, è così. Molti dei virus che hanno causato le zoonosi negli ultimi 60 anni hanno trovato il loro ospite nei pipistrelli. Sono mammiferi come noi e i virus che si adattano a loro hanno più probabilità di adattarsi a noi rispetto a un virus che è in un rettile o in una pianta, per esempio. La seconda ragione è che i pipistrelli rappresentano un quarto di tutte le specie di mammiferi sul pianeta, il 25%. È naturale, quindi, che sembrino sovra rappresentati come fonti di virus per l’uomo. Ci sono un altro paio di cose oltre a questo che rendono i pipistrelli ospiti più probabili, vivono a lungo e tendono a rintanarsi in enormi aggregazioni. In una grotta, potrebbero esserci anche 60.000 pipistrelli e questa è una circostanza favorevole per far circolare i virus. Un’altra cosa gli scienziati hanno scoperto da poco: il sistema immunitario dei pipistrelli è più tollerante ad «estraneità» presenti nel loro organismo rispetto ad altri sistemi immunitari.
• SL Se le epidemie della storia non sono indipendenti l’una dall’altra ma, in qualche modo, sono collegate e ricorrenti, dove vanno a finire i virus quando non presentano una minaccia diretta agli esseri umani?  Questa epidemia è talmente diffusa che potrebbe non scomparire del tutto, ma provo a fare un esempio diverso: l’Ebola nel 2014 in Africa occidentale. Non conosciamo ancora l’ospite con certezza ma sospettiamo si tratti di pipistrelli. Si scatena un’epidemia che uccide migliaia di persone, medici e scienziati rispondono alla minaccia e finalmente rallentano l’epidemia che poi sparisce. Dove va a finire il virus? Se ne va? No, è ancora nell’ospite. I virus non tornano dall’essere umano all’ospite ma il virus continua a risiedere nell’ospite. E questo è ciò che accade con la maggior parte di queste epidemie. Arrivano, colpiscono gli esseri umani, le persone soffrono, muoiono, gli esperti sanitari rispondono, l’epidemia viene messa sotto controllo, l’epidemia scompare e poi passano diversi anni prima che si ripeta. Dov’è il virus nel frattempo? È nell’ospite.
• SL C’è una correlazione tra l’aumento del tasso di inquinamento in alcune zone e un impatto più forte del virus sulla popolazione di quella zona? Sì, penso che ci possa essere una correlazione tra l’inquinamento dell’aria e i danni alle vie respiratorie delle persone e quindi la loro suscettibilità a questo particolare virus. Credo che questa sia una domanda importante. (...) 
• SL Un altro aspetto è che i sintomi arrivano più tardi del contagio. Questo può rendere il Covid-19 più pericolosa di altre malattie che mostrano i sintomi prima? Sì, la rende più pericolosa. Credo di aver scritto in Spillover che siamo stati fortunati con la Sars perché era un virus molto pericoloso: si diffondeva facilmente da un essere umano all’altro e aveva un alto tasso di mortalità, quasi il 10%, eppure, sarebbe stato peggio se le persone fossero state contagiose ancor prima di manifestare i sintomi. E ho scritto: «Dio non voglia che avremo a che fare con un virus grave come la Sars che si diffonde dalle persone prima che si vedano i sintomi». In questo momento abbiamo esattamente questo caso di virus. Dicono che quando un proiettile ti colpisce non senti mai il colpo, perché il proiettile arriva prima e poi il suono arriva dopo. Questo virus funziona così.
