sabato 4 giugno 2016

Lotta al femminicidio: dal 2 giugno la bandiera delle donne è un vestito rosso alla finestra

di Nadia Somma • Dopo la commozione per la morte di Sara Di Pietrantonio, dalla rete è partita spontaneamente una iniziativa. Un messaggio diffuso su Whatsapp e Twitter, ha invitato le italiane a compiere azioni contro la cultura del femminicidio. Il 2 giugno si è tenuto un flash mob in diverse città italiane (lanciato dalla blogger Simona Sforza) per dire basta alla violenza contro le donne. Insieme al flash mob è stata lanciata l’idea  di esporre drappi rossi alle finestre e ai balconi delle case, eppoi rilanciare in rete l’iniziativa.  Così è accaduto che durante la Festa della Repubblica, al tricolore celebrato con la  parata di un esercito e dei suoi carri armati, si è  sovrapposto  il drappo rosso esposto dalle donne contro la violenza maschile. Esiste una frattura, una stonatura tra questi due mondi e modi di celebrare una appartenenza. Qualcosa su cui riflettere.


Anarkikka, illustratrice e femminista, ha disegnato una vignetta e ha creato l‘hashtag #Saranonsarà  sollecitando uomini e donne,  insieme al gruppo #ObiettiamoLaSanzione, a rilanciare domenica 5 giugno, l’iniziativa della rete,  per  invitare ad una mobilitazione permanente contro la violenza e il sessismo.


