lunedì 10 marzo 2014

Signori parlamentari: dovete ascoltare

A questo articolo un efficace riepilogo fa il punto sui risultati raggiunti negli ultimi due anni in termini di democrazia paritari. Risultati che parlano chiaro: partiti e parlamentari (maschi) capiscono molto bene ma fanno finta di non capire. Capiamo bene anche noi e non faremo finta di niente. Tra oggi e domani i parlamentari dovranno prendere decisioni sulla nuova legge elettorale: le donne hanno qualcosa da dire loro.



Molte grazie a Ottavia Piccolo, Marina Piazza, Luisa Pronzato, Barbara Mapelli e tante tante altre che hanno voluto mandare questo messaggio senza giri di parole.

sabato 8 marzo 2014

Se migliora la vita delle donne migliora la vita del Paese. Se non ora quando? lo ripete al nuovo governo

Se  migliora la vita delle donne migliora la vita del paese: torniamo a ripeterlo oggi  al nuovo governo.
Abbiamo considerato un primo passo verso una democrazia migliore la nomina di otto ministre, ma ci chiediamo che fine abbia fatto poi la parità di genere nella scelta dei sottosegretari. E' tempo di  passare dai numeri alle politiche, che non sono neutre. Il verso va cambiato in profondità.
La battaglia per la parità di genere non deve essere affidata alla “buona volontà” o  alle convenienze contingenti; si sostanzia di politiche nuove.
Nonostante le politiche degli ultimi anni, “silenziose” se non addirittura ostili,  le donne sono andate avanti in forte solitudine, cercando di tenere insieme i piani di una vita da funambole: lavoro, figli, cura. Ma ora chiedono che i loro bisogni reali, la loro vita materiale siano riconosciuti cosi come la loro forza,  i loro talenti e le loro competenze e professionalità.

Molte le  priorità  che chiediamo al neonato governo di mettere al centro della sua azione:
• Occupazione delle donne:              
tutti gli studi affermano che sul mercato del lavoro è necessario “sommare due donne per fare un uomo”  perché ancora oggi le retribuzioni femminili sono più basse; le donne fanno più fatica ad entrare nel mercato del lavoro e a rimanerci, a fare carriera, a raggiungere posizioni apicali.
• Precarietà:
Sta diventando per le donne l’unica dimensione di attività sul mercato del lavoro. Attuare politiche per il lavoro delle donne significa non solo ridurre la precarietà ma innalzare il benessere collettivo; le politiche di risanamento della finanza pubblica hanno finora pesato soprattutto sulle donne e sulle fasce più povere.
• Dimissioni in bianco: 
La precarietà che ottunde l'orizzonte esistenziale di milioni di giovani si abbatte con una specificità tutta particolare sulle donne: su di loro pesa  l'incivile minaccia di perdere il posto di lavoro se decidono di diventare madri. Chiediamo una legge sulle cosiddette dimissioni in bianco.
• Welfare:
La rete dei servizi, unica garanzia per le donne (su cui ancora oggi grava il peso delle famiglie) di poter condurre un ritmo di vita umana, è oggi in Italia sempre più povera, sempre più carente.
Sulle spalle delle donne ricade tutto il peso della cura della famiglia, dei figli piccoli, degli anziani, dei malati. Molte giovani madri devono scegliere tra la realizzazione di se attraverso il lavoro o la realizzazione del proprio desiderio di maternità.
Molte donne devono votare la propria intera esistenza al lavoro di cura della famiglia e degli anziani . Chiediamo risorse e miglioramento per la rete dei servizi.
• Tutela della maternità:
deve essere  estesa a tutte le donne. Un Paese che guarda al futuro deve trovare le  risorse per corrispondere un assegno di maternità universale, a carico della fiscalità generale,  a tutte le nuove madri.
• Condivisione:            
 la strada dei congedi parentali è stata percorsa per un tratto troppo breve. Chiediamo che si vada molto più avanti . Per superare gli stereotipi di genere  il mondo del lavoro va ripensato oltre i ruoli tradizionali dei due sessi.
• Violenza di genere:
Il contrasto della violenza sulle donne non si può fermare alle misure di pubblica sicurezza: occorre finanziare i piani esistenti e agire sulle radici. Significa operare concretamente  per riconoscere e raccontare la forza delle donne prima di tutto nella scuola: l'educazione, su cui si spendono molte parole, deve essere davvero al centro di un progetto di risanamento del Paese; i programmi scolastici non possono continuare a descrivere un mondo creato e gestito da uomini, in cui le donne stanno a guardare. Pretendiamo che trovino cittadinanza nella scuola italiana le poetesse, le storiche, le scienziate, le filosofe che hanno fatto la storia di ieri e di oggi così che le ragazze possano specchiarsi in loro, e i ragazzi arricchirsi e non avere paura, attraverso la conoscenza della differenza. La cultura di genere deve partire dalla scuola
• Piena applicazione della legge 194:
Nata per garantire la tutela della maternità, e ai diritti alla salute e all'autodeterminazione, da anni questa legge è vuotata del suo contenuto attraverso un uso improprio dell'obiezione di coscienza [e fortunatamente questo ha condotto oggi a un richiamo europeo], che da atto individuale è diventato fenomeno di massa. Per noi è inaccettabile che la parola "vita" venga contrapposta alla maternità consapevole e responsabile che è una delle più serie difese della vita. Rivendichiamo con forza il diritto all’autodeterminazione intesa come libertà,  possibilità, affermazione di piena cittadinanza. Nella libertà, il riconoscimento verso la madre che ci ha partorito è una radice di senso per tutti, uomini e donne. Anche per questo è tempo che in Italia si possa trasmettere alle figlie e ai figli il cognomedella madre.
• Impatto di genere di tutte le proposte di legge:
Chiediamo a questo Governo e a questo Parlamento di verificare sempre, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro composto da esperte, l’impatto di genere di tutte le proposte di legge e dei  provvedimenti di tutti i Ministeri. Chiediamo di rendere tali verifiche trasparenti.  Le conseguenze delle scelte politiche non sono uguali per tutti i cittadini, perché le donne e gli uomini sono diversi. Lo chiediamo a partire dalla nuova legge elettorale che deve garantire i principi democratici contenuti nella nostra Carta Costituzionale, con l'alternanza donna-uomo nelle candidature e pari-capilista, e per la quale vogliamo un voto palese in Parlamento.
Perché lo ribadiamo: senza le donne il Paese non potrà MAI uscire dalla crisi e crescere.    
E torniamo a chiedere: se non ora, quando?