• SL la disinformazione scientifica che riguarda il coronavirus ha molti punti di contatto con le dinamiche della disinformazione climatica. Qual è la sua opinione, e quanto è importante affrontare la disinformazione scientifica? È estremamente importante affrontare la disinformazione scientifica. C’è sicuramente una sovrapposizione rispetto al cambiamento climatico. Ci sono persone che sono impazienti, arrabbiate e poco informate. Ricevono notizie da fonti inaffidabili e hanno appetito per una forma negativa di eccitazione. Hanno più interesse per le cospirazioni che per la scienza. La disinformazione si diffonde facilmente.
• SL Dov’è la soglia limite tra l’offerta di notizie accurate, credibili, trasparenti e accessibili a tutti e il bombardamento continuo di “notizie” sul virus? Esiste un limite e l'informazione può essere troppa. Viviamo in un mondo dove i media sono attivi 24 ore su 24 e vogliono (..) che la gente consulti la loro piattaforma perché hanno qualcosa un minuto prima di un’altra. È un tipo di competizione che non fa bene a nessuno (...) noi, come consumatori di notizie, dobbiamo resistere all’ossessione di sapere l’ultimo dato, l’ultimo caso, l’ultima notizia dell’ultima ora (...) abbiamo bisogno di una copertura sul coronavirus che approfondisca le cause e gli effetti, ma anche di storie che non riguardino il coronavirus (..).
• SL Che ruolo ha il sentimento di paura nelle dinamiche di comportamento collettivo durante una pandemia? La paura è umana ed è naturale. Ma non è utile. Dobbiamo imparare di più su questo virus e prendere misure adeguate per controllarlo. Dobbiamo stare attenti, poi, che l’allontanamento sociale e l’autoisolamento non portino all’allontanamento emotivo e non cominciamo a vedere l’altro come una minaccia o un nemico. Quindi distanza sociale sì, ma con una connessione emotiva.
• SL Cosa possiamo imparare da questa pandemia? Prima di tutto che le zoonosi possono essere molto pericolose e costose e dobbiamo essere preparati nell’affrontarle. Dobbiamo spendere molte risorse e molta attenzione nella preparazione (... delle cure, ndr). Studiare piani di emergenza a livello locale, regionale, nazionale e tutto questo costa denaro. L’altra cosa che dobbiamo imparare è che il modo in cui viviamo su questo pianeta ha delle conseguenze, delle conseguenze negative. Noi dominiamo questo pianeta come nessun’altra specie ha mai fatto. Ma ci sono conseguenze e alcune prendono la forma di una pandemia da coronavirus. Non è una cosa che ci è capitata. È il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Tutti ne siamo responsabili.
• SL come vede il mondo dopo il coronavirus? Cosa pensa che cambierà per le società e per la vita delle persone? Spero che alla fine anche persone come Donald Trump imparino a prendere sul serio queste cose. Dobbiamo fare degli aggiustamenti. Potrebbe essere che inizieremo a ridurre il nostro impatto in termini di clima, di tutti i combustibili fossili che bruciamo, in termini di distruzione della diversità biologica, di invasione dei diversi ecosistemi. Forse cominceremo ad avere un passo più attento e più leggero su questo pianeta. Questo è quello che spero, ed è l’unico bene che può venire da questa esperienza.
David Quammen, 24/3/2020; intervistato da Stella Levantesi su Il Manifesto