L’obiettivo é quello di realizzare  interventi articolati che incidano sulla cultura - vera prevenzione, e non leggi che "inaspriscano le condanne", senza andare alla radice.
Abbiamo smesso di pubblicare i numeri delle donne vittime di femminicidio ma non per questo quei crimini sono cessati. La cadenza è rimasta la stessa, una ogni due giorni. Sara con il suo sguardo limpido e tenero, si muoveva  nella vita con tutto il desiderio che si può avere a ventidue anni. Il “bravo ragazzo” che era stato insieme a lei per due anni l’ha inseguita e  uccisa sulle strade di Roma perché si era sentito rifiutato. 
Una morte  simile a quella della giovane pakistana di 19 anni, picchiata e bruciata viva durante una spedizione punitiva attuata  da cinque uomini. La sua colpa? Aver rifiutato una proposta di  matrimonio. In Italia come in Pakistan o in altre regioni del mondo, le donne possono essere  ammazzate per le loro scelte. Avviene in virtù di leggi in vigore o di leggi inscritte nella memoria che negano loro individualità, identità, desideri. Le  azioni degli uomini che le uccidono sono il prodotto di una cultura millenaria, costruita su linguaggio, miti, religione, immaginario, stereotipi, ruoli di genere imposti,  dove anche la violenza ha una sua funzione. E’ l’estremo atto che sancisce il potere maschile sulla vita delle donne.
In Francia, nello stesso giorno in cui Sara veniva uccisa, un uomo uccideva la moglie. Due giorni dopo l’uccisione di Sara, è avvenuto un altro femmicidio in Italia. Nella provincia di Milano, Maria Teresa Meo è stata accoltellata dal marito che poi si è suicidato. Una donna è stata trovata in fin di vita a Valderice, dopo essere stata aggredita e forse stuprata. Ieri a Bologna, una donna incinta è stata avvelenata con la soda caustica: il compagno ha confessato. 
Eppoi ci sono le violenze rivelate dalle indagini statistiche, sempre smentite dai sostenitori e dalle sostenitrici del  machismo, queste ultime spesso più realiste del re. Spesso si liquida il fenomeno come invenzione delle femministe o con la tesi  che i dati descrivano una quota accettabile di violenza maschile. Una normalità con cui le donne dovrebbero continuare a  convivere, senza lamentarsi troppo, limitando la loro libertà. Ma nessun messaggio, nessuna prescrizione o ammonimento  viene rivolto agli autori di violenza. Ci si dimentica troppo spesso che fino al 1981, una legge, una delle tante, alleggeriva le loro azioni grazie al delitto d’onore e, fino al 1997, la legge definiva lo stupro un crimine contro la morale e non contro la persona.
La cultura del femminicidio resiste nella ipocrisia dei politici che accusano di indifferenza i passanti che non hanno aiutato Sara eppoi sono ostaggio (quando non sono i sostenitori) dei movimenti conservatori e integralisti cattolici, che impediscono  di sensibilizzare i giovani nelle scuole contro il sessismo, l’omofobia, il razzismo. 
Nel  Parlamento si mette mano al problema solo per dare risposte securitarie eppoi è finita lì. E spesso a quella ipocrisia si somma l’ignavia di fronte al rischio di chiusura dei centri antiviolenza, come sta avvenendo a Roma. Il centro antiviolenza comunale “Donatella Colasanti Rosaria Lopez” che ha accolto 10mila donne, rischia di scomparire. Ancora una volta alle attiviste viene chiesto di battersi con una petizione pubblica perché  non venga perso un luogo che accoglie le vittime di violenza.
La cultura del femminicidio resiste se la sua denuncia sociale è affidata ad una cattiva informazione. Stereotipi e banalità rafforzano la costruzione culturale del desiderio maschile e la  violenza contro le donne resta ancorata alla narrazione del binomio romantico amore-odio, amore-morte. Se  nelle trasmissioni televisive o sulla stampa non si fanno approfondimenti, se si lascia spazio ad opinionisti (i soliti) disinformati o peggio, se si cavalca il fatto di cronaca solleticando il lato emotivo del pubblico, si  distorce lo svelamento della violenza contro le donne. Il sessismo è radicato ancora e lo testimoniano i commenti che sul web, in dispregio della morte delle donne, ripetono rancorosamente “se l’è cercata”.
E’ avvenuto anche nel caso della giovane brasiliana stuprata da 33 uomini, fotografata ferita e in stato d’incoscienza, ed esposta ad una gogna gradita a 500 utenti di fb. 
Il caso  ha fatto esplodere le proteste delle donne brasiliane. In Italia come nel mondo,  le donne vittime di violenza diventano, per la cultura maschilista, figlie di nessuno e la responsabilità della violenza sessista ricade su di loro come una colpa. Alla violenza degli autori si aggiunge la violenza della società. Altre volte  il fastidio avvertito per le vittime può essere legato ad un senso di colpa collettivo che  non viene elaborato, e fa scattare una rabbiosità sorda ad ogni sentimento o empatia.
Oppure accade di peggio. Si narra il massacro di una donna senza  alcun pudore, brutalmente, come in quel titolo di Libero che ha parlato di Sara come di una ragazza “arrostita” suscitando indignazione e proteste. Qualche giorno dopo, in difesa di una scelta deprecabile, Vittorio Feltri, il suo direttore, ha banalizzato l’episodio e ha pronunciato parole che ancora dileggiano la morte violenta e disumana di una giovane donna. Senza empatia, senza vergogna alcuna.
La cultura del femminicidio resiste con una giustizia che rivittimizza le donne nei tribunali, che trasforma le vittime di stupro in imputate o che continua a giudicare i femminicidi come atti istintivi, non premeditati. Si riesuma il concetto del raptus eppure conosciamo le dinamiche delle violenze e dello stalking. Gli atti violenti sono pensati, immaginati, preparati, spesso, con giorni e mesi di anticipo, persino anni.
Al movimento delle donne e a quegli uomini, sempre più numerosi, che ne condividono l’attività politica e che partecipano al sogno di costruire una società diversa, spetta riprendere da dove si è lasciato. Ogni volta. Riscrivendo le stesse parole, impegnandosi ogni giorno in progetti politici e riaffermando la  speranza di un cambiamento con pensieri e azioni. Per Sara e per le altre che ci sono state e che non sono più. Per i diritti di tutte che comprendono sempre, senza escludere mai, i diritti di tutti.
@nadiesdaa

giovedì 2 giugno 2016

Femminicidio: parla l'esperto. Il prof. Crepet, ad esempio

Nel giorno del 70° anniversario del voto femminile la protesta delle donne contro il femminicidio soffia come vento nel moltiplicarsi di iniziative in piazza e sui social. Questo vento gonfia come vele i vestiti rossi sui balconi, che sbattono come bandiere per rendere visibile il sangue delle donne versato dagli uomini - la voce inascoltata delle donne si fa colore e grida.