Legge sulla parità: in Italia come in Francia? per una proposta legislativa

Olympe de Gouges sorride - e noi con lei. 
In Francia - l'avrete sentito! - è già stata approvata dall'Assemblea Nazionale una sorta di legge-quadro [qui il testo integrale] per affrontare il problema della disparità fra i sessi e della violenza in modo articolato e complessivo [di cui trovate qui in italiano una prima disamina]. 
Egalité, liberté sororité! Una legge davvero  interessante, commentata anche dal New York Times come la normativa più completa, riguardo ai diritti femminili, di tutta la storia francese, nonché modello a cui guardare anche da tutti gli altri paesi. E allora guardiamolo.

Perfino dal mondo politico italiano (per una volta) qualcuno prende ispirazione. E arriva un segnale tempestivo; addirittura una proposta partecipativa - proviene dall'area del Pd vicina a Pippo Civati che, con Michela Marzano, comunica di aver pensato di lavorare a una legge di parità anche per il nostro paese, e di volerlo fare con un progetto di legge partecipato, che raccolga cioè indicazioni e proposte dalla società per poi condividerle con le colleghe e i colleghi. Se siete d'accordo e volete partecipare siete invitat* a inviare contributi, che saranno valutati (con Michela Marzano e con l'aiuto di Rita Castellani e Marina Terragni della direzione nazionale Pd), secondo il principio di affrontare la questione maschile nella sua interezza e complessità. A partire da quella pretesa di un sesso al dominio dell’altro, che causa iniquità e ingiustizie ed è ragione di sofferenza per tutt*.