e, nel video che segue, intervistato da Fabio Fazio: 

domenica 22 marzo 2020

Coronavirus e altre malattie del Pianeta: qual è il piano?

Prima di tutto grazie al Governo per aver chiuso tutto quello che si poteva chiudere. Ora però chiediamocelo: qual è il piano? #iostoacasa è la misura imprescindibile di sopravvivenza ora da osservare tassativamente, la prima difesa. Ma poi? qual è il piano?


Dopo il lutto e i terremoti economici, i sopravvissuti usciranno dalle quarantene e cercheranno di ricostruire una normalità. Ma già lo sappiamo, che sarà solo una breve tregua: perché un nuovo virus sostituirà il precedente e si dovrà ricominciare da capo. Lo sappiamo vero?
No, non lo sa nessuno, perché di questo non si parla. Eppure c’è ormai una immensa letteratura che spiega come il ripetersi di epidemie spaventose deriva in buona sostanza dalla devastazione ambientale che galoppa. E, in buona parte, i nuovi virus letali (per non parlare dei super-batteri patogeni) si replicano e si diffondono sempre più grazie al modo mostruoso in cui trattiamo gli animali (quelli selvatici e quelli negli allevamenti “da carne”). In attività che per inciso sono anche fra le cause più invasive con cui devastiamo gli ecosistemi, in un loop continuo.
Stiamo parlando di flagelli ben noti, a partire dall’HIV (o AIDS) e dall’encefalopatia spongiforme bovina (o “morbo della mucca pazza”) comparsi negli anni Ottanta, fino alle epidemie che negli anni Duemila si susseguono sempre più gravi: dalla Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) alla peste suina e all’influenza aviaria, dalla Mers (Sindrome respiratoria del Medio Oriente) alla WNF (West Nile Fever), dall’Ebola fino al Covid-19 che ormai è pandemia. Questo susseguirsi di orrende malattie è, sempre, una conseguenza della eccessiva pressione umana sull’ambiente e sugli animali [per capirci qualcosa senza troppa fatica, suggeriamo la lettura di alcuni articoli a cui rimandiamo sotto].
In conclusione, proprio in questo momento in cui ci lamentiamo di inazione forzata, ci sarebbe una attività frenetica da fare, e che dobbiamo fare proprio adesso, non solo perché in quarantena forzata abbiamo il tempo di farlo, ma anche perché è precisamente questo il momento giusto per farlo, senza più aspettare: è il momento di cercare di indagare le soluzioni preventive al ritornare (altrimenti inevitabile) delle malattie planetarie, e di diffondere questa discussione il più possibile.
Su questo, almeno noi donne, dovremmo attivarci e stimolare azioni, proprio e anche come donne, perché la sfida è qui; in questi argomenti.
Se attraversiamo questa tempesta solo a testa bassa, rassegnate a tornare nello stesso sistema di valori che l’ha causata, se non approfittiamo subito per spingere il mondo a guardare verso il vero problema che è alla base di tutto, che passi avanti possiamo sperare?
Se restiamo inerti, su questi temi, diventeremo solo complici. Ed è meglio che guardiamo fin d’ora a un fatto reale: se non ci muoviamo decisamente, ora, per alzare questo tipo di consapevolezza e di informazione, si rischia che resterà un solo cambiamento, per i sopravvissuti: la militarizzazione.
E già che ci siamo, approfittiamo per rivolgere un appello a chi gestisce il servizio di informazione pubblico: bisogna elevare il livello dei programmi ovunque!
L’Italia intera è chiusa in casa, incollata tutto il giorno davanti alla tv, e cosa trova? Ore e ore di “informazione” sul coronavirus, ripetitiva e sempre uguale, film obsoleti, bei documentari ripescati dagli archivi e i soliti programmi idioti. Ma serve parlare dei corto circuiti ambientali che hanno portato a questa catastrofe e sulle miriadi di soluzioni e invenzioni da conoscere e sulle quali riflettere. [PS / aggiornamento del 30 marzo: a fine marzo Rai3 ha trasmesso interessantissime inchieste: vedi aggiornamento sotto; ndr]
Ci sono bellissimi film e documentari informativi, appassionanti e ispiranti, su questi temi, e anche capaci di elevare la nostra capacità di tenerci in salute e di avere cura del mondo. Ma sulle nostre tv niente, come se non esistessero. Eppure le quarantene di questi giorni ci danno un’occasione mai vista prima: uno share altissimo che potrebbe essere usato per elevare il livello medio di coscienza, attraverso una vera informazione, che sia di tipo formativo ed educativo, volta a elevare la capacità di cura verso il Pianeta, o ad aumentare la consapevolezza sugli effetti di certi pilastri dell’economia, come gli allevamenti intensivi. E quindi a ridurre certi consumi, e a chiedere riconversioni industriali [processo non impossibile.. tanto che qualcuno è già molto avanti su questo punto; vedi ad esempio: la Svizzera pensa di abolire gli allevamenti intensivi, in quanto dannosi anche per l'ambiente]. 
Non perdiamo l’occasione che questa catastrofe ci dà: di ripensare il mondo. Di rifondarlo.

Si, “serve un New deal for nature and people, che permetta di dimezzare la nostra impronta sulla terra. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare".
Si, bisogna cambiare tutto; e fra le prime cose da fare c’è mettere in discussione, finalmente,  l’olocausto degli animali e dell’habitat naturale, che è da considerare come prima causa di tutte queste malattie
Cominciamo da qui, nel suggerirvi alcuni video e film che riteniamo importante vedere, meditare, e far girare. Provate a cercarli, cliccando sui titoli seguenti:
•  What the health (film sull'impatto sanitario del consumo di carne e di prodotti caseari);
• The game changers (film sugli effetti sull'organismo di una alimentazione vegetariana: di grande interesse in particolare per atleti e per un pubblico maschile);
•  Forks over knives (film sul legame fra cibo e malattie);
•  Earthlings (film sulla mentalità specista e alternativa anti-specista);
•  Dominion (film sull'impatto di dolore degli allevamenti intensivi);
•  Cowspiracy (film sull'impatto ambientale degli allevamenti intensivi).
Sono quasi tutti con sottotitoli in italiano; provate a vederli: non ve ne pentirete.