Ma, dopo l’ultimo atroce delitto maschile, quello contro Sara, mentre tutto questo accade, vediamo cosa scrive e cosa ci consiglia in merito lo psicologo, psichiatra, esperto (?) e scrittore; non uno qualunque, uno autorevole, uno che scrive libri e “va in televisione”, e da lì consiglia, rincuora, dà certezze a milioni di persone: il prof. Crepet, per esempio. Sintetizziamo, riportando letteralmente le sue parole:

1. Ragazze, mai, mai andare all'ultimo appuntamento. Mai cedere, dopo la rottura di una storia soprattutto se la persona (persona? è sempre un maschio prof. Crepet, ndr) l'ha presa male, ha già alzato la voce o le mani, e andare all'incontro per farsi ridare gli effetti personali. Chi se ne importa delle scarpe, dei vestiti, delle catenine, delle foto... Si può sostituire tutto. E se proprio è necessario, andateci in gruppo. 
Tutto ok; e siamo d'accordo che all'ultimo appuntamento mai. Ma siamo certi prof. Crepet che al cuore del problema ci sia l’ingenuità finale delle donne che non si aspettano di essere uccise?

2. Abbiamo tante responsabilità e questo è l'effetto perverso, pensando all'età anagrafica del ragazzo, di 25 anni di consensi per tutto, 25 anni di poverino, tesoro ecc, per poi arrivare agli ultimi due dove ci sono stati dei 'no'. Dei 'no' che sono diventati frustrazione. 
Tutto ok; ma siamo certi che anche questo sia al cuore del problema? la smidollataggine delle genitrici che non immaginano che i figli diverranno per ciò assassini?

3. Ne ho visti tantissimi di casi del genere, dove ha imperato un modus educandi sbagliatissimo e fuorviante, dove durante l'infanzia e l'adolescenza non c'è stato un 'no' che ti ha insegnato a crescere, a saper accettare la sconfitta. Si arriva al 'no' senza anticorpi. E' come una patologia che si affronta senza difese immunitarie. Chi si sente dire 'no' non capisce più niente e vuole uccidere chi ha osato tanto. 
Ahhh ecco; più sberle, ci volevano, più spazio ai padri! altrimenti, e che ci vuole a capirlo? Chi si sentirà dire un ’no' - ma da "chi" prof. Crepet? chi si sentirà dire un no dal capufficio, il vigile, il direttorie banca che nega un mutuo non capirà più niente e lo vorrà uccidere? E’ così prof. Crepet? No, lei dimentica di dire che chi "è da uccidere per aver osato tanto" è sempre una donna, la mia donna, prof. Crepet.

4. un'altra riflessione, che faccio proprio da psichiatra: attenzione all'ambiente che frequenta l'altra metà (non è l’ "altra metà", prof Crepet, nella statistica è sempre lui che pesta e uccide: il maschio; ndr). Se uno frequenta giri dove si usano ad esempio le armi, anche per sport, beh un po’ di attenzione in più ce la metterei perché potrebbe esserci contiguità fra quel tipo di cultura e l'atteggiamento che poi si ha nella vita. Molti casi di femminicidio sono maturati in questi contesti.
Ahhh ecco; e poi diciamolo; non vorremo mica criminalizzare l’òmo solo perché è òmo? quelli sono mostri! casi isolati.. e salvo rare eccezioni (sempre pazzi isolati) sono poràcci, stranieri barbari, magari camorristi.. è normale che sta gente fa ste cose qua; e mi sa che scava scava, a ben vedere i femminicidi erano tutti di quel tipo di cultura lì, e tu cretina, che ci stavi a fare con gente come loro?

5. Nell’amore, poi, oggi non c'è leggerezza. E da padre dico: per favore, ragazze, vi scongiuro, aprite gli occhi. Basta con la storia della crocerossina che salva il mondo! Lasciate perdere. Indipendentemente da questo poi, bisogna che una ragazza - quando è in situazioni difficili e ha capito che lui non è certo un 'uomo da biblioteca' visto che magari ha già alzato la voce e ha detto che cose era meglio non avesse mai detto - molli subito. Ragazze l'ingenuità è un peccato mortale in questi casi.  
Ecco, appunto, ma tu cretina, possibile che ti metti sempre nei guai, e poi noi maschi ci vediamo tutti messi in croce, come se fosse un problema “maschile”..!? e non di qualche pirla e, soprattutto, di voi donne che beati chi vi capisce, volete raddrizzar le gambe ai cani?