Marina Terragni osserva che a suo parere è proprio questa la novità più rilevante della legge francese di parità ora in discussione: verificare l’impatto della questione maschile su ogni aspetto della vita delle donne e dell’intera società, introdurre i necessari correttivi e - cosa non meno rilevante - individuare i dispositivi per rendere effettiva l’applicazione di normative già in vigore ma sostanzialmente inapplicate a causa di molte resistenze: com’è il caso, in Italia, della legge 194 sull’aborto, buona norma vanificata da una massiccia obiezione di coscienza [e a cui fortunatamente oggi viene in soccorso un pronunciamento europeo, ndr]. La Loi pour l’egalité entre le femmes et les hommes analizza i danni prodotti dalla questione maschile in ogni campo dell’esistenza femminile e umana tour court - lavoro, salute, famiglia, politica, libertà - e propone soluzioni legislative che accompagnino e assecondino il cambiamento culturale e sociale. Ad esempio: riforma dei congedi parentali, con relative sanzioni. Meccanismi penalizzanti per le aziende con board ostinatamente monosex. Semplificazione dell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Giustizia più rapida ed efficace contro la violenza. Liste elettorali che garantiscano, pena la non ammissibilità, un’effettiva equa rappresentanza. Tenendo conto delle differenze sociali, legislative e di sensibilità, la proposta francese può costituire un ottimo punto di partenza per un’analoga legge italiana che promuova nuove norme, oltre ad aggiornare quelle vigenti e a rimuovere gli eventuali ostacoli alla loro applicazione. E conclude che l'attualità francese dà anche a noi l' occasione per una grande mobilitazione cognitiva e d’esperienza: la legge - dalla denominazione ai suoi contenuti - deve nascere anche e soprattutto dalle nostre vite di donne e di uomini, radicandosi profondamente nella realtà quotidiana e nelle coscienze di tutti.

I promotori, dunque, intendono passare per quel prezioso metodo che alla politica fa orrore (che con la ex-ministra Idem avevamo intravisto, e subito perduto). Ci auguriamo dunque risponderanno soprattutto le associazioni. L'invito è a contribuire con osservazioni e proposte alla redazione di un testo, scrivendo a: catone@civati.it • Vedremo cosa ne verrà fuori. 
Da parte nostra invitiamo a contribuire.. 
inviando da subito i migliori auguri al progetto.


Pronunciamento europeo: l'Italia dovrà dare applicazione alla Legge 194

Mentre il nostro Parlamento ci sta preparando un amaro #8marzo in materia di democrazia paritaria, proprio nel giorno di questa ricorrenza l'Europa porta alle donne italiane una vittoria storica su un altro tema di grandissima importanza. Il Comitato Europeo per i  Diritti Sociali ha infatti condannato l'Italia in merito alla mancata applicazione delle Legge 194. L'avvocata costituzionalista Marilisa D'amico, che ha condotto l'azione, spiega qui cosa è avvenuto:
 

Da oggi tutte le Regioni non avranno più scuse e dovranno correre ai ripari, dotandosi di strumenti che riequilibrino la presenza di medici obiettori e non obiettori. Un passo fondamentale per porre fine ai gravi ritardi che stanno riportando le pratiche clandestine a drammatici livelli, con tutte le loro nefaste conseguenze. Un grande grazie alle avvocate Marilisa D'Amico e Benedetta Liberali, che hanno ottenuto il pronunciamento, in seguito al reclamo mosso da IPPF EN, su richiesta della Laiga, associazione italiana dei medici non obiettori. 
Un grazie anche alle amiche di associazione DonneinQuota per aver organizzato l'intervista.

venerdì 7 marzo 2014

Legge elettorale: lettera aperta ai segretari e ai leader dei partiti

“Noi salutiamo con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale … Viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica. Ma una cosa ancora noi affermiamo qui: il riconoscimento della raggiunta parità esiste per ora negli articoli della nuova Costituzione. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo … Molto ancora avranno da lottare per rimuovere e superare gli ostacoli creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalità corrente del nostro Paese. (Teresa Mattei)