Infine, ecco alcuni suggerimenti riguardo a interessanti articoli informativi:
e questo ci chiariva le idee in merito già dal 2017:
Qui già si ammoniva: "benché molti mercati di animali in Cina siano già stati chiusi o limitati, in seguito a focolai di SARS e altre malattie infettive, gli ultimi risultati dicono che il rischio è ancora presente; non dovremmo disturbare gli habitat della fauna selvatica e non immettere mai animali selvatici nei mercati. Rispettare la natura è il solo modo di tenersi lontani dai danni delle infezioni emergenti". Ma poi i mercati di animali selvatici sono stati riaperti e tutto è ricominciato come prima,  allevamenti intensivi inclusi.

NB / AGGIORNAMENTO del 30 marzo:
Nella settimana successiva a questo articolo, Rai3 ha trasmesso 3 interessantissime inchieste proprio sui coronavirus, e sul Covid-19; in gran parte dedicate anche alle loro origini legate ai comportamenti umani e all'industria alimentare. Suggeriamo caldamente di vederle a tutti quelli che se le sono perse; le trovate cliccando sui link che seguono:
• Indovina chi viene a cena / il virus è un boomerang 
  (puntata del 27 marzo 2020) 
Indovina chi viene a cena / cosa mangeremo
  (puntata del 3 aprile 2020)
Sapiens - un solo pianeta / I divoratori del pianeta
  (puntata del 28 marzo 2020)
Report / Il paziente zero (puntata del 30 marzo 2020)




venerdì 20 marzo 2020

Lettera dal Coronavirus: fermatevi. Non è più una richiesta: è un ordine.

Fermatevi, semplicemente. Alt, stop, non muovetevi. Non è più una richiesta: è un ordine.



Sono qui per aiutarvi. Questa montagna russa supersonica ha esaurito le rotaie; basta. Basta aerei, treni, scuole, centri commerciali, incontri.
Abbiamo rotto il frenetico vortice di illusioni e obblighi che vi hanno impedito di alzare gli occhi al cielo, guardare le stelle, ascoltare il mare.. ascoltare il buon senso. Abbiamo dovuto romperlo. Non potete mettervi a fare Dio.
Il nostro obbligo è reciproco, come è sempre stato, anche se ve lo siete dimenticati.
Interromperemo questa trasmissione, l’infinita trasmissione cacofonica di divisioni e distrazioni, per portarvi questa notizia: non stiamo bene. Nessuno di noi; tutti noi stiamo soffrendo. L’anno scorso, le tempeste di fuoco che hanno bruciato i polmoni della terra non vi hanno  fermato; né i ghiacciai che si disintegrano, né le vostre città che sprofondano, né la consapevolezza di essere i soli responsabili della sesta estinzione di massa.
Non avete ascoltato; è difficile ascoltare essendo così impegnati, arrampicandosi sempre più in alto sull’impalcatura delle comodità che vi siete costruiti.
Le fondamenta stanno cedendo, si stanno inarcando sotto al peso dei vostri desideri fittizi.
Io vi aiuterò. Porterò le tempeste di fuoco nel vostro corpo, inonderò i vostri polmoni, vi isolerò come un orso polare su un iceberg alla deriva.
Mi ascoltate adesso? Non stiamo bene.
Non sono un nemico; sono un mero messaggero, sono un alleato, sono la forza che riporterà l’equilibrio.. ora mi dovete ascoltate, sto urlando di fermarvi.
Fermatevi, tacete, ascoltate; ora alzate gli occhi al cielo, come sta? Non ci sono più aerei, quanto ti serve che stia bene per godere dell’ossigeno che respiri?
Guarda un albero, come sta? Guardate l’oceano, come sta? Guardate i fiumi, come stanno? guardate la Terra: come sta? Guardate voi stessi, come state?
Non puoi essere sano in un ecosistema malato. Fermati.
Molti hanno paura adesso. Non demonizzate la vostra paura, non lasciatevi dominare; lasciate che vi parli, ascoltate la sua saggezza. Vi aiuterò, se mi ascoltate.
Il Coronavirus