6. Cosa dire alle madri dei figli maschi? Cresceteli insegnando loro che la violenza è una cosa stupida. Inutile. Devono sapersi difendere è chiaro ma da altro. Insegnategli a mettere una pietra sopra alle storie che finiscono, insegnate in generale ai figli, maschi e femmine, a saper perdere. La violenza è l'arma degli impotenti. Questo ragazzo che ha ucciso è un impotente, non sessualmente si intende, ma un impotente davanti alle avversità della vita. Un impotente perché non è riuscito a metterci una pietra sopra. Non è riuscito a perdere.
E si, le madri hanno le loro responsabilità, l’abbiamo già detto! e questo tema a prof. Crepet particolarmente piace. E si vedano anche dichiarazioni precedenti, ancora più pregnanti:


ma insomma, dice l'esperto, c'è anche che bisogna saper perdere, non sempre si può vincere, e allora cosa vuoi.. lo diceva anche una bella canzone dei tempi miei. E comunque è così per uomini e donne, ragazze e ragazzi, che c’entra il femminicidio? E’ così prof. Crepet? 

No, non è così, come la dipinge lei. E aggiungo che invece la pietra sopra quel tizio, il “ragazzo”, ce l’ha messa, prof. Crepet: l’ha messa, fisicamente e letteralmente, sopra a Sara stessa, così come una bella pietra tombale si mette, su tutto il problema, liquidandolo come fa lei.

Prof. Crepet, si lo so che il mio parere vale meno di zero, specie ai suoi (e altrui) occhi maschili. Ma da donna e da femminista le ritirerei la patente, quella di guida dei genitori e delle giovani generazioni, perché lei le porta a sbattere.
Sbattere contro il solito muro, di pietre o di gomma, del maschilismo che sa benissimo quello che fa, ma fa finta di non sapere, di non capire, di non vedere. Quella cultura complice che finisce sempre, prima o poi, per parlare di inasprire le pene: e mai di prevenire, andare alla radice. E questo è uno SCANDALO.


Così come è uno scandalo continuare a chiudere gli occhi sul problema della mentalità maschile tossica; giustificandola sempre come fosse una sorta di reazione naturale, e comprensibile, a ferite della sensibilità inferte da donne cattive.


Per fortuna quello zic di lucidità introspettiva necessario ce lo mette il criminologo. Ah no, pardon, la criminologa; (perché stranamente, pur essendo anche presidente della società italiana di criminologia è una donna); ora capisco. E' Isabella Merzagora, infatti, che dice:

La vicenda della giovane bruciata viva a Roma è dolorosa e orrenda nelle modalità, ma parlando dal punto di vista criminologico si tratta di un caso piuttosto tradizionale di femminicidio da possesso, una delle forme più diffuse. Tutto muove dalla discriminazione di genere, che esiste e resiste, secondo cui l'uomo non accetta che sia la donna a lasciarlo e dalla relazione tra dipendenza e criminogenesi. La dipendenza nella coppia è pericolosa, ma in una società come la nostra, in cui non esistono più i tradizionali punti di riferimento (partiti, chiesa, famiglia d'origine), il legame affettivo tra due persone resta l'unico confronto affettivo e sociale. Quando la coppia si rompe è il disastro. L'aspetto più grave è che il possesso e la dipendenza sono un fenomeno piuttosto diffuso anche tra i giovani

Ecco, ripartiamo da qui. Te lo dico con le parole di un uomo.
Chi ha orecchie per intendere intenda.

Tutte le dichiarazioni citate sono tratte dall'articolo Agi: "Ragazza uccisa a Roma: Crepet, mai andare all'ultimo appuntamento".

mercoledì 1 giugno 2016

Se Sara non sarà, noi saremo Sara. La violenza non è un fatto privato, e il femminicidio colpisce tutte noi

2 giugno 2016: le donne scendono in piazza in varie città d'Italia per gridare la rabbia contro la violenza sulle donne e chiedere impegno e soluzioni per cambiare la cultura maschilista che ci travolge e danneggia tutte e tutti.
Un flash mob diffuso, e ovunque possibile, per rompere l'indifferenza e chiedere a tutti e tutte, ma soprattutto alle donne delle istituzioni, di mettersi in gioco proponendo interventi che vadano oltre l'emergenza.