Una premessa: siamo consapevoli dei limiti di una legge su molti fronti criticabile. Così come è difficile ritenere rassicurante un governo che nasce da intese toppo larghe per rappresentare quel cambiamento di cui (già all'epoca delle ultime elezioni) avevamo urgente bisogno. Così come non può soddisfarci la mera nomina di donne, se tali nomine sono "concesse", in base a scelte maschili, come una sorta di boccone avvelenato. Ma su questo torneremo in altra sede. Deve essere chiaro che entrare nel merito, ora e in particolare, degli aspetti che escludono le donne non significa ritenerla, per tutti gli altri aspetti, una "buona legge". Ma ora il punto è che continuare a mettere in atto  eterni meccanismi di esclusione delle donne (cioè inesauste forme di discriminazione sulla base del genere), e magari, per farlo, utilizzare anche in Parlamento il miserabile strumento del voto segreto (già brandito per affossare le leggi per la doppia preferenza in diverse regioni), è qualcosa su cui le donne di qualunque orientamento politico non possono stare zitte. 
La novità è rappresentata dal fatto che, per una volta, almeno su questo la parte femminile del Parlamento sta facendo sentire la sua voce. Questo è qualcosa di importante che pensiamo vada sostenuto: qualcosa  che contesta quell'assenza che ancora riecheggia nelle parole di una giovanissima Teresa Mattei, che insieme alle altre Madri costituenti pose le basi per una Repubblica paritaria, che paritaria non è mai stata. Per questo invitiamo a firmare la petizione #iocisono per la parità di genere nelle candidature. E vi segnaliamo la lettera aperta ai leader e a tutti i partiti, presentata oggi da Pia Locatelli anche a nome di molte altre parlamentari:

In queste ore si sta discutendo alla Camera la nuova legge elettorale, un traguardo importante ed atteso da parte dei cittadini e delle cittadine italiane.
Siamo consapevoli dell'importanza e della necessità di approvare nuove regole che presiedano al buon funzionamento della nostra vita democratica e che definiscano la rappresentanza e l'efficienza del nostro sistema politico.
Siamo altresì convinte che non sia possibile varare una nuova legge senza prevedere regole cogenti per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni e per dare piena attuazione all'articolo 3 e all'articolo 51 della Costituzione.
Per questo abbiamo sottoscritto in maniera trasversale alcuni emendamenti. La nostra convinzione è che l'intesa politica raggiunta possa guadagnare in credibilità e forza da una norma capace di collocare il nostro Paese tra le migliori esperienze europee. 
La responsabilità della politica sta ora nel trovare una soluzione ad una questione di civiltà e di qualità della democrazia che troverebbe il favore non solo delle donne, ma di tutti i cittadini che hanno fiducia nelle nostre istituzioni e nella possibilità di renderle migliori.

domenica 2 marzo 2014

Donna è... quale parità di genere nei media radio-televisivi?

Per il suo doppio anniversario (90° della Radio e 60° della Televisione), e in vista dell'8 marzo, la Rai organizza una due-giorni di analisi, dibattiti e riflessioni con cui fornire e acquisire informazioni sull'immagine della donna nei media. 
Donna è.. Auditorium Parco della Musica di Roma; 5 e 6 marzo 2014
Sarà la presidente Rai Anna Maria Tarantola ad aprire e chiudere i lavori; modera Monica Maggioni (direttrice di Rai news24.
Il convegno si articola in 5 sessioni dedicate al confronto delle donne con altrettanti aspetti della vita pubblica: 
• politica e democrazia; 
• economia e sviluppo; 
• innovazione e scienza; 
• educazione e cultura; 
• media e comunicazione.
Una due-giorni di lavori a cui sono attesi oltre 40 relatrici e relatori; fra questi molte le donne, incluse straniere. 
Ha dichiarato Anna Maria Tarantola: promuovere la parità di genere, non solo è un obbligo previsto dal contratto di servizio Rai, ma per me anche un impegno personale: sono moglie, lavoratrice, madre e ormai anche nonna. Ora che sono anche presidente Rai non posso non far nulla per le donne.
Benvenuto dunque a questo convegno, che potrà aiutare a fare il punto su un tema così importante, che riguarda non solo la figura della donna nell'informazione ma l'informazione sulla donna e le modalità con cui viene trasmessa.
Peccato per l' assenza del Centro Interuniversitario per le Culture di Genere che riunisce i 6 principali atenei di Milano: più di tutti in Italia ci sembrerebbe titolato a partecipare a un simile evento di studio.

Perché è davvero importante mettere al centro l'informazione che viene data sulle donne, intorno alle donne e riguardo alle iniziative promosse dalle donne - in tutti gli ambiti. A partire dalla politica.
Perché oramai ce ne siamo ben rese conto: per queste notizie, ad oggi, non esiste par condicio.