Testo e video di Darinka Montico

giovedì 12 marzo 2020

Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare

Anche da noi un grazie, per queste parole, alla poetessa Mariangela Gualtieri. Le dedichiamo, da qui, a tutte le persone che sotto la pressione del Coronavirus si sentono sole, spaventate e confuse. Specialmente a quelle che sono costrette a essere sole davvero; a quelle che si ritrovano separate e lontane dalle persone che amano.
Fate un respiro, fate fluire dentro di voi queste parole, come una verità che vi giunge insperata; da qualcuno che nell'universo vi vede, e vi vuole bene.
Chiudete gli occhi; ditevi che forse è vero: chissà che in tutta questa immensa prova, che costerà cara, non troveremo alla fine qualcosa di prezioso davvero.
Si, può essere difficile, difficilissimo.
Per tante persone l'orizzonte mentale, ora, è ingombrato solo da buio e paura; ma è proprio sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia, quello che serve. Serve comprendere, e convincersi, che la pazienza che ci terrà fermi a casa ci sta tenendo al sicuro, proteggerà la nostra salute fisica; lo farà davvero. Ma, in tutta questa lunga attesa per la guarigione, che fare? Di nuovo, serve sostituire il panico con l'ascolto, la pazienza e la fiducia. Proprio nascosta in questa lunga quarantena forzata, in questo brutto buco dove non vorremmo stare, proprio lì potremo forse trovare la chiave per salvare noi stessi e il mondo. Provarci dipende da noi, proviamoci.







Questo ti voglio dire / ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso / il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi. / Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare / e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme. / Rallentare la corsa. / Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano / che ci potesse bloccare.

E poiché questo / era desiderio tacito comune
come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato / il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete / e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto / di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare. / Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede. / E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni. / Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo / della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino / ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero. / Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo / se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato / l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge / che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo / tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene / a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi / che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola / ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa, / e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata / che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo, / tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare 
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano / sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie / la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta / di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata / la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste / stare lontani un metro.

Mariangela Gualtieri Nove marzo duemilaventi

lunedì 10 febbraio 2020

Corri in soccorso con amore. Che si parli di disuguaglianza di genere, di razzismo o specismo, è sempre lotta contro l'ingiustizia

Il testo integrale del discorso di Joaquin Phoenix agli Oscar • "Sono così pieno di gratitudine, ora. Non sento di essere migliore di nessuno dei miei colleghi nominati o di nessun altro in questa sala, perché condividiamo lo stesso amore - è l'amore per il cinema; una forma di espressione che mi ha dato la vita più straordinaria; non so dove sarei senza il cinema.
Ma penso che il dono più grande che è stato fatto a me, e a molti altri fra noi, sia l'opportunità di usare la nostra voce per chi voce non ne ha.

Ho pensato a lungo ad alcuni fra gli angoscianti problemi che ci troviamo ad affrontare collettivamente. Talvolta ci sentiamo, o veniamo indicati, come sostenitori di cause diverse fra loro; ma  io vedo affinità: penso che, sia che si parli di disuguaglianza di genere o di razzismo, di diritti queer o degli indigeni, oppure dei diritti degli animali, stiamo sempre parlando di lotta contro l'ingiustizia.
Stiamo parlando della lotta contro la credenza che un paese, un popolo, una razza, un genere, una specie, abbia il diritto di dominare, usare e controllare un altro impunemente.



Penso che ci siamo molto disconnessi dal mondo naturale. Molti di noi sono colpevoli di una visione del mondo egocentrica; crediamo di essere noi il centro dell'universo; andiamo nel mondo naturale e lo deprediamo delle sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e di sottrarle il suo bambino, anche se le sue grida di angoscia sono inequivocabili; e poi di prendere il suo latte, destinato al suo vitello, per metterlo nel nostro caffè e nei nostri cereali.
Temiamo l'idea di un cambiamento personale, perché pensiamo che dovremo sacrificare qualcosa; rinunciare a qualcosa. Ma gli esseri umani, al loro meglio, sono talmente creativi e inventivi, che possiamo creare, sviluppare e implementare sistemi di cambiamento che siano benefici per tutti gli esseri senzienti e per l'ambiente.
Sono stato un mascalzone per tutta la vita, sono stato egoista, a volte crudele e intrattabile; sono riconoscente che così tanti di voi in questa sala mi abbiano dato una seconda possibilità. Penso che questo succeda quando siamo al nostro meglio: quando ci sosteniamo a vicenda. Non quando ci cancelliamo l'un l'altro per i nostri errori passati, ma quando ci aiutiamo l'un l'altro a crescere, ci educhiamo a vicenda; ci guidiamo l'un l'altro verso la redenzione. A 17 anni, mio fratello [River] scrisse questo testo; e disse: "corri in soccorso con amore; e la pace seguirà".