Tutte le info sulla pagina fb degli eventi.
Di seguito gli appuntamenti del 2 giugno nelle varie città:
- Milano, Piazza della Scala, ore 10
- Roma, davanti al ristorante la Tedesca in via della Magliana 1125, ore 10 
- Napoli
- Livorno, davanti Prefettura ore 10 del 2 giugno
- Pisa, ore 10 piazza XX settembre alle Logge dei Banchi
- Monza, ore 14,30 piazza san Paolo  
- Arezzo
- Genova, Piazza De Ferrari ore 17
- Varese, piazza Podestà (Garibaldino) ore 17
- Isernia 
- Potenza, con il Telefono Donna, il 2 giugno alle 11,30 in Piazza Matteotti (Piazza Sedile) 
- Benevento, ore 10 piazza Matteotti  
- Salerno, ore 11,00 spiaggia di Santa Teresa
- Messina, a Piazza Duomo
- Castiglioncello (LI), piazza della Vittoria, piazzetta di fronte al cancello del Castello Pasquini ore 10
- Latina, ore 10,30 in piazza del popolo
- Palermo, Piazza Politeama ore 10
- Cava dei Tirreni (SA), ore 10
- Bergamo, ore 10 Piazza Vittorio Veneto
- Castelfranco Veneto, ore 10 Piazza 24 maggio
- Torino, ore 17,30 Piazza San Carlo  
- Olbia, in località Santa Lucia, ore 15,00
- Ravenna, via Corrado Ricci dalle 10
- Verona, Piazza Bra ore 10
- Voghera, Campo sportivo Padri Barnabiti ore 20,30, Via Garibaldi
- Reggio Emilia, Piazza Prampolini alle 10

Alle finestre iniziamo ad esporre drappi rossi: che siano indumenti o lenzuola, questi lampi rossi devono simboleggiare il sangue che macchia la nostra società pervasa dalla cultura dello stupro: il sangue delle innumerevoli donne uccise dai loro stessi uomini - fidanzati, mariti e/o anche solo aspiranti tali, e anche da padri, fratelli o altri parenti-padroni. 
Questo sangue continuamente nascosto e rimosso, spacciato per "incidente isolato", camuffato come effetto di "troppo amore", e dunque continuamente negato, deve diventare visibile e scuotere le coscienze di tutti e di tutte.



sabato 28 maggio 2016

Un percorso di coaching sulla leadership

I sogni sono desideri... ma come tradurli in realtà? Alle giovani donne che vorrebbero migliorare le loro capacità di leadership e di realizzare i loro obiettivi professionali è dedicata la seconda tappa del seminario “Crea il tuo successo”, organizzato da Young Women Network.
Il workshop si terrà lunedì giugno alle 19.00 presso la sede di Mediobanca (Piazzetta E. Cuccia 1, Milano) e sarà tenuto da  Nancy Cooklin, coach e formatrice che collabora ai percorsi di leadership per le principali aziende italiane e multinazionali, tra cui AXA, Bulgari, Citibank. È anche autrice del libro “Crea te stessa” (Sperling & Kupfer, 2014). Attraverso esercizi e consigli, Nancy Cooklin aiuterà le partecipanti a capire come individuare i propri obiettivi e a trasformare i propri sogni in progetti concreti. L'evento è riservato alle socie Young Women Network e ai giornalisti e blogger accreditati.
Per l'accredito stampa scrivere a: comunicazione.ywn@gmail.com
Qui maggiori informazioniPer associarvi a Young Women Network registratevi QUI.

sabato 14 maggio 2016

L'ultimo ginecologo

Si chiamava Nabil Daas, l’ultimo ginecologo del Ghouta orientale; un uomo a cui va (anche) il nostro commosso grazie.
Centri sanitari e personale medico sono ormai obiettivi di attacchi nel conflitto siriano; ma secondo All4Syria Nabil aveva rifiutato di lasciare la regione perché oltre 10.000 donne avevano bisogno di lui; donne che ora, per avere cure ginecologiche, rischieranno la vita per andare fino a Damasco.