Questa la desolante situazione di 10 anni fa.
E ad oggi non è cambiata di molto.

sabato 1 marzo 2014

Una proposta di discussione dopo le polemiche sulle donne al Governo

E’ abbastanza impressionante la molteplicità di giudizi malevoli, quando non addirittura insultanti (e, purtroppo, non pochi commenti volgari) apparsi su media, organi di stampa e network a proposito del 50% di donne nel Governo Renzi.
Si adopera talora un linguaggio che fa concorrenza a quello delle peggiori e più degradate tifoserie calcistiche [storia che si ripete, ndr].

Quando va bene, c’è un’inondazione di elementi biografici e di curricola delle donne ministre, ma non degli uomini ministri.
Non mancano tuttavia anche argomentazioni provenienti da fonti che sul tema hanno ragionato, le quali meritano una risposta.
Sono dunque necessarie alcune precisazioni.
L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ha ritenuto che le donne, con la loro capacità di iniziativa e di cura, competenza e intelligenza, attenzione e cultura siano un soggetto decisivo per un’azione diretta a salvare l’Italia dal degrado e ad avviarne una rinascita, ma ha constatato che le donne sono quotidianamente colpite nei loro diritti e nelle libertà, che su di esse viene scaricato il costo maggiore della crisi e che si continua a estrometterle dai luoghi delle decisioni.
Per questi motivi l’Accordo persegue l’obiettivo di realizzare la partecipazione paritaria delle donne alla gestione della Cosa Pubblica nei luoghi decisionali, nelle istituzioni pubbliche e nelle assemblee elettive di tutti i livelli.

La richiesta di modificare la proposta di legge elettorale denominata Italicum (a prescindere dal giudizio che le singole associazioni hanno espresso in merito a tale sistema elettorale) non è finalizzata a “conquistare qualche posto in più per le donne”. La richiesta è parte dell’azione diretta a combattere la discriminazione fondata sul sesso, perché la democrazia non è compiuta, anzi non é una vera democrazia, se non è paritaria e non escludente. 
E da una democrazia paritaria siamo ben lontani. Basti pensare ai recenti risultati delle elezioni in Basilicata oppure al fatto che in Sardegna una legge elettorale intrinsecamente antidemocratica ha ridotto il numero delle presenze femminili nell’assemblea regionale, escludendo persino una donna, nota scrittrice, che aveva raccolto il 10% dei consensi.
Sotto questo profilo un Consiglio dei Ministri composto per metà di ministre donne è un segnale  per il paese. Questa constatazione non significa un giudizio positivo sul Governo Renzi né sulla qualità delle singole donne chiamate a farne parte: ogni associazione, movimento o rete femminile aderente all’Accordo ha in proposito la propria opinione e si tratta sicuramente di opinioni diverse e talora opposte.
Purtroppo, a offuscare la novità del 50 e 50 sono giunte le nomine dei viceministri e sottosegretari in prevalenza maschi. Il Governo così nell’insieme ha solo il 27% di donne. Poche le discussioni su come sono vestiti gli uomini e sulla loro competenza,  tante le preoccupazioni in noi! [e sulle donne, ndr].
L’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria è consapevole che non tutte le donne sono migliori degli uomini: ci sono donne capaci e donne inette, donne dedite al bene comune e donne che pensano solo alla carriera, donne che si considerano rappresentanti di altre donne e donne che si omologano ai modelli maschili, donne generose e donne avide e autoreferenziali. E non si può escludere che anche fra le donne che ricoprono cariche istituzionali esistano queste diverse tipologie. Ma questo non significa che, invece, tutti gli uomini siano capaci e disinteressati. 
L’Accordo perciò ritiene inaccettabile che si faccia l’esame del sangue soltanto alle ministre donne, e si chiede perché non si faccia altrettanto per i ministri uomini. E’ sconcertante che ci si sbracci a cercare “il pelo nell’uovo” soltanto quando a occupare un posto di responsabilità è una donna. Non può non ingenerarsi il sospetto che gli uomini facciano blocco contro il pericolo della concorrenza, che cioè l’apertura di spazi alle donne appaia loro incompatibile con l’esercizio del loro potere e con la tensione alla sua conservazione
Vogliamo discuterne? 
Per Noi Rete Donne, da Daniela Carlà, Marisa Rodano e Roberta Morroni
Alle associazioni e ai gruppi aderenti all’Accordo, Roma, 1 marzo 2014