Da parte nostra, e anche da parte di chi non la può dire, una sola parola: grazie, Joaquim Phoenix.
Oscar Love & Compassion.

giovedì 30 gennaio 2020

La risposta di Sanremo alle proteste delle donne? ZERO

Donne in Quota e Rete per la Parità hanno inviato alla Rai la lettera che riportiamo di seguito integralmente. In seguito alla lettera c'è stato anche un incontro in Rai, a Roma, a cui le 2 associazioni hanno portato le richieste di: 1. smentire le dichiarazioni sessiste di Amadeus; 2. riequilibrare i ruoli delle co-conduttrici; 3. garantire una più attenta valutazione degli ospiti invitati.

Le risposte della Rai sono state che nei fatti il Festival dimostrerà l'impegno per la diffusione di un'immagine non stereotipata delle donne e per il rispetto del  Contratto di servizio 2018-20.
Che la valorizzazione artistica delle co-conduttrici è già in atto.
Che l'azienda sta valutando le azioni più opportune in merito alla presenza del trapper (cioè il rapper che vomita testi femminicidi).
Le due Associazioni, da parte loro, si impegnano a monitorare con attenzione il Festival 2020 per verificare che le promesse vengano mantenute; scriveranno al MISE, all’AGCOM e alla Commissione parlamentare di vigilanza affinché, avvalendosi anche  della Commissione paritetica MISE RAI prevista dal Contratto, siano messe in atto le azioni di vigilanza e controllo nel rispetto dei  ruoli di competenza. Hanno infine presentato la petizione "Oltre Sanremo. RAI urgente la riforma per una libera opinione pubblica e fuori i partiti" e invitano tutte e tutti a sostenerla e a firmarla. Grazie a DonneinQuota e Rete per la Parità, per il loro impegno che sosteniamo con tutto il cuore.
Ma intanto la risposta della Rai sembra insufficiente. Quindi, in attesa di poter cambiare idea, il 70° Festival, al momento, resta il Festival del sessismo. 