L'Unified Medical Office in Eastern Ghouta ha detto che Nabil Daas era fra i principali pilastri del lavoro medico in questa martoriata regione. Una zona assediata dalle forze del regime e scenario dei più incivili scontri fra le bande guerresche che a vario titolo infestano il paese [la Legione della Misericordia, l'Esercito di Al Fustat legato al ramo siriano di Al Qaeda “Al-Nusra”, l'Esercito dell'Islam dei cosidetti “ribelli moderati” sostenuti dalla comunità internazionale (aiuto), l’esercito di Assad stesso].
Gli uomini che fanno la guerra spesso sono travolti da circostanze che non possono evitare. Ma quelli che li muovono, quelli che muovono guerra, sono  uomini che vivono invano - o ben peggio; gente di cui potremmo fare a meno. Mentre non vivono invano mai Nabil e gli uomini e donne come lui.



La tristissima notizia della sua morte segue di poco quella, altrettanto tragica, dell'uccisione dell'ultimo pediatra di Aleppo - Muhammad Passim Moaz, ucciso alla fine di aprile in un bombardamento che ha colpito l’ospedale di Al Quds.


Il solo segnale di risposta in grado di dare qualche conforto viene dall’offerta di aiuto dell'Associazione Pediatri spagnola; il solo, ma pur sempre un segnale.
In attesa che le notizie ci raccontino della sparizione, finalmente, dell'ultimo dittatore, l'ultimo trafficante d'armi, l'ultimo sanguinario fanatico, l'ultimo assassino, l'ultimo stupratore...

sabato 7 maggio 2016

Fermare il TTIP: manifestazione nazionale a Roma

Sabato 7 maggio 2016, a Roma, h. 15 in Piazza della Repubblica: mentre i negoziati per il TTIP sono in una fase decisiva finalmente l'Italia scende in piazza con una grande manifestazione nazionale, come già avvenuto in molti altri paesi in Europa e negli USA (vedi anche la manifestazione europea dell'11 ottobre 2014). 

Tra Unione Europea e USA si sta negoziando da quasi 3 anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è di ridefinire le regole del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree. Ma non è una mera questione tecnica.
Il TTIP minaccia di incidere pesantemente su tutti gli aspetti del nostro quotidiano: alimentazione e sicurezza alimentare, prospettive di sviluppo economico e occupazionale, lavoro, diritti e beni comuni, gestione dell'ambiente e della salute; tutti temi che verrebbero armonizzati al ribasso, facendo fare a entrambi i continenti (Europa e Usa), notevoli passi indietro nelle rispettive conquiste di civiltà. Ci sarebbe ancora molto da ragionarci, da trattare e da correggere; ma benché le trattative siano ben lungi dal trovare un accordo su molti punti, si rischia un accordo frettoloso, voluto perché le trattative siano concluse prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo. E un accordo quadro generico consentirebbe, poi, di procedere alla definizione dei dettagli attraverso tavoli “tecnici” operanti con modalità ancor più segrete e opache di quelle, già gravissime, adottate fin qui.  

Questo sarebbe il miglior modo per depotenziare la protesta cha da 3 anni si estende a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico (in Italia con la campagna #stop-TTIP).

Una battaglia che ha unito comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, nel rivendicare appunto trasparenza e contestare la segretezza in cui si è sviluppto il negoziato sul TTIP.
Per saperne di più:  sabato 7 maggio 2016 il Manifesto è in edicola con uno speciale di 40 pagine sul tema.

sabato 16 aprile 2016

17 aprile: stai con il mare!

E' una doppia vergogna che il Presidente del Consiglio abbia invitato a "non votare" al referendum sulle trivelle, definendolo inoltre "un fatto che riguarda solo 11.000 persone". Un inqualificabile invito al qualunquismo, alla disinformazione e a rinunciare alle proprie prerogative di popolo sovrano. Oscurato quasi fino all'ultimo, questo referendum ha la strada tremendamente in salita; caldamente invitiamo tutte e tutti a partecipare.