Di seguito la lettera inviata, con richiesta di modifica delle norme che regolano il servizio pubblico radiotelevisivo e digitale:
Al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli
Alla Commissione parlamentare di vigilanza RAI, Presidente e componenti
Al Presidente AGCOM Angelo Marcello Cardani
e p.c. Alla Ministra alle Pari Opportunità e Famiglia Elena Bonetti
27 gennaio 2020
Come DonneinQuota e Rete per la Parità ci occupiamo da oltre un decennio del contrasto al sessismo nei media e in particolare nella televisione pubblica (grazie ai nostri contributi il Contratto di Servizio Pubblico Rai-Mise 2018-2022 è il più avanzato dal punto di vista di genere della storia della RAI) e seguiamo con spirito critico ma anche con atteggiamento di collaborazione, i destini del servizio pubblico radio televisivo e digitale perché siamo convinte che, i principi fondanti del nostro Stato "esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale" (sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 1993).
Viste le finalità associative, la nostra attenzione si concentra su questioni attinenti in particolare la par condicio di genere e l’immagine della donna e di conseguenza anche sulle norme che regolano la vigilanza e il controllo del servizio pubblico.
Con disappunto abbiamo dovuto constatare che nel caso del Festival non ha funzionato il ruolo della RAI (in particolare della Direzione di RAIUNO) e tantomeno sono scattati i meccanismi di tutela e controllo che fanno capo innanzitutto al Governo (MISE), al Parlamento (Commissione di vigilanza), all’apposita Autorità (AGCOM), ecc., per un totale addirittura di sedici organismi.
Da questa vicenda abbiamo dedotto l’urgenza della modifica delle norme che regolano il servizio pubblico radiotelevisivo e digitale e di affrontare alla radice il rapporto patologico tra questo e la politica, perciò chiediamo con fermezza, anche attraverso una petizione su Change.org, una riforma «improntata all’idea dell’indipendenza e del pluralismo», come recita il programma dell’attuale Governo, una riforma che ci auguriamo sia inserita anche nelle priorità che stanno per essere individuate dalla maggioranza.
Le idee ci sono: esistono vaste convergenze sulle proposte di Paolo Gentiloni, di Roberto Fico e su quella d’iniziativa popolare avanzata da Tana De Zulueta.
Se ci fosse la volontà politica, la riforma si potrebbe approvare in tempi rapidi. E ci auguriamo che l’occasione per iniziare l’iter necessario sia offerta proprio dalle polemiche di questi giorni relative al Festival di Sanremo 2020 e la spinta possa arrivare proprio dall’interno dell’Azienda, nel suo stesso interesse.
Ad agosto Amadeus annunciò un Festival che avrebbe unito tutti e tutte e ha mantenuto la promessa, purtroppo in negativo. Le sue scelte nel doppio ruolo di direttore artistico e di conduttore e le dichiarazioni sessiste usate nella Conferenza stampa, hanno suscitato innumerevoli reazioni, dalle richieste di eliminare un cantante dalla gara a quelle delle scuse per dichiarazioni sessiste e ancora altro, che hanno unito associazioni, sindacati, centri antiviolenza, singole persone, Qualcosa di simile si è visto nel movimento di opposizione al Disegno di legge S734 “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, primo firmatario il senatore Pillon.
Le nostre associazioni, con lettera del 17 gennaio (vedi allegato) - inviata alla Rai, alla Commissione parlamentare di vigilanza e alla Ministra alle Pari Opportunità e Famiglia, hanno chiesto, oltre ad una dichiarazione ufficiale della RAI a smentita e rettifica, che i ruoli di primo piano NON fossero affidati a soli uomini (Amadeus affiancato da Tiziano Ferro e Fiorello), le donne NON fossero semplicemente elementi di contorno. Inoltre, che le presenze di artisti venissero valutate attentamente.
La scorsa settimana siamo state ricevute dalla RAI in uno dei momenti più caldi, in cui ancora tutto sembrava possibile. A oggi sembra confermata la partecipazione del trapper alla gara e le sue dichiarazioni non hanno incluso chiare scuse su suoi testi violenti del passato. Poco si conosce sulle modifiche al ruolo delle co-conduttrici che si alterneranno nelle cinque serate né del ruolo e delle esternazioni del conduttore-direttore artistico (che sappiamo essere solito improvvisare) e dei due uomini che lo affiancheranno, almeno secondo quanto annunciato, in tutte le serate.
Continueremo a monitorare quanto sta accadendo in preparazione del Festival e a seguire dal 4 febbraio l’evento che comporta il maggior impegno dell’Azienda e riscontra il maggior seguito mediatico. Ma non ci fermeremo a questo.
DonneinQuota e Rete per la Parità • Donatella Martini e Rosanna Oliva
Per altre info e contatti: d.martini@donneinquota.org • cell. 3356161043

lunedì 20 gennaio 2020

Femminicidi a Sanremo: ora Festival della sub-cultura maschilista italiana

Vergognoso che partecipi a Sanremo un certo Junior Cally, rapper per ragazzini/e che infila nelle sue canzoni concetti come «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».


E ancora: «Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera»... «state buoni, a queste donne alzo minigonne»... «me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»... «ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»... «lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr] ... «lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»... «queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally» eccetera.

La RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Non è capace di farlo? quanto meno esigiamo che eviti di fomentarla dando spazio a simili contenuti.
Mail con questo testo stanno arrivando alla Commissione Rai della Camera. Facciamone arrivare ancora: scrivete a com_rai@camera.it  . 
Prima la gaffe sessista di Amadeus, che esalta in conferenza stampa i pregi che a quanto pare deve (ancora) avere la donna italica: 1. essere bellissima, 2. starsene "un passo indietro" al suo uomo per favorirne la carriera. Poi addirittura lo sdoganamento "artistico" del vomitatoio misogino di un cretino che per farsi notare bercia oscenità femminicide.
Scrive il Corriere che questo tizio ha spiegato "che bisogna distinguere tra opinioni personali (lui sarebbe infatti «contro il sessismo e contro la violenza sulle donne») ed espressioni artistiche". Ma non ci interessano le spiegazioni di un violento che si auto-definisce "artista" nascondendosi dietro un dito (medio), così come nasconde una faccia da pirla dietro maschere da pirla.
Ci interessano le scelte e le responsabilità di chi fa il servizio pubblico, che deve rispondere a noi contribuenti. A costoro diciamo: sistemate sto pasticcio per favore, ma seriamente.
Ma siccome non lo faranno, il passo dopo è solo #ioboicottoSanremo.